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martedì 31 maggio 2005

- 2025

Apocalypse on air

Caro Leonardo,
giornate difficili. Taddei è depresso. Io soffro l'afa e un'ondata di polline micidiale, che mi ha spinto in piazza a cercare antistamina di contrabbando. E devo anche fare lezione.
E a lezione, come temevo, non c'è più lei.

"I PENSIERI DI RAYFORD STEELE vagavano di continuo su una donna che non aveva mai neanche toccato. Il suo 747, a pieno carico e con il pilota automatico innestato, faceva rotta sopra l'Atlantico; ora prevista dell'atterraggio a Heathrow: le sei del mattino. Rayford aveva rimosso deliberatam ogni pensiero riguardo ai familiari".


"Qsto è l'incipit del romanzo che ha maggiorm segnato la cultura usastra nel ventunesimo secolo – benché sia uscito nel 1995. Ora, voi sapete che noi insegnanti amiamo fissarci sulle frasi iniziali dei romanzi, che sono spesso rivelatrici".

[In realtà noi insegnanti a volte arriviamo in Facoltà intorpiditi da dosi illegali di cortisone, abbiamo amnesie e crisi d'ispirazione, e ci fissiamo sulle prime righe di un libro in attesa che il buio passi o regni del tutto].

Ma in qsto caso, a dire il vero, l'incipit è depistante. Il lettore iper-occasionale, quello per intenderci che scorresse qste righe nel chiosco di un'edicola, s'immaginasse… che cosa? Voi cosa vi immaginate? Fingete di non aver letto le prime cento pagine per oggi.

[Fingono fin troppo bene, vedo].

"Prof…"
"No prof, ma dimmi".
"Sembra… un testo immorale".
"In che senso immorale?"
"L'apologia di un adulterio".
"Come il sessanta per cento di tutta la letteratura occidentale, esatto. Il caro vecchio adulterio. Ma il libro, come sapete, non ci racconterà nulla di tutto ciò. Rayford Steele non 'toccherà' mai la donna a cui sta pensando così intensam. Il lettore iper-occasionale non lo sa ancora, ma in ballo qui c'è molto di più di un banale adulterio con l'assistente di volo: in gioco c'è addirittura l'anima di Steele. Proprio all'inizio del libro, nel momento in cui in tutto il mondo i Prescelti sono assunti in cielo in anima e corpo, il pilota è sorpreso nel mezzo di un peccato di pensiero. La sua immaginazione corre liberam, come l'aereo in pilota automatico: Steele non pensa ai familiari che ha lasciato sulla terra, e qsti stanno volando in cielo. Passerà il resto del libro a pensare a loro. Altre considerazioni?"

"Mi stavo chiedendo… perché un aereo? Considerato che il libro poteva iniziare in qualsiasi punto del mondo, perché proprio un aereo?"

Tenera manina che spunti dalle ultime file, allora ci sei! Il cuore mi dà un colpo un po' più forte, un fiotto di sangue spazza via il cortisone soporifero e mi riporta in vita.

"Ecco una buona domanda. L'aereo risolve in maniera economica alcuni problemi narrativi. Come sapete, il libro è il primo di un ciclo di testi che si pone il problema dei problemi: come descrivere la fine dei tempi in modo verisimile? Come calare le profezie del Vecchio e Nuovo Testamento nella contemporaneità, e in particolare nella vita quotidiana di un lettore del midwest usastro? Per fare un esempio: nella Bibbia si parla di Rapture, di salita al cielo degli eletti del Signore. Un evento miracoloso che non è facile da immaginare. I pittori di tutte le epoche lo hanno raffigurato in modi diversi. Nel 1995 tocca a Tim LaHaye e Jerry B. Jenkins. Noto qui che è erroneo chiamarli profeti, loro non hanno mai preteso di avere qsto dono. In realtà le profezie esistevano già. Qllo che LaHaye e Jenkins hanno fatto con i testi Left behind è un'opera di illustrazione: hanno illustrato l'Apocalisse, il Libro di Daniele, le Epistole di San Paolo eccetera… in sintonia con i canoni estetici del Midwest, l'area di principale diffusione della fede born again. Niente aure new age, dunque – ma neanche fanfare cattoliche, niente angeli sulle nuvolette che l'usastro Mark Twain aveva deriso un secolo prima. La genialità degli autori sta nella semplicità delle loro scelte. L'ascesa dei puri è una sparizione. Un momento prima c'erano, il momento dopo non ci sono più. Spariscono dai loro letti, dagli stadi, dalle ecografie. Abbandonano le macchine in strada, i carrelli nei supermercati, il bagaglio a mano nell'aereo. Segno della loro scomparsa, i vestiti abbandonati: proprio come il sudario di Gesù dopo la Resurrezione. Ecco un'illustrazione dell'ascesa al cielo abbastanza verosimile.

La verosimiglianza è ottenuta anche con riferimenti alle tecnologie più avanzate. Avrete notato che durante gran parte del libro i personaggi non fanno che chiamarsi in segreteria. Qsto può snervare il lettore contemporaneo, ma nel 1995 era il modo più moderno di comunicare. Il più 'sportivo' dei personaggi, Buck, riesce a connettersi a Internet sull'aereo; e pensate che il WWW era appena nato. E pensate all'aereo. Un non–luogo che li comprende tutti. La signorina si è in pratica risposta da sola. Proprio perché il libro deve cominciare in "tutto il mondo" (le sparizioni accadono nei cinque continenti), non può che iniziare su un aereo. Non c'è nulla come un Boeing per farti sentire che il mondo è piccolo rotondo. E Lahaye e Jenkins sono due scrittori apocalittici per un mondo piccolo e rotondo, così come San Giovanni era l'apocalittico di un mondo immenso e piatto.
Allo stesso tempo, il Boeing è anche un pezzo di Midwest semovente, che trascina con sé i suoi personaggi 100% usastri nel primo passo verso la fine dei tempi… toh, è già finita l'ora. Ci vediamo domani. Sì? Che altro c'è?"

"Prof, ma è successo davvero?"
"Sì, più o meno vent'anni dopo l'uscita del libro è successo qlcosa del genere. Molti usastri sono spariti dall'oggi al domani. Quelli che sono rimasti hanno rifondato la loro nazione su basi puritane e isolazioniste, come sapete".
"Allora l'apocalisse è già successa?"
"Tecnicam, è una cosa che è cominciata e che sta succedendo tuttora".
"E quando finisce?"
"Scusate, ora devo scappare. A domani".

[Mi piace lasciarli a fiato sospeso. Non so quanto sia pedagogico o didattico, ma mi piace.
Lo scrittore dovevo fare, mica il prof.]

giovedì 26 maggio 2005

- 2025

Il Sindaco Malvagio

Ah, ho ricominciato il corso in Facoltà. È il Trimestre caldo. Qllo che odio di più.
Una volta qndo faceva caldo non si lavorava. Noi italiani eravamo fatti così. Poi l'Italia è colata a picco (un bel pezzo), e ora si studia d'estate, in collina, quando non c'è altro da fare. D'inverno il livello del mare s'abbassa e gli studenti vanno in palude ad anguille. O nelle risaie. Beata gioventù.
Il problema è che San Petronio non è collina. In teoria non avrebbe dovuto salvarsi. È tutto merito di un Sindaco malvagio di cui s'è perso il nome (damnatio memoriae). Qsto Sindaco, ai tempi dei disastri, si sentì dire da una commissione che l'unico modo per salvarsi dall'alta marea era scavare dei polder, come in Olanda: ma a Castelbolognese. Ma si trattava di scavare buchi di melma nella melma, un lavoro schifoso, e non c'era più quella bella manodopera di una volta: arabi e albanesi ai primi diluvi se l'erano squagliata in Germania, ingrati.
"Nessun problema", disse allora il Sindaco malvagio, "ho io la soluzione".
Qualche giorno dopo iniziarono le retate dei pancabbestia, ordinate per i più futili motivi, tipo che non facevano l'antirabbica al cane, non si lavavano, non facevano un cazzo, stavano sempre a rompere i coglioni, disturbavano coi bonghi le lezioni della più antica facoltà del mondo, rubacchiavano, e spacciavano, anzi no, non erano neanche bravi a rubare senza dar nell'occhio e a spacciare seriamente per cui creavano solo indotto per gli spaccini stranieri, eccetera. Tutte qste frescacce da Sindaco stronzo. Ma lui era più che stronzo. Era proprio malvagio.
Invece di metterli dentro, li assunse tutti ai lavori forzati comunali. A tempo indeterminato. A Castelbolognese c'è un monumento che ricorda i pionieri della melma, gli uomini valorosi che hanno salvato qsta città dove ora, a fine maggio, fa un caldo bestiale, e la sera i cani ululano alla luna per i loro padroni pulciosi che non torneranno mai.
(I cani, quando sono stati abbandonati dai pancabbestia, si sono organizzati e adesso gestiscono il loro quartiere. Si vede che erano traviati dalle cattive compagnie).

L'altro motivo per cui odio qsto trimestre è il corso istituzionale. Mi hanno promesso che in inverno mi sarei sbizzarrito con film e quant'altro, purché in estate presentassi il Sacro Testo degli usastri. Era sul contratto.
"Dai, dai, che vuoi che sia".
"Ma a me quel libro fa sch…"
"Piano a dirlo, l'hai letto almeno?"
"Sì!"
"Ah, complimenti. Beh, come sai, gli usastri ora sono nostri amici. Così in consiglio abbiamo pensato che fosse giusto introdurre gli studenti allo stile di vita usastro, spiegare i libri che leggono, le cose che mangiano, ecc.. Sa, non è mica come ai nostri tempi, che c'era la tv e s'imparava di tutto… Adesso gli usastri sembrano dei marziani".
"Un po' lo sono".

