martedì 15 novembre 2022

Sei solo un 1/8*10^-9 di umanità



– Capita a volte che ti credi importante,

un tipo bravo, bello, interessante...

e via di seguito, fino ad ammettere che

il mondo non possa proprio fare a meno di te.

Tu così astuto, geniale, brillante,

così originale, esuberante,

ti credi insostituibile – ma in realtà

sei solo un cinque sei sette ottomiliardesimo di umanità 


Coro: sei solo un ottomiliardesimo di umanità,

quindi non sopravvalutare la tua individualità!

Sei solo un ottomiliardesimo di umanità,

quindi non sopravvalutare la tua individualità.


– Capita a volte che tu creda che gli altri

siano qui solo per ammirarti,

per ascoltarti e capirti ed ammettere che

non avrebbero senso più senza di te.

Tu così lucido, attento, profondo,

sulle tue spalle reggeresti il mondo:

ma fai sul serio il mondo ti schiaccerà

come un cinque sei sette ottomiliardesimo di umanità.


Coro: sei solo un ottomiliardesimo di umanità, ecc.


– Capita a volte che ti credi un inetto,

un tipo stupido, ridicolo, gretto,

e via di seguito, fino ad ammettere che

il mondo ruota benissimo anche senza di te.

Tu così goffo, mediocre, meschino,

ti senti troppo, troppo piccolino,

un vero zero, anzi meno: una nullità

ma sei un un cinque sei sette ottomiliardesimo di umanità!


Coro: sei solo un ottomiliardesimo di umanità,

quindi non sottovalutare la tua individualità!

Sei solo un ottomiliardesimo di umanità,

quindi non sottovalutare la tua individualità.


– Capita a volte che tu creda che gli altri

sian così astuti, geniali, brillanti,

così sicuri e precisi, e tu già pensi che

abbiano molto, ma molto più senso di te.

Ma se farai il calcolo matematico

scoprirai che è tutto molto meno drammatico,

perché ognuno di noi, quanto vale? Si sa:

quanto ucinque sei sette ottomiliardesimo di umanità!


Coro: sei solo un ottomiliardesimo di umanità,

quindi non sottovalutare, ecc.


[Ok, questa è molto molto vecchia, quanto vecchia? È così vecchia che non fa neanche più vergogna, neanche più pietà, ma soprattutto: è così vecchia che eravamo appena diventati cinque miliardi. Oggi siamo otto. Questa piccola nozione è la cosa più enorme che so, è qualcosa che non è successo mai nella storia dell'uomo ed è successo durante la mia storia di uomo e non c'è giorno che io non ci pensi, sto passando la vita a cercare di capirlo, di convincermi che sono una formica sempre più piccola e di accettare il senso di questo. Almeno trent'anni che ci provo, con risultati discutibili – ma nessuno ci aveva mai provato, prima di noi].

giovedì 3 novembre 2022

Prima vennero per i novax

Prima vennero per i novax,


però come vennero se ne andarono, e alla fine lasciarono i novax più o meno dov'erano (ok, alcuni persero mesi di stipendio, per carità, è un problema, ma non esattamente il confino a Ventotene, ecco).

Poi vennero per i ravers,

e a quel punto i novax ci dissero eh, cazzi vostri, dovevate difenderci quando erano venuti per noi; non lo avete fatto e adesso è troppo tardi. 

E noi: ma come, scusate, non avete capito come funziona la storiella? È da quarant'anni che ce la raccontiamo, lo sapete benissimo che prima i fascisti vengono per x e poi per y e alla fine non resta nessuno... Loro alzano le spalle, perché dopotutto per loro i fascisti erano già passati, e senza troppi danni. 

Ovvero, pensate all'ironia: ai novax la repressione fascista non preoccupava perché... l'avevano già avuta in forma benigna! insomma si erano vaccinati dal fascismo! 

E mentre rifletti su questo brillante paradosso qualcuno suona il campanello: sono venuti pe te. 

Tu dici, proprio per me? potevate almeno venire venerdì scorso.

Perché venerdì scorso?

Perché non mi ero ancora fatto la quarta dose, così diventavo un novax e almeno un novax ve lo portavate via davvero. 

Loro scuotono la testa, guardi che la storiella non funziona così, eh? Non la conosce? Non l'ha letto Brecht?

