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giovedì 1 novembre 2007

i mostri siamo noi

Svegliati, Popolo del Sangue

Tutti questi finti o veri preti che continuano a prendersela con Halloween - festività - pagana, ma si rendono conto che dell’idiozia che incarnano? Halloween e Ognissanti cadono lo stesso giorno: possibile che una festa sia celtica e l’altro giudaico-cristiana? Che il Natale caschi la stessa notte in cui i romani celebravano il Sole Invitto e il Dio Odino cavalcava portando doni ai piccoli barbari non vi suggerisce proprio niente? Halloween-Ognissanti non sarà semplicemente la stessa festa filtrata in due culture diverse? E il fatto che una stia mangiando l’altra… non depone a sfavore della vitalità di quest’ultima? E una cultura in crisi di vitalità, come intendete curarla, con le messe in suffragio? Hai voglia.
Sedetevi, vah, che vi racconto una storia.

La tribù aveva paura dei morti, che tornavano di notte a tormentare il sonno dei bambini. Per ovviare al problema s’inventò la sepoltura; restava il problema dei morti dispersi. Si pensò allora di celebrare un rito anche per loro, una volta all’anno. Finché dalla città arrivò un predicatore, spiegò che Gesù era risorto anche per loro, e battezzò tutta la tribù in mezza giornata. Prima che andasse via gli chiesero: ma possiamo ancora festeggiare la prima notte di novembre?
“E cosa sarebbe?”
“È il giorno in cui lasciamo i dolci per i morti”.
“I dolci per i morti. Dunque… nel Vangelo non se ne parla. Ma cosa se ne farebbero, i morti, insomma?”
“Sono morti dissepolti, che altrimenti vanno negli incubi dei bambini”.
“Aaah, è per i bambini”.
“In pratica sì”.
“Ma se lasciate i dolci sui davanzali, le bestie selvatiche…”
“Dopo un po’ in effetti li togliamo e li diamo ai bambini. Dici che è una cosa troppo pagana?”
“Via, non si dica che Gesù è venuto a togliere i dolci ai bambini. Fate pure. E intanto dite delle preghiere”.
“Preghiere?”
“Pregate Gesù che porti i morti in paradiso. Teologicamente non fa una grinza, e rispetta anche le tradizioni del territorio. Col vescovo poi me la vedo io. C’è altro?”
“Nell’equinozio di primavera rubiamo un bambino alla tribù vicina e lo sgozziamo…”
“D’ora in poi sgozzerete un agnellino”.
“Ma l’agnellino è tanto carino…”
“No. Su questo Gesù Cristo non transige. Stop ai sacrifici umani”.
“Uffa”.

Sarà anche un’americanata, Halloween: ma se funziona (e funziona), forse risponde ad esigenze a cui la cattolica liturgia dei Morti non risponde più.
Per esempio, l’elemento paura. Non venite a dirmi che è un sostrato celtico: i morti fanno paura a tutte le tribù del mondo. Morte e Paura vanno a braccetto: ma Halloween celebra la paura, Ognissanti no.
Ora aspetto che arrivi uno laureato fresco pronto a spiegarmi che noi latini siamo troppo solari per celebrare questo tipo di cose. La letteratura gotica non l’abbiamo inventata noi. Le storie di fantasmi non sono roba nostra.
Fate che arrivi. Fate che ci provi, a spiegarmi questa cosa. Io lo aspetto al varco per sgozzarlo col mio italianissimo attrezzo da norcino. Noi italiani siamo il popolo del sangue e del terrore! Gli elisabettiani ambientavano le tragedie in Italia perché il pubblico si metteva paura solo a sentire i nomi delle città… Noi facevamo splatter nel Trecento, con Dante Alighieri e i suoi effettacci che gli americani ancora c’invidiano! E anche Boccaccio quando voleva sapeva mettere insieme storie di fantasmi mica male. E certe pagine di Ariosto, del Tasso… ma restiamo nel folklore. Prendiamo le Fiabe Italiane e andiamo a vedere quanti boschi oscuri e quanti diavoli incontriamo. No, quello che fa rabbia di Halloween, è che fino a due secoli fa avevamo tutto il materiale culturale per farcelo da soli, il nostro Halloween, anche più spaventoso di quello americano. E poi cos’è successo?

