Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi

Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi. Noi no. Donate all'UNRWA.

mercoledì 6 maggio 2026

Prima di abbaiare (ancora) a Galli della Loggia


Ma certo che ora potrei scrivere l'ennesimo pippone su Ernesto Galli della Loggia che qualcuno potrebbe trovare divertente, ma...

non è che sto personalizzando un po' troppo?

Me la prendo con gli individui, invece che coi problemi. Mi attacco a Fiano, e poi me la prendo con Battista, e poi con GdL... ma è proprio indispensabile? Come se poi ci fosse qualcosa di originale in loro, come se non fossero meri segnaposti, Large Language Model bloccati nella fase artigianale, quella in cui si prendevano giovani cervelli standard, li si nutriva con quel migliaio di pagine imprescindibili dopodiché potevano andare avanti come giocattoli a molla per trent'anni a scrivere sempre gli stessi pezzi: sì, compreso l'ultimo uscito sui pacifisti neghittosi e pavidi, che per quanto possa suonare sinistramente attuale nel momento in cui Trump forse ritira un po' di truppe Nato, è una cosa che GdL scrive periodicamente dagli anni Ottanta. E il giorno in cui GdL ci lascerà, perché il difetto congenito di questi Language Model artigianali è l'obsolescenza programmata del corpo umano, cambierà forse qualcosa? Qualcun altro ne prenderà il posto, magari con due o tre ritornelli diversi e una firma nuova... dunque perché fissarsi sull'unica cosa (la firma) che è destinata a cambiare? Gli individui non sono che puntini su una parabola: non sarebbe più interessante individuare la funzione che la descrive, nelle sue variabili sociali, economiche, esistenziali? Sì. 


Sarebbe più interessante, ma forse un filo meno divertente, e poi io non sono un sociologo: vengo da un altro dipartimento, sono abituato a studiare testi e identificare questo fenomeno forse secondario che sono gli Autori. Inoltre scrivo su un blog, e qui forse tocca spiegare, perché i blog sono morti e stramorti: ma in quel breve momento in cui ancora non lo erano, costituivano una specie di camera di compensazione per quelle povere persone che in Italia leggevano i giornali, passando quotidianamente da cosacazzo in cosacazzo. Avremmo voluto leggere cose interessanti, e invece in prima pagina c'era il temino di Panebianco. Avremmo voluto un po' di stimoli, e ci ritrovavamo il temino di Sartori. Cercavamo qualcosa di un po' dissonante, e invece trovavamo Ferrara coi suoi assoli di trombone. E così via, e via e via. Non sono nemmeno cambiati, e dire che sembravano già vecchi allora. Gente mediamente poco interessante, poco informata, molto orgogliosa delle proprie idee ricevute e soprattutto di sé, ma perché? Oggi – per fare un esempio – se Veltroni incontra un elettrodomestico e finge di intervistarlo, dai social parte una selva di pernacchie che in pochi minuti ci riconcilia con l'umanità, e perfino con Veltroni. Sul serio, vien quasi da difenderlo, povero vecchio che scambia uno specchio per l'interlocutore – del resto chi, se non Veltroni, potrebbe riconoscersi in un risponditore automatico. Probabilmente dice ancora grazie alla segreteria telefonica, e rimprovera il roomba perché non pulisce bene gli angoli. Ebbene una volta non era così: i giornali comparivano nelle edicole e sulle rassegne stampa, monolitici e sicuri della propria autorevolezza, e non c'era modo di insultarli, di farsi una ragione della loro trombonaggine, tranne annoiare i colleghi alla macchinetta. Io è da vent'anni che non annoio più un collega alla macchinetta, insomma i blog a qualcosa sono serviti. Certo, a questo punto si potrebbe anche tirare una somma e affermare che

                                                                abbiamo perso, ragazzi. 

