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martedì 17 luglio 2012

Per sposarsi ci vuole pazienza

Tra qualche giorno l'onorevole Paola Concia festeggerà con la sua partner l'anniversario di quello che tanti qui sulla stampa italiana hanno chiamato matrimonio, e che matrimonio esattamente non è: per la legge tedesca si tratta di Eingetragene Lebenspartnerschaft, "convivenza registrata". Si tratta ormai di una distinzione puramente formale, da quando (ottobre 2009) la Corte federale ha riconosciuto ai conviventi registrati omosessuali tutti i diritti e i doveri dei coniugi. Ma se questa forma di convivenza comporta tutti gli onori e gli oneri di un matrimonio, perché non dovremmo chiamarlo così? E infatti lo chiamiamo così, anche in Italia, e ci lamentiamo che non esista un equivalente nella nostra legislazione: ce ne lamentiamo soprattutto durante e dopo le riunioni del PD, il partito dell'onorevole Paola Concia.

Ce ne lamentiamo a ragione: sui diritti delle coppie omosessuali siamo molto indietro rispetto ai Paesi più avanzati. Quanto indietro? La sentenza della Corte federale tedesca, abbiamo visto, è del 2009. Le "convivenze registrate" esistevano già, dal 2001, ma non riconoscevano il diritto di adozione congiunta. Una notevole differenza. Che a un certo punto è sembrata insopportabile ai tedeschi, e alla loro Corte federale. Però non ci si è arrivati in un giorno. C'è stato un processo graduale: prima si è ammessa una forma di convivenza per partner omosessuali che non dava gli stessi diritti del matrimonio (ed era già il 2001); poi ci si è accorti che questa convivenza di serie B era una discriminazione, e si è rimediato alla cosa (intanto si era fatto il 2009); ancora ci si trattiene dal chiamare il "matrimonio" col suo nome, ma a questo punto è ormai un dettaglio. Raccontata in tre righe sembra senz'altro più semplice di quanto dev'essere stata per i gay tedeschi che hanno convissuto in questi anni: ma almeno la storia ha un lieto fine, oggi hanno gli stessi diritti degli etero. Possiamo fare la stessa cosa in Italia?

Sembra di no. Da una parte chi di coppie gay non vuole sentir parlare (ma sono sempre meno); dall'altra chi vuole il matrimonio subito, la parità subito, e considera tutto il resto un compromesso inaccettabile. In mezzo, ovviamente, il PD... (continua sull'Unità, H1t#136).

 In mezzo, ovviamente, il PD, che sconta in materia una sorta di peccato originale. Non è un partito socialdemocratico, come il PSOE di Zapatero o il PSF di Hollande (che pure al matrimonio c’è arrivato per gradi, dopo un lungo percorso di accettazione dei patti civili di solidarietà, una campagna cominciata negli anni Novanta). Non è un partito euroliberale o “compassionate conservative”, tutte etichette di cui poi bisognerebbe verificare il senso. È, banalmente, un partito di centrosinistra italiano con un robusto innesto di cattolici, che su tante altre materie hanno punti di vista sovrapponibili, ma sul matrimonio e soprattutto sulla famiglia mantengono i cosiddetti valori non negoziabili. Tutto questo non è una novità e non dovrebbe più stupire nessuno.
Considerata la situazione, l’ordine del giorno dell’assemblea del PD che chiedeva un impegno per il riconoscimento delle unioni civili poteva sembrare un buon compromesso: forse il massimo che si può chiedere per ora a questo partito e non a un altro. Non è la parità subito, come in Spagna: del resto il PD non è il PSOE. Ma potrebbe essere un gradino importante, come fu il PACS in Francia nel 1999 (e non fu facile arrivarci), come le Lebenspartnerschaft in Germania nel 2001. Se l’anno prossimo una maggioranza parlamentare guidata dal PD riuscisse a farlo passare, significherebbe che l’Italia è, in questa materia, 12 anni in ritardo rispetto alla Germania. Sono tanti? Sì, tantissimi. Ma non è che possiamo far finta che un ritardo non ci sia, non soltanto a livello di legislazione, ma di mentalità. E non è un ritardo irreparabile: nulla ci vieta, una volta che ci siamo mossi, di bruciare la tappa successiva. Probabilmente la classe dirigente di estrazione cattolica del PD è sul tema più conservatrice della base che crede di rappresentare. E comunque non esiste solo il PD: se Fini, Di Pietro, persino Grillo – al netto delle battute e dei giochi di sponda – sono interessati, una maggioranza trasversale sull’argomento si potrà costruire. Ma più di tutto a mio avviso conterà l’effetto normalità: quando finalmente anche in Italia avremo coppie omosessuali normali, ci accorgeremo, tutti, che non ha senso considerarle di serie b. Ci vorrà qualche anno in più, ma in più di cosa? Litigare sugli ordini del giorno accelera in qualche modo il riconoscimento dei diritti alle coppie gay?
Ivan Scalfarotto, che in seguito si è lamentato della “caciara” scatenata all’Assemblea PD, aveva poche ore chiesto di votare un ordine del giorno sul matrimonio gay spiegando che il PD “non ha nulla da invidiare ai più grandi partiti socialisti e socialdemocratici di tutta Europa” (applausi). Lo dico con rammarico: non credo sia vero. Pensare che il PD possa avere sull’argomento una posizione avanzata quanto quella di PSF o PSOE o New Labour è un errore tattico, che non va commesso nemmeno con le migliori intenzioni al mondo – e sono convinto che quelle di Scalfarotto lo siano. Non è che il PD non si possa cambiare, e senz’altro si può cambiare il Paese, ma serve un po’ di tempo. Il tempo che abbiamo tutti perso negli ultimi vent’anni. http://leonardo.blogspot.com

39 commenti:

  1. Personalmente ritengo che l'introduzione di una qualche forma di unioni civili a partire dal 2013 sarebbe una cosa ottima; qualcuno si lamenterà che bisognerebbe fare di più subito, ma il meglio è nemico del bene e un uovo oggi è meglio di una gallina domani.
    Spesso i veri nemici delle riforme sono coloro che pretendono tutto subito, additando come pericolosi reazionari coloro che procedono per gradi; ricordo che anche Filippo Turati fu accusato di tradire gli interessi del proletariato semplicemente perché alla rivoluzione pura e semplice aveva preferito strappare piccole conquiste sociali (assai concrete e con ricadute immediate)in parlamento.

