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martedì 25 agosto 2026

Chi ha paura del Woke One

Nell'estate italiana in cui i 40 centigradi diventano una temperatura accettabile, la benzina oltrepassa serenamente i due euro al litro, la difterite ricomincia a uccidere i bambini, no scusate, riformulo: la fobia dei vaccini uccide i bambini, il governo apre crisi diplomatiche a casaccio, il fronte orientale dà preoccupanti segni di cedimento e un nostro alleato sta conducendo un genocidio alla luce del sole... in questa estate italiana, chi avesse voglia di dare un'occhiata ai giornali, scoprirebbe che l'argomento più dibattuto è il "woke", anzi la fine del "woke". Una cosa di cui la maggior parte degli italiani non ha mai sentito parlare – e giustamente, visto che alla maggior parte degli italiani il woke non ha fatto nulla: li ha passati da parte a parte come una tempesta di irrilevantissimi neutrini. Chi poi i giornali li leggerà per questioni di studio, tra decenni e secoli, si immaginerà che il woke fosse davvero qualcosa che ci appassionava e ci divideva, come la questione trinitaria faceva incazzare i fornai e gli straccivendoli ai tempi di Gregorio di Nissa; ed è ormai a questo tipo di lettori rari e postumi che mi rivolgo: non perdete tempo. "Woke", nel 2026 in una delle regioni più dinamiche d'Italia, era ancora una parola che non usava nessuno. E i giornali? Appunto, anche quelli ormai non li leggeva nessuno. Quelli importanti, quelli nazionali, quelli che ancora si ponevano il problema di costruire consenso intorno a una proposta politica. Galleggiavano nel vuoto, in una bolla oserei dire, ma le bolle sono trasparenti; il che non si può dire delle crisalidi di sciocchezze che essi si sono fabbricati intorno, secernendo disinformazione e luoghi comuni. E soprattutto: le bolle scoppiano al primo insistere del vento, loro no: loro andranno avanti ancora per parecchio senza vedere né da dove vengono né da dove vanno. Chi li guarda dal basso almeno si fa un'idea di dove tiri la corrente. 


Il vento porta verso un ridimensionamento della destra – lo dico sottovoce, perché magari è un anticiclone superpasseggero, che già a settembre si infrangerà contro perturbazioni più serie. Però a fine agosto le nuvole vanno da quella parte. In coscienza, non credo che nessun elettore di Trump o daa Meloni con un briciolo di buon senso possa dirsi contento di come stanno andando le cose, e questa osservazione (che forse sopravvaluta il buon senso) ha già stimolato delle reazioni percepibili. In Italia, per esempio, è stato già lanciata l'alternativa ancora più estrema: Vannacci, il paracadutista in parapensione. Di fronte a una mossa quasi obbligata (coprirsi a destra), la squadra avversaria si è lanciata nella solita manovra: occupare il centro. Funzionerà? Non funziona quasi mai, chiedete ad Annibale. Ma insomma è una cosa istintiva, non bisogna pensare a un regista, anzi all'esatto contrario: è proprio la solita manovra che succede quando lasci la cavalleria libera di fare un po' quello che vuole: vedono un buco al centro e lo occupano; alè alè, se è una trappola ci penseremo poi. Negli USA, durante questo riposizionamento la Ocasio-Cortez si è lasciata sfuggire in tv che "Woke One was crazy", dove per "Woke One" si intendevano richieste estremiste che in Italia non si sono mai sentite (definanziare la polizia...) "Woke One" era già un meme prima che lo impugnasse la Ocasio-Cortez, e se ci pensate presume l'esistenza di almeno un Woke Two, per cui tradurlo in italiano come "il Woke era una follia" è una forzatura. Che comunque serve a uno scopo.


