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venerdì 11 settembre 2026

La legge che si denuncia da sola

Buongiorno Leonardo.

Non è un gran bel giorno per me.

Di cosa ti preoccupi?

In parlamento stanno discutendo di una legge terribile, sicuramente anticostituzionale, che mi costringerà a espormi in pratiche di disubbidienza civile. E a parte questo, si tratta di una legge terribilmente stupida, che mi costringe a dubitare della buona fede e/o dell'intelligenza di chi l'ha scritta e di chi la voterà.

Ti riferisci al Disegno di legge Delrio sull'antisemitismo.

Proprio quello.

Eppure l'antisemitismo è un problema concreto.

Indubbiamente, ma nessun problema, per quanto grave, giustifica reazioni stupide o peggiorative. Anche il riscaldamento globale è un problema, no? Immagina che qualcuno suggerisca di risolverlo tenendo aperti tutti i frigoriferi. Non dovrei far presente che non è una soluzione, che anzi il bilancio energetico peggiorerebbe, e che soprattutto si tratta di una misura ridicola? 

Ora però ti tocca spiegare perché il disegno di legge sarebbe così stupido... io ho dato un'occhiata e non mi sembra che contenga nessuna sciocchezza paragonabile a quella del frigorifero aperto.

La stupidità si annida nei dettagli. Il testo usa come riferimento la definizione di antisemitismo dell'Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (da qui in poi IHRA).

Certo. Si tratta della definizione di antisemitismo più accreditata presso gli organi internazionali.

Si tratta anche di un testo tragicamente stupido. 


Questo lo dici tu.

Lo dicono in tanti... ma oggi non ne citerò nessuno. Voglio farti leggere la definizione IHRA come se fosse un testo anonimo, misteriosamente inciso sulla pietra. Voglio dimostrarti che la stupidità è intrinseca al testo stesso: che può essere osservata e misurata da chiunque lo legga, senza bisogno di chiedere a esperti. È un testo scritto male, e ci sono solo due motivi per cui un testo può essere scritto male. Uno è la malafede. 

L'altro è la stupidità?

Precisamente. Anche se spesso le due cause si intrecciano. Un eccesso di malafede può portarti a commettere qualche stupido errore. Anche un eccesso di stupidità può indurti a comportarti in malafede per cercare di occultarlo. Del resto non mi interessa appurare i motivi storici o ideologici per cui la dichiarazione IHRA è tanto stupida. Voglio semplicemente dimostrarti che lo è. È un insieme di frasi così mal congegnate che finisce per contraddirsi da solo. Leggi pure e vedrai.

Va bene, comincio a leggere... "Nello spirito della Dichiarazione di Stoccolma che afferma: “Con l’umanità ancora segnata da antisemitismo e xenofobia la comunità internazionale condivide una solenne responsabilità di combattere questi fenomeni dannosi” la commissione sull’antisemitismo e sulla negazione dell’Olocausto chiese alla Plenaria dell’IHRA, che si teneva a Budapest nel 2015, di adottare la seguente definizione operativa (di lavoro) di antisemitismo..."

Ecco, per esempio, di chi stiamo parlando?

Beh, c'è scritto: della comunità internazionale.

Rappresentata da chi?

Dalla commissione sull'antisemitismo e sulla negazione dell'Olocausto.

Nominata da chi?

Ma non lo so... ci sarà scritto da qualche parte.

Valeva la pena di scriverlo anche qui, non trovi? Almeno in una nota. Non c'è scritto.

Comunque si tratta di organi internazionali, probabilmente faranno capo all'ONU...

Non c'è scritto. Anche la "Plenaria dell'IHRA" sembra un po' spuntare dal nulla: da chi è composta? Da chi è nominata?

Avranno voluto eliminare i dettagli per brevità.

Va bene, andiamo avanti.


Hai notato? C'è scritto "non giuridicamente vincolante". E invece in parlamento la stanno usando per fare giurisprudenza. Renditi conto del paradosso. Ma ti rileggo questo passo incredibile. L'antisemitismo sarebbe "una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei". Sul serio. Nella definizione ufficiale c'è scritto così.

Ok, è senz'altro una traduzione infelice, ma...

"Vediamo l'inglese, suppongo che l'originale sia stato stilato in inglese. "Antisemitism is a certain perception of Jews, which may be expressed as hatred toward Jews". Chi è che si esprime così? Chi è che confonde "perception of" con "hatred toward"? Sono due concetti diversi. Si potrebbe al limite sostenere che un determinato tipo di percezione conduca all'odio...

 ...o che l'odio possa modificare la percezione.

Ok. Ma sono comunque due concetti diversi. Chiedi a uno psicologo, a un filosofo, a un antropologo. Se uno studente mi scrivesse una cosa del genere, sottolineerei e inserirei un grosso punto interrogativo, perché qui qualcuno non è riuscito a spiegarsi bene. Ma nota anche il seguito: le "Manifestazioni di antisemitismo" sono dirette verso gli ebrei e "i non ebrei". Cosa vuol dire? In che modo commetto antisemitismo se offendo un "non ebreo"? 

Beh, metti che un tizio non ebreo venga scambiato per un ebreo, e molestato per questo motivo. Si tratterebbe comunque di una manifestazione di antisemitismo.  

Ah, dici che intende questo?

Forse sì.

Forse sì. Diciamo che non è chiarissimo. Ma andiamo avanti.

"Per orientare l’operato dell’IHRA le seguenti spiegazioni possono servire come esempi:"

Spiegazioni che "servono come esempi"? Sul serio?

Dai, qui è soltanto tradotto male. In inglese stavolta fila, sono examples che servono da illustrations.

Ma perché è tradotto così male? Voglio dire, avevano tutto il tempo e le risorse per...

Stai deviando. Avevi promesso di concentrarti sul testo. 

Va bene. 

Ecco, questo è cruciale. Ti dimostra quanto sia stato rimaneggiato il testo, da persone non molto esperte. La frase precedente serviva a introdurre immediatamente degli "esempi" di manifestazioni antisemite: uno quindi si aspetta gli esempi... e invece segue questa prolessi. 

Cos'è una prolessi?

Un'anticipazione di un'obiezione dell'interlocutore. L'obiezione sarebbe: ma queste manifestazioni non sono antisemite, al massimo sono anti-israeliane. Peccato che non abbiamo ancora letto di che manifestazioni si tratti. Si sente proprio che qualcuno è intervenuto che aveva più fretta di prevenire delle obiezioni che di consegnare un testo convincente.

Comunque è indiscutibile, lo Stato di Israele è concepito come una collettività ebraica.

Certo. 

Quindi se offendi lo Stato di Israele... stai offendendo una collettività ebraica.

Va bene. 

Nessuna obiezione?

Leggi dopo. 

"Tuttavia le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro paese non possono essere considerate antisemite".

E questo cosa vorrebbe dire?

Beh, mi sembra chiaro. Che puoi criticare Israele, basta che lo critichi come criticheresti qualsiasi altro paese. 

E se Israele fa delle cose che nessun altro paese fa?

Ma in che senso...

