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mercoledì 19 agosto 2026

Chi si fotte dei fantasmi della notte


Le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi
certe tue canottiere...
E l'innocenza e l'ignoranza in noi,
da calci nel sedere!
E la cantina buia dove noi
ci pestavamo a sangue,
e i miei assalti e l'eco dei tuoi "no!"
Scusa, ti ho fatto paura?

Dove sei stato cosa hai fatto mai...
una donna? 
Ma sei sicura?
Ma che vuol dire "Sono una donna", ormai?
Ma quanti ormoni ti hanno dato, lo sai?
Che importa, tanto tu non me lo dirai...
(Purtroppo)

Ma ti ricordi l'erba verde, e noi
lontano dai sentieri.
Di che colore sono gli occhi tuoi?
Io te li faccio neri...

Dove sei stato cosa hai fatto mai,
una donna, donna dimmi
cosa vuol dire "sono una donna" ormai,
con che pronomi adesso ti chiamerai,
che importa? Tanto tu non me lo dirai,
purtroppo.

Le ombre dei fantasmi della notte,
le ombre dei fantasmi della notte,
io le prendo tutte a botte!
Chi si fotte dei fantasmi della notte!

Sono alberi e cespugli ancora in fiore,
sono gli occhi di una donna ancora pieni di?
O mare rosso giallo nero verde e rosa,
se sei una donna, allora io sono che cosa?
O mare giallo verde nero viola e ro,
tu sei una donna, io chi sono non lo so so.

Le ombre dei fantasmi della notte
(chi si fotte dei fantasmi della notte).
Scusa se ti ho dato troppe botte,
è colpa dei fantasmi della notte.


V

Immagino che Mogol non sarà contento.

Neanche noi siamo contente di Mogol.

Chi è Mogol?

Ecco, appunto, anche da un punto di vista anagrafico è curiosa questa vostra ossessione per i suoi testi.

Oddio, ossessione.

Penso ad esempio a Sta' zitto quando parli, nel primo album, che era una rilettura dei Giardini di marzo immaginata dalla parte della ragazza.

Una ragazza che si sta scocciando perché il tizio continua a parlare dell'universo dentro di lui invece di passare all'azione.

Ma sono canzoni dei primi anni settanta, voglio dire, sono passati cinquant'anni. È ancora necessario prenderle in giro?

Niente è necessario. 

Cioè io da un punto di vista storico posso capire questa ruggine tra punk e cantautorato. E magari trent'anni fa prendersela con i cantautori poteva servire a rimarcare la differenza, a segnare i confini tra una generazione e l'altra, ma ormai è successo due generazioni fa! Per cui paradossalmente è proprio questo il pezzo che vi fa sembrare più datate di quanto non...

Datate? Ma di' pure vecchie.

Vecchie di merda.

Che in effetti è un altro tema che emerge in questa zona dell'album, ad esempio in un brano come Ho fatto sesso.

Beh adesso non esageriamo. Cioè non siamo così vecchie.

Abbiamo anche fatto un pezzo trap.

Lasciamo perdere il pezzo trap. Mogol effettivamente è un feticcio molto più vecchio di noi. Ma resta un feticcio. Uno dei motivi per cui i suoi testi rimangono impressi nella memoria collettiva, anche a generazioni di distanza, è la loro demenzialità. Cioè parliamo di un paroliere veramente senza vergogna, che pur di mettere un po' di sillabe qualsiasi su qualsiasi musica è riuscito a ideare dei giri di parole che ancora oggi danno il capogiro per quanto sono folli.

...mentre in altri casi è di una volgarità allucinante, che ci sorprende ancora oggi. Cioè pensa alla Canzone del sole originale, pensa a questa tizia che torna in campagna dopo essere stata in città, e si aspetta di divertirsi un po' nel fienile col cugino, ma questo si fa una serie di pare, quante braccia ti hanno stretto tu lo sai per diventar quel che sei, una cosa da prenderlo a sberle. Mogol è osceno. 

Ed è demenziale. 

E quindi...

E quindi in un certo senso è il nostro padre. 

Anche se è difficile definirlo punk.

Non lo so. Quando scrive: Tu non sei molto bella e neanche intelligente, ma non t'importa niente perché tu non lo sai, ecco, secondo me siamo ai bordi del punk.

Anche tu ami tanto le banane?

Sono testi molto sessisti, non ve lo devo spiegare io.