No, guardate vi sbagliate, non l'ha scritta Brecht, comunque a chi tocca oggi? L'altro ieri i novax, ieri i ravers, oggi me ma io chi sarei?

Ecco dunque sì, oggi siamo venuti per i cagacazzo.

Ah ok, vado a fare le valigie. Posso?

Contento lei.

domenica 30 ottobre 2022

Il primo presidente donna (anzi ragazza immagine)

Si sarà capito a questo punto che non nutro molta simpatia per il presidente del consiglio in carica (in carico?), per la storia che è convinto di rappresentare che per me è una storiella, per i valori che crede di difendere che per me sono paroloni vuoti, per le brutte facce e che cerca di nascondere dietro il suo musetto simpatico. Non la stimavo prima e, non scrivendo io per testate prestigiose e intelligenti, non sento quell'impulso irresistibile a cominciare ad ammirarla adesso. Certo, credo sia importante giudicarla per quello che fa e non solo per i discorsi, gli articoli determinativi, i sostantivi – a un certo punto ha scritto "merito" nella dicitura di un ministero e per tre giorni non abbiamo parlato d'altro, come se nel frattempo qualche meritevole avesse ottenuto qualcosa (no: qualche lobbista sì, ma non è proprio la stessa cosa); questo mi pare fare il suo gioco. 

L'immagine non rappresenta il Presidente, nemmeno metaforicamente

Vorrei solo registrare un appunto su questa cosa storicamente rilevante, il fatto che sia la prima donna a ricoprire il suo incarico, e che questo venga da alcuni considerato la dimostrazione della debolezza della sinistra, che si riempie di parole di uguaglianza ma poi non riesce a praticarla nel concreto, mentre a destra una tizia così senza approfittare di quote rosa si fa un mazzo tanto e grazie ai suoi soli meriti sfonda finalmente un soffitto di cristallo, il glass ceiling, vedo che in questi giorni è tornato di moda questo anglismo, mentre pinkwashing ormai non se lo ricorda più nessuno, così transita la gloria dei modi di dire. Vabbe'.

Premessa: le pari opportunità sono comunque un obiettivo progressista, indipendentemente da chi riesca a realizzarle e a goderne i frutti (il principio è appunto che tutti devono goderne i frutti). Su un ideale asse ideologico, all'estrema destra ci sta la famiglia patriarcale, a sinistra la completa parità e uguaglianza, in mezzo ci siamo tutti noi con tutte le nostre contraddizioni, ma insomma se nel 2022 in Italia persino a destra festeggiano perché c'è una donna al comando, questo è un buon segno per chiunque sia sinceramente progressista; è il segno che almeno su questo fronte l'egemonia è stata conquistata e preservata. Facciamo i nostri complimenti ai nostri connazionali di destra che hanno raggiunto questo obiettivo per primi, ma ricordiamo che l'hanno raggiunto anche (e soprattutto) grazie al lavoro e alla lotta di gente che per lo più era di sinistra. Dopodiché. 


Dopodiché non c'è dubbio che la sinistra italiana non abbia espresso in questi anni tutte le leader che avrebbe dovuto. I motivi sono molteplici: il primo che mi viene in mente è che a sinistra il cursus honorum è oggettivamente più complesso; chi fa politica deve farla per anni, magari a livello amministrativo, ed è faticoso: e quando una carriera è faticosa, per le donne purtroppo lo è di più. Laddove a destra in parlamento per molto tempo alla fine si trattava per lo più di piacere a Berlusconi. (Le donne a sinistra poi dovevano difendersi dal fuoco dei comunicatori berlusconiani: pensate a come hanno trattato a turno Rosy Bindi, Cecile Kyenge, Laura Boldrini). 

Dopodiché, il caso daa Meloni è abbastanza peculiare: non solo non proviene dall'entourage di Berlusconi, ma è anche il primo presidente del consiglio di una maggioranza di centrodestra che comprenda Forza Italia ma che non sia lo stesso Berlusconi. Questo è un dettaglio notevolissimo, se pensiamo a tutti gli aspiranti eredi che negli anni Berlu si è divorato, dai più papabili (Casini, Fini) ai più improbabili (Alfano, Toti, Fitto). Tutti maschi. 

