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lunedì 18 luglio 2011

Un popolo di eroi


Siamo noi, ovviamente, gli eroi che salveranno la baracca anche stavolta. Fosse la volta buona, almeno (H1t#82 sull'unita.it, si commenta laggiù).

Ho trovato questo messaggio, che volentieri pubblico:

“Buongiorno, Presidente. Chi le scrive non ha nessuna importanza. Diciamo che sono uno dei milioni di contribuenti onesti di questo Paese.

Uno di quelli che lavora – finché lavoro ce n'è – senza lamentarsi troppo, e non evade le tasse, perché non può, o magari non vuole: pensi che c'è gente che paga ancora persino il canone Rai; ecco, io sono tra questi. Non creda che io lo faccia perché mi piace la Rai. Non so nemmeno io più perché lo faccio. Forse perché quando si è eroi, bisogna esserlo fino in fondo, e Presidente, in questi giorni ho finalmente compreso questa semplice verità: io sono un eroe. Sono il cavaliere senza macchia e senza paura che anche stavolta salverà l'Italia, salverà la moneta unica europea, salverà la faccia ai miei rappresentanti: sono io.

Pagherò tutto io, per gli anni di vacche grasse che ho visto molto da lontano; pagherò ticket e superbolli mentre metto da parte per le vacche magre che invece all'orizzonte si distinguono già benissimo; ma non importa, tanto ci penso io. Sono il nuovo Robin Hood che ruba a sé stesso per dare ai poveri, ma anche ai ricchi che hanno paura di rimetterci qualcosina del loro; senza dimenticare una mancia generosa per lo sceriffo di Nottingham che senza di me non saprebbe dove sbattere la testa. Faccio tutto io, come mio padre vent'anni fa, come suo nonno che si cavò il sangue con la quota novanta. Come vede vengo da una stirpe di eroi. Tutti ignoti, come me.

In cambio non chiedo certo un monumento. L'unica cosa che pretendo, Presidente, è che tra dieci, tra vent'anni, a mio figlio non sia chiesto lo stesso sacrificio. A lui almeno vorrei fosse concesso il diritto di scegliere, se essere eroe o vivere una vita normale in un Paese non più sull'orlo del baratro. Ma affinché questo succeda, Presidente, occorre che Lei e i suoi uomini si levino di mezzo. Mi spiace, perché Lei mi sembra una brava persona e onesta; ma il sistema politico che rappresenta è marcio alle radici, e probabilmente lo sa. Come sa che noi eroi ignoti non sopporteremo un solo giorno di più lo spettacolo dei privilegi di cui gode la casta dei governanti che ha portato il Paese allo sfascio.

Sciolga le camere, Presidente, indica le elezioni, e lasci che noi eroi ignoti completiamo l'opera – abbiamo salvato il bilancio, salveremo anche la democrazia, se merita d'essere salvata. Ma bisogna farla finita con la politica, con questa politica. Non abbia paura del caos: qualsiasi caos è preferibile agli uomini che ci hanno portato a questo ennesimo disastro. Chiunque verrà dopo di loro, non potrà che essere migliore – persino quell'Umberto Bossi, con quel piglio barbarico, se andasse al potere non potrebbe che fare del bene. Certo, taglierebbe molti uffici inutili, molti enti assurdi, molte teste; tanto meglio. Ma ancora meglio di lui potrebbe fare un imprenditore, uno dei pochi che dal niente è riuscito a mettere insieme un solido impero economico: uno come il cavaliere Silvio Berlusconi, insomma, il fondatore della Fininvest. Se solo accettasse di candidarsi...”

(Fax trovato in una bottiglia al largo di Marina di Ravenna, domenica 17 luglio. Anche se manca la data, tutto lascia supporre che sia stato scritto 19 anni fa, nell'autunno del 1992, mentre il governo presieduto da Giuliano Amato fronteggiava la svalutazione della lira varando la finanziaria “lacrime e sangue” da 93.000 miliardi di lire. Onore all'eroe ignoto, a tutti gli eroi ignoti. Ma beati anche i Paesi che sanno farne a meno). http://leonardo.blogspot.com