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martedì 25 agosto 2026

Chi ha paura del Woke One

Nell'estate italiana in cui i 40 centigradi diventano una temperatura accettabile, la benzina oltrepassa serenamente i due euro al litro, la difterite ricomincia a uccidere i bambini, no scusate, riformulo: la fobia dei vaccini uccide i bambini, il governo apre crisi diplomatiche a casaccio, il fronte orientale dà preoccupanti segni di cedimento e un nostro alleato sta conducendo un genocidio alla luce del sole... in questa estate italiana, chi avesse voglia di dare un'occhiata ai giornali, scoprirebbe che l'argomento più dibattuto è il "woke", anzi la fine del "woke". Una cosa di cui la maggior parte degli italiani non ha mai sentito parlare – e giustamente, visto che alla maggior parte degli italiani il woke non ha fatto nulla: li ha passati da parte a parte come una tempesta di irrilevantissimi neutrini. Chi poi i giornali li leggerà per questioni di studio, tra decenni e secoli, si immaginerà che il woke fosse davvero qualcosa che ci appassionava e ci divideva, come la questione trinitaria faceva incazzare i fornai e gli straccivendoli ai tempi di Gregorio di Nissa; ed è ormai a questo tipo di lettori rari e postumi che mi rivolgo: non perdete tempo. "Woke", nel 2026 in una delle regioni più dinamiche d'Italia, era ancora una parola che non usava nessuno. E i giornali? Appunto, anche quelli ormai non li leggeva nessuno. Quelli importanti, quelli nazionali, quelli che ancora si ponevano il problema di costruire consenso intorno a una proposta politica. Galleggiavano nel vuoto, in una bolla oserei dire, ma le bolle sono trasparenti; il che non si può dire delle crisalidi di sciocchezze che essi si sono fabbricati intorno, secernendo disinformazione e luoghi comuni. E soprattutto: le bolle scoppiano al primo insistere del vento, loro no: loro andranno avanti ancora per parecchio senza vedere né da dove vengono né da dove vanno. Chi li guarda dal basso almeno si fa un'idea di dove tiri la corrente. 


Il vento porta verso un ridimensionamento della destra – lo dico sottovoce, perché magari è un anticiclone superpasseggero, che già a settembre si infrangerà contro perturbazioni più serie. Però a fine agosto le nuvole vanno da quella parte. In coscienza, non credo che nessun elettore di Trump o daa Meloni con un briciolo di buon senso possa dirsi contento di come stanno andando le cose, e questa osservazione (che forse sopravvaluta il buon senso) ha già stimolato delle reazioni percepibili. In Italia, per esempio, è stato già lanciata l'alternativa ancora più estrema: Vannacci, il paracadutista in parapensione. Di fronte a una mossa quasi obbligata (coprirsi a destra), la squadra avversaria si è lanciata nella solita manovra: occupare il centro. Funzionerà? Non funziona quasi mai, chiedete ad Annibale. Ma insomma è una cosa istintiva, non bisogna pensare a un regista, anzi all'esatto contrario: è proprio la solita manovra che succede quando lasci la cavalleria libera di fare un po' quello che vuole: vedono un buco al centro e lo occupano; alè alè, se è una trappola ci penseremo poi. Negli USA, durante questo riposizionamento la Ocasio-Cortez si è lasciata sfuggire in tv che "Woke One was crazy", dove per "Woke One" si intendevano richieste estremiste che in Italia non si sono mai sentite (definanziare la polizia...) "Woke One" era già un meme prima che lo impugnasse la Ocasio-Cortez, e se ci pensate presume l'esistenza di almeno un Woke Two, per cui tradurlo in italiano come "il Woke era una follia" è una forzatura. Che comunque serve a uno scopo.


