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mercoledì 17 dicembre 2003

Seminario sulla (Meglio) Gioventù
in 13 comode tesi.

1. Perché, voi siete andati a vederlo al cinema? Due biglietti? Quattordici euro? Ma siete matti?

2. Comunque temevo peggio.

3. “Perché nessuno vuole più raccontare la Storia di quegli anni?”

4. Dice (3 agosto): può funzionare come un Bignami "schematico e spiccio" della Storia d’Italia. Secondo me no: se non hai già seguito le lezioni, è un Bignami inutile. Perché ti mostra tutto, sì, ma non ti spiega niente.
Esercizio: fingiamo di avere un bambino, oggi, subito (domani poi lo consegniamo a Maroni che ci dà 1500 Euros), fingiamo che lui, essendo nato in questo preciso istante, non abbia mai sentito parlare della generazione del sessantotto. Posizioniamolo sul divano e guardiamo insieme lui La Meglio Gioventù.
“Papà, ma perché Matteo è così strano?”
“Papà, ma perché Nicola e la sua ragazza occupano un’università?”
“Papà, perché gli studenti picchiano i poliziotti?” (Invece il perché i poliziotti picchino gli studenti è chiaro: per difendersi).
“Papà, perché la ragazza bionda è così nervosa? Perché scappa di casa e si tinge i capelli? Cosa va a fare? Perché le danno la caccia?”
“Papà, ma perché volevano ammazzare il tipo con la barba, che è tanto buono e non ha mai fatto niente a nessuno?”
“Papà, perché in Sicilia ammazzano i magistrati e poi fanno il funerale in diretta con gli applausi e le lacrime?”

Allora uno cerca di spiegarsi il perché non l’abbiano visto in tanti. Secondo me chi ha un bambino davvero curioso ha cambiato subito canale. Ci dev'essere una vhs di Dragon Ball qui in giro, aspetta.

5. Invece chi conosce già tutta la Storia se la gode, la Meglio Gioventù. Perché sa già esattamente tutto quello che succederà, in maniera quasi matematica. Siccome si passa per gli Anni Settanta, sai che qualcuno si darà al Terrorismo, e dopo un’oretta e mezzo ha già capito chi: la tizia più scontrosa. All’inizio c’è un operaio fiat siculo trapiantato a Torino. Indovinate cosa gli succede all’inizio degli Anni Ottanta? E un magistrato d’assalto: vuoi che non si trovi in Sicilia in un dato momento? Il solo un po’ imprevedibile è Matteo. Per il resto, la meglio gioventù piace perché ha ritmi di favola: ci piace farci raccontare le cose che sappiamo già, di volta in volta con qualche particolare in più o in meno. Ci piace ripeterci, ancora una volta, che prima ci fu l’alluvione di Firenze, poi Valle Giulia, poi gli anni di piombo, poi l’Italia vinse il mundial, poi… ci piace perché sappiamo già tutto. Mi chiedo all’estero cosa ci possano capire (forse all’estero può piacere per l’esatto contrario: non ci capiscono niente. Succede).

6. “Sì, vabbè, ma la morale?”
La morale è che bisogna sempre insistere coi propri figli, perché se smettono di fare i compiti e suonare il piano finiscono male (finiscono in prigione) ma d’altro canto se s’insiste troppo i figli si ribellano e poi si buttano giù dal balcone, insomma, è difficile prenderci.

7. Ma c’è un personaggio che invece ci prende, sempre: Lo Cascio. Davvero un bel personaggio. Sorride alla vita, ha sempre una possibilità davanti, sa prendere sempre la strada giusta al momento giusto, davanti a lui le acque si ritirano, i manicomi si svuotano (“maresciallo, se ne occupi lei”, e il maresciallo se ne occupa), i muti parlano e gli elettroscioccati si rilassano. Poi è un padre modello. Dopo due puntate e mezza diventa insopportabile, e cominciamo a chiederci cosa faremmo se lo conoscessimo davvero, uno così, se avessimo la ventura di trovarcelo in famiglia, fratello o compagno. Magari ci butteremmo dal balcone, oppure andremmo a fare la lotta armata, qualsiasi cosa pur di dargli un dispiacere. Ma lui è più forte di qualsiasi cosa: si tiene nostra figlia e si mette pure con la nostra ragazza. È lui, è lui, il vampiro degli affetti. L’ultima speranza è che sua figlia esca matta e gli infili il fioretto nello sterno.

8. L’idea che gli stessi attori possano passare dai venti ai cinquantacinque anni con appena un po’ di trucco e qualche capello grigio (non tanti per carità), se ci pensate, ha dell’incredibile, e i posteri ci faranno degli studi sociologici (se non si limiteranno a riderci dietro). Alla fine della storia Lo Cascio dovrebbe avere più o meno l’età di mio padre. Guardo mio padre. Guardo Lo Cascio. Qualcosa non torna. C’è tutta una generazione che proprio non si rassegna all’idea di invecchiare. Lo sa, ma fa finta di niente. O non se ne rende proprio conto?

