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lunedì 19 settembre 2022

Il suicidio programmato del Pd

Questo blog, per quanto ormai catatonico, finché è acceso resta un pungolo – c'è sempre la remota possibilità che qualche discendente lo ritrovi e si domandi: ma insomma, lui dov'era mentre la catastrofe si compiva? Dopo aver dettagliato per mesi e per anni ogni singola sciocchezza di Berlusconi e ogni ingenuità dei suoi avversari, cosa stava facendo quando i nodi vennero al pettine e una legge elettorale scritta dalla sinistra regalò due terzi dei seggi a una destra immorale e immonda? Ascoltava Battiato, compulsava i padri bollandisti, si era rincitrullito? Non aveva niente da dire, come Kraus nel '33? Sì, beh, in parte è così. Il disastro che sta arrivando è così prevedibile, così effettivamente previsto, che non me ne dovete volere se negli ultimi secondi prima della collisione preferisco distogliere lo sguardo: non ho un fetish per questo tipo di spettacolo. La rabbia che provo per tutti gli errori che sono stati fatti, in particolare da chi in teoria mi rappresentava: errori che ho segnalato, al tempo, con tutta la voce che avevo (poca), su tutte le testate in cui mi facevano scrivere (ma non mi leggevano)... questa rabbia non posso non provarla anche nei confronti di me stesso: se davvero avevo tutte queste ragioni, avrei dovuto gridarle più forte, trovare parole più convincenti, unirmi al coro di chi ne aveva di simili. E dovevo farlo qualche anno fa, adesso è tardi. 


Tutto quello che sta succedendo, per quanto così nuovo, non è che l'esito di mosse sbagliate che sono state fatte anni fa, al punto che a volte mi domando se la sinistra non abbia perso la partita più o meno nel 2008, se tutta la disfatta non sia alla fine l'eredità che ci lascia Walter Veltroni: una bomba a tempo concepita per decimare il progressismo italiano e magari porre fine alla repubblica parlamentare. Veltroni ovviamente ignorava la reale conseguenza delle sue azioni, quando chiudeva con la sinistra e battezzava quella "vocazione maggioritaria", che come avremmo capito più tardi consisteva nel cercare disperatamente la legge elettorale più adatta a far vincere le destre: quindici anni dopo, Enrico Letta lo avrà capito di essere una specie di esecutore testamentario, il tizio incaricato di staccare la spina? Il fatto che lo siano andati a prendere a Parigi, quando lui ormai faceva tutt'altro, è un indizio molto forte.

Il Pd poi è il partito della ragionevolezza, anche a discapito dei fatti, ed è in effetti ragionevole che ritengano necessario perdere queste elezioni: in fondo fin qui ha funzionato così, il Pd perde e dopo un po' torna al governo lo stesso, quindi perché darsi la pena? E se stavolta il giochetto non riuscisse, perché aa Meloni e compagnia potrebbero dilagare in virtù di una legge elettorale demenziale che Letta non aveva la possibilità politica (ma forse nemmeno la volontà) di cambiare... beh, per i maggiorenti Pd questa non sarebbe tutto sommato una tragedia, bensì una conferma che il sistema maggioritario funziona e ci regala quell'alternanza all'americana che Veltroni tanto sognava. Alla fine la ragionevolezza del Pd, che tanti vantaggi gli ha portato in questi anni, rischia di essere il suo difetto finale, in quanto basato su idee astratte di democrazia e alternanza che i dirigenti democratici tendono a scambiare con la realtà: l'idea tanto veltroniana delle elezioni come disfida leale ad armi pari, oggi vinco io e tra cinque anni vinci tu, li porta a correre verso la disfatta con un entusiasmo accelerazionista: prima perdiamo meglio è, si dicono sottovoce, prima perdiamo prima vinciamo. Che la sconfitta possa essere così pesante da annichilirli, da togliere i pochi spazi che gli sono rimasti, non lo sospettano nemmeno. A ogni tornata perdono pezzi e fanno finta di niente, convinti che prima o poi vinceranno loro e recupereranno tutto, come se le regole del gioco lo prevedessero; e intanto perdono spazio sulla Rai, i quotidiani nazionali piuttosto di tifare per loro si inventano fenomeni discutibili come Calenda e compagnia. Non hanno nemmeno i soldi per i manifesti, e non li hanno anche grazie a Enrico Letta che profittò del breve periodo in cui governava per tagliare i finanziamenti ai partiti e sostituirli col demenziale due per mille: stava segando il ramo su cui si sedeva, al tempo lo scrissi, ma forse non lo scrissi abbastanza bene, non lo scrissi abbastanza forte, insomma non è servito a niente. 

