Pages - Menu

venerdì 9 gennaio 2009

5 sofismi su Israele

Io non credo che ci sia nulla di male nel voler difendere Israele in una discussione. Il problema è il come. Tanti sedicenti avvocati della causa di Israele portano avanti i loro ragionamenti con una serie di argomenti fallaci (o sofismi) che mi fanno rabbrividire, e che finiscono per ottenere il risultato opposto: rendermi più sospettoso nei confronti degli israeliani. Molti dei quali resterebbero sconvolti, credo, leggendo certe castronerie con cui li si difende qui da noi. A volte sembra che il conflitto israelo-palestinese abbia una logica tutta sua, che funziona solo dal Giordano al mare, e che se provassimo ad applicare altrove (anche da noi) provocherebbe caos e distruzione nel giro di pochi minuti.

Col tempo ho finito per riconoscere alcuni di questi sofismi da lontano; tanto che a un certo punto ho pensato di fare cosa utile mettendoli in una lista, con tanto di sottolink. Sarà un pezzo un po' lungo, ma ne vale la pena se può risparmiarci lunghe e sterili discussioni in futuro. Un'avvertenza per gli studiosi di logica e retorica: in questo pezzo molte definizioni sono usate in modo popolare e improprio. Anche i sofismi, per esempio, non sono proprio tutti sofismi (alcuni credo siano tropi). Confido nel vostro perdono.

1. Mozione degli affetti.
Si parla di Israele e a un certo punto qualcuno sbotta: “se non sei israeliano non puoi capire”; oppure “se non hai amici israeliani non puoi capire”, o “se non sei stato laggiù”, “se non ti è morto nessuno in un bar”, “se non ti è mai piombato un razzo in casa”, “se non hai mai dovuto mandare i figli su autobus separati”, ecc. ecc.
Purtroppo l'affetto è un'arma a doppio taglio: chi scrive queste cose molto spesso mostra lacrime sincere. Ma non si rende conto (o finge di non sapere) che da qualche parte ci sono anche amici di palestinesi, e parenti delle loro vittime; forse che non sanguinano anche loro, eccetera?
Io diffido terribilmente dalla mozione degli affetti, che portata alle estreme conclusioni significa questo: solo le persone coinvolte davvero in una guerra o in un crimine hanno il diritto di parlarne. Sembra una cosa di buonsenso, e infatti lo era: al tempo dei regni barbarici. Ma persino i Barbari a un certo punto si sono resi conto che la giustizia non spetta alle vittime o ai parenti delle loro vittime, bensì a qualcuno che, proprio perché non è stato toccato negli affetti, può decidere con serenità e oggettività. Così è rinato il diritto. Oggi chi metterebbe il parente di una vittima nella giuria che giudica un presunto assassino? Sì, molti giornalisti italiani lo farebbero. Ma ogni volta che qualcuno ne parla, è come se proponesse una momentanea regressione al medioevo. Grazie, no. Paradossalmente, israeliani e palestinesi sono le persone meno in grado di discutere della loro guerra con oggettività e serenità. La loro rabbia e la loro disperazione sono comprensibili. Ma non ha senso scimmiottarle in una discussione.

2. Sofisma del "meno peggio"
“Sì, certo, Israele ha molti difetti, ma... non puoi metterla sullo stesso piano di Hamas”.
Non c'è dubbio che Israele sia meno peggio di Hamas. E figurarsi, io sono sempre stato un patito della formula del “meno peggio”. Ho sempre votato per il meno peggio e lavorato per il meno peggio. Ma attenzione: la tattica del meno peggio funziona solo a patto che il meno peggio di oggi sia peggiore di quello di domani. In Israele accade il contrario: ogni guerra aumenta il divario tra vittime israeliane e vittime palestinesi. Quello che era nato come conflitto tra popoli è diventato guerra di religione.
Il “meno peggio” diventa un sofisma quando viene usato per giustificare qualsiasi cosa: Israele può ammazzare cento palestinesi per ogni sua vittima perché... “è meno peggio”? Sicuri che lo sia ancora? Cosa dovrebbe fare, esattamente, per non esserlo più? Israele non si può criticare finché si macchierà di azioni appena appena meno peggio di quelle di Hamas?
Il sofisma del meno peggio è tra quelli che hanno senso solo se riferiti a Israele; prendi Arafat, ad esempio. Non c'è mai stato dubbio che fosse un interlocutore “meno peggio” di Hamas. E allora perché gli israeliani non hanno accettato di fare la pace con lui? Perché con lui la regola non valeva: era un palestinese.

