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lunedì 15 ottobre 2012

Gli invalutabili

Gli insegnanti possono tirare il fiato: il tanto temuto passaggio dalle 18 alle 24 ore di insegnamento, annunciato nel pomeriggio di giovedì, non ci sarà. Ieri finalmente il ministro ha riconosciuto quello che forse avrebbe dovuto essere chiaro sin dall'inizio, ovvero che "questo tema ha bisogno della contrattazione sindacale". Se ne riparla quindi nel 2014, e forse per allora ci sarà più tempo per spiegare che non si tratta semplicemente di un aumento di sei ore settimanali, ma del 33% dell'impegno complessivo degli insegnanti, che a quel punto avrebbero più classi, più studenti, più compiti, eccetera.

Tre giorni fa avevo chiesto aiuto, anche qui sull'Unità: volevo cercare di capire se davvero l'insegnante italiano facesse meno ore di lezione dei suoi omologhi del resto d'Europa. La materia è complessa: in certe nazioni la cosiddetta "ora" è in realtà un modulo inferiore ai nostri di 60 minuti; senza parlare di tante altre piccole o enormi differenze (in certi paesi la quantità di ore è superiore, ma l'insegnante può disporre di un ufficio informatizzato all'interno del plesso scolastico). In ogni caso la risposta è che tutto sommato no, l'insegnante italiano non ha un impegno settimanale inferiore agli eurocolleghi. L'unica cosa sensibilmente inferiore è lo stipendio, ma questo si sapeva già. Ringrazio tutti quelli che mi hanno aiutato.

Ringrazio anche tutti quelli che ne hanno approfittato per informarmi di quello che pensano degli insegnanti: sintetizzando, peste e corna. Ho scoperto nel giro di poche ore di far parte di una casta privilegiata che senza aver fatto concorsi (?) si è trovata un impiego di poche ore alla settimana, in cui può battere la fiacca senza che nessuno se ne accorga e senza paura di essere sanzionato o licenziato. Queste informazioni che io, sul serio, ignoravo, mi sono arrivate quasi tutte in orario di ufficio, da computer (ci potrei scommettere punti di graduatoria) aziendali. Poi per carità, sono un blogger storico, sul traffico che mi arriva da tutti gli impiegati che al venerdì pomeriggio fanno finta di lavorare non ci sputo mica. Mi limito a far presente che nel mio orario di lezione io non posso far finta di lavorare, perché ho sempre almeno cinquanta occhi puntati addosso. È pur vero che posso lavorare male - e mi succede - però questa storia della valutazione mi ha un po' stancato. Ogni volta che si parla della condizione degli insegnanti, qualcuno viene a rimproverarti del fatto che non esiste la valutazione, che tu non vuoi assolutamente essere valutato, che tu rifiuti la valutazione. Ma di cosa stiamo parlando? (continua sull'Unita.it, H1t#149).

