martedì 30 ottobre 2007

ehi, Margherita, guarda qui!

L'illuminazione l'ho avuta al cinema, naturalmente. Stavo guardando l’ultimo film di Soldini, quando all’improvviso ho capito (finalmente) perché in Italia si fanno quasi solo film bruttini.

Guardate che è una cosa da niente. Però si vede che non c’è ancora arrivato nessuno.
La fotografia è ok – certe volte è proprio ottima. I costumi sono sempre buoni. Il montaggio, professionale.
Gli attori forse un po’ legnosi – ma non è colpa loro, coi dialoghi che devono recitare.
I dialoghi sono banali, ma non è questo il problema – con dei soggetti così, neanche Shakespeare avrebbe delle buone battute. Quindi il problema è il soggetto.
Secondo me nell’industria cinematografica italiana manca un ruolo fondamentale: credo che si tratti di un signore che sta in un ufficio e fuma un sigaro. Non so perché il sigaro mi sembra così fondamentale. È una cosa che puzza e incute rispetto.
Questa persona non dovrebbe leggere i soggetti, badate bene. Tutti sono buoni a leggere i soggetti. Questa persona dovrebbe semplicemente ricevere i soggettisti quando sono a metà lavoro.

Giorni, nuvole e uomini verdi
(OCCHIO: SPOILER!)

