Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi

Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi. Noi no. Donate all'UNRWA.
Visualizzazione post con etichetta antisemitismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta antisemitismo. Mostra tutti i post

venerdì 11 settembre 2026

La legge che si denuncia da sola

Buongiorno Leonardo.

Non è un gran bel giorno per me.

Di cosa ti preoccupi?

In parlamento stanno discutendo di una legge terribile, sicuramente anticostituzionale, che mi costringerà a espormi in pratiche di disubbidienza civile. E a parte questo, si tratta di una legge terribilmente stupida, che mi costringe a dubitare della buona fede e/o dell'intelligenza di chi l'ha scritta e di chi la voterà.

Ti riferisci al Disegno di legge Delrio sull'antisemitismo.

Proprio quello.

Eppure l'antisemitismo è un problema concreto.

Indubbiamente, ma nessun problema, per quanto grave, giustifica reazioni stupide o peggiorative. Anche il riscaldamento globale è un problema, no? Immagina che qualcuno suggerisca di risolverlo tenendo aperti tutti i frigoriferi. Non dovrei far presente che non è una soluzione, che anzi il bilancio energetico peggiorerebbe, e che soprattutto si tratta di una misura ridicola? 

Ora però ti tocca spiegare perché il disegno di legge sarebbe così stupido... io ho dato un'occhiata e non mi sembra che contenga nessuna sciocchezza paragonabile a quella del frigorifero aperto.

La stupidità si annida nei dettagli. Il testo usa come riferimento la definizione di antisemitismo dell'Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (da qui in poi IHRA).

Certo. Si tratta della definizione di antisemitismo più accreditata presso gli organi internazionali.

Si tratta anche di un testo tragicamente stupido. 


Questo lo dici tu.

Lo dicono in tanti... ma oggi non ne citerò nessuno. Voglio farti leggere la definizione IHRA come se fosse un testo anonimo, misteriosamente inciso sulla pietra. Voglio dimostrarti che la stupidità è intrinseca al testo stesso: che può essere osservata e misurata da chiunque lo legga, senza bisogno di chiedere a esperti. È un testo scritto male, e ci sono solo due motivi per cui un testo può essere scritto male. Uno è la malafede. 

L'altro è la stupidità?

Precisamente. Anche se spesso le due cause si intrecciano. Un eccesso di malafede può portarti a commettere qualche stupido errore. Anche un eccesso di stupidità può indurti a comportarti in malafede per cercare di occultarlo. Del resto non mi interessa appurare i motivi storici o ideologici per cui la dichiarazione IHRA è tanto stupida. Voglio semplicemente dimostrarti che lo è. È un insieme di frasi così mal congegnate che finisce per contraddirsi da solo. Leggi pure e vedrai.

Va bene, comincio a leggere... "Nello spirito della Dichiarazione di Stoccolma che afferma: “Con l’umanità ancora segnata da antisemitismo e xenofobia la comunità internazionale condivide una solenne responsabilità di combattere questi fenomeni dannosi” la commissione sull’antisemitismo e sulla negazione dell’Olocausto chiese alla Plenaria dell’IHRA, che si teneva a Budapest nel 2015, di adottare la seguente definizione operativa (di lavoro) di antisemitismo..."

Ecco, per esempio, di chi stiamo parlando?

Beh, c'è scritto: della comunità internazionale.

Rappresentata da chi?

Dalla commissione sull'antisemitismo e sulla negazione dell'Olocausto.

Nominata da chi?

Ma non lo so... ci sarà scritto da qualche parte.

Valeva la pena di scriverlo anche qui, non trovi? Almeno in una nota. Non c'è scritto.

Comunque si tratta di organi internazionali, probabilmente faranno capo all'ONU...

Non c'è scritto. Anche la "Plenaria dell'IHRA" sembra un po' spuntare dal nulla: da chi è composta? Da chi è nominata?

Avranno voluto eliminare i dettagli per brevità.

Va bene, andiamo avanti.


Hai notato? C'è scritto "non giuridicamente vincolante". E invece in parlamento la stanno usando per fare giurisprudenza. Renditi conto del paradosso. Ma ti rileggo questo passo incredibile. L'antisemitismo sarebbe "una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei". Sul serio. Nella definizione ufficiale c'è scritto così.

Ok, è senz'altro una traduzione infelice, ma...

"Vediamo l'inglese, suppongo che l'originale sia stato stilato in inglese. "Antisemitism is a certain perception of Jews, which may be expressed as hatred toward Jews". Chi è che si esprime così? Chi è che confonde "perception of" con "hatred toward"? Sono due concetti diversi. Si potrebbe al limite sostenere che un determinato tipo di percezione conduca all'odio...

 ...o che l'odio possa modificare la percezione.

Ok. Ma sono comunque due concetti diversi. Chiedi a uno psicologo, a un filosofo, a un antropologo. Se uno studente mi scrivesse una cosa del genere, sottolineerei e inserirei un grosso punto interrogativo, perché qui qualcuno non è riuscito a spiegarsi bene. Ma nota anche il seguito: le "Manifestazioni di antisemitismo" sono dirette verso gli ebrei e "i non ebrei". Cosa vuol dire? In che modo commetto antisemitismo se offendo un "non ebreo"? 

Beh, metti che un tizio non ebreo venga scambiato per un ebreo, e molestato per questo motivo. Si tratterebbe comunque di una manifestazione di antisemitismo.  

Ah, dici che intende questo?

Forse sì.

Forse sì. Diciamo che non è chiarissimo. Ma andiamo avanti.

"Per orientare l’operato dell’IHRA le seguenti spiegazioni possono servire come esempi:"

Spiegazioni che "servono come esempi"? Sul serio?

Dai, qui è soltanto tradotto male. In inglese stavolta fila, sono examples che servono da illustrations.

Ma perché è tradotto così male? Voglio dire, avevano tutto il tempo e le risorse per...

Stai deviando. Avevi promesso di concentrarti sul testo. 

Va bene. 

Ecco, questo è cruciale. Ti dimostra quanto sia stato rimaneggiato il testo, da persone non molto esperte. La frase precedente serviva a introdurre immediatamente degli "esempi" di manifestazioni antisemite: uno quindi si aspetta gli esempi... e invece segue questa prolessi. 

Cos'è una prolessi?

Un'anticipazione di un'obiezione dell'interlocutore. L'obiezione sarebbe: ma queste manifestazioni non sono antisemite, al massimo sono anti-israeliane. Peccato che non abbiamo ancora letto di che manifestazioni si tratti. Si sente proprio che qualcuno è intervenuto che aveva più fretta di prevenire delle obiezioni che di consegnare un testo convincente.

Comunque è indiscutibile, lo Stato di Israele è concepito come una collettività ebraica.

Certo. 

Quindi se offendi lo Stato di Israele... stai offendendo una collettività ebraica.

Va bene. 

Nessuna obiezione?

Leggi dopo. 

"Tuttavia le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro paese non possono essere considerate antisemite".

E questo cosa vorrebbe dire?

Beh, mi sembra chiaro. Che puoi criticare Israele, basta che lo critichi come criticheresti qualsiasi altro paese. 

E se Israele fa delle cose che nessun altro paese fa?

Ma in che senso...

Cioè io posso criticare Israele perché, poniamo, ha la bomba atomica. Ce l'ha la Russia, la Russia è criticabile, quindi anche Israele è criticabile. Oppure il costo della vita è molto alto. Anche in Norvegia è molto alto, e se posso criticare la Norvegia... posso criticare anche Israele. Va bene. Oppure è una società con un certo tasso di segregazione razziale, anche il Sudafrica lo era fino a qualche anno fa, per cui posso forse sostenere che in Israele viga la segregazione razziale...

Ehm... no.

No cosa.

Il paragone col Sudafrica non mi sembra molto... insomma, la situazione è oggettivamente diversa.

Ah, dici che le modalità di segregazione previste dalla legge israeliana sono troppo diverse da quelle adottate dal vecchio regime sudafricano?

Mi sembra di sì.

E ti viene in mente un altro Paese in cui la segregazione avvenga con le modalità previste dalle leggi israeliane?

A occhio no. È una situazione molto peculiare.

Infatti.

L'unico Stato ebraico, al centro del Medio Oriente... è chiaro che ci siano elementi di assoluta eccezionalità.

Perfetto, quindi secondo l'IHRA non posso criticarlo. 

Ma non intendeva questo.

Sicuro? Dice che posso criticarlo solo come criticherei un altro Paese: e siccome le cose che Israele fa sono eccezionali, io non lo posso criticare senza ricadere in una modalità antisemita. E nota che stiamo parlando di un documento che definisce uno stato di eccezionalità, perché l'antisemitismo è un fenomeno peculiare, con caratteristiche evidentemente diverse da qualsiasi altro fenomeno razzista o xenofobico. Insomma, in un documento in cui si definisce uno stato di eccezione, viene messo per iscritto che non si può giudicare lo stato di eccezione. E andiamo avanti.

