giovedì 14 marzo 2019

Il ragazzo a cui passai il Giornale

Su Facebook ogni dibattito viene a noia dopo poche ore, e questo mi libera; mi solleva dal peso di dover scrivere cosa penso, che ne so, di Montanelli. Due giorni fa forse, ma ormai non interesserebbe più ad alcuno; e comunque anche quell'alcuno avrebbe letto in questi giorni tre o quattro opinioni abbastanza simili. Che potrei aggiungere di interessante? Cosa è stato Montanelli per me... Una parte del paesaggio? Il nonno ex fascista che molti di noi non hanno realmente avuto, ma ci spettava comunque per contratto? Perché bene o male quello è stato. Mi viene in mente un mio amico, si fa per dire, non lo vedo da anni. Ecco, potrei raccontare questa cosa, e spero che nessuno ci si riconosca.


Risale all'anno in cui compravo almeno un giornale al giorno – ma a mia discolpa, era un anno in cui capitavano tantissime cose, il 1989? Più facilmente il 1990. E per quanto fossi un fanboy di Repubblica (merito meno di Scalfari che di Beniamino Placido) cercavo di comprarli un po' tutti. Anche quelli che non mi piacevano – del resto, lo imparai così che non mi piacevano (ricordo ancora il mio choc culturale davanti a un normalissimo fondo del Corriere: ma qui parlano bene di Craxi! E basta! Cioè non c'è nessuna notizia, stanno soltanto parlando bene di Bettino Craxi? Ma si può fare, voglio dire, è legale questa cosa?)

Compravo la Stampa, compravo l'Unità; un giorno, è naturale, mi ritrovai in mano il Giornale. Proprio quel giorno invece di farmi un giro in Cittadella, alla fine delle lezioni; invece di andare a sfogliare per l'ennesima volta i 33giri in offerta al Discoclub, me ne rimasi lì sulla panchina di granito del binario 5. Il destino, che è uno stronzo, volle che proprio quel giorno mi trovasse col Giornale in mano un mio amico del paese, in una fase della vita in cui lui era un ragazzino timido, e io un po' meno, e mi chiese: che giornale leggi? Mah niente dissi, sai, ogni giorno cerco di comprarne uno diverso...

"Questo proprio non l'ho mai visto".

"Ma sì, è un giornale di Milano, uno spinoff del Corriere". Questo di sicuro non lo dissi, non sapevo cosa volesse dire spinoff. Conoscevo a grandi linee le circostanze della scissione, e soprattutto conoscevo Montanelli sin da bambino, perché il Giornalino pubblicava a puntate la Storia dei Romani e dei Greci e di certe nozioni non credo di essermi mai liberato. Una parte del paesaggio, appunto. Ma se era il 1990 facevo il terzo anno, forse il quarto? Ormai lo avevo capito che reazionario fosse Montanelli, ci litigavo già volentieri. Ci avrei messo comunque anni a capire che uno a volte le cose le legge proprio per incazzarsi, e che il successo di alcuni giornalisti e scrittori dipende dalla felicità con cui assolvono precisamente a questa funzione. Ma in quel momento per me era vitale che il mio amico capisse che quel che leggevo non lo condividevo, insomma, m'avesse beccato con Corna Vissute mi sarei sentito un po' meno in imbarazzo.

"Quando hai finito me lo presti?"

Anche questa cosa non me la disse esattamente così – come si diceva a quei tempi passami-i-fogli-di-giornale-che-hai-già-letto? Perché è una cosa che si faceva. Comunque glielo passai tutto, che altro potevo fare? A quel tempo m'inteneriva. Al suo liceo era l'unico del paese, al paese era rimasto un po' fuori dai giri, lo vedevo aggirarsi per il binario 5, troppo piccolo per provarci con le ragazze; aveva un modo di fare che titillava il mio senso di responsabilità. È esattamente questo il problema: mi sento responsabile per quanto successo. Il che è assurdo, ma nondimeno vero. Gli feci conoscere il Giornale di Montanelli, e lui cominciò a leggerlo tutti i giorni. Poi Montanelli se ne andò, ma la corriera ormai era partita. Tempo quattro anni e lo ritrovai berlusconiano duro. Nel frattempo era diventato anche più alto di me di una buona spanna, e un pilastro della comunità, una fidanzata carina e tutto quanto, e questo malgrado ogni tanto io cercassi di incontrarlo con altri quotidiani in mano, lo vedi che non leggo solo il Giornale? L'ho comprato solo quel giorno, non mi puoi inchiodare a un giorno solo, no? Tutto questo succedeva in giorni lontani di un secolo scorso, ma non c'è una volta che non si riparli di Montanelli e in generale del Giornale che io non ripensi a lui, e non mi chieda se non è stata tutta colpa mia, e come sarebbe andata se quel giorno in stazione mi avesse trovato con in mano il Manifesto.