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    1. esistono dei limiti, oltre il quale ciò che si propone come bene è niente, solo una foglia di fico per nascondere la verita (vedi i DICO di Uliviana memoria)

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  2. Caro Leonardo,
    io nel 1999 (quando ho comprato il mio primo album, Post Orgasmic Chill) e nel 2001 (scoperta dei Muse) sarei stata d'accordo con te. Nel mezzo c'è il Duemila, il gay pride a Roma, Rutelli che vuole fare il presidente del consiglio e quindi discute di patrocini, percorsi e chissapiù cosa.
    In quegli anni lì io stavo fra medie e liceo, esisteva la Margherita e Rosy Bindi sui gay la pensava più o meno come oggi. In America governava l'ex ubriacone redento e le Torri Gemelle erano ancora in piedi, per dirne una banale.
    Nel 2001, dicevo, io pure la pensavo come oggi ma mi sentivo molto radicale a farlo. Nel 2012, invece, un Mitt Romney qualunque può dichiararsi a favore dell'adozione da parte di coppie gay, ma agli elettori del PD toccano vagheggiamenti di belle parole e poche promesse concrete.
    L'argomento per cui chiedere di più serviva solo a non ottenere nulla ha imperato praticamente per una generazione, senza che peraltro si siano visti i risultati parziali più volte ventilati. Davvero, qui ed ora, non si può spostare almeno il dibattito un gradino più in là?

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  3. @ Leonardo...
    Io penso sia ora di finirla col pretendere che noi gay (e lesbiche) mettiamo in stand by perenne le nostre vite, le nostre esigenze, il nostro bisogno urgente di ottenere quell'eguaglianza che ci spetta e che già dovremmo avere sin dalla nascita... col pretendere che noi gay accettiamo passivamente di vivere anni e anni, interi decenni, delle nostre vite (e evidenzio che anche noi gay viviamo una volta sola!) venendo privati della dignità e delle libertà civili che sarebbe nostro diritto goderci ORA, senza aspettare di avere, che so, 70 o 80anni quando oramai cose come avere dei figli con l'adozione o la procreazione assistita non saranno più possibili per ovvi motivi legati all'età, quando oramai si sarà vissuta un'intera giovinezza o un'intera vita di privazioni e dignità negata.
    Io, gay, ho il sacrosanto diritto di vivere ORA con la dignità e i diritti che mi spettano. E' già stato orribile esserne stato privato per tutta l'adolescenza e per altri svariati anni... non ritengo giusto dover accettare o anche solo tollerare di vivere altro tempo senza le libertà civili, senza il rispetto che mi è dovuto, senza che la mia dignità venga rispettata.
    Uno Stato che mi considera e mi tratta da indegno del matrimonio civile, da degno al massimo di un suo scimmiottamento, non è uno Stato che mi rispetta. E' uno Stato che mi considera e mi tratta da persona inferiore. Questo, mi si permetta, non è un dettaglio.
    Vengano create pure nuove modalità di unione... in favore di tutti i conviventi che non desiderano sposarsi... eterosessuali e non... per carità... ma non si pensi che legiferare sulle coppie di fatto esenti dal dovere di garantire a me e a tutti quei milioni di gay come me, l'eguaglianza cioè la fine dell'esclusione dal matrimonio civile e dalla possibilità di diventare papà assieme all'uomo che amo.
    Per quanto riguarda il discorso Germania... non mi risulta che i partner registrati possano accedere all'adozione congiunta di minori (ad oggi possono accedere solo alla step child adoption in vari casi), né che siano trattati in modo del tutto paritario in vari altri ambiti rispetto a chi è considerato degno del matrimonio vero.
    La Camera Bassa del Parlamento tedesco, giusto qualche giorno fa a fine giugno, dopo ben 11 anni di confinamento dei gay nello scimmiottamento del matrimonio vero, ha bocciato sia l'abrogazione di tale confinamento quindi l'estensione del diritto al matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso sia una proposta che prevedeva una completa parificazione nei vantaggi legali tra partner registrati e coniugi. E questo nonostante la maggior parte delle forze politiche della Camera Bassa si dichiarino laiche e progressiste (fdp cioè i liberali, sdp, verdi, die linke). Questo giusto per sottolineare che non è così tanto automatico che, fatto un passo, si possono bruciare le tappe successive... anzi, giusto per evidenziare che il principale effetto di unioni-ghetto come la Partnerschaft tedesca è quello di permettere agli omofobi di dire e ripetere ai gay per anni e anni "voi gay le nozze le avete già, non rompeteci con questa storia del matrimonio propriamente detto".
    Il fatto che l'Italia è in forte ritardo non autorizza minimamente la politica italiana a comportarsi come se fossimo ancora negli anni '90 quindi a mettersi a garantire diritti a scaglie, l'eguaglianza in piccole briciole... esponenti politici seri, partiti politici seri, degni di questo nome, troverebbero in questo enorme ritardo unicamente una ragione in più per sbrigarsi a garantire eguaglianza in diritti e in dignità il prima possibile e nel modo più pieno possibile. Con tanto di sentite scuse per l'assenza totale di diritti e riconoscimenti in cui hanno costretto la popolazione omosessuale a vivere fino ad adesso, all'anno del Signore 2012.

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  4. A sentire i commenti sembra che le alternative in ballo siano fra matrimonio omosessuale e surrogato.
    Se effettivamente la scelta fosse fra il matrimonio omosessuale e un suo surrogato credo che tutti saremmo dalla parte del matrimonio vero.
    Purtroppo la scelta è fra lo ZERO e un surrogato e chi rigetta il surrogato perché non abbastanza sembra essersi dimenticato che buona parte del ceto politico di centrodestra è dominato dai vari giovanardi.
    Un po' lo stesso atteggiamento di chi nel 2001 decise di punire il centrosinistra che era stato troppo timido non andando a votare: in quell'occasione vinse Berlusconi, ma i virtuosi astensionisti sostenevano che tale esperienza avrebbe purgato il paese dai troppo moderati DS e finalmente avremmo avuto un vero governo di sinistra. Non mi sembra che abbiano avuto molto successo con tale atteggiamento, semmai il paese si è spostato ancora più a destra.
    Lo stesso oggi chi rifiuta le unioni di fatto sta facendo il gioco di chi è contrario al matrimonio omosessuale.

    Insomma, il solito scontro secolare fra minimalisti e massimalisti, dove i massimalisti invece di prendersela coi loro veri nemici accusano i minimalisti di alto tradimento.