In Italia il "Woke" è il nemico immaginario identificato dalla retorica superdestrorsa di Vannacci, un orco transessuale determinato a distruggere la civiltà italiana a colpi di schwa e bagni unisex. Chi rincorre Vannacci al centro ha facile gioco nel rispondere: è vero, il "woke" ha fatto dei danni (ma quali?), bisogna superarlo, morte al "woke". Si credono probabilmente molto astuti, nel cantare la canzone del nemico: credono di disattivarlo. La canta Giuseppe Conte, uno che col "woke" ha avuto pochissimo a che fare; e subito accorre in suo aiuto Matteo Renzi, inconsapevole di essere stato il governante più woke che l'Italia abbia avuto (l'unico che ha davvero puntato sui diritti civili mentre ignorava quelli sociali). Ma insomma alla fine la questione è tutta qui: una manovrina a tenaglia per provare a contendere a Elly Schlein il ruolo di leader dello schieramento di centrosinistra. Chi parla di "woke" in questi giorni sta collaborando (la Schlein se ne guarda bene). A qualche figura del demimonde mediatico non sarà sembrato vero approfittarne; la confessione di aver trascorso una fase "woke" estrema, e di essersi ravvedutә, può essere scambiata con qualche buono omaggio di visibilità che i giornali stampano ancora, anche se non te li accettano in nessun supermercato. Non vale nemmeno la pena di fare nomi e cognomi, salvo forse il più buffo: Anna Paola Concia, una politica che senza il "woke" avrebbe dovuto trovarsi un mestiere.

Comunque: non ci siamo già passati? Non abbiamo studiato il '68 su antologie di testi che irridevano, sfottevano, prendevano le distanze dagli eccessi del '68? Epperò nel '68 la società stava cambiando davvero, anche in provincia. Il "woke" italiano è un fantasma ricorrente nei sogni a occhi aperti di gente di destra; per lo più coincide con la sua parodia, salvo che è la parodia di qualcosa che quasi nessuno ha visto. Avete mai litigato con una persona per i suoi pronomi? Lo schwa su un documento vi ha creato dei problemi? Vostra figlia non è riuscita a qualificarsi alle semifinali di judo a causa di un transessuale nerboruto? Un'università ha desessuato i bagni, intendo un'università che si concedeva il lusso di averceli sessuati (la mia non li aveva)? Siete vittima del fuoco amico dei bot di destra, staccatevi un po' dal telefono. Se dare addosso a un nemico immaginario vi aiuterà a spostare qualche equilibrio, buon per voi: dopodiché dopodomani saremo ancora qui. Le donne continueranno a chiedere maggiore visibilità e più sicurezza; il loro ruolo nella società è sempre più importante e non sarà la scaramuccia estiva a cambiare le cose. Al prossimo femminicidio, si ricomincerà a parlare di femminicidio, e sono proprio curioso di vedere chi si opporrà perché ormai il "woke" è passato di moda. Le minoranze continueranno a chiedere più rappresentanza e più rispetto, all'accademia come al cinema – e il cinema continuerà a reagire con più prontezza dell'accademia, perché le minoranze comunque hanno soldi da spendere, e due minuti di Elena di Troia nera ti assicurano comunque polemiche e visibilità – se funzionava fino al mese scorso, non si vede perché non debba continuare. Nessuno è andato in piazza per lo schwà, l'unico danneggiamento causato in Italia dal metoo è che per qualche ora una statua di un giornalista in un parco è stata coperta di vernice lavabile, fanno molti più danni gli ultras di una squadra di serie C in trasferta. In piazza in questi anni la gente ci è andata per l'ambiente, coi Fridays for Future; per la Palestina, contro la guerra; contro determinati provvedimenti di un governo reazionario. E domani in piazza ci tornerà per la benzina a due euro e mezzo; per la siccità; contro le guerre che non vogliamo combattere e contro le guerre che qualcuno non vuole guardare. Contro un fascismo che procede impettito verso il vuoto, inventandosi obiettivi militari e annunciandone pomposo la sconfitta. Finché la realtà non presenterà il suo conto, che credo sarà terribile per tutti.

lunedì 24 agosto 2026

Mi chiami solo quando hai dei problemi


Mi chiami solo quando hai dei problemi,
mi chiami solo quando sei nei guai.
Io sono già in allarme quando suoni
e vedo che il tuo nome è sul display.
A volte sono i tuoi colleghi scemi,
o hai un uomo e non ci scopi più perché
si scopre che sta avendo dei problemi
che ora vuoi discutere con me.