3. Sofisma del “cratere”
Una variante del precedente, che ho letto anche di recente nei commenti. L'argomentazione più o meno è questa: “è vero che Israele sta facendo cose orribili, ma queste cose non sono niente rispetto a quelle che potrebbe fare grazie al suo potenziale militare”, (variante: “sono niente rispetto a quelle che col suo potenziale militare faremmo noi”). Da cui l'immagine dell'israeliano che si torce le mani perché potrebbe fare di Gaza un cratere in pochi secondi, e invece è costretto a sminarla casa per casa. Questo tipo di logica funziona solo nel conflitto arabo-israeliano: è una cosa folle. Qualsiasi strage può essere perdonata (ma solo agli israeliani) o almeno relativizzata, perché loro potrebbero farne anche di peggio. Ed effettivamente ne fanno sempre di peggio, ma finché non si arriva al cratere è ok.
Ma questa è esattamente la logica che porta al cratere.

4. Sofisma di UDdelMO
Non è un discepolo di Abelardo, ma una sigla che sta per "Unica Democrazia del Medio Oriente". Che sarebbe Israele, come notano i suoi fans un giorno sì e l'altro pure.
Ma scusate, e la Turchia? E non hanno avuto elezioni regolari i palestinesi? Ma anche se fosse: il fatto che gli israeliani abbiano un governo eletto democraticamente li autorizza a fare di Gaza quel che vogliono? La democrazia non è un valore assoluto: è solo un sistema di governo – il meno peggio, secondo qualcuno. Non è il governo dei buoni o dei bravi: è il governo dei più. È normale che difenda gli interessi dei più, in modo non necessariamente virtuoso o efficace.
Ciò che è buono per la maggioranza degli israeliani non è necessariamente giusto. Anche una maggioranza può avere torto. Già gli antichi avevano notato che in situazioni di emergenza la democrazia può essere controproducente: l'attuale crisi di Gaza non ci sarebbe stata se i partiti al governo a Gerusalemme non avessero sentito la necessità di mostrare al loro elettorato che sanno rispondere a Hamas colpo su colpo. Perché quando si dice che Israele sia una democrazia, si finge di non sapere quanti difetti abbiano le democrazie: necessità di compiacere piccoli partitini anche xenofobi, politiche clientelari, demagogia, corruzione (un avvicendamento tra Olmert e Netanyahu non è proprio il massimo che una democrazia possa augurarsi)...

Quando si passa alla Striscia di Gaza, il sofisma della democrazia viene totalmente capovolto. Ovvero: siccome la maggioranza dei palestinesi di Gaza ha votato per Hamas, sono tutti responsabili e quindi si meritano i bombardamenti. Ho capito bene? La democrazia dà a Israele il diritto di bombardare e a Gaza il diritto di prendersi le bombe. Uno che tentasse di argomentare il contrario (Hamas ha il diritto di bombardare perché ha vinto le elezioni, e se con un Qassam uccide un bimbo israeliano è ok, perché suo padre ha votato per Olmert) quanti punti antisemitismo totalizzerebbe? Non so, ma direi parecchi.

5. Sofisma della morte potenziale, o equazione Kissinger.
Questa andava molto forte ai tempi della Seconda Intifada. Già allora si diceva che i palestinesi “minacciassero l'esistenza dello Stato d'Israele”: poi però bastava contare le vittime per scoprire che morivano più dei loro nemici. Strano modo d'impostare un genocidio.
E tuttavia qualcuno non ha rinunciato a valorizzare le cifre dei caduti nel modo più filoisraeliano possibile. L'esempio classico (ma in Italia si leggevano cose del genere tutti i giorni sul Foglio) è quello di Henry Kissinger, che un giorno invece di dire “i palestinesi hanno fatto cinquanta morti israeliani in 3 giorni” affermò “gli attacchi suicidi hanno ucciso l'equivalente di 2500 americani in tre giorni”. Per ottenere una cifra di "2500 americani" Kissinger aveva moltiplicato le vittime degli attentati (50) per la popolazione degli USA (250 milioni) e diviso il tutto per la popolazione d'Israele (5 milioni). E si capisce che “l'equivalente di 2500 americani” suona peggio di “50 israeliani”; il problema è che non ne erano morti 2500, ne erano morti 50, c'è differenza. O no?
Chi decide di ragionare come Kissinger, grosso modo la pensa così: Israele è piccola e quindi ogni perdita è immensamente più preziosa. Anche questo ragionamento funziona solo con Israele: nessuno si sognerebbe mai di chiamare un morto palestinese “l'equivalente di 50 morti americani”.
L'equazione Kissinger contraddice anche il postulato dell'uguaglianza degli uomini, e lo sostituisce con un altro: tutte le nazioni, piccoli e grandi, hanno un tot di dignità che va diviso per il numero di abitanti. Il Liechtenstein, per esempio, ha trentamila abitanti: se ne ammazzi uno, ammazzi l'equivalente di diecimila cittadini americani: genocidio! Molto meglio sparare a un cinese, che è l'equivalente di un quarto di cittadino americano (una banale amputazione). Sì, sto scherzando. Ma c'è gente che queste cose le afferma davvero, in tutta serietà, senza accorgersene.

