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lunedì 7 settembre 2020

Nulla per cui impiccarsi

2. Strawberry Fields Forever (Lennon-McCartney; singolo del 1967; poi nella versione USA di Magical Mystery Tour).



Let me take you down”. Nell'autunno del 1966, ad Almeria, John Lennon era perplesso. Stava impersonando il soldato semplice Gripweed nel nuovo film di Richard Lester, How I Won the War; per esigenze di copione aveva dovuto tagliarsi i capelli, quel casco di protezione che più di ogni altra fino a quel momento aveva distinto i membri dei Beatles dalle persone normali. Lennon, che sul set riusciva a mantenere un atteggiamento professionale, fuori dal set si sentiva a disagio; la parte della persona normale non gli riusciva. Lontano dagli altri tre Beatles per la prima volta dall'inizio della vita adulta, scopriva di non riuscire a comunicare. "Nessuno penso che sia sulla mia onda", scrisse in una canzone. "Voglio dire, devo essere troppo alto, o troppo basso". L'onda sarebbe poi diventata un albero. Il cancello in ferro battuto della villa che aveva affittato gli ricordava quello del giardino della Stazione dell'Esercito della Salvezza dove sgattaiolava da bambino per giocare tra i rampicanti. La zia Mimi ovviamente glielo proibiva. "Non mi impiccheranno per questo", rispondeva. In effetti, non c'è nulla per cui essere impiccati (“Nothing to get hung about”). 

Per essere una canzone ispirata dall'Lsd, Strawberry Fields trattiene pochissime immagini: è notevole da questo punto di vista il contrasto con l'immaginario particolarmente vivido di quel super8 a colori che è Penny Lane. Anche i riferimenti alla Liverpool dell'infanzia, il Concetto unificante del disco a cui avevano iniziato a lavorare, non sono sviluppati: più che evocare Strawberry Fields, Lennon si limita a nominarla. Certo, quel "forever" sfoggia l'ambiguità del miglior Lennon: è un augurio a seppellirsi nella memoria dell'infanzia? O forse ci sta dicendo che tutta la vita adulta è un'illusione, e che da quel campo di giochi non è mai uscito? È bastato quell'ermetico "forever" a rendere un giardino di Liverpool uno dei luoghi più evocativi della cultura pop. John non fornisce ulteriori immagini, non gli servono. Siamo convinti che una canzone psichedelica debba essere visionaria. Vecchio luogo comune della cultura pop: dove ci sono allucinogeni, immaginiamo colori violenti, illusioni ottiche, geometrie frattali e qualche oggetto retrò completamente decontestualizzato. Anche Lennon più tardi avrebbe sentito la necessità di evocare un immaginario del genere, con Lucy in the Sky. Ma nel 1966, quando comincia a lavorare alla nuova canzone, Lennon più che una visione vuole esprimere una confusione. La canzone a un certo punto s'intitola It's Not Too Bad e il testo, più che ispirato dall'Lsd, sembra la trascrizione di un soliloquio: un esercizio di scrittura automatica. Il metodo era ancora quello di She Said She Said: sballarsi e poi prendere appunti. Ma ai tempi di She Said She Said era a una festa coi suoi amici, in una situazione protetta e sotto controllo: quando Peter Fonda aveva iniziato a delirare John si era trovato addirittura a interpretare un principio di realtà. Ora invece era solo coi suoi pensieri e i suoi pensieri non si ricombinavano. John Lennon era un personaggio pubblico apprezzato da giornalisti e pubblico per le sue risposte pronte. In Strawberry Fields si leva la maschera: finalmente può balbettare, confondersi, contraddirsi, e ne approfitta senza vergogna: "I think, er, no, I mean, er, yes, but it's all wrong that is I think I disagree". Già in passato aveva tentato di mimare il parlato, usare gli intercalari in funzione ritmica ("My baby buys her things, you know; she buys her diamond rings, you know"). Ora ne vuole fare lo stesso senso del suo discorso. È un'idea estremamente coraggiosa, vista la situazione. 




