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lunedì 20 febbraio 2012

I soliti Omofobi

Ivano&Fabio&Fabio.


Chiedo scusa se parlo ancora di Sanremo, immagino che non se ne possa più, ma la scorsa settimana tra le altre cose è successo che Scalfarotto ha visto, probabilmente per la prima volta, uno sketch di Fabio & Fabio, e ora minaccia di non tornare più in Italia, visto che è a Londra, una città dove non sarei mai definito “una donna senza ciclo mestruale” davanti a 15 milioni di telespettatori imbesuiti, ha detto così. Probabilmente ha ragione.

E tuttavia chi ha ragione non dovrebbe tenersela per sé, potrebbe fare il minimo sforzo di condividerla con gli altri; in questo caso, invece di mettere in scena la propria indignazione facendo il favore di spiegare a noi imbesuiti cosa c'era di così intollerabile nella battuta, che sì, non era una gran battuta, neanche una battuta media: funziona soltanto per far rima in una canzone, e forse non funziona nemmeno lì. Comunque, visto che siamo tutti d'accordo sul fatto che scherzare sui gay in Italia è delicato, e che sarebbe ancora più grave non scherzare affatto sui gay (sarebbe come trasformarli in un tabù, estrometterli definitivamente da quella normalità a cui giustamente aspirano), quello che ci serve è proprio un paio di indicazioni da un esperto sul campo su cosa offende i gay e cosa no: quindi, insomma, donne-senza-ciclo no. Per me va benissimo, e lo ripeto, non è mai stata una gran battuta, non vi rinuncio certo a malincuore. Ma perché no? Giusto per capire come funziona, così non rischio di farne altre ugualmente offensive. È intollerabile il paragone con le donne, una gay non può assolutamente soffrire l'accostamento? O è la menzione del mestruo?

Nel frattempo Rita De Santis, di Agedo (associazione di genitori di omosessuali), mi informa che quella battuta "contiene due offese in una: verso i gay, considerati dal pregiudizio “maschi mancati”, e verso le donne in menopausa, viste come ormai fuori uso". Giuro che una simile stratificazione di significati, tutti offensivi nei confronti di minoranze, non l'avrei mai intuita. Mandelli dice solo "è com'esser donna senza ciclo mestruale", e in un colpo solo i gay devono sentirsi "maschi mancati" e le donne in menopausa "fuori uso"? A me sembra incredibile che si possa offendere così tanta gente in una frase sola, ma è anche vero che di mestiere non vado in giro a cercare espressioni offensive nei confronti di minoranze, può darsi insomma che la De Santis abbia l'occhio più allenato. Certo che a quel punto se Biggio metteva un naso camuso faceva l'en plein - no vabbe' lasciamo stare.

Io non sono venuto qui a difendere i Soliti Idioti, che non ne hanno bisogno: a parte qualche passo falso (e Sanremo magari è stato uno di questi), in generale hanno vinto. Tra vent'anni, se la baracca tiene, i nonpiugiovani li ricorderanno come il primo programma in cui si sono riconosciuti, quello che li faceva lollare (probabilmente non si dirà più cosi, ma per farsi un'idea) ma soprattutto li identificava rispetto al mondo esterno che non li capiva e li esecrava. Da questo punto di vista farsi compatire a Sanremo ha persino un senso: che disastro se gli sketch avessero funzionato, se gli accigliati critici à la De Gregorio li avessero rivalutati, se di fronte a Fabio&Fabio i 'vecchi' come Scalfarotto si fossero fatti una risata. Forse infilare in uno show dal vivo la gag del ventilatore, che non ha nessuna consequenzialità logica e puoi capire soltanto se conosci già la serie, ha proprio questo senso: ribadire l'alienità dei Soliti Idioti all'Ariston, l'idea che a Sanremo possono andarci ma non possono essere capiti, un po' come Mark Hollis che smette di cantare in playback nell'Ottantasei. Oppure semplicemente sono due idioti, cioè, la gag del ventilatore in uno sketch dal vivo, ma come cazzo v'è venuto in mente.

Io sono qui solo per dire che secondo me Scalfarotto non ha capito Fabio&Fabio, ma non è colpa sua, non è che uno sia tenuto a studiare gli sketch precedenti per capire l'ironia di secondo e terzo livello: uno accende la tv, vede due idioti che fanno le checche e se la prende. Giustamente. Anche se poi uno potrebbe anche domandarsi cosa ci vada a fare Scalfarotto a GDay, che è un bellissimo programma per carità in cui però c'è Fullin che fa la checca senza nessun secondo o terzo livello: fa la checca e basta, e da Londra questo dovrebbe risultare altrettanto intollerabile. Oppure Fullin può scheccazzare come meglio crede perché è un gay? Perché da qualche parte ho letto anche questa cosa: che Little Britain coi gay ha il diritto di andarci giù pesante perché uno dei due autori è gay dichiarato, quindi lui può. E quindi insomma se dopodomani a Biggio e Mandelli scappasse di dire che ogni tanto vanno a letto assieme, improvvisamente la comunità LGBT smette di scandalizzarsi e si fa una risata; e allora io a questo punto se fossi uno dei soliti idioti lo farei davvero un bel coming out, tanto chi controlla. Io continuo a pensare che una scenetta sia divertente o no, omofoba o no, a prescindere dalle scelte di genere di chi la inventa e chi la recita: probabilmente Little Britain è fatta meglio, ma non è che i gay abbiano più diritti degli altri a ridere dei gay: di solito sono più bravi, tutto qui.

Io non sto dicendo nemmeno che Fabio&Fabio non siano due personaggi omofobi, però non lo sono nel senso in cui li intende Scalfarotto. Lui parla di "cliché della checca da avanspettacolo anni '50": non ci siamo. Che sia un cliché al lavoro non c'è dubbio, semplicemente non è quello. F&F, chi li conosce lo sa, sono due ragazzi che vivono insieme (e già questo ci proietta fuori dai '50), che lavorano insieme in un contesto 'creativo' dove non sono gli unici gay, e che vivono in una città contemporanea che accoglie il loro ménage con assoluta indifferenza (anzi, è proprio l'indifferenza con cui i concittadini reagiscono alle sue provocazioni che manda costantemente Fabio-Biggio in corto circuito). Di città così in Italia non ce ne sono ancora molte. Parliamo di qualche quartiere di Milano e Torino, qualche altro distretto in qualche altra città, ma poca roba. Chi abita in queste zone però dei Fabio&Fabio li ha conosciuti - meno caricaturizzati, ovviamente - e in tv li riconosce. Era già molto più difficile riconoscerli a Sanremo, che neanche nei giorni del festival diventa uno di quei distretti in questione, dove si può anche ammettere che due gay si baciano, ma devono essere due ragazze, possibilmente belle, e comunque due in mezzo a cinquanta, alla faccia di Kinsey, e comunque il regista non riesce a inquadrarle.

Nella sua immaginaria città moderna, dove essere gay non sorprende più nessuno, Fabio-Biggio passa il tempo a immaginarsi vittima di discriminazioni immaginarie. Di solito il perno dello sketch è questo, e ripeto, lo si può criticare finché si vuole, e a ragione: perché in Italia essere gay sorprende ancora fin troppa gente, e il più delle discriminazioni non sono affatto immaginarie. Insomma Fabio&Fabio pretendono di fare satira di costume ma falsificano il quadro, fingendo che quello che succede in un distretto di Milano sia la media nazionale. A un certo punto fanno anche qualcosa di peggio, quando gli sketch cominciano a ruotare intorno alla gravidanza isterica di Fabio-Biggio. Si comincia dai sintomi, si passa per il test di gravidanza (che Biggio trucca con un pennarello), si arriva in ospedale e a un certo punto lo vediamo anche con una carrozzina e un bambino dentro, anche se le cose non stanno ovviamente come le presenta lui. Tutte le gag nascono dalla stessa idea: nessuno può permettersi di dire a Fabio che non può fisicamente avere un bambino, perché sarebbe omofobia: e appena percepisce un po' di omofobia Fabio va in loop. Insomma, dietro a tutto c'è un'idea reazionaria: Fabio vorrebbe essere sia gay che madre, ebbene, la natura non glielo consente, ed è inutile che si lamenti e strepiti, la natura è così: lo potrebbe dire tranquillamente Giovanardi. Tutto questo mentre in Italia non sono ancora riconosciute non dico le adozioni, ma nemmeno le coppie di fatto. Biggio e Mandelli prima fanno un salto del futuro, satirizzando i costumi di un'Italia per lo più molto in là da venire; e poi nel passato, ricordando a chi vuole fare una famiglia che comunque l'utero serve, ed è ridicolo pensare, come Fabio, di poterne fare a meno.