No, davvero, non ce lo devi spiegare tu. Ma alla fine se ci pensi l'uomo ci fa sempre una brutta figura, anche se lo stesso Mogol magari non se ne rendeva conto (Battisti invece secondo me sì, cantando se ne rendeva conto). È un sessismo talmente osceno che diventa autoparodico anche contro le sue intenzioni. Lo possiamo sfoggiare come i Sex Pistols sfoggiavano le svastiche.

Va bene, insomma, se ho capito il senso della canzone: ci sono due vecchi amici che da giovani passavano il tempo a menarsi. Si incontrano dopo tanto tempo e uno dei due (quello che di solito le prendeva) ha cambiato sesso.

Ha scoperto di essere di sesso femminile. 

Questa cosa provoca una violenta crisi di identità nell'amico.

Che potrebbe anche essere un'amica. Cioè non lo sa di che sesso ha, lo ha sempre dato per scontato ma alla fine comincia a porsi la domanda.

E tutto questo è raccontato con storpiature di versi della Canzone del sole.

Più o meno. 

lunedì 17 agosto 2026

E questa è la civiltà


Tutti quanti fanno pietà,
e questa è la verità,
ti prego credimi, è naturale.
Tu ce l'hai con la società,
ti credi inutile, ma
nessuno è utile, in generale.
Se ti guardi attorno con attenzione,
troverai simpatiche più persone, ma
tutte quante fanno pietà,
non è un mistero: si sa,
tu mi puoi credere o no, ma è uguale.

Tutti quanti fanno pietà:
lo lessi tanti anni fa
in prima pagina sull'agenda
che sfogliava sempre papà,
e questa è la civiltà:
farsi pietà tutti un po' a vicenda.
Certo che sarebbe un mondo più bello
se tu amassi ognuno come un fratello, ma
tuo fratello è il primo che fa
decisamente pietà,
e ti fregava anche la merenda.

Tutti quanti fanno pietà:
lo disse Socrate, ma
non si può dire che fu un successo.
Tutti, proprio tutti, e chissà
se te ne faccio, si ma
tienine un poco anche per te stesso...

Tutti quanti fanno pietà,
e questa è la verità
sì questo è il mondo in cui sei immerso.
Tutti, proprio tutti e si sa,
per cui ora dimmi chissà
perché credevi di esser diverso.
Certo che puoi amare qualcuno, e tanto:
se sei fortunato ora ti sta accanto
e ti sta dicendo: "Ma va'!
Questa canzone mi fa
decisamente pietà,
la cambi?"


IV

Poi c'è Tutti quanti fanno pietà, che mi ricorda un po' gli Sparks.

I chi?

Quell'ironia un po' sentenziosa, un pessimismo ben argomentato che fin qui non era nelle vostre corde...

A me sembra piuttosto qualunquismo e non nego che mi dia un po' fastidio, ma alla fine è un pezzo divertente, dai.

Ricordo che prima dicevate che avete cercato di tornare al punk ultimamente, ecco, questo ha l'aria di un ritorno: è un pezzo che vuole essere energico, vuole essere urlato, ma non ha più la spontaneità casinara di due anni fa, è molto più formulaico, se mi passate il termine...

Il correttore automatico non te lo passerà.

Allora diciamo che più aderente a una formula di punk un po' astratta, fuori dal tempo, mentre in certi vostri vecchi pezzi erano esplosioni di cose che non potevano stare assieme e proprio per questo conflagravano.

È terribile, abbiamo già i "vecchi pezzi". Comunque sì, qui c'è strofa ritornello, strofa ritornello, stiamo diventando prevedibili. 

sabato 15 agosto 2026

Lo sai perché si approfittano di te?

 

III

(Sto sempre intervistando le Solite Stronze a proposito del loro secondo deludente album)

Visto che abbiamo cominciato a parlare dei singoli brani, vorrei tornare indietro e ricominciare dalla prima vera canzone dell'album, Zero autostima, che era già uscita come singolo su Bandcamp più di un anno fa...

Sì, l'avevamo messa fuori per l'otto marzo.

E quindi sull'album rappresenta la primavera.

Beh tecnicamente l'otto marzo è ancora inverno, ma ok.

Un anno fa si chiamava Ribellati è un ordine, ma immagino che il cambiamento di titolo non sia soltanto un tentativo di rivendere la stessa canzone due volte...

...agli stessi due utenti, beh, se succede pazienza. Comunque sì, è la stessa canzone, forse abbiamo aggiunto tre colpi di batteria che ci mancavano. 

