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martedì 20 dicembre 2016

Star Wars episodio 3 e 1/2, la riscossa dei militi ignoti

Jedha dalle Sette Porte, chi la costruì? La Morte Nera distrutta tante volte, chi altrettante la riedificò? In quali alloggiamenti abitavano i costruttori? Dove andarono, la sera che fu terminata, i muratori? E la notte che lo spazio li inghiottì, affogavano urlando aiuto ai loro droni? Il giovane Skywalker penetrò nei sistemi di sicurezza: fece tutto da solo? Le planimetrie, chi le aveva rubate? Quante vicende, tante domande.

La Morte non è mai stata così grande, così bella.

Va bene, ragazzi, si parte. Non facciamola lunga - tanto lo sappiamo che la storia non finirà bene - forse in generale sì, ma non per noi, noi siamo quelli sacrificabili, i pedoni, in un altra saga indosseremmo la tutina rossa. Siamo gli operai, quelli che fanno il lavoro sporco, e finiscono esplosi nei fuochi artificiali con cui inizia la saga vera. Come ci si sente quando si capisce che il tuo film non è il grande film, è solo una mossa laterale, una manovra di alleggerimento, un diversivo della Walt Disney per ammortizzare l'investimento senza consumare troppo il brand? Come ti senti quando capisci che ti stanno mandando a morire in una galassia lontana lontana solo per far brillare un po' di luce in lontananza?

I fans di Star Wars sono strani. Quello che desiderano lo hanno messo in chiaro già parecchio tempo fa: un certo tipo di astronavi, un certo tipo di combattimenti, un certo tipo di robottoni e robottini, qualche pupazzo buffo ma non troppo buffo, un certo tipo di filosofia ma non troppa filosofia. Va bene. I produttori di Star Wars recepiscono, e verso Natale provano a servire la pietanza. C'è sempre qualcosa che non va. Ma le astronavi non sono quelle giuste? "No, non sono giuste, sono esattamente le stesse, non va bene". Ma vi abbiamo messo i robottini. "È una strizzata d'occhio, non ci piacciono le strizzate d'occhio". I fans di Star Wars non vogliono cose diverse ma non vanno nemmeno pazzi per le solite identiche cose. I film della saga sono condannati a orbitare intorno agli stessi tre quattro concetti: dev'esserci un orfano in un pianeta difficile, deve arruolarsi in qualche modo nella resistenza e diventare rapidamente un leader che guida l'Alleanza all'ennesima battaglia finale. Scusate gli spoiler, eh, ma non c'era proprio modo che non finisse così. L'unico a tentare delle strade diverse fu proprio Lucas, e non gliele hanno apprezzate, per cui temo convenga rassegnarsi: c'è ancora una galassia da scoprire, tutta di pianeti desertici in cui vivono orfani e orfane predestinati al combattimento. Alcuni sono più sfigati di altri, alcuni glielo leggi negli occhi che sono sacrificabili. Se non riesci a leggergli negli occhi guarda la locandina: c'è scritto A Star Wars Story, capisci? Non è la Storia di Star Wars, quella con gli Jedi e gli Skywalker e i Solo; è "una storia": mi dispiace ragazzi. La galassia andrà avanti anche senza di voi.

Una foto per il monumento ai caduti, grazie.

Eppure all'inizio doveva esserci un'idea interessante. I fans sono invecchiati cresciuti, perché non proviamo a proporre un prodotto più adulto, una linea parallela dove si scherza di meno e si combatte di più? Ma c'era forse un equivoco su cosa significhi essere adulto (continua su +eventi!)

Prima di entrare al cinema avevo sentito dire che Diego Luna era il nuovo Han Solo. Ecco, ci speravo, ma l'equivoco è proprio qui. Per me Han Solo è sempre stato un po' l'adulto di tutta la saga, ovvero quello che ci crede fino a metà, quello che ha bisogno ogni volta di essere convinto a muovere il culo e che sembra tenere più alle grazie della principessa che alla libertà della galassia. Lui non vive nello stesso universo degli altri adolescenti, dove i cattivi sono neri e i buoni fanno discorsi saggi. Ha problemi da adulto, debiti e mutui da pagare, astronavi da far funzionare. E ci scherza sopra, gli adulti questo fanno (fanno anche sesso).


