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martedì 7 aprile 2026

Un'intera civiltà morirà stanotte

 

Comunque andrà, una civiltà è morta davvero. 

E magari qualcosa di rivoluzionario può succedere, chissà?

giovedì 23 gennaio 2025

Dio è con noi (in mancanza di meglio)


Quello di Musk potrebbe essere un gesto infelice che gli è sfuggito in una situazione di stress (o fattanza), ma anche la solita manifestazione di nazismo ironico. Sul nazismo ironico mi ritengo un'autorità perché insegno nella scuola media, dove la gente incide le svastiche sui banchi molto prima di associarle al nazismo; e le incide principalmente per dare fastidio a chi gli dice che è una cosa sbagliata; tutto qua, poi crescendo magari diventano anche razzisti e antisemiti, ma in principio c'è questa necessità di fare incazzare l'autorità, che non cessa nemmeno quando l'autorità diventano loro – anche in questo noi italiani siamo all'avanguardia, no? Con tutti i motivi che c'erano per intitolare un aeroporto a Silvio Berlusconi (è brutto, è lontano, è costato un fottio di soldi al contribuente, ha ingrassato tanta cricca disonesta) a un certo punto pareva che il motivo più importante fosse far arrabbiare la sinistra, ok, immagino che per alcuni sia meglio del sesso. Dopodiché Musk è inquietante per tantissimi altri motivi, e uno di questi motivi è che questa deriva, fino a qualche anno fa, era abbastanza inimmaginabile. Questo trumpismo di Musk (e di Zuckerberg, e di Bezos) ha tutta l'aria di un piano B, o comunque di una situazione in cui questi tycoon digitali si sono infilati perché evidentemente altre opzioni si erano esaurite. Altrimenti lo avrebbero fatto otto anni fa, e in teoria loro sono quelli rapidi e sul pezzo.

Otto anni fa può darsi che il piano A di Musk fosse davvero andare su Marte; dopodiché magari la realtà ha presentato il conto. Così come fino a qualche anno fa Zuckerberg era convinto che ci avrebbe portati tutti nella realtà virtuale: un altro pianeta che alla fine non si è rivelato accessibile. In ogni caso fino a qualche tempo fa questi erano progetti più interessanti che prendere il potere a Washington. Oggi no. Oggi sia Zuck sia Musk forse stanno picchiando la testa contro limiti strutturali: ad esempio la Tesla più di tanto non è competitiva e non lo sarà ancora per un pezzo, il che può portare anche il più turboliberista a lobbizzare Washington e a chiedere un po' di sano protezionismo contro l'elettronica cinese. Nel frattempo Musk si è ritrovato proprietario di Twitter, e non sapremo mai se è stato un capriccio, un tranello o la fase di un diabolico piano; ma a quel punto ha dovuto accettare anche lui la grande verità scomoda che con Twitter non si faranno mai i soldi – e in generale nessun social network è mai riuscito a trovare un modello di business che non conduca a un rapido immerdamento. 


Se volete è lo stesso equivoco per cui in Italia qualcuno fino a qualche anno fa era convinto che i giornali potessero stare sul mercato da soli, quando la realtà quotidiana ci dice che la maggior parte ricicla denaro del contribuente per amplificare le opinioni politiche del committente. Musk si è ritrovato subito nella stessa situazione: l'unico modo per cavare qualche utile da Twitter era darsi alla politica. Soldi con X non ne avrebbe mai fatti, laddove un po' di influenza politica sugli elettori poteva ricavarla, e quindi se anche il suo obiettivo iniziale non era diventare un demagogo, Musk lo è diventato. Ha comprato un social, era una sòla, l'unico modo per valorizzarla era trasformarla nella centrale della disinformazione occidentale, Musk è diventato il capo della disinformazione occidentale e ora si ritrova nella Sala Ovale della Casa Bianca a spiegare come si governa a gente che ne sa persino meno di lui. C'è di che emozionarsi e alzare braccia a caso.

Alla fine il capitalismo non è che possa fingersi diverso da quello che è: anche chi accumula con le migliori intenzioni si ritrova molto presto incastrato in meccanismi padronali, e non è neanche detto che Musk fosse partito con le migliori intenzioni. Siccome Marte non è terraformabile, le auto elettriche non salveranno il mondo, il metaverso non funziona e anche le AI cominciano a sembrare una bolla, non resta che darsi alla politica, che in effetti era un po' la Cenerentola, uno spazio che interessava sempre meno gente, popolato da personaggi facilmente rilevabili da chi in questi anni ha fatto i soldi veri. Musk li ha fatti, magari più con le crypto che lanciando razzi, vendendo automobili e inserzioni su X. Ma alla fine quando hai tanta liquidità, hai un problema di liquidità. Trump non è mai sembrato l'investimento più sicuro, ma a un certo punto non devono esserci più state molte alternative a comprarselo, e quindi Washington e il mondo – sempre in mancanza di meglio.    

Insomma, e sintetizzando: è come se Musk si fosse messo a giocare a Risiko perché si è accorto che Monopoli è un gioco di merda.

giovedì 21 gennaio 2021

In occasione dell'insediamento

Mi sono accorto non solo che questo blog è così vecchio da aver già visto quattro presidenti alla Casa Bianca, ma che per una manciata di giorni ha mancato la possibilità di averne già visti cinque: la mattina del 20 gennaio 2001 Bill Clinton era ancora formalmente presidente USA, il primo pezzo qua sopra è del 25. 
In ogni caso gli anni dell'infanzia sono sempre i più formativi, e così come io non riesco a scacciare l'impressione che ogni nuovo presidente sia una riedizione di Ronald Reagan (e in fondo hanno tutti preso qualcosa da lui), questo blog non ha mai veramente superato gli otto anni di George W. Bush. Questo in parte può spiegare la relativa flemma con cui ho accolto l'elezione di Trump quattro anni fa, e in generale il relativo disinteresse che ho avuto per un caso umano-politico pure così emblematico e spettacolare. Quattro anni fa ho scoperto che non avevo più abbastanza animo da preoccuparmi davvero: come se avessi già bruciato le mie cartucce migliori per l'altro presidente scemo. Ho cominciato a pensare "beh, fin qui non è ancora successo niente di grave" e ho continuato a farlo per quattro anni, sicché alla fine per me la cosa più notevole dell'amministrazione Trump è che si sia conclusa senza nessuna catastrofe globale (mentre scrivo questa cosa sento dal tg che le vittime del coronavirus negli USA hanno superato quelle della Seconda Guerra Mondiale, ma mi sembra ingeneroso attribuirle tutte a Trump).


Prima che Trump vincesse credo di aver scritto almeno un pezzo per contrastare l'idea che fosse il "Berlusconi americano" a cui i giornalisti italiani tenevano in particolare; non solo per la gran soddisfazione che traggo sempre a contraddire i giornalisti italiani, ma perché Trump i media non li possedeva, ne era posseduto: benché tuttora un sacco di gente sia convinto che Trump abbia ammaliato gli elettori con Twitter (il social più sfigato), il personaggio Trump è sostanzialmente una creatura televisiva. Questa cosa poi per quattro anni ho fatto finta di non averla detta, visto che le sue elezioni le aveva vinte – con un sistema elettorale assurdo, brevettato negli USA quando in molta Europa vigeva il feudalesimo – però le aveva vinte: e quindi ora era Berlusconi da considerare un'anticipazione, una prefigurazione di Trump. Poi però c'è stata quella lunga notte delle elezioni 2020 in cui sono restato sveglio anche se non vorrei voluto, e il momento in cui ho sentito il vento davvero cambiare è stato il momento in cui la Fox ha mollato Trump, in modo piuttosto improvviso. Il fatto che Trump sia diventato patetico anche per una parte dei suoi sostenitori, credo che dipenda soprattutto da quello, e non dal fatto che due o tre social network gli abbiano sospeso l'account. A Washington il 6 gennaio c'erano soltanto gli scoppiati (il che non significa che non fossero pericolosi) ma non l'America profonda: quella magari qualche tweet ogni tanto lo legge, ma soprattutto tiene accesa la Fox, e per la Fox Trump ha perso le elezioni, amen. 
Insomma avevo ragione io (ci mancherebbe anche che non mi dessi ragione in questo mio piccolo spazietto personale): Trump non è i media, è una creatura dei media, che lo hanno tenuto in vita finché lo hanno ritenuto affidabile; e più dei media tradizionali che di quelli 2.0. Ora dovranno inventarsi qualche nuovo personaggio, ma voglio immaginare che ci sono caratteristiche di questo modello che nel prossimo non troveremo. La vittoria di Biden è stata per me la notizia più bella dell'anno scorso: quella e i vaccini. Lo scrivo perché rileggendomi non sembra che me ne sia mai fregato un granché, ma scrivo più volentieri delle notizie cattive (ultimamente neanche di quelle).