È anche il brano che assomiglia di più al vostro primo album, soprattutto a una certa vena rageagainsthemachiniana che veniva fuori verso la fine, per cui mi viene il sospetto che le canzoni di questo album seguano anche una vaga traccia cronologica, magari anche stilistica, dal punk verso altri generi...

Sì e no, perché le canzoni in assoluto più antiche sono quelle alla fine. Però sì, c'era una certa urgenza punkrock che in questi due anni si è un po' stemperata. Tanto che a un certo punto abbiamo anche provato a reagire, a tornare un po' sui binari, ma non credo che ci siamo riusciti. A riprova che guardarsi indietro è sempre un errore. Zero Autostima è una fotografia di come eravamo a inizio 2025, e per quel che ne sapevamo allora poteva anche essere l'ultimo atto di vita delle Solite Stronze. 

Sarebbe stato un finale appropriato.

È un brano programmaticamente ambiguo – il che del resto si può dire di buona parte della vostra produzione.

Ah sì?

Al punto che mi sono domandato se chi lo ha scritto conosceva il concetto di doppio legame elaborato nel dopoguerra dalla scuola di Palo Alto.

Beh, immagino di sì, comunque ora chiedo: Lady Tourette, conosci il concetto di doppio legame elaborato dalla scuola di Palo Alto?

Come no, ci passo le notti con la scuola di Palo Alto.  

Si tratta di una teoria che all'inizio cercava di definire il comportamento schizofrenico in un'ottica comportamentale... l'ipotesi è che i pazienti schizofrenici avessero dovuto interagire, nell'infanzia, con genitori o educatori, o comunque figure autoritarie che veicolavano messaggi internamente contraddittori. L'esempio da barzelletta è il carabiniere che dice al sottoposto: "Vieni qui, va là", al che il sottoposto si blocca immobile... però anche l'esperto di comunicazione che ti ordina "Sii spontaneo" ti sta bloccando con una comunicazione a doppio legame

Tipo il Dio degli ebrei quando dice Ricordati di dimenticare Amalek.

Avrei preferito un altro esempio, ma sì.

Quindi il sionismo sarebbe tipo una psicopatologia di massa... Guarda, non voglio negarlo, è un'idea interessante.

Grazie.

Solo non ho ben chiaro cosa cazzo c'entri con la nostra canzone. 

Beh mi sembra un esempio da manuale: la voce cantante non fa che rimproverare l'ascoltatrice di essere troppo remissiva, troppo passiva... a un certo punto le ordina letteralmente di ribellarsi...

Sì, e secondo te la ribellione avviene o no?

A sentire chi canta no, non avviene...

Quindi è avvenuta! L'ascoltatrice si è ribellata all'ordine di ribellarsi. È un inno alla passività aggressiva. 

Come devo interpretare il fatto che insistiate a collegarla alla Giornata dei diritti della donna?

Come ti pare – per esempio potrebbe venirti in mente che una certa retorica dell'empowerment femminile può ottenere il risultato contrario, può intimidire chi in questa retorica non può riconoscersi, per tantissimi motivi. 

È in effetti un'idea che potrebbe venirmi in mente...

...ma deve venirti in mente in modo spontaneo, non posso imbeccarti io, ci devi arrivare da solo. 

E non è detto che tu ce la faccia mai.

(Deficiente).

venerdì 14 agosto 2026

Tutti quanti fanno fake

II.

(Sto discutendo da ieri con le Solite Stronze del loro nuovo album, Primavera Estate Autunno Inferno che è indubbiamente stato realizzato con l'Intelligenza Artificiale).

Ma perché non vorreste ammettere che adoperate l'IA? In fondo ormai è una cosa normale, no?

Appunto, forse è troppo normale. 

Se posso permettermi: vergognarsi dei propri procedimenti, del proprio modo di essere, non è molto punk.

Non è una questione di vergogna, anche se poi io personalmente un po' mi vergogno. Credo che i motivi per cui non amiamo troppo fare coming out sono inversi rispetto a due anni fa. A quel tempo usare l'IA era tutto sommato avanguardia. Se vai a dare un'occhiata, noi siamo veramente parte della prima ondata internazionale di IA music – di sicuro tra i primissimi in Italia. Dunque all'inizio fingere di non essere IA faceva parte del gioco. C'era un tipo di choc che cercavamo, nell'ascoltatore, che derivava proprio da questo. Dopodiché...

Nel giro di un'estate, internet si è riempita di musica fake. 

Ecco. E questo ci ha anche un po' tolto la voglia di continuare, probabilmente.

