venerdì 23 gennaio 2004

A me invece Iñárritu piace, solo comincio a essere in pena per il suo soggettista. È difficile trovare sempre dei buoni soggetti, si sa.
E siccome attualmente ho solo 5 contratti in ballo e dalle tre alle quattro del mattino non so cosa fare, stavo pensando di provare a scrivere le trame per i prossimi sei-sette film di Iñárritu, poi gliele vendo a 15$ l’una e per una dozzina d’anni non ci pensa più. Che mi pare un buon affare per entrambi. E allora:

Mondo cane (Mundo perro, Messico–USA)
Jack è un professore universitario in pensione, astigmatico, che ha perso la famiglia durante un’invasione di cavallette e soffre di una rara forma di qualcosa. Alejandro è un veterinario dello Yucatan sconvolto dalla scomparsa del suo cane a causa di un ictus, che si converte all’Islam ma cambia idea quando si accorge che le sfighe continuano. Chen è l’unico disoccupato cinese del mondo e passava di lì per caso. La vita di questi tre personaggi viene sconvolta da un tamponamento a catena sullo svincolo di Pasadena. I colori freddi e sgranati sottolineano il disagio di vivere in una società qualsiasi. Premio speciale della giuria a un altro film.

5 litri (5 litros, Messico–USA)
Cinque litri. È tutto il sangue che circola nel nostro corpo. Cinque litri. Tre bottiglie scarse di acqua naturale, o dieci birre medie all’Irish, venerdì. Cinque litri, in circolo, dentro di me. Cosa succede quando non ci sono più?
È quello che sta per scoprire Gutierrez, ordinario di chimica organica a San Diego, dopo il mortale incidente che ha coinvolto lui, l’attrice hard Jimena e l’allibratore Juan Pablo de la Conception. Gutierrez morirà dissanguato, ma grazie ai suoi organi Jimena sopravvivrà, anche se dovrà cambiare genere di film. Nei flash-back scopriamo che Juan Pablo stava comunque morendo di una rara forma di scorbuto, e come fanno a volte i cani, attraversava la strada a tradimento per cercare una morte più veloce, oltre che per far incrociare i destini dei primi due pirla che passano, così Iñárritu ci fa un film. Straordinaria l’interpretazione di aggiungete un nome a caso

Cani e padroni di cani (Perros y Patrónes, Messico–USA–Italia)
Samanta possiede un rottweiller, Bobi, che ha storpiato per sempre il volto della figlia della sua migliore amica, Sabrina. Sabrina intrattiene una scabrosa passione col marito di Samanta, Maicol, e col mastino napoletano di lui, Totò. Le vite di Sabrina, Samanta, Totò, Maicol, Bobi e la figlia storpia vengono sconvolte in un incidente stradale. All’inizio del film solo Samanta è ancora in vita, ma sicuri che sia davvero lei? E allora perché ha i ricordi di Sabrina? Perché non sopporta più la vista di un rottweiler che sbrana i figli dei vicini? Ma soprattutto: perché ha la coda di Bobi? E di chi è incinta? Finale aperto. Leone d’oro a un tale che passava di lì, lo ha afferrato e… hop! è scappato via senza spiegare niente a nessuno.

44 gatti (44 cats, Messico–USA–Italia)
Non puoi mettere 44 gatti in fila per sei. Questa è una cosa che ho capito fin da bambino. Ne resteranno sempre due che non sanno con chi marciare. Sei per sette quarantadue, più due quarantaquattro. Quante volte da bambino mi sono chiesto perché, perché doveva succedere proprio a quei due. E se non ero anch’io, a mio modo, un gatto senza fila in cui marciare. Ma anche tutto questo è destinato a svanire, come lacrime nella pioggia”.
Filiberto è un giovane di 56 anni che vive coi genitori in un mondo tutto suo, fatto di zecchino d’oro, puntate di Sandokan, e tutto quello che ha reso gli anni Settanta degni di essere ricordati nei secoli a venire. Ma quando per la prima volta dopo 25 anni osa uscire di casa, la sua vita viene sconvolta per sempre da un incidente stradale che intreccia il suo destino a quello di Jean Alesi e Giobbe Covatta. Perché proprio loro? Non c’è un perché. Le cose succedono, punto. Come Iñárritu ben sa, e adesso lo sapete anche voi. Medaglia d’argento alle Olimpiadi invernali del 2009.

007: Vita da cani (007: it’s a doggy life, Messico–USA–Uk–Italia)
007: i numeri di un terno al lotto che non uscirà mai, o della pagella di George Bush nel primo trimestre delle elementari (il 7 era in condotta), o dell’agente di sua Maestà la Regina con licenza di uccidere”.
James Bond, il suo perfido nemico di turno e un pancabbestia di piazza Verdi a Bologna vengono coinvolti in un terribile incidente sull’autostrada che va da Manchester a Borgo Panigale. Nei flashback scopriamo che il perfido nemico di turno controlla tutti i pancabbestia del mondo grazie a un dispositivo montato nel collare dei cani. Anche la figlia di James Bond e Ursula Andress fa naturalmente la pancabbestia in via del Guasto, perché nessuno le ha mai detto uno di quei “No” che aiutano a crescere. Quando scopre che il padre giace in fin di vita all’Ospedale Maggiore, decide di donarle il sangue, che è di un gruppo sanguigno rarissimo. Così James Bond sopravvive, ma comincia a farsi crescere i capelli e a rollarsi le canne anche davanti a sua maestà la regina. La bond-girl di turno che vuol fare sesso con lui si prende le piattole e fugge inferocita. Quando verso il finale il cattivo decide di passare alla fase B del piano, James Bond non interviene, ma resta in montagnola a ruttare tavernello e grattarsi i coglioni. A Cannes poi le cose sono andate così: stavano per premiare un altro film e gli hanno chiesto: “Ci reggi un attimo la palma d’oro, per favore?” Lui ha frainteso, ha ringraziato i genitori e la fidanzata e se n’è andato. I giurati si sono guardati negli occhi e hanno fatto finta di niente.