Lascio qui un appunto sul dibattito del Free Speech, al quale non ho tempo di partecipare. Nel mio piccolo penso che i fanatici di Trump (il cui contributo alla vittoria del 2016 è probabilmente sovrastimato) siano per lo più bianchi razzisti. La cosa veramente nuova è la loro ritrosia ad ammetterlo, il fatto che in molti casi cerchino di essere bianchi razzisti "in modo ironico", una cosa che la mia generazione fa fatica a capire. Col senno del poi è un atteggiamento perdente, che rivela quanto Obama e l'egemonia hollywoodiana abbiano vinto; in questi anni per la prima volta abbiamo visto bianchi razzisti sfilare non per la supremazia della razza bianca, ma per difendere la Libertà di Parola, ovvero il diritto ad offendere parte del pubblico ("triggerare") affermando eventualmente che la razza bianca potrebbe essere superiore. Confesso di trovare esilarante il modo in cui Zuckerberg e Bezos li hanno infinocchiati, ventilandogli la possibilità di ospitare un simile spazio libero, facendosi consegnare password e dati e poi cacciandoli fuori – ma solo dopo che il vento era cambiato, non un attimo prima. L'abbiamo sempre detto che l'ironia è un'arma a doppio taglio, forse varrebbe la pena aggiungere che è anche a doppio manico, nel senso che dà al tuo interlocutore la possibilità di impugnarla contro di te in qualsiasi momento: per questo andrebbe usata solo con gente che non ha davvero intenzione di farti male. In realtà i monopoli on line sono un problema anche per me, e la libertà di parola qualcosa senza la quale non sono sicuro che potrei vivere. E allo stesso tempo non ci posso fare niente, ogni volta che trovo un razzista che frigna perché non gli danno libertà di parola, che ci posso fare? È un paradosso così grandioso che mi commuovo. 

venerdì 28 febbraio 2020

Twitter, Wu Ming e una questione minuscola

[Sotto il titolo "Twitter, Wu Ming e una questione minuscola", fino al pomeriggio del 28 febbraio, c'era un lungo pezzo, tenuto per mesi nella cartella delle Bozze, in cui rivangavo un'annosa discussione coi Wu Ming e chiedo la rimozione di un tweet.

Con una notevole tempestività i Wu Ming mi hanno scritto comunicandomi l'intenzione di rimuovere quel tweet. La mail si legge qui. Questo per me chiude la discussione, e quindi il pezzo torna nella cartella da cui proveniva.

Sto riflettendo se cancellare anche i commenti – quelli critici nei miei confronti li terrei anche, mentre quelli offensivi nei confronti dei WM preferirei eliminarli

Tutto qui e grazie per l'attenzione. È rarissimo che io cancelli un pezzo, ho sempre l'illusione che tutti questi anni di archivio un giorno possano essere utili a qualche povero dottorando in storia o in psicopatologia; però stavolta mi sembra giusto così. Scusate].

mercoledì 24 aprile 2019

La gente allo specchio (potrebbe sembrare più stupida)

Ultimamente mi ci vuole parecchio a finire un pezzo e nel frattempo rischio di scordarmi perché lo avevo cominciato, per esempio questo nasceva come un'implorazione a Guia Soncini affinché mi riammettesse tra i suoi follower: mi ha infatti bloccato qualche giorno fa dopo uno scambio di cui si è già dimenticata, di cui tra un po' mi dimenticherò anche io. Ma insomma già Twitter lo aprivo poco; senza di lei smetterò del tutto di andarci e se Trump dichiarerà la terza guerra mondiale sarò l'ultimo ad accorgermene. Scherzo ma per me sarà una perdita secca; per molto tempo la possibilità anche vaga che lei potesse capitare da queste parti mi ha impedito di pubblicare cose tremende, non solo dal punto di vista ortografico. Comunque è già notevole che non sia successo prima: lei blocca tutti, io ho la rispostina facile. Ed è giusto che sia successo su un argomento che davvero ci divide: si parlava del famoso social media manager dell'INPS, che qualche giorno fa sbroccò davanti a utenti che continuavano a fare le stesse domande senza leggere le risposte. Un personaggio in particolare forò l'attenzione e chissà, forse ce ne ricorderemo anche tra due settimane, quando avrò finito di scrivere questa cosa: su Facebook si faceva chiamare Candy Candy Forza Napoli e sulla foto-ritratto ostentava due orecchie di coniglio. Candy Candy eccetera si rifiutava di procurarsi uno Spid e io tentavo di spiegare che non aveva tutti i torti, lo Spid è un oggetto burocratico effettivamente complicato. Il fatto che alcuni riescano a ottenerne uno in dieci minuti non significa che per altri non sia un calvario. G.S. arrivava nella discussione da una posizione che è la tipica sua, e che mi permetto di sintetizzare così: la gente è stupida. Non è una questione di reddito o di ceto, la gente è stupida e basta. Si attaccano ai commenti, ripetono le stesse domande, pretendono che gli altri googlino per loro, sono irrecuperabili. Eccetera.

https://xkcd.com/1386/
Da qui si potrebbe partire per la solita riflessione esistenziale e politica: anche ammesso che la gente sia stupida, che senso ha aggredirla? Cosa rivela di noi questa particolare forma di arroganza? Il burionismo funziona davvero? È ancora un'opzione progressista o non ci conduce verso una china reazionaria e antidemocratica, bla bla, ne abbiamo già parlato e ognuno ha già riportato a casa la sua opinione.

Invece forse è mancato un discorso a monte, ovvero: perché mai dobbiamo ammettere che la gente sia stupida? Abbiamo tutte queste prove? Votano degli imbecilli, Di Maio e Salvini, ok: vent'anni fa votavano Bossi e Berlusconi; possiamo concedere una certa miopia in cabina elettorale, ma a parte questo? Si comportano da scemi su internet. Vero. Ma anche questo dettaglio non mi sembra decisivo.

Insomma io non ci credo, per me la gente non è così tanto stupida. Certo, su internet la sensazione è decisamente questa. E se non ci fosse internet ci sarebbero gli altri media, la tv, la radio, eppure resto scettico. Credo che si tratti in parte dell'effetto Svetonio. Svetonio è ovviamente Gaio Tranquillo, l'autore delle Vite di dodici Cesari, la prima grande collezione di gossip imperiali. Leggendo il suo libro (spassoso) si ha l'impressione che i Romani stessero sprofondando nel vizio e nella decadenza e invece no, il periodo descritto da Svetonio è quello in cui l'Impero conosce la massima stabilità e la massima espansione. Senz'altro poteva capitare che un Cesare sbroccasse e capitava anzi più spesso di quanto sarebbe stato ragionevole attendersi, ma questo non impediva alla macchina statale di funzionare. Con tutti i suoi difetti, quell'impero è durato qualche secolo in più della Repubblica italiana, che pure costituisce una macchina statale straordinariamente complessa e meno fragile di quanto vogliamo credere. Svetonio però non ci parla del funzionamento dell'esercito, dell'organizzazione del lavoro, o della cura delle strade, o di quant'altro stesse funzionando: gli interessavano soltanto i vizi dei Cesari e credo che ancora oggi internet e gli altri media funzionino soprattutto così: si soffermano sui nostri difetti, perché sono più interessanti e confortano il lettore. Ma nel frattempo la macchina funziona. Ha un sacco di pecche, e alcune sono sistemiche, ma funziona. Se davvero fossimo tutti stupidi come siamo su Facebook, nessun treno partirebbe più dalla stazione. Invece partono, e la maggior parte arriva in orario. Ogni mattina aprono i bar, le scuole, i negozi, e dentro è pieno di gente che su internet sembra deficiente; e invece un bar, una scuola, un negozio, lo sa aprire. Io no, loro sì.

12 CESARI VERAMENTE FOLLI!
Il settimo ti stupirà...
Mi capita sempre più spesso di rendermene conto – forse perché passo almeno metà giornata offline? Ogni persona che incontro mi sembra migliore di me, almeno in qualcosa. Suona il campanello, è l'idraulico: in un attimo capisce il mio problema, controlla con un paio di strumenti, cerca di spiegarmi qual è la soluzione, mi convince; è un bravo idraulico, un bravo professionista, sa conquistare il suo cliente, io al suo posto non sarei mai diventato così bravo. Su Facebook invece ha un avatar pirla che copia-incolla soltanto insulti alla Juve. Esco a comprare due cose in farmacia. La commessa è preparata, comprensiva, gentile, ha una laurea che io non sarei mai riuscito a conseguire; eppure su Instagram insiste a condividere autoscatti col becco a papera. Vado a lavorare. Non c'è un collega che non mi sembri migliore di me in qualcosa: una è più preparata, l'altro è più paziente, più metodico, più esperta, più diplomatico. Mi sembra di avere a che fare con consumati professionisti, non fosse per il baccano che fanno su Whatsapp. Ogni persona che incontro mi sembra migliore di me in qualcosa, offline. Online è diverso.