Ecco un motivo più originale di altri per odiare Montanelli. E invece no, per qualche oscuro motivo lo sento mio complice. Non abbiamo vigilato, non siamo stati attenti; certi mostri sapevamo che avrebbero bussato a certe porte che dovevamo custodire sprangate e invece abbiamo lasciato una fessura, per curiosità. E per voglia di litigare. Sicuri che dal litigio saremo emersi trionfatori. Della sposa abissina sentii parlare soltanto qualche anno dopo, ai tempi in cui fondò la Voce e diventò un astro dell'antiberlusconismo nascente. Non riesco a credere che si sia una coincidenza. Montanelli aveva rotto coi colleghi di destra, i colleghi di destra erano iene da archivio: pescarono la cosa che avrebbe reso Montanelli più inviso al suo nuovo pubblico di sinistra. Prendetelo come sospetto di uno che si sta rincoglionendo; ma fino a un certo punto, se qualcuno tirava fuori Montanelli, qualcun altro rispondeva sì, vabbe', Montanelli rappresenta un determinato milieu ecc. ecc. Da un certo punto in poi la prima reazione diventò: Montanelli? Lo stupratore di una bambina abissina? In tutto questo riconosco lo stile della destra berlusconiana italiana, dei vari macchinisti del fango a cui mai nessuno scolpirà un monumento che pure mi piacerebbe personalmente profanare.

Ecco, alla fine sono riuscito lo stesso a spiegare cosa penso di Montanelli, e la ragione del mio fastidio per il dibattito di questi giorni – che non è il fastidio per un monumento imbrattato, peraltro con un rosa gentile e lavabile – ma l'imbrattamento arriva dopo vent'anni in cui un personaggio veramente molto interessante, e criticabile, e criticato, si è progressivamente ridotto a uno stupratore di bambina. E il fastidio per non riuscire a spiegare questa cosa senza passare per uno che minimizza l'episodio. È chiaro che l'episodio è grave, anche una volta inserito in un contesto (la guerra di Etiopia) da cui Montanelli non ha mai voluto davvero prendere le distanze, come dal primo amore; dal fascismo sì, dal conservatorismo liberale del dopoguerra sì, da Berlusconi quasi subito; ma dal mito degli italiani buona gente che liberano i barbari abissini da sé stessi, mai. Oggi però l'epiteto "pedofilo" chiude ogni discussione, e invece la discussione è interessante; significa "mostro", e Montanelli tutto era meno che un mostro che si aggirava per l'acrocoro etiopico a caccia di bambine. Era un ufficiale italiano impegnato in una guerra coloniale, che recepiva direttive dei superiori: il consiglio di trovarsi una "madam", una sposa a tempo, gli venne da un superiore che in questo modo sperava di prevenire i rapporti con le prostitute. Tutto questo più che sotto il capitolo "Pedofilia" non sarebbe il caso di inserirlo in quelle, altrettanto interessanti, "Crimini di guerra coloniale", "Sessualità in Italia nell'epoca fascista"? Ma tutto questo lo sappiamo anche grazie a Montanelli, che avrebbe avuto tutto il tempo e l'interesse per negare le circostanze e insabbiare le evidenze, e mai si è sognato di farlo; perché?

Probabilmente perché aveva voglia di litigare anche su questo, ed era abbastanza pieno di sé da immaginare che alla fine avrebbe vinto anche questo dibattito. "Pedofilo" oggi equivale a "tabù", ma Montanelli tabù non ne ha mai avuti (o forse l'uso di armi chimiche in Etiopia). Da scrittore di libri di storia, sapeva come certe pagine di storia si scrivono, e che i posteri hanno sempre ragione; ma che proprio per questo è inutile blandirli. Ai posteri servono anche i mostri, e forse a Montanelli non dispiaceva diventarne uno. Il suo monumento, lui per primo l'ha imbrattato. C'è qualcosa di notevole in questo; non voglio dire ammirabile, ma insomma Indro Montanelli ai posteri continua a dire: vaffanculo, io sono così. Sono un uomo del mio tempo, che ha fatto alcune cose che voi trovate orribili e ai miei tempi erano normali. Non vi chiedo scusa, non capisco nemmeno a cosa vi servano le scuse di un vecchio o di un morto. E neanche voi, non dovete scusarmi: dovete giudicarmi. Nella Storia d'Italia a Volumi a me forse spetta una mezza pagina: vedete voi cosa farci entrare e cosa no. Se alla fine ci sarà scritto "ha stuprato una bambina in Abissinia", amen. Il punto non è se raccontarla così mi renda o non mi renda onore: io sono morto, chi se ne frega del mio onore. Il punto è: farà onore a voi?