Vent'anni che abbaio a Galli della Loggia, e nel frattempo Galli della Loggia si è ritrovato capo della commissione che ha redatto le Indicazioni Nazionali per l'insegnamento della Storia nei licei, a proposito sapete cosa faccio io tra un'abbaiata e l'altra, per vivere? Insegno, tra le altre cose, Storia nei licei.   

Ironico, no? Quel tipo di verità un po' scomoda che un LLM o un altro servo sciocco non ti dirà mai. Ho perso il mio tempo ad abbaiare alla luna? Avrei dovuto dedicarmi a qualcosa di più costruttivo? Indubbiamente, ma invece è andata così. Anch'io alla fine non sono che un puntino in una funzione più complessa, c'è un limite alle posizioni in cui avreste potuto trovarmi. Ero programmato per stroncare inutilmente gente come GdL, e così come senza alcun merito GdL occupa una ribalta nazionale, così nessuna colpa mi si può imputare se continuo a lampeggiare come l'allarme che rappresento: ATTENZIONE, TROMBONI. La responsabilità sarà di chi l'allarme poteva vederlo e l'ha ignorato. Dovrei smetterla? No, e perché mai. Tanto più che forse l'ora sta per scoccare, c'è un certo nervosismo nell'aria, i Tartari potrebbero arrivare da un momento all'altro, insomma no. Neanche se fossi in grado di smettere, non lo farei proprio adesso. Quindi eccomi qui: ora scriverò l'ennesimo pippone su Ernesto Galli della Loggia.

Anzi no, ormai il pezzo è finito.

Facciamo un'altra volta.

Gallidellaloggeide:

2025: "Se dalla facciata ci spostiamo un po' verso l'interno, notiamo come Valditara sia guidato, nella sua opera (contro)riformatrice, da un principio fondamentale: la centralità di Ernesto Galli Della Loggia, non in quanto pedagogo (non lo è), ma in quanto essere umano perfetto. Questa perfezione – che ritroviamo sottesa nell'incessante produzione saggistica dello stesso Ernesto Galli Della Loggia – non lo configura tanto come fine ultimo della Storia e/o della dialettica, alla Hegel insomma, quanto come obiettivo ideale a cui tendere, oserei dire idea platonica di italiano, formatosi a una scuola che non esiste più a causa dei malvagi sessantottini, finalmente sgominati. Se Galli Della Loggia è perfetto, il sistema scolastico che lo ha prodotto non può che essere il migliore di tutti i tempi; mentre le riforme che lo hanno modificato, impedendoci di assistere alla gemmazione di ulteriori Ernesti Galli Della Loggia, nient'altro che perniciose degenerazioni da abolire..."

2024: "Gli ultimi articoli che Ernesto Galli della Loggia sta mandando al Corriere, sulla scuola italiana e in particolare sulla questione dell'inclusione, sono davvero una fotografia spietata di uno dei principali problemi del sistema educativo nazionale. 

Ovvero Ernesto Galli della Loggia. 

È un grosso problema. 

Che un personaggio così continui a scrivere pezzi su realtà che non conosce, inanellando strafalcioni; che il Corriere gliene pubblichi; che i lettori ne parlino come se si trattasse di cosa seria, ecco questo è un enorme problema culturale di cui non ci preoccupiamo abbastanza.."

2024: "Proprio così, spudorato Ernesto, e quindi che senso ha chiederle se non si è vergognato appena un po', mentre confessava (in prima pagina sul Corriere) di non essere esperto di diritto internazionale, proprio lei che tante altre volte ci ha ricordato quanto sarebbe necessario applicare a scuola un po' di sana meritocrazia. Soltanto a scuola, evidentemente: laddove sulle prime pagine dei quotidiani nazionali è meglio che lo spazio sia riservato a cognomi illustri privi di competenza in materia e addirittura orgogliosi di rimarcarlo, affinché sia chiaro anche al più bue dei lettori che le materie non sono competenza di chi le studia, ma di chi è più lesto a suonare la trombetta del più forte, e ieri il più lesto è stato lei, complimenti: e le auguro una vita lunghissima, non solo perché possa vedere almeno un po' della distruzione e della sofferenza che sta auspicando, ma affinché possa vergognarsi di quel che ha scritto, e non solo domani e dopodomani, ma ogni mattino della sua vita, per miliardi di mattine..."

