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venerdì 19 aprile 2013

La casa è un libro (senza librerie)




Germaine da giovane scriveva. Ha anche pubblicato un romanzo, ma niente di che. Poi ha capito di essere un mediocre e adesso insegna letteratura in un liceo. Al pomeriggio corregge sul tavolo della cucina temi sempre più banali, ogni anno è peggio. Non ce n'è più uno che sappia scrivere qualcosa di interessante, e questi saranno la Francia di domani? Finché un giorno, dalla pila, non spunta un vero e proprio racconto incompiuto: è il compito di Claude. Come Angel, la protagonista di un altro vecchio film di Ozon, Claude è un talento naturale: non ha cultura, non se la può permettere, ma sa tener vivo l'interesse del suo unico lettore. Se Angel era ossessionata dall'eleganza dell'aristocrazia inglese, Claude è morbosamente attratto dal benessere borghese della famiglia di un suo compagno di classe. Germaine vorrebbe aiutarlo a sbocciare, ma non basta passargli qualche volume di Flaubert e abbozzare uno schemino narratologico alla lavagna: occorre alimentare la sua ossessione, far scoppiare i conflitti di cui ogni buona storia ha bisogno.

Un film francese lo riconosci ancora dalla quantità di libri che vedi inquadrati. La libreria di Germaine, ovviamente, occupa pareti intere. I libri sono merce di scambio, ostaggi, prigionieri, armi contundenti; sono i figli di chi figli non può averne, ce l'ha spiegato Truffaut. Eppure i libri sono in via d'estinzione; nella famiglia borghese adorata da Claude c'è giusto spazio per riviste d'arredamento. Ti domandi se un bel film come Dans la maison sarà comprensibile quando tutti leggeranno soltanto e-book... (continua su +eventi!) Ma i libri non sono la carta su cui sono scritti, né la nuvola su cui li archivieremo: i libri sono case che si aprono davanti a noi, grazie alle astuzie di uno scrittore che conosce il modo per farsi aprire tutte le porte. Finché avremo persone così candide e malvagie, avremo libri. Magari non avremo più né armadi né pareti, non importa. Ci basterà una panchina e non ci sentiremo né poveri né soli. Ozon riadatta il testo teatrale di Juan Mayorga (Il ragazzo dell’ultimo banco, pubblicato in Italia da Ubulibri), spostando l’azione in uno di quei classici licei francesi dove tutti si lamentano che l’Educazione non è più quella di una volta… e intanto l’insegnante medio italiano in sala sta piangendo in silenzio perché è tutto bellissimo, pulitissimo, sembrano sexy anche gli armadietti della sala insegnanti.

Non è la prima volta che il regista francese ci racconta una storia sul raccontare storie, ma il ritmo è più brioso del solito e ricorda in certi punti Woody Allen (esplicitamente citato), in particolare Pallottole su Broadway: anche qui la differenza tra chi sa scrivere una storia e chi sa solo criticarla ha a che vedere con il senso morale. Il vero narratore né è totalmente privo, è un gangster, un ladro di identità, un topo d’appartamenti che fruga tra le tue cose e vuole farsi tua madre. Verso la fine in realtà qualcosa si inceppa, ma è giusto così: è anche un film sulla difficoltà di finir bene una storia. Finalmente mi capita di vedere il simpaticissimo Fabrice Luchini in un film che mi piace. Il quasi esordiente Ernst Umhauer oscilla con disinvoltura dal candido al demoniaco. Emmanuelle Seigner è la milf che tiene vivo il nostro interesse di lettori e critici guardoni (se abbiamo altri interessi il narratore è anche disposto ad allestire sottotrame omoerotiche) ma anche Kristin Scott Thomas si difende bene, nel suo ruolo di moglie di Germaine e titolare di una fallimentare galleria d’arte – un’altra cosa che resterà di questo film sono le frecciate all’arte contemporanea, alla pessima letteratura dei cataloghi. È veramente un bel film. Non so se in Italia si facciano film così. Del resto non abbiamo neanche scuole così. Se volete ci possiamo mettere a piangere assieme, su questa panchina.
Andate a vedere Nella casa al cinema Fiamma di Cuneo, svelti, prima che lo tolgano. Comincia alle 21.

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