Ho scritto anche tante volte a proposito del voto utile, e intendiamoci: non rinnego una parola. Un voto in sé non è che possa cambiare più di tanto le cose, ma non ha altra utilità. Il voto di protesta non protesta un bel niente, così come l'astensione che non ha mai, ribadisco mai, creato le premesse per sollevazioni popolari. Il voto identitario è una sciocchezza, anche solo per il fatto che il voto è segreto: l'identità puoi esprimerla in tanti luoghi reali e digitali, ma quando voti stai semplicemente mettendo un +1 e a nessuno interessa se il tuo 1 è più lungo o più corto: vale comunque 1, cerca di metterlo dove è più utile. Ma che sia più utile continuare a darlo a questo Pd, un partito che ogni volta che ha avuto la possibilità di scrivere le regole le ha scritte favorevoli per l'avversario; ecco, questo è discutibile. Chi da quindici anni non fa che provare a impiccarsi dovrebbe almeno smettere di chiederci la corda in prestito. Può darsi che alla fine io lo voti comunque, semplicemente per la credibilità dei candidati che hanno espresso nella mia circoscrizione: così come in altre circoscrizioni non lo voterei mai, proprio perché non riterrei utile mandare certi candidati alle camere. E forse anch'io di nascosto da me stesso spero che la sconfitta, se proprio sconfitta dev'essere, sia così travolgente da chiarire anche ai sordociechi che il Pd va rifatto da capo, o sostituito con qualcos'altro magari un po' meno ragionevole e un po' più, come dire, furbo. Sempre ammesso che resti qualche spazio, che una destra supermaggioritaria non decida di riscrivere un po' di costituzione, che Corriere e Repubblica non decidano che il progressismo è qualche altro ex portaborse di industriali, eccetera. Comunque vada, ci vediamo di là.

7 commenti:

  1. Ho letto e confrontato i programmi delle varie liste.
    A destra, vi sono molte cose che non condivido nonché molte cose irrealizzabili, quindi direi che proprio non vi è discussione.

    Per quel che riguarda Sinistra, PD, Terzo Polo, Impegno Civico e +Europa, vi è circa l'80% in comune, quindi il fatto che non si siano alleati già la dice lunga quanto i nomi contino più dei programmi.
    Un punto di divergenza è che la Sinistra estrema non vuole i termovalorizzatori, mentre il Terzo Polo e Di Maio li vogliono. Inoltre Sinistra e PD intendono realizzare la transizione ecologica attraverso le tasse delle fasce più ricche, nel tempo in cui +Europa e Terzo Polo si affiderebbero a sconti fiscali: in pratica i primi due sono socialisti ed i secondi due sono liberali. Di Maio sta nel mezzo.

    Questo per quel che riguarda i programmi, però la domanda che mi pongo io è: che affidabilità può darmi un PD che sulla carta ha un programma molto interessante, ma che durante la scorsa legislatura ha fatto ben poco per promuovere tale programma?
    E, aggiungerei, durante questa campagna elettorale sempra più interessato a balbettare qualcosa in risposta alle destre piuttosto che orgogliosamente presentare i punti del proprio programma?
    Faccio un esempio: nel programma del PD vi è un piano per la messa in sicurezza del territorio in merito al dissesto idrogeologico. Perché il PD non salta su dicendo che nel tempo in cui la destra pensa ai barconi, il PD si preoccupa di evitare che tragedie come quella delle Marche si ripetano?
    Che credibilità mi può dare un partito che non crede nel proprio stesso programma?

