Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi

Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi. Noi no. Donate all'UNRWA.
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domenica 28 settembre 2025

Alle soglie di un naufragio, chi piagnucola e chi sorride


In un certo senso non siamo mai stati così vicini aa Meloni. La immaginiamo scrollare nervosamente le notizie ogni cinque minuti, e noi facciamo lo stesso. Perché a un certo punto gli israeliani colpiranno la flotilla, e questo ormai è più un problema per lei che per noi. A quel punto una nave della Marina Militare non interverrà, perché non ha ordini in questo senso: salvo colpi di testa del comandante, non muoverà un cannoncino per difendere attivisti e parlamentari italiani colpiti in acque internazionali (un atto di pirateria). Ha solo la consegna di soccorrerli una volta colpiti; e siccome è stata istruita a navigare lontano, per non dare la sensazione di scortare la flotilla, è probabile che arriverà tardi e che ci scapperà il morto, o più d'uno. Questo ci preoccupa molto, ma molto più preoccupa Meloni, che le elezioni le vinse tre anni fa con un programma sovranista, e che tra qualche giorno dovrà andare a spiegare che Israele ha tutto il diritto di usare le armi che gli vendiamo per annegare i nostri parlamentari disarmati in acque internazionali o palestinesi, perché... insomma, non c'è un perché: è Israele, punto, tutto quello che fa lo fa per il meglio, dobbiamo solo ringraziare. Nel frattempo nelle Marche si vota, ed è persino possibile che questo la preoccupi più dell'incolumità degli attivisti, ma le due questioni potrebbero intrecciarsi, insomma, è un bel guaio. Per noi la situazione in fondo è più semplice: siamo in ansia per i nostri compagni, per Gaza e per in generale per il mondo intero, ma non ci stiamo giocando la faccia né la carriera. Povera Meloni, però ogni tanto qualcuno potrebbe anche farle presente che se trova la sua condizione stressante e pericolosa, potrebbe anche dimettersi e lasciare che Mattarella, il parlamento, al limite il popolo italiano, si scelgano un/una rappresentante un po' meno piagnucoloso/a. I postfascisti al governo ce li immaginavamo un po' diversi, ecco – no, è una bugia, chi li studiava da un po' sapeva che il vittimismo era la loro caratteristica più evidente. Mentre aspetta notizie di un naufragio, dalla comodità di Palazzo Chigi dove è ben protetta dalla sua scorta, Giorgia Meloni si lamenta che qualcuno la minaccia, Giorgia Meloni ha paura, ecco, che dirle?, siamo solidali, per favore ragazzini non minacciate Giorgia Meloni, non ce lo possiamo permettere. Noi sempre allegri dobbiamo stare.

***

Francesca Albanese avrebbe tutti i diritti di essere nervosa e preoccupata per la propria incolumità, invece sorride. È una cosa che gli odiatori non le perdonano – se date un occhiata a certe sacche di bile socialmente condivisa, su Twitter soprattutto, noterete che questa stizza, non sapendo dove concentrarsi, a volte prende di mira il suo sorriso. Del resto, che altro le si può criticare? Non ho mai letto una sola riga di critica ai suoi rapporti: evidentemente non ritengono giusto leggerli; oppure li leggono persino, e non ci trovano nulla di smontabile. Però davanti alla videocamera sorride, come si permette? In effetti, non c'è molto di divertente. Chi l'ha ascolta un po' più a lungo, chi ha la fortuna di poter partecipare a conversazioni più ravvicinate, potrebbe farvi presente che il suo, che a volte è semplicemente un sorriso di imbarazzo, più spesso è il naturale esito espressivo di chi si sente pervaso da un'energia, fatemelo scrivere per la prima volta nella vita, positiva: una persona che sa cosa il mondo si aspetta da lei e sa cosa può fare nei limiti delle sue capacità, e lo sta facendo, molto più spesso degli altri la vedrete sorridere. Anche nei teatri di guerra, anche nel mezzo di una tragedia senza fine, chi è convinto di fare tutto quello che può, più spesso degli altri sorride. Perché piangere non serve più di tanto (ed è anche più faticoso), perché spesso intorno a te c'è una scorta disarmata di persone che ti conoscono e apprezzano; perché dietro l'angolo a volte c'è un odiatore in una posizione oggettivamente ridicola, e allora a volte si ride anche di lui, è una debolezza ma non ci si può far niente. E soprattutto perché non ha niente, o quasi niente di cui rimproverarsi: infatti di solito quando ci arrabbiamo, e soprattutto contro noi stessi che siamo arrabbiati; i difetti che rimproveriamo agli altri sono quelli che più odiamo in noi stessi. E quando negli altri non troviamo neanche tutti questi difetti, allora è la loro allegria che ci fa saltare i nervi. Se Francesca Albanese ve li ha fatti saltare, se la flotilla vi sta facendo impazzire, è più per demerito vostro. Quando scrivevate che Israele andava difeso a ogni costo, stavate davvero sottovalutando il costo che avreste pagato. Questa difesa vi è costata la ragione, l'umanità, il rispetto degli altri, e a questo punto direi anche il rispetto per voi stessi. Siete ridicoli, e costa una certa fatica non ridere di voi.