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    1. @ Claudio VdA...
      Nessuno, ma proprio nessuno, tra i gay e i progressisti in generale, rifiuta o boicotta il riconoscimento delle unioni di fatto. Nella maniera più assoluta.
      In vita mia ho visto solo e unicamente personaggi come Rosy Bindi opporsi a tale riconoscimento... vedi il no che Rosy Bindi ha sempre detto alle ipotesi di istituire il Pacs, vedi la sua ferma intenzione ancora oggi nel 2012 di ridurre qualsiasi documento sulle unioni civili a un documento stile ex Programma dell'Unione... o meglio: stile di.co.... cioè su singole persone in coabitazione e non su coppie da riconoscere e tutelare anche tramite contratto pubblico di unione (Pacs, Cus, ecc).
      Quello del riconoscimento delle unioni di fatto -etero ed omosessuali- è un argomento sacrosanto che lo stesso movimento gay di questo Paese ritiene debba essere portato avanti... c'è scritto persino nel documento politico del Pride nazionale che si è appena svolto a Bologna.
      Il punto della questione che abbiamo davanti è che spesso in questo Paese il tema unioni di fatto viene trattato in modo medievale -vedi quello che ho appena detto su Rosy Bindi- e, soprattutto, non "in aggiunta" ma "al posto" del tema matrimonio... il punto della questione che abbiamo davanti è che talvolta tramite i discorsi più svariati sulle unioni di fatto si cerca di far digerire a noi gay la prospettiva oltremodo assurda, omofobica e umiliante, sicuramente improponibile nel 2012, di essere confinati in uno scimmiottamento-ghetto del matrimonio, scimmiottamento-ghetto che per sua natura ci allontanerebbe anni e anni dalla conquista del matrimonio vero, che ci marchierebbe come degni al massimo di un matrimonio che alla fine vero matrimonio non è, in puro stile "separate but equal"... quindi in puro stile apartheid.
      Non stiamo esigendo nient'altro rispetto a ciò che ci spetta e che dovremmo già avere da sempre; niente di più e niente di meno; non vogliamo imporre a nessuno di sposare una persona del proprio sesso... non esigiamo benedizioni o sacramenti... tanto meno esigiamo che qualche prete o vescovo venga costretto dalle leggi a sposare fidanzati dello stesso sesso... quello che vogliamo è semplicemente di poter vivere avendo la stessa dignità e le stesse libertà civili che hanno da sempre tutte le altre persone. E' assurdo e, dico la verità, assai irritante che ci si inviti perennemente a pazientare (e pazientare, e pazientare, e pazientare,...) per questa cosa così elementare, soprattutto visto che -ripeto- anche noi gay, come gli etero, viviamo una volta sola; non possiamo aspettare di essere anziani per portare avanti i nostri progetti di vita, per poter vivere vedendo la nostra dignità rispettata e non dileggiata ad ogni pie sospinto, per sposarci e diventare papà, mettere su una famiglia.

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    2. Justin, stai "esigendo"... da chi? Chi è che si dovrebbe piegare alle tue esigenze, giuste o sbagliate che siano?

      Sarebbe interessante se dal solito discorso "noi vogliamo" "noi esigiamo" si passasse a una banale indicazione sugli strumenti per ottenere questi diritti, che è quella che si cercava di dare qui sopra. Andare per gradi, come in Germania o in Francia. Tu dici che non va bene perché sei stanco di pazientare. Hai quindi in mente una via più breve? Pensi che la "caciara" dell'altro giorno abbia sbloccato in senso positivo la posizione?

      Perché i discorsi "noi vogliamo", "noi esigiamo", giusti o sbagliati che siano, non accelerano nessun processo. Ti lamenti che ti si inviti a pazientare, ma io non sto invitando nessuno a pazientare: sto indicando una via impegnativa che però secondo me è anche la più breve. Se ce ne fosse una più breve ancora, preferirei.

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    3. @ Leonardo... è un'eternità che siamo passati all'indicazione degli strumenti... primo strumento di cui stiamo parlando: il matrimonio civile, unica via per realizzare l'eguaglianza; altro strumento: una regolamentazione delle coppie di fatto eterosessuali ed omosessuali che non si limiti a trattare di singole persone in convivenza ma che contenga anche un contratto pubblico attraverso cui i conviventi non matrimoniali possano ufficializzarsi, vincolarsi in maniera alternativa rispetto a quella classica nuziale.
      E' oltre un decennio che il nostro Paese discute di queste cose, e di questi cosiddetti strumenti atti a risolvere le 2 questioni in campo.
      Io, in riferimento all'argomento eguaglianza, dico "voglio" ed "esigo"... sì... perché l'eguaglianza è qualcosa che mi spetta, che già dovrei avere da sempre, un qualcosa che chi di mestiere legifera ha il preciso dovere di garantirmi. Non tra decenni, non quando ormai sarò vecchio e quindi non me ne potrò fare più nulla... ma adesso. Ora.
      Non accetto discorsi volti a cercare di farmi digerire l'idea assurda e omofobica di un'eventuale segregazione in una unione-ghetto... dato che mi spetta l'eguaglianza, non l'apartheid, non l'umiliazione pubblica del confinamento in un matrimonio che alla fine vero matrimonio non è; se si vuol parlare di unioni civili e discorsi similari si faccia riferimento al tema delle coppie di fatto, etero ed omosessuali... non si cerchi di mischiare impropriamente con questo tema il tema dell'eguaglianza, che ha come unica via l'inclusione nel matrimonio civile.
      Detto questo, non sostengo alcuna caciara, nemmeno quella di ieri... volere l'eguaglianza rifiutando le ipotesi di separate but equal non significa sostenere caciare.

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    4. @Leonardo: io vorrei dal governo del mio paese che riconosca agli omosessuali gli stessi diritti di vivere una vita di coppia che vengono riconosciuti agli eterosessuali.

      Io tuttavia ESIGO dal partito politico che voterò, che lui si batta con tutte le sue forze affinchè il governo del mio paese riconosca ecc. ecc.

      La differenza a me sembra chiara. Io non voterò mai un partito che sull'argomento fa solo vaghe e generiche promesse.

      Vero che tra 0 e 100 esistono tanti numeri, ma questo non deve impedirmi di chiedere 100, e continuare a chiedere 100 anche se ottengo 99, e non dire bè, visto che 100 non me lo daranno mai, chiedo 10, poi ottengo 1 e devo anche essere contento

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  5. Caro Leonardo
    tu hai ragione
    Infatti non ci vuole né una legge sui matrimoni civili (che già c'è, il matrimonio civile) né una legge sul matrimonio omosessuale.

    Ci vuole solo una legge, che non nomina i matrimoni o le unioni, che dice che nessuna persona può essere discriminata per il suo sesso o il suo genere (va beh, sicuramente si può scrivere meglio, ma il succo dev'essere altrettanto semplice).

    Dopo aver accettato questo principio semplicissimo, nessuno potrà più distinguere un matrimonio omosessuale da uno etero. Perché una persona è una persona, indipendentemente dal genere, sesso, o come vogliamo chiamarlo.

    Le cose sono quasi sempre semplici (cit.)

    Andrea Campisano

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    1. Mi spiego meglio... se accettiamo il concetto che le leggi si applicano a persone indipendentemente dal loro genere o sesso, allora dire che il matrimonio è istituito tra "un uomo e una donna" (o viceversa) decade automaticamente di significato, perché la cosa contraddirrebbe (uh?) il fatto che il genere ed il sesso non possono essere delle discriminanti.

      Forse si capisce meglio così (forse eh)

      Andrea Campisano

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    2. @ Andrea Campisano...
      Il discorso che fai è validissimo; non fa una piega.
      Purtroppo, però, quelli che continuano a negare ai gay il matrimonio civile sostengono con fermezza -e anche in tale ipotetico scenario continuerebbero a sostenere con fermezza- che negare ai gay il matrimonio civile non significa discriminare né per sesso, o genere, né per orientamento sessuale. Loro sono -e anche in tale scenario continuerebbero ad essere- disposti ad arrampicarsi su qualsiasi specchio pur di cercare di giustificare il loro no ai matrimoni omosex.
      L'unica riforma in grado di garantire ai gay il matrimonio civile è quindi una riforma dello stesso tipo di quella approvata in Spagna 7 anni fa, dello stesso tipo di quella che sta per essere approvata in Francia, ecc ossia una riforma che modifichi i vari articoli del Codice Civile che disciplinano l'accesso al matrimonio civile di modo da sostituire espressioni connotate sessualmente come "il marito e la moglie" con espressioni generiche dal punto di vista del genere ("gli sposi", "i coniugi") ergo di modo da farli divenire applicabili a coppie di qualsiasi composizione sessuale.

