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lunedì 29 febbraio 2016

Giù le mani dal trombone


Cari studenti del Collettivo Studentesco Autonomo (CUA), che siete finiti sul giornale negli ultimi giorni contestando ripetutamente il professor Panebianco durante le sue lezioni:

Sono stato giovane anch'io blablabla ho fatto le manifestazioni pacifista blablabla vi risparmio la tiritera. Anche perché non è che abbia cambiato molte idee da allora. Continuo a pensare che le guerre siano in linea di massima fregature da cui chi ha un po' di senno dovrebbe sottrarsi, e a esecrare ogni forma di violenza. E tuttavia debbo prevenirvi: se davvero riuscirete a fare di Angelo Panebianco un martire della libertà di opinione, io non risponderò più di me. Verrò a cercarvi, non sarò solo. Si possono commettere tante scemenze e per i migliori motivi: ma dare a un noioso propagatore di luoghi comuni l'occasione di mostrare un po' di coraggio è tra le più grosse.

Per quanto io possa ricordare, Panebianco ha sempre scritto sul Corriere. Stava in prima pagina quand'ero ragazzino e ci sta tuttora: e non mi è mai capitato di leggere nulla di suo non dico originale, almeno interessante. Sempre e solo i due o tre frusti concetti che il lettore-tipo del Corriere della Sera vuole sentirsi dire. Negli anni, la sua figura pubblica è finita per diventare l'illustrazione della voce "trombone" della mia enciclopedia interiore. Deve aver ricordato alla sinistra italiana i suoi errori e le sue compromissioni almeno una volta al mese per un migliaio di mesi. Poi ci fu la fase della guerra contro il Terrore, e anche lì, Panebianco ci spiegò che Saddam Hussein stava sviluppando armi di distruzione di massa; che esportare la democrazia era necessario, e chi a sinistra non capiva queste semplici verità era un imbelle, un pavido. A distanza di più di dieci anni da quella cantonata solenne, Panebianco continua a pontificare sugli stessi argomenti, a metterci in guardia sui presepi che scompaiono, e continua a saperne quanto me o quanto te, che il giornale in teoria lo compreremmo per imparare qualcosa di nuovo (e siccome ci scrive gente come Panebianco, non lo compriamo più).

In questi giorni ad esempio ha insistito sul fatto che Regeni non deve averlo ammazzato il regime di Al Sisi, ma gli oppositori islamici. Perché? Da cosa lo deduce? Ha accesso a fonti confidenziali? Ma no, ma che bisogno c'è, Panebianco è meglio di Poirot: da Bologna può risolvere un caso al Cairo. Lo devono avere ammazzato gli islamici, spiega, perché il corpo è stato ritrovato: se l'avessero ammazzato i governativi infatti lo avrebbero fatto sparire. Non fa una grinza, no? Se vi è capitato di sentire la stessa storia al bar sotto casa, da gente che in Egitto non c'è mai stata e avrebbe difficoltà a indicarlo su una cartina, ebbene, Panebianco è sulla stessa frequenza: Panebianco sa le cose prima che accadano, visto che le uniche cose che davvero gli serve conoscere sono gli umori di una classe media benpensante che se cambia idea, la cambia molto più lentamente di quanto ci mettono le loro chiome a incanutire.

Questa alla fine è anche la sua utilità - molto relativa, d'accordo. Panebianco probabilmente non ha mai spostato un voto, né convinto un solo lettore a invadere l'Iraq o votare moderato. Panebianco è un elegante barometro che ci mostra sinteticamente quello che un sacco di italiani pensano già. Cercare di metterlo a tacere sarebbe come fermare gli orologi per evitare che il tempo passi, truccare le bilance per riuscire in una dieta, censurare il meteo, aggiungete metafore a piacere. Dannoso, oltre che inutile: di Panebianco ne crescono in continuazione in tutte le redazioni. Se ne tagliate uno ne crescono altri sette, per tacere dei bot che già adesso probabilmente sarebbero in grado di scrivere fondi di Panebianco molto meglio di Panebianco.

E poi, sul serio, non fa comodo anche a voi dare un'occhiata al barometro ogni tanto? Quel che rivela al termine di quel suo fondo che vi ha fatto arrabbiare - quella voglia fino a questo momento inconfessabile di fare della guerra "la prima preoccupazione dell’Unione" - pensate che sia un'idea solo sua? (Come se P. potesse davvero maturare idee in autonomia). Non notate che è la conclusione naturale di un ragionamento collettivo? Date un'occhiata ai dati in giro. Siamo la quarta economia d'Europa, e stiamo sprofondando. Per trent'anni abbiamo fatto debiti e investito in tutto fuorché in ricerca e innovazione. Ora abbiamo la più alta percentuale di illetterati, un debito pubblico enorme, e una voragine di violenza dall'altra parte del mare. È il momento esatto in cui gli intellettuali, anche quelli un po' ribelli in gioventù, cominciano a sentire il prurito, a vedere Grandi Proletarie, a cianciare di Sola Igiene del Mondo. Sono criminali? Alcuni sì. Ma il prurito che sentono è una cosa collettiva.