2018: "Non importa se la maggior parte dei lettori trova ridicola la predella: nel frattempo ci siamo rimessi a parlarne e qualcuno, anche uno su cento, magari non l'ha trovata una cattiva idea. E così, editoriale dopo editoriale, il frustino diventa uno scenario sempre meno improbabile. Soprattutto se nessuno ogni tanto si sobbarca il fastidio di intervenire per far presente che chi suggerisce una cosa così demenziale come un gradino in mezzo a un'aula evidentemente non conosce le normative in fatto di sicurezza – quelle su cui il personale scolastico è tenuto ad aggiornarsi a intervalli regolari. Proporre anche solo per scherzo una cosa del genere non tradisce solo una scarsa conoscenza della scuola contemporanea, ma un po' di tutto il mondo del lavoro..."

2017: "Quello che GdL sta proponendo (una legge che preveda iter diversi a seconda se il soggetto è musulmano o no) si chiama discriminazione su base religiosa: è esplicitamente proibita dalla Costituzione e dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo..."


2011La scocca è la base di tutto, perché rende i luoghi comuni resistenti al senso critico. E dev'essere aerodinamica, nel senso che deve offrire meno attrito possibile agli argomenti contrari. Deve dare l'immagine della coerenza, della logica, della rapidità, così che quando da lontano vedono passare il mio editoriale con tutti i luoghi comuni al posto giusto sulla scocca, tuo papà e tua mamma esclamano: “è tutto chiaro! Non c'è nulla da aggiungere, ha già detto tutto il Professore!”

domenica 3 maggio 2026

Chi chiacchiera sa tutto; chi ha sparato non sa più niente

Ogni popolo probabilmente si ritrova il giornalismo che si merita: i francesi ad esempio grazie a Zola ebbero il "J'accuse". Noi da Pasolini in poi siamo affetti da un genere un po' più stucchevole, che non possiamo che definire "Io so". I nostri opinionisti infatti sanno un sacco di cose, e quando è ora decidono di elencarle senza troppo preoccuparsi di rimandare a fonti o esibire prove. In un "Io so" si è cimentato, pochi giorni fa, Pierluigi Battista: lo scopo manifesto era fornire circostanze attenuanti a Eitan Bondì, perché almeno fino a due giorni fa l'idea generale è che ne avesse bisogno. Aveva preso di mira due manifestanti che indossavano fazzolettoni dell'ANPI, uno lo aveva colpita alla gola; una volta fermato dalle forze dell'ordine, aveva affermato di militare in una "brigata ebraica"; in casa si era scoperto che nascondeva un discreto arsenale. A quel punto, se avesse avuto un cognome diverso (magari un po' arabeggiante), e un incarnato più olivastro, i nostri più pregiati opinionisti non avrebbero esitato ad annunciare la scoperta di una cellula terroristica; ma Eitan Bondì è un ebreo romano, e gli ebrei romani, ci spiega Battista, vivono in un "clima fetente e irrespirabile", nei "bassifondi della disperazione". "Ma io so che chi parla e delira di “gruppi para militari” ebraici è un cialtrone. Io so, e a differenza di Pasolini, ho pure le prove": che sarebbe un finale ad effetto, se seguisse un link alle "prove": invece no, Battista ce le ha ma non ce le fa vedere, e del resto sarebbe difficile riuscire a provare che "l’Anpi non dice mai niente e si arroga il diritto di cacciare gli ebrei dalle manifestazioni del 25 aprile" proprio all'indomani di un 25 aprile in cui tanti ebrei hanno marciato liberamente in mezzo ai manifestanti senza che nessuno ci trovasse qualcosa da dire