Cioè io posso criticare Israele perché, poniamo, ha la bomba atomica. Ce l'ha la Russia, la Russia è criticabile, quindi anche Israele è criticabile. Oppure il costo della vita è molto alto. Anche in Norvegia è molto alto, e se posso criticare la Norvegia... posso criticare anche Israele. Va bene. Oppure è una società con un certo tasso di segregazione razziale, anche il Sudafrica lo era fino a qualche anno fa, per cui posso forse sostenere che in Israele viga la segregazione razziale...

Ehm... no.

No cosa.

Il paragone col Sudafrica non mi sembra molto... insomma, la situazione è oggettivamente diversa.

Ah, dici che le modalità di segregazione previste dalla legge israeliana sono troppo diverse da quelle adottate dal vecchio regime sudafricano?

Mi sembra di sì.

E ti viene in mente un altro Paese in cui la segregazione avvenga con le modalità previste dalle leggi israeliane?

A occhio no. È una situazione molto peculiare.

Infatti.

L'unico Stato ebraico, al centro del Medio Oriente... è chiaro che ci siano elementi di assoluta eccezionalità.

Perfetto, quindi secondo l'IHRA non posso criticarlo. 

Ma non intendeva questo.

Sicuro? Dice che posso criticarlo solo come criticherei un altro Paese: e siccome le cose che Israele fa sono eccezionali, io non lo posso criticare senza ricadere in una modalità antisemita. E nota che stiamo parlando di un documento che definisce uno stato di eccezionalità, perché l'antisemitismo è un fenomeno peculiare, con caratteristiche evidentemente diverse da qualsiasi altro fenomeno razzista o xenofobico. Insomma, in un documento in cui si definisce uno stato di eccezione, viene messo per iscritto che non si può giudicare lo stato di eccezione. E andiamo avanti.

"L’antisemitismo spesso accusa gli ebrei di cospirare per danneggiare l’umanità, e se ne fa ricorso di frequente per dare la colpa agli ebrei quando “le cose non funzionano”."

Un po' goffo, non trovi? È proprio un modo di esprimersi approssimativo, che uno studioso non userebbe. 

Forse era uno studioso che cercava di esprimersi nel modo più semplice possibile. "L’antisemitismo si esprime nel linguaggio scritto e parlato..."

Bisognava assolutamente specificare che il linguaggio può essere "scritto e parlato".

Ti stai attaccando al capello. 

È scritto male. E spiegami cos'è questa frase:


È una frase che introduce una lista di esempi di antisemitismo.


Ed è la seconda che incontriamo. Prima di arrivare finalmente a questi benedetti esempi. In mezzo c'è stata una prolessi che ha aggiunto un'ulteriore definizione di antisemitismo, da aggiungere a quella che si leggeva all'inizio. Questa pagina è un pasticcio. È evidentemente stata rimaneggiata da qualcuno che voleva assolutamente aggiungere delle cose, ma non sapeva dove aggiungerle senza strappare il testo, né era in grado di ricucirlo dopo. E pensa a quanto è inutile, e goffo (in italiano soprattutto), quel gerundio assoluto: "Considerando il contesto generale".

Va bene, ma ora voglio proprio vedere cosa avrai da dire sul primo esempio:


Non è un esempio. 

Ma dai.

Un esempio è "un caso concreto, un comportamento o un oggetto che serve a spiegare una regola, chiarire un'idea o fare da modello". Se per dire qui mi avessero presentato il caso di un tale X, che nel tal luogo e nella tale ora avesse "incitato, sostenuto o giustificato l'uccisione di ebrei o danni contro gli ebrei", ecco, questo sarebbe stato un esempio. Ma gli "esempi" della definizione IHRA non sono esempi: sono modalità, sono pratiche, atteggiamenti, comportamenti, quel che vuoi, ma non "esempi". 

Sarà anche scritto male, ma il contenuto è chiaro è indiscutibile.

Tautologico, oserei dire. Chi odia gli ebrei in quanto ebrei è antisemita. Ok, andiamo avanti.


"Per esempio, specialmente ma non esclusivamente".

Ho capito, ho capito, non ti  piace come scrive.

È scritto male! Però almeno qui c'è una cosa che assomiglia a un esempio: "il mito del complotto ebraico mondiale". Il problema è che non chiarisce fino a che punto posso criticare una lobby internazionale sionista (come ad esempio l'AIPAC), senza ricadere nella casistica del "mito del complotto ebraico mondiale". Qualcuno potrebbe benissimo impugnare questa definizione e sostenere che non posso, tout court. E però Israele qualche mezzo di comunicazione lo controlla, o no?

Non lo so. Penso che gli organi di informazione israeliani siano quasi tutti di proprietà privata.

E i proprietari potrebbero essere... ebrei?

Immagino di sì.

Sei sicuro di non avere appena affermato qualcosa di antisemita? Ebrei che controllano mezzi di comunicazione!

Vabbe' ma non è questo il punto. Sta definendo un atteggiamento complottista che indubbiamente esiste.

Lo sta definendo in un modo veramente molto vago. Scusami eh, noi viviamo in Italia. Molti organi di stampa sono proprietà o emanazione di gruppi privati che perseguono i loro interessi. Posso dire questa cosa?

Certo.

E se uno di loro, dico in linea puramente ipotetica, fosse ebreo, o comunque perseguisse una linea filosionista, potrei dirlo? 

Ma non è questo il punto...

Posso dire che lo Stato di Israele ha potuto contare, in Italia, su una stampa compiacente? Lo posso fare o secondo l'IHRA è antisemitismo? E anche se fosse antisemitismo, diventerebbe una bugia? Sai qual è il vero problema qui?

Sento che stai per dirmelo.

È che questi "esempi" – che esempi non sono – non tengono in nessun conto un fattore chiave dell'informazione. La verità. 

"Quid est veritas?"

 Senti, hai presente i Protocolli dei Savi di Sion. 

Certo che li ho presente. E spero concorderai che si tratta di un documento antisemita.

Infatti. E perché?

Proprio perché metteva per iscritto "il mito del complotto ebraico mondiale".


Questo era un motivo. Ma ce n'era un altro, altrettanto importante: era un falso. Ti propongo un esperimento mentale. Immagina di essere James Bond e di scoprire che esiste un'associazione segreta che trama per conquistare il mondo. 

La Spectre.

Quella, o Mignolo e il Prof. Cosa farai?

Beh, per prima cosa rapporto ai superiori. 

Bene. E ora immagina che questa associazione abbia sede a Tel Aviv. Puoi ancora fare rapporto o diventi antisemita?

È un esperimento assurdo. La Spectre non esiste. 

Il fatto che non esista non significa che non possa esistere da qui all'eternità. Io voglio bene in generale a tutti, ebrei compresi, ma devo voler più bene alla verità, e non posso neanche in linea di principio limitare la mia responsabilità di osservarla, capirla e denunciarla. Sarei antisemita se mi inventassi le prove di un complotto mondiale sionista. Ma se per caso le trovassi, e le verificassi, io in tutta coscienza non mi considererei un antisemita. Con buona pace dell'IHRA.

Ma in effetti se ci pensi l'IHRA parla di "insinuazioni mendaci". 

Per come è scritto, sembra voglia affermare che qualsiasi insinuazione su un complotto mondiale sarà mendace per definizione. 