"L’antisemitismo spesso accusa gli ebrei di cospirare per danneggiare l’umanità, e se ne fa ricorso di frequente per dare la colpa agli ebrei quando “le cose non funzionano”."

Un po' goffo, non trovi? È proprio un modo di esprimersi approssimativo, che uno studioso non userebbe. 

Forse era uno studioso che cercava di esprimersi nel modo più semplice possibile. "L’antisemitismo si esprime nel linguaggio scritto e parlato..."

Bisognava assolutamente specificare che il linguaggio può essere "scritto e parlato".

Ti stai attaccando al capello. 

È scritto male. E spiegami cos'è questa frase:


È una frase che introduce una lista di esempi di antisemitismo.


Ed è la seconda che incontriamo. Prima di arrivare finalmente a questi benedetti esempi. In mezzo c'è stata una prolessi che ha aggiunto un'ulteriore definizione di antisemitismo, da aggiungere a quella che si leggeva all'inizio. Questa pagina è un pasticcio. È evidentemente stata rimaneggiata da qualcuno che voleva assolutamente aggiungere delle cose, ma non sapeva dove aggiungerle senza strappare il testo, né era in grado di ricucirlo dopo. E pensa a quanto è inutile, e goffo (in italiano soprattutto), quel gerundio assoluto: "Considerando il contesto generale".

Va bene, ma ora voglio proprio vedere cosa avrai da dire sul primo esempio:


Non è un esempio. 

Ma dai.

Un esempio è "un caso concreto, un comportamento o un oggetto che serve a spiegare una regola, chiarire un'idea o fare da modello". Se per dire qui mi avessero presentato il caso di un tale X, che nel tal luogo e nella tale ora avesse "incitato, sostenuto o giustificato l'uccisione di ebrei o danni contro gli ebrei", ecco, questo sarebbe stato un esempio. Ma gli "esempi" della definizione IHRA non sono esempi: sono modalità, sono pratiche, atteggiamenti, comportamenti, quel che vuoi, ma non "esempi". 

Sarà anche scritto male, ma il contenuto è chiaro è indiscutibile.

Tautologico, oserei dire. Chi odia gli ebrei in quanto ebrei è antisemita. Ok, andiamo avanti.


"Per esempio, specialmente ma non esclusivamente".

Ho capito, ho capito, non ti  piace come scrive.

È scritto male! Però almeno qui c'è una cosa che assomiglia a un esempio: "il mito del complotto ebraico mondiale". Il problema è che non chiarisce fino a che punto posso criticare una lobby internazionale sionista (come ad esempio l'AIPAC), senza ricadere nella casistica del "mito del complotto ebraico mondiale". Qualcuno potrebbe benissimo impugnare questa definizione e sostenere che non posso, tout court. E però Israele qualche mezzo di comunicazione lo controlla, o no?

Non lo so. Penso che gli organi di informazione israeliani siano quasi tutti di proprietà privata.

E i proprietari potrebbero essere... ebrei?

Immagino di sì.

Sei sicuro di non avere appena affermato qualcosa di antisemita? Ebrei che controllano mezzi di comunicazione!

Vabbe' ma non è questo il punto. Sta definendo un atteggiamento complottista che indubbiamente esiste.

Lo sta definendo in un modo veramente molto vago. Scusami eh, noi viviamo in Italia. Molti organi di stampa sono proprietà o emanazione di gruppi privati che perseguono i loro interessi. Posso dire questa cosa?

Certo.

E se uno di loro, dico in linea puramente ipotetica, fosse ebreo, o comunque perseguisse una linea filosionista, potrei dirlo? 

Ma non è questo il punto...

Posso dire che lo Stato di Israele ha potuto contare, in Italia, su una stampa compiacente? Lo posso fare o secondo l'IHRA è antisemitismo? E anche se fosse antisemitismo, diventerebbe una bugia? Sai qual è il vero problema qui?

Sento che stai per dirmelo.

È che questi "esempi" – che esempi non sono – non tengono in nessun conto un fattore chiave dell'informazione. La verità. 

"Quid est veritas?"

 Senti, hai presente i Protocolli dei Savi di Sion. 

Certo che li ho presente. E spero concorderai che si tratta di un documento antisemita.

Infatti. E perché?

Proprio perché metteva per iscritto "il mito del complotto ebraico mondiale".


Questo era un motivo. Ma ce n'era un altro, altrettanto importante: era un falso. Ti propongo un esperimento mentale. Immagina di essere James Bond e di scoprire che esiste un'associazione segreta che trama per conquistare il mondo. 

La Spectre.

Quella, o Mignolo e il Prof. Cosa farai?

Beh, per prima cosa rapporto ai superiori. 

Bene. E ora immagina che questa associazione abbia sede a Tel Aviv. Puoi ancora fare rapporto o diventi antisemita?

È un esperimento assurdo. La Spectre non esiste. 

Il fatto che non esista non significa che non possa esistere da qui all'eternità. Io voglio bene in generale a tutti, ebrei compresi, ma devo voler più bene alla verità, e non posso neanche in linea di principio limitare la mia responsabilità di osservarla, capirla e denunciarla. Sarei antisemita se mi inventassi le prove di un complotto mondiale sionista. Ma se per caso le trovassi, e le verificassi, io in tutta coscienza non mi considererei un antisemita. Con buona pace dell'IHRA.

Ma in effetti se ci pensi l'IHRA parla di "insinuazioni mendaci". 

Per come è scritto, sembra voglia affermare che qualsiasi insinuazione su un complotto mondiale sarà mendace per definizione. 

Non è così chiaro...

Mentre dovrebbe esserlo. Parliamo della definizione ufficiale internazionale eccetera eccetera. Andiamo avanti. 


Fermo. Qui so già cosa stai per dire.

È ridicolo, dai.

In effetti per com'è scritto sembra che non faccia molta differenza se un crimine è reale o immaginario. 

Un bel lapsus.

Comunque, a parte lo stile involuto, il senso è chiaro. Una categoria di persone non può essere ritenuta colpevole di quello che ha fatto una persona. O un gruppo di persone. 

In sostanza sta dicendo che non posso accusare tutti gli ebrei di quello che commettono gli israeliani. 

Si può applicare anche a questo caso, ma è più generale. 

Bene. Teniamocelo per detto e andiamo avanti. 


Io avrei scritto "intenzione genocidiaria", altrimenti è ambiguo... 

Ti attacchi al capello.

...E sono tra quelli che disapprovano il termine Olocausto, spero che non sia antisemitismo anche questo. Avrei preferito Shoah. 

Ricordami che differenza c'è.

La shoah è una catastrofe, una devastazione. L'olocausto è un sacrificio religioso. 

Quindi insomma se lo chiami olocausto stai implicando che sia stato richiesto da Dio?

E che abbia ottenuto un risultato. È un'idea che non posso condividere, e che trovo anzi piuttosto pericolosa. 

L'idea che...

Che il sacrificio di milioni di ebrei sia stato il prezzo da pagare per ottenere uno Stato ebraico. Una visione millenarista che fornisce una giustificazione storica anche alla persecuzione nazista. Non lo accetto. Sono peraltro in buona compagnia. 

Però alla fine in Greco – sto googlando –  holokauston significa "tutto bruciato", non molto diverso da Shoah. La tua è una sovrainterpretazione...

Non direi, ma andiamo avanti. 


C'era bisogno di questo punto? Cosa dice in più del precedente? Chi nega la Shoah/Olocausto è antisemita, era abbastanza chiaro. Però qualcuno ha sentito la necessità di definire e distinguere "gli ebrei come popolo" e "Israele come stato". Peraltro, cosa significa accusare uno "stato"? Al massimo accusi un governo, una classe dirigente, una classe sociale, al limite il popolo intero.

Gli antisemiti spesso si esprimono male. 

Non è un buon motivo per imitarli. 

Se insegui un pirata della strada, facilmente supererai i limiti di velocità...


Ecco, questa è fantastica. Hai presente Theodor Herzl?

Il fondatore del sionismo. 

Sai da dove veniva?

Europa centrale, mi sembra.

Era ungherese. Suddito austro-ungarico. Ora ti faccio una domanda. Secondo te Theodor Herzl era più fedele alla causa sionista o agli interessi dell'Impero Austro-ungarico? Occhio a come rispondi, perché secondo la definizione IHRA potresti essere considerato un antisemita...

Ma è un caso limite...