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    1. Il tema del dissesto idrogeologico in teoria è centrale ma nei fatti non frega a nessuno e soprattutto non porta voti. Anzi, in buona parte del paese significherebbe mettere mano al catasto ed al problema dell'abusivismo edilizio, quindi è anche un tema altamente impopolare.

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    2. @Ballerina
      Ho deciso anche io di andare a leggermi il programma di Impegno Civico, e sono stata colpita quel passaggio dove si individua la causa della violenza sulle donne sia nello squilibrio di potere fra i due generi che in rappresentazioni culturali mediate dai mezzi di informazione. In pratica le classiche argomentazioni femministe che il PD ancora fatica a recepire, non riuscendo ad andare oltre le "quote rosa".
      Quando poi ho letto che Di Maio propone una legge sul conflitto di interessi... beh... che dire: ha studiato!

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    3. @Claudio
      Son quattro dì che ci viene propinata una pioggia di emozioni in merito alla recente alluvione marchigiana (notare bene: emozioni, non informazioni!) : il tema del dissesto idrogeologico è centrale quando si tratta di esporre l'altrui dolore, ma scompare magicamente quando si tratta di evitare che nuovi dolori sorgano domani.
      Il primo pensiero che dovrebbe coglierci quando sentiamo di paesi travolti dall'acqua dovrebbe essere "Noi siamo i prossimi" e dunque, consequentemente "Chi ha qualche idea per evitare che il mio cadavere venga ripescato a 10 miglia dalla costa?"

      @Nadia da Lucca
      Di Maio ha studiato, leggendo il suo programma non ci sono dubbi: di ogni dato si cita la fonte e di ogni idea si citano esempi e controesempi.
      La domanda che mi pongo è la stessa per il PD: visto che anche Di Maio sono cinque anni che ridendo e scherzando si trova al governo, come fa ad essere più credibile del PD, quando propone un siffatto programma?
      Nel suo programma si parla di matrimoni omosessuali: credeva di poterli realizzare governando con la Lega?

      Il problema mio è molto semplice: leggendo i programmi, il PD ed Impegno Civico sembrerebbero il top, con buona possibilità di allearsi con Sinistra, +Europa o Terzo Polo, coi quali condividono l'80% del programma e coi quali, ragionando in maniera tedesca, la coalizione sarebbe realizzabile in una settimana.
      Ma ci possiamo fidare di questi programmi meravigliosi e futuristici?

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  2. Boooo... io ero molto preoccupato qualche anno fà, pensavo che Salvini dopo il papete avrebbe stravinto le elezioni e ce lo saremo tenuti per un ventennio o quasi... poi però c'è stata la pandemia, poi la guerra in Ucraina, poi la siccità, poi il prezzo del gas ed ora arriverà l'inverno con le bollette più salate della storia. Eppoi solo Dio sà cosa.
    L'Italia è talmente in bilico tra debito e spread, che se dovesse cadere farà un botto talmente grosso che ne verranno intaccati persino i privilegi dei parlamentari e dei loro sponsor... in un contesto del genere, i margini di manovra sono limitati, chiunque vinca.

    La Meloni, e persino le modifiche in peggio della costituzione, adesso sono l'ultimo dei problemi. Problemi che forse sono irrisolvibili. Mi spiace solo per l'incessante latrare di sciacalli che dovremo tutti ascoltare relativamente a lungo, senza tregua.

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  3. stavolta mi sei piaciuto davvero (un pezzo ricco di spunti) tu e perfino i commentatori.
    ho apprezzato anche che né tu né i commentatori abbiate usato termini come mainstream, guerrafondaio, ecc.

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