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giovedì 6 dicembre 2007

the midnight picnic once upon a time

Da dove venivamo, dove andavamo

Succede che mentre dicembre precipita, la mia vecchia casella di posta si riempie di re:re:re: di fantasmi del passato che senza alcun ragionevole pretesto si mettono ad evocare un vecchio raduno internettiano, il BlogRodeo di Rozzano, maggio 2004. La spiega meglio Livefast:
Succede questo: Effe fa un post, io scrivo un commento, Effe scrive una mail a tutti quelli che si ricorda che c’erano, tutti raccontano il proprio ricordo (tranne me, che resto fermo al fetentissimo commento originale), ne nasce un instant-blog ed è solo l’inizio: la Mondadori vuole farci un libro, la Paramount un film, il Pentagono un bombardamento all’Iran e la Russia una pasticca al polonio. La gente dovrebbe stare più attenta a quello che scrive.
A chi non c'era un'iniziativa come Chieravamo potrebbe apparire inutile come la nostalgia altrui, ma riflettete. Quella sera tra rodeo, bar, e ampio parcheggio, c'erano in zona almeno quaranta scrittori (laddove per scrittori intendasi "gente che sa scrivere quel che vede e vive in modo interessante"). Se tutti e quaranta riuscissero a produrre un ricordo coerente, parlando anche semplicemente dei fatti loro, avremmo un meraviglioso romanzo collettivo su quaranta persone, con una scena centrale in cui la stessa serata viene vista da quaranta punti di vista diversi. Come i telefilm complicati di adesso, per intenderci.

E se Chieravamo non è riuscito a essere questo, non è senz'altro colpa di Effe, quanto dell'alcol, che brucia ricordi che è un piacere. Sul serio, vien la vertigine a tastare quanto sono grandi i buchi tre anni dopo. Ma intanto Effe è riuscito non dico a resuscitare, ma a riportare on line alcune voci che almeno a me mancano parecchio: La Pizia, Marquant, eccetera. Ragazzi, come state? perché non vi fate vivi più? ma si stava così male qua dentro? In altre parole: è davvero così interessante là fuori?

(Dall'archivio, i due pezzi scritti all'epoca del blogRodeo: Sono schizzato e non mi piaccio così, e King David Objectively. E' strano, mi sembra di essere più bravo adesso).

- Io al Blogrodeo ci arrivai molto stanco.

Se mi ricordo bene: in quel periodo stavo lavorando in due scuole a 40 km. di distanza, e proprio in quel maggio traslocavo in una casa a 40 km. da entrambe. Al pomeriggio traducevo un lunghissimo libro sul calcio. Di notte scrivevo sul blog. Scrivevo molto, dormivo poco, bevevo parecchio succo di pompelmo, ero spossato. Ero sotto antistaminici. Come ogni maggio odoroso, tiravo su col naso quando non smoccolavo sangue, suggerendo un’impressione di cocainomane che non meritavo. La stanchezza e gli antistaminici mi ispiravano cose molto stupide: per esempio, ricordo che quando Livefast venne a prendermi, gli chiesi di passare un attimo dal Provveditorato, perché avevo probabilmente dimenticato la mia borsa là dentro, al venerdì pomeriggio. Vi immaginate, la borsa con dentro i compiti da correggere, il nuovo contratto d’affitto, e poi chissà cos’altro, blindate al provveditorato per tutto il fine settimana... la storia era in realtà molto complessa e probabilmente divertente da raccontare su uno di quei diari on line che vanno adesso, ma ho dimenticato quasi tutto. Dalla stanchezza. Ma quanto ero stanco esattamente? C’è una definizione abbastanza precisa: ero così stanco che mi sono addormentato con Livefast al volante, da Modena a Milano. Erano i tempi pre-patente a punti, quando ancora non si era convertito alla corsia di mezzo; credo che ci mise una mezz´ora da casello a casello, durante la quale dormii profondamente, svegliandomi solo di soprassalto ogni volta che un’improvvisa decelerazione ci riportava per qualche attimo al di qua della barriera del suono.

- Io al Blogrodeo ero un po´ imbarazzato.
Mi capitava sempre, per due motivi. Il primo motivo è che, in quel periodo, si dava per scontato che i blog fossero tutti amici, o magari anche nemici, ma pur sempre parte di una stessa comunità: e che insomma ci si leggesse tutti. Per cui ogni volta che incrociavo qualcuno avevo il terrore di confessargli che non avevo letto il suo ultimo post, e magari neanche il penultimo, anzi, in effetti era da un mese che non leggevo il suo blog, di cui magari ignoravo persino l’indirizzo, e insomma, grazie per i complimenti, ma chi cazzo sei? Anche quando in realtà salutavo qualcuno che leggevo davvero, avevo sempre paura di essermi perso qualcosa d’importante, appena scritto o sepolto nella cronologia.
Il secondo motivo è che gli altri sapevano fingere meglio di me, e mi facevano sempre grandi feste. La cosa mi faceva piacere, ovviamente, ma mi complicava anche la vita, perché tutti sembravano dare per scontato che l´autore del mio blog fosse una persona intelligente, brillante, eccetera, ma io mi ero già reso conto che dal vivo non riuscivo a interpretare questo personaggio molto bene. Questa Odissea nell’Imbarazzo ha avuto il suo climax proprio a Rozzano, credo nel momento in cui fui introdotto ufficialmente nientemeno che da Tommaso Labranca:

LABRANCA: "E nella squadra dei [non mi ricordo più] c’è anche... ehm..."
PUBBLICO: "È lui! Proprio lui! Woooow!"
LABRANCA: "C’è insomma, questo qui, che sarebbe..."
PUBBLICO: "Grande! È proprio lui! Yahooo!"
LEONARDO: "Sono io, in effetti".
LABRANCA: "Sì, ma si può sapere chi sei? Cioè, come ti chiami?"
LEONARDO: "Leonardo"
LABRANCA: "Leonardo chi?"