Un caso limite? I sionisti venivano da tutto il mondo e progettavano di fondare un Paese nuovo. Perfettamente comprensibile, tra l'altro. Se lo dico, divento antisemita? Cioè manca sempre quella maledetta clausola, la verità! Se accuso un cittadino ebreo di essere più fedele a Israele, e non ho le prove, e me lo sto inventando, sono antisemita. Ma se invece posso dimostrare che è così, perché proibirmelo? Perché certi enunciati d'ora in poi saranno sbagliati indifferentemente dalla quantità di verità che contengono, indifferentemente dalle prove che possono confermarli? Sai cos'è questo?

Sento che arriva Orwell...

Mi dispiace, non posso farci niente, o quello o l'Inquisizione, insomma il Parlamento sta istituendo uno psicoreato. Vado a un corteo del 25 aprile, vedo un drappello con le bandiere israeliane, penso: questi vogliono rovinare la festa a tutti, gli interessa più sventolare la bandierina dei quel Paese che festeggiare la liberazione di questo, in cui vivono... eh no! Una cosa così non posso più dirla, e sarebbe meglio neanche pensarla. Ma perché, se mi sembra vera? Almeno dimostratemi che è falsa. Cioè non voglio avere ragione a tutti i costi. Ma voglio essere giudicato per i miei argomenti, per i fatti oggettivi con cui riesco a puntellarli. Non perché certe idee non si possono più scrivere e basta! Fanno tanto gli occidentali ma hanno un'idea di Occidente che è più Torquemada che Galileo, se mi è concesso. Ma senti, ti propongo un esperimento mentale.

Un altro?

Immagina che in Italia esista una lobby, non so, di agricoltori.

Non faccio molta fatica a immaginarla.

Immagina che questa lobby si applichi affinché venga approvata in parlamento una legge che sanziona chi afferma che in Italia esiste una lobby di agricoltori. Vietato affermare che gli agricoltori hanno a cuore i loro interessi! Ciò va contro all'interesse degli agricoltori! Ti rendi conto che questa roba si contraddice da sola? 

Non direi che si contraddice.

Hai ragione, non si contraddice, si autodenuncia. Vedi più in basso:


Quanto fa ridere quel "per esempio"? Cioè la faccia tosta di scrivere "per esempio" quando è l'unico esempio che t'interessa, l'unica cosa che ti premeva scrivere in due paginette di concetti confusi. Sai quel vecchio proverbio: ogni accusa è una confessione.

Non è così vecchio.

Chi ha scritto questa roba non ha veramente argomenti per confutare che lo Stato di Israele sia un'"espressione di razzismo". L'unica cosa che può fare è istituire uno psicoreato. Vietato pensarlo. 

Tu pensi che l'esistenza dello Stato di Israele sia una espressione di razzismo?

Io, se volessi affermare una cosa del genere, cercherei delle prove. Leggi razziste o segregazioniste promulgate dal parlamento israeliano. Esistenza di comunità segregate. Forme di cittadinanza di serie A e B. Pratiche tese a disincentivare il voto di determinate comunità etniche o religiose. Una volta esposte queste prove, a chi le esamina spetterebbe giudicare se sono antisemita o se dico la verità. Perché il contrario dell'antisemitismo non è la propaganda sionista. Il contrario dell'antisemitismo dev'essere la verità.  

La pensi così?

L'alternativa sarebbe ammettere che la verità qualche volta può essere antisemita. 

Ti stai ficcando nei guai... andiamo avanti. 


Questa è una cosa a cui i sionisti tengono tantissimo; allo stesso tempo diventa difficile da spiegare appena esci dai confini fisici o mentali di Israele. Chi è che applica "due pesi e due misure nei confronti di Israele"? Quale altro Paese "democratico" ne occupa un altro da quasi ottant'anni con la complicità dei Paesi più ricchi dello schieramento occidentale? Quale altro Paese si definisce come la patria di tutti gli appartenenti a una comunità religiosa, indifferentemente dalla loro provenienza geografica? Quale altro Paese poteva cacciarsi nella trappola di Gaza e farla franca per tre anni? Ma soprattutto, hai notato che non si parla più di ebrei?

È implicito...

È caduta la maschera, chi ha scritto questa roba non ha così tanto interesse al buon nome degli ebrei. È Israele che conta, è Israele che è uno Stato eccezionale e allo stesso momento non può essere giudicato quando si comporta in modo eccezionale – ne consegue che Israele non può essere giudicato. Come si fa a prendere per buona questa roba? Sono trappole retoriche da due soldi, scritte da gente che ragiona ancora con categorie coloniali...

Coloniali?

I dirigenti israeliani non sono passati attraverso la decolonizzazione. Mentre i grandi imperi coloniali europei sgomberavano, e intere generazioni mettevano in discussione le ideologie che li avevano ispirati, loro erano molto occupati a costruire e difendere la loro piccola patria. Per loro "Stato democratico" significa semplicemente "Stato coloniale", e non capiscono perché non possono più trattare i palestinesi come gli inglesi trattavano gli zulù, come i francesi trattavano gli algerini. Basta discuterci una mezz'ora per notare lo choc culturale: tu dici "Stato democratico" e pensi a Kennedy o Mitterrand: loro pensano a Churchill che carcera e scarcera Gandhi a seconda della convenienza. Riesco persino a capirli: perché persino noi italiani abbiamo potuto fare quel che ci pareva in Libia o nel corno d'Africa, e loro non possono fare la stessa cosa in un pezzettino minuscolo di Medio Oriente? Solo perché sono arrivati più tardi? O perché ce l'hanno tutti con loro, ecco, se sei immerso in un determinato contesto una spiegazione del genere accorre ad assisterti inevitabilmente. Perlomeno questa è l'unica spiegazione che riesco a darmi per queste tre righe assurde. E va avanti:


Anche qui, hai notato? Ormai non fa neanche più finta. Il problema non è usare "simboli e immagini dell'antisemitismo classico" per accusare gli ebrei, macché, cosa gliene frega degli ebrei. Il problema è usare gli stessi simboli per caratterizzare "Israele o gli israeliani". L'unica cosa che gli interessi. Ti viene in mente un'altra dichiarazione internazionale scritta in un modo altrettanto goffo?


Voglio vedere cosa ci trovi di male in questa.

Ah, beh, questa ormai è un classico. Ha anche un nome specifico: "Holocaust inversion". 

A parte il nome, il concetto è abbastanza chiaro. Paragonare Israele al nazismo è antisemita.

Ok, ma perché?

Devo proprio spiegarti il perché? Gli ebrei sono stati massacrati dai nazisti.

Quindi insomma, non si parla di corda in casa dell'impiccato.

Anche. Ma soprattutto è un paragone assurdo. Israele non è uno Stato nazista. 

E quindi se lo affermassi sarei ridicolo, la gente riderebbe di me, fine. Perché vietarmi di fare una brutta figura? Qualcuno ha paura che io possa trovare prove convincenti?

Saresti offensivo.

Perché non avrei prove, no? Non potrei assolutamente dimostrare che il governo israeliano persegue politiche di espansione dello spazio vitale, politiche di segregazione volte a separare e magari in un secondo tempo eliminare intere minoranze etnico-religiose...

Stai esagerando.

Probabilmente sì, e tra l'altro devo dire che i paragoni col nazismo mi annoiano – sono la risorsa dei polemisti senza fantasia – ma in linea puramente teorica, se io riuscissi a portare delle prove, se le usassi per dimostrare che mentre in Europa la Shoah ci portava a riflettere sull'esigenza di superare nazionalismi e razzismi, in Israele ha progressivamente preso il sopravvento una concezione che vede in un nazionalismo segregazionista l'unico modo di trovarsi nel prossimo olocausto... dalla parte dell'esecutore e non della vittima? Certo, se le mie prove fossero poco convincenti, dopo averle esaminate potresti darmi dell'antisemita. Ma perché non vuoi nemmeno starmi a sentire? 
Questa definizione sembra un bambino che a un certo punto comincia a percuotersi le orecchie, la la la la la non ti sento, queste cose non puoi dirmele, non voglio nemmeno pensarci. Pensa anche solo a quant'era maldestro chi ha lasciato nel documento quell'aggettivo: vietato paragonare "la politica israeliana contemporanea". Contemporanea a cosa? Praticamente ci sta dicendo che Israele non potrà mai, per nessun motivo, essere paragonato al nazismo, qualsiasi cosa faccia. E quindi chi impedirà agli israeliani di fare qualsiasi cosa?


Vabbe', dai, questa è la beffa finale. 

Ma è sacrosanto, scusa. Gli ebrei non sono collettivamente responsabili...