Non è così chiaro...

Mentre dovrebbe esserlo. Parliamo della definizione ufficiale internazionale eccetera eccetera. Andiamo avanti. 


Fermo. Qui so già cosa stai per dire.

È ridicolo, dai.

In effetti per com'è scritto sembra che non faccia molta differenza se un crimine è reale o immaginario. 

Un bel lapsus.

Comunque, a parte lo stile involuto, il senso è chiaro. Una categoria di persone non può essere ritenuta colpevole di quello che ha fatto una persona. O un gruppo di persone. 

In sostanza sta dicendo che non posso accusare tutti gli ebrei di quello che commettono gli israeliani. 

Si può applicare anche a questo caso, ma è più generale. 

Bene. Teniamocelo per detto e andiamo avanti. 


Io avrei scritto "intenzione genocidiaria", altrimenti è ambiguo... 

Ti attacchi al capello.

...E sono tra quelli che disapprovano il termine Olocausto, spero che non sia antisemitismo anche questo. Avrei preferito Shoah. 

Ricordami che differenza c'è.

La shoah è una catastrofe, una devastazione. L'olocausto è un sacrificio religioso. 

Quindi insomma se lo chiami olocausto stai implicando che sia stato richiesto da Dio?

E che abbia ottenuto un risultato. È un'idea che non posso condividere, e che trovo anzi piuttosto pericolosa. 

L'idea che...

Che il sacrificio di milioni di ebrei sia stato il prezzo da pagare per ottenere uno Stato ebraico. Una visione millenarista che fornisce una giustificazione storica anche alla persecuzione nazista. Non lo accetto. Sono peraltro in buona compagnia

Però alla fine in Greco – sto googlando –  holokauston significa "tutto bruciato", non molto diverso da Shoah. La tua è una sovrainterpretazione...

Non direi, ma andiamo avanti. 


C'era bisogno di questo punto? Cosa dice in più del precedente? Chi nega la Shoah/Olocausto è antisemita, era abbastanza chiaro. Però qualcuno ha sentito la necessità di definire e distinguere "gli ebrei come popolo" e "Israele come stato". Peraltro, cosa significa accusare uno "stato"? Al massimo accusi un governo, una classe dirigente, una classe sociale, al limite il popolo intero.

Gli antisemiti spesso si esprimono male. 

Non è un buon motivo per imitarli. 

Se insegui un pirata della strada, facilmente supererai i limiti di velocità...


Ecco, questa è fantastica. Hai presente Theodor Herzl?

Il fondatore del sionismo. 

Sai da dove veniva?

Europa centrale, mi sembra.

Era ungherese. Suddito austro-ungarico. Ora ti faccio una domanda. Secondo te Theodor Herzl era più fedele alla causa sionista o agli interessi dell'Impero Austro-ungarico? Occhio a come rispondi, perché secondo la definizione IHRA potresti essere considerato un antisemita...

Ma è un caso limite...

Un caso limite? I sionisti venivano da tutto il mondo e progettavano di fondare un Paese nuovo. Perfettamente comprensibile, tra l'altro. Se lo dico, divento antisemita? Cioè manca sempre quella maledetta clausola, la verità! Se accuso un cittadino ebreo di essere più fedele a Israele, e non ho le prove, e me lo sto inventando, sono antisemita. Ma se invece posso dimostrare che è così, perché proibirmelo? Perché certi enunciati d'ora in poi saranno sbagliati indifferentemente dalla quantità di verità che contengono, indifferentemente dalle prove che possono confermarli? Sai cos'è questo?

Sento che arriva Orwell...

Mi dispiace, non posso farci niente, o quello o l'Inquisizione, insomma il Parlamento sta istituendo uno psicoreato. Vado a un corteo del 25 aprile, vedo un drappello con le bandiere israeliane, penso: questi vogliono rovinare la festa a tutti, gli interessa più sventolare la bandierina dei quel Paese che festeggiare la liberazione di questo, in cui vivono... eh no! Una cosa così non posso più dirla, e sarebbe meglio neanche pensarla. Ma perché, se mi sembra vera? Almeno dimostratemi che è falsa. Cioè non voglio avere ragione a tutti i costi. Ma voglio essere giudicato per i miei argomenti, per i fatti oggettivi con cui riesco a puntellarli. Non perché certe idee non si possono più scrivere e basta! Fanno tanto gli occidentali ma hanno un'idea di Occidente che è più Torquemada che Galileo, se mi è concesso. Ma senti, ti propongo un esperimento mentale.

Un altro?

Immagina che in Italia esista una lobby, non so, di agricoltori.

Non faccio molta fatica a immaginarla.

Immagina che questa lobby si applichi affinché venga approvata in parlamento una legge che sanziona chi afferma che in Italia esiste una lobby di agricoltori. Vietato affermare che gli agricoltori hanno a cuore i loro interessi! Ciò va contro all'interesse degli agricoltori! Ti rendi conto che questa roba si contraddice da sola? 

Non direi che si contraddice.

Hai ragione, non si contraddice, si autodenuncia. Vedi più in basso:


Quanto fa ridere quel "per esempio"? Cioè la faccia tosta di scrivere "per esempio" quando è l'unico esempio che t'interessa, l'unica cosa che ti premeva scrivere in due paginette di concetti confusi. Sai quel vecchio proverbio: ogni accusa è una confessione.

Non è così vecchio.

Chi ha scritto questa roba non ha veramente argomenti per confutare che lo Stato di Israele sia un'"espressione di razzismo". L'unica cosa che può fare è istituire uno psicoreato. Vietato pensarlo. 

Tu pensi che l'esistenza dello Stato di Israele sia una espressione di razzismo?

Io, se volessi affermare una cosa del genere, cercherei delle prove. Leggi razziste o segregazioniste promulgate dal parlamento israeliano. Esistenza di comunità segregate. Forme di cittadinanza di serie A e B. Pratiche tese a disincentivare il voto di determinate comunità etniche o religiose. Una volta esposte queste prove, a chi le esamina spetterebbe giudicare se sono antisemita o se dico la verità. Perché il contrario dell'antisemitismo non è la propaganda sionista. Il contrario dell'antisemitismo dev'essere la verità.  

La pensi così?

L'alternativa sarebbe ammettere che la verità qualche volta può essere antisemita. 

Ti stai ficcando nei guai... andiamo avanti. 


Questa è una cosa a cui i sionisti tengono tantissimo; allo stesso tempo diventa difficile da spiegare appena esci dai confini fisici o mentali di Israele. Chi è che applica "due pesi e due misure nei confronti di Israele"? Quale altro Paese "democratico" ne occupa un altro da quasi ottant'anni con la complicità dei Paesi più ricchi dello schieramento occidentale? Quale altro Paese si definisce come la patria di tutti gli appartenenti a una comunità religiosa, indifferentemente dalla loro provenienza geografica? Quale altro Paese poteva cacciarsi nella trappola di Gaza e farla franca per tre anni? Ma soprattutto, hai notato che non si parla più di ebrei?

È implicito...