Online sembrano tutti ridicoli, inadeguati, appena arrivati e invece sono dieci anni che continuano a postare vecchie gif, vignette dei peanuts con testi abusivi, tramonti, buongiornissimi, caffè. Online mi basta scrivere due scemenze originali sul fatto del giorno per sovrastarli tutti ed è forse il motivo per cui ci sono arrivato non prima di tutti ma quasi, blogger della prima ora eccetera. Online mi trovo a tu per tu con giornalisti e scrittori e me la cavo, o almeno l'Online mi suggerisce questa sensazione. Pericolosissima.

Ma per fortuna non ci passo tutta la giornata. Non importa che vette notturne io possa raggiungere, ci sarà quasi sempre una sveglia alle 6:45 e una vita offline che mi metterà ogni giorno davanti ai miei limiti. Se non ci fosse probabilmente impazzirei. Mi radicalizzerei, come certi nerd che finiscono naturalmente assorbiti dall'Alt-Right, il collettore finale di tutti i solipsismi, di tutta l'insofferenza per la mediocrità del prossimo. Mi convincerei di essere l'unico Sveglio in un mondo di mediocri, normies e altre puttanate del genere. Per fortuna che c'è l'Offline.

Faccio un altro esempio
Che è anche uno dei tanti motivi per cui mi dispiace di essere stato bannato; questi piccoli momenti di verità che mi piaceva intravedere. Al netto dell'autoironia, per cui un Grande Romanzo magari no, nessuno lo pretendeva; ma un buon romanzo in questi anni avremmo anche potuto aspettarcelo; e se non è successo non sarà anche perché alla fine ci siamo incantati un po' tutti a guardare i commentatori su facebook? Senza domandarci troppo cosa ci fosse poi di così rassicurante nella contemplazione della loro mediocrità. Alla fine bastava poco: un microscopio che ci mostrasse ogni giorno quanto erano miseri i nostri contemporanei. Ridicoli, incapaci, indegni del suffragio universale: non se lo meritavano nemmeno un romanzo, né Grande né piccolo. Anche perché per scriverlo servirebbe una minima dose di pietà per la commedia umana, e sui social la pietà è morta. Così niente romanzo, solo qualche stilettata ogni tanto. Comunque godibile, eh. Ma insomma mi dispiace che sia andata così. Anche perché credo che si sia trattato di un parziale equivoco: il microscopio non era semplicemente un microscopio, certi oggetti inquadrati in uno specchio possono sembrare più lontani di quanto non siano, e in generale può darsi che ci siamo fidati troppo dell'Online. Essendo il luogo a noi più congeniale.

Ma agli altri no. La maggior parte delle persone non dà il meglio di sé Online. Questo, mi rendo conto, può essere difficile da concepire in determinati contesti. Ci sono intere comunità di persone che senza l'interazione online non potrebbero lavorare e vivere; enormi bolle di individui che devono farsi cento scatti prima di trovare quello presentabile. Tutto assolutamente comprensibile, inevitabile; ma la maggior parte delle persone non vive lì. La maggior parte delle persone arriva sui social nei ritagli di tempo, ed è stanca o scazzata o ha solo voglia di condividere una coglionata tra amici. Il fatto che per alcuni sia una vetrina da allestire con cura non significa che per altri non continui a essere il lato interno dello sportello dell'armadietto dello spogliatoio in cui ti capita di condividere una battuta razzista per debolezza o stanchezza o genuina simpatia di chi te la sta raccontando, e non vuol dire che sei un razzista; al massimo che sei debole o sei stanco. Un sacco di gente migliore di me non sa comportarsi su facebook: e allora? Domattina la sveglia suonerà e continuerò ad aver bisogno di loro; più di quanto loro abbiano bisogno che io spieghi loro facebook. (Qualche cretino ovviamente c'è, ma molti meno di quanti appaiano).

Non so bene come finire questo pezzo. Scrivo cose su internet più o meno da vent'anni: ho sempre cercato di scriverle nel modo più chiaro possibile perché volevo che le leggesse più gente possibile. Evidentemente non ha funzionato; non sono stato abbastanza chiaro, abbastanza efficace, abbastanza bravo. Soprattutto, non sono stato abbastanza breve. Ogni tanto ci provo ancora perché non mi rassegno, né Online né Offline. Per me la gente non è stupida. Molto spesso ha priorità che non sono le mie, ideologie che non condivido, e in generale si fida poco: ha avuto brutte esperienze. A volte è stanca, quasi sempre è distratta, in molti casi ha dei casini che neanche ci immaginiamo. Ma non è stupida, e non ci conviene trattarla così. Tra i no vax ci sono medici laureati col massimo dei voti, e genitori più solleciti e attenti di me, non che ci voglia molto. Tra i terrapiattisti c'è chi sa spiegare i motivi per cui la terra sarebbe piatta molto meglio di quanto io sappia spiegare che è un geoide rotante. Sotto due orecchie di coniglio può nascondersi la migliore persona del mondo, o anche una persona mediocre quanto me, salvo che sa lavare le scale meglio di quanto non saprò mai fare, e il mondo ha più bisogno di scale pulite che delle mie spiegazioni su un blog.

Inoltre sanno quasi tutti cucinare, io in trent'anni non ho ancora ben capito come si gestisce un uovo nel tegamino. Così ogni volta che m'imbatto in qualcuno che mi sembra un cretino, Online od Offline, me lo immagino ai fornelli e questo mi aiuta a gestire la situazione. È un espediente che consiglio a chiunque abbia voglia di continuare a interagire con le persone, ma può darsi che non sia il vostro caso. Magari siete su internet in questo momento proprio perché le persone vi fanno un po' schifo e avete bisogno di essere rassicurati in tal senso. Comprendo questa posizione ma non capisco perché vi siate ostinati a leggere fin qui, in realtà non avevamo molto da dirci, il pezzo comunque è finito.

mercoledì 17 aprile 2019

La nostra dama


Resto abbastanza convinto che se fosse andata a fuoco una proprietà immobiliare delle sue, e gli avessero proposto di risolvere il problema con un bombardamento a tappeto di Canadair, Trump avrebbe reagito: Are you insane? Cioè non credo che la stupidità spieghi tutto: diventiamo molto meno stupidi quando l'oggetto della discussione è una nostra proprietà (già i bambini sono molto più bravi a contarsi i soldi in tasca che le quantità astratte).

Per cui secondo me non si tratta di farsi furbi, lo siamo già se a qualcosa ci teniamo; si tratta di capire che è tutto nostro, che tutto ci riguarda, che qualsiasi perdita è una nostra perdita. Ma mi rendo conto che possa diventare un'esperienza angosciante, e che il cinismo sia una forma di difesa, per i più fragili, necessaria.

domenica 17 febbraio 2019

Renzi, la trattativa, il retroscena, la polpetta

"Questa è la storia di un governo mai nato, dell’altra strada che poteva prendere questa legislatura, dei protagonisti che hanno fatto nascere e morire, nel giro di una settimana, il governo Fico sostenuto da una maggioranza Cinque Stelle-Pd. È una storia di dominio (quasi) pubblico nei palazzi romani, ma che si tace appena si varca l’uscio e si cammina nel Paese reale, tra gli elettori e i militanti. Un po’ per il rimpianto di quel che avrebbe potuto essere la storia di questi ultimi dodici mesi, se non ci fosse stato il governo gialloverde. Un po’ perché nel frattempo il solco già enorme tra Pd e Cinque Stelle è diventato una voragine. Un po’ perché non tutti i protagonisti di questa vicenda l’hanno raccontata giusta, in quei giorni. Ecco perché questa è una storia senza nomi e cognomi, né virgolettati".
Questo è un retroscena di Linkiesta e io non credo a una parola. Niente di personale, non credo mai a nessun retroscena, per principio. È un voto che ho fatto qualche anno fa ed è già impressionante il numero di puttanate da cui mi ha protetto. Per cui se prima potevo avere la vaga impressione che ci fosse stato, verso le idi del marzo scorso, una specie di abboccamento tra dirigenti del Pd e del M5S, ora ci credo già un po' meno. I retroscena sono post-verità fabbricati a posteriori e l'ultima preoccupazione di chi li fabbrica è spiegare davvero cos'è successo ieri. Allora a cosa servono? A far succedere qualcos'altro domani.