***

È una cosa che mi ripeto sempre più stesso, ma non resisto. Il genocidio palestinese non deve essere un pretesto per ridere dei miei nemici – quello sarebbe un riso sbagliato, vigliacco, insensibile. Il mondo brucia e io spernacchio Recalcati, davvero? Eh, però è così liberatorio. Continuerò a perdere tempo dietro a questi tromboni impazziti? Mi dispiace, non riesco a farne a meno. Quando Netanyahu, qualche giorno fa, definì Israele la prossima Sparta, dal cimitero degli elefanti rintronati sorse improvviso e inutile il solito Giuliano Ferrara, a spiegare a Netanyahu che no, assolutamente non si poteva chiamare Israele col nome di Sparta, paragone sbagliatissimo, correggere subito. Ecco, nel giornalismo italiano, che ha già tanti problemi, esistono due generi inspiegabili, che talvolta ci fanno auspicare incendi in tutte le emeroteche affinché i posteri non possano rendersi conto di quanto ridicoli eravamo. Il primo genere è: gli amici di Giuliano Ferrara cercano di spiegargli che un po' si sbaglia. Sto guardando a te, Adriano Sofri: piantala di farti bello perché hai un amico ancora più rintronato. Il secondo genere è: Giuliano Ferrara spiega cosa fare ai potenti della Terra, il che presuppone che i potenti della Terra sappiano chi sia, quando secondo me persino Berlusconi ogni tanto se lo dimenticava. Giuliano Ferrara che spiega cosa dev'essere Israele a Netanyahu, sul serio, immaginiamoci Bibi che prende appunti. Giuliano Ferrara che con gli anni si è convinto di essere un esperto di queste cose, e nel frattempo denuncia la propria incompetenza ignorando completamente che il paragone con Sparta è un tormentone degli israelologi almeno da uno storico intervento di Allan E. Shapiro sul New York Times nel 1974, ai tempi in cui il giovane Giuliano F. ancora urlava nei cortei Palestina Libera Palestina Rossa. Un intervento che oggi ha del profetico, e che confuta abbastanza definitivamente l'idea che "tutto è iniziato il 7 ottobre": no, tutto era già prevedibile e previsto mezzo secolo fa. Il configurarsi di Israele come città-Stato con un'organizzazione castale (come Sparta), in cima alla quale si troverà una comunità che si identifica con un'etnia (come Israele) e alla base un popolo di lavoratori (gli Iloti, i palestinesi) non solo sfruttati, ma ciclicamente rimessi in riga con guerre rituali di bassa intensità: questa era Israele prima del 7 ottobre, insomma Netanyahu quando parla di Super-Sparta insegue già un progetto nostalgico: stava andando tutto bene, ogni tot anni si bombardava la Striscia un po' più forte spurgandola della "classe dirigente", poi purtroppo qualcosa è andato storto ma è lì che si dovrebbe tornare, a costo di somministrare al mondo ulteriori snuff.

