Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi

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domenica 16 giugno 2024

Ranieri e la sindrome di Gerusalemme

17 giugno: San Ranieri di Pisa (1118-1160), un altro che a Gerusalemme ha perso un po' la testa.

Cecco di Pietro
Gerusalemme è una città che fa impazzire la gente. Non è solo un modo di dire. Esiste una vera e propria sindrome attestata nella letteratura psichiatrica a partire dagli anni Trenta del secolo scorso. Colpisce i turisti, che nella stragrande maggioranza sono turisti religiosi (e forse sono predisposti a sperimentare un'esperienza perturbante). Nella forma più lieve si manifesta come un pensiero ossessivo nei confronti della città e della storia che rappresenta; in casi più gravi subentra il complesso del Messia, ovvero il turista si sente chiamato da Dio a una missione che può comportare atti vandalici (nel 1969 un australiano decise lì per lì di dare fuoco alla Moschea di Al Aqsa). C'è da dire che dopo una recrudescenza avvertita intorno al 2000, negli ultimi anni il fenomeno è stato relativamente ridimensionato, forse perché (ipotesi mia) è difficile sembrare pazzi arrivando in una città che sta già impazzendo di suo. Il cento di salute mentale Kfar Shaul  ha contato qualcosa come 1200 casi in un lasso di tredici anni (1980-1993), con 470 ricoveri (per lo più brevi). Considerato che nello stesso periodo Gerusalemme veniva visitata da più di tre milioni di turisti l'anno, si potrebbe anche concludere che la sindrome esiste solo perché ci aspettiamo che esista, come i miracoli a Lourdes: se metti tanti credenti nello stesso luogo, è statistico che qualcuno prima o poi in quel luogo cominci a vedere cose o a gridarne altre. In tutte le città qualcuno all'improvviso può mettersi a balbettare profezie, vestirsi di tuniche e proclamarsi il Messia, ma a Gerusalemme ci fanno più caso che altrove, anche se di solito una degenza di una settimana è sufficiente a risolvere il problema. Episodi del genere sono stati registrati in altre epoche: di uno avete senz'altro già sentito parlare (se ci riflettete). Altri sono stati descritti da un domenicano svizzero del XV secolo, Felix Fabri. E poi c'è il caso di San Ranieri Scacceri di Pisa.

A guardarla da lontano, l'agiografia di Ranieri sembra una bozza preparatoria di quella di Francesco d'Assisi: nasce 70 anni prima, fa impazzire i genitori con i suoi modi da ragazzaccio dissoluto (gli piace ballare e suonare la lira), tenta comunque di mettersi sulle orme del padre mercante, ma proprio a quel punto sente il richiamo della povertà, compie un viaggio in Terrasanta, si libera di tutti i suoi beni e diventa asceta e predicatore, venerato già in vita per i miracoli. Se il pauperismo di Francesco è l'espressione del disagio che cresce nel tessuto urbano proprio nei decenni in cui la civiltà comunale conosce un vero e proprio boom economico, non è così strano che nella repubblica marinara toscana sia comparso un simil-Francesco molto prima che in Umbria. 

Avvicinandoci un po', cominciamo a notare le differenze: Ranieri viene convertito da un eremita di origina corsa, Alberto Leccapecora; non va in Terrasanta a convertire il sultano (nel 1135 Gerusalemme è ancora controllata dai Crociati), ma in viaggio di lavoro, con alcuni soci di una compagnia commerciale. Quando arriva però capisce che la povertà è la sua vocazione. Ma non si veste di bianco o di sacco, non si proclama il Messia: si limita a liquidare ai soci la sua quota nella compagnia e a smettere di mangiare cinque giorni alla settimana. In Terrasanta rimane per 13 anni, prima di tornare a Pisa dove si sarebbe stabilito con alcuni seguaci nel monastero urbano di San Vito, compiendo vari miracoli e benedicendo regolarmente l'acqua che gli portavano (da cui il soprannome di Ranieri dell'acqua). A San Vito sarebbe morto nel 1160. 

