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Collaborazioni

martedì 31 marzo 2026

Tutti vogliono le primarie (nella stanza dei ciechi)


Nonostante una certa tendenza ad azzeccare le previsioni, io non credo sinceramente di intendermi più di tanto di politica, o di avere il polso del Paese eccetera. Con le diottrie che mi trovo, posso simulare ampiezza di visione soltanto in una stanza dove chiunque altro sia cieco, e quindi comincio a pensare che sia questo il caso: non sono io che ci capisco qualcosa, sono politici e politologi a non capirci niente. Già. Ma perché? Qualcuno sarà anche semplicemente stupido: più spesso si benderanno gli occhi perché gli conviene. Ma il caso dell'ultimo referendum credo sia illuminante: per mesi un sacco di gente ha veramente creduto che il No potesse vincere, perché lo dicevano i sondaggi. I quali sondaggi stavano sondando un'opinione pubblica ancora disinformata e soprattutto disinteressata, che ci ha messo mesi ha capire quale fosse la sostanziale differenza tra Sì e No. Per molti mesi i politologi sono andati alla cieca, fidandosi di sondaggi che captavano un sostanziale rumore di fondo – questa è un'ipotesi. Ed è interessante perché ora più o meno gli stessi politologi ci stanno dicendo che gli elettori del cosiddetto Campo Largo preferirebbero Giuseppe Conte a Elly Schlein. Sarà vero? E ci conviene davvero scoprirlo prima delle elezioni?

Un altro problema degli esperti nostrani è il dare per scontate alcune caratteristiche invero bizzarre della politica italiana, come se fossero aspetti tipici di qualsiasi democrazia e non bizantinismi escogitati a un certo punto da qualcuno che cercava un trucco per assicurarsi una maggioranza stabile. I premi di maggioranza (quelli che secondo il geniale politologo ce li avevano in tutto il mondo e secondo wikipedia soltanto la Grecia e San Marino). Le coalizioni da formare obbligatoriamente prima delle elezioni, e non dopo come in qualsiasi sistema parlamentare gestito da adulti: con tanto di programma di coalizione, perché se devi deludere i tuoi elettori lo devi fare prima che ti votino, a sinistra, perlomeno (a destra devono vincere). In effetti storicamente gran parte di queste regolette sono state escogitate per evitare che una sinistra vincesse; dopodiché ce le siamo tenute manco fossero le XII tavole. In realtà non ci è dato sapere che legge elettorale ci toccherà stavolta; considerato chi la sta scrivendo, diamo per scontato che sarà l'ennesima legge incostituzionale – come scoprirà prevedibilmente anche stavolta la Corte Costituzionale, non prima che sia stata firmata dal Presidente e non ci abbia costretto a scrivere liste elettorali ad hoc, con le quali avremo già eletto l'ennesimo parlamento che a quel punto dovrà scriverne un'altra, chissà magari perfino peggiore – scusate, ma capite che ci sono già passato più volte, per tutte queste fasi? Ecco, un altro problema dei politologi è che sembrano avere memorie cortissime. 

Dicevo, non ci è dato sapere che legge elettorale ci toccherà, ma il cattivo risultato referendario (e le cattive vibrazioni successive) ci autorizzano a sperare che Giorgia Meloni stia calando un po' le penne: adesso che non è più convinta di vincere, magari il premio di maggioranza calerà un po'. E forse potrebbe anche riconsiderare l'elemento più anticostituzionale (e demenziale), ovvero l'obbligo di designare un candidato di coalizione. Proprio la cosa che il centrodestra postberlusconiano si è ben guardato di fare, nel 2017 come nel 2022. Il che ha consentito, al centrodestra (sempre meno centro), di cambiare con disinvoltura il proprio leader, da Salvini aa Meloni, senza affannare i sostenitori in estenuanti risse tra segretari di partiti così simili per bacino elettorale e ideologia. Il tutto in virtù di un patto tra segretari: chi prende più voti diventa il presidente designato. Facile. Economico. Sembra anche il trucco più efficace per motivare gli elettori del leader in declino (che però può avere ancora chances, se i suoi continuano a sostenerlo). E anche il più elastico, quello che permette ai leader qualche avventura fuori dal seminato: quando ad esempio Salvini fece un governo coi grillini, mentre aa Meloni, ogni tanto ricordiamocelo, restava fuori anche dall'esecutivo 'tecnico' di Draghi. A occhio, insomma un sistema che funziona meglio delle primarie: ma ammetto che l'occhio è mio. Nella stanza invece c'è un sacco di gente che le primarie le vuole proprio fare. Avranno ragione loro, no? (Continua)

1 commento:

  1. Sarà che leggere di politica mi fa lo stesso effetto che sentir parlare di cani e gatti dai rispettivi proprietari. quindi esulo dall'argomento e ti chiedo: cosa aspetti a scrivere del fattaccio della scuola media di Trescore Balneario? Grazie in anticipo.

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