Oggi l'equazione Kissinger non va più per la maggiore, ma continuo a leggere conti stranissimi. Per esempio, siccome i Qassam facevano relativamente poche vittime (dico poche rispetto all'ecatombe che ne è seguita), invece di scrivere “Hamas questa settimana ha fatto due vittime”, mi è capitato di leggere: “Hamas sta prendendo a bersaglio duecentomila israeliani”, o addirittura “Hamas ha sotto tiro il dieci per cento della popolazione di Israele”. Coi Qassam. Così si sovrappone ad arte il numero dei veri caduti col numero dei caduti che i palestinesi potrebbero fare se avessero infinite munizioni e infinito tempo a disposizione. Naturalmente questa logica è applicabile soltanto ai nemici di Israele.

Continua...

48 commenti:

  1. prima del seguito, grazie, splendido e molto lucido, soprattutto 2 e 4.

    RispondiElimina
  2. cose chiare e sensate.
    ma chi lo va a spiegare alla "casalinga di voghera"? :P

    RispondiElimina
  3. Ok, quindi io sarei un sofista che difende Israele con l'argomentazione:

    Israele sta facendo cose orribili, ma queste cose non sono niente rispetto a quelle che potrebbe fare grazie al suo potenziale militare. [...] Qualsiasi strage può essere perdonata (ma solo agli israeliani) o almeno relativizzata, perché loro potrebbero farne anche di peggio. Ed effettivamente ne fanno sempre di peggio, ma finché non si arriva al cratere è ok.

    Ora, però, se sei intellettualmente onesto mostra pure dove e come.

    Ben triste forzare il pensiero di un'altra persona (così come qualunque altra cosa) per incasellarlo nel proprio schemino di fiducia.

    RispondiElimina
  4. Grazie per l'approfondimento.

    Ma in giro ci sono anche persone che argomentano pro-israele senza appoggiarsi (troppo) ai sofismi citati.
    In questi casi cosa si risponde?

    RispondiElimina
  5. io che sono sempliciotta non sto da una parte nè dall'altra, ma apprezzo chi come te sostiene una tesi o un'altra con tanta lucidità. che poi una tesi si può confutare, ma se si confutasse con altrettanta lucidità e chiarezza, io lo preferirei.

    RispondiElimina
  6. Iguana, quella che hai linkato è effettivamente una lucida analisi di parte di cosa sta succedendo. Un processo agli intenti di Hamas, con tanto di analisi dietrologiche, e ovviamente molto indulgente nei confronti di Israele. Ma non è un'analisi del perché. Non ci si può limitare a guardare la situazione così com'è e cercare di dare un giudizio imparziale. E fare come i bambini: "ha cominciato lui", "ma lui è più grande", "te l'avevo detto"...* Qui bisogna andare alle cause e alla storia del conflitto, il che ovviamente è un'operazione problematica e mai imparziale. Per esempio: quanto indietro dobbiamo andare per decidere qual è il giusto indennizzo che israeliani e palestinesi devono ricevere, ognuno a spese dell'altro visto che insieme è utopia? Perché cambia molto se decidiamo che l'anno zero di Israele-Palestina sia il 2008, con Gaza sotto assedio e Israele una potenza militare (non saranno d'accordo i palestinesi), oppure il 1947, con Israele che ancora non esiste (non saranno d'accordo gli israeliani), oppure la diaspora degi ebrei (non sarà d'accordo il resto del mondo).

    Il problema è che Israele sa che il passare del tempo cristallizza la geografia, anche se questa è disegnata d'imperio, con arroganza. Per questo continua ad allargarsi, ad includere territori non suoi, a spostare i muri più in là, ad infiltrarsi, e a logorare la vita degli altri. Prima o poi sarà dimenticato.

    *e in ogni caso, credo che il numero di morti sia sempre e comunque un criterio sicuro per emettere giudizi se differisce di ordini di grandezza, quelli che muoiono per le bombe e quelli che muoiono in sala operatoria perché salta la luce. un bambino dice ad un altro: se mi dai un pizzicotto ti rompo il naso. questo stronzetto lo pizzica lasciandogli un bel segno rosso e si becca un cazzotto in piena faccia che lo manda all'ospedale. spero che i genitori puniscano entrambi; ma i genitori del secondo si dovrebbero preoccupare perché loro figlio è un violento con problemi relazionali gravi.

    RispondiElimina
  7. Atlantropa:
    "Ok, quindi io sarei un sofista che difende Israele con l'argomentazione:"

    No, tu sei un'imbecille che la butta sul personale quando neanche viene citata (o citato, che non lo so). In una piazza reale, e non virtuale, verresti allontanat* con uno sguardo da chi è d'accordo con te, figurati da chi postula il contrario.

    Su Israele le cose sono chiare e lo dovrebbero rimanere: il paese non ha nulla che non va, se non un governo di ultradestra. Anche la palestina non ha nulla che non vada, se non un partito di maggioranza di ultradestra. Mettete al loro posto formazioni politiche serie, liberandovi però degli imbecilli, e forse vedremo nascere un dialogo...