Mi chiami solo quando hai dei problemi
coi soldi, la salute, il mondo, o Dio,
mi chiami per parlare di problemi
che tu non puoi risolvere, né io.
A volte sei sconvolta: piangi e tremi;
ti dico: "Non è niente, passerà..."
Mi chiami per parlarmi dei problemi,
non vuoi mica da me la verità.

Quando mi chiami, a volte, ho dei problemi
– del resto chi non ne ha sempre di più? –
a volte ti direi dei miei problemi,
ma il guaio è che hai chiamato prima tu.

Mi chiami solo quando hai dei problemi,
non perché, ma tra di noi è così;
se sei felice, invece, non mi chiami
(chissà chi senti, in quei momenti lì).
Con me fai la sconvolta: piangi e tremi,
ringrazi, chiedi scusa e metti giù.
Io resto sola con i miei problemi
e adesso, se li conto, ne ho uno in più.


VII

Questo pezzo se non altro conferma una mia teoria... non so se ci tenete a sentirla...

Non ci teniamo.

Ve la dico lo stesso, insomma, il punk più che uno stile è una rimozione. Chi lo ha adottato, nella maggior parte dei casi, ha scientemente deciso di rimuovere parte della propria cultura musicale. Ha deciso che un sacco di cose che aveva pur sentito non gli piacevano, o al limite non gli dovevano piacere, e le ha rimosse. 

È un'idea molto superficiale.

Infatti funziona soltanto per i primi anni, in certi casi per i primi mesi... dopodiché si assiste a un ritorno del rimosso. I Clash forse sono stati i primi a concepire il punk come un approccio per riassorbire qualsiasi altro stile, ma alla fine è successo un po' per tutti, e se fate caso alla carriera di qualsiasi artista o gruppo che è salito alla ribalta tra il 1977 e il 1988, potete notare a un certo punto una specie di passaggio dal bianco e nero ai colori. Nei primi dischi c'è sempre l'urgenza di trovare un sound unico, che si possa realizzare anche con pochi strumenti ma che sia inconfondibile e nuovo; dopodiché c'è una crisi, al termine della quale la tavolozza all'improvviso si riempie di colori, e accadono i ripescaggi più impensabili – Johnny Lydon canta il lago dei cigni, gli XTC diventano i nuovi Beatles...

Chi è Johnny L...

Senti, tutto questo è persino interessante, ma cosa c'entra con noialtre?

Forse sono succube delle mie stesse ipotesi, ma ho la sensazione che in questo album voi stiate già cominciando a fare i conti col vostro rimosso: c'è del reggae, della trap...

Avevamo detto di lasciar perdere il pezzo trap...

...ma la cosa credo più impensabile è il progressivo venire alla luce di un'anima blues. Cioè Mi chiami solo quando hai dei problemi è un blues rock. E non è neanche l'unico...

Se ti riferisci a Credo in Dio, che è basato su una progressione blues, credo che contraddica la tua ipotesi, visto che è in assoluto il pezzo più antico di tutto l'album. Esisteva ancora prima che le Solite Stronze prendessero forma (è stata la prima collaborazione tra me e Azzolina), lo siamo andati a riprendere perché funzionava bene come finale, ma non abbiamo sentito la necessità di dargli una veste nuova più in linea con la nostra produzione.

Anche perché con Azzolina io non voglio più averci a che fare.

Ma vedete che invece mi state dando ragione... in principio c'era un'idea blues, poi avete varato un progetto che non aveva niente a che fare col blues, ma il blues sta riaffiorando.

È più complicato di così, tieni conto che alcune nostre canzoni hanno avuto una gestazione lunghissima, ventennale, per esempio questa era in un taccuino dell'università che è stato trovato in un cassetto a più di un decennio di distanza.

Ecco perché "il tuo nome è sul display".

Sì, display in effetti è una parola che non usa più nessuno, ma ormai faceva rima.

Assonanza.

Non è né una rima né un'assonanza. Voi ci tenete a far presente che non andate d'accordo, e in particolare in questa parte dell'album vi si può sentire letteralmente litigare tra un pezzo e l'altro. Non sembrate molto inclini a esprimere un'idea di sorellanza.

No, in questo periodo no. Preferiamo essere sgradevoli e sgarbate. Ma spero che si capisca che è una cosa che avviene nel contesto di un album, è il risultato di vivere in una città, in una società che ci toglie il fiato, ci mette le une contro le altre.