Quindi sono omofobi? Sì, molto più di quanto non credano di esserlo; ma non perché fanno le checche anni '50. Anzi, almeno hanno il merito di mostrare personaggi che esistono adesso, e in certi casi nemmeno adesso, ma tra un po'. Fabio non è il classico diverso che vorrebbe essere considerato come gli altri: Fabio è già considerato come gli altri, e la cosa lo fa impazzire: lui deve gridare al mondo che comunque è diverso. È reazionario nelle premesse e nelle conclusioni, ma in mezzo ha il notevole merito di mostrarci la caricatura di una figura fin troppo ricorrente nella nostra contemporaneità: l'esponente della minoranza che si trasforma in un professionista dell'indignazione, allenandosi a trovarla ovunque, anche dove semplicemente non c'è. Lui solo ha il diritto di spiegare cosa lo offende, quando come e perché. Anzi di solito al perché non si arriva mai, di solito è sufficiente strepitare e pretendere le scuse. Sono cose noiose, i "perché", roba da blog di retroguardia.

64 commenti:

  1. A Leo', troppe seghe mentali non ti fanno bene!

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  2. Guarda, io forse capisco perché Scalfarotto se la sia presa. E secondo me anche a ragione. Che poi diciamocelo, non è sempre detto che la ragione di uno faccia il torto dell'altro. Cioè magari Scalfarotto ha ragione ad offendersi senza per questo che i Soliti Idioti abbiano (del tutto) torto.

    Tutto quello che scrivi è giusto, se non fosse che in Italia, ancora oggi, anche in città come Milano e Torino, anche in ambienti che sono abituati a coppie come Fabio e Fabio, quando due uomini lasciano capire che stanno insieme (e certe volte basta uno sfiorarsi di dita mentre si cammina), soprattutto la sera, c'è qualcuno che per la strada ti grida Frocio di merda. L'ho visto accadere più volte di quanto pensi.

    E di solito, la coppia che è stata insultata a questo punto si divide. C'è uno dei due che si gira, e reagisce: "che cosa hai detto", mentre l'altro lo ferma e dice "dai, lascia stare". Questo mentre quello che ha lanciato l'insulto, che di solito sta in un gruppo, sempre tutto al maschile, si da di gomito con gli amici e ridacchia.

    Di solito ha la meglio quello che ha dice "dai, lascia stare". E i due se ne vanno, ma si vede che masticano amaro e che hanno dovuto mandare giù una piccola umiliazione. Se invece vince l'altro, quello che chiede spiegazioni, il gruppetto degli insultati si fa aggressivo. Tirano fuori il petto e si mettono intorno ai due. L'aria si fa pesante e non puoi non pensare a quelle storie, accadute anche nella civilissima Bologna, di coppie di gay pestati a sangue solo perché si tenevano per mano. Ragazzi gay con la milza spaccata, solo perché erano gay. Per carità, ne capiterà uno ogni due anni in Italia. Ma capitano.

    A questo punto di solito però è tra i bulli che qualcuno dice "dai, lasciamo stare" e se ne vanno (non senza aver gridato qualche altro, Frocio di merda).

    Ecco, anche se non capita tutte le sere, ogni volta che una coppia gay esce in giro in Italia sa che potrebbe succedere. Ed è per questo che quando poi torna a casa, accende la televisione e becca questi due si incazza. E magari avrebbe voglia di prendere Bigio, spaccargli la milza a calci (perché? non c'è mica bisogno di un perché. C'era per il ragazzo di Bologna?) e poi, mentre sta per terra a sputare il suo sangue, dire a Mandelli: "Dai, ora facci ridere".

    Visto però che sono persone educate e civili, scrivono articoli in cui si incazzano.

    Si, lo so quello che ora qualcuno dirà. "Eh, sei il solito esagerato, non è mica vero che succede. Dietro casa mia c'è un circolo arcigay ed è sempre stato tutto tranquillo". Si, magari è così. Ma voi che scrivete così, quando uscite di casa, non avete quell'ombra oscura di paura che vi segue. A voi non c'è nessuno al mondo che ha voglia di ammazzarvi per quello che siete. Perché siete di Carpi, perché siete biondi, perché siete ciclisti. Mi scuso per la lunghezza e spero di non essere stato troppo melodrammatico

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    1. David, non ti dirò che non è mica vero che succede. Ti consiglierò piuttosto di leggere meglio la cronaca e di contare quanti episodi di violenza sono scatenati dai commenti sulle ragazze. Non mi risulta che i ventenni siano per questo seguiti da un'ombra di paura... Non c'è dubbio che sia drammatico sentirsi non accettati, ma la violenza è patrimonio comune.

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  3. A me pare alquanto assennato. L'omofobia esiste e produce danni enormi, dai momenti della scoperta (e già di battute omofobe se ne sono sentite tante) fin alla negazione dl diritto legale ad essere coppia. Ma non riesco proprio a vedere il legame fra "donne senza ciclo" (battuta imbecille e già abusata) e "froci di merda". Temo che l'unico modo accettato di parlare di gay sia attraverso il buonismo melenso di Ozpetek e questo è, a mio avviso, altrettanto omofobo (un omosessuale è accettabile solo se si conforma al nostro stereotipo). Meglio Notti Selvagge allora!
    Vilcatto.

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  4. http://www.wumingfoundation.com/pagina_satira_luttazzi.pdf

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  5. Quindi Fabio e` la caricatura di Scalfarotto? Interessante...

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  6. Stavo per citare esattamente la stessa pagina di Randolph Carter, e cioè "Mai sottovalutare il valore del contesto: Richard Pryor può fare tutte le battute che vuole sui «niggers»; le stesse battute in bocca a Woody Allen diventerebbero razziste". Non so, il patentino di liceità satirica non mi ha mai convinto troppo.

    (Grazie per aver ricordato Mark Hollis e Life's what you make it, comunque).

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  7. "L'umorismo è sospensione del sentimento e può arrivare fino al grottesco più cinico; ma
    se sei cinico a spese di una vittima e
    ne prendi in giro la sofferenza, fai
    umorismo fascistoide, cioè eserciti
    una violenza."
    ecco, questo è l'unico limite che accetto alla satira.

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  8. Trovo molto interessante questa riflessione sul diritto all'indifferenza

    Il diritto all’indifferenza, si badi, non passa per il “dovere all’invisibilità” che si chiede alla comunità gay quando richiede leggi e tutele. Significa, in parole poverissime, che chiunque può andare per mano in giro, in modo romantico, senza rischiare offese e schiaffi. Significa che quando ci lamentiamo, come cittadini e cittadine prima di tutto, perché queste cose succedono ancora – dalle coltellate davanti al Gay Village, agli insulti di Giovanardi, incapace di distinguere tra amore e pipì, fino agli sberleffi in televisione – sentirci etichettare di vittimismo rende chi opera siffatta equazione più simile a certi deputati di UdC e PdL che a un illuminista.

    http://www.mariomieli.net/non-siamo-mica-vittime.html

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  9. Non è niente di originale, la gag classica è quella del tipo di colore (o orientale, latino o comunque non wasp, meglio se di classe medio alta, che vede discriminazione ovunque e urla al razzismo ogni volta che lo contraddicono, come il Tracy Jordan di 30 Rock; o la donna (anche qui, meglio se con incarichi di prestigio) che grida alla discriminazione di continuo, fuori contesto.

