Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi

Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi. Noi no. Donate all'UNRWA.

martedì 6 ottobre 2026

La capra e i capri


[Rileggendo questo pezzo, ho deciso di rimuovere nome e cognome della persona che lo ha ispirato. Le sue generalità restano facilmente rintracciabili on line, e i contenuti che sto citando sono tutti comparsi su profili pubblici. Comunque, nel caso li volesse ritirare, posso cancellarli anche da qui: basta chiedermelo. Gli ho dato tanto spazio perché in effetti mi interessavano le sue affermazioni, e il suo atteggiamento, in una situazione come questa: ma il mio intento non era metterlo alla berlina. Ognuno è responsabile delle cose che scrive, anche se non sempre è chiaro davanti a chi. Senz'altro non davanti a me; a me piace semplicemente riflettere su quello che trovo scritto in giro: per farlo non ho bisogno di mettere nomi e cognomi, puri purissimi accidenti].  

Dov'eravamo rimasti? Per molti mesi, GV ha provato a screditare il lavoro della relatrice ONU sui Territori Occupati, senza preoccuparsi di entrare nel merito del lavoro in sé, ma spiegandoci che la relatrice era antisemita: linea di accusa parzialmente ostacolata dal fatto che Francesca Albanese non dicesse e non scrivesse cose antisemite. Finalmente, qualche giorno fa, GV riesce a mettere le mani su un'intervista in cui, discutendo di antisemitismo in una prospettiva storica, l'Albanese afferma alcune inesattezze. A quel punto cosa ci saremmo aspettati, da GV: scrittore, accademico, corsivista del Foglio? Probabilmente un intervento arguto, in punta di penna, giusto per ribadire una certa superiorità culturale che in quell'ambiente si porta molto. Ecco, invece no. Per quanto generalmente ci tenga, all'arguzia, alla penna ben tornita, a tutta quella serie di cose, ho già avuto  modo di sperimentare che quando lo toccano su certi argomenti il bon ton della casa cessa di schianto. Accludo il primo documento:
 

Definire una relatrice "analfabeta" non è proprio il massimo dell'arguzia, ma sotto l'iperbole sgarbata è l'inconscio ad agitarsi: se infatti l'Albanese davvero fosse analfabeta, non potrebbe scrivere i suoi cospicui rapporti, il che giustificherebbe il fatto che GV non li stia leggendo. "Anzi, parafrasando Saba..." Spesso davanti a chi assume una posa pignola vien voglia di replicare raddoppiando la pignoleria; notando, per esempio, che qui nessuno sta parafrasando la Capra di Saba: al limite qualcuno la sta parodiando. È pur vero che da tanto tempo (non so nemmeno da quando) l'espressione è diventata un cliché, qualcosa che uno scrittore di solito garbato e colto come lui dovrebbe sforzarsi di evitare; ma appunto, qui qualcosa è crollato, tutta una serie di censure sono saltate, metti anche che in estate il woke è morto, insomma il garbato corsivista del Foglio sta dando della capra analfabeta a una signora. Parodiando Saba, ma soprattutto pervertendolo, perché in quella capra dal viso semita il dolore del poeta "sentiva querelarsi ogni altro male, ogni altra vita". Per offendere una signora che ha un punto di vista diverso dal suo – magari basato su nozioni sbagliate – GV sceglie di usare versi che alludono letteralmente al carattere universale del dolore, al suo accumunare creature di ogni razza, animali e uomini. Sul serio: come gli è venuto in mente? Usare Saba per offendere una persona? Ci vuole impegno, e un certo tipo di educazione. Ci torneremo. Bisogna però a questo punto registrare l'episodio più incredibile di tutta la faccenda, ovvero che Francesca Albanese, aggredita da questi e altri interventi similmente scomposti, ha reagito nel più imprevedibile dei modi: si è accorta che si era sbagliata, e ha chiesto pubblicamente scusa. Una mossa davvero spiazzante, che nessuno si aspetta in questo genere di dibattiti; prova ne è che GV e sodali hanno deciso di reagire... ignorandola. Non può avere chiesto scusa davvero. Lo dice, ma non lo pensa. Notate, per favore, il commentatore più in basso, che addita le scuse dell'Albanese come prova di "perfidia".