 “It's getting hard to be someone, but it all works out”. La situazione è la solita: la Emi vuole un disco nuovo. Almeno un singolo. Sono passati ormai sei mesi dall'ultima uscita pubblica: come può resistere il pubblico, e soprattutto come possono sopravvivere i discografici senza un nuovo prodotto dei Beatles? Rientrato a Londra, Lennon ritrova i colleghi e si sente subito a casa. La canzone però stenta a prendere forma. La Emi insiste. Si delineano, nell'occasione, i punti di forza che stavano facendo di Paul McCartney il leader in pectore del gruppo. Quando si tratta di produrre un singolo, Paul ha sempre un'idea abbastanza precisa di quello che vuole ottenere. Questo lo porterà a entrare in frizione con gli altri tre e persino con George Martin: ma è un vantaggio concreto rispetto a John, che non sa sempre esattamente cosa vuole, e quando lo sa non sempre riesce a spiegarlo. La canzone del resto parla proprio di questo: John non sa cosa vuole. "È facile vivere con gli occhi chiusi, fraintendendo tutto ciò che vedi". Significa che preferisce tenerli chiusi, come in I'm Only Sleeping, o che ha intenzione di aprirli? Anche stavolta ognuno può interpretare come preferisce. Lennon però non riusciva a decidersi. Voleva un disco che suonasse diverso da tutto quello che si era sentito fino a quel momento: ovvero? Voleva un pezzo avantgarde come Tomorrow Never Knows, ma avrebbe anche voluto dare al brano un'atmosfera soffusa. Alla fine com'è noto George Martin e Geoff Emerick cucirono assieme due versioni incise a velocità e chiavi diverse: qualcosa che oggi sarebbe difficile da realizzare con la tecnologia digitale, in un qualche modo riuscirono a farlo funzionare con forbici e nastro. Il risultato è un miracolo che desta ammirazione ancora oggi. Lennon non ne era soddisfatto. Ancora nel 1980 era convinto di avere subito un boicottaggio inconsapevole, da parte di Paul e George Martin. 

 “Always, no, sometimes think it's me”. Comunque alla fine il disco uscì, e ottenne tutta l'attenzione che si meritava. I Beatles avevano sempre cercato di sorprendere con qualcosa di nuovo, ma stavolta la sensazione di molti è che avessero nettamente esagerato: si erano fatti crescere i baffi, e nei filmati promozionali sfoggiavano costumi colorati che facevano a pugni con l'iconografia consolidata. Come previsto Penny Lane fu la canzone più programmata in radio e Strawberry la più discussa. Lo status di doppio lato A penalizzò la performance nella classifica inglese, impedendo ai Beatles di accedere al primo posto. Ma l'errore più grave che George Martin non smise di rimproverarsi fu la scelta di escludere i due brani usciti sul singolo dall'album in lavorazione. A quel punto il progetto di un viaggio sentimentale nella Liverpool dell'infanzia fu accantonato, anche se ne restano tracce disseminate in tutto Sgt. Pepper.
 

That is you can't, you know, tune in”.
Nel catalogo di Lennon, Strawberry ha una posizione centrale, per la quantità di riferimenti che rimandano al passato, e di spunti che proiettano verso il futuro. L'arpeggio che Paul suona all'inizio sul mellotron appena comprato è un parente lontanissimo di quel vecchio brano che suonava alle feste degli studenti per imitare i chansonnier: intorno al quale su istigazione di John, Paul aveva poi composto Michelle. Nel momento in cui la canzone sembra partire per davvero – a fatica, come un meccanismo che ci mette un po' a ingranare – mentre Lennon canta "to Strawberry field", l'accordo è di nuovo quel minore settima che Paul McCartney aveva scoperto in un brano di Joan Baez e aveva usato in I'll Get You, in attesa di trovare una canzone abbastanza evocativa. Nella seconda parte della strofa gli accordi diventano più semplici e in un qualche modo marziali, forse reminiscenti di qualche inno dell'Esercito della Salvezza che John ascoltava dalla casa della zia. È il momento in cui Strawberry diventa quasi la parodia di un inno religioso: la cadenza è IV-V-I (Re, Mi, La), con qualche incursione finale del Fa#- (VI). È una cadenza che i Beatles usavano sin dai tempi di I Want to Hold Your Hand, ma che nel 1967 diventerà un cliché del rock: Light My Fire, I Can See for Miles, la stessa All You Need Is Love. Pochi anni più tardi, diventerà il nucleo del ritornello di Imagine, che di Strawberry è quasi la versione semplificata: sulla progressione di "that is I think I disagree", Lennon canterà "and the world will beat as one". Nel frattempo, un po' le idee se le era chiarite.

14 commenti:

  1. Insomma vince ADITL. Sarebbe anche una delle mie top 5, ma NON È una canzone dei Beatles (sono due mezze canzoni).

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    1. Non che ci fossero molti dubbi a riguardo...

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    2. nove classifiche su dieci mettono ADITL al primo posto e chi non la mette lo fa per fare l'anticonformista.

      sul fatto che siano due mezze canzoni posso anche essere d'accordo, ma è uno di quei casi in cui il totale supera la somma: "mezza canzone uno" sarebbe stata una discreta canzone tra le tante e "mezza canzone due" un riempitivo mccartneyano. unite, fanno il capolavoro.
      f.b.