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  6. Volpi Neanche tanto sottilmente state già dicendo che se le unioni civili daranno meno diritti del matrimonio la comunità gay non dovrebbe lamentarsi. E persino scrivi che non ci sono coppie gay normali in Italia. Qua vedo solo politici senza spina dorsale che vogliono imporre ai gay una trafila degradante come coi dico

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  7. Quindi, se 2+2 fa quattro, siccome i palestinesi non hanno mai avuto uno straccio di stato, ed ora in dieci anni hanno ""ottenuto"" Gaza ed un'autorità (farlocca, ma attenzione: internazionalmente riconosciuta) che controlla qualche brandello di West Bank, allora per i prossimi 5 o 6 anni nessuno rompa più i coglioni con la questione arabo-israeliana. Strategicamente, s'intende - o tatticamente?, la differenza mi sfugge...

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  8. lascio un commento qui perché sull'unità ci sono dei commenti deliranti...
    il discorso che fai, leonardo, è interessante ed espone il nocciolo della questione sui diritti dei gay
    - andare per piccoli passi? (naturalmente si tratta di mettere il primo mattoncino e poi metterne sopra degli altri fino ad arrivare alla parità completa - qualunque cosa voglia dire - ma anche casini & gli altri sanno che esiste questa possibilità e infatti cercano di ostacolare il minimo progresso)
    - andare per strappi? (come ha fatto zapatero? che ha fatto sì la legge sulle unioni civili ma ha portato la spagna al disastro e ora a rimediare il disasto c'è un governo di destra, che magari se e appena ne avrà voglia potrà abrogare o modificare)
    quel che non si tiene conto è semplicemente che le idee sui gay sono variegate. personalmente ritengo che chiunque si debba poter sposare con chiunque (indipendentemente se ci si tromba o meno)
    naturalmente quando si tratta di diritti civili le cose sono controverse: per esempio è un diritto la paternità?
    è un diritto la procreazione?
    la reversibilità della pensione?
    immagino che siano diritti da regolamentare, per esmpio se vuoi adottare o utilizzare seme o utero di un altro, ecc.
    io, per dire, sono contrario ai vecchiarelli che si sposano le badanti e poi a noialtri ci tocca pagar loro la pensione per vari decenni (fanno gli splendidi a spese di chi paga i contributi)
    per i matrimoni sarei favorevole a un unico genere, uguale per tutti
    per l'adozione invece stabilirei delle regole ben precise sulle priorità (meglio una famiglia uomo-donna con bambini, ecc.)
    naturalmente le mie opinioni sono opinabili e contano per un voto, quindi chi vuole che io cambi idea o la rettifichi dovrà dire delle cose per convincermi (urlarmi nelle orecchie temo non sia una delle cose capaci di convincermi).
    io mi sono sposato (inizio anni '80) per estendere alla mia ragazza (da allora mia moglie) la copertura medica e per fare domanda per la casa comunale come giovane coppia, vedi un po'
    torniamo a bomba: è una questione di tattica e strategia. bisogna che una legge ci sia per poterla migliorare e difendere. per esmpio la 194 non è affatto al sicuro, ogni tanto qualcuno ci fa dei pensierini per peggiorarla (oltre ad averla disattivata di fatto) eppure eccoci qui nel 2012 perfino rosybindi la difende, o almeno non intende abolirla
    io, tanto per dire, mica ho capito a che servono le unioni civili per i non gay, è una specie di matrimonio light? come il matrimonio ma meno questo e meno quello? si può fare l'upgrade da matrimonio light a matrimonio vero? e viceversa?
    quindi immagino che anche per i gay dovrebbe esistere la stessa cosa, matrimonio vero e matrimonio light...
    ma secondo me bisogna tenere le questioni ben distinte, anche nell'ambito delle richieste sui diritti civili: per non fare un unico calderone, ma convincere gli indecisi con argomenti

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    1. @ Marcello...
      Le questioni qui, molto semplicemente, sono 2: la prima è il fatto che i gay italiani sono ad oggi esclusi diritto di recarsi in Municipio per unirsi in Matrimonio Civile, e di conseguenza (anche) da tutto ciò che il Matrimonio Civile stesso comporta pure in termini di possibilità di adottare bambini (possibilità che comunque non è un qualcosa di automatico che viene garantito a chiunque si sposi); la seconda è il fatto che, sempre ad oggi, lo Stato italiano costringe alla scelta tra il legame matrimoniale e il nulla più totale... se una coppia -eterosessuale o omosessuale che sia- convive ma non contrae matrimonio perché al momento non ne ha la possibilità oppure semplicemente non vuole, questa coppia non ha diritto a quasi niente e non ha nessuna possibilità di accedere a qualche possibile regolamentazione 'alternativa', ossia a un eventuale patto/contratto dalla valenza pubblica attraverso cui sia possibile disciplinare in maniera chiara e opponibile a terzi i vari aspetti della vita in comune tra fidanzati.
      Riguardo a quanto fatto in Spagna... io non penso che Zapatero sia andato per strappi: ha semplicemente risolto con l'unica soluzione non-discriminatoria possibile ossia con l'inclusione dei gay nel Matrimonio Civile, la prima questione; la seconda questione, cioè quella delle unioni civili delle coppie di fatto etero ed omosessuali, in Spagna era stata già affrontata e regolata dalle singole Regioni. Non vedo, tra l'altro, perché mai mettersi ad accostare la riforma che Zapatero ha fatto in tema di Matrimonio Civile con la crisi avvenuta diversi anni dopo e che ha riguardato e sta riguardando non solo la Spagna ma tutto il mondo, inclusa la Grecia che non ha mai cercato di risolvere né la prima questione né la seconda. Faccio pure notare che in Spagna l'attuale governo di centro-destra non ha mai manifestato l'intenzione di abrogare la riforma matrimoniale fatta da Zapatero e il suo Psoe, ha meramente manifestato l'intenzione di attenersi alle valutazioni dei giudici che sono stati incaricati da diversi parlamentari di esaminare la riforma.

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    2. Credo che uno dei migliori argomenti in favore di una regolamentazione legale delle famiglie omosessuali sia l'assistenza sanitaria: oggi se una persona si ammala gravemente hanno diritto di visita in ospedale solo i congiunti più stretti... questo significa che il partner è un perfetto estraneo dal punto di vista dello stato ed i genitori dell'ammalato (coi quali l'ammalato potrebbe aver litigato) potrebbero decidere di escludere il partner da ogni decisione e addirittura tenerlo nell'assoluta ignoranza della prognosi.
      Le coppie etero possono ovviare a questo problema sposandosi, le coppie omo non possono.