È caduta la maschera, chi ha scritto questa roba non ha così tanto interesse al buon nome degli ebrei. È Israele che conta, è Israele che è uno Stato eccezionale e allo stesso momento non può essere giudicato quando si comporta in modo eccezionale – ne consegue che Israele non può essere giudicato. Come si fa a prendere per buona questa roba? Sono trappole retoriche da due soldi, scritte da gente che ragiona ancora con categorie coloniali...

Coloniali?

I dirigenti israeliani non sono passati attraverso la decolonizzazione. Mentre i grandi imperi coloniali europei sgomberavano, e intere generazioni mettevano in discussione le ideologie che li avevano ispirati, loro erano molto occupati a costruire e difendere la loro piccola patria. Per loro "Stato democratico" significa semplicemente "Stato coloniale", e non capiscono perché non possono più trattare i palestinesi come gli inglesi trattavano gli zulù, come i francesi trattavano gli algerini. Basta discuterci una mezz'ora per notare lo choc culturale: tu dici "Stato democratico" e pensi a Kennedy o Mitterrand: loro pensano a Churchill che carcera e scarcera Gandhi a seconda della convenienza. Riesco persino a capirli: perché persino noi italiani abbiamo potuto fare quel che ci pareva in Libia o nel corno d'Africa, e loro non possono fare la stessa cosa in un pezzettino minuscolo di Medio Oriente? Solo perché sono arrivati più tardi? O perché ce l'hanno tutti con loro, ecco, se sei immerso in un determinato contesto una spiegazione del genere accorre ad assisterti inevitabilmente. Perlomeno questa è l'unica spiegazione che riesco a darmi per queste tre righe assurde. E va avanti:


Anche qui, hai notato? Ormai non fa neanche più finta. Il problema non è usare "simboli e immagini dell'antisemitismo classico" per accusare gli ebrei, macché, cosa gliene frega degli ebrei. Il problema è usare gli stessi simboli per caratterizzare "Israele o gli israeliani". L'unica cosa che gli interessi. Ti viene in mente un'altra dichiarazione internazionale scritta in un modo altrettanto goffo?


Voglio vedere cosa ci trovi di male in questa.

Ah, beh, questa ormai è un classico. Ha anche un nome specifico: "Holocaust inversion". 

A parte il nome, il concetto è abbastanza chiaro. Paragonare Israele al nazismo è antisemita.

Ok, ma perché?

Devo proprio spiegarti il perché? Gli ebrei sono stati massacrati dai nazisti.

Quindi insomma, non si parla di corda in casa dell'impiccato.

Anche. Ma soprattutto è un paragone assurdo. Israele non è uno Stato nazista. 

E quindi se lo affermassi sarei ridicolo, la gente riderebbe di me, fine. Perché vietarmi di fare una brutta figura? Qualcuno ha paura che io possa trovare prove convincenti?

Saresti offensivo.

Perché non avrei prove, no? Non potrei assolutamente dimostrare che il governo israeliano persegue politiche di espansione dello spazio vitale, politiche di segregazione volte a separare e magari in un secondo tempo eliminare intere minoranze etnico-religiose...

Stai esagerando.

Probabilmente sì, e tra l'altro devo dire che i paragoni col nazismo mi annoiano – sono la risorsa dei polemisti senza fantasia – ma in linea puramente teorica, se io riuscissi a portare delle prove, se le usassi per dimostrare che mentre in Europa la Shoah ci portava a riflettere sull'esigenza di superare nazionalismi e razzismi, in Israele ha progressivamente preso il sopravvento una concezione che vede in un nazionalismo segregazionista l'unico modo di trovarsi nel prossimo olocausto... dalla parte dell'esecutore e non della vittima? Certo, se le mie prove fossero poco convincenti, dopo averle esaminate potresti darmi dell'antisemita. Ma perché non vuoi nemmeno starmi a sentire? 
Questa definizione sembra un bambino che a un certo punto comincia a percuotersi le orecchie, la la la la la non ti sento, queste cose non puoi dirmele, non voglio nemmeno pensarci. Pensa anche solo a quant'era maldestro chi ha lasciato nel documento quell'aggettivo: vietato paragonare "la politica israeliana contemporanea". Contemporanea a cosa? Praticamente ci sta dicendo che Israele non potrà mai, per nessun motivo, essere paragonato al nazismo, qualsiasi cosa faccia. E quindi chi impedirà agli israeliani di fare qualsiasi cosa?


Vabbe', dai, questa è la beffa finale. 

Ma è sacrosanto, scusa. Gli ebrei non sono collettivamente responsabili...

Certo che non sono "collettivamente responsabili". Nessuno è "collettivamente responsabile". Ma anche un'affermazione sacrosanta, in calce a una pagina piena di sciocchezze, diventa una beffa. Poche righe sopra si stabiliva che lo Stato di Israele trae il suo fondamento dal diritto di autodeterminazione del popolo ebraico. Però se lo Stato di Israele combina un guaio, improvvisamente gli ebrei non c'entrano. C'è sempre questo gioco delle tre carte: non puoi criticare Israele perché è lo stato ebraico, non puoi criticare gli ebrei perché non sono responsabili di quello che fa lo Stato di Israele. Non puoi criticare niente. Inoltre in quanto unico Stato ebraico, Israele ha il diritto di reclamare la propria eccezionalità: e allo stesso tempo non puoi giudicarlo usando pesi e misure diverse da qualsiasi altro Paese, e quindi – torniamo sempre lì – non puoi giudicarlo proprio, non spetta a te: tanto più che è massimamente popolato da cittadini ebraici, che in quanto tali non possono mica essere "collettivamente responsabili". Senti. Sei d'accordo che l'Italia è lo Stato degli italiani?

Mi sembra tautologico, resta da stabilire chi siano gli it...

Ok. Posso giudicare gli italiani responsabili per le azioni dello Stato italiano?

Non funziona così, di ebrei ce n'è tantissimi anche fuori da Israele. 

Anche di italiani ce n'è tanti, che ne so, in Argentina.

Ti immagini che roba, dare la colpa a un oriundo argentino di quello che fa il governo italiano?

Anche gli oriundi hanno il diritto di voto, quindi perché no. Cioè in linea di massima non ci trovo nulla di così assurdo. Il punto è che gli italiani non hanno recintato una regione al confine, non la stanno affamando, non ne stanno eliminando progressivamente gli abitanti; ma se succedesse, e se incontrassi un oriundo italiano a Buenos Aires che ha votato per un governo che commette crimini del genere, non potrei rinfacciarglieli? Lui obietterebbe che comunque l'Italia è uno "Stato democratico", ma appunto: la democrazia implica una condivisione di responsabilità: se hai votato per un governo genocida accetta che qualcuno possa chiedertene conto. Dunque, con un italiano mi comporterei così: perché non potrei comportarmi così con un israeliano all'estero che sostiene il suo governo? Sto cercando di usare lo stesso peso, la stessa misura.

Non tutti gli ebrei si possono definire "israeliani all'estero".

E non tutti gli oriundi italiani risulteranno sostenitori di un governo genocida. Ma immaginati un autogrill in Argentina, immagina di imbatterti in un tipo vestito con simboli tricolore che inneggia al suo governo, e immagina che si tratti di un governo colpevole di crimini contro l'umanità... Posso criticarlo o devo prendermi una testata sul naso e ringraziare?