La famosa e fumosa valutazione degli insegnanti, di cui tanto amate parlare, non esiste. È una chiacchiera, messa in giro dall’ormai antico ministro Berlinguer, che forse ai tempi aveva anche una proposta seria, e incontrò  una forte resistenza della categoria. Però non è stato uno sciopero a mettere in cantina la proposta, né quella dei successivi ministri Moratti Fioroni e Gelmini. Ogni tanto anche loro ne hanno parlato, ma senza mai concludere nulla. Nulla. Non è mai stato messo sul tavolo un concreto progetto di valutazione degli insegnanti, qualcosa a cui gli stessi insegnanti potessero reagire con un sì e con un no. Dalla Moratti in poi abbiamo sentito solo chiacchiere, a volte vaghe, a volte immaginose o deliranti. Spesso queste proposte avevano a che fare con la prova Invalsi, uno strumento interessante (se costruito con criterio, e non è sempre stato così), ma che al limite può certificare qualche competenza degli studenti, non dei loro insegnanti. È un discorso lungo e non vorrei annoiare, ma in sostanza chi se la prende con noi prof perché *non vogliamo essere valutati*, non vede o non vuole vedere che il nostro datore di lavoro, in dieci e più anni che se ne parla, non ha mai messo in piede nessuno strumento effettivo di valutazione. Perché non lo ha fatto? Perché sennò brontolavamo? Ma noi brontoliamo sempre, siamo insegnanti.
L’ipotesi è che nessun ministro, nessun governo abbia veramente voluto valutarci, perché a tutti conveniva tenerci così come siamo: una mandria indistinta su cui si può colpire indiscriminatamente quando e come si vuole. Se ci avessero valutato, avrebbero rischiato di individuare i meritevoli; dopodiché cosa avrebbero fatto? Li avrebbero premiati? Con quali fondi, tolti a cosa? La carta igienica, giova ribadire, è finita da un pezzo: poco più tardi è finita anche la tiritera gelminiana sulle eccellenze da premiare. Non c’è nulla da premiare, c’è solo da tagliare e conviene farlo su tutti, meritevoli o meno. Questo è il motivo per cui noi insegnanti non abbiamo ancora un sistema di valutazione. La nostra resistenza ‘corporativa’ non c’entra nulla: date un’occhiata alle percentuali di adesione agli scioperi e scoprirete che corporativamente siamo delle mezze calzette a cui potrebbero imporre qualsiasi cosa. Se volessero. Ma l’unica cosa che vogliono è pagarci il meno possibile.
Il tema della valutazione, così com’è oggi, è semplicemente un ritornello ideologico, che maschera un’ostilità preconcetta nei nostri confronti. Siamo privilegiati, siamo una casta, siamo lavativi, eccetera eccetera. Queste accuse, sempre sostenute da esempi personali (“la prof di mio figlio legge il giornale in classe”, “il mio prof parlava dei fatti suoi”), mai da uno straccio di statistica, io non sono in grado di confutarle: gli insegnanti italiani sono centinaia di migliaia, è chiaro che ce ne sono di bravi e di pessimi, mi spiace se questi ultimi sono capitati a voi. Bisognerebbe trovare un sistema per valutarli, e magari per far loro cambiare mestiere? Può darsi, ma evidentemente ai governi non conviene, visto che non lo hanno ancora fatto. Però in questi giorni non si parlava di questo. Si parlava di una proposta più terra-terra: gli insegnanti, bravi o pessimi, avrebbero dovuto aumentare di un terzo il loro impegno settimanale, a parità di salario. Quelli bravi, quelli che si impegnano di più sia in classe che a casa, avrebbero avuto più compiti da correggere, più lezioni da preparare, eccetera. Quelli pessimi, invece di scaldare la sedia dietro la cattedra per 18 ore alla settimana, l’avrebbero scaldata per 24. Se a casa prima non facevano nulla, avrebbero continuato a non fare nulla.
Una *riforma* di questo tipo, insomma, premierebbe i pessimi e avvilirebbe i bravi. Per afferrarlo bastava il buon senso. Mi piace pensare che almeno qualcuno abbia capito. http://leonardo.blogspot.com

12 commenti:

  1. Io, pur non essendo un insegnante, ho sempre avuto il massimo rispetto per la categoria.
    E ho sempre saputo (fin da bimbetto delle elementari) che il loro lavoro andava ben oltre le ore di insegnamento in classe.

    Però quasi quasi a Leonardo - e solo a lui - una settimana con 50 ore in classe la darei ;-)

    Battute a parte, l'istruzione è un investimento per il paese, è ciò che permette al paese di arricchirsi e crescere (anche economicamente!). Non sono mai riuscito a capire perché i governi (e non solo quello taliano) vedano l'istruzione come spesa e non come investimento.

    A meno che il ragionamento non sia: "Popolo ignorante, popolo controllabile".

    Saluti,

    Mauro.

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  2. "una casta privilegiata": sicuramente, se paragonata ad altre classi di lavoratori, per esempio quelli dipendenti; lo spiego meglio poi.

    "che senza aver fatto concorsi": ovviamente falso.

    "si è trovata un impiego di poche ore alla settimana": questo però è vero. Attualmente un insegnante ha 18 ore settimanali. Arrotondiamole a 22 considerando anche le ore di ricevimento (1 a settimana), i consigli e i colloqui con i genitori. La mia stima è molto a naso, però questi sono impegni fissi che possono essere facilmente quantificati.

    Per arrivare a 40 ore ne mancano 18. Il problema è che non è possibile stimare il tempo impiegato a preparare e correggere i compiti, a preparare le lezioni, ecc... Quello è a totale discrezione dell'insegnante: se un professore decidesse di scaricare da internet dei test a crocette (tempo di preparazione e correzione: 5 min, usando una griglia) chi glie lo può impedire?
    [NOTA: questo è un esempio estremo, please coglietene il senso, invece che stare a discutere se un insegnante sfaticato ci metterebbe 1 ora a correggere i compiti invece che 5 min. A 18 ore settimanali non ci si arriva comunque.]