Battista non è cognitivamente equipaggiato per rendersi conto che si contraddice da solo: la sua missione sarebbe negare che esiste un "gruppo paramilitare ebraico", e la sua strategia è suggerire una situazione di accerchiamento in cui la nascita di un simile gruppo paramilitare sarebbe perfettamente giustificata... però non esiste! E chi dice che esiste è un cialtrone! Tra le varie cose che Battista sa di sapere, c'è che "dopo il 7 ottobre a Roma hanno sfregiato la targa che ricorda il piccolo Stefano Gay Taché, ucciso dagli eroi anti sionisti nell’ottobre del 1982 davanti al Tempio Maggiore". Già l'associazione tra l'Anpi a un atto di vandalismo è cosa che lascia perplessi, ma Battista va decisamente oltre, definendo "eroi anti sionisti" i terroristi del gruppo di Abu Nidal che uccisero Gay Taché: contribuendo nel suo piccolo a quell'incessante opera di strumentalizzazione che va avanti ormai da quarant'anni su una povera vittima innocente; per Battista tra un commando terrorista eterodiretto e chi grida 40 anni dopo a un corteo "Palestina libera" non c'è poi tutta questa differenza, lui "lo sa" e ha pure "le prove". Prove che non esibirà mai, anche perché si è poi scoperto che non servono.

Eitan Bondi, infatti, non proviene dai Bassifondi della Disperazione. Non respira un Clima Fetente e Irrespirabile. E soprattutto non milita in nessuna brigata ebraica. Lo ha negato recisamente, appena ha potuto parlare con un buon avvocato. Subito dopo non ha più saputo spiegare perché ha mirato in faccia due sessantenni col fazzolettone dell'Anpi. È qualcosa di inspiegabile, assurdo, lo Straniero di Camus. Siamo dunque pregati, anzi intimati, di credere che Bondì andasse in giro senza alcuna motivazione politica con una pistola ad aria compressa (forse modificata, comunque in grado di inferire lesioni gravi) durante una manifestazione antifascista, e senza alcun motivo politico abbia preso di mira due persone che portavano su di sé simboli dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia. E perché no?

La gente fa cose assurde – a vent'anni, specialmente. Bondì la Digos lo conosceva già, ma chissà quanti fascicoli apre la Digos, su quanta gente (ciao agenti Digos). La gente non sa quasi mai spiegare perché combina cazzate, chi più chi meno (i maschi a vent'anni più più che meno). L'assurdità però, per quanto possa avere una sua efficacia in tribunale ("il mio cliente non sa spiegare perché ha preso di mira proprio quelle persone, proprio quel giorno"), rischia di scatenare poi il complottismo, perché chi agisce senza sapere il perché, spesso non sa di essere stato agito da qualcun altro: il fatto che non conosca il senso delle proprie azioni non significa che altri non lo conoscano. Bondì non sembra un matto che spara a casaccio per vendicare irrazionalmente le proprie frustrazioni: perlomeno, se lo fosse, avrebbe usato una pistola vera: magari il fucile a pompa che gli hanno trovato a casa. 

Tutto lascia pensare che Bondì volesse ferire, sì, ma non troppo: e con proiettili non mortali e non tracciabili; probabilmente per ottenere una reazione. Insomma stava provocando, e forse non se ne rendeva nemmeno conto. Forse imitava altre persone che due anni prima avevano lanciato bombe carta sui manifestanti – e lui probabilmente c'era. Bondì stava giocando ad alzare la tensione, e in questo senso ha fallito il segno, i cortei sono andati avanti pacificamente. Ma anche una volta identificato, Bondì non ha rinunciato a muoversi come una pedina di questo specifico gioco: ha reclamato la sua appartenenza a una non specificata brigata ebraica, e si è fatto trovare con un arsenale: il che dovrebbe spingere qualcuno (nella logica della tensione) a pensare: ma insomma, questi fanno sul serio, questi sono armati, armiamoci anche noi.   