6 commenti:

  1. Con una diversa inclinazione ho un conflitto personale irrisolto con un altro grande personaggio, Pasolini, che ho letto e apprezzato, visto tutti i suoi film, ma che nella vita privata pare avesse abitudini e libertà "sentimentali" simili agli antichi greci o romani, che oggi aborriamo.

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    1. Che bello saper scrivere bene in italiano: si può usare, come in questo caso, per nascondere il disprezzo verso abitudini e libertà
      - wow! so '40s!-
      Ad onor di sintesi e semplicità, si farebbe prima a chiamarla omofobia, nella fattispecie. E sappiamo bene che non v'è bisogno alcuno di virgolettare i "sentimenti" se ciò che si intende sono i vizi (e le virtù) del sesso. Infine, per la cronaca, non aborrIAMO proprio un bel nulla. e lo dico da maschio bianco etero ecc ecc.
      Complimenti insomma per lo sfoggio condensato di fetido bigottismo. Mi creda, leggere Pasolini non può servirle a un granché

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    2. chiedo scusa per il fetido bigottismo (io di solito sono uno verboso, ma cercherò di condensare quanto posso), ma io uno che esce con il macchinone dei tempi suoi a contrattare gli olgettini (quarticciolini?) analfabeti e morti di fame dei tempi suoi da cui ha già peraltro tratto profitto e fama grazie al suo "saper scrivere bene in italiano" lo vedo più parente dell'ufficiale coloniale fascista e bianco o dell'anfitrione di cene eleganti che di un paladino di abitudini e (bum!) libertà.

      e per poi - se vogliamo credere alle risultanze processuali, e non mi piace mai, ma comunque - tirare sul prezzo, come un carlomartello* qualsiasi.

      * "frustando il cavallo come un mulo non quel gran facciadaculo del re bensì la pulzella si dileguò"

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  2. Montanelli è l'esempio classico del buco nero in cui si è messa la sinistra dall'era Berlusconi in poi. Io me lo ricordo quando lui e Biagi, entrambi personaggi che definire progressisti è difficile, diventarono i nostri idoli nel momento in cui, per banale buonsenso, si misero contro il buon Silvio.
    Questa è la cosa che ci fa meno onore, a noi progressisti; che abbiamo per un periodo non breve assunto a nostro campione una persona radicalmente conservatrice come Montanelli, per mancanza di campioni nostrani.

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  3. Secondo me – e secondo me, secondo tanti – il punto non è il peccato mortale di Montanelli stupratore, il punto è che la vicenda è emblematica della destra italiana, e del suo rapporto con fascismo e colonialismo. Fino alla morte a difendere che massì, che ci vuoi fare, era un'abissina, le ho pure fatto una capanna, che vuoi di più... alla fine in quel contesto fare sesso con una dodicenne che vuoi che sia, io portavo la civilità. Però la libertà sessuale, i diritti dei gay, per carità, dove andremo a finire.

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  4. "L'episodio è grave, anche una volta inserito in un contesto (la guerra di Etiopia) da cui Montanelli non ha mai voluto davvero prendere le distanze"

    Io direi: "l'episodio è grave, SOPRATTUTTO una volta inserito in un contesto (la guerra di Etiopia) da cui Montanelli non ha mai voluto davvero prendere le distanze".

    E questo perché Montanelli ha ribadito chiaro e tondo che con una dodicenne italiana non lo avrebbe fatto mai. Razzismo da manuale, ribadito, difeso, rivendicato.

    Ora, non è che siccome Berlusconi ci ha abituato alla macchina del fango, allora passa tutto in cavalleria. Non abbiamo nemmeno problema della "verità" perché, bontà sua, Montanelli ha rivendicato tutto. Non ha storicizzato, spiegato o allontanato: ha detto che in Africa e con le africane va bene così.

    Quindi per una volta mi ritrovo d'accordo con il mainstream. Quello è un episodio lugubre di una lugubre storia, il colonialismo italiano. Che poi la familiarità con questo personaggio, altri suoi lati meno controversi e l'abitudine ci abbiano reso difficile prendere le distanze da uno che ha sempre rivendicato quello che ha fatto non cambia la sostanza della cosa: se dobbiamo fare statue a qualcuno, meglio sarà trovar una persona che nella sua vita non ha mai fatto una cosa raccapricciante come comprare una bambina per farci sesso. Fine.

    Ci fa onore? Non lo so. Però ho un'altra domanda: ci fa onore non parlare o coprire pudicamente questa vicenda perché l'informazione viene dalla macchina del fango berlusconiana o perché Montanelli ha fatto la storia del giornalismo italiano? E' una domanda facile con una risposta secca: no.

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Puoi scrivere quello che vuoi. Se è una sciocchezza posso cancellarla.

Dimmi.