Fingendo di chiedere scusa, l'Albanese non si dimostra "malvagia", o "subdola", o "ipocrita": di tutti i termini, il commentatore sceglie quello che nella liturgia preconciliare del Venerdì Santo veniva associato agli ebrei: "perfidi" nel senso di senza fede (o anche: traditori della fede). Ma veniamo al terzo documento – che spiega, in parte, le ragioni di tanto accanimento.  


C'è il ddl, quel maledetto disegno di legge in ballo. Lo sapevate che Francesca Albanese è "la principale promotrice della campagna contro il ddl antisemitismo"? Io no, sinceramente lo ignoravo. Due settimane fa l'ho sentita discutere in pubblico delle cose di cui è esperta per un'oretta: del ddl antisemitismo si è appena accennato. Del resto, malgrado i suoi detrattori continuino a darla per candidata, Francesca Albanese non è la leader di nessun movimento. È vero che con la sua popolarità potrebbe diventarlo, ma non ci sta proprio provando. È vero che tanti sionisti italiani, comprensibilmente spaventati dall'impopolarità che cresce intorno a loro, non sapendo bene che volto dare a questa impopolarità, in mancanza di fisionomie più celebri e riconoscibili decidono di affibbiarle il suo: ma è una distorsione: Francesca Albanese non convoca cortei, non lobbizza i parlamenti. Parla del suo lavoro di relatrice, questo sì. 

Insomma qui c'è tutta una costruzione sillogistica abbastanza fantastica, come accade quando i palazzi  o i ragionamenti si progettano dal tetto alle fondamenta, dagli effetti alle cause. Perché il ddl antisemitismo non passa alla Camera? Forse perché è una legge scritta malissimo, basata su un documento che non era concepito per ispirare interventi legislativi (ed è comunque scritto malissimo anch'esso, da propagandisti maldestri)? Forse perché molti deputati si rendono conto che votare una legge che censura chi critica Israele in questo periodo non è proprio l'ideale – specie sotto le elezioni? No. No. Non capiamo niente. Il ddl è scritto bene, il momento è propizio, gli elettori capirebbero: se l'operazione malgrado tutto ciò fallisce, non può che essere a causa di un oscuro complotto antisemita; e se è un complotto antisemita non può che essere stato ordito attraverso la papessa occulta (ecco perché ne parla tutto sommato poco: deve tramare nell'ombra). E le raccolte firme di giuristi, e di ebrei italiani, che hanno chiesto di accantonare la legge, magari rifarla da capo? GV preferisce ignorarle, come ignora i report essoterici dell'Albanese. E passiamo al quarto documento, forse il più succoso.
Ci sono lacune di superficie, e faglie che rivelano una voragine spaventosa. Ognuno trasponga l’esempio nell’area in cui è più competente, io userò la mia: 
1 - Se uno studente mi dice che “Il gabinetto del dottor Caligari” è un film del 1923 sta commettendo un piccolo errore, che forse gli costerà un voto un po’ più basso all’esame;
2 - Se uno studente mi dice che il film si chiama “Il capannetto del dottor Calimeri” ed è un musical in technicolor del 1892 di Federico Antonioni sta rivelando di non sapere niente di niente di niente. Non supera uno stupidissimo esame del triennio, figuriamoci se può insegnare storia del cinema all’università o diventare il capofila di una campagna contro una legge a tutela del cinema muto. 
Ecco, il discorso di Albanese sull’antisemitismo rientra pienamente nel secondo caso. Dicendo quelle incredibili fesserie ha dimostrato di non sapere nulla di: storia dell’antisemitismo, ebrei, Israele, Shoah, Primo Levi, SS, nazismo e mondo arabo, e una serie di altre materie connesse che non starò a elencare. 
L'allegoria tra cinematografia e antisemitismo potrebbe sembrare bislacca a chi non sapesse che GV insegna tra l'altro Storia del cinema, e quindi insomma cosa sta facendo qui? Sta pubblicamente immaginando che Francesca Albanese sia una sua studentessa; si sta trastullando con l'idea di interrogarla, scoprirla insufficiente, bocciarla. E lo so che psicologizzare le persone in questo modo è indelicato – non più che dare della capra a una signora – ma accidenti, sono tutti contenuti pubblici, chiunque può passare e dare un'occhiata. Non solo, ma ci sta indirettamente ricordando che su una serie di materie ("storia dell'antisemitismo, ebrei, Israele, Shoah, Primo Levi, SS, nazismo e mondo arabo"), lui è così competente che potrebbe interrogarci tutti quanti – appioppandoci voti che possiamo facilmente immaginare. Ma è davvero così competente?
Indubbiamente su questi argomenti ha letto molti libri – e non solo su questi. Però, ecco, potrebbe averli letti con la stessa eccentrica impostazione con cui ha letto la Capra di Saba; potrebbe insomma essergli sfuggito qualcosa che il lettore medio (di Saba, e di Primo Levi, e di tanti altri testi) riconosce senza difficoltà: ad esempio una certa empatia per il prossimo, anche quando è uno straniero; persino quando è... una capra.