Sbaglio di troppo a dire che l’egemonia anglosassone nella letteratura fantastica nasce proprio dalla consuetudine di raccontarsi storie di fantasmi ad Halloween? Pensate a Henry James, a Dickens. Col suo Cantico, Dickens si è preso persino il Natale, l’ha trasformato in un’anglissima leggenda di fantasmi. Non solo, ma con i Fantasmi dei Natali Passati e Futuri, Dickens ha persino inventato la nozione moderna di viaggio nel tempo. La moderna letteratura fantastica e fantascientifica deve quasi tutto alle storie di fantasmi. Gli inglesi e gli americani sono abituati a raccontarsele da bambini, noi no.
Alla fine, sarà un caso? Loro hanno un immaginario vivace, pieno di variazioni sul reale, e noi ci becchiamo i filmetti minimalisti alla Soldini.
Non ditemi che è una questione culturale, perché noi italiani siamo quelli che abbiamo lanciato Dario Argento e Dylan Dog. Se penso a un film letteralmente terrificante, penso alla Casa delle Finestre che Ridono di Avati, che non solo è orrore puro, ma italiano al 100%: il pittore matto, il prete ambiguo… Il nostro problema è che tutto questo rimane confinato nel “genere”. La più grande fregatura degli ultimi vent’anni è stata appunto questa nozione del “genere”. Dieci anni fa era un ghetto, oggi ha messo i cancelli d’oro, ma sempre ghetto è. Nel mondo anglosassone la storia di fantasmi non è “genere”: può essere benissimo grande letteratura. Amleto è un groviglio di psicanalisi e antropologia, ma allo stesso tempo è anche una grande storia di fantasmi. Nessuno può scambiarla per evasione.
I fantasmi sono una cosa seria. Il racconto dell’orrore, quando lo scrive Kafka in una notte insonne, mette a fuoco l’umanità meglio di cento o mille romanzetti minimal-realisti. Se nei secondi tempi dei nostri film non atterrano mai gli alieni, se non si risvegliano gli zombie, se non si riesce mai a fare un discorso che vada un po’ più in là del nostro naso, è proprio perché a un certo punto abbiamo voluto tenere i fantasmi fuori dal nostro Ognissanti. Abbiamo fatto male. Ce lo meritiamo, Halloween. Ci serve proprio.
Non dite che i morti dissepolti non tormentano anche voi. Prendete un bambino sulle ginocchia, questa sera. Raccontategli qualche storia spaventosa. Ve ne sarà grato per la vita.

20 commenti:

  1. Stai un pò confondendo le cose!
    Nessuno attacca nessuno, il tuo articolo sembra uno sfogo (molto) personale che non ha attinenza con la realtà.
    Che halloween sia una festa pagana e celtica è un dato di fatto, che i cristiani festeggino il giorno dei morti anche, che la chiesa voglia tenere divise le due cose mi sembra più che lecito.
    Mi pare di capire che a te piacerebbe vedere gente mascherata da cadavere a San Pietro.:)

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  2. Paradossale che nei paesi anglosassoni il primo di novembre si vada a lavorare, mentre da noi l'uno novembre e' festa. E questo, tra l'altro, ha creato un terreno fertile all'importazione di halloween dalle nostre parti. Doppia fregatura per la Chiesa ...

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  3. "Giro di vite" di Henry James è una storia di fantasmi. O di psicosi femminile. In ogni caso, fa cagare sotto dalla paura. Ed è anche grande letteratura.

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  4. Che bischerata.

    Ad Halloween si possono vendere vestiti di carnevale, dolci e stronzatine varie, feste nei pub e cene nelle pizzerie. Per Ognissanti giusto dei fiori per le tombe.
    Tutte queste cose portano a fare pubblicità in TV per convincere la gente a comprare.

    E' ovvio che diventi di moda, è lo stesso meccanismo di S. Valentino.

    S. Valentino mica risponde ad esigenze di amore, così come Halloween non risponde ad esigenze a cui la liturgia dei morti non risponde.

    Tutte e due rispondono a qualcosa di molto prosaico e motivazionale: soldi.

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  5. Secondo me non c'è contraddizione tra il post di Leonardo e l'ultimo commento. La gente non vuole Halloween, in realtà, vuole emozioni. Solo che per averle non gli va di spendersi troppo, e allora accetta quello che passa il convento, ovvero le mascherate di Halloween. Io adoro le storie "dè paura", ma mi sembra, allo stesso tempo, che questa pagliacciata che stiamo importando con Halloween, riveduta e corrotta in chiave mercantile, tradisca completamente lo spirito originario dei racconti intorno al caminetto.

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  6. Le motivazioni commerciali sono importanti.

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  7. tutto sommato preferivo una bella zucca commerciale alla morte vera tutta romana di questi giorni.