Certo che non sono "collettivamente responsabili". Nessuno è "collettivamente responsabile". Ma anche un'affermazione sacrosanta, in calce a una pagina piena di sciocchezze, diventa una beffa. Poche righe sopra si stabiliva che lo Stato di Israele trae il suo fondamento dal diritto di autodeterminazione del popolo ebraico. Però se lo Stato di Israele combina un guaio, improvvisamente gli ebrei non c'entrano. C'è sempre questo gioco delle tre carte: non puoi criticare Israele perché è lo stato ebraico, non puoi criticare gli ebrei perché non sono responsabili di quello che fa lo Stato di Israele. Non puoi criticare niente. Inoltre in quanto unico Stato ebraico, Israele ha il diritto di reclamare la propria eccezionalità: e allo stesso tempo non puoi giudicarlo usando pesi e misure diverse da qualsiasi altro Paese, e quindi – torniamo sempre lì – non puoi giudicarlo proprio, non spetta a te: tanto più che è massimamente popolato da cittadini ebraici, che in quanto tali non possono mica essere "collettivamente responsabili". Senti. Sei d'accordo che l'Italia è lo Stato degli italiani?

Mi sembra tautologico, resta da stabilire chi siano gli it...

Ok. Posso giudicare gli italiani responsabili per le azioni dello Stato italiano?

Non funziona così, di ebrei ce n'è tantissimi anche fuori da Israele. 

Anche di italiani ce n'è tanti, che ne so, in Argentina.

Ti immagini che roba, dare la colpa a un oriundo argentino di quello che fa il governo italiano?

Anche gli oriundi hanno il diritto di voto, quindi perché no. Cioè in linea di massima non ci trovo nulla di così assurdo. Il punto è che gli italiani non hanno recintato una regione al confine, non la stanno affamando, non ne stanno eliminando progressivamente gli abitanti; ma se succedesse, e se incontrassi un oriundo italiano a Buenos Aires che ha votato per un governo che commette crimini del genere, non potrei rinfacciarglieli? Lui obietterebbe che comunque l'Italia è uno "Stato democratico", ma appunto: la democrazia implica una condivisione di responsabilità: se hai votato per un governo genocida accetta che qualcuno possa chiedertene conto. Dunque, con un italiano mi comporterei così: perché non potrei comportarmi così con un israeliano all'estero che sostiene il suo governo? Sto cercando di usare lo stesso peso, la stessa misura.

Non tutti gli ebrei si possono definire "israeliani all'estero".

E non tutti gli oriundi italiani risulteranno sostenitori di un governo genocida. Ma immaginati un autogrill in Argentina, immagina di imbatterti in un tipo vestito con simboli tricolore che inneggia al suo governo, e immagina che si tratti di un governo colpevole di crimini contro l'umanità... Posso criticarlo o devo prendermi una testata sul naso e ringraziare?


Hai qualcosa da dire anche qui?

Sono un po' stanco, e forse lo erano anche loro, mi pare che qui sia stato molto consultato Monsieur de Lapalisse... i crimini sono considerati crimini quando sono definiti tali dalla legge, tante grazie... dopodiché se infili anche un banale circuito tautologico in un testo di legge, hai praticamente un nastro di Moebius: per la legge italiana l'antisemitismo è definito da un testo che definisce crimine antisemita ciò che la legge del nostro Paese definisce tale. Non so, non me ne intendo, magari sono incidenti che in giurisprudenza succedono. Devo ammettere che nutro una certa disistima per Delrio, uno che una volta con un tratto di penna cancellò il diritto di rappresentanza a livello provinciale degli abitanti dei comuni non capoluogo di città metropolitana. È come se avesse qualcosa di personale contro l'articolo 3 della Costituzione. 

"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".

Precisamente. Non mi sembra difficile da capire, né da rispettare. Siamo tutti uguali davanti alla legge, sia che nasciamo in un capoluogo, sia che nasciamo un po' più lontano. E non importa se siamo cristiani o ebrei. La legge è uguale per tutti. 

E quindi ritieni che il ddl Delrio sia anticostituzionale.

Ne sono abbastanza sicuro. Spero che i deputati non lo votino, e in caso contrario spero che il Presidente della Repubblica glielo rimandi indietro. E in caso contrario spero che vinceremo il ricorso alla Corte Costituzionale. Nel frattempo mi riservo di affermare quel che penso, basandomi sulle evidenze che trovo. 

Ma sei sicuro di avere ragione?

Potrei anche sbagliarmi, su tante cose. Ma come faccio a capirlo se non me lo dimostrate? Di sicuro un bavaglio non mi farà cambiare idea. È quasi sempre una strategia fallimentare, ci sono tanti esempi. Qualcuno ogni tanto dicendo la sua verità si brucia, ma sulla distanza la verità salta fuori sempre, è una sua proprietà intrinseca.

La verità alla fine vince sempre: tu, non necessariamente.

E vabbe', che ci vuoi fare.

sabato 6 giugno 2026

Erri De Luca: Bagatelle per un genocidio

In questi giorni ci siamo messi tutti a parlare un po' di Erri De Luca. E questo è interessante. Non capita così spesso che uno scrittore italiano stimoli un dibattito tanto partecipato. Allo stesso tempo, è un po' deprimente: perché questo dibattito non riguarda le opere letterarie di De Luca, ma un'intervistina al Foglio dove fa professione pubblica di sionismo, e le conseguenti reazioni di chi un certo tipo di retorica sionista non la può proprio più accettare. 

Ora, non c'è bisogno di essere più maliziosi del necessario. Io non voglio accusare Erri De Luca di aver voluto approfittare del genocidio palestinese per attirare su di sé quel po' di attenzione che i suoi libri non ottengono. Non credo che l'abbia fatto consapevolmente: non è da lui, né in generale non è l'atteggiamento tipico della sua generazione, che nei guai si cacciava più per istinto che per riflessione (le riflessioni, sempre molto sentite e sofferte, arrivavano in seguito). E però bisogna giudicare i risultati, non le intenzioni. Erri De Luca può vantare un umiliante primato: è forse l'unico scrittore la cui scarsa rilevanza fu attestata da una corte penale; la quale dieci anni fa attestò che, malgrado De Luca avesse incitato al sabotaggio di un cantiere ferroviario, chi aveva effettivamente sabotato il cantiere non poteva essere stato sensibilmente influenzato da De Luca. Io a quel punto fossi stato in lui non so che avrei fatto: non so se avrei gandhianamente protestato contro una sentenza lesiva della mia reputazione, perché per uno scrittore impegnato l'irrilevanza è quasi peggio della galera. Però, appunto: è quasi peggio, così forse avrei festeggiato come lui. 

Ma non stiamo parlando di me, che sono perfino meno interessante. Stiamo parlando di Erri De Luca. Giulio Mozzi ad esempio si domanda: ma perché se la prendono così tanto, visto che il suo sionismo è un fatto noto da sempre? Ecco, appunto, non è che ce la prendiamo. È perfino possibile che la nozione del sionismo di Erri De Luca sussistesse in un angolino della nostra memoria, ma la cosa in sé non faceva notizia; di sionisti in Italia ce n'è tanti, e finché non sabotano manifestazioni o sparano ai manifestanti, non danno davvero fastidio a nessuno. Cosa potrebbe anche averlo un po' tormentato – voglio dire, esiste un intellettuale se non dà più fastidio a nessuno? 


È solo nel momento in cui ha fiutato un'opportunità, ha intuito che si era creato uno spazio interessante, un cono di luce per uno scrittore che avesse il coraggio, diciamo pure la faccia tosta di definirsi sionista nel 2026 – è in quel momento che il suo sionismo è apparso a molti insopportabile. Anche perché c'è una certa differenza a definirsi sionisti prima e dopo un genocidio: c'è chi in questa situazione ha preso dolorosamente le distanze dal sionismo: io stesso, nel mio piccolissimo, non avevo difficoltà a riconoscere un senso storico al sionismo fino a qualche anno fa: è stato il genocidio a dimostrarne il fallimento, e non lo dico solo io: lo dicono anche persone che nel sionismo ci sono cresciute.

Quel che è seguito alla pubblicazione dell'intervista è una fiera dell'ipocrisia alla quale un intellettuale non dovrebbe prestarsi. Nel momento in cui per la prima volta molti italiani sentivano parlare dello scrittore Erri De Luca, abbiamo sentito dire che Erri De Luca veniva censurato – lo abbiamo sentito da gente che mai fino a quel momento ne aveva pronunciato il nome! E siccome il sionismo, malgrado goda ancora di una certa affettuosa copertura sui quotidiani, è diventata un'ideologia francamente impresentabile nelle strade e nelle piazze, un festival letterario ha chiesto a Erri De Luca di non tenere il discorso augurale. Immagino che altri scrittori, al suo posto, si sarebbero resi conto che un conto è professare un'opinione impopolare: un altro è imporla a un intero festival, col rischio che altri scrittori si dissocino, e un po' di pubblico decida di non venire, o di venire soltanto per fischiare la vedette. Un altro scrittore se ne sarebbe reso conto, e avrebbe responsabilmente accettato uno spostamento di calendario – magari un nome più piccolo sul cartellone. Erri De Luca no: anzi, ha colto l'occasione di dichiarare che era il festival a "escludersi da lui". Ne hanno parlato tutti i giornali, e di nuovo su tutti i giornali abbiamo letto che Erri De Luca veniva censurato. Qualche libreria nel frattempo ha messo i suoi libri in vetrina, perché il risultato di questa censura è che si è parlato più di Erri De Luca nelle ultime due settimane che in vent'anni di carriera. Nessuno gli ha impedito di rilasciare dichiarazioni, nessuno ha sequestrato i suoi volumi, nessuno gli ha bloccato i conti in banca, come pochi giorni fa è successo di nuovo a Francesca Albanese. Giusto per ricordare cosa succede quando qualcuno ha veramente idee un po' scomode. 