Torniamo sulle dichiarazioni tanto caprine che l'Albanese ha ritrattato. Lei fino a qualche giorno credeva che il termine antisemitismo, all'inizio, alludesse a tutti i "ceppi semitici" – probabilmente intendeva: tutti i popoli che provenivano dal ceppo semitico. È un errore? In un certo senso è un errore. Ma un po' più sottile di quel che sembri. Comunemente si ritiene che il primo ad adoperare il termine "antisemita" sarebbe stato un ebraista mitteleuropeo, Moritz Steinschneider, per definire i pregiudizi di Ernest Renan, l'autore della Vita di Gesù nutriva nei confronti degli ebrei. Dunque sin dall'inizio il termine indica quello che indica oggi: l'Albanese ha commesso un errore. Ma c'è un motivo non banale che porta Steinschneider a non usare "antiebraico" o "antigiudaico", a preferire un termine apparentemente meno preciso; e soprattutto conduce dopo di lui tanti altri a usare lo stesso termine. Siamo nel 1860, il positivismo è in fase ascendente. Allo spirito delle patrie comincia a subentrare un'apparentemente più rigorosa scienza delle nazioni. Ogni nazionalità comincia a essere categorizzata come se fosse una sottospecie dell'umanità – qualcuno qua e là comincia apertamente a parlare di razze: e ne parla convinto che si tratti ormai di una nozione scientifica, come di qualcosa di realmente esistente tra natura e cultura. L'antisemitismo come concetto nasce in questo momento: il termine che a noi oggi sembra più impreciso (non tutti i semiti sono ebrei) in quel momento suonava più rigoroso: l'antisemitismo è sin dall'inizio concepito come una violenta avversione nei confronti degli ebrei, ma è un tipo di avversione che non si dà più ragioni religiose, bensì (pseudo)scientifiche. Per secoli gli ebrei sono stati perseguitati in quanto perfidi: il Messia si era manifestato in mezzo a loro, e non l'avevano riconosciuto. Anzi, lo avevano fatto crocifiggere. A metà Ottocento questa motivazione non basta più a spiegare l'antiebraismo che alligna in diversi segmenti della società. Gruppi e individui che non sono più così sensibili al messaggio cristiano, quando non sono completamente laicizzati, o addirittura atei: eppure continuano a diffidare degli ebrei. Non più come religione, e sempre più come "razza". 