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Dopo tre anni che attendevamo, finalmente Netanyahu ha rilanciato (mediante codice QR!) il video snuff che dovrebbe dimostrare gli indicibili orrori commessi dai palestinesi il 7 ottobre. In realtà non ci è dato sapere se si tratta del video che circolò immediatamente sui network televisivi israeliani (con una rapidità molto sospetta, ovvero nel giro di poche ore), né se è lo stesso che alcuni giornalisti italiani si sarebbero lasciati somministrare nell'ambasciata israeliana nei giorni successivi, secondo almeno quello che una volta rivelò David Parenzo. In quell'occasione almeno ebbi la sensazione che Parenzo stesse cominciando a coprirsi, ad ammettere che se per mesi e anni aveva creduto a certe bufale evidenti (i bambini decapitati o nel forno), era perché quel video lo aveva davvero impressionato. Magari è una sensazione sbagliata, ma suggerirei a lui e a tanti suoi colleghi la stessa exit strategy: ci hanno ipnotizzato con uno snuff. Certo, questo non salverà la vostra dignità professionale – il giornalista è quello che raccoglie le immagini e le verifica, non quello che le prende per buone e ne rimane scioccato – ma a questo punto che alternativa c'è? Valutate la situazione: se fin qui dovevate scegliere se salvare la vostra reputazione o quella di Israele, accettate che quest'ultima ormai è cadavere, e dietro a questo cadavere nascondetevi: Israele ci ha ipnotizzato con pornografia del dolore, con video di torture e uccisioni più o meno fabbricate o decontestualizzate, Israele è un pornostato che combatte le sue guerre diffondendo snuff ai suoi cittadini, ai suoi soldati e ai suoi sostenitori (Israele del resto non capisce la differenza). Israele, se vincerà (e potrebbe vincere) continuerà a combattere periodicamente guerre contro i nemici interni ed esterni e a diffondere pornografia del genere, perché è così che funziona, malgrado gli accigliati corsivi di un tal Giuliano Ferrara. Opporsi a Israele, al suo culto del sangue, alla sua oscenità del dolore, è il dovere di ogni cittadino del mondo con una razionalità e una coscienza: venite anche voi, siamo in tanti. Non possiamo promettervi che vinceremo – qualcuno anzi si farà molto male – ma scommettiamo che sorriderete più spesso.  

lunedì 1 febbraio 2010

La diabolica e-mail

Copia l'Olocausto e spediscilo a 10 tuoi amici

Magari è arrivato anche a voi: il Male Assoluto via e-mail. È un allegato che vi ha spedito un vostro amico, o un collega (ma può anche trattarsi di un perfetto sconosciuto). Un clic, e ve lo trovate davanti (continua sull'Unità online; si può commentare lì).

(La foto è presa da qui).

Può darsi che sia arrivato anche a voi: il Male Assoluto via e-mail. È un allegato che vi ha spedito un vostro amico, o un collega (ma può anche trattarsi di un perfetto sconosciuto). Un clic, e ve lo trovate davanti. Certo, è un orrore ‘già visto’: le foto in bianco e nero dei prigionieri dei campi di sterminio tedeschi. Eppure, dopo tanti anni (e dieci Giornate della Memoria) le foto restano spaventose. Ce n’è una che mostra una fossa comune, un’altra che ritrae un gruppo di bambini, nudi e scheletrici – qualcosa non va. Non si dovrebbero inviare foto di cadaveri o di bambini nudi e torturati per e-mail. Potrebbe perfino essere illegale. Eppure la persona che vi ha spedito il messaggio era in buona fede: il pensiero di commettere un reato non deve averlo sfiorato nemmeno. Lo ha fatto a fin di bene: voleva aiutarvi a ricordare.

Ma soprattutto voleva mettervi in guardia da chi la Shoah fa di tutto per dimenticarla: i cosiddetti negazionisti. Pare che siano dappertutto, e che malgrado tutti i nostri sforzi aumentino sempre di più. Com’è possibile? Nel testo che accompagna le foto spaventose si legge: Recentemente, il Regno Unito, ha rimosso l’Olocausto dai suoi programmi scolastici perché “offensivo” nei confronti della popolazione mussulmana che afferma che l’Olocausto non è esistito…

Ecco risolto l’arcano: i negazionisti sono i musulmani. La “popolazione musulmana” addirittura “afferma che l’Olocausto non è mai esistito”. E siccome i musulmani sono un blocco compatto, probabilmente la penseranno così anche quelli che abitano tra noi. Non solo, ma sono tutti terribilmente suscettibili: appena provi a parlare di Shoah nelle scuole, si offendono a morte, e quindi gli insegnanti del Regno Unito avrebbero deciso di non parlarne più. Non è una vergogna? Non vale la pena di contrastarla in tutti i modi, anche inviando foto di cadaveri ad amici e conoscenti?