Tutta questa attenzione, almeno l'avesse attirata scrivendo qualcosa di intelligente, qualcosa che facesse onore alla sua fama di letterato e biblista autodidatta eccetera eccetera: purtroppo no. De Luca, abbiamo detto, ha intuito che c'era uno spazio d'azione, un'idea condivisa che reclamava un intellettuale che la nobilitasse. Questa idea la potremmo chiamare: sionismo dal volto umano. Si tratta di concedere che quello che è successo a Gaza (ma anche in Libano, e in Cisgiordania, e in Iran) sia stato un disastro, e però... questo disastro non dimostra l'inevitabile esito di un'ideologia nazionalista, no. L'ideologia nazionalista va assolutamente bene. Il problema sono i criminali che, non si sa bene come, si sono trovati al comando: i Netanyahu, gli Smotrich, i Ben Gvir, insomma i tristi figuri a cui il sionismo ha delegato il lavoro sporco. Tra un po' ci saranno le elezioni (ragionano i sionisti-umani), e quei criminali se ne andranno: magari anche in galera, perché no? Tanto quel che dovevano massacrare, lo hanno massacrato. Al suo posto sorgerà un Israele onesto e verginale, che riparerà i torti subiti – come dubitarne? Si tratta semplicemente di portare pazienza, tirare il fiato, e ridimensionare il disastro. Per cui ci si attacca alle definizioni, con la testardaggine di certi molluschi: è un massacro, è orribile, catastrofico, ma... vietato chiamarlo genocidio. Non perché non lo sembri, non perché non lo sia. Ma perché bisogna distinguersi da chi critica il sionismo tout court, bisogna mantenere alto l'allarme antisemitismo: tutto qui. Ecco perché un bel po' di opinionisti in Italia continuano a definirsi infastiditi dall'etichetta "genocidio". 

A Erri De Luca però tocca trovare un'altra spiegazione; il suo ruolo di intellettuale-vedette alla fine consiste in questo. Altri si manterrebbero sul vago, ma a lui il coraggio non è mai mancato – e una certa impudenza, forse. Dunque dopo essersi improvvisato biblista, eccolo di ritorno da un convegno in Israele trasformato al volo in un esperto di diritto penale internazionale, in grado di spiegarci in poche righe perché certi massacri sembrano genocidi e non lo sono. Ad esempio: non è genocidio se prima la popolazione viene spostata. Sul serio, ha scritto questo. 

Se si muovono non è genocidio

Ora provate a pensare ad altri genocidi – no, non a quel genocidio lì, l'IHRA definition vi proibisce anche solo di pensarci – ma ad esempio... il genocidio armeno: immaginate che i Giovani Turchi in quel periodo invitino Erri De Luca a un convegno, e dopo un bel buffet con quei dolci che ti cariano i denti anche solo a guardarli, gli chiedano, ebbene Effendi De Luca, che ne pensa: abbiamo genocidiato gli armeni? Effendi De Luca dovrebbe dire di no: e non per la gratitudine di aver pranzato come un pascià – cosa state a pensare – ma proprio perché il genocidio armeno storicamente è il risultato di una serie di convulsi spostamenti di una popolazione che dopo un po', a furia di essere spostata e non nutrita, scomparve. Ma scomparve mentre veniva spostata, e quindi per Erri De Luca non sarebbe genocidio. 

Bene, ora immaginate Amon Goetz che durante lo smantellamento del ghetto di Cracovia – quindi a quel punto certi ebrei erano già stati spostati due volte, invitasse Herr De Luca... no, scusate, la legge contro l'antisemitismo vi proibisce di immaginare questa situazione. Holocaust Inversion! Non pensatela, ripeto: non pensatela. 

Pensate piuttosto a come ci si può ridurre in Italia, quando si campa vendendo libri, i libri si vendono attirando l'attenzione, l'attenzione la ottieni mettendoti tra il pubblico e un massacro. Del resto ognuno fa quel che può con quel che riesce, nel tempo che gli è concesso di vivere: a Erri De Luca è capitata questa congiuntura e può darsi che sarà l'unica cosa che gli sopravvivrà, in qualche eventuale edizione futura del Dizionario Biografico degli Italiani: scrittore a cavallo tra XX e XXI secolo, tentò di giustificare il sionismo durante il genocidio palestinese.

domenica 3 maggio 2026

Chi chiacchiera sa tutto; chi ha sparato non sa più niente

Ogni popolo probabilmente si ritrova il giornalismo che si merita: i francesi ad esempio grazie a Zola ebbero il "J'accuse". Noi da Pasolini in poi siamo affetti da un genere un po' più stucchevole, che non possiamo che definire "Io so". I nostri opinionisti infatti sanno un sacco di cose, e quando è ora decidono di elencarle senza troppo preoccuparsi di rimandare a fonti o esibire prove. In un "Io so" si è cimentato, pochi giorni fa, Pierluigi Battista: lo scopo manifesto era fornire circostanze attenuanti a Eitan Bondì, perché almeno fino a due giorni fa l'idea generale è che ne avesse bisogno. Aveva preso di mira due manifestanti che indossavano fazzolettoni dell'ANPI, uno lo aveva colpita alla gola; una volta fermato dalle forze dell'ordine, aveva affermato di militare in una "brigata ebraica"; in casa si era scoperto che nascondeva un discreto arsenale. A quel punto, se avesse avuto un cognome diverso (magari un po' arabeggiante), e un incarnato più olivastro, i nostri più pregiati opinionisti non avrebbero esitato ad annunciare la scoperta di una cellula terroristica; ma Eitan Bondì è un ebreo romano, e gli ebrei romani, ci spiega Battista, vivono in un "clima fetente e irrespirabile", nei "bassifondi della disperazione". "Ma io so che chi parla e delira di “gruppi para militari” ebraici è un cialtrone. Io so, e a differenza di Pasolini, ho pure le prove": che sarebbe un finale ad effetto, se seguisse un link alle "prove": invece no, Battista ce le ha ma non ce le fa vedere, e del resto sarebbe difficile riuscire a provare che "l’Anpi non dice mai niente e si arroga il diritto di cacciare gli ebrei dalle manifestazioni del 25 aprile" proprio all'indomani di un 25 aprile in cui tanti ebrei hanno marciato liberamente in mezzo ai manifestanti senza che nessuno ci trovasse qualcosa da dire. 

Battista non è cognitivamente equipaggiato per rendersi conto che si contraddice da solo: la sua missione sarebbe negare che esiste un "gruppo paramilitare ebraico", e la sua strategia è suggerire una situazione di accerchiamento in cui la nascita di un simile gruppo paramilitare sarebbe perfettamente giustificata... però non esiste! E chi dice che esiste è un cialtrone! Tra le varie cose che Battista sa di sapere, c'è che "dopo il 7 ottobre a Roma hanno sfregiato la targa che ricorda il piccolo Stefano Gay Taché, ucciso dagli eroi anti sionisti nell’ottobre del 1982 davanti al Tempio Maggiore". Già l'associazione tra l'Anpi a un atto di vandalismo è cosa che lascia perplessi, ma Battista va decisamente oltre, definendo "eroi anti sionisti" i terroristi del gruppo di Abu Nidal che uccisero Gay Taché: contribuendo nel suo piccolo a quell'incessante opera di strumentalizzazione che va avanti ormai da quarant'anni su una povera vittima innocente; per Battista tra un commando terrorista eterodiretto e chi grida 40 anni dopo a un corteo "Palestina libera" non c'è poi tutta questa differenza, lui "lo sa" e ha pure "le prove". Prove che non esibirà mai, anche perché si è poi scoperto che non servono.

Eitan Bondi, infatti, non proviene dai Bassifondi della Disperazione. Non respira un Clima Fetente e Irrespirabile. E soprattutto non milita in nessuna brigata ebraica. Lo ha negato recisamente, appena ha potuto parlare con un buon avvocato. Subito dopo non ha più saputo spiegare perché ha mirato in faccia due sessantenni col fazzolettone dell'Anpi. È qualcosa di inspiegabile, assurdo, lo Straniero di Camus. Siamo dunque pregati, anzi intimati, di credere che Bondì andasse in giro senza alcuna motivazione politica con una pistola ad aria compressa (forse modificata, comunque in grado di inferire lesioni gravi) durante una manifestazione antifascista, e senza alcun motivo politico abbia preso di mira due persone che portavano su di sé simboli dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia. E perché no?