Negli anni successivi il suo culto sarebbe stato promosso soprattutto dal vescovo Benincasa, che era stato suo discepolo negli ultimi anni a San Vito, e che modificò pesantemente un'agiografia già esistente, trasformando Ranieri in uno straordinario esorcista. Benincasa era esponente della fazione ghibellina in rotta con il papa Alessandro III, e cercava nel culto del suo antico maestro una fonte di legittimità. Quando fu deposto, Ranieri perse ogni speranza di essere canonizzato ufficialmente da Alessandro, e anche in seguito non c'è mai stata una vera causa di beatificazione. In compenso a Pisa è considerato il santo patrono.

sabato 15 giugno 2024

Giulitta e il neonato parlante

16 giugno: Santa Giulitta e suo figlio San Quirico, entrambi martiri nel 303

Giulitta è una matrona che cerca di scappare da Iconio per evitare a sé stessa e al figlioletto Quirico la persecuzione anticristiana: ma Diocleziano ha spie dappertutto, e Giulitta viene rapidamente catturata. Un turpe governatore durante l'interrogatorio la minaccia e la blandisce tenendo in braccio il piccolo Quirico, che nella leggenda originaria avrebbe al massimo tre anni. Non solo Giulitta rifiuta di convertirsi, ma lo stesso Quirico miracolosamente prende la parola, esorta la madre a resistere e si professa pure lui cristiano. Il governatore, dalla rabbia, lo afferra per un piede e lo scaglia contro i gradini del tribunale, così forte che ne "schizzarono le tenere cervella". Il tutto davanti alla madre che da quel momento sarà ancor più risoluta a morire testimoniando la propria fede. Tramandata da una Passione redatta dal vescovo di Iconio di Licaonia (oggi in Turchia), la storia di Giulitta e del suo piccolo Quirino conobbe per tutto il medioevo un grande successo. Annotiamo una volta in più come nel medioevo un certo gusto per lo splatter si sia tramandato proprio grazie alle leggende di santi, che con la scusa di dettagliare l'efferatezza dei pagani consentivano agli autori di sfrenare le fantasie più violente. Detto questo, dietro a ogni fantasia c'è una possibile verità e non possiamo escludere che durante la persecuzione dioclezianea un bambino sia morto in un modo tanto orribile. Non è nemmeno impossibile che Quirico abbia detto qualche parola ispirata, in fondo a tre anni alcuni bambini ne sono capaci. Ma l'episodio ricalca evidentemente un tropo più antico: quello del neonato che all'improvviso si mette a parlare come un adulto.  

In Italia il neonato parlante più famoso è senz'altro quello che Sant'Antonio di Padova prende in grembo a Ferrara: è nato da pochi giorni e il padre non vuole riconoscerlo, accusando la moglie di adulterio. Antonio scongiura il neonato di indicare il padre, e il neonato prende miracolosamente parola per scagionare la madre. Non sappiamo se la leggenda sia nata per giustificare le tante immagini in cui Antonio teneva in braccio un bambino; la leggenda poi confligge con un'altra che identifica nel bambino lo stesso Gesù: Antonio lo avrebbe tenuto in grembo in una visione. 

Il diavolo scambia un neonato con un changeling,
in un polittico di Martino di Bartolomeo.

Nei miti celtici, i bambini che parlano sono i changeling, folletti che le fate hanno sostituito ai figli veri delle madri che non hanno fatto sufficiente guardia alla culla. Queste fate in certi casi preferiscono crescere figli umani; oppure non hanno latte e quindi devono servirsi di questo sotterfugio perché una madre umana nutra il loro figlio. Le leggende dicevano che erano più goffi dei bambini normali, e che parlavano sì, ma solo di nascosto: per sorprenderli servivano una serie di trucchi che variavano di regione in regione. 

Un'ipotesi è che la leggenda dei changeling servisse a spiegare il fenomeno dei bambini affetti da malattie genetiche, come la sindrome di Down. Definirli figli delle fate era un modo per prenderne le distanze, visto che presto o tardi sarebbero stati uccisi o abbandonati. Apparentemente, la leggenda di Giulitta e Quirico non ha niente in comune coi changeling: e però appena il bambino parla, il pagano malvagio lo afferra da un piede e lo scaglia via come una vita indegna di essere vissuta. Non è impossibile che nella storia venga riciclato un mito più antico, rovesciato polemicamente: la pratica di eliminare i bambini malati o deformi diventa una prova della malvagità dell'antico mondo pagano; ora il bambino che parla è un martire ed è degno di essere venerato come santo. 

venerdì 14 giugno 2024

Eliseo e le sue orse

14 giugno: Sant'Eliseo, profeta da non contrariare (IX secolo aC)


Quando Eliseo, dopo aver purificato le acque di Gerico, si mise in cammino verso il monte Carmelo, passando da Betel incontrò dei giovani che lo presero in giro: la strada era in salita e loro gli gridavano: "sali, calvo". Non l'avessero mai fatto. Non solo si prendevano gioco di un profeta di Dio, ma di quello probabilmente più permaloso. Insomma giudicate voi: Eliseo (dall'ebraico Elisha, "Dio è la mia salvezza") li maledisse nel nome del Signore e subito dal bosco uscirono due orse che li sbranarono tutti e quarantadue. E benché i glossatori in seguito abbiano tentato di dare al termine ebraico "ne'arim" ("giovani"), un significato più esteso ("disobbedienti"), è probabile che la versione originale sia la più sgradevole: non erano adulti, e se il profeta li ha maledisse si vede che se lo meritavano. 