Malgrado questo razzismo si dia arie di scienza, le categorie sono ancora quelle della Bibbia: i popoli intorno al Mediterraneo ancora suddivisi nei tre "ceppi" che la Genesi faceva partire dai tre figli di Noè: da Sem i semiti (i popoli del Medio Oriente), da Cam i camiti (africani subsahariani), da Iafet gli Iafetiti (gli "ariani"). Ed ecco trovata una nuova spiegazione razionalista, scientista, agli antichi pregiudizi antiebraici: i semiti, mescolandosi agli ariani, ne indebolirebbero e minaccerebbero l'identità, così come un bassotto inquinerebbe il pool genetico di un levriero afgano – in effetti, sotto il camice scientista, nell'ideologo razzista di fine Ottocento si indovina la casacca e la rude mentalità dell'allevatore. Chiunque legga testi coevi può farci caso: gli stereotipi secolari che venivano appioppati agli ebrei (infidi, avidi, ingegnosi, ecc.) non vengono affatto confutati, ma inquadrati in un sistema storico e geografico: è una razza di origine levantina, cresciuta tra i pericoli del mare e l'aridità del deserto, dedita da millenni al commercio: ecco spiegata la predisposizione ai calcoli e ai traccheggi. Per farci un'idea di dove portino queste riflessioni nel giro di tre generazioni possiamo semplicemente sfogliare la celebre rivista fondata da uno dei padri nobili del principale partito di governo, La difesa della razza, anno I (1938) numero 2; sul serio, su internet si può sfogliare...


...quanto basta per scoprire che per i teorici fascisti del razzismo gli Ebrei rappresentano in Italia l'unico elemento semita di fronte alla popolazione ariana. Dal punto di vista somatico gli Ebrei dell'Italia per lo più si avvicinano al tipo "orientale" con forte influenza "asiatica anteriore"... E un po' sopra: "Si comprende... come giustamente il razzismo italiano respinga nella maniera più recisa l'affermazione che gli Italiani delle province meridionali e delle isole appartengano ad una comune razza mediterranea di origine africana, comprendente anche le popolazioni semitiche e camitiche". Nelle illustrazioni (sin dalla famosa copertina) si cerca ossessivamente di evidenziare somiglianze somatiche e craniche tra gli ebrei europei e raffigurazioni di antichi Sumeri, Babilonesi, Fenici. Quindi sì, l'antisemitismo designa sin dall'inizio l'odio per gli ebrei, ma al contempo ne fornisce una spiegazione razionale, come naturale diffidenza degli ariani per i rappresentanti di un ceppo razziale diverso; non solo, ma nel momento in cui si innerva nell'ideologia ufficiale del regime, esso implica la più generale diffidenza per tutti i popoli di origine semita, e l'esigenza di separarli dagli italiani di "pura razza ariana". 

C'è da dire che, se in Italia nel 1938 ancora di musulmani ce n'è pochissimi, i fanti italiani hanno avuto modo di conoscerli in Libia: l'antisemitismo/anticamitismo di regime si prestava all'esigenza di fornire agli italiani delle colonie una ragione 'scientifica' per non mescolarsi con gli autoctoni. Il fascismo inoltre riscrive la Storia antica, giusto quanto basta per potersi inserire nel solco dell'Impero Romano (tentazione a cui non è indifferente nemmeno Valditara): questa riscrittura comporta per esempio la rilettura delle guerre puniche in quanto momento decisivo di un conflitto di civiltà tra la civiltà ariana dei latini e il colonialismo prevaricatore e mercantile dei Cartaginesi, di origine fenicia, e quindi semiti. Concetti che a fine anni Trenta i nostri nonni si ritrovano improvvisamente sul sussidiario, ora, secondo voi tutte queste cose GV non le sa? Come potrebbe non saperle? Tutte queste cose le conosce molto meglio di Francesca Albanese – che in effetti è un'esperta di diritto internazionale e diritti umani, non di Storia contemporanea: che quando accetta di parlare di antisemitismo, commette soprattutto l'errore strategico di scendere nel campo degli avversari – un campo che peraltro gli avversari ritengono di poter modificare a piacere, modellando la definizione di antisemitismo a seconda delle loro necessità.