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    3. Non è proprio solo questo: c'è la scala ascendente di accordi ad libitum, c'è l'inner groove, c'è la produzione e la post-produzione .. voglio dire, non è esattamente la stessa situazione di I've Got A Feeling.
      Claudio JJ

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    4. C'è anche l'accordone finale a otto mani sul piano... Molto coreografico.

      A parte questo, a mio parere è sempre molto in alto nelle classifiche perché è una tipica canzone "chitarristica" di John con una specie di middleheight altrettanto tipico di Paul. Non sono le loro cose migliori in assoluto, ma sono molto rappresentative e insieme funzionano. Inoltre, la produzione e le stranezze da studio ci sono ma non affossano il tutto, anzi lo "accendono" (per parafrasare).
      La forza del brano sta in questo equilibrio tra le parti.

      Curioso cmq parlarne sotto Strawberry Fields Forever, che invece è tutto tranne equilibrata. Oggi si direbbe una canzone sovraprodotta, di fatto non sapevano che direzione prendere e le hanno prese tutte. Non parlerei di boicottaggio, ma qualche argomento John ce lo aveva.

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    5. D'accordo sulla cadenza plagale quadrupla alla fine del pezzo di Paul, ma tutto il resto - diciamocelo - sono biechi trucchi sui quali i Beatles sono sempre stati campioni.

      Per Strawberry Field è stato John a dire che gli piaceva più la prima metà di una take e la seconda dell'altra. Non è colpa di George Martin se John è sempre stato un perfetto indeciso...

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    6. Nì sui biechi trucchi che su ADITL hanno funzionato in un modo forse unico rispetto ad altre circostanze. Sì su tutto il resto: IMHO il sabotaggio più o meno consapevole è una roba generata da percezioni e ricostruzioni a posteriori, più che da quanto effettivamente successo in studio.
      Claudio JJ

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    7. Banalmente John rilevava che le maggiori sperimentazioni siano state fatte sui suoi brani. D'altronde le sue indecisioni lasciavano più margine di iniziativa...

      Cmq al di là delle motivazioni e delle ricostruzioni che si possono fare, ho sempre trovato Strawberry fields penalizzata da sovraincisioni buttate lì e in generale da un arrangiamento atroce. Mi riferisco ai fiati, in particolare. A riascoltare i primi take il brano sembra *respirare*...

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    8. Chiedo scusa per il "middleheight" che mi è scappato un paio di post fa (in luogo del middle eight)

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    9. Francamente è arduo credere che un pezzo come Strawberry Fields sia uscito contro il parere dell'autore o con l'autore insoddisfatto. Gran parte dell'esito della produzione finale proviene dalle idee di John il quale, come giustamente dici, era parecchio indeciso; ma non lo è sempre stato, e nei casi in cui non riteneva di sperimentare o far sperimentare, non è successo. Onestamente non vedo complotti.
      Claudio JJ

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    10. Ricordo il primo impatto con Strawberry Fields: non assomigliava a nulla che avessi ascoltato, la strofa non è una strofa ma è il ritornello, la voce di John è... Cos'è, scazzo, noncuranza, sembrava galleggiare fra onde di note. Poi a ridosso dell'ormai mitico taglio ricucito, cambia proprio di forza, è più presente, fra arrangiamenti classici e strumenti minori pescati chissà dove, e poi un altro ritornello da stadio inglese, semplice semplice, poi la canzone si chiude e ricomincia e va in fade. Eh he he, quattro tipi con la terza media o poco più, a dodici anni dall'esplosione del Rock'n'Roll, vedo Martin come un maestro di atmosfere, ma che band ragazzi, una musica mai più espressa da nessuno, ed il 1967 è sin troppo pregno di semi musicali, eppure sta' roba non è mai più stata nè raggiunta nè tantomeno riprodotta. Piaccia o non piaccia, è unica.

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    11. A sproposito, grazie .mau.
      Tu che molto tempo fa, quando Tomorrow Never Knows era diventata contemporanea, e avevi un indirizzo CSELT, mettevi online testi e accordi dei Beatles.
      Quanti ne ho imparati così! Grazie!

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    12. avevo anche messo accordi delle canzoni dei Beatles? :-)

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  2. E' sempre stata la mia preferita e finalmente ho trovato qualcuno che mi spiegasse perchè! A parte gli scherzi, anche se manca ancora lo scontato (?) primo posto, grazie di cuore per questo anno beatlesiano. Ascolto tanta musica ma ciclicamente torno da quei quattro e questa classifica commentata si è rivelata un regalo inaspettato. Buona scuola!

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