È per questo che nella versione singola del brano avete tolto l'insulto finale? 

Sì, se uno passa e ascolta solo il pezzo, può sembrare una cosa molto gratuita. Ha senso soltanto se ascolti il brano successivo. 

Che si intitola...

Troia lo dici a tua madre. Il testo è mio.

Non avevo dubbi. Ed è rivolto...

A chi ci dà delle troie.

E alle loro madri.

E significa...

Sul serio te lo dobbiamo spiegare?

Significa che l'amore vince sempre sull'odio.

Sempre?

Guardati in giro, basta dare un'occhiata alle quotazioni. L'amore si compra, l'odio si regala.

Evidentemente l'offerta surclassa la domanda.

giovedì 20 agosto 2026

Non si è allargato solo l'orizzonte


Confesso che ci ho messo un po'
a capire il perché
chi abitava in città
rivolgendosi a me     G U A R D A M I L A N O
diceva:                      A S C O L T A M I L A N O
                                 A M M I R A M I L A N O
                                 E S P L O R A M I L A N O

Così rispondevo: "Vabbe',
se è davvero così,
qualche cosa per me
troverò forse             T O C C A M I L A N O
qui".                          A N N U S A M I L A N O
                                  I N S P I R A M I L A N O
                                  ED E S P I R A M I L A N O

Non è che avessi tutte 'ste pretese
– magari stare meglio che al paese –
volevo un po' allargare l'orizzonte,
ma forse ci ho sbattuto proprio in fronte.

Non è stato facile, sai,
in mezzo a questo viavai:
tutta gente che ti
spiega il mondo        A M M I R A M I L A N O
così:                          E S P L O R A M I L A N O
                                 A D O R A M I L A N O
                                 O N O R A M I L A N O

E io in mezzo a questi ogni giorno
a girare qui intorno,
per due soldi e un parcheggio
e c'è chi sta              A S S A G G I A M I L A N O
peggio.                    A S S A P O R A M I L A N O
                                D A I M A N G I A M I L A N O
                                D E G U S T A M I L A N O

Non è che avessi tutte 'ste pretese,
ma con l'affitto a novecento al mese
non si è allargato solo l'orizzonte,
non si è sbattuta solo la mia fronte.  

Comunque ormai è andata, lo vedi:
infatti adesso, se chiedi,
sono io che rispondo
spiegandoti             R I C O R D A M I L A N O
il mondo.                D E C A N T A M I L A N O
                               C O M P R A M I L A N O
                               E R I V E N D I M I L A N O

Ma se frugherai dentro me
forse tu scoprirai
una voce che urla 
in silenzio             A B B A T T I M I L A N O
che                        D I S T R U G G I M I L A N O
                              D E V A S T A M I L A N O
                              A N N I E N T A M I L A N O

(Ancora)

                             A B B A T T I M I L A N O
                             D I S T R U G G I M I L A N O
                             D E V A S T A M I L A N O
                             A N N I E N T A M I L A N O

(Tutti insieme...)


VI

Ecco, una cosa che ancora non avevate provato era la canzone col doppio senso volgare.

Quale doppio senso?

Perché volgare?

Mi è venuto in mente che due anni fa, parlando di una canzone, ammettevate di essere fiere di avere composto una canzone dal significato molto volgare, senza usare nemmeno una parolaccia: ecco, immagino che vi consideriate fiere anche di questa...

Poteva venire meglio, però non fa cagare del tutto dai. 

La seconda parte dell'album, comunque, è molto più scurrile della prima.

Del resto è il lato B. Ma riflette anche le stagioni dell'anno e della vita. È autunno, tempo di tornare in città, tornare al lavoro...

Oppure incendiare la città, distruggere il lavoro.

Ed entrambe le opzioni, mi sembra, rispondono a una pulsione...

...Anale, certo. Parliamo di una città animata da fuorisede sradicati che tagliando i ponti col paese credevano di fare una rivoluzione, almeno individuale... 

Non c'è dubbio che l'abbiano presa in culo.

...ma indietro non si torna. Non resta che portare all'estremo le proprie pulsioni, allargare il proprio orizzonte fino a comprendere l'umanità intera, al limite autodistruggersi.