Di miracoli, Eliseo ne ha fatti parecchi: è la sua specialità. Isaia ha la poesia, Geremia le rampogne, Ezechiele le visioni, Elia i miracoli, Eliseo ancora più miracoli. Alcuni sono persino più cruenti, ma non è difficile capire perché questo è il più famoso. Erano 42 ragazzi: non offendevano il Signore servendo gli idoli, come facevano i re di Israele e dintorni che Eliseo periodicamente ammoniva e puniva. Avevano solo mancato di rispetto a un profeta, ecco, questo era già intollerabile. 

Quando fece sbranare i 42, Eliseo era già abbastanza maturo da aver perso i capelli, ma come profeta si era appena messo in proprio. Il suo maestro, il grande Elia, era da poco salito al cielo su un carro di fuoco. Eliseo aveva avuto il privilegio di assistere all'evento coi suoi occhi, l'unico modo, secondo il maestro, di riceverne l'eredità. Eliseo aveva chiesto addirittura di "averne il doppio", richiesta molto ardita perché già Elia era conosciuto per i suoi prodigi spettacolari. Eliseo evidentemente sentiva di meritarselo; anni prima, quando Elia lo aveva fatto suo discepolo stendendogli il mantello addosso, Eliseo aveva abbandonato la sua casa senza quasi fiatare. Stava arando un campo, alla guida di un tiro di dodici buoi – un dettaglio che ci suggerisce che la sua famiglia fosse abbastanza benestante. A Elia chiese solo un momento per salutare i genitori; poi fece arrostire i buoi sul fuoco che appiccò agli aratri, sfamò i suoi servi e li congedò, il Signore lo chiamava. Non sappiamo se durante gli anni di apprendistato presso Elia abbia fatto dei miracoli; senz'altro, appena raccolse il mantello di Elia che era caduto dal carro di fuoco, divenne in grado di dividere le acque del Giordano e fare qualsiasi altra cosa. Un enorme potere nelle mani di un uomo un po' bizzoso, ma Eliseo era anche capace di atti di generosità e tenerezza. 

Quando passava dal villaggio di Sunem era spesso ospite di una signora che aveva riconosciuto in lui "l'uomo di Dio", e aveva fatto costruire una stanza apposta per lui, senza nulla chiedere in cambio. Eliseo, non sapendo come sdebitarsi, le promette che entro l'anno aspetterà un bambino. La sunammita non vuole crederci, il che è pericoloso; chi reagiva con scetticismo alle profezie di Eliseo a volte finiva molto male. Un soldato che non aveva creduto alla vittoria promessa, era finito schiacciato durante i festeggiamenti. Ma il caso della sunammita è diverso: non dubita del profeta, ma ha paura del suo stesso desiderio. Il bimbo nascerà, crescerà, e un giorno cadrà in coma dopo aver lamentato forti dolori alla testa. Quel giorno la sunammita cavalcherà fino al monte Carmelo, per prendersela con il profeta: "Avevo forse domandato un figlio al mio Signore? Non ti dissi forse: non m'ingannare?"  Così tutti noi genitori, quando scopriamo che l'ansia di perdere i nostri figli sorpassa la gioia di averli attesi, se avessimo nei pressi il profeta Eliseo, lo malediremmo. Ma il potente Eliseo, inflessibile coi re e i loro eserciti, quando la sunammita venne ad accusarlo, scese dal Carmelo e andò a rianimarle l'unico figlio, con una tecnica che somiglia alla respirazione bocca a bocca. Era un tipo così. Per fortuna che quel giorno nessuno gli fece notare che stava perdendo i capelli. 

giovedì 13 giugno 2024

Ma dove l'avete pescato Vannacci


Se vogliamo poi parlare di Vannacci, forse questo è il momento. Io finché c'era il benché remoto rischio di fargli un po' di campagna elettorale gratis, mi rifiutavo anche di nominarlo. E non è che abbia molto da dire su un personaggio tutto sommato abbastanza lineare. Segnalo soltanto una cosa che ritengo divertente: Vannacci sfondò sui giornali l'estate scorsa, quando un libretto pubblicato a sue spese si ritrovò per primo in una classifica. Qualche mese prima (aprile 2023), io scrivevo questa cosa:

La coincidenza dell'agonia di Berlusconi con la fusione mentale di Calenda mi induce a una riflessione: e adesso cosa s'inventeranno, Loro?