"Va bene, se ci siamo tutti possiamo cominciare.
Come abbiamo già osservato, la narrativa Ucronica è un genere molto particolare, assai indicato per veicolare proposizioni ideologiche in modo convincente. Tanto che diversi libri sacri sono, in effetti, opere di narrativa ucronica. L'esempio più celebre è l'Apocalisse di San Giovanni.
Il testo che leggeremo in qsto trimestre è l'opera più importante della letteratura usastra del secolo scorso, che pure al tempo della sua pubblicazione fu snobbato da tutti i critici. È il destino dei, ehm, dei grandi libri.
Ma più per il suo valore letterario, l'opera in questione è importante per l'influsso che ha esercitato sulle comunità religiose di qsto grande Paese e, di riflesso, sul mondo intero. Tanto che possiamo dire che qsto libro ha effettivam fatto la Storia.
"Molto bene. Per la prossima volta leggetevi le prime 50 pagine. Anzi. Le prime 100, così vi fate davvero una cultura usastra, su. Ne riparleremo lunedì".

martedì 24 maggio 2005

- 2025

Memory is my playlist


Caro Leonardo,
alla fine si sono rifatti vivi i due cagnoni.
È stato ieri, in via del guasto. Uscivo dalla facoltà ad occhi bassi, per timore dei cocci di bottiglia al piscio di cane, così per poco non andavo a finire addosso al più alto.
"Ehi bimbo, attento!"
Il bimbo ero sempre io.
"Vedi, Roc, questo è il problema con te. Ti lasci prendere e ti abbandoni a valutazioni errate. Il signore non è certo un bimbo".
"E cosa sarebbe?"
"Non lo so".
"Vedi Luc, questo è il problema con te. Che non sai mai un cazzo di niente. Ti sembra più un lampione?"
"No, direi di no".
"Ti sembra più un bimbo o un lampione?"
"Mi sembra più un bimbo".
"Lo vedi, lo ammetti anche tu".
"Non ammetto niente. Il signore è senz'altro qualcosa a metà".
"A metà tra cosa? Tra un bimbo e un lampione?"
"Ma no, sarà a metà tra due cose che non so".
"Ecco, vedi…"

"Scusate", ho detto io. "Era da un po' che speravo di vedervi. Volevo dirvi che ho trovato Taddei".
"E a noi che frega?"
"Vi avevo promesso che sareste stati i primi a saperlo. E poi voi sapete dov'è Damaso…"
"Damaso chi?"
"Il neurologo dell'Ospedale Maggiore, quello che si è lasciato scappare Taddei. Siete voi che lo avete arrestato, no?"
"Ehi, Luc, ma il bimbo sa un sacco di cose, hai notato?"
"Non esageriamo. Ci saranno anche molte cose che non sa".
"Forse dovremmo interrogarlo. Hai le domande?"
"Le hai tu".
"Ah, già. Dunque".

1. Volume totale dei file musicali sull'Hard Disk
"Cosa?"
"È un interrogatorio. Rispondi".
"Ma cosa c'entra con Taddei?"
"Oggi non ci frega di Taddei. Stiamo conducendo una ricerca sui gusti musicali. Domani magari ti interroghiamo su Taddei. Ma oggi…"
"Un momento. State bislavorando, è così? Lavorate sia per il MinInt che per una qualche azienda di indagini di mercato. Mi sbaglio?"
"Hai sentito, Luc? Il bimbo ha della fantasia, o no?"
"Sì, ma non è un bimbo".
"Lo vedi? Ti contraddici. La fantasia è tipica dei bimbi. Lui ne ha, quindi è un bimbo. Ma insomma, rispondi o no? Ce l'hai un hard disk, a casa?"
"Uno ce l'ho, ma… è vecchio".
"Giga?"
"Mah, una ventina".
"Che è, un residuato bellico?"
"In effetti, sì".
"E lo usi solo per la musica?"
"No, dentro c'è di tutto, i documenti, i video dei bambini, sai, i bisbattesimi le comunioni eccetera. Avrò si e no cinque giga di roba mia".
"Pochina".
"Avevo un sacco di roba su cd, anche quei file compressi che andavano molto una volta, sapete, gli emmepi… poi un giorno mi sono reso conto che non avevo più lettori cd in casa. Ho perso migliaia di ore di musica senza accorgermene".
"È sempre così".
"Una volta credevo che la tecnologia ci avrebbe permesso di conservare tutto, ma non è così. La tecnologia dimentica più in fretta di noi".
"Sì, sì, come no, andiamo avanti".

2. L'ultimo CD che hai comprato:
"E che ne so, è stato trent'anni fa. Mele ed arance".
"Che cosa?"
"Un gruppo inglese di tre lettere, mele e arance in copertina".
"Non è mica un cruciverba, sai".
"Doveva essere un successo mondiale, e io volevo comprarlo per primo. Due settimane di paghetta".
"Era bello, almeno?"
"Ma sì, carino. Due anni dopo era sulle bancarelle a novemilalire, dallo choc non ho più comprato un cd per uso personale. Però ne ho noleggiati parecchi".
"Il noleggio era vietato".
"In alcuni comuni dell'Emilia Romagna era fortemente incoraggiato dagli assessorati, con scopi propagandistici".

3. Canzone che stai suonando ora
"Non sta suonando nessuna canzone".
"Oh. L'ultima canzone che hai sentito".
"Non lo so. Stamattina mi sono svegliato che avevo in testa… hai presente quel rock irlandese che fa biuacciuà, biuacciuà…"
"Ma che sei scemo?"
"Biuacciuà, vuol dire: "Sii quel che sei", ma in inglese è molto più cantabile. Dice: non voglio essere l'eroe di nessuno, non voglio essere la star di nessuno, voglio essere quel che sono. Biuacciuà. È in uno di quei cd che non posso più leggere. È terribile alzarsi con una canzone e rendersi conto che non la sentirò più".
"Puoi farti prestare un lettore".
"E chi ce l'ha più un lettore, tutti rottamati".
"Magari la ridaranno per radio".
"Sì, tra un rosario e l'altro. No, ormai posso contare solo sulla mia testa".
"Stai fresco, allora".
"Ecco, appunto".

4. Cinque canzoni che significano molto per te
"Ah, questa la so, me l'avevano fatta 25 anni fa…"
"Magari in 25 anni hai cambiato qualcosa".
"Ma no, perché. Da bambino ero innamorato di Cuccuruccuccù Paloma, poi ho comprato la cassettina dei Police con Camminando sulla luna, "Qualcuno potrebbe dire che sto buttando via il mio tempo", ogni giorno è come se me la ricantassi dentro… e poi c'era un pezzo strano degli Stranglers col clavicembalo, mi faceva impazzire quando passava da tre a quattro quarti. E il riff di tastiera di quel classico dei Doors, lo ascoltai per la prima volta un pomeriggio che pioveva e fu una scossa elettrica, avevo la sensazione di averlo già ascoltato in una vita precedente, metempsicosi e cose del genere… quanti ne ho detti?"
"Siamo a quattro".
"Bene. Quando ero bambino ero molto impressionabile. Un giorno vidi a discoring un video dei Pink Floyd con un maestro a forma di martello che infilava gli studenti in un tritacarne ed ebbi una specie di minicrisi di panico".
"E i tuoi genitori?".
"Non c'erano. C'era solo mia zia che disse: prega molto e vedrai che ti passa. Così mi venne pure una crisi mistica. Credo che quella canzone significhi molto per me".

5. Passa il testimone a cinque persone
"Che cosa?"
"È solo un gioco. Serve a capire le dinamiche di diffusione dei messaggi in un ambiente sociale. Si fanno domande inutili e si chiede di passare il testimone, e poi si calcola quanto tempo ci vuole a saturare l'ambiente, così".
"Una catena di Sant'Antonio. E va avanti da tempo?"
"Da vent'anni. In effetti, l'esperimento ci ha preso la mano. Non siamo più in grado di fermarlo".
"Basterebbe non passare più il testimone".
"Sì, ma nessuno vuole fare il vicolo cieco. I componenti di un ambiente sociale si qualificano soprattutto per la quantità e la qualità delle loro relazioni. Così la catena non si è mai interrotta. Va avanti e indietro da anni. C'è gente che ha già risposto centinaia di volte. Nessuno osa spezzarla".
"La spezzo io".
"Bah, sfigato".

venerdì 20 maggio 2005

- 2025

La democrazia ha dei grossi limiti (e il tempo è una treccia)

Ricapitolando, qlla notte a Bisanzio Arci m'insegnò tre cose. Cominciando dalla meno importante:

1. Io ho dei limiti. Tutto sommato, non sarei stato un'ottima alternativa a Berlusconi. Avrei portato al governo le mie incompetenze e idiosincrasie, così come lui aveva portato le sue. Il mio score finale era 2,5% ("gli annalisti ti ricorderanno come RUTELLI IL RISIBILE"). Da quel giorno mi fu più simpatico, tanto che in seguito fui onorato di prendere parte all'unità di crisi che organizzò il blitz e la liberazione del futuro pontefice del Teopop (io preparavo il caffè).