Hai qualcosa da dire anche qui?

Sono un po' stanco, e forse lo erano anche loro, mi pare che qui sia stato molto consultato Monsieur de Lapalisse... i crimini sono considerati crimini quando sono definiti tali dalla legge, tante grazie... dopodiché se infili anche un banale circuito tautologico in un testo di legge, hai praticamente un nastro di Moebius: per la legge italiana l'antisemitismo è definito da un testo che definisce crimine antisemita ciò che la legge del nostro Paese definisce tale. Non so, non me ne intendo, magari sono incidenti che in giurisprudenza succedono. Devo ammettere che nutro una certa disistima per Delrio, uno che una volta con un tratto di penna cancellò il diritto di rappresentanza a livello provinciale degli abitanti dei comuni non capoluogo di città metropolitana. È come se avesse qualcosa di personale contro l'articolo 3 della Costituzione. 

"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".

Precisamente. Non mi sembra difficile da capire, né da rispettare. Siamo tutti uguali davanti alla legge, sia che nasciamo in un capoluogo, sia che nasciamo un po' più lontano. E non importa se siamo cristiani o ebrei. La legge è uguale per tutti. 

E quindi ritieni che il ddl Delrio sia anticostituzionale.

Ne sono abbastanza sicuro. Spero che i deputati non lo votino, e in caso contrario spero che il Presidente della Repubblica glielo rimandi indietro. E in caso contrario spero che vinceremo il ricorso alla Corte Costituzionale. Nel frattempo mi riservo di affermare quel che penso, basandomi sulle evidenze che trovo. 

Ma sei sicuro di avere ragione?

Potrei anche sbagliarmi, su tante cose. Ma come faccio a capirlo se non me lo dimostrate? Di sicuro un bavaglio non mi farà cambiare idea. È quasi sempre una strategia fallimentare, ci sono tanti esempi. Qualcuno ogni tanto dicendo la sua verità si brucia, ma sulla distanza la verità salta fuori sempre, è una sua proprietà intrinseca.

La verità alla fine vince sempre: tu, non necessariamente.

E vabbe', che ci vuoi fare.

lunedì 31 agosto 2026

PiErre, creativo, da qui non esci vivo

(Parte IX dell'intervista alle Solite Stronze che ormai dura da un mese)

Prima di passare alla parte più infernale dell'album, un piccolo appunto: alla fine di Mi chiami solo quando hai dei problemi, quando prendi una telefonata, per un attimo, solo per un attimo, ho sentito l'influenza di Elio e le Storie Tese. Ci sono anche gli Elii nella vostra foto di famiglia?

Senz'altro. Dobbiamo tanto agli Elii, fanno parte della nostra educazione musicale. 

Altroché. Ne approfitto per esprimere tutto il cordoglio possibile per la scomparsa di Rocco Tanica.

Ma non è affatto scomp...

Per noi lo è. 

E vabbe'. Veniamo a Sangue sulle passerelle.


La mia preferita. L'intro, almeno. L'intro spacca. Quasi Doolittle. Il resto della canzone, vabbe'.

Un inno alla rivolta, se mai ne avete scritto uno...

Sì, era una cosa che volevamo fare da sempre, ma di solito l'autoironia ci fregava. E anche stavolta ho paura che ne sia rimasta troppa.

In effetti rimane il dubbio che anche la rivoluzione sia uno spettacolo come tanti, e che la passerella continuerà a mostrarne.

La Design Week, la Fashion Week, la Revolution Week.

"Non è un pranzo di gala... ma il menu è interessante". 

Anche musicalmente, all'inizio sembra che debba spaccare tutto, ma poi...

E arriviamo ai due ultimi brani, che come avete detto prima sono in realtà i più antichi.

Sì. Credo in Dio è un pezzo di Azzolina che esisteva già prima delle Solite Stronze, ma funzionava bene come finale di questo album. 

E Vieni in una grotta ha un testo che addirittura risale al 1750!

Ah sì? 

Sì, è la Canzoncina a Gesù Bambino AKA Tu scendi dalle stelle di Sant'Alfonso Maria de' Liguori.

Ma pensa. Beh, onestamente per noi il testo era un po' un objet trouvé, cioè è abbastanza chiaro che assume un significato profondamente diverso.

Come vi è venuto in mente di comporre una canzone natalizia?

Oddio, non so quanto suoni natalizia... però è l'unico caso fin qui in cui siamo stati sollecitati dal mondo reale: un invito a partecipare alla playlist di Natale di Memoria Polaroid

Un invito che ci ha fatto molto piacere, ma ci ha anche mandato nel panico. Le abbiamo provate tutte.

Jingle Bells, O Tannembaum, gli Wham... non funzionava nulla, era un periodo in cui non riuscivamo a concludere niente, finché a un certo punto è spuntato fuori questo tappeto sonoro postpunk di cui sono abbastanza soddisfatta.

Il testo è direi l'unico in cui si accenna – se ho capito bene – al tema della maternità.

Forse non hai capito bene. 

Parlavi di un tappeto postpunk. Potrebbe essere questo il futuro delle Solite Stronze? Dopo il punk, il post...

Non credo, sinceramente, non è così automatico. E in generale, lo sai che non ci piace fare piani per il futuro.

Fuck the future. Tra l'altro, ci siamo sciolte.

Di nuovo?

Stavolta è diverso, l'anno scorso avevamo sciolto il gruppo, stavolta ci siamo sciolte proprio come individue, almeno io mi sento personalmente liquefatta.

Lady esagera, ma devo dire che due anni fa, quando pubblicammo il primo, c'era comunque un po' di euforia, ci sembrava di aver capito come funzionava il meccanismo e che avremmo avuto ancora tantissime cose da dire. Invece stavolta siamo esaurite, non so quando e se ci tornerà la voglia di mettere insieme delle canzoni.

Mi dispiace.

Bugiardo. E comunque, se succederà, saranno canzoni completamente diverse, cioè io in questo periodo ho solo in testa il drum'n'bass, se hai presente.

Quindi possiamo aspettarci un'evoluzione inaspettata.

Non sarà un'evoluzione, e non sarà inaspettata se puoi aspettartela. 

Ah già.

Ti stai liquefacendo anche tu.

È il caldo. Passerà.

Forse. O più probabilmente no. 

Primavera, Estate, Autunno, Inferno.

Lo trovate su Youtube.

È davvero bellissimo.