    L'indignazione professionistica è effettivamente un male, ma in realtà il tema centrale della gag è: ma che volete ancora? avete avuto il diritto di voto, non è più legale ammazzarvi come cani, qualcuno di voi ha persino raggiunto posizioni elevate, che state ancora a rompere?

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  10. è il contesto che conta.
    se sanremo è visto da tot milioni di italiani e c'è uno sketch idiota presumo che può essere capito come omofobo è male. in italia nel 2012.
    io faccio continuamente battute sugli insegnanti e sui dipendenti pubblici italiani. battute idiote che non fanno ridere nessuno, ovviamente.
    ma le faccio in privato ché se le facessi sull'autobus rischierei di scatenare delle risse o dei pogrom e non riderebbe comunque nessuno. e in ogni caso (contrariamente a ogni aspettativa) nessuno ti guarda male e ti minaccia quando sa che sei un insegnante, giusto?
    non ho visto sanremo e quei due non mi fanno proprio ridere, li trovo odiosi e patetici e per me andrei a mtv e strapperei il loro contratto con le mie mani. non mi riesce difficile immaginarli a fare schetch per nulla divertenti e invece offensivi.
    tu, non ti sei mai sentito offeso dalle molte battute che si fanno sui dipendenti statali, sugli insegnanti...?
    non credi che certa satira, cioé no: satira è troppo. non credi che esistano battute fatte in un certo contesto che possano aumentare i pregiudizi?
    non è possibile non far ridere e fare danni con certa comicità (diciamo così) davanti a millanta milioni di spettatori?

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  11. Woody Allen non sarà razzista ma è riuscito ad ambientare decine di film a New York (che non è la Carpi degli anni sessanta) senza nemmeno un attore neanche secondario che sia nero.
    Detto questo la gag sulle mestruazioni è antipatica perché orientamento sessuale e identità di genere sono due cose distinte, non c'è nulla di male ad avere le mestruazioni o ad essere donna ma se una persona si identifica come uomo è uomo. Non si offende perché è misogino (di solito, poi ci saranno anche uomini cisgender e gay che sono misogini, la cosa non mi stupirebbe visto che la società in generale è piuttosto misogina) ma perché vede una parte della sua persona negata.

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  12. Non conosco la polemica (scoperta grazie a questo condivisibilissimo articolo).

    Vorrei aggiungere solo che mi sorprende un po' l'uscita della De Santis (ammetto che non ho voglia di leggere l'articolo per capirne il contesto), e mi dispiace che un'associazione come l'agedo ci faccia la figura della professionista dell'indignazione, che per mestiere va in giro a cercare espressioni offensive nei confronti delle minoranze.

    Perché -a parte il fatto comunque non secondario che son volontari che non ci guadagnano un centesimo ed anzi ci rimettono di tasca propria- per come li ho conosciuti sono decisamente tutt'altro: di una sensibilità, delicatezza, capacità di dialogo purtroppo alquanto rare; oltre che portatori di un punto di vista (paradossalmente! perché è proprio quello della quotidianità delle famiglie) originale, non scontato e probabilmente molto più utile dei cliché e delle polemiche in bianco e nero. Possibilissimo che sia solo la mia esperienza nel mio distretto di città di provincia, chissà.

    (consiglio il film "due volte genitori", http://www.duevoltegenitori.com che può dare un'idea. A me è piaciuto molto)

    Scusate il (seppur parziale) off-topic

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  13. Vivendo in Germania, faccio allegramente a meno di Sanremo (o San Remo) : siccome però soffrire è anche un po' dolce, eccomi a leggere e commentare i post di Leonardo a tal soggetto.
    Questo post si colloca nella serie della lista dei parlamentari omosessuali e omofobi o sul naso di Fiamma Nirenstein: battersi contro le discriminazioni è sacrosanto e vero è che ovunque è pieno di gente che fa battute cretine, ma l'eccessivo scandalizzarsi per tutto ci può far venire il dubbio che esistano argomenti dei quali non si possa ridere, né in maniera stupida né in maniera garbata.

    Qualche tempo fa chiaccheravo con un amico cinese sul fatto che in alcune regioni della Cina aborti selettivi hanno portato uno squilibrio fra maschi e femmine in favore dei primi e che tali maschi "alla ricerca di una moglie" sono un problema sociale in quanto la frustrazione sessuale è catalizzatrice di violenze. Qualcuno ha fatto la facile battuta "Non c'è problema: educhiamoli sin da piccoli all'omosessualità!".
    Mi domando se tale battuta sia omofoba oppure no: a me pare di no, ma sicuramente setacciandola e scandagliandola a fondo qualche significato omofobo nascosto salta fuori.

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  14. Ah, tu non sei gay e non capisci come mai un gay si offende per una battuta. Non sei nemmeno ebreo e non capisci come mai gli ebrei si offendono tanto quando si parla di nasi. Non sei una donna e non capisci come mai certe donne si offendono quando si parla di mestruazioni.
    Chissa', forse le battute che offendono gli stuipidotti, ecco: quelle magari capisci perche' sarebbe meglio evitarle.

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  15. Perché se no ti offendi tu? E vabbe', pazienza.

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  16. C'è poi un equivoco di fondo che andrebbe risolto. Molti pensano ancora che gli omosessuali in Italia siano tutti Scalfarotto. O Dolce e Gabbana. Cioè dei tizi che fanno lavori fantastici, nel peggiore dei casi vivono delle loro opinioni e della loro creatività e fanno una vita tranquilla. Perciò, di fronte alle prese in giro de I soliti idioti, si dice: ma che volete di più.

    Peccato invece che la maggior parte degli omosessuali vivano come il resto degli italiani: di merda. La maggior parte degli omosessuali italiani (sia uomini che donne) sono autisti di autobus, spazzini, insegnanti, ragionieri, geometri, operai, poliziotti, dipendendi in un call center, militari, operai o, probabilmente, disoccupati.

    Questo per far capire che non vivono in un contesto come, che so, Scalfarotto, che vive tra Roma e Bruxelles ed è difficile che qualcuno se la prenda con lui. No, la maggior parte degli omosessuali vive e lavora in ambienti lavorativi, come il mio per esempio, dove il termine "frocio di merda" viene usato come intercalare. Per dire, il collega torna dal bar dove un tipo lo ha fatto aspettare un po' alla cassa. Ecco che parte il racconto di questo "frocio di merda che al bar...".

    Certo, che fa uno. Mica ce l'ha con gli omosessuali. Solo che lui, come milioni di altri italiani, non ci pensa quando parla. Non sa che le parole che si usano sono importanti. E che fai allora. Sorridi e lasci correre, alimentando però un vago senso di frustrazione? Oppure glielo fai notare gentilmente, che magari quel modo di parlare per qualcuno potrebbe anche essere offensivo.

    A questo punto si crea un delicato equilibrio. Da un lato c'è la possibilità che i colleghi si fermino un attimo a pensare e si rendano conto che, effettivamente, usare quel intercalare è un po' da stronzi. Si vergognano e il mondo è un po' migliorato.

    Oppure pensano: "ma guarda questa checca che non sa neanche buttarla a ridere". E continuano come se nulla fosse.

    Gag come quelle dei Soliti Idioti giustificano e legittimano questa seconda soluzione.

