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martedì 3 dicembre 2013

La mafia è una pastarella al piombo

La mafia uccide solo d'estate (Pierfrancesco "Pif" Diliberto, 2013)

Arturo è un bambino normale in una famiglia normale in una città con un problema che non è il traffico. Ogni tanto qualcuno muore ammazzato. Nel garage sottocasa, nella pasticceria sulla strada per la scuola, ogni tanto qualcuno cade in un lago di sangue e il motivo pare sempre lo stesso: le femmine. Soprattutto in estate i delitti passionali non guardano in faccia a nessuno: poliziotti, magistrati, giornalisti, persino i politici. Persino Arturo: anche per lui è venuto il momento di innamorarsi, anche se è solo un bambino e ha paura.


A quarantun anni (no, non li dimostra) Pif si carica in spalla una macchina da presa un po' più grande del solito, e il risultato è abbastanza sorprendente. Di solito chi passa al cinema dalla tv cerca di riprodurre sul grande schermo quello che gli spettatori conoscono già sul piccolo: peraltro di reporter prestati al cinema negli ultimi dieci anni ne abbiamo già visti parecchi; è una formula che può funzionare. Pif invece per l'occasione si ricorda di aver lavorato con Zeffirelli e Giordana, e prova a fare qualcosa di meno televisivo confinando sé stesso e la guest star Cristiana Capotondi nell'ultima mezz'ora, concentrando l'obiettivo sul vero eroe del film, il piccolo Arturo (Alex Bisconti, bravo). Una scelta insolitamente matura, e anche un po' temeraria - lavorare coi bambini è più difficile - che coincide con una precisa scelta narrativa: il forrestgumpismo. Un giorno bisognerà trovare una parola più bella per definirlo, ma nel frattempo ecco una definizione approssimativa:

Dicesi Forrest-Gumpismo la tendenza a rivisitare il passato recente in una collana di momenti topici, infilando a forza i personaggi in tutti gli avvenimenti storici rilevanti. In Italia ci sguazzano un po’ gli autori di noir, ma l’oggetto forrest-gumpista in assoluto è La meglio gioventù di Giordana, dove se due ex coniugi si danno un appuntamento durante gli anni Ottanta, dev'essere per forza la sera di Italia-Germania al Santiago Bernabeu con le comparse che ascoltano la telecronaca di Martellini alla radio, cioè, hai capito spettatore scemo? Siamo negli anni Ottanta! Rossi! Tardelli! Altobelli!

I forrestgumpisti italiani di solito vivono in centro: tutto deve succedere nello spazio di pochi isolati. Assistono a tutti gli episodi più importanti che stanno già sui libri di Storia (in questo caso tutti i delitti illustri da Boris Giuliano a Borsellino), senza capirci mai molto: spesso sono bambini o handicappati. L’importante è che abbia già capito tutto lo spettatore. Il forrestgumpismo ci porta a spasso per la Storia contemporanea come se fossimo in gita scolastica: le cose dobbiamo averle studiate già, ora si tratta di riviverle, di provare emozioni, per cui rieccoci a Capaci da spettatori: non si capisce niente, c’è solo fumo, sembra un terremoto, ecco: abbiamo avuto un po’ di paura, abbiamo “sentito” Capaci. Il forrestgumpismo al cinema funziona molto bene. Siamo tutti contenti quando qualcuno ci racconta una storia che conosciamo già, magari da un’angolazione diversa; quanta soddisfazione nel sapere già cosa succederà a un dato personaggio, ad es. Salvo Lima; nel saper riconoscere la strage di Capaci da una gag su un telecomando. Se poi il punto di vista è quello ingenuo e fiabesco di un bambino, chi oserà mai parlare male del tuo film, rimproverandoti qualche superficialità nel descrivere un fenomeno mafioso assai più ramificato e complesso, nel trasformare capoclan e stragisti in pagliacci (sempre meglio di glorificarli come eroi maudit, come si è fatto in tv) – ok, mi arrendo Pif, hai vinto tutto. Mettiamola così: non è un film sulla mafia, è un film sull’omertà, sul crescere in una città che finge di essere sana, e scoprire uno spavento alla volta che gli adulti hanno più paura di te.

