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lunedì 5 ottobre 2009

Un uomo mosaico

Cartoncini

Tornando a casa (chiedo scusa a tutti quelli che non ho fatto in tempo a salutare) ci siamo fermati a un outlet e dopo 5 minuti credevo di morire, quando ho avuto una visione: nel riflesso di una vetrina scintillava la decalcomania WiFi. Sono andato a chiedere come funzionava e mi hanno detto che per abbonarmi dovevo fare una tessera. Io gli ho spiegato che non volevo abbonarmi, quanto semplicemente attaccarmi alla rete per mezz'ora e poi non mi avrebbero visti mai più, proprio mai più nella vita, ma loro mi hanno spiegato che anche in questo caso mi avrebbero fatto la tessera.

Io le tessere non le faccio volentieri, per vari motivi. Il primo è che mi sformano il portafoglio. Dici: e che sarà mai un cartoncino; bene, adesso apro e controllo: due biblioteche (mica tante). Un sindacato, il solito. Un cinema che non ci vado vai, ma la volta che mi capita sta a vedere che la lascio a casa; no, la tessera è sempre qui vicina a me. La palestra. Due videonoleggi. Con questa ci caricavo le fotocopie in facoltà, mi fa sentire giovane. La tessera sanitaria nazionale. La tessera Arci, per entrare al Mattatoio e poco più. La tessera di un kebab di Modena, ogni dieci kebab ti regalano un kebab. La tessera di un supermercato per non fare la fila alle casse. La tessera di una catena di elettrodomestici, ebbene sì, raccolgo i punti... e poi cosa c'è qui sotto... dio mio, non ci credo, ho ancora nel portafoglio la dichiarazione alla volontarietà di donazione di organi e tessuti. Devo essere l'unico in Italia (si era appiccicata a quella dei kebab). Queste sono le tessere su cui mi siedo abitualmente. Poi ci sono le altre, quelle che sono arcisicuro che non userò mai, eppure mi hanno costretto a farle, e adesso giacciono in qualche cassetto sotto a pile di scorta, viti e bulloni che potrebbero tornare utili, biglietti di Natale, santini, preservativi. Il secondo motivo per cui odio le tessere è che sono molto restio a buttarle via, sicché ogni tessera finisce nel grande mosaico del mio disordine spaziale e mentale.

Il terzo motivo per cui odio le tessere è che sopra c'è scritto il mio indirizzo, e che dopo qualche settimana di solito mi arriva a casa un foglio a colori che finirebbe immediatamente nel cestino della carta riciclata se non fosse avviluppato di cellophane, e il tempo che perdo ad aprire il cellophane mi serve tutto a maledirvi, o Signori delle Tessere. Il quarto motivo è che non mi piace il discorso che c'è dietro a molte tessere che faccio. Quando entro in un locale, o in un negozio, o in un cinema, io preferirei sentirmi solo un cliente; ma agli esercenti non basta mai, loro vogliono farmi sentire parte di una comunità, il che, francamente... fino a qualche anno fa pensavo che si trattasse di una particolarità della mia regione, una specie di retaggio sovietico, e mi faceva mancare l'aria; allora mi sono messo a frequentare ragazze di regioni più capitaliste. Così è successo una volta in una regione particolarmente capitalista di entrare in un negozio di camicie; e dopo mezz'ora mi stavano chiedendo l'indirizzo di casa per ricevere la loro newsletter di camicie... insieme alla tessera, ovviamente. Va bene, adesso si chiama “card” e non fa più venire in mente i razionamenti annonari, ma il concetto è il medesimo. A quel punto ho capito che la tessera era trasversale, né di sinistra né di destra, piuttosto al crocicchio in cui il veterocomunitarismo incontrava il turbocapitalismo e insieme in maniche di camicia firmata andavano a bersi una vodka nel circolo arci di prossimità: uniti solo in questo, nella condivisione dei miei dati più o meno sensibili. Esercenti, banchieri, assessori, espiantatori di organi, birrai e cinefili, tutti vogliono il mio indirizzo, tutti hanno un cartoncino per me.

Tutti tranne Veltroni.