    Per carità, si può scherzare su tutto. Basta solo ricordarsi che ogni azione ha le sue conseguenze. Anche su altre persone. Non sarebbe male agire in modo responsabile ogni tanto

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  17. Secondo me la tesi della licenza di satira ha la sua validità.
    Sì, se si scoprisse che vanno a letto insieme il loro sketch assumerebbe un altro valore: ma guarda caso non vanno a letto insieme, e se lo facessero non credo sarebbero così superficiali.
    Ciao

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  18. Gabriele, in fondo che ne sai? Guarda che avere rapporti omosessuali non ti rende necessariamente 'profondo': si può essere idioti anche da omosessuali, e campare di stereotipi anche da omosessuali.

    La tesi della licenza è un assurdo logico, che mi costringerebbe a proclamare la mia scelta di genere ogni volta che faccio una battuta: se scopo in un certo modo la mia battuta è divertente, sennò è superficiale? No, una cazzata è una cazzata a prescindere da chi mi scopo.

    Io temo che la storia del 'contesto' sia solo un pretesto per creare dei confortevoli ghetti dove misurare la reciproca suscettibilità: peraltro è un boomerang, non è che se Pryor si inventa una battuta sui niggers ai bianchi è comunque fatto divieto di usarla: la useranno. Magari non in tv, ma per strada. E se in quel momento passa un afroamericano, si offenderà. È il prezzo da pagare per tenersi Pryor. Traslando di molto: non è che uno può andare a un gay pride con lustrini e boa e rivendicare l'orgoglio queer e poi scandalizzarsi perché gli etero lo prendono in giro. Fa semplicemente parte del gioco.

    Io comunque eviterei di mescolare scelta di genere e appartenenza etnica: Pryor non ha scelto di essere nero e non può smettere di essere nero. Un comico invece può fingere di essere etero, o smettere di essere etero, o semplicemente tacere sulle sue preferenze sessuali, e le sue gag continueranno a essere cretine, o intelligenti, indipendentemente da cosa fa nel suo tempo libero.

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  19. credo che giorgian e david abbiano centrato perfettamente il punto.
    a rendere inopportuna la satira non è l'autore, bensì il contesto - viviamo in un paese profondamente intriso di omofobia, per cui le gag di due idioti in prima serata danno fastidio. io sono etero, ai miei coinquilini gay dico 'froci di merda' quando non portano giù le immondizie, e ti garantisco che non si sono mai offesi, al massimo mi rispondono sullo stesso tono. la suscettibilità di cui parli non l'ho mai vista, e posso ragionevolmente supporre di conoscere più omosessuali di te.
    te lo scrivo con immutata stima e ammirazione, e nella speranza che la tua idea di 'gay' non sia scalfarotto (a volte sembra davvero che tu te li immagini divisi tra un gay pride e un tweet indignato, non so, è internet che dà quest'impressione?)

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  20. Continuo a sottilizzare, spero non ti dispiaccia.

    Credo che avere rapporti omosessuali ti renda effettivamente più profondo, se parli di omosessualità. Mi ricordo di Altan che non volle fare satira in Brasile, perché diceva di non avere il background storico e culturale per comprendere e criticare il Paese.

    Sì, sto mescolando identità sessuale e appartenenza geografica, ma secondo me non è così improprio. Un comico non può fingere di essere etero, o smettere di essere etero, senza che la sua comicità (o la sua arte) ne risenta profondamente.

    Non credo insomma che il contesto serva solo come recinto per la suscettibilità. Non c'è una sola battuta di Richard Pryor che conosca che suonerebbe razzista in bocca a un bianco (tralasciamo l'uso specifico del termine 'nigger'). Ma scherzare sulla segregazione in America da bianco è un po' muoversi su un campo minato.

    Sono d'accordo che i primi a sottolineare gli stereotipi sui gay sono a volte i gay stessi, ma sono anche convinto che in questo caso non l'avrebbero fatto nello stesso modo. Del resto sto inducendo, ed è pericoloso. Non so cosa ne pensi.

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  21. Gabriele: "Sono d'accordo che i primi a sottolineare gli stereotipi sui gay sono a volte i gay stessi, ma sono anche convinto che in questo caso non l'avrebbero fatto nello stesso modo." Non sono esattamente gay, ma bisessuale sì - quindi almeno in parte mi sento "chiamata in causa". E confermo: un gay (LGBT, va là, mettiamo tutta la sigla) avrebbe scherzato sull'argomento in maniera sottilmente diversa. E sarebbe stato meno offensivo: se non altro perché un gay *sa* *sulla sua pelle* cosa vuol dire che quel che sei - che sei in qualcosa di così profondo e meraviglioso come l'amore che provi per un altra persona - sia usato come insulto...

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  22. “Ma la scenetta sui gay de I soliti idioti era divertente!” – E sono io a non averla capita.
    Ok, può darsi…

    Metti però che un mio amico gay, ancora liceale, mi manda qualche giorno fa questo sms:
    “I miei compagni di classe mi stanno cantando contro la canzone OMOSESSUALEEE… è lo stesso che esser donna senza il ciclo mestrualeee…“

    Che facciamo? Ridiamo ancora?
    Quei compagni di classe hanno sfruttato una scenetta perfettamente confenzionata allo scopo, dando sfogo a tutto il potenziale violento sottinteso: la gag sfotteva i gay (non era satira, né umorismo): si è trattato di derisione, di sfottò d’autore regalato agli omofobi (e non contro l’omofobia, come pure qualcuno aveva azzardato a dire).

    Detto questo, io me ne frego e posso anche farmi una risata: anzi magari mi impegno pure a cambiare l’immagine distorta che (ancora, uff!) gli altri hanno dei gay (perché quei due, i gay, certo non li hanno rappresentati: semmai hanno rappresentato l’immagine ancorata agli stereotipi che la società ha degli omosessuali).

    Ok, ok, va bene: me ne frego, mi avete convinto, perché – lo ripeto – io posso anche ridere di tutto questo. Ma il mio amico al liceo, purtroppo, no: lui ha pianto per un pomeriggio. Quindi l’ho dovuto chiamare per dirgli: “fregatene e vai avanti”.

    Già, andiamo avanti.

    P.s. Questo per dire che oltre ai discorsi (legittimi!) su cosa sia satira o no, su cosa faccia ridere o meno, c'è la realtà, che se ne frega. E alla fine sei costretto a dire: "facile fare i froci (a parole) col culo degli altri", quando non vivi sulla tua pelle la discriminazione.
    P.p.s. Ovviamente si può ridere e scherzare sui gay (Will & Grace!), ma sfotterci in questo modo non ha nulla di diverso dello sfottò dei bulli liceali… e infatti.

    Questa, la mia opinione. :)
    Michele

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  23. Un gay avrebbe scherzato sull'argomento in maniera sottilmente diversa? Per favore, la vita non può essere un'opera d'arte. Troppo difficile, davvero. Io preferisco astenermi, davvero. Da anni faccio battute solo su maschi bianchi eterosessuali con amici maschi bianchi eterosessuali. Tra l'altro, da napoletano posso perfino concedere la possibilità ai miei amici maschi bianchi eterosessuali di fare battute (non sottili) su Napoli. Tutti gli altri (donne, gay, non bianchi vari) sono anch'essi amici. Ma umorismo ad personam zero, per carità. Nessuno riesce ad essere così sottile. Accettiamo i nostri limiti umani, questi ghetti light sono in fondo una buona alternativa ai pogrom. Ma non chiedetemi di essere sempre sottile nella conversazione quotidiana. Nella conversazione quotidiana non possiamo essere che un po' idioti. Lo ripeto: per favore, la vita non può essere un'opera d'arte.