    RispondiElimina
  8. Sofisma n° 5
    1) se il conflitto è fra israeliani e palestinesi i primi possono dormire tranquilli , se è fra israeliani e arabi un pò meno e anche la proporzione dei morti ammazzati cambia .
    2) vero che gli uomini sono tutti uguali , ma leggere " 50 morti per incidenti in europa" o " 50 morti per incidenti nel reggiano " non è proprio uguale , se uno abita a Reggio .
    Ormazad

    RispondiElimina
  9. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  10. Governo di ultradestra? Ma sai almeno chi è attualmente il ministro della difesa israeliano?
    E la nakba? anche a quei tempi c'era l'ultradestra?
    E la politica degli insediamenti? chi l'ha cominciata? anche quella è un'esclusiva dell'ultradestra?

    Poi sarei molto curioso di sapere quali sarebbero le formazioni politiche serie di cui parli, quelle che saprebbero guidare Israele per strade differenti da piombo fuso; perchè un governo monocolore Meretz - purtroppo, beninteso - è un auspicio abbastanza ottimistico, se si tiene conto del fatto che hanno 5-10 deputati su 120...

    Bah, magari sapere qualcosa prima di parlare...

    RispondiElimina
  11. Concordo su quasi tutto.
    Da ascoltatore attento aspetto il resto prima di intervenire (sperando di non incappare nell'ennesimo bar da rissa verbale tipico della nostra democrazia da citti')

    Enjoy
    JJ

    RispondiElimina
  12. ma dire "50 morti per incidenti nel reggiano" decisamente non è la stessa cosa che dire "25000 morti equivalenti in europa", mi sembra fosse questo che veniva indicato come modo piuttosto deformato di interpretare dati oggettivi

    RispondiElimina
  13. Israele è cirocondato da milioni di arabi che vogliono la sua fine. Più o meno da cinquant'anni è così.
    Quelli che hanno smesso di volerla, è perché ne han prese tante.

    Questa sciccochezza da sempliciotti dove me la inserisci?

    RispondiElimina
  14. Nella prossima puntata.
    Comunque ti posso anticipare che hai usato due sofismi in quattro righe: Sofisma del Più Forte (Israele deve dare mazzate per insegnare lezioni; e allora perché i nemici di Israele non dovrebbero fare la stessa cosa?) e Sofisma del Sempliciotto (attacco ad personam: affermare verità banali per il gusto di farsi dare del sempliciotto e accusare la controparte di snobismo o "superiorità morale").

    RispondiElimina
  15. Sofisma a cui non so dare il nome: il problema è sempre più complesso dell'opinione dell'interlocutore ( per cui nessuna opinione è valida se non è quella del Papa o di un ministro degli esteri)

    RispondiElimina
  16. il problema grosso è che hanno torto tutti, e nessuno ha ragione.
    Beh, si può obiettare, nel 1987...etc etc etc...

    anch'io avevo ragione il lunedì 12 settembre 1997, avevo ragionissima e Carolina aveva torto marcio.
    Poi ci siamo lasciati, ma non per questo ci furono rappresaglie.

    L'unica riflessione che Israele dovrebbe davvero fare è perché sta un pò a tutti i suoi vicini sui coglioni... perché puoi avere il vicino di casa che è un minchione, d'accordo, puoi avere il dirimpettaio scassapalle, occhiei, ma quando hai tutto il condominio che ti detesta, qualche domanda me la farei. Ma per trovare risposte, mica per napalmizzare la tromba delle scale...

    RispondiElimina
  17. Ehi! Non vale! Il Sofisma del Sempliciotto non ce l'avevi messo!

    E comunque, io non ho mai scritto che Israele DEVE distribuire mazzate pedagogiche.
    Né ti ho mai accusato di snobismo (oibò) e di superiorità morale.

    Comunque, adesso vado a scrivere un post sul Sofisma dell'Ultima Parola è Quella Buona (o Sofisma di UlPaQueBu).

    RispondiElimina
  18. Anonimo, c'e' poca riflessione da fare: i vicini speravano di avere una fetta del territorio palestinese (in maniera diretta o indiretta) ed e' andata male a tutti. Molti ci hanno piu' o meno messo una pietra sopra, almeno ufficialmente, ma spesso "ufficiosamente" usano ancora la questione palestinese come comoda valvola di sfogo (per gente che altrimenti farebbe casino all'interno), o come arma di negoziazione con gli USA.
    E' come se tutti gli inquilini del palazzo sperassero di prendersi l'appartamento sfitto, e invece ci sei entrato tu di soppiatto e in maniera non proprio legale.

    Israele: la peggior scelta di politica estera americana del dopoguerra.

    RispondiElimina
  19. Solo questo?
    Bisognerà informarne gli israeliani.