La gente fa cose assurde – a vent'anni, specialmente. Bondì la Digos lo conosceva già, ma chissà quanti fascicoli apre la Digos, su quanta gente (ciao agenti Digos). La gente non sa quasi mai spiegare perché combina cazzate, chi più chi meno (i maschi a vent'anni più più che meno). L'assurdità però, per quanto possa avere una sua efficacia in tribunale ("il mio cliente non sa spiegare perché ha preso di mira proprio quelle persone, proprio quel giorno"), rischia di scatenare poi il complottismo, perché chi agisce senza sapere il perché, spesso non sa di essere stato agito da qualcun altro: il fatto che non conosca il senso delle proprie azioni non significa che altri non lo conoscano. Bondì non sembra un matto che spara a casaccio per vendicare irrazionalmente le proprie frustrazioni: perlomeno, se lo fosse, avrebbe usato una pistola vera: magari il fucile a pompa che gli hanno trovato a casa. 

Tutto lascia pensare che Bondì volesse ferire, sì, ma non troppo: e con proiettili non mortali e non tracciabili; probabilmente per ottenere una reazione. Insomma stava provocando, e forse non se ne rendeva nemmeno conto. Forse imitava altre persone che due anni prima avevano lanciato bombe carta sui manifestanti – e lui probabilmente c'era. Bondì stava giocando ad alzare la tensione, e in questo senso ha fallito il segno, i cortei sono andati avanti pacificamente. Ma anche una volta identificato, Bondì non ha rinunciato a muoversi come una pedina di questo specifico gioco: ha reclamato la sua appartenenza a una non specificata brigata ebraica, e si è fatto trovare con un arsenale: il che dovrebbe spingere qualcuno (nella logica della tensione) a pensare: ma insomma, questi fanno sul serio, questi sono armati, armiamoci anche noi.   

Poi è arrivato l'avvocato, e l'approccio è radicalmente cambiato. Per una singolare coincidenza, l'avvocato che ha convinto Bondì di non rappresentare nessuna frangia della comunità ebraica romana... è l'avvocato della comunità ebraica romana. Così almeno ho letto in giro. Però magari mi sbaglio. Non so mica tutto. Anzi non so quasi nulla. Io.

sabato 25 aprile 2026

È stata una bella giornata (anche per chi voleva litigare)

Gazzetta di Modena. 

Oggi è stata una giornata bellissima, forse la prima davvero calda di quest'anno. Il cielo era limpido e ovunque la gente festeggiava. Mi è capitato di passare da tre città – tutte abbastanza piccole, ma l'Italia è fatta di città piccole, anche se gli italiani non lo sanno. Soprattutto non lo sanno a Roma e a Milano, dove si scrivono per lo più i quotidiani cosiddetti nazionali, che però ormai non si leggono nemmeno a Milano e Roma, quindi perché prendersela. Soprattutto oggi, una così bella giornata. 

Oggi milioni di italiani sono usciti nei parchi, nelle piazze, anche solo nelle strade: hanno mangiato, bevuto, ballato e giocato. Chi si sente libero fa queste cose. Alcuni hanno anche partecipato a manifestazioni, che per la stragrande maggioranza si sono svolte senza intoppi. A volte le autorità sono state contestate – nella mia città è successo, come è normale che succeda, in democrazia. È la prova che siamo liberi, è l'essenza stessa della festa che abbiamo festeggiato oggi.

Certo, su molti giornali 'nazionali' domani non leggerete questo. Leggerete che ci sono state delle contestazioni gravissime. Se poi uno vorrà davvero aprirli, quei giornali, scoprirà che sono avvenute tutte a Milano o Roma, e che hanno coinvolto i soliti quattro gatti con le solite bandiere di una Brigata Ebraica in cui non hanno potuto militare e che hanno deciso di rappresentare: e l'hanno deciso per il preciso, specifico motivo di provocare tutti gli altri manifestanti, che ormai associano alla stella di David il regime sionista e genocida che è al potere in Israele. Ne abbiamo già parlato tante volte, ne parliamo tutti gli anni, ed è proprio questo il punto. Invece di festeggiare, dovremmo tutti gli anni soffermarci su questa cosa minuscola, che succede soltanto in un corteo su cento, in una città su mille. Una minuscola frangia (i sionisti italiani, sempre più arrabbiati e impotenti) di una piccola comunità (gli ebrei italiani, poche migliaia concentrate in alcuni centri) devono assolutamente ottenere quest'attenzione. Tutto intorno, in centinaia di città e comuni, tutti festeggiamo senza accorgercene, ma di questo non si deve parlare. Si deve stigmatizzare chi si è lasciato provocare da loro, che invece di provocare avrebbero un sacrosanto diritto; si deve parlare di loro, del fatto che non hanno potuto sventolare le loro bandiere (che nelle foto sventolano eccome), non hanno potuto marciare dal punto A al punto B come si erano prefissati di fare, del fatto che qualcuno li ha offesi: li ha offesi al punto che non torneranno mai più – e invece l'anno prossimo, vuoi scommettere? Risuccederà tutto da capo. 

Questa cosa, che era noiosa dieci anni fa, adesso è patetica. Soprattutto in una giornata bella come quella di oggi. C'era il sole, c'era un po' d'aria, c'era tutto quello che serviva per stare bene, e dio solo sa quanto ne avremmo bisogno... eh no. Dobbiamo litigare. Dobbiamo litigare per la solita bandierina. Dobbiamo litigare per i soliti quattro gatti che devono avere il titolo sul telegiornale, la foto sulla prima pagina di domani. Poche centinaia di persone, concentrate in una o due città, definitivamente bollite nell'acqua di cottura del loro narcisismo patologico. 

La soluzione sarebbe molto semplice: ignorarli. È pur vero che, quando è successo, è proprio dal loro spezzone che sono partite bombe carta: ma il punto non è tanto ignorarli in manifestazione. Ignorare i giornali che ne parlano, ignorare i tromboni che stavano prendendo fiato da una settimana, che avevano già il pezzo indignato nel cassetto. E ormai mi sembra che siamo a buon punto. Andarsi a mangiare una grigliata, tirare due colpi a un pallone, ballare a un concerto; e lasciarli intanto al loro brodo, a leggersi e indignarsi a vicenda. In attesa che nella Gaza Riviera siano pronti quegli attici vista mare in cui andranno a godersi la pensione. 

domenica 12 aprile 2026

La sofferenza di Emanuele Fiano


Venerdì è stato il giorno della passione di Emanuele Fiano, segretario nazionale di Sinistra per Israele: e se per caso vi stavate preoccupando di altre cose – stragi in Libano, Hormuz ancora chiuso, voli annullati, potremmo restare senza fertilizzante... ecco, sì, va bene, siamo evidentemente entrati in una crisi mondiale dalla quale forse non si uscirà senza una catastrofe, ma cerchiamo di mettere le cose in prospettiva. Venerdì Emanuele Fiano era molto preoccupato.

Per le centinaia di vittime civili in Libano? 

Ma no. 

Peraltro Israele ci ha prontamente fatto sapere che almeno la metà erano militanti di Hezbollah, quindi meritevoli di morte, e che per Israele un rapporto di una vittima innocente ogni vittima colpevole è assolutamente civile e degno dell'esercito più morale del mondo, per cui no, Emanuele Fiano non era preoccupato di questo.

Per la reputazione di Israele?

Perché questa idea che il mondo stia per andare in fiamme semplicemente perché Netanyahu ha convinto Trump che una guerra all'Iran era fattibile, e ora Netanyahu non può essere convinto che un cessate il fuoco è necessario – ecco, tutto questo pare stia incidendo negativamente sulla reputazione di Israele nel mondo, perlomeno così dice Jonathan Safran Froer e chi siamo noi per mettere in discussione la premessa di J. S. Froer – ovvero che Israele, prima di questa guerra, avesse ancora una reputazione da difendere. Verrebbe la voglia di supplicare gli obiettivi libanesi, i gazawi che patiscono la fame, i cisgiordani che vengono quotidianamente aggrediti e uccisi dai coloni: perché vi ostinate a farvi colpire? Non capite che così facendo, consentite a Israele di minare la propria reputazione? Non trovate ci sia dell'antisemitismo in tutto questo? Una situazione oggettivamente preoccupante: forse che Emanuele Fiano era preoccupato di questo?

No. 

Emanuele Fiano venerdì era molto preoccupato – mettetevi seduti – perché il PD milanese ha proposto in consiglio comunale di ritirare il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv. Un gemellaggio, capite. Con Tel Aviv. Si può restare in un partito che si ritira da un gemellaggio?