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  24. Caro Leonardo,
    immagina che ci sia un programma comico di successo in cui la scena che riscuote maggior gradimento è quella di una comica bianca, camuffata da donna di colore obesa, vestita come Mamy di Via col Vento, il cui tormentone è dire "nezuno gabisce me berghé sono bovera nera". Immagina anche che, sull'onda del successo riscosso, questa Mamy vada sul palco di Sanremo a riproporre la sua scenetta. Prevedibilmente, qualcuno direbbe che è una scena razzista, perché è inaccettabile che si rappresenti in quel modo una donna di colore, anche se può capitare che, da qualche parte nel mondo, esista una donna così. Saresti pronto, in quel caso, a dire che chi si lamenta sta dalla parte del torto?

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  25. Mi sento di contestare una affermazione che è stata fatta nei commenti, ossia che per scrivere/raccontare/fare comicità su un dato argomento sia necessario vivere in prima persona quell'argomento: solo un gay può narrare il mondo gay.
    Mi viene in mente Charles Dickens che non era orfano ma che ha raccontato la vita negli orfanotrofi... quindi Dickens è da buttare?

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  26. Epperò è vero due comici hanno più doveri di una semplice conversazione. Facciamocene una ragione, get it over.

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  27. @Roberto, ho capito che la scenetta è stata intesa così, non è questo il problema. Facevo solo notare che la situazione è più stratificata di quel che sembra, la mamy vive in un mondo dove tutti gabiscono le bovere negre, e in questo mondo pretende di avere un figlio bianco con la pronuncia perfetta, eccetera.

    @Michele, il tuo amico liceale che se la prende perché gli cantano una canzone ha evidenziato una sua fragilità. Non è che voglio fare la predica da dietro un blog: credo che si trovi in una situazione molto difficile, però non credo che uno sketch di Fabio&Fabio a Sanremo possa più di tanto cambiare le cose. Fabio&Fabio sono in fascia protetta tutti i giorni su Mtv, che io sappia si prende su tutto il territorio nazionale; se volessimo farne a meno io personalmente non griderei alla censura, ma i compagni del tuo amico troverebbero qualche altro slogan. Non credo che abbiano bisogno di Biggio e Mandelli per avere l'imbeccata omofoba; anzi credo che da questo punto Biggio e Mandelli siano piuttosto scarsi, a me vengono in mente migliaia di perifrasi più offensive di "donna senza il ciclo mestruale". Riguardo al fatto che abbiano beccato la lunghezza d'onda del bullismo liceale sì, hai ragione, a un livello superficiale sono suscettibili di essere letti in questo modo, e d'altro canto se t'aspetti che il liceale medio si sciroppi Will&Grace, ciao. Però anche Fullin, perlomeno quando va a Gday, è suscettibile di letture analoghe. Se non desta polemiche è per due motivi: primo, il programma è conosciuto solo da una nicchia; secondo, in quella nicchia ci sono molti gay che comunque percepiscono Fullin come uno del club. Lui ha il diritto di fare la checca, l'etero no? Secondo me tutti hanno il diritto di fare il personaggio che vogliono; il bullismo si combatte lavorando sulla consapevolezza degli studenti, e non censurando a monte le loro fonti di slogan omofobi, e al liceo comunque ti devi fare la crosta, per i gay è più difficile ma te la devi fare lo stesso, credo che tu lo sappia meglio di me.

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  28. Leonardo, scusa, ma chi è che ha invocato la censura? Si può semplicemente dire che è stata una scenetta idiota in una situazione nazionale di emergenza? Sarebbe stata altrettanto idiota se fossero stati due omosessuali ad interpretarla? Sì.
    Perdonami l'insistenza, ma questa cosa del patentino gay per deridere i gay che i gay assegnano solo ad altri gay nel mondo reale - semplicemente- non esiste. E' sconfortante che tu insista su questo solo perchè Scalfarotto va d'accordo con Fullin.

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  29. Chi è che ha invocato la censura? Se leggi le prime righe del post di Scalfarotto lincato sopra te ne accorgi. Scrive che in UK "non si consentirebbe a un gruppo popolare presso i giovani di mandare il messaggio che il bullismo antiomosessuale è figo e vincente". Scrive proprio così: non si consentirebbe. Ma forse esagero a dar peso alle parole di uno che è appena il vicepresidente PD.

    Il fatto che il patentino non esiste non significa che molti non lo diano per scontato, in discussioni che ho letto on line e anche qui.
    Mesi fa si discuteva se fosse opportuno che una persona, per motivi politici, potesse rivelare l'omosessualità di qualcuno che non aveva deciso di fare coming out. Su questo blog ci fu chi ammise che poteva essere opportuno, se a farlo era un gay che lottava per i diritti dei gay. Se non era un gay invece no. Non so quanto sia diffusa questa idea della doppia morale, ma la trovo abbastanza sbagliata da scriversi sopra.

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  30. "il tuo amico liceale che se la prende perché gli cantano una canzone ha evidenziato una sua fragilità."

    Leonardo, ogni anno i ragazzini che si ammazzano perché presi in giro perché "percepiti" come gay non sono pochissimi. Un po' di decenza.

    Altrimenti potrei dire che un cattolico di Belfast gambizzato dai protestanti dopotutto se l'è andata a cercare, e non dovrebbe lagnarsi, e capisci bene che è una strada che non vogliamo percorrere.

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  31. Sarei curioso di conoscere la tua soluzione "decente" al problema: metti in castigo tutti i ragazzi che cantano la canzoncina omofoba in sua presenza?

    Guarda, non vorrei usare la parola "professionale" perché non credo di meritarmela, ma da mestierante ti garantisco che se ho un ragazzo che piange perché gli cantano una canzone, devo lavorare sulla sua autostima. Poi magari posso mangiare la faccia anche a una mezza dozzina di compagni, ma non è quella la chiave di volta.

    Sarei curioso di sapere se in Inghilterra si suicidano meno che da noi, visto che nessuno permette ai comici di usare il ciclo mestruale nelle battute sui gay.

    In generale, qui si continua a mescolare razzismo e omofobia (Belfast?). È una specie di riflesso condizionato: forse pensate che chi scrive non conosca l'omofobia e che quindi bisogna tradurgliela in esempi che conosce meglio, donne grasse nere o irlandesi cattolici. Oso affermare che conosco molto meglio l'omofobia: per esempio so che non ha molto a che vedere con l'odio razziale, e che se continuate a mescolare i piani non ne saltate fuori.

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    1. "se ho un ragazzo che piange perché gli cantano una canzone, devo lavorare sulla sua autostima". Un adolescente insicuro/a? Ma cosa mi dici mai!
      Mi spiace io sono d'accordissimo sulla teoria "puoi dire NIGGER solo se sei nero/a", o meglio, è diverso se lo usa un nero o un bianco. Non saprei spiegare perchè, è una questione di pancia. Se sei parte del gruppo che prendi in giro, stai ridendo del tuo, ed è evidente che non lo fai con intento offensivo o denigratorio; altrimenti, non è così evidente. Il che non significa che tu non possa farlo comunque, e infatti i due l'hanno fatto, e stiamo qui a spaccare il capello in quattro se la cosa fosse da ritenersi offensiva o meno.
      Dopo tutto, chi prende in giro Woody Allen? Gli ebrei newyorchesi benestanti che fanno lavori creativi...

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  32. Eh… sì, se vogliono lo fanno lo stesso, ahinoi.
    Ma che si sentano pure legittimati a farlo perché lo vedono fatto in tv, con il grande pubblico che risponde applaudendo divertito… beh, francamente io lo considero un po’ troppo. Ma tant’è, questo è successo. E tu in un certo modo stai aggiungendoti in coro a quegli applausi, dal mio punto di vista.