    RispondiElimina
  20. Non sarà che questo conflitto serva principalmente a riattizzare il fuoco del fondamentalismo religioso che a distanza di ormai sette anni rischiava di sopirsi un pochino?
    E che sia eterodiretto dai tanti che hanno interesse a creare e mantenere amorevolmente un nemico dell'occidente?

    RispondiElimina
  21. io mi sto convincendo sempre di più che le bombe di oggi abbiano solo una vocazione elettorale tutta interna a Israele. E poi c'è Obama alle porte e creare disastri ora, riattizzare gli animi, creare nuova instabilità nella regione, può essere un modo per tenere inchiodati gli Usa sulle posizioni della destra israeliana. o forse sono anche io un sempliciotto ingenuo ingenuo?

    RispondiElimina
  22. ultimamente si applica il sofisma n° 5 anche per la parte avversa, non so se è una sciocchezza anche in questo caso o, in fondo, c'è qualcosa di vero. Almeno c'è par condicio no?

    RispondiElimina
  23. Rispondo a un po' di gente a ritroso

    * Galadiel: non mi è mai capitato di vedere il n°5 applicato ai palestinesi, ma io comunque disapproverei: non credo che due torti facciano una ragione.

    * Anonimo, ingenua o no la tua convinzione è più o meno la mia e quella di molti osservatori internazionali.

    * Tic, il fatto che tu insista sempre che le tue idee sono sempliciotte l'ho interpretato come una neanche tanto velata ironia nei miei confronti. Se tu fossi realmente convinto di essere un sempliciotto, non lo sbandiereresti a destra e manca.
    Tu non hai scritto che Israele deve distribuire mazzate pedagogiche? Stai difendendo le mazzate che Israele dà a Hamas, e hai fatto notare che è stato grazie alle mazzate che hanno preso che i Paesi confinanti si sono rassegnati a riconoscerne l'esistenza. Sbaglio a mettere in collegamento le tue due affermazioni?

    * Ormazad, tu hai messo in luce un altro sofisma (usato da entrambe le parti), per cui si confonde spesso il concetto di "arabi" e "palestinesi", per confondere gli accerchiatori con gli accerchiati. Il sofisma nasconde una verità: Israele accerchia perché è a sua volta accerchiata. Ma anche i Paesi arabi, a loro volta, con l'11/9 hanno subito un accerchiamento
    psicologico.

    * Iguana, il punto è quel "(troppo)". Quando incontrerò qualcuno in grado di difendere l'operato di Israele senza appoggiarsi a nessun sofisma, io gli darò ragione: però fino a quel momento continuo a considerare l'operato d'Israele indifendibile.
    Il post che hai citato lo avevo già letto, e lo trovo uno dei più interessanti, soprattutto per la posizione molto articolata di Bordone. Ma Yankele in certi casi diffonde semplicemente notizie false: cosa vuol dire "Il 3 dicembre lo standard di vita a Gaza era molto simile a quello di Tel Aviv"? E per provare una cosa del genere basta lincare un video dove si vede un mercato alimentare? Quella è propaganda.

    *atlantropa: scusa, non volevo offenderti. Di solito scrivi cose interessanti, ma che senso ha scrivere, come hai fatto tu: "Israele ha ancora una classe intellettuale degna di questo nome"? Verissimo, ma può cambiare il mio giudizio su quello che stanno facendo governo e forze armate? Se Israele non avesse gli intellettuali che ha farebbe più crateri? Sicuri che in certi casi il fatto di avere una classe intellettuale non possa diventare una scusa per bombardare altri popoli un po' analfabeti?

    RispondiElimina
  24. Se la gente non si firma, come faccio io a rispondere ad un anonimo conspiracy-theorist piuttosto che ad un anonimo ragionevole?

    Noto comunque che la "prova" del sofisma 2 in realta' e' discutibile -- e' anche Arafat che ha rifiutato qualche pace di troppo, in nome (si disse allora) di un "diritto al ritorno" che in realta' progressivamente sta scomparendo comunque con il passare degli anni...

    RispondiElimina
  25. Bastava offrirgli il 100% di Gaza e Cisgiordania, ma nessuno lo ha mai fatto.

    RispondiElimina
  26. Si. Hai sbagliato a mettere in collegamento...
    Ma, secondo me (questo è vero...), chi circonda Israele deve rassegnarsi a riconoscerne l'esistenza.
    Detto ciò, non credo veramente di essere troppo intelligente (un sempliciotto non ti piace? Trova tu un'altra definizione).
    Senza alcuna ironia nei tuoi confronti.
    Non ho problemi, con te.

    RispondiElimina
  27. Lo so che non era l'intento, ma il sofisma di Kissinger e' l'unica cosa che mi abbia fatto sorridere in questi giorni... il lichtestanino che vale un genocidio e' geniale. M'aspetto che questo post superera' il record di commenti

    RispondiElimina
  28. @GiacomoL: data e ora.
    (9 gennaio 2009 18.14.00)

    RispondiElimina
  29. Leonardo, tu non mi hai offeso; io la vedo così: hai assaggiato un mio pensiero, lo hai masticato per un po', non ti è piaciuto e lo hai sputato; e fin qui tutto bene; poi però - forse - hai fatto passare la poltiglia per ciò che io avevo detto inizialmente; comunque per me la questione è chiusa.