 

Evidentemente si può, perché dopo una notte di "sofferenza", ha usato questa parola, Emanuele Fiano ha deciso di restare nel PD. Di ciò mi sembra necessario ringraziarlo, non solo a nome di tutto il partito, dei militanti e dei sostenitori, ma più in generale dell'umanità tutta, in nome della quale traggo il mio sospiro di sollievo. Sappiamo che l'angelo di Dio promise ad Abramo che avrebbe risparmiato Sodoma, se solo vi avesse trovato dieci uomini giusti; per come poi andarono le cose mi sembra evidente che non li trovò... ma chissà, forse grazie all'eroica sopportazione di Emanuele Fiano, il PD potrebbe essere risparmiato da un'analoga ira di Dio. 


Chi segue Fiano e Sinistra per Israele da un po', credo abbia ormai familiarizzato con la sofferenza di Emanuele Fiano. È un patimento storico, con radici profonde, che si rinnova ad ogni stagione. Fu nello scorso autunno, ad esempio, che Emanuele Fiano soffrì per le contestazioni ricevute durante un'assemblea all'università di Venezia. In quell'occasione il fior fiore dei cattedratici e degli opinionisti si mobilitarono per gridare: vergogna! Emanuele Fiano non è stato fatto entrare all'università!

Anche se in effetti nell'università c'era entrato.

Va bene – rispose il fior fiore –  ma è terribile questa cosa che non lo abbiano fatto parlare, no?

Certo che era terribile, anche se in effetti, Emanuele Fiano aveva assolutamente parlato. 

Va bene, però è terribile questa cosa che non lo abbiano fatto finire, che lo abbiano cacciato via, no?

Indubbiamente era terribile. Benché in effetti Fiano fosse rimasto finché gli inservienti non gli avevano chiesto, scusi, ci scusi, signore, l'università alle 19 chiude.


Chiunque altro di fronte a questa ennesima provocazione avrebbe ceduto, lasciando le aule in balia di chi doveva pulirle per il giorno dopo: chiunque altro, ma non Emanuele Fiano ("Non potevo accettare anche quella prevaricazione"). L'episodio, spiegò, gli aveva ricordato quanto era successo a suo padre: davvero, subire una contestazione all'università gli aveva ricordato quando suo padre, dopo il 1938, avendo perso i diritti civili, non era più potuto entrare a scuola. E in effetti se ci pensate è più o meno la stessa situazione, no? Che differenza c'è tra essere contestati da un gruppo di studenti all'università e diventare un cittadino di serie B che non può più godere del diritto allo studio? Se lo chiedete a Emanuele Fiano, nessuna differenza: e quindi non chiedetemelo a me, magari mi verrebbe una risposta diversa e probabilmente, a questo punto, antisemita.  

Così insomma venerdì la sofferenza di Emanuele Fiano ha rischiato di traboccare, perché qualche membro del suo partito aveva osato proporre di ritirare un gemellaggio con Tel Aviv. Una città dove "centinaia di migliaia di persone hanno chiesto la fine della guerra"... ecco, se davvero l'hanno chiesta (e se davvero sono "centinaia di migliaia") si potrebbe quantomeno obiettare che non l'hanno proprio ottenuta: forse per Fiano è l'intenzione che conta – ma anche l'intenzione potrebbe incrinarsi, se a quelle "centinaia di migliaia" (facciamo decine di migliaia?) giungesse notizia che il comune di Milano ha sospeso un gemellaggio. 

Sono cose che succedono, no? Tu scendi in piazza per manifestare contro qualcosa che in coscienza ritieni sbagliato. Il tuo governo ti reprime, ti malmena persino, ma tu resisti... finché non giunge un messaggero con la ferale notizia: il Comune di Milano ha sospeso il gemellaggio! No.  

A quel punto puoi essere il telavivese più eroico, ma davvero, come si fa? Come si può lottare per un mondo migliore con la consapevolezza di non avere più il Comune di Milano al tuo fianco? Perlomeno questo mi sembra il ragionamento di Emanuele Fiano, il quale poi giustamente aggiunge: e allora perché non chiedete anche la sospensione del gemellaggio con San Pietroburgo? Già. Qualcuno a quel punto ha persino osato obiettare che il gemellaggio con San Pietroburgo è stato già sospeso: rilievo abbastanza indelicato, nei confronti di una persona che si sta impegnando con tutte le sue forze per difendere Israele con le armi retoriche che Israele suggerisce, la più popolare tra le quali in questi mesi è lo specchietto putiniano. Chiunque si permetta di criticare lo Stato Ebraico, anche solo di fischiarlo allo stadio, deve essere messo di fronte a un simile impietoso dispositivo: perché non hai fischiato altrettanto i russi? Ti abbiamo sentito, che li fischiavi più piano. Così fanno da anni, e mica si può pretendere che smettano così, d'un tratto, semplicemente perché non è così che funziona – che ne sappiamo alla fine noi di come funzionano le cose? Noi viviamo nel mondo reale, forse dovremmo accettare che Fiano è in un mondo diverso. 

Un mondo dove la reputazione di Israele conta più della nostra vita, di quella di chi ci sta intorno: un mondo dove Israele non solo ha diritto di esistere, ma ne ha molto più di noi. Un mondo dove il PD non è un partito di centrosinistra, votato da milioni di persone che si preoccupano della crisi medio-orientale e mondiale, e dell'escalation armata a cui il governo israeliano (non troppo osteggiato dall'opposizione israeliana) sta trascinando l'umanità, no: in questo mondo il PD ha un senso solo se Emanuele Fiano, vincendo una troppo giusta ripugnanza, continua a militarvi; portando in dote certo non un cospicuo pacchetto di voti (gli ebrei milanesi essendo poche migliaia, e quelli sionisti persino meno), ma quel quid arcano e imperscrutabile senza il quale davvero forse l'angelo di Dio potrebbe distruggerci, da un momento all'altro. Questo Emanuele Fiano non lo vuole – per ora – e per questo motivo dobbiamo essergli grati. A lui e agli altri nove giusti che devono pur esserci al mondo, oggi. 

Domani boh, vediamo. 

lunedì 2 marzo 2026

Maledetti scudi umani, la mattina, la domenica

Il Sole 24 ore. 

1) ATTENZIONE! qui radioradicale vi preghiamo di non seguire la notizia di una scuola iraniana che sarebbe stata colpita da un missile, decine di studentesse morte È FALSO! FATE GIRARE! Quella scuola era un noto scudo umano perché attorno a essa era stata costruita una base navale dei guardiani della rivoluzione, che è stata in effetti colpita da un missile (la base navale) ma non la scuola (che è uno scudo umano). FATE GIRARE! NON CREDETE AL REGIME!

2) Ok forse è stata colpita una scuola ma ERA VUOTA! ERANO LE OTTO DEL MATTINO! e comunque era uno SCUDO UMANO! Per qualche perverso motivo continuano a fare gli scudi in carne umana anche se noi continuiamo a bombardarli, sono pazzi fanatici. E comunque chi è che va a scuola alle otto del mattino?

3) Ok a quanto pare c'è un sacco di posti dove la gente va a scuola alle otto del mattino e inoltre quei pazzi fanatici sono su un fuso orario diverso (maledetti pazzi fanatici) ma comunque non è stata colpita nessuna scuola! Ah e poi era DOMENICA! La domenica le scuole sono chiuse! non credete al regime!

4) Ok in effetti ci sono paesi musulmani senzadio dove le scuole alla domenica sono aperte, ma la scuola non è stata colpita! E comunque non era un razzo dei nostri, bensì un terra-aria della contraerea iraniana! C'è la foto! maledetti pazzi fanatici! lanciano i missili terra-aria contro i nostri missili diretti sui loro scudi umani!

5) Ok la foto ha sullo sfondo montagne con la neve e quindi è stata presa in tutta un'altra stagione, in un'altra regione, e questo per un motivo preciso, ovvero che NON È STATA BOMBARDATA NESSUNA SCUOLA! E comunque se fosse successo QUELLA SCUOLA SAREBBE STATA CHIUSA! e comunque UNO SCUDO UMANO! ALLE OTTO DI MATTINA! DI DOMENICA! ma quante scuse ancora ci dobbiamo inventare insomma, perché continuate a credere al regime? No sul serio adesso sinceramente, perché loro sono più convincenti di noi? Noi abbiamo tanti profili, tanti professionisti, tante prove fotografiche e video, tante scuse, ma voi niente: e allora è chiaro che ci odiate, perché ci odiate? Lo capite che è antisemitismo? Insomma per quale altro motivo non dovreste trovarci convincenti? 