A me no.

Tu non fai testo. Oggi che la musica fake è dovunque, noi comunque ci terremmo a mantenere le distanze, perché comunque non siamo quel tipo di fake. Non siamo musica da ascensore, da presentazione. Non siamo qui per riempire il silenzio di note rassicuranti, se capisci cosa intendo.

Siete qui per disturbare.

Il più possibile. 

Ma devo dire che già due anni fa il vostro approccio alla IA era più consapevole della media... mentre in questo nuovo album date l'impressione di giocare con l'idea, a volte sembrate applicare apposta dei prompt sbagliati...

In che senso?

Già il titolo, per esempio, sembra una svista, un glitch: il fatto che dopo l'Autunno venga l'Inferno e non l'inverno. Oppure le Quattro Stagioni che diventano le Quattro Stagiste... c'è tutta un'estetica del refuso, magari inconsapevole...

Sai che non ho la minima idea di cosa cazzo tu stia dicendo. 

...Evidentemente inconsapevole. E poi ad esempio c'è un pezzo come Manspleiner.


Ah sì, quello è un'altra delle idee strambe di Rosa.

Come succedeva già in alcune canzoni del primo album, all'inizio siamo portati a credere che la protagonista della canzone sia succube di un uomo prevaricatore: poi, strofa dopo strofa, ci rendiamo conto che la situazione è diversa.

Sì, però stavolta ci ha messo veramente troppe strofe. Comunque Rosa stava immaginando come avrebbe funzionato un'IA fatta apposta per i manspleiner: una specie di Chatgpt al contrario, che invece di rispondere a tutte le tue domande, ascolta tutte le tue risposte e le trova geniali. Un'idea geniale effettivamente, forse invece di scriverci una canzone doveva brevettarla. 

mercoledì 12 agosto 2026

Primavera, Estate, Autunno, Inferno

È ancora una notizia, se non interessa a nessuno? Domanda interessante, comunque l'eventuale notizia è che le Solite Stronze sono tornate. Il combo punk postmaschilista che sembrava essersi finalmente sciolto un anno fa – tra i sospiri di sollievo di ogni amante del decoro e della buona musica – è ricomparso all'improvviso su Youtube con un video rudimentale di mezz'ora, Primavera Estate Autunno Inferno, definito "il secondo deludente album delle Solite Stronze". E così rieccoci, due anni dopo, sempre in compagnia di Lady Tourette (in rosso) e Pussy Via (in viola), a parlare dell'evoluzione di un gruppo che non dovrebbe nemmeno esistere.

Non credo si possa parlare di evoluzione. Ci siamo ritrovate dopo un po' e i pezzi c'erano. Non sono più "evoluti" dei precedenti, anzi non escludo che il nuovo album sia peggiore del primo...

...Mi sembra improbabile.

Ah Ah Ah, hai fatto la battuta. Comunque i pezzi c'erano, e così li abbiamo messi assieme. In effetti, i sono i pezzi a fare l'insieme. Noi invece come collettivo continuiamo a far desiderare, io ad esempio con Azzolina non ci parlo da due anni.

Eppure siete ancora voi cinque. 

Le Solite Stronze, letteralmente.

Però vedo che avete anche delle stagiste.

Beh sì, quella delle stagiste è più una gag che è una situazione reale. Cioè si tratta di persone che a vario titolo hanno lavorato ad alcune canzoni. In certi casi la collaborazione è stata determinante, ad esempio Cazzi è un pezzo di Svaporella, la canta lei, nessun'altra avrebbe voluto cantarla. 

Ma neanche ascoltarla. 

È una specie di pezzo trap?

Mah, diciamo che ci prova. 

O forse è la parodia di un pezzo trap. 

Speriamo

E poi le stagiste hanno curato l'introduzione, a quanto pare.

Beh sì, lo hanno fatto loro quel casino inascoltabile.

Vedo che anche qualcuna di voi ha delle perplessità nei confronti del brano introduttivo.

Nessuna perplessità, sono due minuti del cazzo che probabilmente rovinano il disco. 

Come mai, malgrado queste obiezioni, avete deciso di fare uscire il disco con un'introduzione così, diciamo poco allettante.

Non chiederci una spiegazione razionale. Probabilmente è stato il solito gesto punk, tipo sputare nelle orecchie degli ascoltatori prima di cominciare l'esibizione.

Forse un modo di selezionare i vostri ascoltatori? Voglio dire, dopo due minuti così, se uno resta in ascolto, dev'essere veramente determinato ad ascoltarvi. 