Poi è arrivato l'avvocato, e l'approccio è radicalmente cambiato. Per una singolare coincidenza, l'avvocato che ha convinto Bondì di non rappresentare nessuna frangia della comunità ebraica romana... è l'avvocato della comunità ebraica romana. Così almeno ho letto in giro. Però magari mi sbaglio. Non so mica tutto. Anzi non so quasi nulla. Io.

venerdì 1 maggio 2026

I giacigli ai senzatetto

C'è un posto giù in città in cui, mi hanno detto,
un tizio onesto che si dà da fare
procura dei giacigli ai senzatetto:
un letto a chi non l'ha, e può riposare.

Certo, là fuori è ancora ingiusto il mondo:
il povero arricchisce il suo padrone;
tra i due il divario resta assai profondo –
non migliora così, la situazione.

Però... per una notte, un marciapiede
non è il supplizio a qualche poveraccio:
lo sbirro di pattuglia non lo vede,
non lo percuote il vento, o uccide il ghiaccio.

(Ma tu che leggi e ti commuovi, ora,
non andare via, leggi un po' ancora): 

Dicevo, quella notte il marciapiede
non è letto di morte a un poveraccio:
lo sbirro che lo cerca non lo vede,
e invano infuria il vento, e gela il ghiaccio...

...però qua fuori è ancora ingiusto, il mondo:
il povero arricchisce il suo padrone,
tra i due quel solco è sempre più profondo –
No. Non cambia così, la situazione.

(da Brecht)

giovedì 30 aprile 2026

Fiano is fishing for fischi

Ieri mattina Emanuele Fiano aveva tante opzioni davanti a sé, per il suo post mattutino, che tutti ci aspettavamo. 

Avrebbe potuto denunciare l'atto di pirateria compiuto dalla marina israeliana, che ha rapito i militanti della flotilla in acque internazionali. 

Avrebbe potuto tornare sul caso Eitan Bondì, magari stigmatizzando chi nella sua comunità continua a minimizzare (che vuoi che siano quattro o cinque proiettili sparati con una pistola ad aria compressa ad altezza del volto, contro sessantenni che manifestavano con simboli dell'ANPI). 

Avrebbe potuto denunciare quel clima di allarmismo e paranoia senza il quale il giovane Bondì non solo non si sarebbe messo a sparare per strada, né a collezionare armi a casa. Avrebbe potuto chiarire meglio quella cosa che ha ripetuto anche in seguito in tv, ovvero che Eitan si sbaglia quando afferma di far parte della Brigata Ebraica perché... "A Roma la Brigata Ebraica non esiste". Il che ci lascia abbastanza perplessi: invece a Milano esiste? Cioè esistono persone che si definiscono brigatisti ebraici? Da quel che si era capito, esiste un museo della Brigata Ebraica che da anni tenta di valorizzare la partecipazione (tutto sommato marginale) di questa brigata di volontari (non partigiani) sul fronte italiano; esiste senz'altro una manifesta volontà di strumentalizzare quest'esperienza per infastidire i cortei milanesi del 25 aprile esibendo bandiere che somigliano molto a quelle israeliane, quando non sono semplicemente israeliane; ma qualcuno con le stesse insegne almeno fino al 2024 sfilò anche a Roma (e fu da quello spezzone che partirono bombe carta contro gli altri manifestanti, mentre Riccardo Pacifici minacciava una giornalista). Per cui una cosa che Fiano avrebbe potuto fare, ieri mattina, era mettere un po' più in chiaro le cose, come altri stanno facendo. 


Invece ha deciso di scrivere questa cosa , che sembra un tweet ma è stata pubblicata su Facebook, con un hashtag lunghissimo che lascia intendere una vera e propria campagna socialmediatica nei suoi confronti. Insomma, se c'è l'hashtag dev'essere una cosa abbastanza grossa, no? Così uno ci clicca sopra, immaginandosi chissà quale diluvio di antisemitismo nei confronti del povero Emanuele Fiano e...