      Per quanto riguarda l'adozione, essa è un qualcosa di assai più complesso; siccome stiamo parlando della crescita di un bambino, il criterio principe dovrebbe essere lo stabilire se il nucleo familiare di destinazione sia in grado di offrire affetto e educazione al bambino in oggetto. Affetto ed educazione sono qualcosa di indipendente da come fisicamente sia fatto il nucleo familiare di destinazione (esempio: coppia etero dove uno dei coniugi è un alcolista, entra ed esce dal carcere e quando è fuori picchia regolarmente l'altro coniuge... direi che non è l'ambiente adatto).
      Quando andavo a scuola una mia compagna veniva da una specie di comune, dove una ventina di persone convivevano in un casolare di campagna allevando i figli tutti assieme, mettendo a comune i guadagni e dividendo le spese; tale famiglia era sicuramente bizzarra, ma offriva un ambiente affettivo ottimo e dal punto di vista educativo era eccellente: la mia compagna aveva una apertura mentale invidiabile, assieme a un'educazione alla solidarietà e alla condivisione frutto del suo ambiente familiare particolare.

      Qualche tempo fa un politico italiano all'atto di nascita del suo novo soggetto politico fece un discorso, un passaggio del quale era "Mio figlio non capisce come sia possibile avere due papà... come glielo spiego io a mio figlio?". In molti commentarono "Se tuo figlio è stupido perché ci dobbiamo rimettere noi?". Io aggiungerei "Si vede che non sei stato un buon educatore per tuo figlio: fossi un giudice non ti darei in affidamento nessun bimbo adottato".
      Cito tale personaggio onde ricordare come mentre noi stiamo a fare voli pindarici su matrimoni e convivenze, ancora molta (troppa) gente vede la coppia come una macchina per fare bambini, visione innaturale e claustrofobica, ma con la quale purtroppo dobbiamo fare i conti.

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    3. @ Claudio VdA...
      L'assistenza sanitaria è un buonissimo argomento per portare avanti non tanto la questione del riconoscimento delle famiglie omosessuali ma la questione delle coppie di fatto, eterosessuali ed omosessuali esse siano. Ti sembra umano, giusto, accettabile, tollerabile, che uno Stato possa costringere i propri cittadini a contrarre matrimonio per non essere considerati perfetti estranei ed eventualmente persone escludibili dagli aggiornamenti o dalle decisioni sulla salute del partner con cui magari si ha convissuto un'intera vita? A me no, proprio no.
      L'argomento delle famiglie omosessuali rientra molto semplicemente nel discorso dell'eguaglianza tra etero e gay: impedire ai gay di unirsi in Matrimonio col proprio amore è discriminazione e umiliazione per orientamento sessuale e in quanto tale deve essere cancellata.
      L'adozione di bambini è una possibilità che lo Stato italiano riconosce alle coppie che presentano determinati requisiti, tutti incentrati sull'interesse del minore coinvolto. Uno di questi requisiti è essere coppia unita in matrimonio. Altri requisiti riguardano l'età. E così via. Chi è incaricato di valutare l'idoneità delle coppie coniugate desiderose di adottare ha il dovere tenere anche conto del contesto sociale in cui la coppia è immersa. Sempre in nome del primario interesse del minore coinvolto. Laddove venissero aperte le porte del Matrimonio Civile a gay e lesbiche e laddove, sulla scia di quanto sta avvenendo in moltissimi altri Paesi -prossima sarà la Francia-, si scegliesse fare ciò non ponendo alcun divieto di adozione rivolto alle coppie di sposi dello stesso sesso (come invece accaduto in Portogallo, Paese in cui è stato aperto ai gay il Matrimonio Civile ma non l'adozione), le coppie dello stesso sesso unite in matrimonio desiderose di adottare uno o più bambini verrebbero prese in considerazione, valutate e eventualmente scelte (o scartate) per l'adozione allo stesso modo di qualsiasi altra coppia unita in matrimonio.

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    4. @Justin
      Porto spesso avanti il discorso dell'assistenza sanitaria in quanto tantissime volte mi son sentito dire "ma è solo un pezzo di carta, perché tanto strepito per una questione meramente simbolica? Cosa cambierebbe della vostra vita con un pezzo di carta in più?". Di fronte all'argomento sanitario (ma esistono anche altri argomenti concreti che potremmo citare) di solito l'interlocutore se ne rimane con un "oh, non ci avevo pensato".
      Fare battaglie in favore del matrimonio omosessuale in nome di astrazioni teoriche è secondo me molto più duro che portando avanti argomenti concreti: per questo mi sforzo di portare argomenti concreti.
      Diciamo che cerco di essere pragmatico, tutto qui ;)

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    5. @ Claudio VdA...
      Certamente quando si affrontano queste due questioni, cioè la questione dell'eguaglianza tra etero e gay quindi la fine dell'esclusione dal matrimonio e la questione delle coppie di fatto etero e omosessuali, è giusto portare alla luce anche tutti i vari argomenti, ed esempi, che entrano nella concretezza quotidiana... questo è indubbio... per carità... Non si può però prescindere dal fatto che si tratta, appunto, di due questioni distinte. Questo ti volevo evidenziare.
      Fare finta che la questione dell'eguaglianza stia tutta in un qualche discorso sulla parificazione tra etero sposati e gay non sposati significa legittimare nell'interlocutore la credenza che i gay li si può tranquillamente considerare e trattare da indegni di sposarsi, da indegni quindi del matrimonio stesso, degni al massimo di essere confinati in un qualcosa che lo scimmiotti... significa -in altre parole- legittimare e alimentare i pregiudizi omofobici che esistono nella società e contribuiscono attivamente ogni giorno che passa sia alla permanenza dell'esclusione dei gay e delle lesbiche dal matrimonio sia ai vari atti di bullismo, ai vari pestaggi, ecc ai loro danni.
      Quelle che tu chiami astrazioni teoriche, poi, non lo sono mica tanto... anzi direi che non lo sono per niente. Essere considerati e trattati da eguali, quindi da persone con la stessa dignità, meritevoli dello stesso rispetto, di tutti gli altri -e non più da inferiori- non mi sembra mica un argomento tanto teorico o astratto. Mi sembra -al contrario- un argomento molto ma molto concreto e capace anch'esso di far dire all'interlocutore 'oh non ci avevo pensato'.

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  9. Credo che il punto sollevato sia fondamentale. Credo anche che sia importante mettere al centro l'uguaglianza di tutte le persone. Ma la politica è fatta di compromessi e piccoli passi e alzare la voce non aiuta nell'avanzare verso l'unico esito possibile: la piena uguaglianza tra tutte le persone appunto. Bene perciò continuare a lottare, ma senza perdere la pazienza.

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  10. Al di là di tutto, possiamo essere d'accordo almeno su una cosa?, e cioè che se il PD non prende posizioni di sinistra sul tema dei diritto delle coppie omosessuali non potrà mai esserci alcun cambiamento?