    Colpevolizzare il ragazzino di liceo, parlando di una sua fragilità, a fronte di un episodio di bullismo omofobo mi pare parecchio sopra le righe, a mio parere. Credere che il regazzino debba farsi le ossa attraverso gli insulti ricevuti dagli altri, mi pare un'idea fuori dal mondo. Dove siamo, a Sparta? Non dovrebbe essere la scuola - e lei sola - a formare i ragazzini? O demandiamo parte del lavoro, della costruzione di un sé consapevole e maturo, anche ai compagnucci? E se un ragazzino non ce la fa? Che facciamo, gli rimproveriamo di non essere abbastanza forte?

    Io non sono un insegnante e non posso consigliarti. Sei tu a dover consigliare te stesso, perché ne hai tutti gli strumenti.
    Ma se volessi chiedere consiglio, se dovessi un giorno trovarti in difficoltà, ti invio un link, nella speranza che possa tornarti utile, al di là di questa discussione, che fra qualche giorno ci saremo tutti dimenticati:

    http://www.educarealrispetto.org/

    Buon fine settimana,
    Michele

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  33. Il tuo punto di vista su di me non dovrebbe prescindere da quello che ho scritto qui: se nel post sopra ci leggi un applauso a quello sketch, c'è un problema di comprensione. (Poi tutti quegli applausi del "grande pubblico" francamente non si sono sentiti, ma per il bacino di utenza di Biggio e Mandelli era probabilmente meglio così).

    "Colpevolizzare" il ragazzino di liceo è qualcosa che qui non ha fatto nessuno. La fragilità non è una colpa, parola che tra l'altro non mi piace.

    Altri due piani che si confondono spesso sono la prevenzione e l'intervento mirato. Se tu (legittimamente) non vuoi scenette omofobe in prima serata, stai facendo un discorso di prevenzione, che magari funzionerà e ce ne accorgeremo nelle statistiche della violenza omofoba e dei suicidi tra cinque anni. Nel frattempo, se hai un liceale che piange perché gli dicono donna-senza-ciclo, cosa credi di poter fare? Puoi impedire a tutti i suoi compagni, in qualsiasi momento, di offenderlo? Come hai detto tu, non siamo a Sparta, non abbiamo videocamere negli spogliatoi. A quel punto si fanno interventi mirati: non è che non devi preoccuparti di identificare il capobranco e parlarci (e magari anche punirlo), però devi anche aiutare la vittima a gestire le sue emozioni. Non perché ha una "colpa", ma perché la sua fragilità attira l'attenzione dei branchi, e tu non puoi eliminare le dinamiche dei branchi con la bacchetta magica, che ti assicuro, non c'è.

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  34. In effetti però sembra che ai tuoi occhi il peggio che possa capitare ad un omosessuale sia essere preso in giro dai compagni di classe, e vabbè, pazienza, capita anche ai ciccioni. Non è così. La maggir parte dei gay che conosco non ha fatto coming out nemmeno con i propri familiari, e quelli che l'hanno fatto hanno rimediato reazioni più o meno agghiaccianti (dai fratelli che minacciano pestaggi, al padre che porta il figlio a spaccar legna nei boschi "per farlo ridiventare uomo", alle madri che dopo anni ancora sperano in una "guarigione".. ormai ne ho sentite decine, di storielle così).
    Mi ricordo di tutta la polemica all'epoca sulla famigerata - e stupidissima - lista, e anche allora avevo avuto l'impressione che tu cercassi conferma a tutti i costi dell'esistenza di questa doppia morale, a volte semplicemente fraintendendo chi diceva "se l'hai provato sulla tua pelle, magari ti passa la voglia di scherzare".
    Sto forzando molto la mia timida indole di lurker per risponderti, e ti prego di credere che il punto non è averla vinta nei commenti di un blog. E' solo che su quest'argomento il tuo principale contributo sembra essere "ma non è che questi s'indignano un po' troppo facilmente?". Magari la ridente Carpi è un posto più civile, magari tu semplicemente non frequenti gay - o non sai di frequentarli - io però ti scrivo da una città medio grande del nord Italia, mica da un minuscolo centro rurale, e quando parlo di emergenza non credo di esagerare. Semplicemente la situazione è molto peggiore di quanto tu non sembri pensare, o di quanto non appaia dalla tv o dai blog, ed è una cosa che ho capito del tutto solo vivendoci in mezzo.
    Ricordo anche le tue - legittime, per carità - elucubrazioni sul fatto che un gay potrebbe benissimo essere omofobo, o non dichiarare la propria omosessualità perchè in preda a un conflitto morale interiore. Teoria a parte, però, ti assicuro che i problemi quotidiani dei gay non riguardano la scelta di genere né la privacy né l'autostima. Vertono più sul 1) se bacio il mio fidanzato per strada probabilmente sarò insultato o aggredito; 2) se la mia famiglia mi scopre, c'è la concreta possibilità che rompa i rapporti con me, per cui 3) per il quieto vivere, devo raccontare ogni giorno un sacco di balle.
    Al netto di tutto questo, mi pare che resti loro abbastanza autoironia da lasciarsi rispondere "zitto tu, invertito" anche da amici etero.

    (e tu però stai dicendo che lo sai benissimo, sai che c'è un'emergenza, conosci l'omofobia, ma ti viene spontaneo scrivere dei sottotesti, della stratificazione dei significati, della coerenza degli omofobi gay. D'accordo, alla fine il blog è tuo e comunque non credo che i picchiatori vengano a trarre ispirazione qui)

    Scusa per la lunga tirata,
    buon weekend,

    Edal

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  35. Questa cosa per cui secondo voi a Carpi non ci sono omosessuali, e quindi io non ho mai conosciuto degli omosessuali e non so cos'è l'omofobia, allora ecco adesso forse siete voi di città che ogni tanto dovreste farvi un giro in provincia (non necessariamente in un piccolo distretto del comparto moda, anche se, in effetti).

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  36. "Magari la ridente Carpi è un posto più civile" = "secondo voi a Carpi non ci sono omosessuali"

    Che senso ha rispondere così? Già il fatto che tu tiri fuori il settore moda comunque la dice lunga sul tuo campione, io devo ancora incontrarlo, un gay che lavori nella moda.

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  37. "magari tu semplicemente non frequenti gay - o non sai di frequentarli"

    Un cratere lunare, praticamente.

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  38. Non eri tu quello che invitava a non decontestualizzare i virgolettati?
    Da quello che scrivi, avevo l'impressione che tu sottovalutassi grossolanamente il problema, stavo solo cercando di capire se dipendesse dalle tue personali frequentazioni o dal trovarti effettivamente in un contesto idilliaco.
    Tuttora nutro il sospetto che un piccolo comune emiliano non sia molto rappresentativo della situazione nel resto d'Italia. E non per niente hai pensato alla moda - uno degli ambienti più gay-friendly in assoluto, in cui di solito non c'è bisogno di nascondere il proprio orientamento. Per cui ribadisco, se qualcuno si dichiara gay di solito è perchè proviene da una famiglia meno chiusa della media, o perchè frequenta un ambiente liberal o lavora in un contesto non omofobo. Quello che mi domando è se tu davvero conosca la situazione di quelli da tutti considerati etero, e che a ragion veduta ritengono più conveniente tacere.
    Diciamo che ti leggo da anni, e mi capita raramente di cogliere un divario così grande tra quello che scrivi e la mia personale esperienza quotidiana. Però appunto, magari sono pregiudizi miei.

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  39. Certo che Don Camillo ci ha reso un pessimo servizio.

    Allora, il contesto idilliaco non esiste. Io ho lavorato un po' di anni in classi a rischio; ho anche seguito un po' di formazione sulla prevenzione. Ti confermo che molti gay che conosco non solo non lo dicono alla famiglia, ma spesso nemmeno a sé stessi. Gente che ti fischia per strada non perché ti stai baciando, ma semplicemente perché sei lì e sembri un gay, ne abbiamo anche noi (peraltro gente che si bacia per strada ne vedo poca in generale).

    Però guarda, anche se vivessi in una spelonca, non credo che la penserei molto diversamente.