Non trova niente. Cioè, no, aspetta, qualcosa c'è.

Il post di Fiano. Basta.

Si è scritto l'hashtag da solo?


Concediamo il beneficio del dubbio: magari l'algoritmo di FB – lo stesso algoritmo che mi ignora ogni volta che gli faccio notare un insulto razzista – ha prontamente riconosciuto l'antisemitismo latente in quella richiesta così perentoria, "cacciamoFianodalPd", e ha cancellato tutti gli altri post salvo quello di Fiano, Sarà andata così. E comunque, hashtag o non hashtag, qualcuno senz'altro avrà espresso stamattina la volontà di cacciare Fiano dal Pd, o no? Magari Fiano ha semplicemente drammatizzato la situazione, per esigenze teatrali. 

Come quando disse di avere riconosciuto tra  gli studenti universitari che lo contestavano qualcuno che faceva "il gesto della P38" – un gesto che non c'è in nessuna foto, e peraltro che gesto è? Perché forse davvero negli anni Settanta era un gesto immediatamente riconoscibile, ma già vent'anni dopo non rammento nessuno che lo facesse o lo riconoscesse. Ora gli anni sono cinquanta e gli universitari non necessariamente sanno che la P38 è una pistola.

Oppure come quella volta che in mezzo a una grande manifestazione in solidarietà del popolo palestinese, Fiano trovò uno striscione che non gli era piaciuto e chiese al mondo intero di dissociarsi. Il 25 aprile invece Fiano sfilava con la cosiddetta Brigata Ebraica; e anche se aveva affermato la propria contrarietà a portare bandiere israeliane, queste bandiere erano davvero molto vicine, ad esempio sulle spalle di un individuo impresentabile con cui Fiano discute della necessità di non spostarsi, di restare lì, in attesa che un po' di gente venga spostata o "manganellata" dalle forze dell'ordine. 

Perché a quanto pare è successa questa cosa, che la "Brigata Ebraica" abbia bloccato per tre ore uno spezzone del corteo che non riusciva ad andare avanti. E perché l'ha fatto? Fiano avrebbe potuto spiegare meglio questa cosa. 

Magari in seguito lo farà. Nel frattempo avanzo un'ipotesi: restare fermi in mezzo a un corteo, con bandiere invise al resto del corteo, per una o due o tre ore... non è molto diverso da presentarsi su facebook, di prima mattina, con un hashtag magari inventato, segnalando nient'altro se non la propria presenza a chi non ci trova simpatici. C'è chi in società va a pesca di complimenti: chi si comporta come Fiano va a pesca di insulti. Perché se irrompi su facebook con un post del genere, qualcuno nei commenti che ti vuole veramente fuori dal PD lo trovi. L'hashtag magari è fasullo, ma è senz'altro autoperformativo. 

Allo stesso modo, se ti pianti in mezzo a un corteo – ben scortato dalla polizia – e lo blocchi per due o tre ore, qualcuno prima o poi qualcuno che ti insulta lo incontri per forza. I manifestanti del 25 aprile però devono essere stati straordinariamente permissivi e tolleranti, perché in tre ore tutto quello che Fiano e i suoi compagni sono riusciti a sentire è stata una frase – una sola!: "Siete solo saponette mancate"

