Ieri sera in piazza a Parma c'era Francesca Albanese – che comunque sarà a DIG tra una settimana a presentare Naza – e però ieri sera in piazza a Parma c'era Enrico Mentana che intervistava Francesca Albanese, e devo ammettere che la cosa mi solleticava: così ci sono andato.
– L'occasione era la Festa di Open, e quindi in sostanza è Mentana che ha invitato l'Albanese. Questa cosa io non so bene come interpretarla. Mentana è tante cose ma non stupido, e quindi l'arrivo di un pubblico pregiudizialmente ostile nei suoi confronti doveva e poteva aspettarselo. Quindi se l'aspettava? Cercava i fischi, voleva fare notizia in questo modo? È una possibilità (1). Un'altra (2) è che stia cercando di riposizionarsi, perché appunto, non è uno stupido e si rende conto che un certo tipo di giornalismo supino a Tel Aviv ha i giorni contati anche nella nostra provincia dell'impero. Quindi ha invitato Francesca Albanese, l'ha fatta parlare senza troppo contraddirla (ha dato veramente l'impressione di conoscerla e di stimarla), si è preso comunque qualche fischio ma li aveva messi in conto. Perché è successa davvero questa cosa, che non mi aspettavo: Enrico Mentana, che fino a qualche mese non voleva sentir parlare di genocidio, ha lasciato Francesca Albanese esprimere le sue opinioni sul genocidio (del resto, se non l'avesse fatto, la folla non l'avrebbe presa molto bene). Un'ultima possibilità (3) è che Mentana – come tanti altri che però, a differenza sua, spesso sono stupidi – avesse sottovalutato la popolarità di Francesca Albanese, che in effetti nella mediasfera italiana risulta una tale che ha fatto una figuraccia con un sindaco, poi in tv è provata ad andarci ma se n'è andata alla prima provocazione, insomma un personaggio ormai fuori dalla lista di chi invitare ai talk. L'Albanese invece ha un seguito solido, e certe piazze le riempie: la festa di Open prevedeva cento posti a sedere (li ho contati) abbiamo dovuto schiacciarci un po' ovunque; chi fosse passato da Modena l'anno scorso sempre per DIG si sarebbe reso conto del problema, ma appunto, forse nella mediasfera credono che l'Albanese non sia più popolare come un anno fa perché gli USA le hanno chiuso i conti e in Italia qualche sindaco l'ha rimproverata. È precisamente il contrario.
– Ad avvalorare la seconda ipotesi (Mentana sta cercando di smarcarsi da un filosionismo che fa più danni che utile), molto presto la conversazione arriva sugli insediamenti nei Territori, ed è Mentana ad affermare: vanno sgomberati. A quel punto l'Albanese – che più dei palestinesi ieri sera si è trovata a difendere il principio di realtà – gli ha semplicemente chiesto: da chi? Chi è che concretamente dovrebbe cacciare quei coloni da trecento insediamenti [che spesso sono fortezze blindate]? E Mentana, serenissimo, ha risposto che ci vuole una forza di interposizione internazionale. Cioè, ripeto: Mentana, che fino a qualche mese fa aveva difficoltà a dire "colono" in diretta tv (e di fatto non ha usato la parola neanche ieri sera), vuole i caschi blu nei Territori Occupati, a cacciare i coloni dai loro bunker. Teniamocelo per detto.
– Francesca Albanese è un'esperta di diritto internazionale, incaricata dall'ONU di stilare periodici report sulla questione palestinese. Non è un'oratrice, non è una polemista professionista. L'urgenza di portare i suoi argomenti nelle piazze e sui social l'ha portata in passato a cadere in alcune trappole. Ieri sera com'è andata? Secondo me molto bene. Per tutto il tempo è rimasta nel suo ruolo, che è quello di chi studia e documenta un genocidio. Mentana le chiedeva la pars construens, uno Stato o due Stati? Lei rispondeva: non lo so, e in effetti perché dovrebbe saperlo. Non sta a lei proporre soluzioni, o fingere che ne esistano.