Posso sbagliarmi, non sono un esperto, ma l'unico senso di questo retroscena è la campagna delle Primarie PD, che sta entrando nel vivo. Voi magari non ve ne eravate accorti, ma i  "protagonisti" che all'improvviso decidono di vuotare il sacco a un giornalista di Linkiesta probabilmente sì. Per una curiosa coincidenza, Renzi non è più il villain che mette i bastoni fra le ruote. Scopriamo oggi che almeno in un primo momento sarebbe stato tentato dal miraggio di approdare alla Farnesina in un eventuale governo Fico: girare il mondo, parlare in inglese a tutti. È un depistaggio verosimile, come tutti i depistaggi professionali. Il punto in cui la verosimiglianza cede è probabilmente quello che sta a cuore del depistatore, ovvero il cancelletto. In un momento tanto critico, Renzi avrebbe avuto paura del giudizio dei suoi stessi sostenitori più fedeli, che alle prime avvisaglie di un accordo col M5S avevano già messo in giro l'hashtag #SenzaDiMe. Insomma, Renzi che si fa dettare la linea da un cancelletto. La beviamo?

Che Renzi sembri in difficoltà, dal quattro dicembre e anche prima, è pacifico. Ma non al punto da confondere una cassa di risonanza, come Twitter, con un luogo reale di elaborazione e condivisione politica. Renzi non ha mai aspettato un cancelletto per prendere decisioni, anche e soprattutto quando erano decisioni che potevano disorientare la sua stessa base (ad esempio la scelta di succedere a Letta a Palazzo Chigi). I cancelletti arrivano dopo: li spingono i suoi sostenitori e riflettono il suo pensiero. E quando un pensiero non c'è, di sicuro non lo producono loro. Mi sembra impossibile che i renziani si siano messi a cinguettare #SenzaDiMe senza che Renzi gliel'abbia chiesto. Ma è esattamente quello che vuole dirci la talpa che ha raccontato questa storiella a Linkiesta: il renzismo come un mostro di Frankenstein che a un certo punto prende il controllo sul suo creatore; un Mr Hyde che a un certo punto lo soggioga e gli impedisce di prendere le decisioni più razionali.

Questo non è un retroscena contro Renzi, ma contro i renziani. Più nello specifico: mi sembra una polpetta sotterranea contro la mozione Giachetti. Io ovviamente non nutro per il personaggio nessuna simpatia; lo trovo anche un po' inquietante, mi sembra il tizio che viene sempre mandato avanti quando c'è da perdere una battaglia, e Renzi ha questa cosa che per tutta una serie di motivi di battaglie ha deciso di perderne parecchie. Invece chi detta questa roba a Linkiesta sembra quasi aver paura che vinca: ecco, questo è piuttosto strano.

domenica 13 gennaio 2019

La diabolica strategia mediatica

(La notte)

"Va bene, adesso interroghiamo. Nizzoli per esempio, che Paese dell'Africa Occidentale portavi? Mi vuoi parlare del Senegal?"
"No".
"No?"
"No".
"Forse la Gambia?"
"No".
"Di cosa mi vuoi parlare, Nizzoli?"
"Della strategia social di Salvini".
"No".
"Credo che Salvini ci stia fondamentalmente trollando, postando contenuti provocatori che dovremmo invece ignorare..."
"Ok, è un incubo, vero? Adesso mi sveglio".
"Per esempio la Nutella..."
"Oppure guarda facciamo così, adesso bussano ed entra un elefante nella stanza".
"O De Andrè..."
"Ma perché no, va bene, fate entrare De Andrè..."


(Al forno)

"Buongiorno, come va?"
"La strategia social di Salvini non va presa sottogamba".
"Eh? No, no certo. Mi darebbe uno sfilatino ai cereali, per favore".
"Questa sua enfasi sul cibo, per esempio, è una chiara rincorsa al pubblico dei talent, e in generale delle trasmissioni sul food..."
"Ho cambiato idea, scusi, lo prendo senza cereali..."
"Ma secondo me sbagliamo a rispondere sempre alle sue provocazioni".
"Anzi no guarda non lo prendo proprio, mi scusi, mi è passata la fame".
"Per esempio, rifarsi a De Andrè..."
"Addio".



(Dal barbiere)

"Come li tagliamo?"
"Beh, corti".
"Sì però non faccia quella faccia".
"Che faccia?"
"Lei ha la faccia di uno che sta per mettersi a parlare della strategia social di Salvini".
"No le giuro no".
"Dicono tutti così, e poi...  Io tra l'altro faccio un mestiere a rischio, non so se la gente ci riflette, ma sono sempre qui con le forbici in mano".
"Eh, mi rendo conto".
"Un giorno o l'altro succederà, capisce? Uno si siede, mi parla della strategia mediatica di Salvini, della Nutella e di De Andrè e io... zac".
"Un solco lungo il viso".
"No anche un po' più sotto guardi".
Drin
"...Allora se preferisce non dico niente".
"Grazie".
Drin
"Ma stanno suonando?"
"Sì, è l'elefante. Ma io non lo faccio entrare".
Drin
"Bravo".

sabato 24 novembre 2018

Burioni e il futuro del PD (è il futuro del PD?)


Le primarie non le vincerà, ma almeno il Congresso Pd sembra averlo portato a casa Dario Corallo. A distanza di qualche giorno il suo intervento è l’unico rimasto in mente a chi non segue il dibattito congressuale per mestiere o masochismo. Non era neanche così imprevedibile che un outsider ottenesse questo risultato, anzi, è una situazione ricorrente nelle fasi più critiche della storia del partito: qualcosa di molto simile capitò quasi 10 anni fa dopo la caduta di Veltroni, quando a un’assemblea parlò una giovane Debora Serracchiani. Corallo non era nemmeno l’unico giovane a proporre l’ennesima tabula rasa, l’ennesima rottamazione; se è riuscito a battere la concorrenza e a imporsi su YouTube è perché ha avuto l’idea di scatenare una polemica con un personaggio che in rete funziona meglio di qualsiasi quadro del Pd: Roberto Burioni.

Con una mossa apparentemente pretestuosa, al culmine di un ragionamento un po’ confuso, Corallo ha avuto quel guizzo di genio che gli ha permesso di apparire sulle homepage di più testate nazionali. Anche perché Burioni se l’è presa – ma questa era la cosa più prevedibile di tutte – mettendo in guardia il Pd dalla “tentazione di fregarsene della scienza (e della salute delle persone), per accarezzare il pelo all’ignoranza”.

Vale la pena di spiegare l'equivoco? Corallo ovviamente non proponeva di ”fregarsene della scienza”, ma lamentava che il Pd avesse fatto proprie un insieme di dottrine economiche – più liberali che socialdemocratiche – scambiandole per scienza “esatta” e rifiutandosi di discuterle con gli elettori, così come Burioni si rifiuta di discutere seriamente coi NoVax. È un paragone piuttosto sghembo: i NoVax sono una frangia tutto sommato modesta dell’elettorato (anche se blandita da M5S e Lega); il Pd deve porsi il problema di recuperare un bacino molto più ampio.

Evocando Burioni, Corallo è riuscito a dirottare un po’ di attenzione su di sé, ma il risultato è che ora non stiamo parlando davvero di Corallo: stiamo parlando di Burioni. Malgrado abbia colto l’occasione per ribadire che non intende impegnarsi in politica, è lui il vero vincitore del congresso. Non come candidato, ma come programma politico. Chiunque vincerà le Primarie – Zingaretti o Minniti, la gara non entusiasma – si troverà davanti a un bivio: essere burionisti o rinnegare il burionismo? Il Pd del 2019 sarà il partito delle eccellenze, dei professionisti di successo, o sarà il partito del “99% che non ce la fa”? Sembra che alla fine lo scontro – perché di uno scontro c'è bisogno – sarà questo. In attesa che Renzi si rifaccia vivo (impossibile pensare che non vorrà di nuovo dire la sua); in mancanza di candidati dalla personalità forte; nell’eclissi generale dell’ideologia, il burionismo è almeno un argomento su cui ci si può confrontare.