6) E comunque ok, forse un centinaio di bambine, ma presto comunque avrebbero dovuto coprirsi i capelli.

domenica 1 febbraio 2026

Gaza, l'elefante della Memoria


Onorevole Liliana Segre, 

le scrivo per ringraziarla delle parole che ha scelto di usare nel suo discorso al Quirinale, in occasione del Giorno delle Memoria, e per confessarle una perplessità.

Sono un insegnante che ha più o meno cominciato a lavorare quando il Giorno fu istituito, e condividendone profondamente le finalità non ho smesso di domandarmi quale fosse la chiave, la strategia migliore per far riflettere gli studenti sul fatto che "questo è stato". Anche se prima o poi, in 25 anni, fossi arrivato a delle conclusioni soddisfacenti, c'è da dire che i ragazzi cambiano, perciò nulla può essere dato per scontato. Nel frattempo il Giorno viveva una sua storia parallela sugli organi di informazione, che ogni anno sentivano la necessità di dedicarvi un po' di tempo e spazio. Rispetto a noi insegnanti tuttavia i giornalisti hanno questo problema, che non cambiano il loro pubblico da un anno all'altro; i loro lettori sono più o meno gli stessi e non sopporterebbero – come i nostri studenti – di farsi raccontare tutti gli anni le stesse cose. Occorre aggiungere qualcosa, è il medium che lo richiede: e in nove casi su dieci quel qualcosa è una polemica. Anche quando nessuno ne vedesse la necessità (che polemica si può imbastire sulla commemorazione della Shoah?), il giornalista comunque ne ha bisogno. Abbiamo quindi cominciato a leggere molto presto pensosi editoriali su quanto il Giorno della Memoria fosse diventato una commemorazione stanca, meccanica, ecc , insomma che col tempo vada incontro a forme di ritualizzazione che in effetti sono prevedibili e inevitabili; così come in effetti è possibile che a uno studente capiti di leggere più volte la stessa pagina, o guardare lo stesso film: ma nel frattempo stanno crescendo, e anche tornare agli stessi contenuti ha un valore formativo. 

Inoltre, siccome dopo un po' anche parlare di "stanchezza" è stancante (per fare un esempio, De Bortoli ne scrive da almeno 15 anni), i giornalisti hanno scoperto un'altra opzione: collegare il Giorno della Memoria all'attualità, che purtroppo non è mai avara di eventi tragici (anche se mai così tragici); e siccome quasi sempre questi collegamenti risultano inopportuni e fuorvianti, più spesso il giornalista decide di lamentarsi che qualcun altro li stia facendo; e quasi sempre quel qualcuno siamo noi insegnanti. Per fare un altro esempio, al Foglio da qualche anno in qua "boicottano" il Giorno della Memoria, nel senso che si danno il cambio a scrivere un editoriale sdegnato sul fatto che qualcuno osi parlare, durante il Giorno della Memoria, di altre questioni da loro non autorizzate: l'anno scorso fu Pierluigi Battista, quest'anno David Parenzo ma insomma i contenuti sono molto simili e battono sullo stesso tasto: come osiamo noi insegnanti paragonare Gaza alla Shoah? In entrambi i casi si dà infatti per scontato che noi insegnanti lo facciamo; addirittura Parenzo esordisce annunciando che le iniziative scolastiche che accostano Gaza al Giorno si stiano "moltiplicando", lasciandoci la curiosità di capire come abbia fatto ad accorgersene (setaccia i siti scolastici di tutta la penisola? o avrà un paio di contatti coi soliti licei di Milano o Roma?) e addirittura a notarne la moltiplicazione.

Per quanto mi riguarda, il 27 gennaio io preferisco parlare di Shoah e basta – magari bastasse un giorno solo per un evento tanto tragico e complesso. Non perché non trovi giusto collegarlo ad altri fatti storici, ma perché i collegamenti dovrebbero farli i ragazzi, coi loro tempi, e dopo aver approfondito un minimo gli argomenti da collegare. E confesso che dopo aver guardato per l'ennesima volta qualche scena di Schindler's List (dite quel che volete, con gli adolescenti continua ad avere l'impatto migliore) mi veniva in mente più il Minnesota che Gaza; semplicemente perché gli ultimi rastrellamenti ed eccidi che abbiamo visto sui social sono avvenuti lì. Se invece dopo un po' mi rimetto a pensare a Gaza, forse è proprio perché continuo a leggere voci più e meno autorevoli che insistono sul fatto che non ne dovrei parlare – e non ne sto nemmeno parlando! – ma loro insistono, forse non si ricordano di quel vecchio libro titolato Non pensare all'elefante. 

A questo punto, onorevole, noi insegnanti ci troviamo tra due fuochi: noiosi se continuiamo a parlare del passato, irrispettosi se ogni tanto proviamo a istituire confronti con presente (confronti che poi sono quelli che di solito chiediamo ai nostri studenti). Il resto dell'anno la cosa non presenta nessun problema: si può per esempio confrontare la schiavitù degli antichi con le condizioni di lavoro nel Terzo Mondo, si può riflettere sugli imperialismi del passato e su quelli contemporanei. Soltanto un giorno all'anno la cosa crea difficoltà e, ho la sensazione, soltanto un determinato accostamento, che da anni siamo ammoniti a non fare, con messaggi sempre più perentori: Gaza e la Shoah. Ecco, non saprei dirlo con maggiore chiarezza: Gaza è diventato l'elefante della Giornata della Memoria. Più ci viene chiesto di non pensarci, più è difficile evitarlo, così come diventa impossibile aggirare la domanda: perché proprio di Gaza non si dovrebbe parlare?

È in questa situazione, onorevole, che il suo discorso al Quirinale mi ha raggiunto come una ventata di aria fresca. "Si può parlare di Gaza nel Giorno della Memoria?", si è chiesta? E si è risposta:

"Certamente se ne può parlare... Il valore universale degli insegnamenti che derivano dalla Shoah ci porta a riflettere sempre sulle tragedie e i crimini che ancora dilagano nel mondo. Si può, si deve parlare di Gaza, di Iran di Ucraina, di Venezuela e di Sudan, e di tutto ciò che offende la dignità e chiama in causa la nostra responsabilità di cittadini di un mondo globale".

Non posso che ringraziarla per le parole, che fin qui sottoscrivo pienamente, ma le devo confessare la mia perplessità per quel che segue:

"Il problema è un altro: non si può usare Gaza contro il Giorno della Memoria. Tentare di oscurare o alimentare o lasciar correre ossessivi tentativi di banalizzazione di distorsione e di inversione della Shoah; non si può accettare che diventi occasione di una vendetta sulle vittime di allora".

Ecco, dunque: preso atto che banalizzare e distorcere è sempre sbagliato (ma è quasi inevitabile: cercheremo per quanto possiamo di banalizzare e distorcere il meno possibile), quello che non riesco a capire è la questione dell'"inversione", che sta invece diventando il punto cruciale. In Israele e negli USA "Holocaust Inversion" è ormai una frase fatta, e la stessa Francesca Albanese è stata ostracizzata precisamente con questa accusa. Non solo, ma il concetto di "Holocaust Inversion" è contenuto in uno dei punti della definizione di antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA), che è il testo di riferimento del Ddl Romeo: là dove si ammonisce a non "fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti". E dunque, se mi è lecito interpretare le sue parole: certo che si può parlare del massacro di Gaza nel giorno in cui si ricorda la Shoah: ma non si può assolutamente suggerire che gli israeliani di oggi si stiano comportando come i nazisti di allora. Ciò equivale a "inversione", e l'"inversione" è sbagliata. Non è che la cosa non abbia un senso – è evidente che ci siano differenze sensibili tra quello che successe allora e quanto sta succedendo oggi, però ecco, non riesco davvero a immaginare come potrei concretamente parlare di Gaza, in classe, durante una Giornata della Memoria, senza impedire che siano gli studenti stessi a notare, oltre alle differenze tra Shoah e Gaza, le similarità. Se non riesco io, a non pensare all'elefante, come posso chiedere di non pensarci ai miei ragazzi? Può darsi che un paragone simile, onorevole, non sia insufflato in loro da dieci, cento, mille educatori sediziosi; può darsi che semplicemente sorga spontaneo dal modo in cui si presentano i fatti: e una prova di questo potrebbe essere proprio il fatto che tanti sentano ancora la necessità di avvertirmi che no, non dovrei pensare a Gaza. Non solo io non posso impedirmi di farlo, ma evidentemente anche loro non ci riescono. 

Né mi posso immaginare appostato a un metaforico cancello, mentre spiego ai miei studenti quali paragoni sono buoni e giusti e quali no – onorevole, in franchezza, questa ha tutta un'aria di una trappola; e siccome non mi posso permettere di cascarci, il 27 continuerò a parlare di Shoah e soltanto di Shoah. Magari bastasse un giorno. E di giorni di scuola, comunque, ne ho duecento. 

Distinti saluti

un insegnante

Altri pezzi