Ma piantala. 



martedì 25 agosto 2026

Chi ha paura del Woke One

Nell'estate italiana in cui i 40 centigradi diventano una temperatura accettabile, la benzina oltrepassa serenamente i due euro al litro, la difterite ricomincia a uccidere i bambini, no scusate, riformulo: la fobia dei vaccini uccide i bambini, il governo apre crisi diplomatiche a casaccio, il fronte orientale dà preoccupanti segni di cedimento e un nostro alleato sta conducendo un genocidio alla luce del sole... in questa estate italiana, chi avesse voglia di dare un'occhiata ai giornali, scoprirebbe che l'argomento più dibattuto è il "woke", anzi la fine del "woke". Una cosa di cui la maggior parte degli italiani non ha mai sentito parlare – e giustamente, visto che alla maggior parte degli italiani il woke non ha fatto nulla: li ha passati da parte a parte come una tempesta di irrilevantissimi neutrini. Chi poi i giornali li leggerà per questioni di studio, tra decenni e secoli, si immaginerà che il woke fosse davvero qualcosa che ci appassionava e ci divideva, come la questione trinitaria faceva incazzare i fornai e gli straccivendoli ai tempi di Gregorio di Nissa; ed è ormai a questo tipo di lettori rari e postumi che mi rivolgo: non perdete tempo. "Woke", nel 2026 in una delle regioni più dinamiche d'Italia, era ancora una parola che non usava nessuno. E i giornali? Appunto, anche quelli ormai non li leggeva nessuno. Quelli importanti, quelli nazionali, quelli che ancora si ponevano il problema di costruire consenso intorno a una proposta politica. Galleggiavano nel vuoto, in una bolla oserei dire, ma le bolle sono trasparenti; il che non si può dire delle crisalidi di sciocchezze che essi si sono fabbricati intorno, secernendo disinformazione e luoghi comuni. E soprattutto: le bolle scoppiano al primo insistere del vento, loro no: loro andranno avanti ancora per parecchio senza vedere né da dove vengono né da dove vanno. Chi li guarda dal basso almeno si fa un'idea di dove tiri la corrente. 


Il vento porta verso un ridimensionamento della destra – lo dico sottovoce, perché magari è un anticiclone superpasseggero, che già a settembre si infrangerà contro perturbazioni più serie. Però a fine agosto le nuvole vanno da quella parte. In coscienza, non credo che nessun elettore di Trump o daa Meloni con un briciolo di buon senso possa dirsi contento di come stanno andando le cose, e questa osservazione (che forse sopravvaluta il buon senso) ha già stimolato delle reazioni percepibili. In Italia, per esempio, è stato già lanciata l'alternativa ancora più estrema: Vannacci, il paracadutista in parapensione. Di fronte a una mossa quasi obbligata (coprirsi a destra), la squadra avversaria si è lanciata nella solita manovra: occupare il centro. Funzionerà? Non funziona quasi mai, chiedete ad Annibale. Ma insomma è una cosa istintiva, non bisogna pensare a un regista, anzi all'esatto contrario: è proprio la solita manovra che succede quando lasci la cavalleria libera di fare un po' quello che vuole: vedono un buco al centro e lo occupano; alè alè, se è una trappola ci penseremo poi. Negli USA, durante questo riposizionamento la Ocasio-Cortez si è lasciata sfuggire in tv che "Woke One was crazy", dove per "Woke One" si intendevano richieste estremiste che in Italia non si sono mai sentite (definanziare la polizia...) "Woke One" era già un meme prima che lo impugnasse la Ocasio-Cortez, e se ci pensate presume l'esistenza di almeno un Woke Two, per cui tradurlo in italiano come "il Woke era una follia" è una forzatura. Che comunque serve a uno scopo.


In Italia il "Woke" è il nemico immaginario identificato dalla retorica superdestrorsa di Vannacci, un orco transessuale determinato a distruggere la civiltà italiana a colpi di schwa e bagni unisex. Chi rincorre Vannacci al centro ha facile gioco nel rispondere: è vero, il "woke" ha fatto dei danni (ma quali?), bisogna superarlo, morte al "woke". Si credono probabilmente molto astuti, nel cantare la canzone del nemico: credono di disattivarlo. La canta Giuseppe Conte, uno che col "woke" ha avuto pochissimo a che fare; e subito accorre in suo aiuto Matteo Renzi, inconsapevole di essere stato il governante più woke che l'Italia abbia avuto (l'unico che ha davvero puntato sui diritti civili mentre ignorava quelli sociali). Ma insomma alla fine la questione è tutta qui: una manovrina a tenaglia per provare a contendere a Elly Schlein il ruolo di leader dello schieramento di centrosinistra. Chi parla di "woke" in questi giorni sta collaborando (la Schlein se ne guarda bene). A qualche figura del demimonde mediatico non sarà sembrato vero approfittarne; la confessione di aver trascorso una fase "woke" estrema, e di essersi ravvedutә, può essere scambiata con qualche buono omaggio di visibilità che i giornali stampano ancora, anche se non te li accettano in nessun supermercato. Non vale nemmeno la pena di fare nomi e cognomi, salvo forse il più buffo: Anna Paola Concia, una politica che senza il "woke" avrebbe dovuto trovarsi un mestiere.

Comunque: non ci siamo già passati? Non abbiamo studiato il '68 su antologie di testi che irridevano, sfottevano, prendevano le distanze dagli eccessi del '68? Epperò nel '68 la società stava cambiando davvero, anche in provincia. Il "woke" italiano è un fantasma ricorrente nei sogni a occhi aperti di gente di destra; per lo più coincide con la sua parodia, salvo che è la parodia di qualcosa che quasi nessuno ha visto. Avete mai litigato con una persona per i suoi pronomi? Lo schwa su un documento vi ha creato dei problemi? Vostra figlia non è riuscita a qualificarsi alle semifinali di judo a causa di un transessuale nerboruto? Un'università ha desessuato i bagni, intendo un'università che si concedeva il lusso di averceli sessuati (la mia non li aveva)? Siete vittima del fuoco amico dei bot di destra, staccatevi un po' dal telefono. Se dare addosso a un nemico immaginario vi aiuterà a spostare qualche equilibrio, buon per voi: dopodiché dopodomani saremo ancora qui. Le donne continueranno a chiedere maggiore visibilità e più sicurezza; il loro ruolo nella società è sempre più importante e non sarà la scaramuccia estiva a cambiare le cose. Al prossimo femminicidio, si ricomincerà a parlare di femminicidio, e sono proprio curioso di vedere chi si opporrà perché ormai il "woke" è passato di moda. Le minoranze continueranno a chiedere più rappresentanza e più rispetto, all'accademia come al cinema – e il cinema continuerà a reagire con più prontezza dell'accademia, perché le minoranze comunque hanno soldi da spendere, e due minuti di Elena di Troia nera ti assicurano comunque polemiche e visibilità – se funzionava fino al mese scorso, non si vede perché non debba continuare. Nessuno è andato in piazza per lo schwà, l'unico danneggiamento causato in Italia dal metoo è che per qualche ora una statua di un giornalista in un parco è stata coperta di vernice lavabile, fanno molti più danni gli ultras di una squadra di serie C in trasferta. In piazza in questi anni la gente ci è andata per l'ambiente, coi Fridays for Future; per la Palestina, contro la guerra; contro determinati provvedimenti di un governo reazionario. E domani in piazza ci tornerà per la benzina a due euro e mezzo; per la siccità; contro le guerre che non vogliamo combattere e contro le guerre che qualcuno non vuole guardare. Contro un fascismo che procede impettito verso il vuoto, inventandosi obiettivi militari e annunciandone pomposo la sconfitta. Finché la realtà non presenterà il suo conto, che credo sarà terribile per tutti.

lunedì 24 agosto 2026

Mi chiami solo quando hai dei problemi


Mi chiami solo quando hai dei problemi,
mi chiami solo quando sei nei guai.
Io sono già in allarme quando suoni
e vedo che il tuo nome è sul display.
A volte sono i tuoi colleghi scemi,
o hai un uomo e non ci scopi più perché
si scopre che sta avendo dei problemi
che ora vuoi discutere con me.

