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venerdì 14 maggio 2004

La porta si aprì lenta:
mio padre venne a prendermi,
io avevo nove anni.



Stava innanzi a me, così alto:
i suoi occhi azzurri ardevano,
la sua voce era di ghiaccio.

Disse: “Ho avuto una visione,
e la mia fede, sai, è forte:
devo fare quello che mi è stato detto”.

Così ci avviammo al monte,
io di corsa, lui al passo,
con la scure d’oro al fianco.

Gli alberi si fecero radi,
il lago uno specchietto,
ci fermammo a bere vino:

Buttò via la bottiglia,
(si infranse in un minuto)
e mise le sue mani sulle mie.

Io forse vidi un’aquila,
oppure un avvoltoio,
non l'ho deciso mai.

Mio padre alzò un altare,
non mi guardava neanche,
sapeva che non sarei fuggito.



E voi, che alzate altri altari
per altri figli ancora,
non dovete farlo più.

Un piano non è una visione,
nessuno vi ha tentato,
né un dèmone, ne un Dio:

Voi che state innanzi a loro
con lame consumate,
non c’eravate ancora,

quando giacqui sul monte,
e la sua mano tremava
per la bellezza di una Parola.



Tu che ora mi dici fratello,
perdonami se chiedo:
chi ti ha detto che lo sono?

Se tutto torna cenere
ti ucciderò, se devo,
ti aiuterò, se posso.

Se tutto torna cenere
ti aiuterò, se devo,
ti ucciderò, se posso.

E pietà per le nostre uniformi:
uomini di pace, o uomini di guerra,
ogni pavone ha la sua ruota.


Karaoke esistenziale, Ciak! 17
Leonard Cohen, Story of Isaac, da Songs from a room, 1969.

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