Ecco, una cosa del genere.

L'introduzione contiene anche una serie di anticipazioni dei brani successivi, che mi lascia pensare che anche questo album, come il precedente, sia concepito come un insieme organico.

Che sia organico non c'è dubbio...

Anzi facciamo un appello, non buttatelo nell'indifferenziato o nella plastica, il nostro album è decisamente organico. 

È per questo che avete scelto di pubblicarlo su Youtube, dov'era possibile postarlo tutto intero, e non su Bandcamp, come l'album precedente?

Beh, è uno dei motivi. 

Un altro motivo potrebbe essere che Bandcamp non accetta più le canzoni prodotte con l'Intelligenza Artificiale?

Non credo sia il momento di discuterne. 

Va bene, ne discutiamo un altra sera.

martedì 11 agosto 2026

La leggenda del santo copiatore (e il seminarista che augurava disgrazie a Hitler)

una pagina del Cathac
(copiata senza permesso,
ma Dio è dalla mia parte).
12 agosto: San Molaise, abate di Inismurray (VI secolo)

Di San Molaise in Irlanda ce ne sono quattro o cinque: quello di oggi in particolare sarebbe stato il monaco confessore di San Columba, e in quanto tale avrebbe svolto un ruolo cruciale nel dirottare il grande santo irlandese verso l'evangelizzazione della Scozia – secondo una leggenda purtroppo abbastanza tarda, che prevede una battaglia sanguinosa e una contesa legale intorno al diritto d'autore. Ma andiamo con ordine: a un certo punto del Medioevo l'abitudine del Clan nordirlandese O'Donnell, di portarsi in battaglia a mò di portafortuna un antico salterio, il Cathac ("combattente"), ispira una leggenda. Il Cathac era tradizionalmente attribuito a San Columba, e per una volta i test del carbonio non hanno smentito la tradizione: il manoscritto risalirebbe davvero alla seconda oscura metà del VI secolo, e in quanto tale è attualmente il secondo libro dei Salmi più antico che abbiamo trovato. Non è affatto completo, anzi prima dei restauri era in condizioni pessime, come del resto potevamo aspettarci da un libro che veniva regolarmente portato in battaglia (pur custodito, almeno dopo il Mille, in un prezioso scrigno di argento e bronzo, portato al collo da un monaco con funzioni di cappellano militare). Che fosse stato proprio San Columba a ricopiarlo è quindi ammissibile, ma da dove, e da chi? La leggenda immagina che Columba lo abbia ottenuto durante un soggiorno presso il monastero di Moville, sempre nell'Ulster (anche se oggi fa parte della Repubblica), ma di notte, quando la sua mano sinistra diventava una miracolosa fonte di luce mentre la destra impugnava il calamo. 

