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lunedì 2 maggio 2011

Mentre il Santo Padre "dorme"

Ma ci pensate se un Papa (non necessariamente questo) si mettesse a letto e non si riuscisse a svegliare più? Cosa succederebbe? Dai, pensiamoci.


Il paradosso del Papa in coma (H1t#73) è on line sull'Unità.it e si commenta laggiù (sì, in realtà doveva chiamarsi Paradosso del Papa in Stato Vegetativo Persistente) (non suonava così bene).

Stavolta, più che una teoria, ho un paradosso. Cosa succederebbe se un Papa, non un Papa che conosciamo, un Papa qualsiasi da qui all'eternità, in seguito a un incidente o a una malattia, cadesse in uno stato vegetativo persistente?

Il calvario di Giovanni Paolo II, da ieri ufficialmente Beato, ci lascia immaginare che tutto accadrebbe sotto i riflettori dei media. Non si tratta di un semplice dettaglio: a questo Papa ipotetico sarebbe sottratta del tutto la possibilità di trovare una dolce morte lontano dai riflettori, come capita probabilmente tutti i giorni a tanti sofferenti, anche cristiani, con il tacito assenso di un prete che impartisce l'estrema unzione, e al momento giusto si volta e guarda altrove. No, a questo Papa toccherebbe il destino di Eluana Englaro, elevato alla massima potenza: la sua agonia diverrebbe sin dall'inizio cosa pubblica, argomento di conversazione e di speculazione filosofica e teologica; nel frattempo, l'unica autorità religiosa che potrebbe imporre il suo punto di vista sulla faccenda resterebbe di fatto vacante. Per mesi, forse anni, persino decenni: nessuno certo si attenterebbe in questo caso a staccare un sondino naso-gastrico (chi oserebbe far morire il Papa di fame?)

Mentre il Santo Padre, direbbero i vaticanisti, “dorme”, e la Curia si interroga sul da farsi, la scienza medica non si fermerebbe. È lecito immaginare che nel prossimo futuro il progresso medico allungherà la vita un po' di tutti, ma soprattutto dei pazienti più facoltosi. A un pontefice, ancorché in coma, non si potrebbero negare le cure più avanzate e costose (molti fedeli sarebbero disposti a svenarsi per la sua salute). Ma ipotizziamo che, malgrado tutte le cure, lo stato vegetativo persista negli anni. Cosa accadrebbe?

Aggiungiamo un po' di fantascienza, solo per amor di paradosso. Secondo alcuni futurologi l'immortalità non è poi così lontana. Certo, il giorno in cui si riuscisse a trovare il modo di bloccare l'invecchiamento delle cellule, o rigenerarle, ecc.... questa cosiddetta “immortalità” rimarrebbe probabilmente un procedimento molto costoso. Ma sarebbe ancora, in qualche forma, una cura. Potrebbe un Papa scelto da Dio sottrarsi a una cura? Un Papa in coma non potrebbe, neanche se lo volesse, dal momento che sarebbe appunto in coma. Nessun altro, nemmeno il più insigne porporato, potrebbe decidere al posto suo, chiedendo in pratica la morte del Papa. Insomma, un ipotetico pontefice in coma potrebbe diventare il primo uomo virtualmente immortale. Senza volerlo, ma senza che nessuno possa evitarlo. Oppure.

Oppure, in qualsiasi momento, un membro della Curia potrebbe farsi venire in mente una di quelle frasi a effetto che sapeva trovare il Beato Giovanni Paolo II – più precisamente l'ultima: “Lasciatemi tornare nella casa del padre”. In quelle parole molti biechi laicisti (me compreso) vollero vedere un cedimento dottrinale: il Papa moribondo, ma ancora in pieno possesso delle sue facoltà intellettive, non usava la poca voce che gli restava per chiedere aiuto a Dio, ma si rivolgeva con quel “voi” agli umani che ancora si ostinavano ad accudirlo e curarlo, perché lo lasciassero andare. Dunque l'uomo può scegliere? La vita è un dono che si può, entro certi limiti, rifiutare?

È un cedimento che si perdona volentieri a un uomo in fin di vita, e che contiene in nuce il paradosso di quella ideologia della Vita che Wojtyla ha innestato nel vecchio tronco della Chiesa cattolica. Pur affidandosi a Dio, è a un uomo che Wojtyla ha dovuto sussurrare “lasciatemi”. La sua Chiesa ha riconosciuto volentieri i progressi della scienza medica, che già oggi rendono possibile prolungare l'agonia di persone in condizioni cliniche disperate. Eppure, man mano che la scienza allunga un po' di più la vita, la morte diventa qualcosa di sempre più simile a una scelta (ciò che entro certi limiti è sempre stata, come ci ricorda la Chiesa stessa, che ha popolato il calendario di martiri). Al netto di incidenti e catastrofi, in futuro toccherà sempre più spesso a noi decidere se vogliamo morire o no. Può darsi che in vece nostra decida lo Stato, o più probabilmente l'economia, come in parte succede già: morirà chi non può permettersi le cure. Ma un Papa potrà mai dire di no alle cure? Le ultime parole di Giovanni Paolo II – da ieri ufficialmente Beato – sembrano una risposta eloquente.http://leonardo.blogspot.com