In Italia il "Woke" è il nemico immaginario identificato dalla retorica superdestrorsa di Vannacci, un orco transessuale determinato a distruggere la civiltà italiana a colpi di schwa e bagni unisex. Chi rincorre Vannacci al centro ha facile gioco nel rispondere: è vero, il "woke" ha fatto dei danni (ma quali?), bisogna superarlo, morte al "woke". Si credono probabilmente molto astuti, nel cantare la canzone del nemico: credono di disattivarlo. La canta Giuseppe Conte, uno che col "woke" ha avuto pochissimo a che fare; e subito accorre in suo aiuto Matteo Renzi, inconsapevole di essere stato il governante più woke che l'Italia abbia avuto (l'unico che ha davvero puntato sui diritti civili mentre ignorava quelli sociali). Ma insomma alla fine la questione è tutta qui: una manovrina a tenaglia per provare a contendere a Elly Schlein il ruolo di leader dello schieramento di centrosinistra. Chi parla di "woke" in questi giorni sta collaborando (la Schlein se ne guarda bene). A qualche figura del demimonde mediatico non sarà sembrato vero approfittarne; la confessione di aver trascorso una fase "woke" estrema, e di essersi ravvedutә, può essere scambiata con qualche buono omaggio di visibilità che i giornali stampano ancora, anche se non te li accettano in nessun supermercato. Non vale nemmeno la pena di fare nomi e cognomi, salvo forse il più buffo: Anna Paola Concia, una politica che senza il "woke" avrebbe dovuto trovarsi un mestiere.

Comunque: non ci siamo già passati? Non abbiamo studiato il '68 su antologie di testi che irridevano, sfottevano, prendevano le distanze dagli eccessi del '68? Epperò nel '68 la società stava cambiando davvero, anche in provincia. Il "woke" italiano è un fantasma ricorrente nei sogni a occhi aperti di gente di destra; per lo più coincide con la sua parodia, salvo che è la parodia di qualcosa che quasi nessuno ha visto. Avete mai litigato con una persona per i suoi pronomi? Lo schwa su un documento vi ha creato dei problemi? Vostra figlia non è riuscita a qualificarsi alle semifinali di judo a causa di un transessuale nerboruto? Un'università ha desessuato i bagni, intendo un'università che si concedeva il lusso di averceli sessuati (la mia non li aveva)? Siete vittima del fuoco amico dei bot di destra, staccatevi un po' dal telefono. Se dare addosso a un nemico immaginario vi aiuterà a spostare qualche equilibrio, buon per voi: dopodiché dopodomani saremo ancora qui. Le donne continueranno a chiedere maggiore visibilità e più sicurezza; il loro ruolo nella società è sempre più importante e non sarà la scaramuccia estiva a cambiare le cose. Al prossimo femminicidio, si ricomincerà a parlare di femminicidio, e sono proprio curioso di vedere chi si opporrà perché ormai il "woke" è passato di moda. Le minoranze continueranno a chiedere più rappresentanza e più rispetto, all'accademia come al cinema – e il cinema continuerà a reagire con più prontezza dell'accademia, perché le minoranze comunque hanno soldi da spendere, e due minuti di Elena di Troia nera ti assicurano comunque polemiche e visibilità – se funzionava fino al mese scorso, non si vede perché non debba continuare. Nessuno è andato in piazza per lo schwà, l'unico danneggiamento causato in Italia dal metoo è che per qualche ora una statua di un giornalista in un parco è stata coperta di vernice lavabile, fanno molti più danni gli ultras di una squadra di serie C in trasferta. In piazza in questi anni la gente ci è andata per l'ambiente, coi Fridays for Future; per la Palestina, contro la guerra; contro determinati provvedimenti di un governo reazionario. E domani in piazza ci tornerà per la benzina a due euro e mezzo; per la siccità; contro le guerre che non vogliamo combattere e contro le guerre che qualcuno non vuole guardare. Contro un fascismo che procede impettito verso il vuoto, inventandosi obiettivi militari e annunciandone pomposo la sconfitta. Finché la realtà non presenterà il suo conto, che credo sarà terribile per tutti.

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