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  40. @Leonardo:
    Per la storia del liceale preso in giro per la canzone:
    http://leonardo.blogspot.com/2009/09/la-banda-dei-luca.html

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  41. @Emilio Ciuffoli
    Il racconto di quel sogno è molto - come dire? - ironico :) Ma cosa avrebbe a che fare con la storia del liceale preso in giro?

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    1. @Michele Era per sottolineare i traumi infantili che possono essere provocati da delle canzoni (cosa che, a quanto pare, anche Leonardo conosce bene).
      Anche io ho avuto brutte esperienze a riguardo: quando ero piccolo (6-8 anni, non ricrdo, ho rimosso in una rossa nebbia di furore) la stramaledetta "Giochi Preziosi" mise in commercio quel prodotto di Satana a forma di robot dal nome Emiglio; forse vi ricorderete la canzoncina, "Emiglio è meglio". Mi ha PERSEGUITATO per anni (ah, prima c'era "ahi ahi ahi se faccio un figlio"; ma perchè i miei non mi hanno chiamato Luca???).
      Era solo per dire che posso capire molto bene l'ODIO che può nascere da una canzone...
      (casomai non fosse chiaro, era un intervento ironico: non voglio sminuire in alcun modo i problemi di quel povero ragazzo, che non conosco e non posso giudicare)

      Tornando seri, per quanto riguarda il bullismo (in generale), posso capire quando Leonardo dice che in questi casi l'insegnante può fare ben poco tranne che invitare il ragazzo a sopportare e far finta di niente; posso anche pensare che in alcuni casi sia la cosa migliore da fare, e qualsiasi altro provvedimento probabilmente sarebbe controproducente, però mi viene da chiedere: come poniamo dei limiti?
      Se ammettiamo che il bullismo è un problema (può portare al suicidio, per esempio), quand'è che giudichiamo la situazione abbastanza grave da intervenire?
      Perchè in molti casi secondo me, si continua a suggerire di migliorare la propria autostima, di soppportare, ecc... fino a che uno non si suicida. Allora è "emergenza bullismo" (non sto contestanto quello che ha scritto leonardo, ripeto che sono in generale d'accordo: ma penso un argomento simile possa essere usato anche per giustificare il non-intervento).
      Il consiglio: "Ti prendono in giro, ma non ci puoi fare niente, quindi sopporta e sorridi" è validissimo in molti casi, ma non si corre il rischio che sia il consiglio che viene poi dato anche in situazioni in cui le cose stanno degenerando? (il che ci rimanda alla domanda iniziale).
      E, però, quali strumenti può avere un insegnante per porre rimedio al bullismo?
      Quanto sono efficaci gli "interventi mirati" che citavi?

      Tutto questo era per dire che, anche se posso comprendere e in parte condividere il ragionamento fatto sul bullismo, mi pare ugualmente un discorso molto complesso e pericoloso: da una parte, un intervento eccessivo dell'insengante può essere inutile e anche controproducente, dall'altra invitare a sopportare può diventare un automatismo che viene applicato anche quando la situazione sta degenerando.

      P.S.
      Io ho visto lo schetch di Fabio&Fabio, ma non mi è parso particolarmente omofobo, semplicemente brutto.

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    2. Brutto era brutto, credo incomprensibile per chi non conoscesse i personaggi e pleonastico per chi li conosceva già.

      La letteratura sul bullismo è sterminata, io stesso ogni volta resto sgomento dalle tonnellate di carta con cui ci caricano. Se mi chiedi quanto siano efficaci gli "interventi mirati", guarda, il paradosso è che quando si interviene in una classe si capisce che c'è un problema, per cui se prima le statistiche segnavano "0", dopo l'intervento segnano "1", e a molti docenti viene il dubbio che siano gli interventi a creare i problemi. Comunque un intervento sull'autostima, o sul benessere in classe, dovrebbe essere qualcosa di più complesso di "sopporta in silenzio"; limitarsi a dire questo equivale più o meno a indicare la finestra. Quello che posso dirti è che "il giretto in presidenza" non funziona: il preside, le rare volte ormai che c'è, è comunque un funzionario, non uno psicologo. Secondo me dovremmo avere operatori formati su questi argomenti, almeno uno ogni trenta classi: mi sembra un'emergenza più importante della carta igienica, purtroppo non ci sono i soldi per entrambe.

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  42. "La fragilità non è una colpa,"

    Meno male.

    "parola che tra l'altro non mi piace."

    Pare che non ti piaccia nemmeno applicarla a chi fa del male agli altri. Perché sentirti insultare per "colpa" di chi ami fa male, sai?

    Quanto alle tattiche educative: un mio amico del liceo tentò il suicidio per il bullismo omofobo. Poi la situazione migliorò, ma ho sempre pensato che se i bulletti si fossero fatti un - anche simbolico - giro in presidenza, invece di essere supportati dall'atteggiamento "boys will be boys", il mio amico sarebbe stato un po' meglio un po' prima.

    "ogni tanto dovreste farvi un giro in provincia (non necessariamente in un piccolo distretto del comparto moda, anche se, in effetti)."

    Già, perché tutti i gay amano i bei vestiti. E hanno il polso pendulo. E magari si chiamano "caaaara".

    Forse è meglio che chiuda qui. Non sta a me doverti educare, sei un professore di scuola media, forse dovresti farlo da te.

    Puoi iniziare da qui: http://www.cs.earlham.edu/~hyrax/personal/files/student_res/straightprivilege.htm

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  43. In GB hanno Fullin, ma hanno anche John Barrowman. In Italia i media tradizionali veicolano una sola immagine degli omosessuali: la checca.


    Il problema basilare di quella canzonetta non è che faccia ridere anche gli omofobi, ma che faccia ridere SOLO gli omofobi, perché, anche tecnicamente, è una cagata. Ed è vecchia, sono anni che Zalone canta "gli omosessuali non ci avranno gli assorbenti, ma però ci hanno le ali".

    I Soliti Idioti su MTV ne fanno anche un'altra, un po' meno trita, nei panni di due preti aspiranti PR del Vaticano: "Ho chiamato Chi l'ha Visto, m'ha risposto Gesù Cristo". Perché non è stata scelta questa per Sanremo? Per non urtare la sensibilità dei cattolici?...

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  44. Restodelmondo, appunto, non sta a te dovermi educare; ho ricevuto una formazione, su questi e altri argomenti, ed è in base a quella formazione e un po' di esperienza che ti posso dire che i "simbolici giretti in presidenza" hanno un potere di prevenire i suicidi pari quasi allo zero.

    Nota che non sto mica dicendo che non sia giusto portarli in presidenza, se hai il privilegio (sempre più raro, nella scuola italiana) di avere un dirigente scolastico presente nel tuo plesso. È giustissimo e lo farei anche io. Però non è quello che ha fatto sì che la situazione del tuo amico sia migliorata. È una semplice questione di buon senso, e credo ne converresti se fossi un po' meno incazzata: non abbiamo monitor in tutte le stanze per sorvegliare e punire gli omofobi. Tra l'altro le nostre responsabilità si fermano al cancello del cortile, e non credo che in UK sia molto diverso: non possiamo impedire che un ragazzo sia vittima di lazzi omofobi sulla strada per casa. Non è proprio così che funziona, né la prevenzione né l'intervento mirato.

    La cosa del polso pendulo è uno stereotipo: pensi che tutti gli operatori del mondo della moda si comportino in quel modo?

    Ma poi a parte il commento che non ti piace, lo hai letto il pezzo? Perché nel pezzo cerco di spiegare il motivo per cui secondo me Fabio&Fabio sono davvero omofobi. Mi sembra che tu te la stia prendendo molto con la persona sbagliata.