2. Anche la democrazia occidentale ha dei limiti, più tragici dei miei. Chiunque prenda per cinque anni il volante di una piccola grande nazione, può al massimo evitare dignitosam qualche buca nel tracciato. Non c'è tempo per cambiare la rotta. I principali disastri finanziari (la Fiat, la Parmalat), erano già in cantiere; i bond argentini sarebbero comunq crollati con o senza di me. In un senso aveva ragione Berlusconi: è colpa della gestione precedente. È sempre colpa delle gestioni precedenti.
"Sono qste maledette elezioni che ci fottevano. Ogni cinque anni cambiava tutto".
"E poi qlle a medio termine, le provinciali, comunali…"
"Se una farfalla batteva le ali ad Aci Trezza, a Roma cambiavano due ministri".
"E i referendum su questo e quello".
"Il sistema non selezionava buoni statisti. Selezionava solo ottimi conduttori di campagne elettorali. Che a loro volta avevano interesse a trasformare la vita politica nazionale in una campagna elettorale permanente. Ma scusa, tu investiresti in un'azienda che cambia tutti i quadri ogni cinque anni?"
"Ho investito un gatto, una volta".
"Ci difendevamo dietro l'alibi che lo Stato dovesse comunq divenire più leggero. Ma dove, ma quando. Lo Stato continuava a crescere, con gli interessi in ballo. Politiche ambientali, energetiche, militari; interi popoli in migrazione; la responsabilità dello Stato cresceva, e noi continuavamo a eleggere supplenti a tempo determinato. Se vuoi un lavoro fatto bene, non chiami un supplente a tempo determinato".
"Ma certo che no".
"Guarda i cinesi. Solo loro hanno saputo giocare la partita dall'inizio ad adesso. È dal 3000 BC che sono in campo. Hanno solo cambiato dinastia ogni tanto. La dinastia di adesso si chiama Partito Comunista".
"E funziona".
"Altro che piani quinquennali, i piani cinquantenari, fanno. Se c'è da spostare una regione per fare una diga, loro prendono la regione e la spostano. Niente comitati di protesta. Niente campagne elettorali. Pura gestione del potere. C'è tanto da imparare, sai".


3. Il futuro è già determinato, perché il tempo è una treccia. Qsta è l'idea di cui Arci andava più fiero. Come quel biologo (non mi ricordo il nome), che dopo aver studiato per anni il puzzle del DNA, un giorno si svegliò pensando: e se avesse la forma di una doppia spirale? Allo stesso modo, un giorno Arci si era svegliato con qsta idea: il tempo è una treccia, composta da vari fili annodati assieme e infiniti.
"I fili rappresentano i nessi di causalità. Mi spiego. Quand'ero studente una sera ho lasciato per sbaglio il frigo aperto, e ho rotto un pedale della bicicletta".
"Poverino, e quindi?"
"Lasciami continuare. C'è un filo che porta lo sportello del frigo lasciato aperto al buco al pedale della mia bicicletta: basta solo capire da dove passa. Nel frigo c'erano tre bistecche che il mattino dopo non erano molto fresche. Il filo lega sportello di frigo e bistecche".
"Non le hai buttate via".
"No. Detesto buttare via il cibo, così le ho mangiate. Ho camuffato il gusto del rancido alla maniera degli antichi: con molto pepe. Il filo passa dallo sportello del frigo al pepe".
"Il pepe fa male".
"Infatti tre giorni dopo ho avuto un'infiammazione alle emorroidi, e il filo passa anche da qui".
"Non so se ho voglia di sapere il seguito".
"L'infiammazione m'impediva di sedermi sul sellino della bicicletta, che era il mio mezzo di locomozione. Ma ero giovane e sportivo, così continuai a usarla per una settimana, reggendomi in piedi sui pedali. Finché uno dei pedali non ha ceduto sotto il peso. Ecco dove arriva il filo. Ma in realtà il filo non comincia e non finisce da nessuna parte: c'è un'infinità di fili che partono dall'infinito e finiscono nell'infinito".
"E se fosse un solo filo che compie infiniti giri?"
"È un'ipotesi molto elegante che ho accarezzato a lungo. Anche perché, se così fosse, basterebbe tirare il filo in un punto per cambiare tutto l'universo. Cambi le previsioni del tempo del 13 maggio 2001, metti bel tempo invece che pioggia, i berlusconiani vanno al mare, Rutelli vince le elezioni, l'Italia non va in crisi. Ma come vedi non è così. Il futuro è altrettanto determinato del passato. I fili sono infinitamente annodati tra loro, di modo che non puoi modificare più di tanto il loro assetto. Se tiri un filo da qsta parte, l'universo lo tira dall'altra, e il risultato finale non cambia".
"Stai dicendo che avresti rotto il pedale anche se avessi gettato via le bistecche?"
"Ti sto dicendo che oltre al filo che porta dalle bistecche al pedale, ce ne sono altri che passano per la mia passione smodata per il pepe, per il perno arrugginito dello sportello del mio frigo, per le mie emorroidi soggette a infiammazioni, per la fragilità dei pedali della mia bicicletta, tali da rendere comunq molto probabile il risultato finale. Le causalità sono fili, ma miliardi e miliardi di fili. Non puoi pensare di cambiare il mondo tagliandole un filo alla volta. Berlusconi ti sembrava molto importante, ma è solo un filo tra tanti".
"Un filo molto grosso".
"Non più grosso di tanti".
"Va bene, cosa mi vuoi dire? Che il futuro non si può determinare?"
"Ti sto dicendo che il presente è determinato tanto dal passato quanto dal futuro. È una sezione di una treccia infinita che non puoi districare, perché ciascun filo che la compone è infinito".
"Insomma, tu credi al destino".
"Ti sto presentando una descrizione scientifica e razionale del concetto di destino".
"Non ci vedo nulla di scientifico in qsto, Arci".
"Se ti rimetti il casco, ti posso mostrare scientificam in che modo…"
"No, va bene, mi fido".

mercoledì 18 maggio 2005

-2025

Lo Scenario Rutelli (2)

Caro Leonardo,

Se ci penso, aveva ragione Arci: non c'è niente di meglio di un gioco di simulazione per trasmettere un'ideologia. Connesso a Civilization VII io giocavo, giocavo, e intanto tutta la mia fede nell'autodeterminazione individuale veniva espulsa dai pori, come una tossina dal sudore. Sudavo molto, in effetti.

"Tempo di finanziaria, bene. Mo' mi vedono. Supertassa patrimoniale, tie'! E lotta senza quartiere all'evasione. E all'abuso edilizio. E poi…"
"Mi sembra che esageri. Rutelli avrebbe fatto tutto questo? Con Bertinotti all'opposizione?"
"Rutelli no, io sì. E voglio proprio vedere chi lo rivota, Bertinotti… beh? Cos'è quella freccia in caduta libera?"
"Una freccia indaco?".
"Blu?"
"Sì. È il PIL trimestrale".
"E perché è crollato?"
"Non lo so, posso fare delle supposizioni. Forse le tue dichiarazioni hanno spaventato gli industriali, che hanno spostato i capitali nei paradisi fiscali. E già che c'erano, hanno spostato anche la produzione. Ricordi quando hai voluto la Cina nel WTO? Adesso possono trasferire intere fabbriche dal Po al Fiume Azzurro quasi a costo zero".
"Ma anche questi industriali, che due coglioni… attacco San Marino, va".
"Cos'è che fai?"
"Lo sanno tutti che è un paradiso fiscale. Ora voglio proprio vedere cosa succede se lo circondo con la fanteria meccanizzata".
"Mac, in questo scenario meno usi la forza meglio è. Hai già visto che è successo a Genova".
"Sciocchezze. Stavolta non ammazzo nessuno. E se Napoleone mi dà il permesso, dopo prendo Montecarlo… E adesso che cazzo vuoi, Veltroni…"

Il Parlamento Europeo condanna la tua politica espansionista.
Forti sanzioni economiche imposte dagli Stati Membri.