Ha anche il pregio della chiarezza: il burionismo non è così difficile da definire. È una forma di meritocrazia – parla solo chi è competente, parla solo chi è laureato – che da lontano può somigliare a quel caro vecchio elitismo, quell’attitudine snob che gli avversari della sinistra le hanno sempre imputato. Salvo che una volta la sinistra respingeva la definizione o, quando proprio non poteva respingerla, l’ammetteva con pudore, come una debolezza, un peccato originale; mentre il burionismo oggi rivendica la propria superiorità senza vergogna, anzi con una certa sfacciataggine – e in questo modo, paradossalmente, perde tutta quella patina snob e talvolta finisce per somigliare, nei toni urlati e sprezzanti, ai populisti che combatte: vedi come ha reagito all’intervento di Corallo la fanbase dei seguaci di Burioni su Twitter.
Il burionismo, poi, non poteva che nascere sui social: è una strategia comunicativa che ha senso soprattutto lì. E forse non è un caso che i grandi “blastatori” italiani su Twitter siano quasi tutti professionisti ultracinquantenni, che scoprono il mezzo quando ormai i giorni in cui erano abituati a confrontarsi tra pari sono un ricordo lontano. Paradossalmente è proprio questo approccio verticale a dare spettacolo, quando impatta contro l’architettura democratica dei social network e produce scintille: le “blastate”. La differenza tra il burionismo e il grillismo, o il leghismo 2.0 rifondato su Facebook da Salvini e Morisi non è il mezzo, infatti, ma il fine: il burionismo è arrogante perché deve proteggere la scienza e salvare delle vite. Di questo Burioni è convinto e non si stanca di spiegarlo – anche se non ha ancora i numeri per provarlo: blastare funziona. A chi gli obietta che le umiliazioni e gli insulti non hanno mai convinto nessuno, Burioni risponde che il suo scopo non è convincere i NoVax – per Burioni sono irrecuperabili – ma impressionare il pubblico che assiste agli scambi, e che evidentemente si lascia conquistare più da un blastaggio che da un ragionamento pacato. Il burionismo è uno scientismo cinico: crede nella scienza e solo nella scienza, ma allo stesso tempo non ritiene che la scienza sia comprensibile a tutti. La divulgazione dev’essere semplice, e includere qualche momento catartico-liberatorio in cui l’ignorante viene sollevato dallo spettacolo dell’umiliazione di qualcuno più ignorante di lui.

Luca Morisi

Questo per sommi capi è il burionismo, e non è detto che non funzioni. Il personaggio c’è, vende libri, va in tv, egemonizza il dibattito del principale partito d’opposizione, e nel frattempo le vaccinazioni aumentano – non necessariamente grazie a lui, ma aumentano. Non è così strano che il nome di Burioni desti più attenzione di quello di qualsiasi concorrente alla segreteria del Pd. Il Pd è reduce da un insuccesso storico; Burioni, per dirlo con le sue parole, è: “Qualcosa di unico sia dal punto di vista social media sia dal punto di vista editoriale, non solo nel nostro Paese”. Ma il burionismo può davvero diventare la base programmatica e la strategia comunicativa del Pd? Burioni diventò famoso quando gli capitò di scrivere che la scienza non è democratica, un’affermazione abbastanza controversa che fece breccia però immediatamente, al punto da alimentare un sospetto: non è che a tanti burionisti la scienza piace proprio perché non è democratica? Un bell’argomento per chi si scopre critico nei confronti del suffragio universale, per chi periodicamente propone di “superarlo”.

Può il Partito Democratico ospitare in sé un punto di vista così poco democratico? E cosa succede – si domandava Corallo – quando dalla scienza “dura” si passa a discipline più controverse, come l’economia, la sociologia, l’ecologia? Come impedire che la fiducia nella competenza si trasformi in dogma, e il burionismo diventi una specie di religione? Ammesso che blastare i NoVax funzioni, possiamo pensare di blastare allo stesso modo i NoTav, fingendo che non abbiano argomenti e obiezioni sensati, basati su osservazioni, calcoli, ragionamenti?

Si sarà capito che per me tutte queste sono domande retoriche. Non credo che si possa essere burionisti e democratici, bisognerebbe scegliere: e in un partito che si chiama ancora “Democratico”, la scelta mi sembra ovvia – sempre che possiamo ancora permetterci di essere democratici. Perché ecco, forse il problema è proprio questo: possiamo ancora permettercelo?

Corallo propone di andare verso il popolo, una proposta fin troppo ovvia per quello che in teoria sarebbe un partito di (centro) sinistra. Ma nella pratica il popolo è già stato opzionato da altri due partiti populisti, che si sono contesi lo stesso bacino elettorale con promesse imbattibili, e attualmente governano insieme. Certo, prima o poi saranno costretti a vedere i loro bluff, prima o poi ogni promessa elettorale rivelerà il suo lato oscuro. Ma potrebbe volerci ancora qualche anno, e a quel punto è persino possibile che gli elettori reagiscano alla delusione cercando qualcosa di sensibilmente diverso. Per un partito politico in crisi la ricerca di un’identità coincide spesso con la ricerca di una nicchia elettorale e con due avversari populisti al governo, il Pd non potrebbe essere popolare e democratico, neanche se ci tenesse davvero (continua su TheVision sempre più menagramo).




Il burionismo, infine, offre un’altra possibilità. È un’ideologia elitaria ma non troppo, come abbiamo visto: si esprime in modo spesso rozzo e mediaticamente efficace; e in più ha un che di dogmatico che potrebbe davvero attirare molti delusi delle chiese grilline e leghiste – così come il Poi stalinista attirò molti ex fascisti dal ‘43 in poi. E poi c’è un altro aspetto, un po’ inquietante ma forse decisivo: il burionismo sembra fatto apposta per gli stati di emergenza, quei momenti in cui la democrazia viene sospesa “per forze di causa maggiore”. E in Italia spesso succede.

Non è affatto escluso che ci avviamo a una crisi di questo tipo. Sul fronte economico, gli scricchiolii si sentono forti e chiari – vedi l’ultima asta dei BTP – ma forse la situazione è ancora più grave. Alcuni dettagli del modo in cui il governo cerca di gestire lo smaltimento dei rifiuti ci lasciano sospettare che il sistema vada verso la saturazione. Non è nemmeno un mistero, Salvini lo dice chiaramente: servono altri inceneritori. Quel che non dice è che la qualità dell’aria – soprattutto in pianura Padana – è pessima, e che nei prossimi anni le patologie respiratorie non potranno che aumentare. In Francia, una situazione meno critica ha ispirato al governo misure draconiane che lo hanno portato allo scontro diretto con gli automobilisti: ma in Francia l’architettura costituzionale è diversa, il presidenzialismo consente a Macron più margine di azione almeno fino alle prossime elezioni – che nessun presidente in carica riesce a vincere dai tempi di Chirac. In Italia Salvini e Di Maio non potrebbero costringere a limitare le emissioni di polveri sottili neanche se volessero, il che significa che perderemo altro tempo e che prima o poi soffocheremo letteralmente. O più probabilmente ci ritroveremo, un attimo prima, in una di quelle situazioni in cui la democrazia smette di essere la priorità e si ritorna a invocare l’uomo forte che risolve i problemi. Un uomo competente, ovviamente, uno che ha studiato e che non è tenuto a fornire troppe spiegazioni per quello che fa. Senz’altro non Burioni – che, appunto, non intende candidarsi – ma forse il burionismo è la risposta che la Rete ha elaborato al problema che si stava facendo avanti; forse è una strategia che ci stiamo inventando per prepararci a una tecnocrazia prossima ventura. Il Pd non era nato per essere tecnocratico, ma a questo punto lo spazio per diventare qualcosa di diverso forse non c’è più, e soprattutto forse non c’è più tempo.

lunedì 20 novembre 2017

Italo Calvino è un troll dal Cremlino?


Come se non ne producessimo già noi in abbondanza.

Li abbiamo sospettati, li abbiamo sognati, ci abbiamo scherzato sopra, e adesso sappiamo che esistono: i “troll russi” hanno veramente creato dei meme per influenzare la campagna elettorale americana. Alcuni erano così efficaci che sono rimbalzati persino da noi: ricordate la ragazza velata che consulta indifferente il cellulare sullo sfondo del tragico attentato di Westminster? A osservarla bene, la ragazza non sembrava affatto serena o indifferente (qualche giorno dopo avrebbe partecipato, nello stesso luogo, a una manifestazione di solidarietà alle vittime dell’attentato). Aveva tutto sommato l’espressione che potrei avere io sulla scena di un disastro, mentre cerco in rubrica il numero dei miei per rassicurarli - impressione confermata dallo stesso fotografo. Eppure per qualche giorno la foto rimbalzò in rete come esempio dell’indifferenza di tutti i musulmani d’Europa e d’Occidente. Ma chi era stato il primo a farla circolare? Un account twitter apparentemente e fieramente texano, @SouthLoneStar, aveva twittato di una “donna musulmana che cammina disinvolta vicino a un uomo che muore mentre guarda il suo telefono”. Oggi @SouthLoneStar non esiste più; nel frattempo è stato inserito in una lista di 2700 account che secondo una commissione del Congresso Usa sarebbero stati appositamente aperti a San Pietroburgo per diffondere in Occidente odio e disinformazione.

Come se non ne producessimo già noi in abbondanza.