Mi chiami solo quando hai dei problemi
coi soldi, la salute, il mondo, o Dio,
mi chiami per parlare di problemi
che tu non puoi risolvere, né io.
A volte sei sconvolta: piangi e tremi;
ti dico: "Non è niente, passerà..."
Mi chiami per parlarmi dei problemi,
non vuoi mica da me la verità.

Quando mi chiami, a volte, ho dei problemi
– del resto chi non ne ha sempre di più? –
a volte ti direi dei miei problemi,
ma il guaio è che hai chiamato prima tu.

Mi chiami solo quando hai dei problemi,
non perché, ma tra di noi è così;
se sei felice, invece, non mi chiami
(chissà chi senti, in quei momenti lì).
Con me fai la sconvolta: piangi e tremi,
ringrazi, chiedi scusa e metti giù.
Io resto sola con i miei problemi
e adesso, se li conto, ne ho uno in più.


VII

Questo pezzo se non altro conferma una mia teoria... non so se ci tenete a sentirla...

Non ci teniamo.

Ve la dico lo stesso, insomma, il punk più che uno stile è una rimozione. Chi lo ha adottato, nella maggior parte dei casi, ha scientemente deciso di rimuovere parte della propria cultura musicale. Ha deciso che un sacco di cose che aveva pur sentito non gli piacevano, o al limite non gli dovevano piacere, e le ha rimosse. 

È un'idea molto superficiale.

Infatti funziona soltanto per i primi anni, in certi casi per i primi mesi... dopodiché si assiste a un ritorno del rimosso. I Clash forse sono stati i primi a concepire il punk come un approccio per riassorbire qualsiasi altro stile, ma alla fine è successo un po' per tutti, e se fate caso alla carriera di qualsiasi artista o gruppo che è salito alla ribalta tra il 1977 e il 1988, potete notare a un certo punto una specie di passaggio dal bianco e nero ai colori. Nei primi dischi c'è sempre l'urgenza di trovare un sound unico, che si possa realizzare anche con pochi strumenti ma che sia inconfondibile e nuovo; dopodiché c'è una crisi, al termine della quale la tavolozza all'improvviso si riempie di colori, e accadono i ripescaggi più impensabili – Johnny Lydon canta il lago dei cigni, gli XTC diventano i nuovi Beatles...

Chi è Johnny L...

Senti, tutto questo è persino interessante, ma cosa c'entra con noialtre?

Forse sono succube delle mie stesse ipotesi, ma ho la sensazione che in questo album voi stiate già cominciando a fare i conti col vostro rimosso: c'è del reggae, della trap...

Avevamo detto di lasciar perdere il pezzo trap...

...ma la cosa credo più impensabile è il progressivo venire alla luce di un'anima blues. Cioè Mi chiami solo quando hai dei problemi è un blues rock. E non è neanche l'unico...

Se ti riferisci a Credo in Dio, che è basato su una progressione blues, credo che contraddica la tua ipotesi, visto che è in assoluto il pezzo più antico di tutto l'album. Esisteva ancora prima che le Solite Stronze prendessero forma (è stata la prima collaborazione tra me e Azzolina), lo siamo andati a riprendere perché funzionava bene come finale, ma non abbiamo sentito la necessità di dargli una veste nuova più in linea con la nostra produzione.

Anche perché con Azzolina io non voglio più averci a che fare.

Ma vedete che invece mi state dando ragione... in principio c'era un'idea blues, poi avete varato un progetto che non aveva niente a che fare col blues, ma il blues sta riaffiorando.

È più complicato di così, tieni conto che alcune nostre canzoni hanno avuto una gestazione lunghissima, ventennale, per esempio questa era in un taccuino dell'università che è stato trovato in un cassetto a più di un decennio di distanza.

Ecco perché "il tuo nome è sul display".

Sì, display in effetti è una parola che non usa più nessuno, ma ormai faceva rima.

Assonanza.

Non è né una rima né un'assonanza. Voi ci tenete a far presente che non andate d'accordo, e in particolare in questa parte dell'album vi si può sentire letteralmente litigare tra un pezzo e l'altro. Non sembrate molto inclini a esprimere un'idea di sorellanza.

No, in questo periodo no. Preferiamo essere sgradevoli e sgarbate. Ma spero che si capisca che è una cosa che avviene nel contesto di un album, è il risultato di vivere in una città, in una società che ci toglie il fiato, ci mette le une contro le altre.

È per questo che nella versione singola del brano avete tolto l'insulto finale? 

Sì, se uno passa e ascolta solo il pezzo, può sembrare una cosa molto gratuita. Ha senso soltanto se ascolti il brano successivo. 

Che si intitola...

Troia lo dici a tua madre. Il testo è mio.

Non avevo dubbi. Ed è rivolto...

A chi ci dà delle troie.

E alle loro madri.

E significa...

Sul serio te lo dobbiamo spiegare?

Significa che l'amore vince sempre sull'odio.

Sempre?

Guardati in giro, basta dare un'occhiata alle quotazioni. L'amore si compra, l'odio si regala.

Evidentemente l'offerta surclassa la domanda.

giovedì 20 agosto 2026

Non si è allargato solo l'orizzonte


Confesso che ci ho messo un po'
a capire il perché
chi abitava in città
rivolgendosi a me     G U A R D A M I L A N O
diceva:                      A S C O L T A M I L A N O
                                 A M M I R A M I L A N O
                                 E S P L O R A M I L A N O

Così rispondevo: "Vabbe',
se è davvero così,
qualche cosa per me
troverò forse             T O C C A M I L A N O
qui".                          A N N U S A M I L A N O
                                  I N S P I R A M I L A N O
                                  ED E S P I R A M I L A N O

Non è che avessi tutte 'ste pretese
– magari stare meglio che al paese –
volevo un po' allargare l'orizzonte,
ma forse ci ho sbattuto proprio in fronte.

Non è stato facile, sai,
in mezzo a questo viavai:
tutta gente che ti
spiega il mondo        A M M I R A M I L A N O
così:                          E S P L O R A M I L A N O
                                 A D O R A M I L A N O
                                 O N O R A M I L A N O

E io in mezzo a questi ogni giorno
a girare qui intorno,
per due soldi e un parcheggio
e c'è chi sta              A S S A G G I A M I L A N O
peggio.                    A S S A P O R A M I L A N O
                                D A I M A N G I A M I L A N O
                                D E G U S T A M I L A N O

Non è che avessi tutte 'ste pretese,
ma con l'affitto a novecento al mese
non si è allargato solo l'orizzonte,
non si è sbattuta solo la mia fronte.  

Comunque ormai è andata, lo vedi:
infatti adesso, se chiedi,
sono io che rispondo
spiegandoti             R I C O R D A M I L A N O
il mondo.                D E C A N T A M I L A N O
                               C O M P R A M I L A N O
                               E R I V E N D I M I L A N O

Ma se frugherai dentro me
forse tu scoprirai
una voce che urla 
in silenzio             A B B A T T I M I L A N O
che                        D I S T R U G G I M I L A N O
                              D E V A S T A M I L A N O
                              A N N I E N T A M I L A N O

(Ancora)

                             A B B A T T I M I L A N O
                             D I S T R U G G I M I L A N O
                             D E V A S T A M I L A N O
                             A N N I E N T A M I L A N O

(Tutti insieme...)


