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lunedì 20 ottobre 2003

L’altro giorno si parlava del Foglio e del fatto che (come ribadisce Mantellini) non si tratti esattamente di un quotidiano che “sta sul mercato”. Ed è una cosa così tipicamente ultraliberista pontificare sul mercato e non rispettarne le regole…
A questo punto interviene però 4 Banalitäten:

Giornali come Il Foglio non si pesano con i dati di vendita, ma in base alla loro capacità di proporre temi, personaggi, modi espressivi, di influire sui nodi che contano di un network sociale o politico. Io giudico osservando un piccolo spicchio di blogosfera (scusa Carlo), ma in questo spicchio Il Foglio ha un potere di attirare attenzione enorme. Di sicuro inversamente proporzionale alle vendite. Su questo vorrei che si riflettesse, piuttosto che sulle solite tirate sul giornale a finanziamento pubblico, elemento che nello specifico non aiuta a spiegare nulla.

Va bene, riflettiamoci su.
C’è questa idea diffusa che il Foglio, quotidiano che in linea generale non vende tanto, sia comunque un giornale intelligente per la classe dirigente; a cui propone “temi, personaggi, modi espressivi”.
Può anche darsi, chissà, del resto non mi hanno mai ammesso, in quella classe lì. E stasera, sera di una grigia domenica di ottobre, più che di network sociale e politico mi viene da pensare al Drive In. Ve lo ricordate il Drive In?

Read-In

Il Drive In di Antonio Ricci è senz’altro una delle trasmissioni che hanno cambiato la televisione italiana, e che maggiormente hanno contribuito a quello stile Mediaset che poi si è imposto anche al servizio pubblico. Ma si trattasse solo di questo. Il Drive In, alla mia generazione, ha fatto molto di più. Ha cambiato la nostra idea del corpo umano (del corpo umano femminile, per la precisione), e ha occupato forse irreversibilmente alcune sinapsi cerebrali, per cui non riusciremo mai a recitare a memoria il Passero Solitario, a causa dei neuroni impegnati per sempre a memorizzare “ce l’ho qui la brioche”, “e dallo sdegno mi ribalto”, “ma lo sa che lei è proprio un bel volpino”, eccetera.

Le ragioni di un successo così esteso e profondo? Ricci, negli anni Ottanta, ebbe il coraggio di essere primitivo; di praticare la volgarità in maniera sistematica, consapevole. Decenni di televisione didattica furono spazzati via nel giro di poche stagioni televisive.
Quando parlo di volgarità non mi riferisco soltanto ai contenuti (oggi siamo caduti molto più in basso, se è per questo), ma alla formula della comicità. Come ci faceva ridere, Ricci? Coi tormentoni. Nessuna novità: i tormentoni sono una delle forme primitive del comico. Ma nessuno in televisione le aveva mai adoperate con tanta oltranza. Così come le ballerine del Drive In dovevano eccitarci dilatando irrealisticamente le loro forme, allo stesso modo i comici del Drive In si proponevano di divertirci soltanto mediante la reiterazione dei tormentoni, sempre gli stessi, ripetuti quattro, cinque volte nello stesso sketch, con relativo picco di risate finte. E il bello è che funzionava: sia il silicone del corpo di ballo, sia i tormentoni, erano espedienti rozzi, ma irresistibili. Il Drive In non aveva rivali: non si poteva essere più scemi, più siliconati, e, soprattutto, più ripetitivi.

In seguito mi sono chiesto spesso perché una qualsiasi frase (possibilmente cretina, ma non è indispensabile) se ripetuta con insistenza diventi un veicolo di risate. Credo che abbia a che fare con la naturale tendenza al risparmio mentale, per cui qualsiasi cosa già nota, già sentita, ci rassicura: una sensazione naturalmente piacevole. Questo secondo Freud, che però aggiunge:

Intendo dire che nell’inconscio psichico è riconoscibile il predominio di una coazione a ripetere che procede dai moti pulsionali: questa coazione dipende probabilmente dalla natura più intima delle pulsioni stesse, è abbastanza forte da imporsi a dispetto del principio di piacere, fornisce a determinati aspetti della vita psichica un carattere demoniaco, si esprime ancora assai chiaramente negli impulsi dei bambini in tenera età e domina una parte di ciò che avviene durante il trattamento analitico dei nevrotici. (Il Perturbante)

Pulsionali, demoniaci, i tormentoni: abbondano tra bambini in tenera età e nevrotici in cura. Il Drive In ci faceva tornare bambini (del resto eravamo bambini), ma ci trasformava anche in piccoli nevrotici. E questo si poteva già verificare il lunedì mattina, quando metà della classe era impegnata a recitare a memoria gli stessi tormentoni, che cambiavano soltanto ogni sei mesi. Con un notevole risparmio di energia mentale, che al lunedì tra i banchi di scuola è sempre scarsina.
Però Zuzzurro e Gaspare erano davvero divertenti. Primitivi, volgari, ma divertenti. Invece, il nostro compagno che ripeteva ossessivamente “ce l’ho qui la brioche”, costretto a ricorrere a un ritornello per simulare un senso dell’umorismo di cui era totalmente sprovvisto, non faceva più ridere: dopo un poco ispirava sgomento. Era già un apprendista nevrotico.

Chissà che fine avrà fatto. Magari oggi legge il Foglio, che funziona più o meno come il... (domani, domani...)

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