(Ho scritto un pezzo per TheVision, dall'allarmante titolo I TROLL RUSSI STANNO GIÀ INFLUENZANDO L’OPINIONE ITALIANA).

Se è davvero un meme russo, potrebbe essere il primo ad avere avuto un certo successo anche in Italia. Qui da noi la foto è apparsa qua e là nelle bacheche corredata da un’eloquente didascalia (NO IUS SOLI) che chiunque non seguisse da vicino e con una certa esperienza la politica italiana farebbe fatica a decifrare - insomma, è più probabile che la didascalia sia stata aggiunta in Italia, magari da un islamofobo in buona fede. Non ne mancano. Purtroppo cercare queste cose su internet è difficile - buffo, su internet trovi informazioni su tutto, tranne che sulle informazioni che girano su internet. Quelle possono essere continuamente modificate, cancellate (la Stampa ha appena scoperto che da Beppegrillo.it spariscono parecchie pagine). In un qualche modo riesco a risalire a un personaggio televisivo che per quanto bizzarro non è senz’altro un troll (sul suo profilo twitter si qualifica “Medico Psichiatra, psicoterapeuta, criminologo, Primate Metropolita Chiesa Ortodossa Italiana”). Quest’ultimo a sua volta non ha fatto che ritwittare un altro tizio sconosciuto dal profilo molto peculiare - ma a questo punto forse è il caso di aprire una parentesi: siccome è ormai dimostrato che in mezzo a noi ci sono professionisti del fake, gente che li sparge per mestiere, c’è un modo per riconoscerli?

Propongo alcuni criteri empirici.

  1. Un professionista non potrà evitare di tradire un minimo di professionalità. Questo è il suo punto debole, visto che deve produrre contenuti apparentemente rozzi, amatoriali, involuti. I troll russi scrivevano schifezze, ma secondo l’inchiesta del Congresso rispettavano un orario di ufficio. Le persone che non stanno su internet per lavorare non parlano sempre dello stesso argomento: i professionisti sì. Se un tizio twitta tutti i giorni contenuti sullo stesso argomento, molto probabilmente lo sta facendo di mestiere.

  1. Un professionista ha tempo per fare cose che il semplice passante non avrebbe mai tempo di fare. Ok, un meme si fa in cinque minuti, ma il 90% degli utenti di facebook o whatsapp non perderebbero nemmeno quei cinque minuti - se glielo offri già pronto lo ripostano con gioia, ma farselo in casa è troppo sbattimento. Insomma un tizio che si inventa molti meme forse non lo sta facendo gratis.

  1. Un dettaglio dissonante - non so come spiegare. Il professionista che si finge dilettante commetterà sempre un errore stupido a un certo punto. È come nei vecchi film di guerra, quando il nazista interroga l’americano in fuga e lui gli risponde in un tedesco perfetto, poi alla fine gli fa: “thank you”, l’eroe risponde “you’re welcome”, ed è fottuto.

Il tizio che ha fatto circolare il meme NO IUS SOLI soddisfa questi tre criteri? Twitta tutti i giorni contenuti xenofobi, sullo stesso argomento: molto spesso sono meme; il suo nome è preso dal personaggio di una serie di racconti di Isaac Asimov, l’avatar su Twitter è una foto di Italo Calvino (ma come banner ha la bandiera degli Stati Confederati). Ecco, secondo me il fotoritratto di Italo Calvino davanti alla bandiera confederata è un dettaglio molto dissonante. C’è una strategia dietro? Oppure c’è un tizio che vuole sembrare autorevole e ha preso la prima foto di “italiano autorevole” che ha trovato su google, ignorando che si tratta di un italiano ancora molto riconoscibile - e che con la xenofobia davvero non ha molto a che spartire? È come se un alieno cercasse di mimetizzarsi tra di noi italiani travestendosi da Giuseppe Garibaldi.

Naturalmente posso sbagliarmi. Non farebbe molta differenza: l’autore dopotutto è la cosa meno interessante di un meme. Un contenuto virale funziona soltanto se trova il terreno adatto: è uno strumento che serve a dire alle persone quello che vogliono sentirsi dire. Quindi che senso ha definire un meme “fake”? Esiste un meme autentico? Un meme razzista avrebbe successo se non ci fosse un pubblico razzista? Il Washington Post ha scoperto che la “fabbrica di troll” russa ha speso centomila dollari in un mese per pubblicare contenuti virali su Facebook durante la campagna elettorale USA? Wow, chissà quanti meme riesci a pubblicare con centomila dollari. Nel frattempo però i comitati elettorali di Trump e Hilary Clinton spendevano su Facebook 81 milioni di dollari. Se davvero i troll russi sono riusciti con una cifra tanto inferiore a fare l’ago della bilancia in qualche Stato del Midwest in bilico, beh, direi che si meritano di manovrare il presidente del mondo (c’è da dire che il meme di @SouthLoneStar non è nemmeno stato sponsorizzato).

Ma supponiamo che quei centomila dollari siano il budget fisso mensile che il Cremlino butta su Facebook: nel 2010 lo stesso Washington Post aveva scoperto che l’esercito americano aveva appena sborsato dieci milioni di dollari per finanziare la creazione di siti web pro-USA in tutto il mondo. La propaganda, insomma, costa, e gli USA ci hanno sempre investito massicciamente, sin dai tempi della radio. Che i russi ci provino è naturale, oserei dire legittimo. Resta da dimostrare che abbiano consapevolmente agito per sostenere Trump: a quanto pare pubblicavano anche contenuti antirazzisti e antitrumpiani. Quello che è stato osservato è che i messaggi trumpiani e razzisti trovavano un terreno migliore su cui attecchire. Insomma, se la storia ha una morale è che quando i toni si fanno accesi, e i memi sostituiscono le discussioni, la destra vince sulla sinistra. Può essere una riflessione utile a chi pensa in buona fede di mutuare a sinistra le strategie virali della destra (vedi alcune disavventure mediatiche dei renziani): se fin qui non ha funzionato, forse c’è un motivo. Attento quando usi un meme: potrebbe essere il meme a usare te.

venerdì 30 dicembre 2016

Un anno su Twitter (autunno)

23 settembre ·Twitter
Ciao, sono il portiere di casa tua se la gestisse Yahoo. Senti,è da due anni che qualcuno ti ha clonato la serratura, cosa aspetti? Cambiala

25 settembre ·
La Lorenzin buuh, certamente, ma anche i grafici che vogliono essere pagati, mah, parliamone. Cioè si vede roba in giro che, insomma, trovarsi un lavoro?

27 settembre ·Twitter·
Nel corridoio m'imbatto in alcune ex colleghe in pensione. Ci salutiamo. Una mi sorride e mi fa un ganascino. Ho 43 anni.

28 settembre ·Twitter
Di tutti i giorni in cui Renzi poteva scegliere di spararla grossa, proprio quello in cui poi arriva Elon Musk e ci porta su Marte.




Ottobre

1 ottobre ·Twitter
Una volta mi mise le paulaner a 80 centesimi, Caprotti, se ci penso ancora mi commuovo.

Se lo sapeva, non moriva.

L'immagine può contenere: sMS

3 ottobre
Io per due anni a chi mi chiedeva:"cosa scrivi col cell?" "I romanzi della Ferrante". Qualcuno l'avevo anche convinto, maledetti giornalisti.



3 ottobre ·Twitter
Volevo dirvi che Francesco Petrarca si chiamava piuttosto sor Cecco Petracco, ed era, più o meno, un prete:ora potete bruciare il Canzoniere





4 ottobre ·Twitter
Non so, non l'ho mai letta, ma a questo punto mi piacerebbe che un'inchiesta rivelasse il nome di chi ha fatto quelle copertine così brutte.

La cosa che davvero mi lascia perplesso è che svelare le generalità della scrittrice italiana ormai più letta e famosa sarebbe un'operazione maschilista (perché si è scoperto che è una donna sposata a uno scrittore maschio, credo) e addirittura antisemita (perché ha origini ebraiche). Se invece si fosse scoperto che Elena Ferrante era un gay cattolico, sarebbe stata un'operazione omofoba e laicista? A quanto pare esiste una specie di principio di indeterminazione del pregiudizio, nel senso che certi pregiudizi li puoi determinare solo a posteriori, il che rende la parola "pregiudizio" ancora più paradossale.



7 ottobre ·Twitter
Certe notti uno precipita per 40 metri nel Rio Torto e poi se la fa a piedi fino a Lama Mocogno https://t.co/ICmeVVgkPL

8 ottobre ·Twitter
Vota "no" perché sai come si scrive (l'altra parola nessuno l'azzecca, neanche sulla scheda).