Ecco, lui non solo non era riuscito a piazzarmi una tessera del suo Partito (se per questo, neanche i suoi predecessori), ma non ci aveva nemmeno provato. Non solo, se ne vantava anche pubblicamente: faccio un partito senza tessere, diceva, un partito leggero. E devo dire che questa leggerezza non era priva di un suo fascino (specie se paragonata all'immagine di abbandono e consunzione del mio povero portafogli sformato). Però, insomma, dire “partito senza tessere” è un po' come dire “automobile senza ammortizzatori”: i casi sono due; o sei un genio che hai capito come inibire le sospensioni senza tutte quelle componenti che appesantiscono il veicolo, o sei un bambino a cui nessuno ha mai spiegato a cosa servono quegli affari che sono, sì, pesanti, ma necessari. Ma insomma da dove veniva l'idea? Pare che a cominciare a parlare di “partito all'americana, senza tessere” sia stato Giuliano Ferrara. A parte che i partiti americani le tessere le fanno (se vuoi ti personalizzano pure la Mastercard) ma aspettarsi buoni consigli da Ferrara sul Pd non è un po' come chiedere a Erode un parere illuminato sulla puericultura? Sì, però c'è sempre qualcuno che ci casca.

Metti Adinolfi – questo pezzo in effetti è nato da una costola di quello di venerdì, sempre stimolato dalla concezione un po' troppo internettistica che Adinolfi ha di Obama. Insomma, da come scrive sembra convinto che il Partito Democratico americano sia una community di non-tesserati che ogni tanto vanno a congresso più per stringersi la mano che per ratificare quello che hanno già taggato su facebook. Scherzo, eh, ma fino a un certo punto. Io capisco che Adinolfi abbia dei buoni motivi per diffidare del tesseramento, così come lo praticava il suo vecchio partito che, se non erro, era la DC. I Signori delle Tessere esistono: le logiche clientelari esistevano nei DS e sopravvivono alla grande nel PD; e sono responsabili dei brogli che quasi sicuramente sono stati commessi in Calabria e altrove. Tutto vero. Quello che non capisco è la soluzione proposta da Adinolfi o Ferrara: abolire le tessere. Così non ci saranno più brogli? Non ci saranno più logiche clientelari? Quindi era così facile, bastava rinunciare al cartoncino?

Ma scusate, è come togliere i limiti di velocità perché non li rispetta nessuno – e nel frattempo pretendere che la gente rallenti. Mi dite che gli spogli nei circoli calabresi non sono stati limpidi? Vi credo sulla parola. Ma come avete fatto a capirlo? Facile: i tesserati sono risultati più degli elettori. Bene, quindi grazie alle tessere avete capito che ci sono stati dei brogli. Ma se abolite le tessere, la prossima volta come farete a capirlo? La tessera è uno strumento, niente di più. Magari non funziona tanto bene, ma voi non state proponendo di sostituirla con uno strumento più efficace. Voi state pensando di eliminarla e basta: pensate che questo possa impensierire per più di un minuto i famigerati Signori delle Tessere? Secondo me gli semplificate la vita.

A sentirli sembra ovvio che la tessera sia roba vecchia, novecentesca, mentre nel Duemila la gente fa tutto su internet: acquista i viaggi on line, compra le azioni on line, seleziona la classe dirigente on line. Ecco, lo spiegassero ai miei librai, ai miei camiciai, ai miei negozianti, che insistono per ficcarmi in tasca tutti quei cartoncini – ahò, e piantatela, non avete letto Adinolfi? Siete vecchi, vecchi, siete roba Novecento, come i cassettoni della nonna.

“Il 25 ottobre”, scrive, “il popolo del Pd, simpatizzanti ed elettori a cui non si deve più chiedere di pagare una tessera, sceglierà il suo segretario”. Ho ormai maturato una sufficiente esperienza di primarie per sapere cosa mi attende il 25: per esempio so che mi toccherà sbors... ehm, “offrire” qualche euro. La cosa non mi scandalizza: oltre all'occasione di autofinanziamento, è anche l'unica misura che viene effettivamente presa contro abusi e infiltrazioni. È anche probabile che mi chiedano qualche dato personale, tra cui l'indirizzo e mail. Se non l'hanno già – qualcuno glielo deve aver passato, altrimenti non si spiega come fece Veltroni a mandarmi la convocazione per la manifestazione dell'anno scorso. Riepilogando: mi chiedono soldi e mi prendono i dati, con i quali mi manderanno poi le comunicazioni che riterranno utili, però non mi fanno il cartoncino, perché altrimenti sarebbero ancora un Partito Novecento: e invece sono nel Duemila, il millennio in cui dire “abbiamo una mailing list di millantamila nominativi” suona meglio di “abbiamo millantamila tesserati”.