PERSONA COL SIGARO: Ciao, che piacere. Ti dispiace se fumo?
SOGGETTISTA: Parecchio
PCS: Fa lo stesso. Pof, pof. Come va col nuovo soggetto? Procediamo?
SOG: Cough. Sono più o meno a metà, infatti sono qui.
PCS: Eh, già. Me ne vuoi parlare?
S: Credo di non aver scelta.
P: Ho sentito che è una storia di quarantenni. Ottimo. I quarantenni ne andranno matti.
S: Già. Beh, in effetti, c’è questo ingegnere, sposato, con figlia già fuori di casa, che perde il lavoro. I suoi soci lo estromettono dall’azienda…
P: Ah, bello. Sotterfugi, tradimenti, coltelli alle spalle. Questo nel primo tempo, immagino.
S: No, in realtà è già successo quando il film comincia.
P: È tutto già successo.
S: Già.
P: Quindi niente sotterfugi, tradimenti…
S: No, preferivo concentrarmi sul dramma interiore.
P: Eh, beh, già, il dramma interiore. Insomma, questo qui perde il lavoro, e poi che fa?
S: Ne cerca un altro, ovviamente. Però non lo trova.
P: Finché?
S: Finché nulla, non lo trova e basta.
P: Sì, e siamo più o meno a dieci minuti di pellicola. E poi cosa succede?
S: No, veramente il film finisce così.
P: Pof.
S: Cough.
P: Non sapevo che tu stessi lavorando a un cortometraggio.
S: Infatti è un lungometraggio.
P: Ma insomma, fammi capire, come fai ad arrivare all’ottantesimo minuto? Cosa ci metti?
S: Beh, per esempio, a un certo punto gli mancano i soldi e si ricorda che c’è un suo amico che gliene doveva… allora lui va a prendere un caffè con questo amico…
P: Aaaah! Ho capito! E quindi flashbacks, nostalgie, il bel tempo che fu…
S: No.
P: No? E i soldi glieli rende?
S: No. Trova una scusa qualsiasi e non glieli rende.
P: E lui s’incazza e lo mette sotto con la macchina!
S: No. Esce dal bar.
P: Tutto qui?
S: Beh, è un po’ scosso.
P: Ah, è un po’ scosso. E il debitore poi che fa? Si sente in colpa? Rimorsi, rimpianti, sussurri e grida?
S: Nulla. Non fa nulla. In effetti è un personaggio che non torna più.
P: Quindi, fammi capire, il tizio gli chiede i soldi, lui gli risponde "non te li do", il tizio si arrabbia e se ne va.
S: Esatto.
P: Pof. Appassionante.
S: Non mi piace questo tuo sarcasmo.
P: No, hai ragione, scusa. Siamo professionisti. Però finora siamo più o meno a quindici minuti. Non riesco a capire come… insomma, cosa succede in questo film? Per esempio, la moglie…
S: Ah, la moglie è il personaggio più interessante! È quella che reagisce meglio, rinuncia al suo lavoro di ricercatrice, si ritrova in un call center, e poi…
P: Gli mette le corna?
S: Beh, ma non è importante.
P: Come non è importante. Gliele mette o no?
S: Beh, una sera, con un collega affascinante…
P: Aaaah! Il bel tenebroso! La scena di sesso!
S: Ma no, macché. Al primo bacio stacchiamo. Tanto se ne pente subito e torna a casa molto nervosa.
P: E lui la mena! Dimmi almeno che la mena! Dimmelo!
S: Mah, in effetti…
P: Oooh! Finalmente! La violenza domestica!
S: Bah… appena una strattonata, nulla di più.
P: E poi?
S: E poi si lasciano.
P: Beh, almeno è qualcosa.
S: Sì, ma solo per mezza giornata, poi tornano assieme.
P: Pof.
S: Cough.
P: Pof.
S: (Fa per andarsene) Va bene, ho capito, il mio soggetto non ti piace.
P: Ma no! Come fai a dirlo, non l’ho nemmeno… senti, fa una cosa. Prova a raccontarmi la scena più emozionante del film.
S: La scena più emozionante?
P: Quella che secondo te farà venire l’ansia allo spettatore! Quella che gli spettatori si ricorderanno a dieci anni di distanza. Raccontamela.
S: Dunque, beh, in effetti c’è… c’è questo 45enne che ormai per vivere si arrangia coi lavoretti, no? e sta incollando della carta di parati in una stanza. Poi prende la carta, sale su una scala e… e si rende conto che non è in grado di farlo. A quel punto…
P: La scala cade!
S: Ma no, per carità. È lui che scende dalla scala e se ne va. Torna a casa e si versa un bicchiere…
P: Di whisky secco. Si dà al bere.
S: …d’acqua. Cough.
P: Questa è la scena topica.
S: Esattamente. Cosa ne pensi?
P: Pof. Vuoi sapere cosa ne penso. Beh, in effetti la disoccupazione è un bel problema. Di solito i quarantacinquenni disoccupati picchiano i partner, si danno al bere, fanno incidenti stradali.
S: Ma non sempre, via.
P: Ma li leggi i giornali? Le statistiche sulle violenze domestiche o sull’alcolismo? C’è un sacco di gente a cui succede. Ma nei tuoi soggetti no. Nei tuoi soggetti la gente beve bicchieri d’acqua, si strattona appena e poi si chiede scusa immediatamente.
S: I miei sono soggetti realisti. La realtà…
P: La realtà è molto più emozionante e tragica dei tuoi soggetti! E comunque noi stiamo facendo cinema! In novanta minuti è normale che calchiamo un po’ i toni! Io sono stanco di andare al cinema e vedere gente che ha una vita più noiosa della mia! Sono stanco di dover dire a Margherita Buy “Ehi, Margherita, pianta la lagna e guardami, la mia giornata da questa parte dello schermo è più ricca di colpi di scena del tuo copione!” È una cosa che succede solo nei film italiani! Negli altri paesi agli attori succedono le disgrazie per davvero! Se due litigano, si fanno male! Se c’è una scala pieghevole, prima o poi cade! E magari cade sul passeggino del bambino! Guarda solo a quando avevamo Muccino…
S: Muccino mi dava la nausea. Troppo movimento.
P: Appunto. Muccino usava storie banali come le tue, ma ce ne metteva tante e shakerava! Se voleva parlare del 45enne disoccupato, ne parlava… però nello stesso film ci metteva anche la moglie insoddisfatta, la figlia velina, il nipote pusher, la nonna demente…
S: Il nonno demente ce l’ho messo anch’io.
P: Oooh! Finalmente una buona notizia. E cosa fa? Mena gli infermieri?
S: No, macchè. Sta in camera sua buono buono e… (cough)
P: E…
S: Guarda i pesci rossi.
P: Ma non ci credo. Ma l’hai mai visto un vero vecchio demente? Ma non lo sai che sono spettacolari? Dicono cose bibliche e terribili! E sono anche violenti! Prendi il film dei Simpson, ecco, fammi una scena tipo nonno Simpson in chiesa.
S: Ma il dramma interiore…
P: Un nonno che sragiona e picchia gli inservienti non ti sembra abbastanza drammatico? Insomma, qual è il problema con te? Hai paura di far succedere cose brutte ai tuoi personaggi? Ma sono personaggi, mica persone vere.
S: Lo so, però…
P: Tu li devi odiare i tuoi personaggi. Come Dostoevskij. Se Dostoevskij avesse amato Raskolnikov, non gli avrebbe mai permesso di ammazzare la vecchia.
S: In effetti, ammazzare la vecchia… è una cosa un po’ forte.
P: Se Flaubert avesse amato la signora Bovary, non le sarebbe successo nulla di male, e il libro sarebbe una palla tremenda.
S: Ma quel libro è una palla tremenda.
P: Auf. Se Manzoni avesse amato Renzo e Lucia… ma che te lo dico a fare. Facciamo così. Il tuo soggetto va bene.
S: Sul serio?
P: Fino al primo tempo. Nel secondo tempo atterrano gli alieni.
S: Eeeeh?
P: Dopodiché… continua tu. Vediamo cosa sei capace di fare.
S: Ma il dramma interiore?
P: Il dramma interiore sarà fi-ghi-ssi-mo. T’immagini? “Sono un ingegnere disoccupato 45enne, mantenuto da sua moglie e… che altro c’è adesso? Oh, no. Pure gli alieni! Tutte a me, capitano”.
S: Cough.
P: Magari salta fuori che gli alieni hanno una proposta di lavoro interessante. Lui fa carriera, diventa manager risorse umane, esternalizza tutti i call center su un asteroide e sua moglie resta senza lavoro. Pensaci.
S: Cough cough.
P: Le scenate della moglie: In questo modo tu penalizzi il made in earth! E lui: Me ne frego del genere umano! Cos’ha fatto per me il genere umano?! Ha ha ha! È una risata diabolica, senti? Mi piace quando nei film fanno le risate diaboliche. Cosa ne pensi?
S: Penso che tu… cough… penso che quelli come te…
P: Sì?
S: State distruggendo il cinema italiano.
P: Già. Ed è divertente. Ha ha ha. Allora mi raccomando. Gli alieni sul golfo di Genova. Sarà una cosa fighissima. M’immagino già le locandine. Pof.

Dimmi.

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