Chi vi scrive è stato anche lui giovane blablabla. Ultimamente insegno in una scuola media, e di ragazzini iperattivi con una gran voglia di partire per la guerra ne ho avuti sempre, in una percentuale grosso modo costante. Da un po' di tempo a questa parte, però, mi accorgo di un fenomeno diverso. Arrivo con alcune nozioni, niente di speciale: debito pubblico, tasso di disoccupazione, piramide delle età, eccetera. E ogni tanto sul fondo un ragazzino - di solito un maschio - mi interrompe: "ma allora bisogna fare una guerra". Così. Non perché ne abbia voglia - molti ne hanno voglia, ma c'è anche un altra cosa: c'è la limpidezza del ragionamento, che poi con gli anni si annebbierà, intorbidandosi con la nostra voglia individuale di sopravvivere, avere eredi, ecc. ecc. Ma se fossimo razionali e irresponsabili come può essere un bambino di dodici anni, ci basterebbero un paio di grafici per giungere a una conclusione del genere. Abbiamo tanti disoccupati poco qualificati, abbiamo industrie che scalpitano, abbiamo un fronte pronto a poche miglia nautiche. Angelo Panebianco dà voce a quel ragazzino di ogni età. Volerlo mettere a tacere - non avete idea, fidatevi, di quanto sia patetico provarci.

14 commenti:

  1. oddio, mi sa che ci hai ragione al 100%. anche sul fatto a che voler far tacere un minchione gli si fa un favore, senza contare che usare la violenza per impedire la "propaganda" della violenza... ecco... non so...
    per il resto credo che i minchioni siano tra noi. essi esistono. votano certi partiti e comprano certi giornali e fanno certi discorsi in certi bar o sull'autobus...

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  2. Il problema è che si contesta qualcuno, pur correttamente, in quattro gatti la cosa ha più il sapore di un situazionismo fuori tempo massimo. Una malattia tipica di molti collettivi universitari (e lo dico da militante che blabla).

    Ciò detto,se la sigla è CUA, presumo stia per collettivo universitario autonomo.

    Giù le mani dai nostri acronimi!1!!!

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  3. Leonardo, mi piacerebbe capire meglio cosa pensi tu delle idee esposte da Angelo Panebianco nel suo articolo del 14 febbraio. Secondo te, Panebianco ha ragione o ha torto? Grazie per l'eventuale risposta.

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    1. Ma non si capisce?
      Lo trovo abbastanza allarmista (l'idea che l'Isis possa attaccarci dalla Libia coi missili); interessante per come esprime la voglia di guerra del lettore-tipo del Corriere.

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  4. Scusa Leonardo, facciamo il punto per capirci: tu ti poni come uno che considera P. come un trombone da bar, e come darti torto.
    Poi però partendo da questa premessa finisci per dargli ragione. O meglio, no, non gli dai ragione, ma non gli dai neanche torto.
    Di fatto ti metti nella posizione di quello che dice: e vabbè è lo zeitgeist, lasciamo che si esprima e laviamocene le mani, tanto tutto il popolo è già lì che sta urlando “crucfige” prima ancora che lo faccia lui.
    Questa per me si chiama ignavia.
    Non abbiamo bisogno di P. come barometro, ci sono già i bar che fanno la stessa funzione.
    P. fa male al pensiero collettivo, perché legittima ed eleva a discorso culturale ciò che dovrebbe rimanere confinato nella chiacchiera da bar. Per questo va contestato con tutte le forze.
    P. è come gli intellettualoidi che accoglievano entusiasti il fascismo e l'entrata in guerra dell'Italia: anche quelli erano espressione del prurito collettivo di una certa parte della società italiana, pur non essendo magari esplicitamente fascisti.
    E hanno contribuito attivamente a formare un pensiero collettivo che quando non ha sostenuto apertamente gli orrori del fascismo, quantomeno non vi si è opposto.
    Di danni quindi i Panebianco ne possono fare eccome, non trovi?
    La libertà è fatta di dialogo e anche di conflitto e opposizione. Per restare liberi è fondamentale che ci sia la contestazione del trombone.
    Il tuo ragionamento ha invece il sapore di una ritirata accondiscendente, perché? Sotto sotto ti va bene così?
    Sai bene che quelli che alla fine ci hanno tirato fuori dalla merda e che ringraziamo ancora oggi per essere un paese (quasi) libero, sono quelli che si sono opposti, che hanno detto "questo è troppo", proprio come i contestatori di Bologna.
    Di certo non quelli come P., né quelli come te a quanto mi par di capire...
    Servirebbe un chiarimento da parte tua, grazie.

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    1. Non credo che serva davvero un chiarimento: cerco sempre di essere il più chiaro possibile. Se non sono riuscito a farmi a capire, evidentemente non sono capace.