È una vergogna, sì, perché è una bugia. Una bufala. Non è vero che il Regno Unito abbia “rimosso l’Olocausto” dai programmi scolastici. La “popolazione musulmana” della Gran Bretagna non ha mai fatto pesare questa sua supposta suscettibilità. Senz’altro il negazionismo si è diffuso anche tra i musulmani, ma questo non significa che la maggioranza di loro non creda alla Shoah. I loro figli, comunque, a scuola la imparano. Lo spiegava già due anni fa Paolo Attivissimo, nel suo prezioso blog anti-bufale: “L'equivoco è nato probabilmente perché qualcuno ha interpretato male la segnalazione sul Guardian che un singolo dipartimento di storia di una singola scuola aveva tolto l'Olocausto dal proprio programma”. La bufala gira per la rete sotto forma di catena informatica forse già dal 2005. Probabilmente è nata in inglese, ma è stata più volte tradotta in italiano da persone volonterose che hanno accolto l’invito finale (“Aiuta ad inviare l’e-mail in tutto il mondo. Traducila in altre lingue se necessario”).

Da un anello all’altro la catena ha accumulato diversi errori: a un certo punto ai “sei milioni di ebrei” sono stati aggiunte le cifre fantasiose di “20 milioni di russi”, “10 milioni di cristiani” e “1900 preti cattolici” (viceversa nessuno ha sentito la necessità di aggiungere i dati sullo sterminio di altre minoranze, come zingari, omosessuali o testimoni di Geova). Il fulcro del messaggio comunque è rimasto lo stesso: gli orrori compiuti dai nazisti rischierebbero di scomparire dalla nostra memoria collettiva a causa… dei musulmani suscettibili. Ma questa cos’è, se non una diceria che scredita una minoranza, in modo non molto diverso diverso da quelle che circolavano sulle minoranze ebree negli anni Trenta del secolo scorso? E perché non ce ne siamo accorti subito? Probabilmente eravamo distratti dai cadaveri, dai bambini, dalle immagini dell’orrore che non ammettono discussioni. L’orrore dello sterminio degli ebrei è stato usato per contrabbandare una diceria razzista su un’altra minoranza: difficile immaginare qualcosa di così diabolico. Eppure è lì, nella nostra casella della posta.

Ho una teoria: contro l’odio e il razzismo l’esercizio della memoria non basta. La memoria dei crimini del passato può aiutarci a non ripeterli, ma anche ispirarci a commetterli. Chi per primo ha scritto quella mail ha saputo usare le parole giuste e scegliere le immagini più adatte a ricattare la nostra coscienza. Il suo obiettivo non era salvare la memoria di uno sterminio, ma creare le premesse per il prossimo. Contro un odio così astuto, il ripasso fotografico degli orrori del passato non sarà mai sufficiente. Se davvero vogliamo contrastarlo dovremmo doppiarlo in astuzia: diffondere dubbi e senso critico dove altri seminano ignoranza e dicerie. Meglio cominciare subito.

mercoledì 6 giugno 2007

le petit guignol

Il blog di marzapane

L'inchiesta di Rignano va avanti (avanti?) e io continuo a non saperne nulla. Ma una volta ho scritto che Massimiliano Frassi meritava un discorso a parte. Questo discorso avevo poi preferito lasciarlo perdere: in fondo chi sono io per mettere in dubbio la serietà e la professionalità di uno che in questo settore ci opera da anni? Ho letto i suoi libri (uno prefato addirittura da Costanzo)? No. E allora, basta. Oltretutto pare abbia la querela facile. Chi me lo fa fare?

Il problema è che ha un blog.
E io – che non sono esperto di pedofilia, né di sociologia, né di pedagogia dell'età evolutiva – in effetti non posso dirmi esperto di nulla, tranne di blog. Di questi ho una certa esperienza, e di questo mi limiterò a parlare. Non del Frassi scrittore, del Frassi studioso, o del Frassi consulente, ma unicamente del suo blog. Che è interessante come oggetto in sé.

Probabilmente non è, come scrisse Frassi una volta, "l secondo blog più letto in Italia, dietro all’inarrivabile Beppe Grillo" (fonte?) Senz'altro è, come recita l'occhiello, "il Blog più letto nel campo della lotta alla pedofilia". Ed è un oggetto sconcertante, che meriterebbe di essere studiato dalle teste d'uovo del settore.