A proposito, immagino che non valga la pena chiedervi il senso della versione baby dance di Sesso coi coleotteri.

No, non vale la pena. Posso dirti di avere combattuto perché restasse un episodio di trenta secondi.

Al trentatreesimo avrei chiamato io il centododici, cioè che roba è, mi spaventa.

mercoledì 19 agosto 2026

Chi si fotte dei fantasmi della notte


Le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi
certe tue canottiere...
E l'innocenza e l'ignoranza in noi,
da calci nel sedere!
E la cantina buia dove noi
ci pestavamo a sangue,
e i miei assalti e l'eco dei tuoi "no!"
Scusa, ti ho fatto paura?

Dove sei stato cosa hai fatto mai...
una donna? 
Ma sei sicura?
Ma che vuol dire "Sono una donna", ormai?
Ma quanti ormoni ti hanno dato, lo sai?
Che importa, tanto tu non me lo dirai...
(Purtroppo)

Ma ti ricordi l'erba verde, e noi
lontano dai sentieri.
Di che colore sono gli occhi tuoi?
Io te li faccio neri...

Dove sei stato cosa hai fatto mai,
una donna, donna dimmi
cosa vuol dire "sono una donna" ormai,
con che pronomi adesso ti chiamerai,
che importa? Tanto tu non me lo dirai,
purtroppo.

Le ombre dei fantasmi della notte,
le ombre dei fantasmi della notte,
io le prendo tutte a botte!
Chi si fotte dei fantasmi della notte!

Sono alberi e cespugli ancora in fiore,
sono gli occhi di una donna ancora pieni di?
O mare rosso giallo nero verde e rosa,
se sei una donna, allora io sono che cosa?
O mare giallo verde nero viola e ro,
tu sei una donna, io chi sono non lo so so.

Le ombre dei fantasmi della notte
(chi si fotte dei fantasmi della notte).
Scusa se ti ho dato troppe botte,
è colpa dei fantasmi della notte.


V

Immagino che Mogol non sarà contento.

Neanche noi siamo contente di Mogol.

Chi è Mogol?

Ecco, appunto, anche da un punto di vista anagrafico è curiosa questa vostra ossessione per i suoi testi.

Oddio, ossessione.

Penso ad esempio a Sta' zitto quando parli, nel primo album, che era una rilettura dei Giardini di marzo immaginata dalla parte della ragazza.

Una ragazza che si sta scocciando perché il tizio continua a parlare dell'universo dentro di lui invece di passare all'azione.

Ma sono canzoni dei primi anni settanta, voglio dire, sono passati cinquant'anni. È ancora necessario prenderle in giro?

Niente è necessario. 

Cioè io da un punto di vista storico posso capire questa ruggine tra punk e cantautorato. E magari trent'anni fa prendersela con i cantautori poteva servire a rimarcare la differenza, a segnare i confini tra una generazione e l'altra, ma ormai è successo due generazioni fa! Per cui paradossalmente è proprio questo il pezzo che vi fa sembrare più datate di quanto non...

Datate? Ma di' pure vecchie.

Vecchie di merda.

Che in effetti è un altro tema che emerge in questa zona dell'album, ad esempio in un brano come Ho fatto sesso.

Beh adesso non esageriamo. Cioè non siamo così vecchie.

Abbiamo anche fatto un pezzo trap.

Lasciamo perdere il pezzo trap. Mogol effettivamente è un feticcio molto più vecchio di noi. Ma resta un feticcio. Uno dei motivi per cui i suoi testi rimangono impressi nella memoria collettiva, anche a generazioni di distanza, è la loro demenzialità. Cioè parliamo di un paroliere veramente senza vergogna, che pur di mettere un po' di sillabe qualsiasi su qualsiasi musica è riuscito a ideare dei giri di parole che ancora oggi danno il capogiro per quanto sono folli.

...mentre in altri casi è di una volgarità allucinante, che ci sorprende ancora oggi. Cioè pensa alla Canzone del sole originale, pensa a questa tizia che torna in campagna dopo essere stata in città, e si aspetta di divertirsi un po' nel fienile col cugino, ma questo si fa una serie di pare, quante braccia ti hanno stretto tu lo sai per diventar quel che sei, una cosa da prenderlo a sberle. Mogol è osceno. 