    Facciamo i conti: quale maggioranza trasversale potrebbe mai legiferare a favore delle unioni gay e dunque in senso anti-papalino?, tra i "dobbiamo compiacere le istanze della Chiesa" di uno, la "famiglia naturale" (ed anche razionale, direi io, vista l'insistenza sul quoziente) dell'altro ed "i gay mi fanno schifo, faceva bene Benito a mandarli in miniera" di qualche battitore libero, direi che possiamo escludere tutto ciò che è a destra del PD - tranne eventualmente qualche finiano, sempre nell'ipotesi che Fini arrivi in parlamento et non sia vincolato a qualche ex-DC.

    Supponendo di aver dimostrato la tesi - correggetemi se sbaglio - ora: come si fa a far arrivare ai dirigenti del PD il messaggio che [non solo le loro posizioni non rappresentano fedelmente quelle della base, ma proprio che] l'eccessiva compiacenza/sottomissione alle ""idee"" dei cattolici, almeno limitatamente a certi temi, è diventata del tutto insostenibile?

    Io penso: proprio come hanno fatto i dissenzienti dell'altro giorno.
    Che poi: quanti voti fan perdere Concia e Marino al PD con una "gazzarra" del genere? Io suppongo praticamente zero, trattandosi di un evento con scarsissima risonanza presso il "grande pubblico"; ma comunque: più o meno di quelli che si perdono deludendo sistematicamente il proprio elettorato tramite la continua professione di moderazione degna di una mummia?

    E dunque, se qualche acuto tattico e/o stratega - non sono ancora riuscito a contestualizzare la differenza... - vuole darci una lezione, che almeno ci spieghi come stanno le cose, tiri fuori qualche numero che documenti una correlazione tra emorraggia e "caciare", e magari nel mentre ci esponga la sua road map ai diritti civili.
    Perchè altrimenti siamo al solito, paterno "non se ne parla" travestito da "poi vediamo"...

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    1. Ma secondo me non è questione di voti persi perché, a mio parere, se ne perdono molti di più con posizioni appiattite sulla chiesa cattolica. Io dico semplicemente che va bene la critica, dura, a queste posizioni retrograde, ma che bisogna fare attenzione a dire sempre di no a dei compromessi. Che poi questi compromessi non bastino, io sono perfettamente d'accordo. Ma in questo modo, prima di arrivare al matrimonio (perché è inevitabile che prima o poi ci si arriverà), gli omosessuali non avranno niente per potersi tutelare reciprocamente di fronte alla legge. Perché questo è il punto, o sbaglio? Avere un riconoscimento formale che permette di far valere diritti e doveri.

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    2. Il Pd, auspicando un più approfondito bilanciamento tra i principi degli articoli 2, 3, e 29 della Costituzione, quanto in specie alle libere scelte compiute da ciascuna persona in relazione alla vita di coppia ed alla partecipazione alla stessa, opera dunque per l’adeguamento della disciplina giuridica all’effettiva sostanza dell’evoluzione sociale, anche introducendo, entro i vincoli della Costituzione e per il libero sviluppo della personalità di cui all’art. 2, speciali forme di garanzia per i diritti e i doveri che sorgono dai legami differenti da quelli matrimoniali, ivi comprese le unioni omosessuali.

      Cioè in pratica?, quale impegno è stato preso dal PD tramite quel documento circa il riconoscimento formale delle coppie gay?

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    3. @ giaimeddu...
      La gran caciara, a quanto mi è parso di capire, è cominciata nel momento in cui la Presidente dell'Assemblea del Pd -Rosy Bindi- ha presentato all'Assemblea stessa un documento sulle unioni civili per coppie di fatto etero e gay non come esplicativo di un precedente documento -il documento della Commissione Diritti, da lei presieduta- assai generico e vago sul tema ma come mero contributo aggiuntivo "di arricchimento" alla discussione. Rosy Bindi, da sempre, punta con ogni mezzo a ridurre il dibattito sul riconoscimento e la tutela delle coppie di fatto anche attraverso la creazione di patto/contratto di unione tra conviventi (Pacs, Cus, ecc) a un dibattito su singole persone in coabitazione (stile ex-Programma dell'Unione, stile di.co.) snaturando e umiliando tutta la questione. Questione che -faccio notare- con il diritto dei gay di sposarsi non c'entra proprio nulla. La caciara, poi, è dilagata ancor di più quando, sempre la Presidente Rosy Bindi, ha impedito che l'Assemblea si pronunciasse (quindi votasse sì oppure no) su 2 ordini del giorno che dicevano sì all'estensione del diritto al Matrimonio Civile alle coppie di fidanzati dello stesso sesso, presentati rispettivamente da Anna Paola Concia e Ivan Scalfarotto.
      Riguardo il tuo discorso... i compromessi -laddove opportuni e non controproducenti- si possono tutt'al più fare, non rivendicare; dire che i gay di questo Paese si dovrebbero battere per essere considerati inferiori sì ma un po' meno non sta né in cielo né in terra; a maggior ragione oggi, nel 2012, quando il mondo intero, dalla Francia al Regno Unito agli Usa alla Spagna all'Argentina al Sudafrica all'Uruguay, li sta riconoscendo -o già li riconosce da anni- come eguali, quindi degni anche loro del vero e proprio Matrimonio Civile e del pieno accesso alle norme sulla genitorialità, adottiva e non.

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    4. Atlantorpa, mi sono effettivamente spiegato in maniera superficiale. Provo a formulare meglio.
      Trattandosi di un documento di principi, sappiamo piuttosto bene, come andrà a finire, qui si parla di legami "differenti da quelli matrimoniali". Nella prassi, come ho scritto prima, non è un male in se. E' un primo passo e, dallo zero a cui siamo ora, si passa ad un qualcosa che sarà più o meno ampio.
      Ma proprio perché è un documento di principio che non pone tutte le persone sullo stesso piano, chi vuole che il matrimonio sia uno e uguale per tutti, bene fa a chiedere che non ci si accontenti di questo. E secondo me, pure a ragione.
      Perciò non basta. E' un inizio, promettente, ma non basta affatto.

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    5. Justin, cito il mio commento precedente:
      "Che poi questi compromessi non bastino, io sono perfettamente d'accordo. Ma in questo modo, prima di arrivare al matrimonio (perché è inevitabile che prima o poi ci si arriverà), gli omosessuali non avranno niente per potersi tutelare reciprocamente di fronte alla legge"

      Credo che basti per affermare che non ho mai scritto che si debba rivendicare un compromesso. Ho scritto che alzare i toni serve solo a radicalizzare lo scontro. Dico solo di puntare ad altre forme di lotta. Che evidentemente io non conosco, altrimenti le proporrei. Ma è chiaro che l'Italia è indietro di decenni su questi temi e che la strategia fin'ora utilizzata non ha sortito i risultati sperati.