Il miracolo della mano fosforescente serve a ribadire che la copiatura era cosa gradita a Dio: dettaglio importante, perché invece l'abate di Moville era contrario, e non si trattava di un geloso bibliotecario qualsiasi ma di un altro santo, San Finnian di Moville. Quando Finnian scoprì che Columba aveva piratato un manoscritto della sua raccolta, pretese la consegna della copia; la pretese e non l'ottenne, che senso ha copiare un libro se poi non puoi tenerti la copia. La contesa arrivò fino al re di quell'angolo d'Irlanda, Diarmuid o Diarmait, che avrebbe pronunciato la fatidica sentenza: a ogni vacca il suo vitello, a ogni libro la sua copia. Molti siti web la considerano la prima affermazione del copyright in una sede giuridica – secondo la mentalità consuetudinaria anglosassone, per cui il parere del re altomedioevale di un cantone d'Irlanda dovrebbe ancora essere tenuto in considerazione dai legislatori d'oggigiorno. La leggenda prosegue ribadendo che Columba non era affatto persuaso di dover restituire la sua copia, e che in un qualche modo avrebbe trasformato la contesa in una vera e propria guerra tra clan, culminata nella battaglia di Cúl Dreimhne, detta appunto "battaglia del libro". E benché l'esito della battaglia avrebbe potuto essere vantato come un segno manidesto della volontà di Dio – la fazione di re Diarmuid perse tremila combattenti, quella di Columba uno solo – la leggenda dipinge il santo copiatore sconvolto dal senso di colpa per la carneficina, che si rivolge appunto al suo confessore, l'eremita Molaise. Il consiglio di quest'ultimo sembra già ispirato da una pragmatico gesuitismo: hai causato la morte di tremila cristiani? Eh, certo, è terribile, ma piangere sul sangue versato non ne recupererà una stilla. Fa' piuttosto così: attraversa il mare e converti almeno tremila pagani. Proprio per realizzare questa penitenza, Columba sarebbe approdato all'isola di Iona, che è già in Scozia (diventando così Columba di Iona), con l'obiettivo di convertire almeno tremila Pitti o Scoti. Missione abbondantemente compiuta, dal momento che Columba è considerato l'evangelizzatore della Scozia; non solo, ma siccome per evangelizzarne gli abitanti bisognava prima ottenere che andassero d'accordo, l'antico promotore di battaglie tra clan irlandesi divenne un grande pacificatore di clan scozzesi. Cosa c'è di vero in questa storia? Quasi nulla, se diamo retta al buon senso: proprio in quanto abate e missionario, probabilmente Columba non aveva il tempo per andare in giro a piratare i manoscritti nei monasteri dei colleghi (ci vuole tempo, dedizione, e un'impudenza che non è tipica dei santi uomini); e per quanto i libri nell'Alto Medioevo fossero beni di lusso, si fa una certa fatica a immaginare che un contenzioso su un manoscritto abbia scatenato una battaglia così cruenta. Altre fonti ci suggeriscono che Columba abbia dovuto lasciare l'Irlanda perché esiliato: può darsi che durante una faida tra clan gli fosse capitato di sostenere la fazione perdente (magari nella speranza di ottenere un manoscritto che gli era stato requisito, non è implausibile). Sì, ma a parte l'oscura verità storica, cosa ci insegna l'episodio? Che è inutile macerarsi sul male commesso, che è sempre meglio guardare avanti, cambiare aria, cancellare le proprie colpe a furia di buone azioni. Inoltre Dio odia il copyright, fate girare.  

 

12 agosto: Beato Karl Leisner (1915-1945), sacerdote clandestino a Dachau

Karl Leisner era il seminarista affetto da tubercolosi che un giorno, informato di un attentato fallito ad Adolf Hitler, mormorò una frase del tipo "peccato che non ci sia rimasto" o qualcosa del genere – su internet si trova la frase soltanto in italiano; in tedesco nessuno la riporta perché, in effetti, un buon cristiano non dovrebbe augurare la morte neanche al Fuehrer. Un suo compagno di sanatorio riportò la frase alla Gestapo, e Karl fu internato. Nel campo di Dachau aveva scarse possibilità di sopravvivere, eppure ci riuscì, paradossalmente anche a causa a causa della malattia che lo avrebbe vinto subito dopo la guerra, la tbc, e che lo costrinse a lunghi periodi in infermeria. Nel campo mancava un sacerdote cattolico che amministrasse i sacramenti e Karl riuscì a farsi ordinare clandestinamente da un vescovo; alcuni prigionieri confezionarono i paramenti sacri, e durante la cerimonia un violinista ebreo suonava il violino in un'altra baracca per distogliere l'attenzione dei guardiani. Alla fine ci fu uno spuntino preparato dai pastori protestanti. Leisner rimase il sacerdote dei prigionieri cattolici fino alla fine della guerra, e morì in un sanatorio a trent'anni, il 12 agosto 1945. Hitler si era sparato due mesi prima. 


E ora un attimo di attenzione:

Se date un'occhiata alla pagina sui Santi, noterete che a questo punto ce n'è almeno uno per ogni giorno del calendario. Sì, manca ancora il 29 febbraio: per riempirlo bisognerà aspettare il 2028. E mentirei se dicessi che per ogni giorno c'è una scheda intera o interessante. Mancano ancora diversi santi importanti (Columba, ad esempio). Alcuni forse li aggiungerò, ma in un certo senso il progetto finisce qui. Non faccio molta fatica a ricordare quando è cominciato: quindici anni fa. Per fortuna ho fatto tante altre cose nel frattempo. Però sono contento di avere raggiunto un traguardo che all'inizio mi sembrava impossibile. Suppongo di aver annoiato e allontanato molti lettori, però è stata una palestra importante, che mi ha svelato quanto poco sapevo dell'argomento che avevo deciso di sviscerare (e quanto poco sapevo in generale). Grazie a chi mi ha tenuto compagnia anche solo per un pezzo del viaggio. E comunque io sono sempre qui, se non parlerò di santi troverò qualcos'altro di cui scrivere – di questo non abbiate paura, trovo sempre qualcosa di cui scrivere.

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