      Non credo che P. "legittimi" o "elevi a discorso culturale" qualcosa che senza di lui non sarebbe legittimo o non sarebbe un discorso: è solo un tizio che scalda pasti precotti.

      Contestare un trombone è legittimo e divertente; impedirgli ripetutamente di fare lezione è una scemenza che trasforma il trombone in un eroe. Quelli che "ci hanno tirato fuori dalla merda" si difendevano da un nemico in armi; non cercavano di far tacere professori o giornalisti, e i migliori si fecero venire dei dubbi all'indomani dell'assassinio di Gentile.

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    2. Senti, nessuno ha cercato di farlo tacere.
      Litigare con un cretino equivale a volerlo far tacere?
      Mi sembra veramente che qua stiamo perdendo il contatto con la realtà.

      Poi questo avvenimento non ha trasformato in eroe proprio nessuno.
      Panebianco è e rimane quello che era prima. Al massimo ha fatto la figura dell'inetto, perché non ha saputo far fronte a critiche legittime con argomentazioni valide.

      Poi vorrei capire perché se degli studenti dall'altra parte del mondo contestano degli intellettualoidi filogovernativi li applaudiamo, e quando succede qui da noi li chiamiamo idioti che sprecano energie per una lotta inutile o controproducente.

      Riguardo a "quelli che ci hanno tirato fuori dalla merda" mi riferivo naturalmente all'impostazione mentale.
      Lasciamo stare il discorso sui migliori, i peggiori, le armi e gli omicidi, perché su questo ci sarebbe da discutere all'infinito... era la guerra baby.

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  5. Ma il prurito che sentono è una cosa collettiva.
    ma manco per niente. E' il prurito dei soldi che gli gonfiano le tasche. Quando 10 anni fa faceva il megafono delle balle di Bush, c'erano milioni di americani e di italiani in piazza contro la guerra. Panebianco è il barometro del regime, non degli italiani. Dire che la guerra la vuole il popolo attaccandosi a un ragazzino al 99% figlio di genitori imbecilli (perchè nessun dodicenne fa conclusioni del genere da solo) è semplicemente un INFAMIA.

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    1. Cioè tu pensi che i ragazzini nascano naturalmente pacifisti e vengano traviati da genitori imbecilli?

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  6. quindi, se ho capito bene, a secondo di quel che dicono i dodicenni se ne può dedurre il tasso d'imbecillità dei genitori e questo - avendo due figli - mi pare un azzardo, poco grave ma sempre un azzardo
    la seconda cosa, più importante, che ho capito è che qualche decina di scalmanati decidono di combattere la cultura guerrafondaia impedendo con la forza a un minchione di fare lezione... paragonando quest'azione a cosa... la lotta partigiana?
    per me, ma non sono bravissimo in storia, assomiglia di più all'azione di squadracce fasciste

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    1. No vabbè ma è incredibile...
      contestare verbalmente un professore sarebbe un'azione da squadraccia fascista?
      Quindi sono dei fascio-comunisti quei ragazzi di Bologna.
      Interessante.

      Comunque non hanno impedito con la forza un bel niente: hanno esercitato il diritto di confutare e contestare.
      Sento gente che parla come se l'avessero picchiato per chiudergli la bocca!
      Semplicemente dall'altra parte della barricata hanno trovato un trombone che ha giocato furbescamente e italianissimamente la parte della vittima: non ha avuto le palle di sostenere il dibattito, interrompendo le lezioni di sua iniziativa.
      Avrebbe potuto benissimo stare al gioco e contro-contestare in modo costruttivo, se fosse stato in grado di farlo.
      Ho assisito a dibattiti universitari ben più infuocati di questo, senza che si levasse questo scandalo da benpensanti e senza che succedesse niente di grave.
      Si chiama democrazia.

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    2. no, vabbe'... mettere insieme un gruppo di energumeni e interrompere una lezione (senza essere studenti della stessa) rientra nel diritto di "contestare e confutare" quello che quel minchione di professore ha scritto su un quotidiano...
      e lui il progessor minchione doveva avere le palle per "sostenere il dibattito interrompendo la lezione di sua iniziativa"...
      e "contro-contestare in modo costruttivo"?
      guarda, secondo me, dovresti leggere quello che hai scritto, poi fai te...

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    3. Fascismo è troppo poco. Troppo assolutoria come etichetta. Siamo almeno al nazismo delle SA,al comunismo di Pol Pot, all'imperialismo di Darth Fener (che è nero mica per caso), e così via, ad libitum sfumando.

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    4. ahaha! il tuo "gruppo di energumeni" sono questi sbarbatelli
      http://www.imolaoggi.it/wp-content/uploads/2016/02/panebianco-centri-sociali.jpg
      Terribili picchiatori fascisti.

      La smettiamo di vedere il TG4 e inziamo a usare un po' di senso della realtà per favore?

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