9 ottobre ·Twitter
Che poi io Trump, le tictac, me lo immagino mentre ne manda giù scatolette intere, invano



11 ottobre ·Twitter
Domani scriveranno che l'Isis ce l'ha con la cioccolata, e un clic glielo darete, perché ormai più che informarsi è un premiare la fantasia.

13 ottobre ·Twitter
Magari Bob nel complesso no, ma Subterranean Homesick Blues si meritava un Nobel da sola.

Per esempio, se il Nobel l'avessero dato, uh, a Baricco, Dylan non si sarebbe chiesto: ma allora cos'è la letteratura? Al limite si sarebbe chiesto: chi è Baricco? (Ma neanche)



14 ottobre ·Twitter
Sentite:mettete da parte due soldi e istituite un premio allo scrittore con le regole che decidete voi. Che è poi quel che fece Alfred Nobel



17 ottobre ·Twitter
Cari giornalisti, io ho sempre voglia di leggere pezzi su Dylan, e praticamente mai voglia di leggere pezzi su quanto sia giusto premiarlo.

Ciao,siccome non mi sopporti più pensavo di abolire me stesso e poi entrare in casa con un nome diverso(se Renzi fosse consulente coniugale)









22 ottobre ·Twitter
Tutto 'sto fior d'analisti che ha paragonato Trump a Berlusconi non poteva almeno aspettare che Trump vincesse qualcosina? Boh, se li pagano



23 ottobre ·Twitter
Ci ho ripensato, non ha senso dare un nobel a Dylan (se prima non lo dai a Joni)







25 ottobre ·Twitter
Coraggio, ancora due ore a mezzanotte, ancora un paio di dozzine di sapidissime battute sui frigorifer

26 ottobre ·Twitter
La tipa che al mcdrive ti serve e sta già prendendo l'ordine dell'auto successiva continua a sembrarmi la persona più intelligente al mondo





29 ottobre ·Twitter
You have to write a hundred bad songs before you write one good one. https://t.co/nLeytfvrtS

30 ottobre ·Twitter
È normale che fonti diverse, basandosi su sismografi diversi, diano magnitudo un po' diverse: per favore spiegatelo in giro.

Socci in realtà fa progressi: si rivolge a Bergoglio quasi lo considerasse un pontefice legittimo.



31 ottobre ·Twitter
Una scema scrive un tweet scemo, lo cancella subito. Intervengono gli intelligentoni dei social: lo ripubblicano a nastro per 24 ore. Bravi.


Novembre

1 novembre ·Twitter
Mentre vi apriva la mente, il latino vi spiegava che ogni misurazione, anche la più scientifica, è soggetta a un margine di errore?



4 novembre ·Twitter
Alla Leopolda se magari trovano cinque minuti per risolvere questa cosa che Rondolino sta ancora su twitter.

Chi un terremoto lo ha vissuto anche solo di striscio non lo augura al peggior nemico (qualcuno può avere un nemico peggiore del terremoto?)



7 novembre ·Twitter
La psicoanalisi è forte. Se a un congresso politico chiami un oculista per denunciare la miopia degli avversari,non funziona. Cogli psico sì

Ormai io "asfaltare" non lo sopporto neanche quando si parla di manto stradale, mi serve un sinonimo.

8 novembre ·Twitter
Poi ci sono gli scenari strani, tipo: Trump alla Casabianca, Democratici al Senato, e Marijuana legale dovunque.

9 novembre ·Twitter
E ogni volta stupirsi di come hanno disegnato male il Maryland, più di 200 anni fa, e nessuno protesta.

La sensazione che tra una donna e un comodino avrebbero comunque scelto un comodino.

(Ma adesso a Riotta la NSA cambia il software, o diventa un antiyankee accanito? Sarà buffo in entrambi i casi).

Col senno del poi, Nate Silver ai mondiali brasiliani non ne aveva azzeccata una, era meglio concentrarsi sul baseball.

Fondare un'agenzia di sondaggi che fa la media delle altre e poi dichiara l'esatto contrario: sarebbe la più attendibile.

Almeno finirà quella fase in cui sembrava che i Grandi Discorsi Presidenziali fossero una cosa importante.

C'è gente che per 20 anni ci ha scongiurato di non prendercela coi berlusconiani che adesso se la prende col suffragio universale - uhm.


10 novembre ·Twitter
Buongiorno, no, questo è il 10 novembre e anche oggi vi siete svegliati in quella parte del multiverso in cui Trump ha vinto le elezioni.




Gramellini dovrebbe essere meno maschio e, quando gli fanno presente di avere scritto una cazzata, abbozzare

Idea fantastica, tremenda: se adotto massicciamente i favolosi aggettivi di Trump,mi svolteranno enormemente la vita.Non è pazzesco,incredib

11 novembre ·Twitter
E comunque senza Dylan non avremmo avuto Cohen, quindi sì, il Nobel se lo merita Dylan (ma Cohen era più bravo)

Comunque alle mie orecchie ignoranti il discorso della vittoria di Trump sembra molto keynesiano: costruiremo, faremo, sistemeremo, infrastrutture, ponti, muri, lavoro per tutti. Certo, probabilmente non ha intenzione di mantenere molto, ma se invece ci provasse? Servono risorse ma non è che agli americani manchino dopotutto. Cioè a naso capisco che qualcosa andrà storto, ma cosa? Inflazione?

(Il muro di Trump un po' me lo immagino come quello di Pacific Rim: non tiene fuori gli invasori, crea posti di lavoro, e intanto i ricchi si stanno costruendo rifugi più solidi da qualche parte)

Beh, c'è sempre Chris Cohen // As If Apart (Official Video) https://t.co/ZOqoqOsODN

13 novembre ·Twitter
(Il fatto che i musei vaticani non siano sul territorio nazionale non significa che ciò sia giusto).





15 novembre ·Twitter
L'autoradio ha trovato They All Laughed cantata da Tony Bennett, ed è stato come avere Trump a bordo, ora mi sento sporco.

17 novembre ·Twitter
Ma quando a Stoccolma non ci andò Sartre, tutto questo baccano l'avran fatto? Boh.

De Luca è una scheggia impazzita se va avanti così dovranno abbattEHM NO NIENTE.

Il fatto di essermi diplomato in un corso che di lì a poco venne smantellato mi ha sempre un po' lusingato: come se dopo di noi avessero rotto lo stampo. Quando i ragazzi mi chiedevano, prof, ma lei poi che liceo ha fatto? io scuotevo la testa, lascia perdere, storia lunga. Col tempo ho iniziato a raccontarne una: l'hanno chiusa perché era pericolosa, ci facevano studiare troppo, facevamo piangere i ginnasiali, a un mio compagno durante un'equazione esplose la testa, diventavamo così intelligenti che il Potere ci temeva, ecc. Quando non c'è tempo taglio corto e dico che ho fatto la Scuola dei Giovani Talenti del prof. Xavier, ma poi me ne sono andato perché troppo caos onestamente.

18 novembre ·Twitter
Secondo me Dylan ha pure votato per Trump.

Oh ma che carino, If you're feeling sinister compie 20 anni FATEVI DA PARTE ACHTUNG BABY NE FA 25.

19 novembre ·Twitter
Io sarei per il No, ma se stavolta il Sì è davvero scritto con l'accento, nella cabina avrò un tentennamento.

20 novembre ·Twitter
Dovevate fare come me,per 2 mesi non leggere niente di riforma costituzionale. Invece è dall'estate che andate dietro e adesso siete spompi.

e ora accozzateci tutti



21 novembre ·Twitter
Ora telefono che non si sa mai, ma secondo me il 5 dicembre Bottura ha già tutto prenotato.

Tra quelli che sfottono Dibba oggi, c'è già qualcuno che un giorno lo saluterà come un grande comunicatore che capiva gli italiani eccetera.

22 novembre ·Twitter
Se davvero non capto più Cartoonito ho un problema grosso, grossissimo.



24 novembre ·Twitter
La morale del caso Bea Di Maio è che gli esseri umani si comportano proprio come i bot: speriamo non ci facciano il test di Turing.

25 novembre ·Twitter
Io magari tra un po' vado a letto ma non significa che stia smettendo di maledire drupal e chi lo sviluppa.



28 novembre ·Twitter
Se Renzi pensa che la TV sposti dei voti, perché non si occupa del conflitto d'interessi? Se non lo pensa, perché va a Buona Domenica?

Con quella faccia un po' così che fanno i colleghi che hanno dimenticato per la 49esima volta la password e prima o poi dovranno dirmelo.

Ho beccato un vicino che non tirava su la cacca del cane, ha cercato di giustificarsi dicendo che però aboliva il cnel.