Ed è demenziale. 

E quindi...

E quindi in un certo senso è il nostro padre. 

Anche se è difficile definirlo punk.

Non lo so. Quando scrive: Tu non sei molto bella e neanche intelligente, ma non t'importa niente perché tu non lo sai, ecco, secondo me siamo ai bordi del punk.

Anche tu ami tanto le banane?

Sono testi molto sessisti, non ve lo devo spiegare io.

No, davvero, non ce lo devi spiegare tu. Ma alla fine se ci pensi l'uomo ci fa sempre una brutta figura, anche se lo stesso Mogol magari non se ne rendeva conto (Battisti invece secondo me sì, cantando se ne rendeva conto). È un sessismo talmente osceno che diventa autoparodico anche contro le sue intenzioni. Lo possiamo sfoggiare come i Sex Pistols sfoggiavano le svastiche.

Va bene, insomma, se ho capito il senso della canzone: ci sono due vecchi amici che da giovani passavano il tempo a menarsi. Si incontrano dopo tanto tempo e uno dei due (quello che di solito le prendeva) ha cambiato sesso.

Ha scoperto di essere di sesso femminile. 

Questa cosa provoca una violenta crisi di identità nell'amico.

Che potrebbe anche essere un'amica. Cioè non lo sa di che sesso ha, lo ha sempre dato per scontato ma alla fine comincia a porsi la domanda.

E tutto questo è raccontato con storpiature di versi della Canzone del sole.

Più o meno. 

lunedì 17 agosto 2026

E questa è la civiltà


Tutti quanti fanno pietà,
e questa è la verità,
ti prego credimi, è naturale.
Tu ce l'hai con la società,
ti credi inutile, ma
nessuno è utile, in generale.
Se ti guardi attorno con attenzione,
troverai simpatiche più persone, ma
tutte quante fanno pietà,
non è un mistero: si sa,
tu mi puoi credere o no, ma è uguale.

Tutti quanti fanno pietà:
lo lessi tanti anni fa
in prima pagina sull'agenda
che sfogliava sempre papà,
e questa è la civiltà:
farsi pietà tutti un po' a vicenda.
Certo che sarebbe un mondo più bello
se tu amassi ognuno come un fratello, ma
tuo fratello è il primo che fa
decisamente pietà,
e ti fregava anche la merenda.

Tutti quanti fanno pietà:
lo disse Socrate, ma
non si può dire che fu un successo.
Tutti, proprio tutti, e chissà
se te ne faccio, si ma
tienine un poco anche per te stesso...

Tutti quanti fanno pietà,
e questa è la verità
sì questo è il mondo in cui sei immerso.
Tutti, proprio tutti e si sa,
per cui ora dimmi chissà
perché credevi di esser diverso.
Certo che puoi amare qualcuno, e tanto:
se sei fortunato ora ti sta accanto
e ti sta dicendo: "Ma va'!
Questa canzone mi fa
decisamente pietà,
la cambi?"


IV

Poi c'è Tutti quanti fanno pietà, che mi ricorda un po' gli Sparks.

I chi?

Quell'ironia un po' sentenziosa, un pessimismo ben argomentato che fin qui non era nelle vostre corde...

A me sembra piuttosto qualunquismo e non nego che mi dia un po' fastidio, ma alla fine è un pezzo divertente, dai.

Ricordo che prima dicevate che avete cercato di tornare al punk ultimamente, ecco, questo ha l'aria di un ritorno: è un pezzo che vuole essere energico, vuole essere urlato, ma non ha più la spontaneità casinara di due anni fa, è molto più formulaico, se mi passate il termine...

Il correttore automatico non te lo passerà.

Allora diciamo che più aderente a una formula di punk un po' astratta, fuori dal tempo, mentre in certi vostri vecchi pezzi erano esplosioni di cose che non potevano stare assieme e proprio per questo conflagravano.

È terribile, abbiamo già i "vecchi pezzi". Comunque sì, qui c'è strofa ritornello, strofa ritornello, stiamo diventando prevedibili. 

sabato 15 agosto 2026

Lo sai perché si approfittano di te?