Da cui un sospetto: forse per aa Meloni l'essere donna potrebbe essere stato un inaspettato vantaggio evolutivo, quell'apparente deficit che però ti rende indigesto ai predatori che ti risparmiano. Non solo Berlusconi non vedeva 'naa Meloni una preda interessante, ma non riusciva nemmeno a immaginarla come una minaccia. La lunga strada che l'ha portata a Palazzo Chigi in realtà poi non è che sia stata così lunga – non solo perché la Garbatella non è così periferica come i giornalisti romanocentrici credono, ma perché aa Meloni per molto tempo non ha fatto che restare immobile come il guzzantiano semaforo, mimetizzata nel paesaggio, titolare di un partitino che non doveva fare altro che rappresentare un determinato settore dell'opinione pubblica, senza farsi notare troppo non tanto dagli avversari, quanto dagli alleati che alla fine erano i diretti concorrenti nella lotta fratricida a chi polarizzava la maggior parte dei voti a destra: finché a Berlusconi bollito, Salvini lessato, per esclusione non poteva che toccare a lei. In questo è stata brava? Boh, forse. Qualcun altro avrebbe fatto peggio di lei? Senz'altro. 

Mi spingo più in là: secondo me il fatto che il settore politico più retrivo e patriarcale abbia espresso la prima vera leader di partito e di governo di sesso femminile è tutt'altro che accidentale. Avevano un'immagine tremenda: l'unica speranza era svecchiarla con un personaggio giovane e simpatico e non hanno faticato neanche molto a trovarlo (i vantaggi di avere avuto, ai tempi del MSI, un partito non 'leggero', ma radicato almeno in alcuni territori e provvisto di strutture giovanili, campeggi, qualcosa che richiamasse un minimo di gioventù, qualcosa in cui il PCI era imbattibile finché non l'ha sacrificato sull'altare della leggerezza veltroniana). 


Insomma secondo me alla fine aa Meloni è una che se ha fatto un lavoro nella vita è stato fare la mascotte di una ganga di postfasci; ammettiamo pure che l'abbia fatto con costanza e dedizione, ma secondo me è ancora il mestiere che fa, una che in mezzo a un gruppo di gente bruttissima ci mette il faccino simpatico. Per cui no, non mi pare che l'essere donna l'abbia penalizzata più di tanto, c'è un motivo per cui a fare le ragazze immagine in discoteca chiamano tendenzialmente le ragazze. Non ha tanto a che vedere con le pari opportunità e nemmeno in senso stretto col patriarcato, e non vuole nemmeno essere una critica del personaggio. Di presidenti del consiglio ne abbiamo avuti di tanti tipi, una ex ragazza immagine non è necessariamente la meno adatta al ruolo, è persino possibile che faccia meglio, tiro a caso, di certi ex sindaci di Firenze. 

Così quando tutti si sdilinquiscono per questa cosa del primo presidente donna, a me viene in mente una battuta infelice di Barack Obama – sì, di quel presidente che tutti ricordano per i bellissimi discorsi così motivazionali, a me è rimasta impigliata nella memoria una battuta infelice ai tempi in cui Sarah Palin sembrava la Nuova Grande Promessa Bianca del partito repubblicano, e Obama si lasciò sfuggire che se metti un rossetto a un maiale resta pur sempre un maiale. Ne seguì qualche giorno di polemica, Obama sessista! tra gente che non capiva (e più raramente fingeva di non capire) che Obama non aveva definito la Palin un maiale: l'aveva definita un rossetto. Magari Aa Meloni riuscirà a governare questo paese in un modo decente, visti i tempi quasi me lo auguro. Ma continuo a vedere dietro di lei facce bruttissime, interessi luridi, progetti reazionari: e continuo a vedere in lei un rossetto, la mascotte che cerca di fare la simpatica, e almeno per quanto mi riguarda non ci riesce, non c'è mai riuscita, certo non rientro nel suo target. Ma insomma ditemi come fate a non vedere il maiale. 

venerdì 28 ottobre 2022

Uomini, profeti e me

Un paio di segnalazioni, ché Ognissanti si avvicina e io avrei un libro in promozione:

– È uscita una mia intervista su Credere (la rivista settimanale d'attualità per vivere la gioia del Vangelo), edizioni Paoline. Che se ci pensate è notevole. C'è anche una foto mia decente, visto il materiale di partenza (se ricordo bene quando me l'hanno scattata avevo il covid). Probabilmente è la foto più sexy che mi pubblicheranno mai ed è uscita su Credere, la rivista settimanale d'attualità per vivere la gioia del Vangelo. 