Per "loro" intendo un soggetto forse troppo vago – diciamo quel ventre molle culturalmente un po' succube di una classe proprietaria che ha ancora in mano due o tre giornali a diffusione nazionale, insomma quel blocco sociale che una volta chiamavamo maggioranza silenziosa salvo che in Italia ha dimostrato più volte un'incredibile creatività, ma esclusivamente nei momenti in cui una specie di sinistra anche solo in vago odore di socialdemocrazia sembra potersi aggiudicare uno straccio di maggioranza in parlamento. Siccome la Storia ha la tendenza a ripetersi in farsa, la prima occorrenza di questa creatività è l'unica davvero tragica: la marcia su Roma del 1922, un giornalista a capo di un gruppo di picchiatori che all'improvviso diventa la soluzione a tutti i problemi, compresa un'insurrezione bolscevica che almeno in quel caso non era del tutto implausibile.

Settant'anni più tardi, a muro di Berlino crollato, la minima possibilità che il PDS di Occhetto possa vincere un'elezione trasforma un palazzinaro che sta occupando abusivamente delle frequenza televisive nel Cavaliere che salverà l'Italia dal comunismo.   

Il tizio in effetti i mezzi mediatici per imporsi nell'immaginario degli italiani ce li ha, ma quando si trova al governo non ha la minima idea di cosa fare. Non importa, perché all'orizzonte c'è già la soluzione, ancora più assurda: un movimento di popolo orgogliosamente antipolitico capitanato da un ex comico televisivo. 

Pure lui riesce a mandare la sinistra a casa in diretta streaming; pure lui non sa poi cosa combinare, e quindi che si fa? A quel punto si punta su personaggetti raccattati: prima Renzi, poi questo Calenda, che non si capisce se siano emotivamente instabili in partenza o lo diventino una volta messi sotto luci di riflettori che, è evidente, sono un po' troppo forti per loro. Ma a questo punto insomma Renzi è una barzelletta, Calenda una mina vagante, cosa s'inventeranno stavolta? Da dove lo possono pigliare? Fabrizio Corona è a piede libero? Morgan come sta, è andata bene la trasmissione? Olindo e Rosa sono ancora al gabbio? No così, sto pensando ad alta voce.

Che dire: alla fine Olindo e Rosa sono rimasti al gabbio, Morgan tutto sommato se la cava, anche Corona aveva da fare, vai con l'ufficiale in congedo. Ma capite che siamo al raschio del barile. La scarsa affluenza alle urne è un problema di casting, come all'Isola dei Famosi dove non diventano più famosi neanche dopo esserci andati. E ora? Donne barbute, nani proiettile? Avessi un circo, comincerei a rifletterci.

mercoledì 12 giugno 2024

Dalle urne solo buone notizie (le cattive le avete già lette)

Il Post

– Lamentarsi dei risultati elettorali è pratica molto diffusa, evidentemente appagante per chi si lamenta e forse anche per chi questi lamenti li ascolta o li legge. Lo dico perché continuo a vedere gente che si lamenta ancora prima di aver letto i risultati definitivi: e quando i risultati definitivi smentiscono le previsioni di catastrofe, continuano a lamentarsi perché il copione è quello, mica puoi aspettarti che improvvisino. Non è che non li possa capire: è difficile rinunciare a un bel frame quando te lo prepari da mesi. L'Europa doveva spostarsi a destra; un po' effettivamente è successo, ma non così tanto. Non importa, ormai nei cassetti c'è tutto un fior di riflessioni sullo spostamento a destra e devono pubblicarle. Non è un vero problema, tanto non le leggiamo più.