La cosa curiosa è che io, quel cartoncino, lo prenderei. E che diamine, in fondo è solo un cartoncino. In tasca ne ho già una dozzina, di cui uno per gli sconti sul kebab, pensate davvero che sia un problema mettermi quello del PD? Magari se me lo mettessi in tasca mi farebbe sentire un po' più responsabile, un po' più militante. Magari potrebbe risultare una motivazione in più per farmi vedere al circolo (“mi sono tesserato e non ci vado mai...”) e per votare. Insomma io non trovo niente di scandaloso se Bersani e i suoi in futuro otterranno di fare primarie solo coi tesserati: significa semplicemente che chi vorrà votare ritirerà il cartoncino, e amen. Le regioni in cui vige il clientelismo non ne guariranno improvvisamente – in compenso le infiltrazioni saranno un po' più difficili. Ma in generale la differenza sarà molto più sottile di quanto non sembriate credere: oltre a prendere i miei dati e i miei soldini mi rifilerete un cartoncino, tutto qui. Sarà più sottile di quello della palestra e magari mi procurerà meno sconti di quello della libreria, ma non per questo mi precipiterà nel Secolo Scorso. E soprattutto la tessera mi darà una possibilità di iterazione fisica ineguagliabile su Internet: la potrò stracciare, in determinati casi, come per esempio quando i miei deputati non si faranno trovare nel momento in cui c'è da respingere lo scudo fiscale. Certo, su Facebook posso coprirvi di tutte le parolacce che voglio, ma la tessera, stracciare la tessera... vuoi mettere la soddisfazione?

16 commenti:

  1. Purché non sia plastificata, sennò come la stracci? :-)

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  2. leo, la tessera del PD è di plastica... E non si straccia, fidati.

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  3. Una soluzione c'è: dare dati finti. Finto il nome, finto l'indirizzo, falsificati i dati socio-demo... Così "loro" sono contenti e a noi non si riempie la casella della posta (reale e virtuale).
    Per quanto riguarda la tessera del PD che ho siottoscritto ai primi di luglio per soli 50 euro, credo che la infilerò nel bidone della plastica. Ma prima di fare raccolta differenziata, aspetto di sapere come si differenzierà il segretario.

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  4. La tessera della donazione degli organi io ce l'ho sempre. La tengo dentro la carta d'identità, insieme ad una fotocopia della lettera con cui il parroco prende atto del mio sbattezzo e mi segnala che sono escluso dai sacramenti: sai mai che mi succede qualcosa per strada, e prima di espiantarmi gli organi mi danno l'estrema unzione.

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  5. io sono d'accordissimo con leonardo e con bersani.

    se il circolo del tennis di vattelapesca deve eleggere il suo segretario, partecipano all'elezione i soci del circolo del tennis di vattelapesca, e non tutti gli appassionati di tennis.

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  6. Ciao Carlo M
    Si, infatti
    speriamo anche che il PD prenda il voto solo dei tesserati e non quelli di quello che si soleva chiamare "elettorato".

    Così completiamo il passaggio da partito pesante, via partito leggero, al nulla assoluto.

    Andrea

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  7. Oltre il disgusto per lo scudo fiscale, non so come poter votare un partito "di sinistra" a cui la linea in materia di lavoro la detta Confindustria. A proposito di precarietà e dintorni Marino ha detto che bisogna arrivare al contratto unico, eliminando così la precarietà (come le due cose siano collegate non ha la bontà di spiegarlo) e poi via con l'abolizione dell'art. 18.
    Il contratto unico è la richiesta di Confindustra cui CISL e UIL hanno deciso sostanzialmente di aderire e la CGIL no. E questo salvatore della patria (Marino) aderisce anche lui. Bastano i diritti civili a farne un candidato in grado di portarci verso un'Italia diversa? Davvero ci bastano?
    Ci stanno ubriacando tutti. E sembra che ci piaccia pure. Gin lane...

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  8. Grazie del pezzo leonardo! Purtroppo molti allocchi beccano alla grande sulla questione tessere. Poi, sulla buona fede di Adinolfimario nel dire ciò che dice, io non ci giurerei, ma è una mia sensazione. Del resto anche un bimbo capirebbe che un PD senza tessere non è che Forza Italia con una brava persona come leader.