– A un certo punto è stata lei ad avvertirci che rischiava di andare come a Reggio Emilia, e qui secondo me c'è un grosso equivoco: com'è andata a Reggio Emilia? Una folla importante è andata a vedere l'Albanese: ha trovato un sindaco che faceva sottili distinguo sul 7 ottobre; ha cominciato a fischiarlo e l'Albanese si è messa in mezzo. Stessa cosa ieri sera: dopo una buona mezz'ora di dialogo sensato,
Mentana ha sentito la necessità di tirare fuori il 7 ottobre nel modo un po' dogmatico in cui lo tirano fuori i sionisti: però c'è stato il 7 ottobre, dovete capire che c'è stato il 7 ottobre. Una data che per qualche motivo dovrebbe annullare quello che stava succedendo prima, e giustificare la catastrofe che è venuta dopo. Siccome la gente non c'è mai cascata (sono quei meme che funzionano solo in laboratorio e in qualche discussione on line) ha iniziato a fischiarlo, e Mentana se l'è presa: ma si trattava di qualcosa di assolutamente prevedibile. Mentana però non è professionalmente abituato a essere interrotto in pubblico da gente qualsiasi, il che ha portato l'Albanese di nuovo a mettersi in mezzo, a intercedere per il suo interlocutore: sì, il 7 ottobre c'è stato, è stato terribile, nessuno lo nega, ecc. Mentana, dal canto suo, ha evitato di accennare a feti sventrati e neonati nel forno. Un'altra parola che nessuno ha mai usato ieri è stata "antisemitismo".
– A un contestatore che ha urlato, semplicemente: "c'è stato anche il 6 ottobre", frase magari sibillina ma non insultante, Mentana ha risposto piccato, perché lui diceva quel che voleva, essendo "a casa sua". Era a Parma, in piazza Garibaldi. È vero, l'evento l'ha organizzato lui per conto di una testata che ha finanziato lui, e però una testata si può comprare, un po' di giornalisti si può stipendiare... ma una piazza no, in piazza può arrivare chiunque.
– Nella stessa piazza, qualche ora prima, aveva parlato Pina Picierno. Non se l'era cavata neanche male e i 100 posti a sedere erano occupati. Ma la fatica che ha fatto a trovare un po' d'applausi è interessante. C'era molta gente e non applaudiva, o applaudiva poco. Una piazza non significa molto, ma posso immaginare la frustrazione di una parte politica che ha puntato tutto sulla sacra difesa dei confini europei e non ce la sta facendo, è proprio un tema che non ha presa sulla gente. Mentana a un certo punto ha voluto chiedere all'Albanese il suo parere sull'Ucraina e anche lì l'Albanese è stata brava, secondo me: ha ribadito che il suo campo specifico è un altro, che il suo è un parere qualsiasi, ha accettato i fondamentali (la Russia ha invaso illegalmente l'Ucraina) e ha immediatamente riportato la questione su Gaza: se contro la Russia abbiamo immediatamente varato pacchetti di sanzioni, perché non l'abbiamo fatto con Israele? Se Mentana trova giusto armare i resistenti ucraini, perché non dovremmo armare i resistenti palestinesi? Ecco, questo è stato il momento in cui Mentana è stato preso di sorpresa. Si capiva che questa cosa di considerare i palestinesi come esseri umani con dei diritti era comunque una novità per lui, qualcosa che magari sta cominciando ad accettare, ma per la quale non è ancora emotivamente equipaggiato.
– A tempo abbondantemente scaduto, è stato Mentana ad aver ricordato che Francesca Albanese attualmente è perseguitata dagli autorità USA, che le impediscono di poter usare conti bancari (anche in Italia). Altri su un'evidenza così scandalosa costruirebbero un intero personaggio: ieri sera l'Albanese ne ha parlato soltanto un minuto prima di alzarsi dalla poltrona, e soltanto perché Mentana glielo ha chiesto.
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