Forse il dialogo non è andato esattamente così, ma più o meno. A tre abbondanti anni di distanza, quell’interrogativo echeggia ancora nei parcheggi di Rozzano e di tutte le periferie del mio cuore: Leonardo chi? La cosa interessante è che, ieri come oggi, non ho la minima risposta pronta da fornire a Labranca: e mi spiace, sul serio, mi rincresce non poterglielo dire semplicemente: Leonardo è un blog di xxxxxxx, che qualche volta fa anche xyyyyvvv e wwwwwxxxk, e che ha un piccolo ma affezionato seguito di lettori pronti ad acclamarlo e a spellarsi le mani. Vorrei trovare la definizione più semplice possibile. Vorrei poterlo dire senza dare l’impressione di tirarmela, ma non c´è verso, perché in effetti è tutto inutile: me la sto tirando già così, e tirarsela per un blog è patetico.

- Io al Blogrodeo, da un certo momento in poi, ero ubriaco.
Che è il sistema meno originale al mondo, ne convengo, per risolvere l’imbarazzo. Di positivo c’è che funzionò, e mi permise di sciogliermi parecchio, di parlare con un sacco di gente, di ballare persino. Di negativo c’è che di tutti i balli e i discorsi mi ricordo poco. Alcool, antistamina, trasloco, un pubblico che acclama e Labranca che chiede chi sono, ce n’era abbastanza per stendere una persona già molto precaria. E poi ho dormito di nuovo, mentre Livefast e la sua futura moglie mi riportavano a casa, e colgo l’occasione per ringraziarli di tutto: so di non essere stato un passeggero molto brillante.

- Io al Blogrodeo devo essermi divertito.
Non ho prove materiali, ma ogni volta che vado a una riunione o a una cena, o a un camp, come si chiamano adesso, spero sempre che sia divertente come il blogrodeo, e ci rimango sempre un po’ male quando mi rendo conto che non lo è.
Adesso mi chiedete ricordi sul blogrodeo. Ahimé, ne ho pochi. Inoltre sono allergico alla nostalgia, come al polline. Non c’è stata un’età dell’oro dei blog italiani, al massimo un bel gruppo di persone molto diverse tra loro che aveva trovato un modo di divertirsi insieme. Il 2003 era stato l’anno del boom, quando i contatori si impennavano e non c’era modo di capire quando si sarebbero fermati; ma per la verità nel 2004 il mio s’era fermato da un pezzo. Di lì a poche settimane interruppi la cadenza quotidiana e le sedute notturne a base di pompelmo: era chiaro che non c'era nessun contratto con una major dietro l'angolo, e avevo bisogno di più tempo per le traduzioni. In autunno ci fu la seconda blogfest a Milano e ci andai: presentavano un libro in cui non c’ero. Risolto l’imbarazzo per la gente che mi acclamava: non mi filava praticamente più nessuno. Probabilmente mi ero distratto un attimo e non andavo più di moda, chi lo sa? In fondo ne avevo sempre capito poco. Tornare a casa fu un po’ difficile, l´A1 era sbarrata tra Piacenza e Reggio, Rozzano già una vaga nostalgia. Avevo la netta sensazione di avere investito troppe energie in un giochino, il blog, che dopo un po’ come tutti i giochini stanca. Potevo prendermela con questo o con quello, ma la prima responsabilità era mia: probabilmente avevo avuto delle chances, ma ero troppo stupido, o imbarazzato, o ubriaco, o semplicemente stanco per accorgermene. Se solo al momento giusto avessi saputo rispondere all’unica domanda decisiva: Leonardo chi? E invece no, Leonardo niente. Di tanta fatica notturna in breve tempo non sarebbe rimasto nulla, solo un po’ di cache su google. Se non trovavo alla svelta un posteggio dove accostare e accasciarmi.

Presi sonno in un distributore a Fidenza, coi fanali ancora accesi; l´autoradio mandava Tom´s diner. I am thinking of your voice, and of the midnight picnic once upon a time before the rain began, eccetera.

6 commenti:

  1. comunqe eri bravino anche prima, eh.
    (quello che davvero mi pare interessante sono proprio i buchi, quello che manca, quello che è rimasto a margine.
    A volte, ciò che non si vede significa più di quanto è invece visibile. Ditemi il contrario)

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  2. IMHO la frase: "gente che sa scrivere quel che vede e vive in modo interessante" è formulata in maniera ambigua, a meno che tu non sia convinto di "vivere in modo interessante"... :-)

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  3. Leonardo eri bravo davvero
    ho appena letto il post su chieravamo, e davvero avete avuto un'ideona

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  4. In effetti, io continuo a starci abbastanza bene, qui dentro. Però, insomma, de gustibus.

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  5. io ero decisamente più bravo allora. senza dubbio più libero :-)

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