"Branco di rammolliti! Per tre colline in Romagna? E se invadevo l'Etiopia cosa succedeva?"
"Mac, stai giocando contro un computer che si intende di storia molto più di te. Il suo comportamento è assolutamente verosimile. Sei tu che stai facendo pazzie. Nessun vero uomo di Stato europeo assedierebbe un paradiso fiscale".
"Ma perché?"
"Perché no".
"Va bene, va bene: control Zeta. Ricapitoliamo: devo fare una finanziaria equa ma senza spaventare gli industriali, e inoltre… e adesso cos'è tutto questo casino?"
"Indovina un po'".
"O cazzo, giusto, l'11 settembre… ma io che c'entro? "
"Il mondo è piccolo, Mac".
"Ho mezza Italia in rivolta… qsto non è molto verisimile".
"Il Ministro degli Interni che dice?"
"Fassino? Un paio di stronzate sulla caccia all'arabo. A Milano e Verona danno la caccia agli arabi e li linciano per strada. Mi sembra un po' esagerato".
"Devi pensare che la destra è in stato confusionale. Berlusconi Bossi e Fini hanno perso le elezioni e non contano più nulla. Gli attivisti sono smarriti e confusi, e tu stai facendo ponti d'oro agli immigranti".
"Ho solo snellito le procedure".
"Hai anche abbreviato i tempi per la cittadinanza, mi pare".
"Altroché se l'ho fatto, è forza lavoro a buon mercato e voglio tenermela stretta! Altrimenti poi lo sai che i cinesi…"
"Sai cosa si dice di te? Che tra quattro anni e mezzo vuoi farti rieleggere coi voti dei musulmani. Forattini ti disegna già in prima pagina come Al-Rutel".
"No! Forattini no!"
"Niente panico. Niente panico".
"E questa cos'è? Un'autobomba contro una sinagoga? Ma siamo impazziti?"
"Gli arabi si sentono perseguitati e se la prendono con un'altra minoranza. È un classico. Niente panico. Lo statista si vede nelle emergenze".
"Va bene. Non è tempo di mezze misure. Tutti i fascisti in galera".
"Costituzionalmente impeccabile. Ma le galere sono piene".
"Già, dimenticavo. Va bene, prima un bell'indulto, facciamo uscire un po' di gente che può fare lavori socialmente utili e ficchiamo dentro i fascisti. In alternativa mettiamo su dei Centri di Detenzione per fascisti e li appaltiamo a delle cooperative, così creiamo anche dei posti di lavoro".
"Cominci a imparare".
"Sto improvvisando".
"E la minoranza araba, come la tranquillizzi?"
"Dunque. Faccio una bella dichiarazione in cui spiego che l'Islam non è il terrorismo, e che l'Italia è un luogo d'incontro, non di scontro, tra due grandi civiltà. Buono, no?"
"Ottimo".
"E allora perché George W. s'è rabbuiato?"
"Forse s'aspettava una parola di condanna sull'estremismo religioso. Ground Zero è ancora calda, i postini muoiono per le lettere al carbonchio".
"Beh, adesso non può pretendere. Io ho una grossa minoranza musulmana in casa. No. Ho detto No. Non ci vengo in Afganistan, George! Te lo puoi scordare. Eh? Che cosa?"
"Qualcosa non va?"
"Non ti immagini. Gli americani si sono incazzati perché ho condannato la guerra afgana… hanno tolto dai menu dei ristoranti tutte le parole italiane! Le lasagne alla bolognese sono diventate le Boston lasagns!"
"Non te la prenderai per così poco…"
"E poi il petrolio è alle stelle. Gli industriali piangono".
"Facci il callo".
"E adesso cosa c'è… questo no. Non potevo immaginarlo".
"Cosa?"
"Un gruppo di ex brigatisti, usciti di galera con l'indulto, con un sacco di esperienza nel mondo del lavoro socialmente utile, ha fondato una cooperativa non profit e si è fatto appaltare un Centro di Detenzione per fascisti".
"Lodevole iniziativa".
"C'erano delle vecchie ruggini… insomma, sono saltate fuori delle foto di abusi sui carcerati e Amnesty International mi ha condannato. È da Genova che non me ne perdonano una. Gli americani mi disprezzano e gli europei mi snobbano. Cosa faccio?"
"Io resetterei".

Resettai una dozzina di volte, quella notte, in seguito ai più svariati motivi: uno sciopero generale, una carestia in Basilicata, una polemica col Papa che mi valse la sfiducia del partito cattolico (il mio), eccetera. Di catastrofe in catastrofe, improvvisando, cominciai a ingranare. A parte alcune sciagure veram inevitabili (crisi della fiat, crack parmalat...), riuscivo a cavarmela in modo dignitoso. Mettevo i ministri gli uni contro gli altri. Truccavo i bilanci. Raccontavo palle ai telespettatori. Verso il mattino riuscii finalmente ad arrivare al quinto anno del mandato.
"Pss, Arci, sveglia!"
"Che c'è? Ora di colazione?"
"Sono arrivato al 2006! Ce l'ho fatta!"
"Complimenti. I conti come sono?"
"Bruttini, ma considerata la congiuntura… sai, dopo l'11 settembre, l'Euro… il caro-petrolio… meno male che ho aperto un pozzo a Nassiryia".
"Ah, stai a Nassiryia".
"Sì, ho dovuto prendere parte alla spedizione, non avevo molta scelta… ho avuto parecchie perdite, sai? È stato terribile".
"E all'interno come va?"
"Non malaccio. Ho cambiato alcuni ministri ".
"C'è ancora Fassino agli Interni?"
"No, ehm. C'è Fini".
"Fini?"
"Un grande acquisto. Sai, dovevo fare qualcosa per mettere ordine a destra, c'era un rischio di deriva eversiva fortissimo… così tre anni fa l'ho ripescato dalla fondazione dove s'era rintanato, e l'ho messo a capo di una lista civetta per le Europee. L'ho ripulito, l'ho convinto ad andare a Gerusalemme a riconoscere il nazismo male assoluto. Gran mossa. Ha pescato voti a man bassa: ex forzisti, cattolici… Quando i diessini si sono ritirati dal governo, lui mi è rimasto vicino".
"I diessini si sono ritirati".
"Sì, ufficialmente per via della guerra, sai, le solite petizioni di principio per gli allocchi, i cortei arcobaleno eccetera. In realtà D'Alema voleva fottermi il posto andando a elezioni anticipate. Ma l'ho fottuto io! Tiè!"
"Toglimi una curiosità. La Lega?"
"Stiamo giungendo a un accordo, dovremmo cambiare qualche articolo della Costituzione. Per ora è solo un appoggio esterno, ma poi… coi voti di Bossi in maggio stravinco, capisci".
"Capisco. Stai al governo con Bossi e Fini. Riscrivi la Costituzione. Controlli Nassiryia. Sei sicuro di essere ancora Rutelli?"

[continua]

lunedì 16 maggio 2005

- 2025

Civilization VII - Lo Scenario Rutelli (continua da venerdì).

Ave, Rutelli. Sei il Primo Ministro della Repubblica Italiana nel 2001 AD. Gli italiani sono simpatici, improvvisatori e inconcludenti.

"Be', ma come si permette?"
"In effetti questo è uno degli aspetti più discutibili del software. Ogni civiltà ha delle caratteristiche innate che si porta avanti in ogni fase del gioco, dalla preistoria all'era spaziale".
"Sì, lo so benissimo. I tedeschi sono metodici ed espansionisti, gli indiani sono mistici e pacifici, eccetera".
"Ah, vedo che hai giocato, qualche volta".
"Io… sì, qualche versione precedente. Negli anni Novanta".
"Ah sì? E come mai non sei diventato un Neocone?"
"Un che?"
"È una teoria molto in voga, ultimam. Fino a qualche tempo fa si pensava che la generazione di intellettuali USA formatasi negli anni Novanta avesse abbracciato l'ideologia neoconservatrice dopo aver letto il libro di Huntington, The Clash of Civilizations, hai presente".
"Che non è un Neocon".
"Diciamo che era un buon antipasto. Perché, l'hai letto?"
"Beh… ho guardato le figure".
"Ecco, appunto. A un certo punto qualcuno si è reso conto che The Clash of Civilizations era stato molto più citato che letto, e comunque era uscito solo nel 1996, mentre Sid Meier aveva pubblicato Civilization I già nel 1991".
"Sul serio? Pensato che le teorie di Huntington lo avessero influenzato".
"Era il contrario. Il videogioco aveva influenzato Huntington. O perlomeno i suoi lettori. Anche perché… pensaci un momento. The Clash of Civilizations si legge in una settimana. Quanto ti dura una partita di Civilization?"
"Io… non so. Trentasei ore".
"Di più, di più. E se ci giochi una volta…"
"…ci giochi altre volte".
"Insomma, i neoconservatori degli anni dieci erano tutti appassionati giocatori di Civilization negli anni Novanta. Erano maturati ideologicamente durante lunghe sessioni di gioco. E poi può darsi che leggessero anche un po' di Huntington, ma un buon gioco di simulazione ti penetra molto più di qualsiasi opera letteraria".
"Vabbè, ma che vuol dire, ci giocava anche un sacco di gente non Neocona… Io mi ricordo una volta che tornavo in treno da una manifestazione, sai, quelle cose enormi che facevamo ai tempi dell'Iraq, e non riuscivo a dormire perché il mio dirimpettaio pacifista si ostinava a spiegare a un suo amico come aveva scatenato la guerra nucleare contro gli egiziani e… ma come, sono già sotto coi soldi?"
"È il buco lasciato dal governo precedente".
"Ma no! Amato non mi avrebbe mai tirato un gioco simile. Lui era un uomo onesto, un…"
"Un socialista, sì. Non ti ricordi il bonus fiscale del 2000? Il tuo primo aumento alla tua prima busta paga. Pura manovra elettorale".
"Allora Tremonti non mentiva".
"Era solo un simpatico esageratore".
"Beh, che importa, tanto non ho mica promesso mari e monti, io. Ci metto solo un turno a… Momento. Cos'è qsta puzza di fritto?"
"Qsto è un altro aspetto discutibile della simulazione. Ogni ambasciatore si annuncia dal suo… profumo".
"Mao Tze Tung?"

Ave, Rutelli. L'ambasciatore della Repubblica del Popolo Cinese ti augura pace e prosperità.

"Sì, mi rendo conto che a questo livello avrebbero potuto usare volti più verosimili, ma pare che agli utenti piaccia più così. Quando tratti coi francesi c'è sempre Napoleone, e l'ambasciatore indiano è sempre Gandhi, anche quando ti lancia l'offensiva nucleare. Piccoli effetti umoristici".

Abbiamo sentito dire che state fondando un'Organizzazione Mondiale del Commercio con USA, Europa e Russia.
Ci piacerebbe aderire alla vostra Organizzazione.
Possiamo vendere: utensili in acciaio, manufatti tessili, tecnologia hi-tech
.

"La traduzione lascia un po' a desiderare. Cosa gli rispondo?"
"Sei tu, il Presidente. Improvvisa. Sei italiano o no?"
"Se gli dico di no, cosa fa, mi invade?"
"Ufficialm no. Potrebbe usare le bombe umane".
"Bombe umane?"
"Un deterrente molto efficace. Libera qualche milione di cittadini ansiosi di emigrare in Italia clandestinam".
"Beh, meglio così, un sacco di forza lavoro. Tanto io sono di sinistra… e qsto chi è?"

Ave, Rutelli, sono il tuo Ministro degli Interni, on. D'Alema

"Ma se non ha i baffi!".
"Porta pazienza, è uno scenario che ti ho fatto in due ore, secondo te avevo il tempo di mettere i baffi a D'Alema? Senti che ti dice".