    Parlando nel merito, a Gaza c'erano poche colonie, con pochi abitanti; difenderli diventava via via più problematico ed oneroso; inoltre da decenni la pace con l'Egitto era stabile; così - il Sinai è smilitarizzato, e nella striscia ci sono le Nazioni Unite - appena si è aperta l'occasione per ottenere un vantaggio strategico dal ritiro (leggi spaccare in due i palestinesi) le colonie sono state smantellate.

    I problemi della Cisgiordania sono almeno due: il primo, enorme e simbolico, è Gerusalemme Est; il secondo, molto più pratico, è legato alla forma della Cisgiordania, al suo essere un saliente all'interno dell'Israele armistiziale.

    Gerusalemme è probabilmente il problema più complesso di tutto il processo di pace; dal 67 ad oggi Israele ha decuplicato l'area e la popolazione del settore Est, e la parte araba è stata quasi completamente circondata, e ridotta ad enclave; se da un lato è vero che Gerusalemme Est ha nel tempo mantenuto una propria peculiarità amministrativa, dall'altro sono stati innegabilmente compiuti (anche piuttosto di recente) alcuni interventi urbanistici miranti o comportanti il fait accompli di una città unita ed indivisa; dal punto di vista religioso le cose sono - come al solito - molto intricate, con i luoghi sacri sono laocoonticamente attorcigliati l'uno sull'altro; in questi quarant'anni Israele in un modo o nell'altro ha assicurato l'accesso ai luoghi sacri e la libertà di culto (e la cosa èimmancabilmente presentata come un fiore all'occhiello); invece nel ventennio giordano venne addirittura profanato il cimitero ebraico - riutilizzandone le lapidi come materiale per costruzioni - ed il ricordo di ciò è ancora molto vivo in Israele; infine c'è il problema politico: per Arafat Gerusalemme (Est, benchè ciò non sia detto esplicitamente) sarebbe dovuta essere la capitale dello stato palestinese, ma questo richiederebbe che allo stato palestinese venisse assegnata una sovranità piena, non una sua qualche frazione clintoniana.

    Altro discorso per la Cisgiordania; storicamente la questione era che una possibile invasione via terra dalla Cisgiordania avrebbe facilmente tagliato in due il paese; infatti questo è l'argomento standard con cui si è sostenuta che la scarsa affidabilità della linea verde come frontiera permanente (opinione condivisa dallo stesso lord Caradon, quello della bozza che poi è diventata CdS 242); pertanto, dopo l'occupazione, i militari hanno premuto perchè Israele conservasse il controllo di una zona cuscinetto lungo la riva ovest del Giordano; ora come ora, invece, la preoccupazione israeliana è incentrata su quanti e quali danni potrebbe fare un eventuale lancio di missili palestinesi da una Cisgiordania che avesse seguito pari pari il copione di Gaza: da un lato sarebbero bombardabili tutte le zone più densamente abitate di Israele, dall'altro mai come in questo momento una qualunque autorità palestinese non sarebbe per nulla autorevole.

    RispondiElimina
  30. Con questo post ho avuto una buona conferma che per certi argomenti subiamo condizionamenti talmente forti che finiamo con il digerirceli senza neanche accorgersene.
    Leggo questo blog da più di un anno ed ho sempre apprezzato la grande spontaneità di Leonardo.
    In questo specifico argomento invece... ho come la sensazione che calcherebbe volentieri la mano ma... ma non si può. Qui no. Punto.
    Non ci sono arrivato subito a questo pensiero...
    Tramite un post nel blog di Mantellini ho letto di un articolo scritto su Times su Hamas e tradotto su Giornalismo Partecipativo [http://www.gennarocarotenuto.it/5254-dobbiamo-aggiustare-l%E2%80%99immagine-distorta-che-abbiamo-di-hamas/].
    Hamas qui è un altra storia ancora.
    Nel punto due (sofisma del meno peggio) trovo scritto "Non c'è dubbio che Israele sia meno peggio di Hamas.".
    Ho il dubbio che Leonardo non lo pensa davvero che Israele è meno peggio di Hamas... piuttosto è un sofisma dentro un sofisma. :)
    Allora ne propongo uno io di sofisma:
    SOFISMA DELLA COMPASSIONE
    ogni volta che critichiamo e contestiamo gli errori di persone o popoli che hanno una storia sfortunata, triste e drammatica, non riusciamo mai a calcare la mano con la stessa franchezza di sempre. Se si meritano due ceffoni noi gliene diamo soltanto uno perchè hanno una storia più sfortunata e triste della nostra.
    Almeno fino a quando il problema e l'offesa non ci coinvolge direttamente. Se così fosse i ceffoni sarebbero quattro. :)