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    6. @ gaimeddu...
      Chi ha alzato i toni in quel modo, a torto o a ragione, facendo a tutti gli effetti caciara, non è chi rivendica, cioè il movimento gay, ma diversi esponenti interni al Partito Democratico -omosessuali e non- che in quell'occasione specifica... al di là del merito specifico delle questioni... si sono sentiti presi in giro, calpestati e umiliati dal modo in cui la Presidente del PD Rosy Bindi ha gestito i loro documenti durante l'Assemblea di Partito. Secondo quanto hanno dichiarato tali esponenti di Partito, avevano ricevuto da Rosy Bindi forti rassicurazioni sul fatto che il documento sulle unioni civili per le coppie di fatto venisse da lei presentato all'Assemblea come esplicativo del vaghissimo documento in materia elaborato in Commissione Diritti e non come mero contributo aggiuntivo alla discussione; sono anche rimasti a dir poco esterrefatti e indignati quando all'improvviso si sono visti negare, sempre da Rosy Bindi, la mera possibilità che due loro ordini del giorno sul diritto al Matrimonio Civile venissero sottoposti a votazione, positiva o negativa chissà, non possiamo saperlo, da parte dell'Assemblea di Partito.
      Non mi sembra che c'entrino niente, quindi, le varie forme di lotta possibili e immaginabili da parte di chi, giustamente, urge eguaglianza e anche un giusto riconoscimento delle coppie di fatto... c'entra piuttosto l'immensa confusione e la palese inadeguatezza tutta interna al Partito Democratico quando si tratta anche solo di di dibattere le questioni di diritti civili.

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    7. Post Scriptum
      Mi inserisco un po' nella discussione tra atlantorpa e gaimeddu sul vaghissimo documento approvato sabato.
      Ho letto la risposta che gaimeddu ha dato a atlantorpa in proposito, e anche qui dissento... Quel documento non è niente di "promettente". E non 'solo' perché non parla di fine della discriminazione matrimoniale, ma per un altro motivo ben preciso: perché si rifiuta di collegare quei diritti e doveri di cui parla -quali tra l'altro non si sa, nemmeno alla lontana, nemmeno in linea generale- alle coppie, all'istituzione di un qualche patto/contratto di unione tra conviventi... e in nome di questo rifiuto si avventura in espressioni talmente vaghe da risultare comiche come "i diritti e i doveri che sorgono dai legami differenti da quelli matrimoniali"... frase che ricorda molto quella dell'ex-programma dell'Unione (i diritti, i doveri e le facoltà delle persone facenti parte di unioni di fatto) che fu base dell'ex-proposta di.co., guarda caso del tutto priva sia di riconoscimento delle coppie extra-matrimoniali sia di un qualsivoglia patto/contratto di unione per conviventi.
      Questo rifiuto è dovuto alla ferma insistenza di importanti esponenti piddini intenzionati a contrastare ferocemente con ogni mezzo qualsiasi ipotesi di Pacs, Cus, insomma di riconoscimento della coppia extra-matrimoniale, di un vincolo pubblico diverso dal matrimonio. Uno di questi esponenti è, come sappiamo, Rosy Bindi... che, guarda caso, ma guarda caso, era a capo della Commissione Diritti incaricata di elaborare tale documento.
      Non penso che la giustificazione del 'documento di principio' regga... un documento di principio su questi temi che toccano la vita e la dignità delle persone può, e nel 2012 direi che deve, dare risposte chiare... sì generali... ma chiare. Il Pd è o no per il riconoscimento di nuove modalità pattizie/contrattualistiche, naturalmente volontarie, che consentano finalmente ai conviventi di disciplinare in modo chiaro e opponibile a terzi la propria vita in comune? Il documento non fornisce risposta, e anzi... tramite le arzigogolature che evidenziavo prima... lascia chiaramente intendere di no, cioè che nel Partito prevale tutt'oggi la linea di chi vuole sentir parlare al massimo proprio massimo di singole persone in coabitazione, senza che vi sia alcun patto/contratto volontario di unione tra conviventi.

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    8. Prima qualcuno diceva che attualmente "la scelta è fra lo ZERO ed un surrogato".
      Ora, sarò scemo io però nel documento del PD leggo solo: "amici gay, prima o poi andrà meglio, a un certo punto persino noi politici non potremo più ignorare i cambiamenti sociali già in atto, per cui il surrogato finirà in agenda, ed a quel punto noi del PD (se tutto va bene) voteremo a favore". Insomma: di una dichiarazione d'intenti di questo tipo un gay che cosa se ne fa?, l'impegno qual è?, se il PD vince le prossime elezioni ci sarà o meno un'iniziativa legislativa di qualche tipo?, e questo, si badi, pur volendo essere il più gradualista dei gradualisti, di quelli che si insozzano le vestigia di compromessi, e che si fa un passettino alla volta e non più d'uno, e che l'uovo oggi è il non plus ultra, e compagnia...

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  11. ...e se chiamassimo Eingetragene Lebenspartnerschaft l'unione legale fra un uomo e una donna eterosessuali che si impegnano davanti a un ufficiale di stato civile?

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  12. http://www.whitehouse.gov/the-press-office/2012/06/15/remarks-president-lgbt-pride-month-reception

    Now, I’ve said before that I would never counsel patience; that it wasn’t right to tell you to be patient any more than it was right for others to tell women to be patient a century ago, or African Americans to be patient a half century ago. After decades of inaction and indifference, you have every reason and right to push, loudly and forcefully, for equality.

    Barak Obama, Presidente degli Stati Uniti d'America.
    Altro che Leonardo, elettore del PD.

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  13. Anonimo, mi hai battuta sul tempo.

    Quanto a "l'adozione no": pure *Mitt Romney* si dichiara a favore, a fronte di 25 anni di studi che provano come i gay sappiano essere genitori tanto quanto gli etero (buoni, pessimi, il più delle volte medî). Così come il matrimonio per tutti, senza distinzione di gender, è nel programma dei *Tories* del Regno Unito, dove ho la fortuna di vivere (e l'adozione? Qui le coppie gay che ne sono in grado l'hanno già, e non la discutono nemmeno).

    Questo PD è più a destra, socialmente, di Tories e Repubblicani. E si dice di sinistra. Mi fa ribrezzo, ecco.

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    1. Io non la metterei sul personale, visto che, dal punto di vista personale, ero favorevole al matrimonio gay molto prima di Barack Obama, che lo è diventato quest'anno.

      Mi sembra strano il modo in cui si imposta il problema: non è che si studia l'esempio americano, il modo in cui Obama (che la pensava in un modo) ha cambiato idea, chi è riuscito a fargli cambiare idea, che tattiche ha adoperato. No: a partire dal 2012 Obama è a favore, quindi è uno dei buoni. Prima forse era nei cattivi, forse non si sa, il passato non ci interessa, dovunque i gay si possono sposare, in Italia no, scandalo. Tra l'altro Obama non farà nessun tipo di decreto per legalizzare unioni gay negli Stati in cui sono ancora proibite.

      O l'esempio UK: i tories sono a favore, i lab pure, in Italia il PD no, scandalo. Ma se vuoi una cosa in Italia (e io la voglio), la devi ottenere dalle forze in campo in Italia (e il PD è la più importante). Stracciarsi le vesti perché nel 2012 non hanno la stessa posizione dei tories non serve a nulla. Lo fa chi ha tante vesti da stracciare. Quelli che avevano semplicemente dei diritti da ottenere, non li stanno ottenendo.