Le possibilità che ridiate delle mie freddure sono del 13,5%.
Diego è un personaggio completamente diverso: il poco che è rimasto della sua caratterizzazione ci fa capire che non ha avuto tempo di farsi una vita che non fosse la Resistenza. Anche lui, come Han, uccide gratuitamente una comparsa. Han lo faceva perché era un cowboy, non aveva tempo da perdere né soldi da restituire. Diego lo fa perché è una spia e non può lasciare tracce. Quando scocca l'ora e un quarto ed è il tempo di decollare per la missione suicida, Han Solo preferirebbe tornarsene nella sua casa volante a badare ai propri affari: Diego invece è lì pronto in pista, non ha un attimo di esitazione, è un mujaheddin. È cresciuto combattendo e se ha dei sensi di colpa, una missione suicida è l'unico modo per espiarli (e di sesso non se ne parla). Questa cosa è davvero più 'adulta' del primo Star Wars? Il fatto che qui si scherzi meno - l'unica spalla comica è un androide che calcola continuamente le percentuali di fallimento - è sul serio un progresso, un passo avanti verso la maggiore età? E se invece è il contrario, se Rogue One è puro e semplice intrattenimento per young adults, siamo sicuri che vada tutto liscio? Cioè siamo contenti che nel 2016 la Walt Disney mandi nelle sale un film che esalta il sacrificio dei martiri?

Sono nato durante la Guerra Fredda, i nostri insegnanti condividevano una certa idea del nazismo. Pensavano che i nazisti fossero perlopiù onesti padri di famiglia che obbedivano agli ordini perché erano stati cresciuti così, e quindi era importante che noi crescessimo diversamente. Neanche l'obbedienza era più una virtù, figurarsi il martirio. Chiunque ce lo proponesse andava immediatamente investigato, senz'altro c'era sotto una fregatura. Quelli lesti al suicidio erano sempre i nemici, gli agenti dell'hydra o i kamikaze. Poi il vento è cambiato. Me ne sono accorto quando 300 di Snyder fece il botto. A me avevano insegnato a dubitare di chiunque ti decanti le Termopili - ed ecco che i ragazzini andavano in estasi per il nobile sacrificio degli spartiati ariani. Così come non era poi così strano immaginare gli affiliati di Al Qaeda che si gasano guardando Matrix prima di farsi esplodere su un aeroplano, così davvero c'è da domandarsi fino a che punto la Disney si sia lasciata scappare un monumento ai martiri sconosciuti, fino a che punto sia lecito cavalcare un certo Zeitgeist, raccontare ai bambini che ci sono Speranze per le quali vale la pena di morire.

"Scugnizzi Uno" non era poi male.
Tutto questo alla fine è un problema mio: non mi piacciono i sacrifici. (Non è vero, i sacrifici mi piacciono, ma non mi piace chi li vende al cinema). Questo non impedirebbe a Rogue One di essere un grande film di sacrificio. L'idea di appaltare un angolo di saga a un manipolo di rogue, di disperati, sbandati, furfanti, manigoldi senza ragioni per vivere ma con almeno una ragione per morire, poteva riuscire sublime. Purtroppo non è neanche così: Rogue One sembra un prodotto smontato e rimontato più volte, con montaggi nervosi e dialoghi appiccicati con lo scotch che troppe volte sembrano far andare avanti la trama in una direzione diversa da quella suggerita dalle immagini: soprattutto nella prima parte finisce per somigliare ai brutti film di supereroi della Warner, Batman vs Superman e Suicide Squad. Un tipo specifico di bruttezza, una bruttezza destrutturata, arzigogolata, che nasconde dietro una presunta cattiveria una certa mancanza di idee; una bruttezza che purtroppo resisterà come uno dei tratti distintivi del 2016 al cinema. Peccato, ma sarò sincero. Se fosse un film migliore, se funzionasse di più, se i ragazzini uscissero dalla sala con le lacrime agli occhi per Felicity e Diego, io comincerei a preoccuparmi seriamente. E il 2016 di motivi per preoccuparci ce ne ha dati già a sufficienza, no? Ma Buon Natale, la Forza sia con voi.

Rogue One è al Cityplex di Alba (19:00, 21:30); al Cinelandia di Borgo San Dalmazzo (21:00 in 3d; 20:00, 22:40); all'Impero di Bra (20:00 in 3d, 22:30); al Fiamma di Cuneo (21:00); ai Portici di Fossano (21:15); al Bertola di Mondovì (21:15); all'Italia di Saluzzo (21:30); al Cinecittà di Savigliano (21:30).

2 commenti:

  1. Chiedo scusa per l'OT, ma ho seguito il link al vecchio post su 300 finendo poi col leggermi tutto il botta e risposta nei commenti. Be', è impressionante vedere come ci sia praticamente già tutto quello che oggi viene stigmatizzato a proposito di social e commenti ai quotidiani, dai commenti fascisti ridondanti a quelli che "eh ma fattela una risata" (ossia l'invito a spoliticizzare ogni cosa). Forse l'unica differenza è la lunghezza, cioè il tentativo di esprimere in qualche modo queste posizioni in maniera articolata, ma alcuni commenti sono già "avanti" con l'uso ed abuso di caps lock ed immancabili puntini di sospensione a mo' di punteggiatura standard.

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    1. Beh sì, ultimamente tutti danno l'impressione di pensare che prima di facebook comunicassimo a gesti in amore e in armonia, ma litigavamo già per gli stessi motivi e allo stesso modo.

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