Rapporti confidenziali dicono che un attacco umano dalla Repubblica del Popolo Cinese causerebbe rivolte in tutte le città del Nord.

"Beh, ma si fottano, quei Padani!"

Se questo è il tuo volere, Presidente, devo rassegnare le dimissioni

"E si fotta anche D'Alema! Però, mi piace qsto gioco. Ma la prossima volta mettici i baffi, mi darà più soddisfazione… beh? È già finita?"
"D'Alema si è dimesso, i Diesse ti hanno tolto la fiducia, il tuo governo è caduto, hai perso la partita".

Addio, Rutelli.
Il tuo governo è durato 27 giorni.
Gli annalisti del futuro ti ricorderanno come:
RUTELLI L'IMBELLE


"No, no aspetta. Torno indietro. Come non detto. Control Zeta. C'è un modo di fare Control Zeta?"
"Come no, basta pensarlo intensamente".
"E infatti! Dunq, sono di nuovo di fronte a Mao Tze Tung che sa di fritto. Gli dico che può entrare nell'Organizzazione Mondiale del Commercio, però… deve rispettare alti standard in materia di diritti umani! To', beccati questa".
"Lui che dice?"
"Fa sì con la testa e sorride".
"È un modo del software per esprimere assenso «all'orientale»".
"Più che sorridere ridacchia".
"È sempre un cenno d'assenso".
"Bene. E qsta adesso cos'è… cannella?"

Ave, Rutelli. Sono il Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush

"Sì, e sai di cannella. Cosa vuoi?"

Vedo che anche tu sei d'accordo all'ingresso della Cina nel WTO. Firmeremo l'accordo formale al prossimo summit, in Italia, in luglio. Mi raccomando di curare le misure di sicurezza anti-terrorismo".

"E se lo mando a f'nql?"
"Non credo che andrai molto avanti".

"Va bene, allora Ok, George, non ti preoccupare, anzi, te lo posso dire? Preoccupati. Osama Bin Laden sta preparando un attacco alle Due Torri in settembre. Ouch! Che succede?"
"Succede che stai barando. Stai usando il senno del poi".
"E mi arriva la scossa?"
"Un piccolo deterrente".
"E qsto casino cos'è?"
"Non è niente, c'è malcontento popolare".
"E perché? Cosa ho fatto?"
"Pensano che organizzando un summit in Italia attirerai i terroristi; inoltre né Mao Tze Tung né George W. Bush sono molto popolari".
"Vabbe', ma che ci posso fare?"
"Più o meno lo sai cosa puoi fare. Puoi intrattenerli, costruire stadi, ripetitori tv, cinematografi…"
"Ci sono già in tutte le città, non bastano".
"Puoi farli lavorare meno a parità di salario".
"Ma sono già in rosso".
"Ti sarà già capitata una situazione del genere, no? Di solito cosa facevi?"
"Beh, la cosa più facile era distaccare un'unità militare nella città in tumulto".
"Bene, allora fa così. Prima concentri tutto il malcontento popolare in una città… in qlla dove avverrà il summit. E poi, con la scusa dell'antiterrorismo, ci mandi un bel po' di unità-carabinieri".
"Non è che ne abbia tante a disposizione. Mi servono per gli stadi".
"E allora prendi anche i poliziotti, i finanzieri, i forestali… tutto quel che hai".
"Però non so… non mi sembra una cosa molto di sinistra".
"Se te ne vengono in mente altre…".
"Non conosco il gioco abbastanza".
"Lo conosci benissimo. Improvvisa".
"E qsto chi è?"

Ave, Rutelli, sono il tuo Ministro degli Esteri, on. Veltroni

"Veltroni?"
"Pensavo che ti sarebbe piaciuto, sai, è un brav'uomo, ogni tanto lo mandi in Africa…"

Il summit internazionale è stato un successo. I terroristi non hanno colpito. Il mondo ti stima.

"Oh, bene".

Ave, Rutelli, sono il tuo Ministro degli Interni, on. D'Alema

"E tu che vuoi?"

La sollevazione popolare nella città di Genova è stata sedata.

"Ottimo".

Perdite: una unità.

"Che significa?"
"C'è scappato un morto".
"Militare o civile?"
"Senti, è una simulazione fatta in poco tempo, non ha nessuna importanza se è morto un carabiniere o un manifestante. Uno su 57 milioni è comunque poca cosa".
"Poca cosa? Questa è una Repubblica! Non è che può morire una persona in una città così".
"Certo che puoi, se concentri tutto il malcontento e tutte le forze di polizia in una città sola! Quando giocavi alle versioni più vecchie non ti capitava mai di far morire i tuoi cittadini?"
"Sì, ma era un gioco. Non me ne accorgevo neanche".
"È un gioco anche questo".

Ave, Rutelli, sono il tuo Addetto Stampa, Michele Serra

"Piuttosto inverosimile".
"È il primo che mi è venuto in mente".

Lieve malcontento in tutte le città, per la morte di un cittadino durante la rivolta di Genova.
La tua popolarità è crollata. Fini e Bertinotti vinceranno le prossime elezioni.

"E va bene, che ci posso fare?"
"Puoi chiedere scusa, nominare una commissione d'inchiesta e scaricare le colpe sui sottoposti".
"Giusto. Faccio dimettere tutti i dirigenti delle forze di polizia. E anche D'Alema, to', non è agli Interni, D'Alema? Al suo posto ci metto Fassino, così i DS mi mantengono la fiducia. Come sto andando?"
"Non male, sei arrivato al settembre del 2001 senza ancora fare una sola cosa di sinistra".
"Va be', ho ancora cinque anni, tanto".

(continua)

venerdì 13 maggio 2005

- 2025

Caro Leonardo, anzi no, non a te oggi.
Scriverò piuttosto al

Caro astensionista di sinistra,
È da un po' di tempo che non ci sentiamo, vero?

E tu senz'altro non ti ricordi di me. Non ti ricordi neanche di te. Di essere stato, anche un giorno solo, astensionista. Di sinistra.
Quel giorno è stato esattam 24 anni fa, figurati. Con tutto qllo che è successo dopo – Genova, le Due Torri, l'Iraq, la Cina, le grandi alluvioni, il Teopop, le piramidi in Antartide, eccetera. In mezzo a tante catastrofi, com'è possibile che io possa portare rancore per te? In fondo cosa hai fatto di così grave? Niente. Un giorno c'era da salvare l'Italia da cinque anni di merda e non l'hai fatto. Tutto qui.
Il giorno dopo eri già pronto a riparare. Hai organizzato comitati, hai promosso referendum, girotondi intorno ai tribunali, forum internazionalisti, eccetera. Ma era troppo tardi, per l'Italia, forse: di sicuro era troppo tardi per me. Tu mi hai spezzato il cuore il 13 maggio 2001, astensionista: e nessun girotondo, nessun forum, nessun referendum me l'ha più rimesso insieme. Finché ho avuto un blog, ti ho scritto, Astensionista. Ti ho scritto nel 2001, nel '2, nel '3, nel '4, finché ho avuto speranza di convincerti dell'enormità del tuo errore. Quando ho perso quella speranza, ho smesso di scrivere.

Perché vedi, caro Astensionista, sono anch'io un po' come Taddei. Lui ha il pallino delle elezioni americane di vent'anni fa: io mi sono bloccato in quel piovoso giorno di maggio del 2001. Niente e nessuno riuscirà a convincermi che le cose dovevano andare per forza così. No. Quel giorno avevamo il destino tra le mani, e ce lo siamo fatti soffiare. Da allora ogni catastrofe, ogni carestia, ogni frana, mi sembra in qualche modo meritata.

Quando dico che niente e nessuno riuscirà a convincermi, parlo con cognizione di causa, visto che una volta ci provò Arci stesso. Fu a Bisanzio, nel… nel… (ho delle difficoltà a orientarmi negli anni Dieci), durante gli accordi di pace trilaterali. Facevamo parte tutti e due parte della delegazione del Teopop: lui era l'eminenza grigia, io qllo che prenotava ai ristoranti. In verità, non ne prenotai nessuno.

Bisanzio ha da esser splendida, con tutte qlle moschee ultramoderne, ma l'ho giusto ammirata da un balcone. La nostra delegazione non usciva quasi mai dall'albergo, ufficialm per motivi di sicurezza, in realtà per un senso di vergogna che ci pesava addosso fino a schiacciarci al suolo. I bizantini consideravano gli accordi di pace un'occasione per processarci davanti alla loro opinione pubblica. L'accusa ci era stata formalizzata il primo giorno: genocidio.
"Ma non siamo stati noi!"
"Avete però contro tutte le evidenze".
"Eravamo giovani! I nostri padri…"
"Signori, noi da giovani fummo giudicati per un genocidio compiuto dai nostri bisnonni. In politica le colpe dei padri ricadono sui figli, benché nel vostro libro sacro sia scritto diversamente".
"Lasciate perdere i libri sacri! Noi non potevamo sapere…"
"Non sapevate, non immaginavate, avete ubbidito agli ordini. Coi genocidi è sempre così. Siamo spiacenti".