Non sono nemmeno riusciti a registrarla, per cui dobbiamo fidarci – come dobbiamo fidarci quando dice di aver visto il "gesto della P38". Dobbiamo fidarci, come quella volta che due sionisti litigarono in un ristorante, se ne andarono senza pagare, ed Emanuele Fiano stigmatizzò il crimine antisemita. Eccetera eccetera. Dobbiamo fidarci perché altrimenti dovremmo pensare che migliaia di persone, il 25 aprile, sono passate di fianco a Fiano e compagnia, li hanno visti sbandierare simboli che ormai rappresentano un genocidio, e hanno fatto finta di niente. Dovrebbero essere davvero stati i manifestanti più civili del mondo. E allo stesso tempo, non ci sarà qualcosa di segretamente antisemita in tanta tolleranza, tanta tacita pietà nei confronti di chi disperatamente cerca di mendicare un insulto, qualcosa che dia un senso alla propria militanza, alla propria identità che esiste soltanto se è accerchiata, minacciata nella sua stessa esistenza, mantenendosi a colpi di allarmismo e paranoia? Forse si fa ancora in tempo a emendare il ddl sull'antisemitismo, ad aggiungere un codicillo: fermo restando che se insulti i sionisti sei antisemita... anche se li ignori, se li costringi a uscire in strada e sbandierarsi in mezzo alla gente, a inventarsi gli hashtag nella speranza che qualcuno si fermi a dirgli qualcosa di brutto, beh, sì, dai, sei antisemita lo stesso. E qualche pallino in faccia te lo meriti, che sia di avvertimento. 



martedì 28 aprile 2026

Gli sposi promossi (in Quarta)


Le abbiamo attese a lungo, le nuove Indicazioni nazionali per i licei: quelle che qualche giornalista sbrigativo continua a chiamare “programmi”. Le abbiamo attese al varco, soprattutto da quando un anno fa, le Indicazioni per le scuole primarie e secondarie di primo grado diedero a molti osservatori la sensazione di un imperioso ritorno all’ordine: alle poesie a memoria, al latino, a una Storia più rigorosamente occidentale, e così via.

Così, quando finalmente abbiamo potuto scorrere le bozze, forse siamo rimasti un po’ delusi. Anche stavolta si ha la sensazione di un documento composito, non solo stilato da mani diverse (com’è giusto che sia), ma da autori che tra loro non sempre dialogano, o forse a un certo punto hanno deciso di non dialogare: non condividono nemmeno l’ortografia. Di spunti interessanti ce ne sono parecchi, ma stavolta ad attirare l’attenzione dei giornalisti è stato lo spostamento della lettura dei Promessi sposi dal secondo anno al quarto. Un dettaglio tutto sommato secondario, ma decisamente in controtendenza rispetto a quanto potevamo aspettarci. Lo stesso Valditara ha messo immediatamente le mani avanti, confessando le sue “perplessità” sulla specifica questione. Le indicazioni (lo dice il nome) non sono obblighi: gli insegnanti possono continuare ad affrontare il romanzo di Manzoni nel momento in cui preferiscono (in teoria potrebbero anche saltarlo del tutto). Ma intorno alle Indicazioni ruota l’editoria scolastica, che trova nell’incessante opera riformatrice dei ministeri un’ottima occasione per giustificare nuove edizioni aggiornate e corrette; e l’attesa dei genitori, che i libri li comprano, e in generale si aspettano che a scuola l’insegnante segua un determinato “programma”, molto spesso tarato sui ricordi delle loro esperienze scolastiche... (continua su Rivista Studio)

lunedì 27 aprile 2026

La Geostoria non è affatto sparita

[Questo articolo è uscito sul Manifesto del 24 aprile]. Addio Geostoria, dunque? Tra le promesse che il ministro aveva annunciato appena insediato, vi era l'abolizione di questa strana materia che forse non è mai nemmeno esistita – un residuo della riforma Gelmini, che non partiva da considerazioni pedagogiche quanto dalla necessità di tagliare un po' di lezioni qua e là, per contenere i costi. Al tempo si era ritenuto che due ore di geografia settimanali nei bienni dei licei fossero troppe, da cui l'idea di levarne una e accorpare l'ora residua all'insegnamento della Storia. Così nacque, all'inizio del decennio scorso, la Geostoria, ovvero (in sostanza) tre ore alla settimana per arrivare in due anni dalla preistoria all'anno Mille – e se avanza del tempo magari offrire agli studenti anche qualche cenno di geografia. Se si considera che i ragazzi che approdano oggi al liceo hanno studiato l'antichità soltanto alle Primarie, è chiaro quanto fosse forte il rischio che la Storia si mangiasse la geografia era molto forte. Ma almeno i libri da comprare si riducevano da due a uno solo, con un po' di risparmio per i genitori. 