– Domani (sabato mattina) alle 9:30 dovrei essere ospite telefonico di Uomini e profeti, prestigiosa trasmissione di Rai Radio 3. A presto e buon Halloween (sì, è sempre la stessa festa). 

giovedì 27 ottobre 2022

Aa presidente

Questa cosa dei femminili dei sostantivi è così poco interessante che persino io, che studio e insegno grammatica di mestiere, mi devo proprio sforzare per trovarla interessante. Siete anzi liberi di dichiarare che è cosa noiosa e che non vi interessa. 

Una volta. 


E poi non ne parlate mai più, e non vi si vede più in calce a qualche thread a infastidire gente che se ne sta interessando (e che in linea di massima ha studiato la questione un po' più di voi). Perché chi trova davvero un argomento noioso, di solito fa così: se ne disinteressa.

Se invece non perdete occasione per ribadire che bastaaaa, che noiaaaaaa, è proprio un'ossessioneeeee: ecco, sì, confermo: è un'ossessione, vostra. E ora una notizia: non esiste nessuna ossessione di sinistra per il "politically correct". Chi lo dice è pregato di citare qualche concreta proposta legislativa sul linguaggio inclusivo. Ne troverà poche o non troverà niente. Troverà invece nelle prime dieci pagine di google centinaia di opinionisti di destra ossessionati dal politically correct, con interventi che di solito si possono sintetizzare in bastaaa che noiaaaaa – l'idea che in questi anni la sinistra invece abbia parlato di grammatica inclusiva invece che di salari è risibile. Vera Gheno avrà parlato di grammatica inclusiva: è il suo campo, ne parla, che altro dovrebbe fare? Altri avranno parlato di salari, ma per qualche motivo nessuno ha deciso di selezionarli, inquadrarli, prenderli ad esempio di ciò che la sinistra fa. Il politically correct è un'ossessione della destra: un fantoccio di paglia che si è costruita col tempo, accumulando episodi per lo più marginali, per il 90% interpretati male ("genitore uno genitore due", lo schwa, persino il "petaloso"). Esiste una sinistra che si preoccupa solo di queste innovazioni grammatiche? Sì: nei sogni degli opinionisti di destra. Esistono linguisti che si preoccupano in particolare dell'inclusività della lingua e che fanno proposte per rendere l'italiano più inclusivo. Questo non risolve certo i problemi del mondo e nessuno lo pretende. 

Parte della noia che provo per l'argomento è dovuta dal fatto che, malgrado tutti ne parlino come di cosa di sconvolgente attualità, questa manfrina del politically correct la sento ripetere da che son nato, e sono nato in un altro secolo. Mi facevo già la barba quando Irene Pivetti diventò presidente della Camera e si faceva chiamare "il presidente della Camera" – se ne discuteva già allora, perché non la presidentessa? o la presidente? Ora, ciò che rende molto noioso il dibattito è che ormai le squadre sono fatte: la sinistra vuole i femminili e li vuole svelti ("la presidente"), la destra vuole una specie di maschile professionale sovraesteso che però non è mai stato formalizzato ("il presidente"). Dalla mia distanza, mi piace mantenere una certa neutralità e ricordare che stiamo parlando di linguaggio, ovvero di un terreno dove ogni scelta è arbitraria. Questo spiega alcuni paradossi: per esempio, aa Meloni che "sceglie", letteralmente, il genere con il quale vuole essere chiamata, fa qualcosa di vagamente simile agli attivisti woke che si scelgono i loro pronomi. Se siamo davvero liberi di scegliere il nostro genere grammaticale, anche aa Meloni lo è. Probabilmente anche in questo caso la nostra libertà è vincolata alla comunità dei parlanti, che possono recepire i desideri daa Meloni ma anche, magari in un secondo momento, mandarla a quel paese. Dipende un po' da tutti, da quanto ci interessa il problema. Ah non v'interessa? E allora non dovevate leggere fin qui, è già il terzo paragrafo, non lo rileggo nemmeno i

sabato 15 ottobre 2022

Temo Berlusconi anche quando scrive i bigliettini

Va bene, diciamo che Berlusconi a questo punto potrebbe essere la mina che fa esplodere questa maggioranza: e poi? No, intendo, a maggioranza esplosa quale sarebbe il piano? Un campo extralargo con tutti dentro tranne Salvini e Meloni? Quasi un regalo per questi ultimi. Qualche altro mese di Draghi dimissionario e poi si torna alle elezioni, ma stavolta con un Berlusconi al centro che sposterebbe gli equilibri? Interessante. 


