Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi

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martedì 28 aprile 2026

Gli sposi promossi (in Quarta)


Le abbiamo attese a lungo, le nuove Indicazioni nazionali per i licei: quelle che qualche giornalista sbrigativo continua a chiamare “programmi”. Le abbiamo attese al varco, soprattutto da quando un anno fa, le Indicazioni per le scuole primarie e secondarie di primo grado diedero a molti osservatori la sensazione di un imperioso ritorno all’ordine: alle poesie a memoria, al latino, a una Storia più rigorosamente occidentale, e così via.

Così, quando finalmente abbiamo potuto scorrere le bozze, forse siamo rimasti un po’ delusi. Anche stavolta si ha la sensazione di un documento composito, non solo stilato da mani diverse (com’è giusto che sia), ma da autori che tra loro non sempre dialogano, o forse a un certo punto hanno deciso di non dialogare: non condividono nemmeno l’ortografia. Di spunti interessanti ce ne sono parecchi, ma stavolta ad attirare l’attenzione dei giornalisti è stato lo spostamento della lettura dei Promessi sposi dal secondo anno al quarto. Un dettaglio tutto sommato secondario, ma decisamente in controtendenza rispetto a quanto potevamo aspettarci. Lo stesso Valditara ha messo immediatamente le mani avanti, confessando le sue “perplessità” sulla specifica questione. Le indicazioni (lo dice il nome) non sono obblighi: gli insegnanti possono continuare ad affrontare il romanzo di Manzoni nel momento in cui preferiscono (in teoria potrebbero anche saltarlo del tutto). Ma intorno alle Indicazioni ruota l’editoria scolastica, che trova nell’incessante opera riformatrice dei ministeri un’ottima occasione per giustificare nuove edizioni aggiornate e corrette; e l’attesa dei genitori, che i libri li comprano, e in generale si aspettano che a scuola l’insegnante segua un determinato “programma”, molto spesso tarato sui ricordi delle loro esperienze scolastiche... (continua su Rivista Studio)

venerdì 20 marzo 2026

Umberto Bossi, l'impostore

Addio a Umberto Bossi, profeta della Seconda Repubblica. Se Berlusconi ne è stato il messia, Bossi è la vox clamantis che ne ha anticipato le mosse, dissodando il terreno, creando le condizioni per un successo che stava per travolgere lui per primo, e col quale ha imparato a convivere. C’è un prima e un dopo Bossi nella Storia, se non d’Italia, almeno del linguaggio politico.

Prima di lui i politici si punzecchiavano in punta di fioretto. A inizio ‘80 un ministro era finito in prima pagina per aver definito “comare” un collega. Dagli stessi giornali, poco più di dieci anni dopo, Bossi ci informava che “La Lega ce l’ha duro”. Una frattura profonda, che Bossi da solo non ha provocato, ma che confusamente aveva previsto. La vecchia retorica del pentapartito non funzionava più: così come la lingua del PCI, ancorata al mito di una rivoluzione impossibile. Umberto Bossi, quando per la prima volta ci apparve in tv, sembrava spuntato all’improvviso dal territorio, come i nani delle leggende norrene: la voce già cavernosa, l’accento nordico inconfondibile ma indefinibile (chi aveva mai sentito un varesotto?), le idee poche e apparentemente concrete, come il ceto piccolo-industriale a cui si rivolgeva: più autonomia al nord, meno soldi a Roma. Tanto bastò per portarlo nel 1987 a Palazzo Madama, unico senatore del partito che si era fondato praticamente in casa, pochi anni prima: il più grande colpo gobbo della storia della Repubblica – fino a quel momento. Perché in quella piccola industria di cui si era autonominato difensore, Bossi non ci aveva mai lavorato. Forse.

Non lo sappiamo: i suoi primi 38 anni sono uno dei misteri meglio conservati della politica italiana... (Continua su Rivista Studio)

martedì 28 marzo 2017

Bambini, attenti a Nonno Superman!

Qualche giorno fa ci ha lasciato Cino Tortorella: attore, regista, giornalista, pioniere della televisione italiana, e in particolare della televisione per bambini; per più di trent'anni una presenza ubiqua su Rai e canali locali, sul Corrierino e sul Giornalino, ovunque un bimbo mettesse il naso, di lì Tortorella era passato, lasciando spesso un segno. Ma tutti lo ricorderanno soprattutto per lo Zecchino d'Oro, la rassegna canora che s'inventò dal nulla e che presentò per cinquant'anni, prima vestito da mago e poi in borghese. Lo Zecchino è stato uno dei tanti modi in cui gli italiani si sono raccontati, dagli anni Sessanta in poi. Tra una strofa e l'altra c'è il boom, la guerra fredda, la distensione, la crisi della prima repubblica e tanto altro. Qui sotto qualche appunto, e qualche dritta per chi ama il genere o deve imparare a conviverci (può succedere a chiunque).

1965: Dagli una spinta
Di scena sono i missili e i razzi a propulsion, qualcuno entra in orbita, qualcuno fa eccezion; poi quelli che ricadono in fumo se ne van: son cose che succedono, ma si rimedieran. Le generazioni centrali del Novecento sono nate col treno a vapore e hanno fatto in tempo a vedere l'uomo sulla luna: l'osservazione che altrove avrebbe ispirato epici inni al progresso, qui ottiene l'effetto contrario. Verga rovesciava positivismo e darwinismo e voleva raccontare la storia dei Vinti; Dagli una spinta finge un po' di ottimismo ma condivide lo stesso punto di vista. Non importa cosa inventeranno domani di eccezionale, vedrai che a noi si guasterà comunque. Noi siamo quelli che scendono e spingono... no, in effetti noi siamo già un po' troppo furbi, un po' troppo cinici, noi siamo quelli che dicono agli altri di scendere e spingere.



1967: Per un ditino nel telefono
Sette-sette-sette arrivò la polizia, e invadendo casa mia portò via il mio papà... La tecnologia è il male. Il bambino cerca di infilarci un dito perché è piccolo e perfido. Non ne potranno seguire che sventura e vergogna. Ci metteranno le manette i carabinieri. La polizia ci porterà in prigione. La mamma in manicomio. Ogni volta che sui giornali leggete un pezzo sgomento sugli orrori di internet e sui social network - covi di spacciatori e stupratori seriali - e vi domandate: ma questi giornalisti da dove saltano fuori?, beh, è difficile dirlo, ma forse nel 1967 seguivano lo Zecchino d'Oro (continua nientemeno che su Rivista Studio! Qui sotto lascio i video).
























giovedì 12 febbraio 2015

Altri pezzi