Dopodiché vabbe', parliamo pure di Vannacci. Come se fosse una sorpresa, come se non fosse un fenomeno prevedibile e previsto, come se non l'avessimo visto arrivare felpato come un Leopard1 cingolato in dismissione.
Vannacci, sento dire, prende punti perché chi lo intervista in TV sbaglia a intervistarlo, beh certo voi sareste più bravi. Vannacci, sento dire, piglia soldi da Putin... boh, perché no, ma saranno i soldi decisivi? Sono tutte reazioni prevedibili e superficiali. Vannacci non è un personaggio (cioè lo è, ma la parte personaggio è la meno interessante), Vannacci è una reazione quasi obbligata di un sistema mediatico-industriale che già un paio d'anni fa cominciava a porsi il problema: come recupereremo al voto i delusi daa Meloni? Perché delusi ce ne saranno, era chiaro a settembre '22. Da questo punto di vista la proposta di Vannacci rivela una sconfortante mancanza di fantasia: si tratta esattamente della stessa robaccia che aa Meloni poteva vendere fino a settembre '22. La "remigrazione" tre anni fa si chiamava ancora "rimpatrio": a chi la venderanno, la stessa sòla di quattro anni fa con un pacchetto nuovo? Agli stessi elettori.
Il sistema mediatico-industriale di cui sopra possiede organi d'informazione sui quali magari qualcuno scrive ancora che le elezioni si vincono al centro, che è necessario conquistare il centro moderato con proposte centriste e moderate, dando tantissimo spazio all'ultimo progetto di aggregazione centrista e moderato che a differenza di tutti i partitini centristi personali del passato, cambierà davvero lo scenario politico – ok, questo è il pastone industriale che vi servono. Chi due calcoli li sa fare davvero sa benissimo che no, le elezioni non si vincono affatto al centro, ma ai bordi: che i bacini elettorali interessanti non oscillano al centro da un partito all'altro, ma agli estremi: dal partito di riferimento all'astensione. L'elettore daa Meloni non voterà mai centrosinistra, neanche se metti la Picierno nuda sui cubi a promettere di abolire l'ICI sulle seconde case: quando aa Meloni lo delude, smette di votare. A meno che non si trovi un altra proposta un po' più estrema daa Meloni, che non abbia ancora deluso (semplicemente perché non ha ancora governato). Insomma, chi due calcoli li sa fare li ha già fatti e ha già trovato, un paio d'anni fa, il personaggio adatto – o il meno disadatto che è riuscito a recuperare. Ed ecco che dal nulla spunta 'sto tizio con un libro autoprodotto in top ten, cosa che a un gruppo industriale costa molto meno di quanto possa sembrare da fuori. Cosa promette? Le stesse promesse da marinaio daa Meloni, con qualche etichetta nuova, per gli stessi fresconi.
Ora, non è che io possa escludere a priori che un calcolo del genere possa essere stato fatto all'ombra del Cremlino, e però entia non sunt multiplicanda, nel senso: c'è davvero bisogno di arrivare fino al Cremlino per trovare gruppi di potere che hanno tutto l'interesse a tenere il centrodestra al governo anche per la prossima legislatura? Cerchiamo di non fare l'errore che facevano tanti antiberlusconiani, cioè pensare che Berlusconi si conquistasse le popolarità facendosi intervistare dai suoi giornalisti (Berlusconi ai talk non ci andava quasi mai). Berlusconi, anche lui, prima di essere un personaggio era un progetto politico: la tv la usava per prepararsi al terreno, usando le dirette del pomeriggio per calcare su determinati temi (ad es. la microcriminalità) costruendo un frame che lo inquadrava come necessario salvatore del popolo. Se ora sta succedendo la stessa cosa, se dai talk risulta di nuovo un'invasione di islamisti minacciosi, se improvvisamente a fare notizia è l'emergenza terroristica costituita da un coro di bambini in una scuola che grida "Free Palestine", tutto questo non succede né per caso, né perché Putin stia pagando i direttori del Giornale, di Libero, del Tempo, della Verità.
Cioè lo sapete benissimo chi paga i direttori del Giornale, di Libero, del Tempo, della Verità. La campagna a Vannacci la stanno facendo loro (e i talk della Mediaset), non Lilli Gruber. Se un indomani troveremo qualche città nella situazione di Belfast, prima di incolpare il Cremlino, cominciamo a guardarci intorno: a notare chi semina il vento e incassa percentuali su ogni tempesta. Non perché il Cremlino non vada espugnato, davvero, se si trovasse un sistema non avrei obiezioni: ma perché è davvero troppo comodo attribuirgli responsabilità che altrimenti dovreste localizzare presso chi vi sta pagando in questo momento – e capisco quanto possa essere lacerante.
Detto questo, a chi sta cercando di dimostrare che a Vannacci non bisogna rispondere nel modo X ma nel modo Y, vorrei ricordare che non stiamo giocando a scacchi, ma al massimo a Monopoli: e i nostri avversari hanno iniziato a giocare con gli alberghi già piazzati nelle caselle migliori. Berlusconi era un genio della comunicazione? Bof, magari qualche buona idea l'aveva, ma soprattutto possedeva i mezzi della diffusione del consenso – e ha passato trent'anni a fare la guerra a chi gliene voleva togliere alcuni. Vannacci è un genio? Ma dai. Vannacci è la dimostrazione che chiunque può fare politica in Italia, se gli Angelucci e i Berlusconi decidono di dargli spazio (e Cairo dopo un po' si allinea). Io se dovessi replicare a chi parla di remigrazione, suggerirei di parlare meno e di recarsi alla buon ora in qualche piantagione di pomodori, perché il dumping salariale non si combatte con le chiacchiere. E poi sì, chi propone di remigrare la manodopera non specializzata ha in mente per i suoi figli un futuro da bracciante, questo dovrebbe essere chiaro. È una risposta che funziona? Sicuramente no. Ma se andasse a reti unificate e in prima pagina sul Tempo, sul Giornale, sul Libero... no, forse non funzionerebbe lo stesso. Anche Vannacci, non è detto che debba funzionare così bene. La gente non è stupida. Non troppo, non tutta, non sempre.