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  8. Ho sempre avuto la fissa delle storie paranormali, con lo strisciante senso di colpa, però, di perdere tempo con roba poco seria; ora avverto come una senso di... sdoganamento

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  9. "Gli elisabettiani ambientavano le tragedie in Italia perché il pubblico si metteva paura solo a sentire i nomi delle città… "

    In realtà la ragione non è quella. Per poter raccontare quel genere di storie in modo "credibile" occorreva un'ambientazione esotica. Le stesse storie ambientate nella città affianco non avrebbero risvegliato altrettanto interesse. E da qui la scelta dell'Italia...

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  10. che poi a dirla tutta Poe non se l'è filato nessuno per un bel pò di tempo, se non Baudelaire.

    Non so ma credo che il punto è proprio questo.....per cercare un nome bisogna tirare fuori i soliti noti, e con qualche forzatura pure.

    Dylan Dog è ambientato a Londra mi pare. E non si può rispondere a King o Koontz con Dante o Ariosto ci sono almeno un bel pò di secoli di distanza. E questo significa qualcosina.

    La letteratura anglosassone è andata avanti e noi no. E' questo il punto, non ne vedo altri. Quelli continuano a sfornare scrittori buoni e scrittori pessimi...da noi spunta Dante anche per chi compila l'elenco telefonico. E questo mi dà da pensare. Molto.

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  11. Ieri stavo provando a inserire un commento, ma non ci sono riuscito; aiutatemi voi. In tutto l'Ottocento, l'unica opera di letteratura fantastica che mi viene in mente è Le avventure di Pinocchio, eppure sono due giorni che ci penso, senza riuscire a pensare ad altre opere.

    Non so quanto la censura cattolica abbia a che fare con la strada che ha preso la nostra letteratura.

    La prima cosa che mi viene in mente è che la letteratura fantastica anglosassone nasce dall'entusiasmo positivista: Frenkenstein o il moderno Prometeo, Lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde, L'uomo invisibile, lo stesso Dracula sono storie positiviste, anzi, inni positivisti: hanno sì un finale tragico (tranne l'ultimo), ma non sarebbe stato possibile concepirle senza una cieca fede in questa nuova filosofia, che prometteva di spiegare il mondo e, appunto come in Frenkenstein, mettere il fuoco nelle nostre mani.

    Non so se sia stata la paura del sambenito a frenare le penne italiane, o la mancanza, da parte dei nostri autori, di fede nell'emergere della scienza, o semplicemente una maggiore attenzione verso le umane vicende, a far sì che gli scrittori nostrani si concentrassero su queste ultime.

    È però interessante che, lontano da quel mondo letterario, il fantastico, soprattutto il più spaventoso, affollasse i racconti e l'immaginario collettivo.

    Nella mia zona ci sono tantissime storie di fantasmi e decine di "leggende contadine" (il contrario di quelle metropolitane) su grotte ricolme di tesori, che imprigionano per sempre chi tenta di derubarli; di preghiere segretissime, conosciute solo da pochi vecchi, che, se rivolte a certi santi (un po' stronzi) inducono questi ad uccidere immediatamente chi le ha rivolte loro; di lupinari che vagano di notte assalendo gl'incauti passanti, e di chissà cos'altro.


    Ciò detto, a me piace tantissimo la letteratura fantastica, adoro i racconti del terrore, ma odio e schifo profondissimamente l'halloween nostrano, fatto di niente e lustrato ad arte da ventitori di paccottiglia scadente.

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  12. @ Giorgian: non dimenticare Calvino, per quanto piuttosto solitario nel panorama letterario italiano. Più di recente, Benni, più distopico.

    @ Leo: non so, mi sembra troppo riduttiva la spiegazione basata sull'unico motivo della mancanza di paura e/o fantasmi. Anche se ovviamente l'egemonia culturale anglosassone è indiscutibile. Il dubbio mi sorge leggendo le diverse radici culturali di Halloween (vedi Wiki in inglese), che non hanno solo la paura alla base, ma anche il contatto con l'oltremondano. Capisco comunque che la chiesa si preoccupi quando qualcuno cerca di rompere il monopolio di comunicazione con l'aldilà. Chiedano a telecom come si può combattere la concorrenza ;)

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  13. Non dimenticate Valerio Evangelisti!

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  14. “Sarà anche un’americanata, Halloween: ma se funziona (e funziona), forse risponde ad esigenze a cui la cattolica liturgia dei Morti non risponde più”.