I Malavoglia (Los Malavoglias, Messico–USA–Aci Trezza)
Dopo Luchino Visconti, Iñárritu si cimenta in una nuova densissima versione del capolavoro di Giovanni Verga. “Ho voluto fare un film diverso, più solare, positivo… questo film è un canto alla vita”. La vita di Padron ‘Ntoni, Bastianazzo e ‘Ntoni viene sconvolta per sempre da un incidente nautico in cui perdono la nave, carica di lupini, e Bastianazzo muore. Nel tentativo di recuperare la nave e pagare i debiti, Padron ‘Ntoni combina il matrimonio tra la nipote Filomena e Brasi Cipolla: ma il matrimonio va a monte quando il fratello di ‘Ntoni cade nella battaglia di Lissa; la madre muore di colera, ‘Ntoni lascia l’isola e l’usuraio, Zio Crocefisso, sfratta Padron ‘Ntoni dalla casa sul Nespolo. ‘Ntoni ritorna ad Aci Trezza più povero di prima e si dà al contrabbando, ma una sera accoltella il brigadiere con cui trescava la sorella, esponendo la famiglia allo scandalo del paese, come se ce ne fosse bisogno. Padron ‘Ntoni muore di crepacuore in un ospizio, lontano da casa; ‘Ntoni torna in carcere, Lia comincia a prostituirsi. Sapete quando rimontando qualcosa vi avanzano delle viti? Beh, quell’anno avanzava un Golden Globe e glielo hanno dato.

101 cani venuti dal Brasile (Ein Hundert und Ein Hunde von Brazil, Messico–Usa–Brasile–Germania)
Il dottor Mengele è ancora vivo! ma un incidente sconvolge la sua vita, oltre a quella di un figlio illegittimo di Falcao e di Crudelia Demon. Per tutto questo tempo non ha fatto che accudire il pastore dalmata di Eva Braun, (come gli aveva chiesto direttamente il Führer poco prima di spararsi), clonandolo in un centinaio di copie perché non si sa mai.
Nell’incidente Mengele perde la vita, ma gran parte del suo cervello è ancora utilizzabile e allora decidono di trapiantarlo nel figlio illegittimo di Falcao, che comincia a fare strani sogni in cui Zbigniew Boniek viene operato senza anestesia da un medico della mutua di Baden-Baden.
Un giorno i cani, che non mangiano da tre settimane, vengono a trovarlo tutti e cento (più un barboncino che non sa niente, lui, eseguiva solo gli ordini). Falcao jr capisce che la missione della sua vita è salvare le loro preziose pelli dalle grinfie di Crudelia, ma per difendersi ha bisogno di spazio vitale. Decide di invadere coi suoi cani la Polonia, purtroppo però il Brasile non confina questo Paese, e i cani, spazientiti, lo divorano vivo. Crudelia Demon non si fa vedere perché sta morendo di… di… orecchioni. Premio Nobel per l’economia, tanto ormai.

L’ultimo dog-ma (The Last Dog–ma, Messico–Usa–Danimarca–Parioli)
La vita di Iñárritu, Muccino e Lars Von Trier viene sconvolta da un incidente stradale al termine del quale è già tanto se riescono ad assemblare un regista solo coi pezzi di tutti e tre. Questo regista decide di girare un film all’interno di un’auto-betoniera, con l’ausilio di una sola handycam che rotola per tutto il perimetro della betoniera mentre il camion percorre l’autostrada Parioli–Copenhagen. Gli attori sono nudi e mentre recitano all’interno della betoniera (chiusa ermeticamente) devono cercare di tenersi in equilibrio e fare gli effetti speciali con la bocca. Ma quel che importa è la trama del film, e cioè: il giorno prima di sposarsi, il trentenne Giorgio incontra la giovane Cristina, che vuole fare la velina e per questo motivo ha appena massacrato tutta la sua famiglia e dato la colpa agli albanesi. Ha risparmiato solo il cane e ha fatto male, perché il cane, sconvolto, appena vede Giorgio gli salta addosso, rendendolo idrofobo per i successivi quindici anni. Per salvare l’amore della sua vita Cristina si prostituisce, va a lavorare in America, rinuncia al corso di danza, mette in commercio anche diversi suoi organi, ma è tutto vano. Alla fine Giorgio torna da sua moglie che gli pulisce la bava alla bocca e lo perdona, anche se nel finale si capisce che flirta con gli albanesi… ma a questo punto la betoniera urta un’apecar producendo venti chilometri di tamponamento a catena nel traforo del Gottardo. Oscar alla carriera, ma poi si è scoperto che non era un oscar vero, era di cioccolato. Però fondente.


Mmm, è già il secondo tamponamento a catena… comincio a ripetermi.

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