 

III

(Sto sempre intervistando le Solite Stronze a proposito del loro secondo deludente album)

Visto che abbiamo cominciato a parlare dei singoli brani, vorrei tornare indietro e ricominciare dalla prima vera canzone dell'album, Zero autostima, che era già uscita come singolo su Bandcamp più di un anno fa...

Sì, l'avevamo messa fuori per l'otto marzo.

E quindi sull'album rappresenta la primavera.

Beh tecnicamente l'otto marzo è ancora inverno, ma ok.

Un anno fa si chiamava Ribellati è un ordine, ma immagino che il cambiamento di titolo non sia soltanto un tentativo di rivendere la stessa canzone due volte...

...agli stessi due utenti, beh, se succede pazienza. Comunque sì, è la stessa canzone, forse abbiamo aggiunto tre colpi di batteria che ci mancavano. 

È anche il brano che assomiglia di più al vostro primo album, soprattutto a una certa vena rageagainsthemachiniana che veniva fuori verso la fine, per cui mi viene il sospetto che le canzoni di questo album seguano anche una vaga traccia cronologica, magari anche stilistica, dal punk verso altri generi...

Sì e no, perché le canzoni in assoluto più antiche sono quelle alla fine. Però sì, c'era una certa urgenza punkrock che in questi due anni si è un po' stemperata. Tanto che a un certo punto abbiamo anche provato a reagire, a tornare un po' sui binari, ma non credo che ci siamo riusciti. A riprova che guardarsi indietro è sempre un errore. Zero Autostima è una fotografia di come eravamo a inizio 2025, e per quel che ne sapevamo allora poteva anche essere l'ultimo atto di vita delle Solite Stronze. 

Sarebbe stato un finale appropriato.

È un brano programmaticamente ambiguo – il che del resto si può dire di buona parte della vostra produzione.

Ah sì?

Al punto che mi sono domandato se chi lo ha scritto conosceva il concetto di doppio legame elaborato nel dopoguerra dalla scuola di Palo Alto.

Beh, immagino di sì, comunque ora chiedo: Lady Tourette, conosci il concetto di doppio legame elaborato dalla scuola di Palo Alto?

Come no, ci passo le notti con la scuola di Palo Alto.  

Si tratta di una teoria che all'inizio cercava di definire il comportamento schizofrenico in un'ottica comportamentale... l'ipotesi è che i pazienti schizofrenici avessero dovuto interagire, nell'infanzia, con genitori o educatori, o comunque figure autoritarie che veicolavano messaggi internamente contraddittori. L'esempio da barzelletta è il carabiniere che dice al sottoposto: "Vieni qui, va là", al che il sottoposto si blocca immobile... però anche l'esperto di comunicazione che ti ordina "Sii spontaneo" ti sta bloccando con una comunicazione a doppio legame

Tipo il Dio degli ebrei quando dice Ricordati di dimenticare Amalek.

Avrei preferito un altro esempio, ma sì.

Quindi il sionismo sarebbe tipo una psicopatologia di massa... Guarda, non voglio negarlo, è un'idea interessante.

Grazie.

Solo non ho ben chiaro cosa cazzo c'entri con la nostra canzone. 

Beh mi sembra un esempio da manuale: la voce cantante non fa che rimproverare l'ascoltatrice di essere troppo remissiva, troppo passiva... a un certo punto le ordina letteralmente di ribellarsi...

Sì, e secondo te la ribellione avviene o no?

A sentire chi canta no, non avviene...

Quindi è avvenuta! L'ascoltatrice si è ribellata all'ordine di ribellarsi. È un inno alla passività aggressiva. 

Come devo interpretare il fatto che insistiate a collegarla alla Giornata dei diritti della donna?

Come ti pare – per esempio potrebbe venirti in mente che una certa retorica dell'empowerment femminile può ottenere il risultato contrario, può intimidire chi in questa retorica non può riconoscersi, per tantissimi motivi. 

È in effetti un'idea che potrebbe venirmi in mente...

...ma deve venirti in mente in modo spontaneo, non posso imbeccarti io, ci devi arrivare da solo. 

E non è detto che tu ce la faccia mai.

(Deficiente).

Altri pezzi