    Gianni P

    RispondiElimina
  31. @ Gianni P,
    non si tratta si compassione, si tratta di senso di colpa storico. L'olocausto è una responsabilità (oggettiva) che l'occidente fa naturalmente fatica a nascondersi. Questo particolare senso di colpa trova linfa vitale nell'ambiguità strutturale tra Stato di Israele e popolo Ebraico. Accusare di ingiustizia lo Stato di Israele significa automaticamente accusare il popolo Ebraico. E accusare il popolo Ebraico non solo è ingiusto di per sè per ovvie ragioni di uguaglianza universale, ma è anche qualcosa che noi occidentali - salvo essere dichiaratamente nazisti - non ci possiamo permettere nemmeno di ventilare alla maggiore distanza possibile. Abbiamo troppe colpe per farlo.
    L'ambiguità tra Israele/popolo Ebraico - quella che in questo e nell'altrro post è stata altre volte menzionata - è l'ostacolo maggiore per una discussione ragionata e per prese di posizione risolute. Anche nel nostro piccolo. E spesso anche nel nostro inconscio.

    RispondiElimina
  32. Ma questo post, invece, dove lo mettiamo? Disinformazione? Controinformazione? Di che sofismo parliamo? è un sofismo?

    http://salon-voltaire.blogspot.com/2009/01/ignoranza-degli-italiani-sul-vicino.html

    RispondiElimina
  33. " Ma questo post, invece, dove lo mettiamo?"

    Io lo metterei sotto il titolo:

    Esempi di come , quando si parla di Israele, anche le menti più razionali possono subire sconcertanti pause razionalità.

    ( notare che nelle lunghe elencazioni delle varie " aggressioni" che Israele avrebbe subito , l'autore di quel blog includa Il Blocco Economico dell'Egitto. Ovvero, ciò che Israele ha imposto ORA su Gaza. IL nostro mette quel caso di embargo tra le " buone e giuste" cause di guerra per Israele, ma supporta ora Israele che usa adesso quello strumento contro Gaza.

    Per capire come certi menti sembrano obnubilarsi quando si parla di Israele, si potrebbe pure prendere ad esempio la prontezza con cui viene accettata la " giustificazione " di Israele per la bomba alla scuola: Israele dice che c'erano DUE terroristi. Bene, a parte il fatto che Israele NON poteva sapere così presto subito dopo il colpo che nell'edificio ci fossero davvero quei due supposti terroristi, resta il fatto che anche prendendo per buono questo dato, lui accetti tranquillamente il fatto che , allora Israele ha colpito una scuola che si sapeva che sarebbe stata piena di donne e bambini rifugiati, per colpire la bellezza di due terroristi due. E il nostro non fa un plissè. Riporta semplicemente la notizia, e prende subito per buona la giustificazione.

    RispondiElimina
  34. @momo
    La mia provocazione è nata proprio per sottolineare il nostro forte condizionamento. Condivido la tua analisi... e purtroppo la cosa mi fa vergognare un poco. Io che ho poco più di trent'anni... ma perchè mai dovrei sentirmi in colpa? Io dovrei sentirmi in colpa per le cattive azioni che compio personalmente e non per quello che è accaduto 60-80 anni fa.
    Eppure non è così... mi sento in colpa anche io per fatti accaduti quando ancora non ero nato. E la cosa mi preoccupa e mi vergogna visto che da grande mi piacerebbe tanto essere una persona buona, giusta ed obiettiva. :)


    Ipotizziamo che ogni volta che discutiamo della questione palestinese non siamo obiettivi ed imparziali per via dei sensi di colpa che proviamo nei confronti del popolo ebraico...
    E ipotizziamo che le nostre discussioni sulla Palestina – anche se in piccola misura – possono condizionare le sorti ed il destino di due popoli.

    Se le due condizioni fossero vere... noi occidentali con i sensi di colpa non corriamo il rischio di fare un grave torto nei confronti dei palestinesi?

    Avete presente Burt Simpson quando viene punito a scuola?

    NON VOGLIO SENTIRMI IN COLPA PER QUELLO CHE NON HO FATTO
    NON VOGLIO SENTIRMI IN COLPA PER QUELLO CHE NON HO FATTO
    NON VOGLIO SENTIRMI IN COLPA PER QUELLO CHE NON HO FATTO
    NON VOGLIO SENTIRMI IN COLPA PER QUELLO CHE NON HO FATTO

    Lo scrivo 100 volte alla lavagna. Tante volte dovesse funzionare. ;)

    Gianni P

    RispondiElimina
  35. Il ricorso al sofisma, quando consapevole, è un insulto alla intelligenza dell'uditorio; quando è inconsapevole, solo alla propria.

    Per evitarlo basterebbe stroncarlo alla radice, ovvero: mai lasciarsi andare alla tentazione di giustificare una decisione presa a priori.