Tutto questo finisce a settembre: "la Geostoria scompare". Così almeno sta scritto nel comunicato che annuncia la pubblicazione delle bozze delle nuove Indicazioni nazionali per i licei: dove inoltre si afferma che si tratterebbe "forse" della "novità più attesa dagli addetti ai lavori". Chi poi, tra questi addetti, si è messo effettivamente a leggere le bozze, non ha tardato a scoprire la fregatura – che in effetti era abbastanza prevedibile. 

Nelle nuove indicazioni, infatti, in mezzo a tante belle parole che per la prima volta includono anche considerazioni molto interessanti sull'uso dell'AI – considerazioni così lucide, così ben scritte, che per un momento fanno sospettare che l'AI stia letteralmente parlando di sé stessa – a un certo punto si arriva a una specie di scoglio, uno spigolo che nessuna retorica è riuscita a levigare. Un "monte ore". All'inizio della voce "Geografia", in luogo di un trionfale proemio che saluti il ritorno di questa Cenerentola tra le discipline, si trova questo paragrafo, abbastanza secco: "Nel primo biennio di tutti i percorsi liceali "Storia e geografia" sono due discipline con un proprio assetto epistemologico il cui insegnamento è rimesso ad un unico docente come da ordinamento... Il monte ore annuale complessivo delle due discipline è di 99 ore per ciascuna delle due classi del primo biennio".

Troverete la stessa asciutta formulazione in ogni versione della bozza: in quella del liceo artistico, come in quelle del liceo classico, linguistico, scientifico, eccetera. Ed è l'unica volta in tutto il documento che si accenna a questo dettaglio così pedestre, il "monte ore". Ovvero la quantità di ore da dedicare non più alla terribile Geostoria, ma a Storia e a geografia. Nella pratica poi saranno sempre un po' meno, perché si sa, una settimana c'è un progetto, un'altra settimana c'è una visita d'istruzione, e poi lo scambio, l'autogestione, eccetera eccetera. Ma accettiamo comunque il dato lordo. Le nuove indicazioni ci dicono che lo stesso insegnante dovrà contenere l'insegnamento di Storia e di geografia in 99 ore. Sono tante? Sono poche? Dipende. 

Ma una cosa è sicura: sono esattamente le stesse che l'insegnante aveva quest'anno. Tre alla settimana. 

E dunque insomma sì, il ministro ha abolito la Geostoria: ma con cosa l'ha rimpiazzata? Le ore sono le stesse. L'insegnante è lo stesso. Anche il cosiddetto 'programma', in sostanza, non è cambiato: bisogna sempre portare dalla preistoria all'anno Mille adolescenti che non hanno mai sentito parlare di Socrate e di Traiano. Quello di geografia magari si è un po' rimpolpato, ma nella pratica il tempo per aggiungere concetti non c'è, e quindi siamo al punto di prima. 

Ora, non è che gli "addetti ai lavori" possano sorprendersi più di tanto, ormai. Poteva forse Valditara avesse ripristinare davvero una cattedra di geografia decente, con un monte ore passabile? E con che risorse? Migliaia di ore di lezione in più, di cattedre in più. Laddove se c'è una cosa che abbiamo capito, in questi anni, è che le uniche riforme consentite sono quelle a costo zero. Almeno per le casse dello Stato. 

Per le famiglie, non è detto. Infatti, a ben vedere, un cambiamento c'è. Il prof rimane uno solo, le ore rimangono tre, i programmi più o meno gli stessi. Ma i manuali saranno di nuovo due, invece di uno solo. Ed è facile immaginare che costeranno un po' di più. 

Altri pezzi