    In che senso Halloween funzionerebbe? A me sembra che se in qualcosa funziona, è nel mercato; o, in ambito più vasto, a dare l’ennesima dimostrazione della nostra sudditanza culturale nei confronti degli Stati Uniti.
    Insomma, una decina di anni fa Halloween qua in Italia non esisteva proprio, poi un certo business l’ha lanciato con successo. Magari può essere vero, questo successo si fonda su elementi atavici o più o meno radicati: ma, mi chiedo, in questo caso è legittimo oppure piuttosto fuorviante impostare un discorso del genere?

    Quanto alla letteratura fantastica (e fantastica nel senso moderno, occorre tenere presente questo distinguo), la scarsa produzione qui da noi secondo me è dipesa innanzitutto dalla nostra “cattiva” ricezione del Romanticismo. Non è un caso che le prime o più interessanti cose si siano viste con la Scapigliatura (ricordiamoci Tarchetti!); e poi nel primo Novecento ci sono state alcune cose di Pirandello, sebbene con diversa declinazione, quindi più nello specifico Papini, e più avanti Buzzati (seppure anche qui nella sua poetica personale).

    Poi sono arrivati Croce e soprattutto il realismo marxista.
    Che tanti danni hanno fatto, e penso per esempio alla cattiva luce gettata su Tolkien o su Lovecraft.
    Alcune case editrici “di destra” ci hanno marciato e così via; ma questa è un’altra storia. (Forse.)

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  15. Halloween funziona "nella misura in cui" omologa il resto del mondo agli Stati Uniti.
    Vedevo ieri un film indiano (Moonsoon wedding) dove gli indiani della media borghesia cercano di vestirsi come gli yuppie occidentali e le donne hanno il sari ma usano telefoni cordless e girano in SUV.
    Una cosa repellente, come Halloween da noi e qui son d'accordo con mammifero.
    E' la globalizzazione dei costumi, che si rifà al modello vincente, gli USA.
    Perchè è vincente ? Forse perchè è davvero il modello più giovane e più progredito e più divertente: son loro che ci hanno portato il chewing gum e i jeans, i supermarket e macdonald, il jazz e il rock, il western e il film d'azione, la TV e i pc, i grattacieli e i jumbojet, tutto il mondo balla alla musica (in senso lato) che ci viene dagli States, fra cento anni saremo tutti uguali a loro, con le storie davanti al caminetto non c'è gara.

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  16. da noi gli unici a vedere sul serio i fantasmi classici sono i centristi cattolici(confondendoli con gli amanti delle consorti involti dal lenzuolo in fuga repentina).Il problema della nostra produzione letteraria è che i riflettori sono accesi solo sui grossi nomi che non fanno correre rischi o in quegli autori capaci di scrivere istant books.Ben vengano le contaminazioni comunque,se alla fine riusciranno a sprovincializzare gli animatori culturali che languono nel baratro della rendita di posizione

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  17. Ricordo di un libro pubblicato un paio di anni fa da due studiosi che ricollegavano alcuni aspetti dell'odierno halloween ad alcune vecchie tradizioni presenti Umbria e in qualche altra regione limitrofa.

    Purtroppo non riesco a trovare un link a quel libro.

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  18. http://sviluppina.co.uk/?p=43

    dice:

    Nell’America puritana, figlia dei Padri pellegrini ma pur sempre terra di libertà e opportunità, la festa dedicata al travestimento e alla trasgressione (la chiamano Halloween) dura un giorno solo ed è legata ad un oscuro mondo di morti, spettri, streghe e zucche viventi. In Italia, invece, culla del cattolicesimo e domicilio prediletto del Papa, questa festa (il Devoto-Oli la cita come Carnevale) dura tre mesi ed è un inno alla trasgressione gioiosa delle regole, al divertimento colorato e al godersi la vita prima che arrivi la mestizia della Pasqua. Insomma, in questo caso Italia batte Stati Uniti 3 a 0.
    Anche se - effettivamente - un film come Freddy vs. Jason ha un appeal un po’ meno di nicchia rispetto a Arlecchino vs. Balanzone.

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  19. A chi ama il cinema di genere, mi sento di consigliare un corso domenicale di Chicca Profumo:
    http://www.macchinadeisogni.org/corsi/pages/programmi/p_genere.htm

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  20. Aggiungerei che forse un po' pesa il fatto che da un bel po' la nostra specie non ha più predatori naturali, quindi ha bisogno di inventarseli.
    Non ci fosse la Pace potremmo continuare ad essere predatori di noi stessi, come negli ultimi millenni, ma allo stato attuale...
    :-)

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