    "Ma gli insegnanti seri perdono molto tempo per queste cose" non è una risposta, secondo me: e quelli non seri? Quanti sono quelli sfaticati e quanti gli stakanovisti? Non è possibile basare la valutazione di una categoria sulla "buona volontà".

    Penso sia per questo che la protesta "ci alzano l'orario di lavoro" trova così poca solidarietà fra i non-insegnanti, e per questo venite additati come privilegiati.

    Ti faccio un esempio: io sono attualmente un post-doc: nemmeno io ho un orario di lavoro fisso, e posso andare in ufficio quando mi pare (entro limiti ragionevoli). Ma il mio contratto è a tempo determinato, e se il mio lavoro non è sufficiente (quindi, se non pubblico abbastanza articoli, ecc...) non potrò ottenere un altro contratto. Ora, si può discutere se i ricercatori siano o meno un'altra categoria privilegiata, ma non è questo il punto. Il nodo centrale è che io ho una motivazione molto solida (dover cercare un altro contratto) che mi impedisce di poltrire al lavoro; e gli insegnanti?
    Il problema è che questo strumento di valutazione nella scuola mannca, e da quello che mi risulta non c'è nulla che lo possa sostituire.

    "L’ipotesi è che nessun ministro, nessun governo abbia veramente voluto valutarci": può essere. Però perchè è un problema mio? A me pare sia soprattutto un problema vostro (come categoria). Non avere un modo per premiare chi si impegna e punire chi non lo fa non può andare a vostro vantaggio: le conseguenze sono (anche) quelle che hai osservato nel post precedente.

    Io con questo non voglio minimamente suggerire nessun provvedimento, nessuna azione: non so quale possa essere un metodo serio per valutare gli insegnanti. Ora, non mi sbilancerò fino a dire che l'introduzione di tale metodo di valutazione (anche se parziale, non perfetto e con tutti i difetti propri delle cose di questo mondo) non vi farebbe più additare da nessuno come categoria privilegiata (sarebbe ottimistico fino alla follia, temo), ma sicuramente spunterebbe un arma nelle mani dei vostri detrattori.
    Inoltre sono convito che, anche senza fare ragionamenti di convenienza, sarebbe sicuramente più corretto avere almeno una rudimentale forma di valutazione, ed è ingiusto (verso le altre categorie che sono valutate, ma anche verso quegli insegnanti che si impegnano di più) che non ci sia.

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    1. Caro post-doc, io sono un'insegnante ricercatore a riposo che ha passato decenni nella scuola, gran parte della sua vita lavorativa, garantita a tempo indeterminato e con un misero orario di 18 ore la settimana- che impudenza - senza sapere neanche se era brava o una schifezza, e dopo aver fatto per molti anni ricerca su argomenti riguardanti il suo lavoro, ora collabora con l'università su argomenti riguardanti la didattica e la formazione degli insegnanti. Conosco quindi molto bene anche quell'ambiente. Caro post-doc, posso dire con sicurezza che l'ambiente universitario non è un paradiso di chiarezza e onestà, anzi, ma quel che voglio sottolineare è che chi vi fa ricerca lavora con la propria materia e se sbaglia danneggia solo se stesso, mentre chi lavora a scuola ha tra le mani una parte importante della vita dei non adulti, sia di quelli benestanti che di quelli poveri, e dovrebbe essere impegnato a dare istruzione di qualità a tutti. La valutazione della capacità di fare bene questo mestiere non si può assolutamente valutare con metodi matematici quali quelli adottati dall'invalsi - sono una matematica e quel che dico è documentato - e gli insegnanti lo intuiscono molto bene. Questi metodi di valutazione sono veleno anche per gli studenti. La politica in questo momento guarda solo alla scuola solo come a una opportunità economica di stampo neoliberista. Non mi dilungo sul perché i metodi di valutazione a crocette non vanno bene, sta uscendo un articolo a tre firme, la mia e quelle di due matematici universitari, se credi potrai contestarlo in qualunque sede ti aggradi. Resto anonima perché non voglio che si pensi che voglio farmi pubblicità personale.

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  3. www.timesofisrael.com/palestinian-principal-in-hot-water-over-israeli-beach-party/ ecco qua un insegnante che rischia davvero. due righe di solidarieta' gliele scrivi? r

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  4. A proposito di valutazioni. Nell'ultimo concorso DS siamo stati accusati di non voler subire una valutazione con i quiz (quelli sbagliati). Chi come me ed altre colleghe della mia scuola li hanno superati, si sono viste passare davanti quelli che non li hanno superati: http://emanuelaz.blogspot.it/2012/04/il-merito-dopato-questione-di.html a dimostrazione che l'ambiente politico e amministrativo del MIUR è schizofrenico, incoerente, predica bene e razzola male. Sempre. Aspettiamoci altre infangate perché questi non sanno dove sbattere la testa e allora cercano visibilità facendo gli uomini o le donne forti, giocando sul qualunquismo e la demagogia per meritarsi un prossimo scranno che dia loro tranquillità e rinnovato prestigio.