Comunque non sono qui per difenderla. Né per denigrare il suo accusatore. L'unica cosa che posso fare è cercare di capire perché GV e l'Albanese non possono capirsi – e nemmeno vogliono. C'è uno choc culturale qui: due persone che parlano della stessa cosa nella stessa lingua, ma è come se vivessero in secoli diversi. Francesca Albanese vive nel mondo in cui vivo io, quindi mi risulta più naturale capirla. In questo mondo i diritti umani vengono costantemente messi in discussione: è l'emergenza che a lei sta più a cuore, per sensibilità e inclinazione professionale. Se le chiederanno un parere sull'antisemitismo, lei concederà che l'antisemitismo esiste (ci mancherebbe altro), e tenderà a considerarlo parte di quel fenomeno più vasto e preoccupante che è l'odio discriminatorio nei confronti delle minoranze. Non si preoccuperà nemmeno troppo di definire le minoranze: a volte saranno religiose, a volte linguistiche, a volte 'etniche' – parola che facciamo tutti fatica a usare, come se si trattasse del tappo a un vaso che nessuna Pandora dovrebbe più aprire. Ma alla fine quel che importa per Francesca Albanese è la discriminazione: il fatto che sia rivolta a una comunità piuttosto che a un'altra passa in secondo piano. L'antisemitismo esiste, in quanto sottospecie di un più generale fenomeno razzista o xenofobico, che forse è sempre esistito, anche se di secolo in secolo può rivolgersi su obiettivi diversi. Nell'Ottocento tanti europei odiavano la minoranza ebraica, oggi odiano gli arabi: per Francesca Albanese è lo stesso fenomeno. Il fatto che l'odio investa minoranze diverse dimostra quanto sia arbitrario lo stesso concetto di minoranza: abbiamo bisogno di capri espiatori e la Storia ci serve a ogni generazione quelli che trova tutto intorno: oggi i musulmani, quando ero bambino i meridionali, al tempo di mio nonno gli ebrei, ma questo non dipende né da i musulmani né dai meridionali né dagli ebrei; prescinde dalla loro identità e non ci serve certo a definirla: sono semplicemente i capri espiatori che la Storia ci serve in quel momento. Persino i motivi per cui odiamo quei capri e non altri sono assolutamente relativi, arbitrari, definiti a posteriori: prima viene la diffidenza per lo straniero, e in seguito l'esigenza di razionalizzarla per trasformarla in un'istanza politicamente spendibile: prova ne è che in ogni epoca troviamo nuovi motivi per odiare i gruppi sociali che odiamo. Secondo Giovanni Crisostomo avevano assassinato Cristo (ma è probabile che temesse soprattutto la popolarità di alcune feste della comunità ebraica di Costantinopoli, che richiamavano anche fedeli gentili e battezzati), secondo Bernardino da Feltre rubavano e assassinavano i bambini, secondo Almirante minacciavano la purezza del sangue ariano, secondo Vannacci ci portano la criminalità e abbassano il costo della manodopera. Ogni epoca trova i suoi motivi per allontanare i suoi capri; il che ci conduca a pensare che i motivi vengano dopo la tendenza ad allontanarli. Credo che Francesca Albanese la pensi più o meno così, e – per quel che importa – anch'io. Questo tipo di pensiero, GV non può assolutamente accettarlo, ma perché?

Perché non vuole essere preso per un beduino.
(No, in realtà c'è una risposta molto più complessa. Continua...)

Nessun commento:

Posta un commento

Puoi scrivere qualsiasi sciocchezza, ma io posso cancellarla.

Altri pezzi