9. Sul titolo. È sbagliato. “La meglio gioventù” è una canzone del ’15-18, non c’entra niente con i sessantottini. La meglio gioventù della canzone, quella “che va sottotèra” era la generazione della Grande Guerra. E volete mettere? Le agitazioni sindacali, il suffragio universale maschile, la guerra in Libia coi primi aeroplani, il Futurismo, e poi gli interventisti che si fanno mettere in galera e vanno al fronte volontari, e poi partecipare in presa diretta al più grande massacro organizzato della Storia; imparare a parlare italiano in trincea, perché il tuo dialetto non te lo capisce nessuno: e tornare a casa, tornare all’ordine, farsi il biennio rosso o l'impresa di Fiume, prendere la tessera dei Fasci di combattimento o di Ardito del popolo: e poi la marcia su Roma, il delitto Matteotti, gli attentati a Mussolini, la repressione, i fuoriusciti... Quella sì che è stata una generazione. Quella sì che ne ha vissute, di cose, e ne avrebbe da raccontare. “Nessuno vuole più raccontare la Storia di quegli anni, perché?” Ci provò Comencini, vent’anni fa, con una mossa strampalata e geniale: spostare il Libro Cuore negli anni Dieci, mandare Enrico e Garrone al fronte. Mi pare che non se ne ricordi nessuno.
E adesso i babyboomers si sono presi pure il titolo. Del resto si sa: hanno fatto tutto loro, hanno detto tutto loro, prima di loro c’era il deserto e dopo di loro il diluvio. Il fioretto, il fioretto!

10. Sapete che ho questa fissazione per i mestieri dei personaggi, no? E allora: che mestiere fa il padre?
S’intuisce che è un maneggione. All’inizio sostiene di poter parlare a tu per tu con Natalino Sapegno. Ma poi scopriamo che ha iniziato vendendo arance al mercato. Insomma, qualcosa non quadra. Lui e quella veteroinsegnante di sua moglie negli Anni Sessanta a Roma mandano tre-quattro figli all’Università. Un’eredità nascosta, come nei peggio romanzi?
Oppure è soltanto la fatica di dover occultare i rapporti di classe? È una famiglia di benestanti borghesi, che vanno all’Università perché se lo possono permettere, vanno a Capo Horn perché se lo possono permettere, si ribellano perché se lo possono permettere, metton su casa e famiglia abbastanza presto perché se lo possono permettere: poi vanno in crisi, ma si possono permettere anche quella (mentre l’operaio sempre allegro deve stare). E la lotta di classe le risolviamo così, accomodando in una villa in Toscana il banchiere d’Italia con l’ex cassaintegrato. Davvero è andata così? Davvero passate ancora le serate a sbronzarvi con gli operai con cui dividevate gli alloggi?
E questo forse è un altro motivo per cui non l’hanno guardato tutti volentieri, in tv. Metti i miei genitori: mio padre aveva appena messo su l’officina ed era ipotecato fino al naso. Mia madre aveva deciso di smettere di lavorare e tornare alle magistrali per diplomarsi. Non erano “la meglio gioventù”, loro. Non se lo potevano permettere

11. “Vabbè, Lo Cascio viene accoltellato da sua figlia, e poi?”
E poi, dunque. Il figlio di Matteo torna a casa da solo perché la sua ragazza ha incontrato la figlia lesbica della taglialegna norvegese. L’anno dopo va a Genova per il G8 e incontra il figlio dell’amico proletario di suo padre che gli spacca la testa con un tonfa. Da allora passa tutti i pomeriggi sul divano a guardare La Vita in Diretta.
Il banchiere con la barba l’11 settembre del 2001 era al World Trade Center per un importante dibattito sulla crisi finanziaria.
L’ex moglie di Nicola scrive un libro sulla lotta armata, rilascia interviste, a un certo punto le chiedono di scrivere anche un film sulla sua esperienza, e lei lo scrive.
Che ci vuole, dopotutto.

12. “Perché nessuno vuole più raccontare la Storia di quegli anni?”
Perché non la sapete raccontare. Sapete solo raccontarvela. Il che comunque è già qualcosa.

13. E la Sinistra perde anche per questo motivo.

1 commento:

  1. caspita, nel 2003 scrivevi queste cose e non ti commentava nessuno???
    (già, ma nel 2003 quanti sapevano cosa fosse un Blog?)
    Per senso di giustizia ti applaudo io,a sei anni di distanza.

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