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  5. Caro Leo,
    e' vero che ci sono insegnanti magnifici che meritano tutto l'aiuto, il rispetto e la considerazione da parte dei genitori.
    Ma quando cosi' non e', il sistema non consente di estromettere o limitare i danni che un pessimo insegnante puo' fare ai ragazzi (credo che chiunque di noi abbia avuto a che fare con gli uni e con gli altri).
    Da genitore di due bambini alle scuole primarie posso garantirti che i genitori si informano anni prima per riuscire a evitare l'insegnante frustrato o completamente fuso che tutti conoscono ma nessuno puo' toccare.
    Un sistema del genere che mette sullo stesso piano il professore pazzo, il frustrato, lo svogliato, il cialtrone e tutti gli altri che invece si impegnano ben oltre le ore frontali genera inevitabilmente del risentimento diffuso che ricade su tutta la categoria.

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  6. Ho avuto un insegnante di italiano alle scuole medie inferiori per solo 15 giorni. Lo ricorderò per tutta la mia vita. Un uomo che si donava a noi, che voleva sapere nostri interessi ed abitudini, e progettava le lezioni in funzione nostra. Amava insegnare. Preparava le lezioni con cura.
    Anche la proff. di latino del liceo (classi 3 e 4) la ricorderò per tutta la vita, ma per l'esatto opposto. Asseriva di lavorare LEI in aula ed anche di preparare le lezioni: entrava, fate la traduzione del brano a pagg. xxx, ed intanto correggeva i compiti in classe della settimana prima.
    Due esempi solo per chiarire che ci sono proff. che lavorano molto, molto di più delle mere ore in classe ed altri che non lavorano neppure quelle in classe.

    e non lo scrivo da una scrivania con lauto stipendio ma da praticante avvocato, che ha un'ora di pausa passata nella scrivania dello studio, in mezzo a 12 ore di lavoro, difficile, tecnico, senza pause, con un esame atroce di abilitazione, senza ferie, o malattia, anzi con tasse d'iscrizione all'ordine.
    Ah, dimenticavo, finchè non avrò il titolo lo stipendio è pari a ZERO. Solidarietà agli insegnati, ma solo quelli capaci, quelli che almeno parlano italiano (certi errori di congiuntivo-condizionale in professori universitari fanno rabbrividire!!), quelli che sanno insegnare.

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    1. Magari se tutti quelli nella tua situazione cominciassero a "pretendere" un minimo di compenso e orari di lavoro umani, le cose miglorerebbero un po'. Non miglioreranno certo aumentando le ore di lavoro degli insegnanti.

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  7. Io sono un insegnante a full-time e un postdoc part-time.
    Credetemi s vi dico che un insgnante sfaticato o col doppio lavoro (come me) può benissimo sfangarla e prendere quanto uno che lavora seriamente.

    L'unica possibilità è che gli insegnanti si decidano a trovare un modo di essere valutati, per premiare chi lavora, altrimenti sarà difficile migliorare la loro situazione.

    Andrea

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  8. ciao Leo qui trovi forse tabelle orarie e stipendiali europee aggiornate: la gente deve sapere. buon lavoro http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/10/15/vivalascuola-121/

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  9. la butto là, anche se mi pare che la discussione non si sia focalizzata su questo.
    dopo qualche anno (10) di esperienza, mi sono fatto l'idea che lo strumento meno imperfetto per valutare gli insegnanti sarebbe chiedere agli studenti migliori. difficile che si sbaglino e premino un venditore di fumo, improbabile che penalizzino l'insegnante bravo ed esigente, inverosimile che non bastonino i rubastipendio. voglio essere valutato, e che mi valutino loro!

    marco

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    1. Certo, ma chi sono gli studenti migliori?
      Anche quelli a cui l'insegnante "rubastipendio" dà 8 senza studiare, tanto per tenerli buoni? Se interpellati, penalizzeranno questo o l'altro insegnante, più capace ed esigente, che li costringe ad impegnarsi molto di più per ottenere lo stesso 8?
      Come si vede, anche questo strumento lascia il tempo che trova.

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