– Non leggiamo più, quindi perché lamentarci di una stampa asservita ai potenti di turno. Personalmente ho smesso di indignarmi per Vespa, per Mentana e per tutti gli altri tromboni che si ostinano a mettersi tra noi e le notizie in tv: pensionati che intrattengono pensionati, lasciamo che si seppelliscano da soli. I giovani non li conoscono, se non come feticci da evitare. I social, nel tentativo quotidiano di farmi litigare con qualcuno, nei mesi scorsi mi hanno mostrato dallo specchio un pezzo d'Italia particolarmente sgradevole, guerrafondaio, filosionista, ben rappresentato sui media, qualcosa che poteva realmente farmi preoccupare. Poi si va alle elezioni e quel pezzo si rivela un pezzetto, un pezzettino che non valeva il mio tempo e la mia preoccupazione. I giovani non sono guerrafondai, non sono filosionisti, e crescendo spesso in scuole multietniche non sono neanche particolarmente razzisti. Certo, hanno tutto il tempo per diventare stronzi come i loro genitori, ma non deve succedere per forza di cose. Quel che è chiaro è che non guardano la tv, non leggono, non si informano; e finché tv e giornali sono messi come sono messi continuerò a dire: meno male.

– La gente non legge, non si informa, e in molti casi non va a votare. I vecchi personaggi (Berlusconi) sono morti o in pensione, i personaggi noti (Renzi, Salvini, Conte) sono tutti a fine ciclo o in ciclo calante (compresa aa Meloni, che in termini assoluti ha perso voti), i personaggi nuovi non forano particolarmente malgrado si diano da fare (Schlein) o godano dell'attenzione morbosa di una stampa in crollo di vendite (Vannacci sempre in homepage su Corriere e Repubblica). Più che delusi, credo che molti non elettori siano annoiati o semplicemente non interessati. I talk televisivi sono una zuppa sempre più respingente, i social un labirinto di specchi che invece di metterci in comunicazione con gli altri ci restituisce versioni caricaturali di noi stessi: possono convincere qualche mitomane di avere un seguito nazionale sufficiente a candidarsi, ma non lo mettono in contatto con gli elettori che dovrebbero scoprire di avere interessi in comune con lui. La gente è mediamente meno informata che dieci anni fa, ma quando era più informata votava anche peggio. Almeno si è capito che non abbocca agli ami. 

– Io a lamentarmi non mi diverto, e da queste elezioni riesco a trovare solo notizie positive. C'è gente che pensava di fare campagna elettorale sugli insetti fritti, o sui tappi delle bottiglie di plastica. Questa gente per lo più Bruxelles la vedrà in cartolina. C'erano una volta i no euro, ve li ricordate? Erano una legione. Hanno concentrato i loro sforzi su un ufficiale in congedo che ora può ripassarsi tutti i gay bar di Bruxelles a spese loro (e nostre). Nunc est bibendum, per dirla come i vecchi politici.

 – Dopodiché, certo, aa Meloni tiene: ma non sfonda come sfondò Renzi dieci anni fa, e ora dovrebbe giocarsi tutto con una riforma istituzionale come Renzi dieci anni fa. Scopriremo in quest'occasione se è persino meno avveduta di quanto fu Renzi dieci anni fa. Io la credo un po' più furba, se non altro perché fa politica da prima di Renzi, e lo ha visto passare: possibile che voglia davvero commettere lo stesso errore? Quindi i casi sono due: o dopo queste europee rinuncia al premierato, o va avanti e casca come cascò Renzi. C'è persino una terza ipotesi, piuttosto hard: mettiamo che riesca a realizzare il premierato, con o più facilmente senza referendum confermativo. Le europee ci dicono comunque che è in fase calante, e la storia di questo decennio postberlusconiano ci dice che nessun leader ha un secondo ciclo a disposizione. Grillo non lo ha avuto, Renzi nemmeno, Salvini nemmeno, Conte nemmeno. Non c'è nessuna buona notizia all'orizzonte paa Meloni, solo guerre e tasse e debiti, e sempre meno margini per incolpare la gestione precedente. Persino se riuscisse a coronare il sogno almirantiano di una repubblica semipresidenziale, aa Meloni starebbe semplicemente confezionando gli stivali che qualcun altro indosserà, ma chi? Chi è l'unico personaggio politico in fase crescente? Ecco, questo è buffissimo, perché mi guardo in giro e vedo solo Elly Schlein. E mi viene da ridere, non dite che non sarebbe divertente, ritrovarsi Elly Schlein super-premier d'Italia, grazie al suo impegno ma anche alla ciclopica ottusità degli avversari. Non succederà, ma se succedesse, oh beh. 