No, scusate, non è davvero così interessante. Lo è per i commentatori politici, questo sì, a cui una crisi di governo ancora prima del governo fornirebbe un sacco di argomenti proprio quando ormai la partita sembrava chiusa: l'affetto che provano per questo Berlusconi al tramonto – così umano nei suoi comportamenti stizziti – è abbastanza comprensibile. I nonni hanno sempre qualcosa di rassicurante, anche quelli che hanno rotto con gli eredi e ormai vogliono soltanto vedere il mondo bruciare. Lo capisco. Coi postfascisti al potere non c'è da fare gli schizzinosi: se la prima crepa nel loro bunker comparisse grazie a un Silvio Berlusconi, non ci dispiacerebbe. Avrebbe anche un senso narrativo, diciamocelo: io vi ho sdoganato e io vi distruggo, o almeno ci provo, e riscatto all'ultimo minuto la mia figura di villain. Oddio, i malvagi alla Darth Vader di solito all'ultimo momento compiono qualcosa di buono perché si sono pentiti del male che hanno fatto, laddove fino all'ultimo Berlusconi sembra ossessionato da una fame di affermazione così implacabile che non lo ha lasciato in pace neanche quando era davvero l'uomo più ammirato d'Italia: e ancora oggi sembra la forza innaturale che lo tiene in vita, determinato a mantenere il centro della scena, a espugnare un ormai impossibile Quirinale. Più che un Darth Vader, un Gollum, la cui ossessione potrebbe mandare a monte i piani più lungamente preparati. In ogni caso qualcosa di diverso dal Berlusconi che abbiamo conosciuto fin qui. Una scheggia impazzita, un battitore libero, ho finito i modi di dire giornalistici ma credo di essermi spiegato: qualcosa che Berlusconi non era mai stato.

 Ai tempi in cui era realmente il padre/padrone del centrodestra, mi è capitato più volte di criticare chi professava un antiberlusconismo ormai astratto, completamente trasferito in una sfera morale dove "Berlusconi" non coincideva nemmeno più con l'imprenditore barzellettiere: più di quel Berlusconi lì, occasionale, accidentale, avremmo dovuto diffidare del "Berlusconi che è in noi". Io invece ero tra quelli che non perdeva l'occasione di ribadire che prima di essere un'idea della mente, Berlusconi era un essere umano concreto, che ci danneggiava concretamente, perseguendo concreti obiettivi che non erano certo i nostri. Al massimo, se proprio si voleva astrarre un po', concedevo che "Berlusconi" in realtà era un'azienda (anzi più di una): il che significava tra l'altro che il berlusconismo sarebbe sopravvissuto all'ometto in carne e ossa e avrebbe continuato a perseguire gli obiettivi delle sue aziende. 

Proprio per questo motivo, accanto al declino psico-fisico (di cui bisogna comunque tenere conto), occorrerebbe sempre calcolare quello economico: Berlusconi rappresenta ancora gli interessi di un importante gruppo economico? Più concretamente: ha ancora voce in capitolo nei palinsesti Mediaset? Perché da lì passa ancora una parte cospicua della costruzione del consenso intorno alla destra italiana. Non è che non mi dispiacerebbe un Berlusconi in rotta co aa Meloni: ma parliamo di un vecchietto arzillo, ormai simpatico anche a tanti detrattori, ancora disposto a combinare qualche guaio pur di rimanere sotto i riflettori, ancora convinto di poter ottenere qualche buon affare per sé e per le sue collaboratrici più strette... o parliamo del caimano che con tre colpi di telefono può licenziare i conduttori tv che non si allineano? Perché potrebbero essere due Berlusconi diversi ormai. Non che mi fiderei di nessuno dei due, ma dovessi scegliere preferirei poter contare sul secondo. Il primo ci delizierà ancora con tanti siparietti, ma rischia di restare solo molto presto: e l'attenzione che sta attirando, potrebbe concentrarla sul fatto che alla fine si può fare a meno di lui. 

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