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  9. Veltroni ha visto troppi troppi troppi film americani.
    Io avrei voluto prendere la tessera del PCI, come mio padre e mio nonno comunisti di ferro in una regione da DC 70%, ma non ho fatto in tempo, si era già avviato al macero dove finalmente è giunto. Le loro le conservo però, e mi bastano quelle.
    Comunque se vince Marino una chance al PD gliela darò ancora...

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  10. non è cellophane, è polietilene.

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  11. Veltroni, nel suo sogno di partito all'americana, si era dimenticato che nelle primarie USA un certo filtro c'e' sempre: gli elettori, quando si registrano per votare qualsiasi cosa, dichiarano se sono "R" o "D", e a seconda di come si dichiarano verranno ammessi alle specifiche primarie "R" o "D" quando viene l'ora. Gli stati in cui questo non succede sono pochissimi, generalmente rurali e spopolati.

    In Italia uno non deve (ancora) dichiararsi "di destra" o "di sinistra" quando va a fare la carta d'identita'. Ergo, la vecchia tessera rimane il modo migliore di "scremare" il tuo elettorato di riferimento dai casinisti/infiltrati, che ci sono sempre (anche negli USA).

    In un'ottica di "lotta di classe", sarebbe bello usare la dichiarazione dei redditi... primarie separate sopra i 3000 euro al mese. Il vincitore della fascia "alta" fa il candidato premier, il vincitore della fascia "bassa" fa il ministro delle finanze (in una sorta di "ticket" all'inglese). Cosi' ognuno e' libero di votare i propri interessi senza farsi abbindolare dalle questioni laterali (laicita', diritti civili etc) che possiamo lasciare tranquillamente ai ricchi intellettuali.

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  12. GiacomoL la tessera dovrebbe farla chi decide di essere il supporter attivo di un partito, non l'intero elettorato (potenziale). Sarebbe buono avere un database a esclusione (Se hai votato per uno non puoi votare per l'altro)non fosse che il PdL non ha bisogno di primare per stabilire il camdidato premier.

    La storia del reddito poi magari è una battuta... se sei serio non regge, sia perchè in Italia moltissimi professionisti (avvocati ecc... sono per reddito dichiarato sotto la soglia di povertà.

    Poi, facendo un discorso opposto al tuo potrei dire (da emigrante con lavoro temporaneo e famiglia a carico) che secondo me è più basilare che le fondamenta della società siano nelle mani di un "liberal", piuttosto che l'economia.

    L'economia è fatta sempre dai poter economici e ormai da decenni l'approccio sociale è stato abbandonato in Italia.
    D'altronde il popolo ha abdicato a decidere per i propri interessi proprio quando ha iniziato a votare partiti che facevano palesemente la rappresentanza per grossi gruppi industriali (che siano Agnelli, DeBenedetti o Berlusconi).

    Non è colpa loro se ci siamo arenati in questa secca, ma nostra. Abbiamo sempre preferito i grossi movimenti politici (che per essere grossi hanno bisogno di tanti soldi... e i soldi vengono da... indovina?) alle piccole iniziative. I piccoli hanno avuto fortuna solo in ambiti locali.

    La Lega fa un pò quello che dici tu, ma non così tanto visto che non glielo lasciano fare e loro non ci tengono poi così tanto.

    L'idea che la gente voti i propri interessi economici è ormai stata divelta da decenni di elezioni democratiche. La gente vota (la maggioranza almeno) quasi sempre per pesone carismatiche. E' il fallimento della democrazia rappresentativa, almeno su larga scala.

    Un sogno da cui ci sveglieremo temo troppo tardi
    Andrea

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  13. Caro Leonardo, io continuo a condividere alcuni dei tuoi post sul mio profilo in fb: non è un problema vero?

    Ci sei pure tu su facebook? come ti rintraccio?

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  14. Certo che non è un problema. (Prima o poi dovrò scriverlo più chiaramente: si può copiare, linkare, sceneggiare, qualsiasi cosa: basta citare la fonte e non lucrarci su).

    Su facebook ci sono (vedi indirizzo qui di fianco), ma sono una noia tremenda, lascia perdere

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  15. Il simbolo dei democratici americani sul loro tesserino sembra un feto nella pancia della mamma. Comunque dai, non ci crede nessuno che hai una tessera della palestra.

    M.B.

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