lunedì 10 giugno 2024

L'ingegnosità del massacro


Quando dico che a Gaza è in gioco la nostra umanità, mi riferisco a fatti come questo: non solo che per liberare quattro ostaggi si siano uccise più di duecento persone, ma che un episodio del genere sia presentato come un successo. Un'ecatombe, in cui forse hanno trovato la morte altri ostaggi, Netanyahu deve vendercela come la dimostrazione che la sua strategia sta funzionando; e noi compriamo. Basta accendere la tv per scoprire che il rapporto tra duecento civili palestinesi e quattro ostaggi israeliani è perfettamente ok. Sono cresciuto negli ultimi decenni del secolo scorso, di guerre ne ho viste parecchie, per fortuna quasi tutte su un video. Un cinismo del genere, un disprezzo così esibito per le vite dei "nemici", non me lo ricordo nemmeno nei giorni più oscuri della Guerra al Terrore. È un fatto nuovo, forse un'avvisaglia dei nuovi tempi che incombono, delle prossime guerre e delle prossime migrazioni e del razzismo che provocheranno, che stanno già provocando. Evidentemente non possiamo più permetterci di provare pietà per tutti; senz'altro non possiamo più provare pietà per i palestinesi. Così Netanyahu ci chiede di essere felici perché senza cedere a nessun compromesso è riuscito a liberarne quattro, e noi festeggiamo. Qualche mese fa era bastato un accordo temporaneo con Hamas per portarne a casa un centinaio, ma questo è meglio dimenticarselo. 

Da quel che ci è dato sapere, il commando che ha provato a liberare gli ostaggi israeliani è partito dal molo che gli USA avevano costruito per motivi umanitari, (la consegna di aiuti umanitari via nave, che ha funzionato poco e male). Lo stesso commando si sarebbe nascosto in un convoglio umanitario. Tutto questo, ci spiegano i commentatori israeliani, dimostra l'abilità dell'esercito israeliano, la sua irrefrenabile inventiva. Lo stesso Netanyahu in conferenza stampa ha lodato "l'ingegnosità e l'audacia" di Israele, e questo è persino buffo, dopo anni e anni in cui Netanyahu e colleghi non smettevano di lamentarsi del fatto che i combattenti palestinesi si mimetizzavano... tra i convogli umanitari e le strutture sanitarie. Questo non dovrebbe più stupirci: ormai abbiamo capito che la moralità di ogni azione dipende semplicemente dal sionismo di chi la compie. L'IDF è l'esercito più morale del mondo, quindi se camuffa un commando in un furgone umanitario, questa è "audacia"; se lo fanno i palestinesi è detestabile, slealissimo terrorismo. 

I quattro ostaggi, per ora, non hanno accennato a torture e molestie, e questo è in linea con quanto abbiamo appurato fin qui: non c'è una sola vittima delle torture e delle molestie dei miliziani palestinesi che sia sopravvissuta per parlarne in prima persona. Viceversa abbiamo testimonianze di palestinesi scarcerati dal campo di prigionia di Sde Teiman che affermano di essere stati sodomizzati. con bastoni e altri strumenti. 

Non so più dove ho letto che ogni accusa di un sionista è una confessione. Per mesi, mentre il conteggio delle vittime civili aumentava paurosamente, e le demolizioni rendevano chiara al mondo l'idea di un'operazione di pulizia etnica, hanno scelto di difendersi accusando i miliziani palestinesi di "stupro di massa". Non hanno mai trovato le prove, ma intanto includevano lo stupro tra le pratiche con cui interrogano i prigionieri. Per anni hanno accusato i palestinesi di usare scuole, ospedali e strutture assistenziali dell'UNRWA come basi militari: anche qui, non sono mai riusciti a dimostrarlo, mentre invece abbiamo numerose testimonianze che ci dicono che il commando che ha liberato gli ultimi ostaggi era nascosto in un convoglio umanitario. Per mesi hanno abusato della nostra pazienza lamentandosi perché qualche studente cantava "From the river to the sea", con evidente proposito genocida: e intanto sbandierano allegramente mappe e canzoni che prevedono l'annessione di tutti i Territori. Quando dico che a Gaza è in gioco la nostra umanità, mi riferisco a quell'enorme trappola in cui è caduta l'ideologia sionista: giustificare ogni errore, ogni crimine, postulando che il nemico prima o poi ne abbia fatto uno peggiore. Bastano pochi anni, lo abbiamo visto, per convincere la maggioranza di un popolo che qualsiasi nefandezza è giustificata, anzi necessaria. Abbiamo visto Israele cadere in questa trappola: che sia almeno monito per chi le sta intorno.   

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