Se non l'avete mai visto, non cliccate subito. Vi chiedo prima un piccolo sforzo: voi come lo immaginate il blog di uno studioso serio del fenomeno pedofilia? Testi asciutti e senza fronzoli, data la gravità del tema? Una certa sobrietà nell'uso di immagini? E magari un corredo bibliografico di un certo spessore, visto che l'autorevolezza è una cosa che non s'improvvisa?

Ecco, il blog di Frassi è l'esatto opposto. Zero bibliografia, testi urlati in caratteri di scatola, spesso ironici (o, per diretta ammissione "cinici"), e immagini prese di pacca dai film dell'orrore (dracula, zombies, eccetera). Ne risulta un effetto "Cronaca Vera" che stride non poco coi contenuti, eppure… conquista.

Attenzione: non sto dicendo che Massimiliano Frassi non sia un professionista serio. Sto dicendo che su internet ha deciso – consapevolmente, direi – di non giocare il ruolo del professionista serio, ma del cronista di nera. È una scelta curiosa, ma in fin dei conti legittima. C'è solo un limite, a mio parere: e adesso lo spiego.

Forse è una mia idiosincrasia, ma non mi fido di chi mostra foto di bambini picchiati o uccisi. È una vecchia polemica che facevo una volta coi neoconi: perché questa fregola di mostrare le piccole vittime della Jihad? Forse che i bambini palestinesi non muoiono allo stesso modo, e talvolta in numero maggiore? Ma soprattutto, che bisogno c'è di esibire la violenza? Dove finisce il diritto di cronaca e comincia il morboso? C'è chi è convinto che solo in questo modo io possa capire che la Jihad fa male. Le parole non bastano, figuriamoci i ragionamenti. Solo le foto, i filmati, le immagini. Solo l'occhio capisce: il cervello è troppo lento. A quei tempi mi pareva che i neoconi mi prendessero per fesso: se sono adulto, non ho bisogno di assistere a una decapitazione per capire che la decapitazione è una cosa orribile.

Frassi, purtroppo (per me), mi suggerisce la stessa sensazione. È chiaro che se parli di violenze sui bambini, non hai bisogno di mostrarmi nulla per farmi inorridire. O non è chiaro? Ad ogni buon conto, qualche volta Frassi preferisce farmi vedere le immagini. Tra un dracula, uno zombie, la magliettina dedicata al suo cane (peraltro simpatica), Frassi mi fa vedere foto di bambini piccoli neri e rossi di lividi. Ne trovate (ma vi sconsiglio di farlo) il 3 giugno e il 26 aprile.

La cosa sarebbe già di per sé discutibile: in dieci anni di Internet, queste sono le prime foto di bambini molestati in cui m'imbatto. Ma diventa assolutamente fuorviante dal momento che Frassi non sta parlando dei bambini delle foto, ma di Rignano Flaminio. E i bambini nelle foto non sono senz'altro quelli di Rignano, visto che le perizie non hanno fino a questo momento trovato prove di violenza fisica.
Questo, però, gli utenti del blog di Frassi non è detto che lo sappiano. Sul serio. Alcuni sono esperti e si sanno districare nel bailamme mediatico di questi giorni. Altri no: altri si fidano semplicemente dell'esperto. E Frassi in effetti un curriculum di esperto ce l'ha. Ma quando scrive il blog, più che un esperto somiglia davvero a un consumato redattore di nera: uno che da qualche parte del suo pc ha una galleria di foto di bambini picchiati, e freddamente decide ogni tanto di associare qualcuna di queste foto a un caso ancora aperto. Per quale motivo, se non quello di alzare un polverone intorno al lettore?

Potrebbe fare una cosa del genere su un giornale – una pubblicazione qualsiasi, Cronaca Vera inclusa? No, non potrebbe. Ma su un blog si può. Nessuno gli può obiettare niente. Non gli è imposto nessun criterio nella scelta e nell'abbinamento delle immagini. Può fare quel che vuole, e lo fa. Ecco un argomento interessante contro i blog, per chi dopo anni non riuscisse più a trovarne.