VI

Ecco, una cosa che ancora non avevate provato era la canzone col doppio senso volgare.

Quale doppio senso?

Perché volgare?

Mi è venuto in mente che due anni fa, parlando di una canzone, ammettevate di essere fiere di avere composto una canzone dal significato molto volgare, senza usare nemmeno una parolaccia: ecco, immagino che vi consideriate fiere anche di questa...

Poteva venire meglio, però non fa cagare del tutto dai. 

La seconda parte dell'album, comunque, è molto più scurrile della prima.

Del resto è il lato B. Ma riflette anche le stagioni dell'anno e della vita. È autunno, tempo di tornare in città, tornare al lavoro...

Oppure incendiare la città, distruggere il lavoro.

Ed entrambe le opzioni, mi sembra, rispondono a una pulsione...

...Anale, certo. Parliamo di una città animata da fuorisede sradicati che tagliando i ponti col paese credevano di fare una rivoluzione, almeno individuale... 

Non c'è dubbio che l'abbiano presa in culo.

...ma indietro non si torna. Non resta che portare all'estremo le proprie pulsioni, allargare il proprio orizzonte fino a comprendere l'umanità intera, al limite autodistruggersi.

A proposito, immagino che non valga la pena chiedervi il senso della versione baby dance di Sesso coi coleotteri.

No, non vale la pena. Posso dirti di avere combattuto perché restasse un episodio di trenta secondi.

Al trentatreesimo avrei chiamato io il centododici, cioè che roba è, mi spaventa.

mercoledì 19 agosto 2026

Chi si fotte dei fantasmi della notte


Le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi
certe tue canottiere...
E l'innocenza e l'ignoranza in noi,
da calci nel sedere!
E la cantina buia dove noi
ci pestavamo a sangue,
e i miei assalti e l'eco dei tuoi "no!"
Scusa, ti ho fatto paura?

Dove sei stato cosa hai fatto mai...
una donna? 
Ma sei sicura?
Ma che vuol dire "Sono una donna", ormai?
Ma quanti ormoni ti hanno dato, lo sai?
Che importa, tanto tu non me lo dirai...
(Purtroppo)

Ma ti ricordi l'erba verde, e noi
lontano dai sentieri.
Di che colore sono gli occhi tuoi?
Io te li faccio neri...

Dove sei stato cosa hai fatto mai,
una donna, donna dimmi
cosa vuol dire "sono una donna" ormai,
con che pronomi adesso ti chiamerai,
che importa? Tanto tu non me lo dirai,
purtroppo.

Le ombre dei fantasmi della notte,
le ombre dei fantasmi della notte,
io le prendo tutte a botte!
Chi si fotte dei fantasmi della notte!

Sono alberi e cespugli ancora in fiore,
sono gli occhi di una donna ancora pieni di?
O mare rosso giallo nero verde e rosa,
se sei una donna, allora io sono che cosa?
O mare giallo verde nero viola e ro,
tu sei una donna, io chi sono non lo so so.

Le ombre dei fantasmi della notte
(chi si fotte dei fantasmi della notte).
Scusa se ti ho dato troppe botte,
è colpa dei fantasmi della notte.


V

Immagino che Mogol non sarà contento.

Neanche noi siamo contente di Mogol.

Chi è Mogol?

Ecco, appunto, anche da un punto di vista anagrafico è curiosa questa vostra ossessione per i suoi testi.

Oddio, ossessione.

Penso ad esempio a Sta' zitto quando parli, nel primo album, che era una rilettura dei Giardini di marzo immaginata dalla parte della ragazza.

Una ragazza che si sta scocciando perché il tizio continua a parlare dell'universo dentro di lui invece di passare all'azione.

Ma sono canzoni dei primi anni settanta, voglio dire, sono passati cinquant'anni. È ancora necessario prenderle in giro?

Niente è necessario. 

Cioè io da un punto di vista storico posso capire questa ruggine tra punk e cantautorato. E magari trent'anni fa prendersela con i cantautori poteva servire a rimarcare la differenza, a segnare i confini tra una generazione e l'altra, ma ormai è successo due generazioni fa! Per cui paradossalmente è proprio questo il pezzo che vi fa sembrare più datate di quanto non...

Datate? Ma di' pure vecchie.

Vecchie di merda.

Che in effetti è un altro tema che emerge in questa zona dell'album, ad esempio in un brano come Ho fatto sesso.

Beh adesso non esageriamo. Cioè non siamo così vecchie.

Abbiamo anche fatto un pezzo trap.

Lasciamo perdere il pezzo trap. Mogol effettivamente è un feticcio molto più vecchio di noi. Ma resta un feticcio. Uno dei motivi per cui i suoi testi rimangono impressi nella memoria collettiva, anche a generazioni di distanza, è la loro demenzialità. Cioè parliamo di un paroliere veramente senza vergogna, che pur di mettere un po' di sillabe qualsiasi su qualsiasi musica è riuscito a ideare dei giri di parole che ancora oggi danno il capogiro per quanto sono folli.

...mentre in altri casi è di una volgarità allucinante, che ci sorprende ancora oggi. Cioè pensa alla Canzone del sole originale, pensa a questa tizia che torna in campagna dopo essere stata in città, e si aspetta di divertirsi un po' nel fienile col cugino, ma questo si fa una serie di pare, quante braccia ti hanno stretto tu lo sai per diventar quel che sei, una cosa da prenderlo a sberle. Mogol è osceno. 

Ed è demenziale. 

E quindi...

E quindi in un certo senso è il nostro padre. 

Anche se è difficile definirlo punk.

Non lo so. Quando scrive: Tu non sei molto bella e neanche intelligente, ma non t'importa niente perché tu non lo sai, ecco, secondo me siamo ai bordi del punk.

Anche tu ami tanto le banane?

Sono testi molto sessisti, non ve lo devo spiegare io.

No, davvero, non ce lo devi spiegare tu. Ma alla fine se ci pensi l'uomo ci fa sempre una brutta figura, anche se lo stesso Mogol magari non se ne rendeva conto (Battisti invece secondo me sì, cantando se ne rendeva conto). È un sessismo talmente osceno che diventa autoparodico anche contro le sue intenzioni. Lo possiamo sfoggiare come i Sex Pistols sfoggiavano le svastiche.

Va bene, insomma, se ho capito il senso della canzone: ci sono due vecchi amici che da giovani passavano il tempo a menarsi. Si incontrano dopo tanto tempo e uno dei due (quello che di solito le prendeva) ha cambiato sesso.

Ha scoperto di essere di sesso femminile. 

Questa cosa provoca una violenta crisi di identità nell'amico.

Che potrebbe anche essere un'amica. Cioè non lo sa di che sesso ha, lo ha sempre dato per scontato ma alla fine comincia a porsi la domanda.

E tutto questo è raccontato con storpiature di versi della Canzone del sole.

Più o meno. 

Altri pezzi