    Gettare a mare l'a-priori e, se non si hanno delle buone e solide ragioni, limitarsi ad una onesta e salutare sospensione del giudizio.

    RispondiElimina
  36. @Anonimo, sabato 10 gennaio 2009 10.40.00 CET

    La ricostruzione storica presentata nel tuo link è piena di strafalcioni, omissioni, manomissioni; temo proprio che non sia un problema di sintesi ma di propaganda.

    Verissimo che la gente comune non conosce la storia; ma, temo, neppure l'autore di quel post.

    PS: Gerusalemme nel 47 (ossia quando fu proposto il piano di partizione dell'UNSCOP) era (seppur di poco) a maggioranza assoluta NON ebraica.

    RispondiElimina
  37. Parlare di Israele come se non fosse una nazione fatta di gruppi di potere, fazioni politiche, quotidiani e case editrici, militari e ballerine qualifica questa analisi, purtroppo.

    Leonardo, non è Risiko, davvero.

    RispondiElimina
  38. Sono d'accordo con te: Israele è una nazione fatta di gruppi di potere, fazioni, quotidiani e case editrici.

    Io non sto parlando di questo perché non sto parlando di Israele, ma dei sofismi frequenti dei sostenitori italiani di Israele.

    Non mi sembra peraltro che loro si preoccupino di descrivere gruppi di potere, fazioni, quotidiani o case editrici: lo vedono più come un emissario del Bene della terra del Male più o meno assoluto.

    RispondiElimina
  39. Un link dal più diffuso e noto quotidiano Anglosassone (il TImes, notoriamente un covo di Antisemiti e Bolsheviki infiltrati da Hamas).

    http://www.timesonline.co.uk/tol/news/uk/article5494750.ece

    Le ultime frasi le incollo qui (mi spiace di non aver il tempo di tradurle)

    "Across to the west of the square behind barricades, protestors chanted: "Judaism yes, Zionism no, the state of Israel must go."

    Raza Kazim, a spokesman for the Islamic Human Rights commission said: “The Zionists had come out to support the massacre that was going on in Gaza. We thought this was an inappropriate thing to do with the images and pictures that are coming out now. We are showing solidarity with the people of Palestine and showing that we haven’t forgotten them. “

    He said among the protestors were orthodox Jews “standing shoulder to shoulder with Muslims".

    Abraham Greenburg, 30, originally from Haifa but living in London for five years, burnt his passport as part of the protest. He said: “What the Zionists are doing is against God and against the Palestinian people. As an Israeli citizen I feel ashamed of what is happening.”

    Rabbi El Hanan Beck of the Torah Utfilo Synagogue in Stamford Hill, North London said: “Jews have lived in peace in many Muslim countries - the most dangerous place for Jewish people today is the state of Israel. We have come here today to protest against Israel and the Zionist people.” "

    RispondiElimina
  40. Mi chiedo quale sia l'alternativa alla democrazia, dato che viene considerata la causa della spropositata reazione di Israele.

    Consiglio, ma credo che già lo conosciate, la visione di "News from Home/News from Home" di Amos Gitai, è un documentario sulla questione israelopalestinese:

    http://www.amosgitai.com/html/film.asp?docid=77&lang=1

    RispondiElimina
  41. Nei tempi lunghi (ma molto lunghi), una democrazia ancora più democratica, con israeliani e palestinesi che votino per la stessa amministrazione - visto che abitano praticamente nello stesso Paese.

    Nel frattempo, una missione internazionale che tolga Gaza e Cisgiordania al controllo israeliano. E anche al controllo di Hamas, malgrado Hamas abbia vinto le elezioni.

    RispondiElimina
  42. ...un unico governo mondiale; un unico grande stato in cui ci siano più la fame, la povertà e le malattie; e non ci siano code alle cabine del teletrasporto...

    RispondiElimina
  43. Beh, se è per questo l'idrogeno del sole prima o poi finirà...

    RispondiElimina
  44. "Nei tempi lunghi (ma molto lunghi), una democrazia ancora più democratica, con israeliani e palestinesi che votino per la stessa amministrazione - visto che abitano praticamente nello stesso Paese."

    Allora ammetti che ti piaceva la mia idea del post scorso... :)

    RispondiElimina
  45. Il problema Cisgiordania non è solo Gerusalemme est. Oltre a essere certo più fertile e ricca di Gaza (almeno un tempo) è anche tra le due zone palestinesi quella con più insediamenti di settlers israeliani. Oggi è ridotta a un gorviera, in cui i buchi rappresentano le zone effettivamente palestinesi. Gerusalemme è un simbolo, ma il resto è anche peggio.
    Rillo aveva postato una bella cartina, anche se non precisa la fonte:
    http://img27.picoodle.com/img/img27/4/5/12/f_palestinemam_69de8b4.jpg
    La dama del lago

    RispondiElimina

Puoi scrivere qualsiasi sciocchezza, ma io posso cancellarla.