| una pagina del Cathac (copiata senza permesso, ma Dio è dalla mia parte). |
Di San Molaise in Irlanda ce ne sono quattro o cinque: quello di oggi in particolare sarebbe stato il monaco confessore di San Columba, e in quanto tale avrebbe svolto un ruolo cruciale nel dirottare il grande santo irlandese verso l'evangelizzazione della Scozia – secondo una leggenda purtroppo abbastanza tarda, che prevede una battaglia sanguinosa e una contesa legale intorno al diritto d'autore. Ma andiamo con ordine: a un certo punto del Medioevo l'abitudine del Clan nordirlandese O'Donnell, di portarsi in battaglia a mò di portafortuna un antico salterio, il Cathac ("combattente"), ispira una leggenda. Il Cathac era tradizionalmente attribuito a San Columba, e per una volta i test del carbonio non hanno smentito la tradizione: il manoscritto risalirebbe davvero alla seconda oscura metà del VI secolo, e in quanto tale è attualmente il secondo libro dei Salmi più antico che abbiamo trovato. Non è affatto completo, anzi prima dei restauri era in condizioni pessime, come del resto potevamo aspettarci da un libro che veniva regolarmente portato in battaglia (pur custodito, almeno dopo il Mille, in un prezioso scrigno di argento e bronzo, portato al collo da un monaco con funzioni di cappellano militare). Che fosse stato proprio San Columba a ricopiarlo è quindi ammissibile, ma da dove, e da chi? La leggenda immagina che Columba lo abbia ottenuto durante un soggiorno presso il monastero di Moville, sempre nell'Ulster (anche se oggi fa parte della Repubblica), ma di notte, quando la sua mano sinistra diventava una miracolosa fonte di luce mentre la destra impugnava il calamo.
Il miracolo della mano fosforescente serve a ribadire che la copiatura era cosa gradita a Dio: dettaglio importante, perché invece l'abate di Moville era contrario, e non si trattava di un geloso bibliotecario qualsiasi ma di un altro santo, San Finnian di Moville. Quando Finnian scoprì che Columba aveva piratato un manoscritto della sua raccolta, pretese la consegna della copia; la pretese e non l'ottenne, che senso ha copiare un libro se poi non puoi tenerti la copia. La contesa arrivò fino al re di quell'angolo d'Irlanda, Diarmuid o Diarmait, che avrebbe pronunciato la fatidica sentenza: a ogni vacca il suo vitello, a ogni libro la sua copia. Molti siti web la considerano la prima affermazione del copyright in una sede giuridica – secondo la mentalità consuetudinaria anglosassone, per cui il parere del re altomedioevale di un cantone d'Irlanda dovrebbe ancora essere tenuto in considerazione dai legislatori d'oggigiorno. La leggenda prosegue ribadendo che Columba non era affatto persuaso di dover restituire la sua copia, e che in un qualche modo avrebbe trasformato la contesa in una vera e propria guerra tra clan, culminata nella battaglia di Cúl Dreimhne, detta appunto "battaglia del libro". E benché l'esito della battaglia avrebbe potuto essere vantato come un segno manidesto della volontà di Dio – la fazione di re Diarmuid perse tremila combattenti, quella di Columba uno solo – la leggenda dipinge il santo copiatore sconvolto dal senso di colpa per la carneficina, che si rivolge appunto al suo confessore, l'eremita Molaise. Il consiglio di quest'ultimo sembra già ispirato da una pragmatico gesuitismo: hai causato la morte di tremila cristiani? Eh, certo, è terribile, ma piangere sul sangue versato non ne recupererà una stilla. Fa' piuttosto così: attraversa il mare e converti almeno tremila pagani. Proprio per realizzare questa penitenza, Columba sarebbe approdato all'isola di Iona, che è già in Scozia (diventando così Columba di Iona), con l'obiettivo di convertire almeno tremila Pitti o Scoti. Missione abbondantemente compiuta, dal momento che Columba è considerato l'evangelizzatore della Scozia; non solo, ma siccome per evangelizzarne gli abitanti bisognava prima ottenere che andassero d'accordo, l'antico promotore di battaglie tra clan irlandesi divenne un grande pacificatore di clan scozzesi. Cosa c'è di vero in questa storia? Quasi nulla, se diamo retta al buon senso: proprio in quanto abate e missionario, probabilmente Columba non aveva il tempo per andare in giro a piratare i manoscritti nei monasteri dei colleghi (ci vuole tempo, dedizione, e un'impudenza che non è tipica dei santi uomini); e per quanto i libri nell'Alto Medioevo fossero beni di lusso, si fa una certa fatica a immaginare che un contenzioso su un manoscritto abbia scatenato una battaglia così cruenta. Altre fonti ci suggeriscono che Columba abbia dovuto lasciare l'Irlanda perché esiliato: può darsi che durante una faida tra clan gli fosse capitato di sostenere la fazione perdente (magari nella speranza di ottenere un manoscritto che gli era stato requisito, non è implausibile). Sì, ma a parte l'oscura verità storica, cosa ci insegna l'episodio? Che è inutile macerarsi sul male commesso, che è sempre meglio guardare avanti, cambiare aria, cancellare le proprie colpe a furia di buone azioni. Inoltre Dio odia il copyright, fate girare.
12 agosto: Beato Karl Leisner (1915-1945), sacerdote clandestino a Dachau
E ora un attimo di attenzione:
Se date un'occhiata alla pagina sui Santi, noterete che a questo punto ce n'è almeno uno per ogni giorno del calendario. Sì, manca ancora il 29 febbraio: per riempirlo bisognerà aspettare il 2028. E mentirei se dicessi che per ogni giorno c'è una scheda intera o interessante. Mancano ancora diversi santi importanti (Columba, ad esempio). Alcuni forse li aggiungerò, ma in un certo senso il progetto finisce qui. Non faccio molta fatica a ricordare quando è cominciato: quindici anni fa. Per fortuna ho fatto tante altre cose nel frattempo. Però sono contento di avere raggiunto un traguardo che all'inizio mi sembrava impossibile. Suppongo di aver annoiato e allontanato molti lettori, però è stata una palestra importante, che mi ha svelato quanto poco sapevo dell'argomento che avevo deciso di sviscerare (e quanto poco sapevo in generale). Grazie a chi mi ha tenuto compagnia anche solo per un pezzo del viaggio. E comunque io sono sempre qui, se non parlerò di santi troverò qualcos'altro di cui scrivere – di questo non abbiate paura, trovo sempre qualcosa di cui scrivere.