      Basterebbe anche solo studiare il caso UK, capire come vi si è arrivati. No. Non si ha voglia di studiare, di capire. Ci si sveglia nel 2012, si nota che in Italia le cose non sono come in UK, ci si scandalizza. Vabbe'.

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    2. @ leonardo...
      Se a me spetta l'eguaglianza, ed è già stato un torto pesante esserne stato privato fino ad ora... perché mai dovrei spingere per il mio confinamento in unioni-ghetto, o anche solo ritenerlo tollerabile? Perché è avvenuto in qualche Paese estero? Suvvia. E' inaccettabile.
      A maggior ragione, poi, visto proprio quello che è avvenuto nei Paesi che mi dici, Germania e UK, ma anche Danimarca e Svezia: l'unione ghetto allontana la prospettiva del matrimonio, proprio perché atta a "risolvere, "chiudere", la questione nozze gay. In tutti i Paesi europei che hanno istituito nozze segregate per omosessuali, matrimoni-non matrimoni appositi per persone dello stesso sesso, il cammino verso la fine dell'esclusione dal matrimonio vero ha subito una botta d'arresto per anni e anni, a tal punto che gli stessi centro-sinistra di quei Paesi c'hanno messo un bel pezzo prima di prendere posizione a favore dell'inclusione dei gay nel matrimonio (in Germania l'Spd c'ha messo un decennio, e tutt'ora non riesce a convincere la maggior parte dei deputati del Parlamento, che si dichiara progressista e laica, a mettere fine al confinamento dei gay nell'unione-ghetto in favore del matrimonio omosessuale; in UK i labouristi hanno aspettato 7 anni, quando ormai erano andati all'opposizione, per svegliarsi in questo senso e tutt'ora, nonostante le prese di posizione e gli impegni non solo da parte loro ma anche di Cameron e Clegg, il matrimonio omosessuale non c'è e aspetterà probabilmente altri anni, si dice il 2015).
      Se di unioni civili si vuol parlare, si parli di unioni civili atte a rappresentare una soluzione per (quindi a risolvere, chiudere) la questione coppie di fatto... etero ed omosessuali... non di unioni civili atte a mettere una pietra tombale sulla questione matrimonio.

      Obama è un Presidente che non ha alcuna competenza in merito alla legalizzazione dei matrimoni gay... può esprimere unicamente posizioni personali in merito, nulla d'altro; tale competenza è dei singoli Stati USA e, semmai, della Corte Suprema nazionale laddove ravvisi l'incostituzionalità della limitazione del matrimonio ai soli etero alla luce del 14emendamento e simili. Tra l'altro, Obama, si è presentato alle elezioni 2008 con una posizione nettamente favorevole al contrasto assoluto al DOMA federale, ossia alla legge federale approvata dal Congresso nel 1996 la quale vincola l'amministrazione statunitense a riconoscere in quanto "matrimonio" unicamente i matrimoni i cui contraenti sono un uomo e una donna ergo a ignorare i veri e propri matrimoni dello stesso sesso celebrati persino all'interno dello stesso territorio americano.
      Non vedo quindi cosa c'entri lui.

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  14. questa cosa dei diritti mi appassiona assai. ho letto molte cose interessanti e scritto un commento molto lungo e ancora più confuso.
    dire "è un mio diritto" è diverso dal dire "dovrebbe essere un mio diritto" oppure "bisogna farlo diventare un diritto"
    il pd è ora un partito con dentro un bel po' di cattolici (che minacciano sempre di andarsene). se i cattolici se ne andassero sarebbe un partito meno schizofrenico e più piccolo (penso io). non è che il pci ai tempi di berlinguer fosse tanto più aperto del pd ora, sbaglio?
    i tempi son cambiati. quanto e come bisogna stabilirlo/accertarlo.
    un referundum sul divorzio e alcuni sulla 194 ci hanno detto che il paese era in linea col parlamento e più avanti di come pensavano i dirigenti del pci.
    ora i gay, le coppie di fatto, coppie senza figli e altre categorie di persone pensano che sia giunto il momento di riconoscere, rendere praticabli alcuni tanto sospirati futuri diritti.
    si tratta di scrivere delle buone leggi e farle approvare dai due rami del parlamento
    uno dei modi sarebbe di svincolare la materia dal programma di governo: sono temi sensibili (qualunque cosa voglia dire) e ognuno potrebbe votare secondo coscienza (come per altri temi sensibili come il testamento biologico, ecc.), ma ovviamente potrebbe non accorciare i tempi
    meglio sputare sulla bindi anziché convincerla? usare trucchetti per forzare la mano al pd?
    non dimenticando che per un tipo qualunque è possibile che il problema del matrimonio tra gay non sia al primissimo posto, quindi chi ritiene di voler avere un nuovo diritto (cioè che fin'ora non è un diritto, ma bisogna fare una legge perché diventi un diritto che invece è già un diritto in altri paesi) lo chieda, lo pretenda, faccia quel che crede per ottenerlo. senza dimenticare che deve convincere una maggioranza di persone che non ha quel problema
    il pd non avrà il voto dei gay, li prenderà tutti sel o grillo. perfetto, ma il prossimo governo sarà di centrodestra o di centrosinistra? perché secondo me nel primo caso non avremo una buona legge, anzi, forse non avremo affatto una legge. e se dovessimo avere una cattiva legge e provassimo ad abolirla finirebbe come tutti gli ultimi millanta referendum...
    forse ora la cosa che gioverebbe di più alla causa è una nuova legge elettorale con le preferenza, così si possono premiare o boicottare i singoli candidadti
    ochei, giuro: la pianto qui!

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    1. @ Marcello...
      Nessuno ha mai sputato in faccia a Rosy Bindi né, a quanto mi risulta, ha usato alcun trucchetto per forzare la mano al Pd. Ti ricordo, poi, che tutti quanti hanno tentato per anni e anni di dialogare con Rosy Bindi... persino offrendole la possibilità di concordare su mediazioni molto ma molto, come dire, moderate e talvolta umilianti per qualunque persona progressista, a maggior ragione per qualunque persona privata dell'eguaglianza che le spetta... penso per esempio al Cus, mediazione tra Pacs e quell'obbriobrio dei di.co.... e ai Cus lei si è dichiarata fortemente contraria... penso all'unione-ghetto alla tedesca su cui ha insistito la Concia... alla quale la Bindi si è dichiarata fortemente contraria... eccetera.

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  15. no, le preferenze no, io preferisco i collegi uninominali. Sul resto, visti i precedenti, non è affatto detto che una proposta di legge che venga dal centro sinistra sia una buona proposta (vedi i famigerati DICO di prodiana memoria).

    Il punto vero, però, è cha ad oggi il PD non ha espresso la sua posizione sull'argomento ovvero cosa si impegna a fare "veramente" se va al governo.

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