Nell’ultima mezz’ora però accade qualcosa di diverso. Improvvisamente il piccolo Arturo si sveglia trasformato in Pif: il Pif che conosciamo, che 41 magari non li dimostra, ma neanche i venti che dovrebbe avere nel film. La trasformazione è improvvisa, pinocchiesca: Arturo non è davvero cresciuto. È solo diventato più grande, come Tom Hanks in un altro film; ma dorme ancora nello stesso lettino, ed è ancora bloccato nel suo amore elementare per Flora. Qui c’era un’idea meno rassicurante: crescere nella città della mafia significa compromettersi, e Arturo non ce la fa. Ci prova. Flora, lei, è cresciuta e lavora per i grandi vecchi, perché non provarci? C’è bisogno di giovani che portino idee fresche, che inquadrino i vecchi da angolature inedite, che scrivano i discorsi. Pif per un po’ ci prova. È quel momento tipico dei vent’anni, in cui “si fanno tante caz… sciocchezze”, per amore ma anche perché è sparito qualsiasi altro riferimento all’orizzonte, e non c’è più un prete o un giornalista a spiegarti cosa fare; il momento in cui giri la tua città con un curriculum in mano e ti senti soffocare. Una situazione molto più difficile da raccontare delle epifanie dell’infanzia, e che Pif racconta molto più in fretta, forse meno sicuro di sé come attore che come regista. Mi piacerebbe dirgli che ha torto, ma il film piacerà a tutti così. E davvero per un’opera prima non ci si può lamentare.

Un ultimo perfido appunto: un bambino trascinato dai genitori davanti a tutte le lapidi di tutti i martiri della mafia, secondo me, appena compie undici anni corre ad affiliarsi alla prima cosca che trova nel quartiere. Perlomeno, quel poco che ho capito di psicologia dei preadolescenti mi suggerisce ciò – poi magari mi sbaglio, eh. La mafia uccide solo d’estate è al Cinelandia di Borgo S. Dalmazzo (20:20; 22:35), al Vittoria di Bra (16:15, 18:15, 20:15, 22:30); al Cinecittà di Savigliano (20:20, 22:30) – ma da voi li fanno i bomboloni alla ricotta con le scaglie di cioccolato? M’è venuta la curiosità.

22 commenti:

  1. cominciamo dalla fine:
    in sicilia fanno un mucchio di cose superbuone e ipercaloriche (io, quest'estate ho preso tipo 2-3 chili)
    che altro dire:
    il forrestgumpisco mi ha scassato i maroni, ormai è diventato un genere (sempre che mi ha scassato i maroni) per mostrare le cose senza neanche far finta di averle capite, anzi c'è quasi un compiacimento per non averle capite e mostrarle superficialmente
    se ho letto bene grasso (quello del senato, sì, l'ex procuratore, avrebbe dettom che è il più bel film sulla mafia...
    ma il problema vero è (me lo chiedo per tutti i tuoi pezzi):
    cosa ci sarà di anticinquestelle nel tuo pezzo?
    sto scherzando, era così per dire...

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  2. Secondo me la sua formazione in tv si vede eccome. A volte più di un film sembra un servizio delle iene. La voce narrante in particolare gli dà un che di non-filmico. Però la sua passione per l'argomento è sincera.

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  3. Un'ultima cosa. Non Bomboloni, ma Iris al forno con la ricotta (esiste anche la versione fritta, per alcuni migliore).

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  4. Molto forrestgumpismo lo si trova nell'ultimo film con Elio Germano, "L'ultima ruota del carro".

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    1. Lì addirittura il protagonista si affaccia alla finestra e c'è sotto la Renault 4 rossa col corpo ancora caldo di Aldo Moro ...

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    2. E due o tre finali di Coppa del Mondo ...

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  5. La differenza è che per chi è cresciuto in quegli anni a Palermo era perfettamente normale vivere esperienze di quel tipo, percepire la mafia a due passi da te, nel figlio del vicino di casa che non vedevi più e scoprivi vittima di lupara bianca, nei corpi che a qualcuno capitava di vedere sanguinanti in un vicolo. Certo, nel film è tutto estremizzato, ma è una scelta narrativa non troppo lontana dalla realtà. Un conto è La Meglio Gioventù dove qualunque cosa succeda negli ultimi cinquant'anni, in qualsiasi parte d'Italia, ti veda coinvolto. Un conto è invece che questo succeda in una città, grande quanto si voglia, ma pur sempre una città. Da palermitano sono molto grato per la chiave di lettura impostata da Pif per questo film.

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. "[...] un bambino trascinato dai genitori davanti a tutte le lapidi di tutti i martiri della mafia, secondo me, appena compie undici anni corre ad affiliarsi alla prima cosca che trova nel quartiere". Io dico sempre che i genitori che costringono i figli ad ascoltare [gruppo o musicista ritenuto edificante] finiscono sempre per ritrovarsi in giro per casa fan sfegatati di Gigi D'Alessio.

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  8. censura o avvertimento mafioso?
    attento... :-)

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  9. Parlando di Forrest-Gumpismo, è curioso come il modello de La Meglio Gioventù, la trilogia di Heimat di Edgar Reitz, ne faccia un uso parco se non minimo. Addirittura, nella progressione narrativa rispetto alle storie di crescita e invecchiamento individuali e collettive, interi decenni e "imprescindibili" avvenimenti vengono saltati a piè pari, e alcuni personaggi principali con essi.
    Direi che questo modello sta alla memoria come il Forrest-Gumpismo sta alla nostalgia. E la nostalgia è un valore di mercato immediato.

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