Era successo che gli storici bizantini avevano pensato bene di fare il calcolo di tutti i morti sulla frontiera del mare, durante le grandi migrazioni degli anni '90-'10. Compresi qlli rimpatriati a forza in Libia, e poi morti in qualche campo di lavoro nel Sahara. E i morti suicidi nei CPT. Trent'anni di gommoni e pescherecci colabrodo. La cifra era spaventosa, la vergogna ancora da spartire.
"Sarà dura spiegare ai nostri compatrioti che sono responsabili di tutto qsto", disse Arci, l'ultima sera. Era disteso sul letto nella nostra camera d'albergo, e pensava a voce alta. Io stavo facendo la valigia. "Non siamo tutti responsabili", dissi.
"Sì, dai trent'anni in su, sì. Sapevano benissimo cosa stava succedendo. Sapevano del Canale d'Otranto e degli scafisti libici e tunisini. Dei CPT. E della schiavitù e della prostituzione. Sapevano tutto e non hanno fatto niente. Peccato d'omissione, c'è nel nostro libro sacro".
"Lascia perdere quel libro lì. Ci sono persone più colpevoli di altre".
"E sarebbero?"
"Bossi e Fini, sarebbero".
"Ma la gente annegava anche prima. E dopo".
"La maggior parte è annegata durante".
"Mac, dove vuoi arrivare? Secondo te dovremmo scaricare tutto su un paio di vecchi politici?"
"No, non dico qsto. È colpa di chi ha permesso che Bossi e Fini scrivessero qlla legge. Se solo il 13 maggio del 2001…"
"Ci risiamo col 13 maggio".
"Per me è importante. È lo spartiacque. Quel giorno potevamo decidere del nostro destino. Essere complici di un genocidio o no. Scusa se è poco".
"No, Mac, no, te l'avrò detto mille volte. Il futuro non si determina in un giorno. Tieni. Mettiti qsta".
"Un altro casco? Cos'è?"
"Un gingillino, tecnologia usastra. Le interfacce utenti di adesso le fanno così. Bella, no?"
"È più elegante di qlle che ti facevi nel garage, ma… mi sta punturando il cervello, o sbaglio?"
"Rilassati, non ti farà più male di un'aspirina".
"Le aspirine fanno male. E cosa dovrebbe succedermi? Finirò in una specie di realtà virtuale?"
"No, il concetto è diverso. Una periferia del tuo cervello carica un software, e interagisce con te con stimoli discreti. Vedrai scritte e disegni in sovrimpressione, ma continuerai a vivere e operare nel mondo reale. È difficile da rendere a parole, ma… anche i rumori e gli odori e le sensazioni tattili le percepirai in sovrimpressione".
"Da impazzire"
"No, anzi, pare che distragga meno di un comune monitor. E della marijuana. Sai, ogni volta che arriva una tecnologia nuova c'è qualche flippato a Londra o Boston che riesce a dimostrare che fa più male della ganja, ih ih".
"Arci, siamo due diplomatici del Teopop, se i nostri compagni sapessero… Oddio".
"Hai caricato?"
"Che roba mi hai messo qui dentro? Sento delle voci".
"Seh, capirai le voci, ti bastava un walkman. Rilassati, piuttosto, e inizierai a pensare dei pensieri".
"Tredici maggio del 2001. Sono nel tredici maggio del 2001! Cosa significa? Sto viaggiando nel tempo? E allora perché non piove? Quel giorno pioveva".
"Mac…"
"Ci sono: è un universo parallelo. È così. Mi sta mostrando un universo parallelo in cui il 13 maggio c'è il sole, Rutelli vince le elezioni e…"
"Mac, non è un universo. È solo un giochino".
"Un giochino?"
"Un gioco di simulazione di civiltà, l'ho comprato al duty-free dell'aeroporto. Roba usastra, illegale da noi. Si chiama Civilization VII".
"Stai scherzando".
"Ho sentito dire che a furia di evolversi qsto software ormai è diventato più determinista della Storia vera, nel senso che ormai tiene conto di variabili di cui la Storia s'infischia. Per esempio, se il cavallo bianco di Napoleone diventa grigio, cambia l'esito di una certa battaglia, e altre cose così. Ieri ci ho giocato un po' e poi ho preparato uno scenario per te. Ti piace?"
"Ssst. Aspetta. Sono al Quirinale che presto giuramento. Sono Rutelli, è così?"
"Proprio così. Come ti senti?"
"Non tanto bene".

(Continua)

martedì 10 maggio 2005

- 2025

Verso il Partito Unico

Caro Leonardo,
è da un po' che non ti racconto come va in casa. Beh, va male.
Quando mi sospesero dal Progetto Duemila, non me l'ero presa più di tanto. Avrei avuto più tempo per curare le lezioni al corso di Ucronia (sta per iniziare il nuovo trimestre), e tanti altri lavoretti sospesi – inclusi gli appostamenti per localizzare Taddei, naturalm. Ma è un fatto che il più del tempo stavo in casa. Una situazione esplosiva.
Da quando Damaso è scomparso, in teoria andiamo tutti d'amore e d'accordo. In realtà Concetta non sopporta di avermi tra i piedi tutto il santo giorno, ed è convinta che dovrei trovarmi un lavoro. Un altro. Che sono il solito buono a niente. E anche Assunta è scontrosa. È convinta che io le nascondo qlcosa, e ha ragione, ma che ci posso fare? Crede che io sappia dov'è Damaso, ma qsto non lo so. All'ospedale non c'è, il suo nome non è più nell'organigramma. Ora sto aspettando che i cagnoni si facciano vivi e mi chiedano di Taddei – è da un po' che sono scomparsi anche loro. Nel frattempo, è vero, non combino molto in casa. Giro per le stanze, mi faccio una cicoria, vado in bagno, inciampo in un soprammobile, un giocattolo di Letizia…
"Papà! Hai pestato Teddi!"
"Eh?"
"È l'orso Teddi. È vecchio adesso. Sta più attento".
Un vecchio orso di peluche – fabbricazione cinese. Letizia lo ha ereditato dal fratello.
"Cristo, vuoi stare attento a dove metti i piedi?"
"Scusa, Concetta, nel corridoio è buio e io…"
"Ma perché non esci a farti un giro? Eh? Potresti comprare il pane".
"Già preso".
"Vai da Marino, allora. Vai a farti una birra".
"Ho un po' di gastrite".

È un po' il limite strutturale del Trimonio: quando Arci lo inventò, fece ben presente che sarebbe occorsa una drastica rivoluzione edilizia. Secondo le sue stime una famiglia con tre elementi adulti e due bambini necessitava, minimo, di tre camere da letto: occorreva tener conto del fatto che i tre adulti non avrebbero necessariam voluto dormire insieme (letti a tre piazze e cose simili erano fuori discussione), bensì in due, o anche tre camere separate. Qsto si scontrava con l'edilizia degli ultimi trent'anni, concepita per lo più per famiglie a figlio unico: occorreva dunque abbattere muri, rifare planimetrie. E qualcosa in effetti fu messo in cantiere, ci furono appalti, se ne occupò una commissione su cui poi indagò un'altra commissione, che si sciolse tra mille polemiche e si riformò, e nel frattempo i trimoni andarono a vivere nelle case che erano disponibili. Noi, per dire, siamo in quattro in un bilocale. Non si vive male, a patto di non essere tutti in casa nello stesso momento.
Quanto ai letti: nei primi tempi io dormivo sul divano, da noi si usa così, è il posto degli uomini. Poi tra Assunta e Concetta cominciò a far freddo, e piovve, piano, e crebbero stalagmiti e stalattiti, finché Assunta non volle prendermi il posto e io tornai a letto con Concetta. Poi le cose peggiorarono sempre di più, Assunta aveva trovato un uomo e Concetta si era evoluta nella nota casalinga frustrata, faceva tardi sul divano davanti a Supernet, sognandosi numeri al lotto, cyclettes all'inferno e altre cose così, e per la prima volta in diversi anni di matrimonio io e Assunta ci siamo trovati a letto assieme. Buffo.
No, per niente buffo.
Io russo un po', ed è stabilito che lei può prendermi a calci. Sono gli unici contatti che abbiamo. A volte lei mi dà dell'idiota per essermi fatto sospendere dal lavoro, io replico che non era lei un tempo a lamentarsi del mio eccessivo conformismo? Lei risponde piccata che non si può passare dall'eccessivo conformismo a pigliare i sacerdoti per il bavero davanti a un cardinale, non è coerente, io le obietto che non è scritto da nessuna parte che io devo essere coerente, non sono mica come quei personaggi dei romanzi che fanno tutto qllo che ci si aspetta da loro, lei mi dice che nessun romanzo è abbastanza scadente per un personaggio lunatico e smorto come me, e che mi merito tutto il mio fallimento, tutto tutto tutto. E io allora le chiedo se ne tutto tutto è inclusa anche lei che a letto con me, e Letizia, e lei risponde lasciami stare, sto dormendo, e la cosa finisce lì.
Ma l'altro ieri mi ha detto: "Domani torni al lavoro".
"Ma sono sospeso a tempo indeterminato".
"Nessun tempo è indeterminato per sempre, Mac. Il nuovo capo ha chiesto di te. Te l'ho detto che Antonio-Abate è stato rimosso, no?"
"Per colpa mia?"
"Può darsi. Così il nuovo capo ti deve qlcosa".
"Mm".
"Per favore, niente sensi di colpa. Antonio-abate era un noto incapace. Non si ricordava nemmeno il colore delle sue mutande. Voltati sul fianco e dormi. Domani devi essere in forma".
Ha spento la luce, prima che io potessi alzare le lenzuola e dare una sbirciata alle mutande. Di che colore erano? Mah.