    AI, tieni conto che parecchi anni fa la polemica a Sanremo nacque perché uno comico si travestì da San Remo (santo che non esiste, peraltro) e fece una scenetta assolutamente innocua: quindi sì, la tua supposizione è corretta.

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  45. Su, adesso, signor "fuori dai sacramenti", prof. "Ho intervenuto", tira un bel respiro e guarda questi due video.
    http://tinyurl.com/7bjzext
    http://tinyurl.com/6sb9sgx
    Poi prova a spiegare chi dei due e' il paranoico

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  46. Mah, credo nessuno dei due. Il prete mantiene questo dogma dell'amore naturale che personalmente disapprovo; il rabbino è molto più simpatico.

    Prima o poi dovrai pure accorgerti che questo blog non è molto cattolico, e non ce l'ha con gli ebrei: il fatto che io noti in te degli atteggiamenti paranoici (es. la tua mail di ieri) non c'entra nulla con l'ebraismo. Non penso proprio che l'ebraismo giustifichi le scorrettezze che hai commesso in questi giorni.

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  47. Non ce la fai proprio a vedere che i due hanno una idea di Dio alquanto diversa. Mi sembra una svista non da poco, da parte di uno che cura una rubrica sul santo del giorno. Gli e' che uno dei due e' un Parrazzi, e tu hai qualche problema ad ascoltare quel che dicono i Parrazzi. Anche quando sono simpatici.

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  48. Certo che hanno un'idea diversa, uno è un rabbino e l'altro è un prete.

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  49. Ma cosi' e' troppo facile, te lo ho gia' fatto notare io.
    Oh, a proposito: quale dei due segue "il Dio che esalta gli umili e arricchisce i poveri in ispirito"? [cfr http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/02/22/pietro-luomo-delle-figuracce/ ]

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  50. Immagino che entrambi ne siano convinti, in buona fede.

    Qui, come altrove, mi sembra che tu non riesca a cogliere l'ironia. All'inizio pensavo che lo facessi per partito preso, ma temo che sia una cosa un po' più borderline (che va a comporre un certo quadro): hai delle difficoltà a decodificare un messaggio ironico; difficoltà a cui compensi abusando, quando ti senti più a tuo agio, di un sarcasmo da bulletto. La cosa ti porta a fraintendere qualcosa come il 70% delle cose che scrivo. Io ho poi questo vizio pedagogico di voler spiegare le battute, si è già visto con che risultati. Stai intepretando un pezzo che prende in giro San Pietro come una lezione di catechismo.

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  51. Adesso, prima di prendere la solita deriva stalinofoba, vorrei farti una domanda non ironica e vorrei che rispondessi con chiarezza e sincerità: avevi scritto che oggi andavi in ambasciata, ci sei andato? Nel qual caso, per un elementare principio di cautela, credo che non potrei più rispondere alle tue interrogazioni.

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  52. Lasciamo da parte i tuoi tentativi di cambiare discorso, spostandolo sui problemi di chi non e' d'accordo con te (chi non e' d'accordo con Leonardo, o non ne capisce le battute, ha sempre dei problemi, che diamine).
    Ti avevo chiesto chi, tra i due, e' piu' vicino a questo famoso Dio ecc. ecc. Non avevo aggiunto *secondo te* perche' mi sembrava superfluo, stiamo discutendo sul tuo blog, chiedo la tua opinione, non dovresti aver timore ad esprimerla. Anche se finisse in qualche file dentro l'archivio della ambasciata di Israele, o nel quartier generale del Mossad, non vedo cosa ci sarebbe di pericoloso, e' solo la tua opinione; e magari (cosi' ti senti meglio) non solo tua.

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  53. "Lasciamo da parte i tuoi tentativi di cambiare discorso"
    SGUISH
    "(chi non e' d'accordo con Leonardo, o non ne capisce le battute, ha sempre dei problemi"
    chi lo perseguita su ng e blog insultandolo, e poi millanta di essere stato minacciato dei problemi ce li ha di sicuro. Che poi non voglia ammetterlo è parte del quadro clinico

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  54. salve, Anonimo, hai per caso qualcosa da dire a proposito dei due video?

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  55. Nahum, un flame è un gioco che magari non ha molte regole, ma qualche paletto c'è.
    Io ho discusso a lungo, su questo blog e altrove, con centinaia di persone, e mai m'era successo che qualcuno evocasse la polizia postale.

    Ora ti ho fatto una domanda precisa, su un fatto che può essere successo o no: sei andato in ambasciata? Hai sollecitato qualche intervento della polizia postale?

    Non c'è ironia, non c'è scherzo, puoi averlo fatto e allora scrivi "sì"; se invece non lo hai fatto scrivi "no". Fino a quel momento altri tuoi eventuali commenti vanno nella casella dello spam, dove non si perdono.

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  56. Nahum, questa cosa della censura è un'altra cosa abbastanza ridicola. Su questo blog hai avuto tutto lo spazio che volevi per fare domande, anche da anonimo, per giorni e giorni. Quando io ho cercato di replicare alle accuse e alle interpretazioni sballate dei miei testi che facevi sui tuoi blog non ho trovato la stessa ospitalità, diciamo.

    Anche adesso, non ti sto impedendo di pubblicare qui. Vorrei soltanto prima essere sicuro che non ci sia nessun tipo di procedimento in corso, perché in questo caso - qualsiasi avvocato te lo confermerà - continuare uno scambio del genere sarebbe molto controproducente, per entrambe le parti.

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  57. Una cosa è quando scherzano per un lato del tuo carattere o della tua persona, un'altra quando lo scherzo verte su un aspetto che ti viene affibbiato. Nel primo caso, la tua critica ci starebbe tutta, e sorprendersi sarebbe giustificabile.
    Ma oggettivamente, lo sketch non è divertente: la reazione che uno dovrebbe avere è di indifferenza, non perché i gay permalosi e suscettibili pretendono rispetto, ma perché l'effeminatezza (e anche anche il concetto di donna) non è intrinsecamente connessa con l'omosessualità. Chi si sente divertito, si sente così perché dentro ha le tracce di una concezione arretrata e provinciale dell'omosessualità, che ha perché è impregnato di un passato culturale (arretrato e provinciale anch'esso) che stenta a modernizzarsi. E' quella concezione deviata l'oggetto dello sketch, che viene messa in ridicolo e fa sorridere. Ci tengo a precisare che non è una colpa, sappi però che Scalfarotto l'ha capita eccome la battuta, semmai sei tu che non hai capito lui (e preciso che non è una colpa neanche questo).
    (Poi c'è anche chi ride perché non ha cognizione di causa, ed è sinceramente convinto che i gay siano donne mancate, questo però è un altro discorso.)

    Immagina che gli altri ti prendessero in giro attribuendoti una caratteristica che ti è completamente estranea, al punto che ti domandi da dove cavolo venga in mente nella loro testa malata di associarti a questa cosa. Se lo fanno persone diverse, in momenti diversi della tua vita, in contesti diversi, se ti accorgi che è uno stereotipo, diventa anche un fastidio, non per la associazione in sé, che non sta in piedi, ma per il fatto che te la attribuiscono. L'autoironia non c'entra una beneamata con questo. Se io non mi sento minimamente donna, perché, per ottenere le risatine del pubblico, F&F giocano al gay-donna piuttosto che al gay-albero?

    Arrivi alla conclusione che o c'è qualcosa che non va in te, oppure vivi fra persone che guardano la realtà con lenti distorte. In entrambi i casi, ti senti fuori posto. Sopra scrivevo che non è una colpa avere una concezione rozza, provinciale e arretrata: lo è però cogliere l'occasione per spiattellarmela davanti agli occhi, ricordandomi anche oggi che sono un ospite indesiderato. E' una cosa che non si può trasmettere a parole, se non l'hai vissuto non puoi saperlo, non fartene una colpa, però lascia ai gay il diritto di decidere cosa offende i gay.

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