Compagni. Quante volte in questi anni abbiamo sentito suonare la ritirata strategica, quante volte abbiamo dovuto concedere al nemico le nostre conquiste, i nostri diritti, la nostra storia, il nostro lavoro? Quante volte ci siamo chiesti: ma scapperemo sempre? Quand'è che finalmente tracceremo una linea e la terremo? Toccherà ai nostri figli o ne saremo capaci? Amici, fratelli, l'ora è suonata. Stavolta non si fugge, stavolta stiamo al nostro posto e non cediamo. Caschi il mondo, il CNEL non cade. Votate no.

29 novembre ·
Ricordo a tutti i moralisti in ascolto che se c'è un modo, un solo modo al mondo in cui gli ereditieri possono rendersi utili alla collettività, è precisamente dilapidando il proprio patrimonio, e da questo punto di vista l'unico appunto che si può muovere al giovane Elkann è di non essersi impegnato maggiormente in tal senso. Più Ferrari customizzate, più startup, più coca, più mignotte, più indotto per le economie sommerse e non sommerse, più sabbia nell'ingranaggio dell'accumulazione del capitale. Da questo punto di vista anche la nostra morbosità di spettatori borghesi o neoproletari ha un senso evolutivo, il che ci induce a un esame di coscienza: stiamo facendo tutto quello che è nelle nostre possibilità per convincere i ricchi a dissipare di più, a rimettere più ricchezza in circolo? Ci ricordiamo di mettere un like a ogni balletto di Vacchi che ci passa in bacheca? Quando in tv passa un programma in cui giovani viziati comprano cose stupide, lo snobbiamo, o almeno facciamo finta di guardarlo commentandolo sul tuitte? Possono sembrare piccole cose, e invece sono importanti: l'oceano è fatto di gocce, il deserto è fatto di polvere, e anche l'ereditiere a modo suo.



Raga ma pensate se quando uno si sposa, invece di sposarsi, il pubblico ufficiale gli chiedesse: vuoi separarti da questa persona e vedere i figli solo al week-end? Certamente lui direbbe NO! E questo probabilmente vuol dire qualcosa anche se non so cosa, la gente ragiona in modi misteriosi.

Anche a Trump nelle ultime ore lo staff sequestrò l'account twitter, voglio dire, magari Rondolino è scaramantico.

30 novembre ·Twitter
Se vi foste impegnati a scrivere una buona riforma un decimo di quanto vi state impegnando a vendercela.

Uno ce la mette tutta per non cedere alle paranoie delle banche al potere, e poi arriva Trump.

Non è che una volta clandestini i sondaggi diventino più attendibili.


Dicembre

1 dicembre Twitter
Insomma Prodi dice che la riforma è superficiale e opaca, e la vota perché così modificano la legge elettorale. Ma la modificano lo stesso.

'La vostra riforma fa un po' senso, ma almeno così cambiate l'italicum che fa ancora più senso'.

Il CNEL non si discute, si ama.


2 dicembre · Twitter
Se devi chiedere cos'è il CNEL, non lo capirai mai.



3 dicembre alle ore 16:40 ·Twitter
Nel segreto dell'urna Renzi non ti vede, Dio sì, il CNEL ti aspetta fuori.



4 dicembre  ·Twitter
In questi giorni sono stato un po' preso e ho colpevolmente snobbato la #festadellarete . Però vi devo qualcosa come quattromila grazie.

Io credo che l'unica matita davvero indelebile sia quella che usarono i falegnami sul pavimento di casa mia, non ne fanno più.

Anche se vincesse il No, più di 12 milioni di Sì sarebbero un buon successo per Renzi (alle Europee prese 11 milioni di voti).

Poi magari sto fraintendendo i segnali, ma preferirei avere a palazzo Chigi un capo di governo, non una drama queen.

TUTTO IL POTERE AL CNEL.

5 dicembre  ·Twitter
Renzi parla di sé, di sé, di sé, e poi lamenta l'autoreferenzialità della politica.

Così innamorato di sé e dell'arte del Concession Speech da mandare all'aria il 40% del consenso: un ragazzo. Avevamo a pal.Chigi un ragazzo.

ll culto del "discorso della sconfitta", 4 anni fa come oggi. Passammo da una sinistra che si lamentava di perdere a una che se ne vantava.

Insoma ai mercati alla fine fregava nulla. A posto così. https://t.co/9M9tAFllVH

"Stanotte ho fatto schifo".Sì. "Però lo ho ammesso".Ah beh. "Non è da tutti ammetterlo".Hai comunque fatto schifo. "Però.." HAI FATTO SCHIFO

6 dicembre · Twitter
Si dimette,ma Mattarella non vuole, forse si vota,forse no...cioè non si erano neanche preparati il piano B. (Siamo nelle mani di ragazzini)

Come alcuni sapranno, Anningan è il dio della Luna presso le popolazioni Inuit della Groenlandia. Insegue continuamente la sorella, Malina, la dea Sole, in cielo. Durante questo inseguimento, si dimentica di mangiare, e perciò si assottiglia: da cui le fasi lunari. La necessità di soddisfare la sua fame lo porta a scomparire per tre giorni ogni mese (luna nuova) e poi ritornare pieno per inseguire la sorella di nuovo. Malina ha una vera avversione per il suo cattivo fratello: che è il motivo per cui i due astri compaiono in tempi diversi. Molto interessante l'inversione del maschile e del femminile rispetto alla maggioranza delle mitologie. Simile situazione si ritrova anche NO RAGA VOLEVO SOLO DIRE RENZI MERDAAAAAAAAA!

7 dicembre Twitter
Ma il bambino della Butterfly lo cambieranno tutte le sere? Cioè dopo 5 minuti in grembo al soprano direi che i timpani te li sei giocati.

Quando non gli funziona lo storytelling, lo chiamano post-truth.

Ogni giorno un analista si sveglia e sa che deve trovare un incesto, Recalcati per esempio nella democrazia diretta


Lo psicanalista: "Il mito che sostiene i seguaci di Grillo è di natura incestuosa"
UNITA.TV/INTERVISTE/REC…






Greg Lake, un cantautore tenuto ostaggio da un gruppo prog.




From the Beginning is a song written by Greg Lake and performed by the progressive rock trio Emerson, Lake…



9 dicembre ·Twitter
Ma pensate se i giornalisti cominciano a dirsi addosso "patto Gentiloni" e poi lo googlano, lo trovano su wikipedia, si confondono, caos.

Comunque nel Paese reale se prenoti per un vaccino c'è fila fino a giugno.

10 dicembre
Certi che sfottono Dibba e che domani gli faranno la riverenza: almeno a guardarli ci divertiremo un po.

11 dicembre·
Raga vi voglio bene e capisco le vostre finalità didattiche nonché la sana voglia di dimostrare le vostre competenze in materia di diritto costituzionale, ma se leggo un solo altro messaggio in cui mi spiegate, entro mezzanotte, che il premier non lo eleggono i cittadini ma il parlamento, io passo veramente ai cinque stelle, vi garantisco, non ve ne rendete conto, ma son meno molesti.

C'è un tipo di silenzio, in una classe, che si ottiene solo mettendo su Vai e Vivrai. Nessun paragone (c'è su Ytube)



Africa, 1984. Il Mossad, il servizio segreto israeliano, sta organizzando la cosiddetta "Operazione Mosè" che, con la collaborazione della CIA e dell'NSA sta...
YOUTU.BE/Y8Q5QNRLSQY

13 dicembre  ·Twitter
Vorrei un filoncino e tre michette, possibilmente non eletti dal popolo.

Ho messo su il riso. Se mi si scuoce lascio la politica.

Tra i caratteri sessuali secondari maschili, il più inspiegabile è il polpastrello prensile svita-coperchi.

14 dicembre ·Twitter
I forconi si vedono in giro solo d'inverno, dopo aratura e semina suppongo.

17 dicembre ·Twitter
Il momento in cui senti le fatidiche parole Ho bisogno di soldi devo andare a Bologna.

18 dicembre ·Twitter
Ciao!!! Vuoi sapere come diventare ricco su internet??? Corcà che te lo dico!!!

20 dicembre ·Twitter
So che è una sciocchezza, ma ieri in tv tutti dicevano che il Tiergarten fosse lo Zoo, pure Repubblica, beh, andateci a Berlino ogni tanto.

Ora potrei sbagliarmi ma secondo me per esempio questo è un cinghiale. https://t.co/yUqBxoVcVA



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Quando PadoaSchioppa disse Bamboccioni si rivelò un cattivo comunicatore. Oggi se Poletti dice Pistola si rivela al massimo un coglione.

21 dicembre ·Twitter
C'è gente che per 20 anni ha ripetuto che le tv non spostano voti, ora è molto preoccupata per i siti di fake news che spostano i voti.

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