***

Io non bestemmio, per antica e inveterata abitudine, ma se c'è stato un momento nella mia vita in cui avrei dovuto e forse voluto, è stato il giorno dopo, appena entrato nell'ufficio che era stato di Antonio-Abate.
"Oh, habemus Immacolato! Come va?"
"Ma Diob…"
"Ssst! Ssst…" (Il suo sguardo si mette a vagare nell'aria a formare il tipico messaggio Attento ai microfoni) "ti ho appena riabilitato e già vuoi farti mettere ai ceppi?"
"Tu mi hai riabilitato?"
"Sic. Questo dovrebbe suggerirti qualcosa"
"Sei tu? Pioquinto, tu sei il nuovo Capo?"
"Tu lo dici. Mi hai aggredito davanti al Capo; tu sei stato sospeso, il Capo rimosso, e io ho preso il suo posto. Se ci rifletti un po', Immacolato, qsta è la storia della tua vita".
"E ora che altro vuoi da me?"
"Beh, la tua anima".
"?"
"Ma no, scherzo. Voglio il tuo lavoro. Ora che io dirigo il Reparto Nostalgia, voglio solo i migliori. Tu sei il migliore in circolazione, perciò voglio te. È molto semplice".
"Ma io e te la pensiamo diversam su molte cose".
"Suvvia. Gente come me e te nella vita l'ha pensata praticam in tutti i modi possibili. Occorre soltanto sintonizzarci un po'".
"Io so che Wojtyla ha stretto la mano a Pinochet in Cile. Sintonizzati su questo".
"Sei sicuro che gli abbia stretto la mano? Forse era sul balcone e ha rifiutato di stringergliela. Sei sicuro di ricordare bene?"
"Se mi lasci andare nell'archivio, io…"
"Nell'archivio non c'è più niente, Immacolato. Resti solo tu. Sei sicuro di qllo che ricordi? Magari non gli ha stretto davvero la mano. Vuoi montare un polverone per qlcosa che non ti ricordi bene? E a che pro?"

Caro Leonardo, uno dei grandi flagelli dell'umanità è l'inveterata abitudine a sottovalutare i preti. Prendi qsto. Dov'è finito il sonnacchioso abatino di tre mesi fa? Al suo posto c'è un avvocato del diavolo coi controcoglioni. Mi fa impressione.
"Ora, se stai tranquillo e non ti metti a cianciare di complotti e altro, ti spiego cosa vorrei da te, per esempio, entro stasera. Un bel pezzo sull'anniversario del V-day di vent'anni fa. Sai cos'è il V-day?"
"Sì, ma non mi ricordo niente".
"Nel 2005 era il sessantenario della presa di Berlino. Grandi festeggiamenti a Mosca. C'era anche Berlusconi, anzi, Berlusconi-bis. E il presidente usastro… non mi viene il nome… del resto è irrilevante. Ma concentrati con Berlusconi. Che ci faceva là?"
"Non mi ricordo".
"Prova a inventare".
"Inventare?"
"Una sfilata di anziani combattenti dell'armata Rossa, sulla Piazza Rossa, il Cremlino… le falci e i martelli rimessi a nuovo da Putin… e Berlusconi-bis che guarda tutto qsto, e sorride, e saluta…"
"Forse rammento qlcosa".
"Sì?"
"È qlla volta che ha detto: non saluto i comunisti, ma i patrioti!".
"Dimenticatene. È irrilevante".
"Ma…"
"Quel che dovresti invece ricordare, Immacolato, se tieni al posto tuo e a qllo di tua moglie, è che Berlusconi tornò da Mosca con un'idea fulminante destinata a sconvolgere definitivam la scena politica del Bel Paese. Il Partito Unico, Patriottico e Popolare! Un Partito, Un Dio, Un Popolo, Un canale digitale terrestre! In pratica, la prefigurazione del Teopop".
"Ma è una stronzata".
"Come tante".
"No, più di tante altre. Il Teopop è nato da un'altra parte, e all'inizio Berlusconi non c'era. Mi ricordo benissimo, io lavoravo nel catering, e…"
"E se trovassi in archivio una serie di articoli datati maggio 2005 in cui B. parla di Partito Unico?"
"Non vuol dir niente. Eran solo discorsi. Mi ricordo bene. Il Teopop è nato in un'assemblea permanente in cui ci si chiedeva perché la sinistra perde sempre. Ma eravamo tutte mezze calzette, e B. non c'era".
"Perché, tu c'eri?"
"Andavo avanti e indietro coi carrelli".
"Ne hai fatta di strada, da allora".
"In discesa, direi".
"Immacolato, ascoltami. C'è ancora tempo per salire. Perché non varchi la soglia della speranza?"
"F'nql".
"Non avere paura".
"Non dirmelo. Non dirmelo mai più".
"Va bene, come vuoi. Ma buttami giù due cartelle su Mosca, 8 maggio 2005. Berluconi in visita a Mosca ha la prima folgorante intuizione che lo porta alla creazione del Teopop".
"Quindi è così. Ha davvero ripreso il controllo".
"Non lo ha mai perso ".
"E tu sei un suo uomo".
"Io sono un vincente, Immacolato. I vincenti puntano sui vincenti. I perdenti rosicano, s'arrabbiano, sollevano un polverone, e quando il polverone si abbassa, il vincente è sul podio. A maggior gloria di Nostro Signore, amen".

venerdì 6 maggio 2005

- 2025

I colloqui eccetera (4)

Attacco alle torrette elettriche

Caro Leonardo,
mi rendo conto che qsta fissazione di Taddei per la sfida Bush-Kerry ha qualcosa di maniacale. Ma bisogna mettersi nei suoi panni. Oppure, fingiamo di essere nell'intervallo del primo tempo della finale Italia – Germania Ovest, luglio 1982, stadio Bernabeu, e di cadere in coma profondo davanti alla tv. Svegliandoci vent'anni dopo, qual è la prima cosa che chiederemmo agli infermieri? Se i nostri parenti sono ancora in vita? Se la DC è ancora al governo? Se l'olocausto nucleare poi c'è stato? O come sta Pertini? E chi ha messo la bomba a piazza Fontana? Tutte cose importanti, indubbiam. Ma non saremmo più curiosi di sapere chi ha vinto la partita?
Credo che con Taddei sia andata così. Si è addormentato a metà di un evento mediatico molto importante, che a noi non dice più niente, ma che per lui era la vita. Non fosse stata per quell'indigestione di peperoni.
Peperoni, peperoni.
Cosa mi ricordano?

"Che strano però. Mi ero quasi convinto che fosse colpa di Kerry. Vince nel 2004, la guerra al Terrore si sgonfia…"
"Colpa di cosa?"
"Di tutto questo. Invece di cacciare Al Qaeda nelle sue tane… richiama a casa i ragazzi e si allea con sceicchi ed emiri vari… Signori, non mi frega nulla se siete dei tiranni: garantitemi tot petrolio all'anno e una parvenza di democrazia… anzi, perché non eleggete una principessa, una da copertina, stile Giordania? In Occidente la chiameremo presidentessa, da voi la chiamerete Califfa, e saranno tutti contenti".
"Magari è proprio andata così".
"No, fottimadre, non è andata così, perché Kerry ha perso!"
"E quindi?"
"E quindi ha vinto George W. Bush, che ha riappacificato l'Iraq trasformandolo nella prima, anzi nella seconda democrazia del Medio Oriente, e ha diviso equamente i proventi del petrolio tra i cittadini iracheni. Perché lo ha fatto, vero?"
"Guarda, adesso su due piedi, così…"
"E l'esempio dell'Iraq è stato così fulgido che in pochi anni tutto il Medio Oriente arabo ha cacciato i suoi tiranni si è federato in un'unica democrazia! E ci saranno state tante rivoluzioni pacifiche, finanziate dai paladini della libertà… la rivoluzione del dattero, la rivoluzione dell'ulivo, la rivoluzione del cuscus…"
"Quella me la ricorderei".
"…finché non è nato, in tutto il territorio dell'antico califfato, un'unica grande democrazia, che ha eletto sua rappresentante: una donna araba!"
"Kadija Bin Laden".
"È andata così?"
"Sì, magari è andata così"
"Che significa magari! Anche prima hai detto magari!"
"È andata in entrambi i modi. Sono solo due modi diversi di raccontare lo stesso processo".
"No. Non è lo stesso processo. Il primo caso è Kerry-style. Il secondo è Bush".
"Sono solo persone. Tu credi che le persone possano cambiare la storia".
"Certo che è così".
"La tua fiducia è irrazionale e a-scientifica. Ricordati che noi siamo venti anni avanti a te, e sappiamo che non è vero. È la Storia che cambia le persone".
"Stronzate".
"Guarda noi. Guarda cosa abbiamo fatto a Berlusconi. Avevamo bisogno di un simbolo del passato, qualcosa di rassicurante, in cui si riconoscessero anche le vecchiette. Come gli argentini quando richiamarono Peron. Abbiamo preso un vecchio tycoon iperliberale e lo abbiamo trasformato nel capo di un regime teocratico-socialista. E lui si è lasciato manovrare. È la Storia che fa gli uomini".
"Ma se ho capito bene, adesso è lui che manovra voi".
"Incidenti di percorso. Ma noi sappiamo che…"
"Ma che cazzo volete sapere, voi. Piantate alberi, riciclate tovaglioli sporchi e comunicate con la playstation".
"È solo un'interfaccia utente. Che c'è di male. Guarda che ci sono volute generazioni di studiosi ed ergonomi per arrivare a…"
"Generazioni di segaioli".
"Sentilo, ha parlato il superoe. Hai fatto qualche altra buona azione di recente? Rubati molti super-polli nel contado? Sai che hanno dato la colpa ai terroristi libici anche delle tue scorrerie nei pollai?"
"Non sono libici".
"Certo che no".
"Non parlano arabo. Ne ho fermati un paio e…"
"Cos'hai fatto?"
"Ho sventato un paio di attentati, qui. Alle torri dell'enel. Che immagino non si chiami più enel, ma comunque…"
"Taddei, gli attentati non sono veri. È solo propaganda di regime. Speravo che tu lo capissi. Che leggessi tra le righe che…"
"Ho letto tra le righe, grazie. Ma i terroristi ci sono. Io li vedo. Di notte. E ti dico che non sono arabi. Io me li ricordo, gli arabi".
"Non ne hanno mai trovato uno vivo".
"Sono svelti. Appaiano e scompaiono".
"E magari si immolano alle torrette dell'enel di San Lazzaro, dai. Non pensi che dovresti tornare all'ospedale?"
"Sto bene qui".
"Sei proprio sicuro? Voglio dire, vivi in un rifugio sotto il cimitero ai caduti americani. La sera esci, rubi un pollo, compi qualche vilipendio alla religione, vegli sulle torrette enel, distruggi il male, e poi? Ti sembra una cosa normale alla tua età? Hai cinquant'anni!"
"Trentuno".
"Oh, sì, va bene. Adesso però, scusa, mi parte il filobus. E non vedo altri motivi per perdere tempo con un fanatico filo-usastro che vent'anni fa ha fatto un'indigestione di peperoni e…"
"Tu sei qui perché ti hanno promesso soldi. Molti soldi".
"Non così tanti, poi".
"E, in secondo luogo, sei qui perché io ho voluto incontrarti, e non te ne andrai finché io non lo vorrò".
"Credi di farmi paura?"
"Sì. Per cui spero che risponderai senza troppe cerimonie. Voglio la decima risposta".
"Cosa?"
"Quando sei stato malato, ti ho scritto dieci domande. Tu hai risposto solo a nove. Hai finto di non vedere una domanda, e non hai mai risposto. Voglio sapere il perché".
"Semplice distrazione".
"Stronzate".
"Ma no, sul serio, non ricordo neanche più qlla domanda…"
"Strano, per uno con la tua prodigiosa memoria. Quando ho visto che non avevi risposto, mi sono molto preoccupato. Ho domandato una cartina geografica. Non ne avevano. Sono arrivati con una di qlle fottutissime playstation, gliel'ho rotta in testa".
"Qllo lo ricordo".
"Poi sono evaso. Tutto perché ti sei rifiutato di rispondere a qlla fottuta domanda, e non credo che tu sia poi così distratto, herr Immacolato".
"Si è fatto tardi".
"Rispondi, una volta buona, o t'ammazzo. Non scherzo".

Non scherzava, così gli ho risposto.
Lui poi è restato ancora a lungo sulla panchina, il volto infagottato nel cappuccio. Se ha pianto è stato in modo molto discreto. Io sono riuscito a prendere il filobus in tempo. Gli ho dato un appuntam in facoltà, la vita continua, ed è tempo che impari a usare la playstation.
Volevo dire, l'interfaccia utente di Supernet.

martedì 3 maggio 2005

- 2025

I colloqui di via Cracovia, 3
(Siamo sempre a San Lazzaro, caro Leonardo, il 25/4/25: finalm ho trovato Taddei e posso parlargli in piena libertà).

L'elenco telefonico di San Possidonio

"Va bene, e adesso tocca a me imparare qualcosa", dice lui.
Ha appena mandato giù l'ultimo boccone del mio panino. Tra le mani tiene ancora il tovagliolo di cartapecora, senza sapere bene che farne. Non si accorge nemmeno del momento in cui gli cade. Me ne accorgo io, invece, ed è come se mi accendessero un semaforo rosso nella testa.
"Spiegami di Bush. Spiegami 'sta cosa. Ormai mi ero rassegnato alla vittoria di Kerry, mi ero costruito tutta una mia teoria su quello che è successo dopo, poi invece leggo il tuo messaggio sulla trave e scopro che ha vinto Bush. Ma che razza di fottuta…"
Ma brutto usastro edonista e puzzone… "Il tovagliolo", faccio io.
"Eh?"
"Ti è caduto il tovagliolo".
"Ah, sì, scusa…" si china, raccoglie, e poi si guarda intorno con quell'occhio vago.
"Non ci sono cestini, no. Noi ricicliamo tutto".
"Come fate a riciclare senza cestini? Questa carta è…"
"Intanto non è carta. È cartapecora industriale, un sottoprodotto della lana. Si lava, si essicca al sole, e si può riutilizzare. Infatti ql tovagliolino è mio, se non ti dispiace".
"Già, vero, siete rimasti senza carta… eppure alberi ne avete".
"Anzi, stiamo rimboscando".
"E perché non li usate?"
"È proibito dalle convenzioni bilaterali. Noi non possiamo usare i boschi per scopi industriali. Servono solo alla produzione di ossigeno. È un vanto nazionale: il Teopop è il più grande esportatore di ossigeno nel mediterraneo".
"Lo esportate? Lo mettete nelle bottigliette, per caso?"
"Ma no, che idea. Noi non esportiamo materialm l'ossigeno, è solo un modo di dire. L'ossigeno creato dalle piante si disperde nell'atmosfera, come ha sempre fatto. Ma c'è un vecchio protocollo internazionale, non so se te ne ricordi, che prevedeva che potevi produrre tot anidride carbonica se in cambio piantavi tot piante e producevi tot ossigeno…"
"Kyoto?"
"No, non Kyoto, dopo. Insomma, a un certo punto ci siamo messi d'accordo con Lady Bin Laden, la Califfa, te ne ho già parlato, no? Loro hanno molta industria pesante, sai, nei deserti c'è il petrolio e un sacco di spazio per la metallurgia e tutto il resto. Ma non ci crescono le piante. Allora abbiamo risolto di fare così: loro si tengono l'industria, e noi i boschi. Loro emettono anidride e in cambio noi emettiamo ossigeno, e l'equilibrio è salvo".
"Ma la val Padana è sott'acqua".
"Mica tutta, e mica tutto l'anno. E comunq non è colpa nostra, ma del governo precedente".
Mi guarda strano. Ha deciso che non si fida di me, ma per il resto, è curioso come prima.

"Mi spiegherai anche qsta cosa della Bin Laden. Ma dimmi di Bush, prima".
"Beh, non c'è molto da dire. Ha vinto lui, punto".
"E perché fingevi di non saperlo quando eravamo all'ospedale?"
"Troppe orecchie in giro".
"Non capisco. Che c'è di strano se ti ricordi un presidente USA che è stato eletto vent'anni fa?"
"Significa che conservo ricordi che ufficialm non sono stati cristallizzati… già, ma tu non sai di che sto parlando. Allora: sulla memoria il Teopop ha idee molto diverse da qlle che avevate voi".
"Noi?"
"Sì, voglio dire, noi vent'anni fa. Per voi "nostalgia" era solo una parola, per noi è un concetto scientifico. È una specie di sub-coscienza che vive tutto qllo che abbiamo vissuto noi, ma molti anni dopo che lo abbiamo vissuto. Per dire, la tua subcoscienza rivivrà qsto giorno approssivam nell'estate del 2045. Ma mi sembri scettico".
"Sì, ma va avanti".
"In pratica la nostalgia è una specie di badante dell'inconscio, che spazza via tutti i frammenti di memoria in eccesso, salvandone soltanto alcuni in una forma compressa e stereotipata che da quel momento diventa il nostro effettivo passato. È un fenomeno che abbiamo chiamato cristallizzazione. E poi abbiamo deciso che potevamo lavorarci su, per il bene del Teopop".
"Controllate le coscienze".
"Macché, solo i ricordi. Io lavoro appunto a un programma sperimentale, che aiuta i cittadini del Teopop a cristallizzarsi un passato dignitoso e privo di particolari inutili. Ora, sei mesi fa ci siamo appunto occupati di qlle elezioni che ti appassionavano tanto. In quell'occasione abbiamo deciso che non c'interessavano, e non le abbiamo cristallizzate".
"Quindi le avete dimenticate".
"In teoria. E anche in pratica, gli altri".
"Ma tu no".
"Ho un problema col mio cervello. Non cristallizza tanto bene. È per qsto che Damaso ha voluto che fossi io a parlarti. Perché ho più ricordi del passato".
"Ma li tieni per te".
"Non mi fidavo. Né di Damaso né di nessuno. Non voglio tornare a Rieducazione a imparare a memoria di nuovo l'elenco telefonico di San Possidonio".
"Che stai dicendo?"
"È la cura per chi ha troppa memoria. Ti costringono a memorizzare chili e chili di informazioni inutili. È un sistema rozzo ed efficace per purgare il cervello dai ricordi indesiderati. Lo ha inventato un mio amico".
"Un fottuto pazzo".
"Sì, ma non privo di ingegno".
"Ma siete tutti pazzi, qui. La memoria non è mica un intestino, che si spurga. Anzi, più cose impari a memoria, più la alleni, e più informazioni riesci a contenere".
"È qllo che ho pensato anch'io, e in effetti non mi sembra che abbia funzionato. Ma è ugualm doloroso".
"E il tuo amico? Vi prendeva in giro?"
"A volte penso proprio di sì, che ci prendesse in giro".
"Ma scusa. Se nessuno a parte te si ricorda che ha vinto Bush, come fanno a controllare che stai dicendo il vero?"
"Senti, se vuoi fare il supereroe da qste parti, vorrei che ti rendessi conto di una cosa, che è fondamentale: nel Teopop nessuno è tanto fesso quanto sembra. E in ogni caso la mia risposta era cifrata: volevo dirti che non ha nessuna importanza chi abbia vinto nel 2004".
"Nessuna importanza?"
"Nessuna"
(Continua)