Tutto questo sarebbe già abbastanza inquietante se Frassi, con la sua Onlus, non fosse il consulente dei genitori dei bambini di Rignano; dopo essere stato ugualmente consulente dei genitori nel caso di Brescia. Le testimonianze nei due casi sono molto simili. A Brescia solo un indagato non è stato scagionato e sta scontando la pena.

Io continuo a non sapere se i bambini di Rignano siano stati molestati o no, ma sono sicuro che non sono quelli nelle foto. Se dovessi formulare un giudizio su Frassi unicamente dai contenuti e dai toni del suo blog, dal criterio con cui sceglie le immagini e le associa ai contenuti e dalle fonti (quasi mai citate), non avrei molti dubbi. Ma non devo farlo e non lo faccio.

Finisco con un'amplissima citazione dal giustiziere, che mi scuserà.

Il presidente deve far vivere una onlus, e per farlo deve trovare un campo “nuovo” di lotta agli abusi sull’infanzia.
Nel settore (l’ambiente) esiste già chi si occupa di combattere la pedofilia online, associazione Meter di Don Fortunato di Noto. Non si può neanche creare un telefono di segnalazione per i bimbi abusati (Telefono Azzurro Di Caffo).
Cosa rimane????
L’assistenza ai genitori degli abusati.
Nessuno ci aveva mai pensato. Anche perché il settore presente un piccolo problema intrinseco.
Quale?
Che, come sanno oramai anche i sassi, il 70% degli abusi avviene, purtroppo, in famiglia.
Problema non da poco…
Affatto. Basta dire l’esatto opposto.
Che il 70% degli abusi avviene fuori le mura domestiche ed il gioco è fatto!!!!
Ma non è vero!
Certo che no, ma chi se ne frega!!!!!
Non commetta lo stesso errore degli studiosi che combattono l'associazione, e nel farlo la controbattono con argomenti scientifici.
E come sperare di colpire una mosca con un bazooka; uno strumento inadatto.
Questi non fanno scienza, non gli importa di dire cose esatte. Non citano fonti.[…]
Il loro scopo è un altro.
Devono costruire un Panteon di esoterismo satanico.
Devono costruire allarme e diffidenza.
Devono alimentare paura.
Guardi il loro blog, che è il vero sito dell'associazione, tutto è analizzato sull’architettura del terrore.
Stupri, sangue e perversione.
Ogni ansa che parla di questo viene riportata.
Se in giornata non vi è nulla di pedofilia i nostri non demordono, spaziano ad altro. Donne violentate, uccise, banditi che escono dal carcere con permessi, animali torturati.
Tutto fa brodo, basta che sia Grand Guignol. Bisogna convincere la gente che il mondo è pieno di orchi cosicché i più sospettosi verranno da loro a far vedere i propri figli.


Anche del giustiziere so molto poco: e quel poco che so l'ho desunto dal suo blog, dai suoi toni, dalla scelta delle immagini, dal suo uso delle fonti. Resta un modo molto pericoloso di formulare i propri giudizi: voi non fidatevi. Fate un giro qui e là, confrontate, cercate. E non fidatevi di chi vi spaccia foto di bambini. In generale.

lunedì 7 aprile 2003

Senso unico

siamo qui, a migliaia di chilometri, puliti e soddisfatti. Facciamo tre pasti e una doccia al giorno. Ogni tanto un occhio alla tv – stiamo vincendo una guerra. Bene. Ma quand’è sabato, e ci va di farci un giro in Centro, c’è sempre qualche stupido idealista che…

“Salve, passante”.
“Salve, scocciatore”.
“Stiamo raccogliendo fondi per…”
“Sentiamo cos’è stavolta”
“…la leucemia”.
“E perché proprio la leucemia? Quanti morti fa la leucemia?”
“Eh?”
“Perché non l’Aids? O il cancro? O la malaria? Lo sai quanti morti fa in Africa la malaria?”
“N-no”.
“Peggio per te. Lo sai cosa sei, tu? Sei un salutista a senso unico. La gente intorno a te muore a sciami, ma per te è tutta colpa della leucemia. Dov’eri mentre si diffondeva la SARS?”
“Ecco, io…”
“A Zanzibar, in Tanzania, una donna è condannata a morire di peritonite. Lo sapevi?”
“Ne ho sentito parlare, ma…”
“Ma non t’interessa niente. Tu sei solo contro la leucemia. Hai occhi e orecchi solo per la leucemia. Del resto, non c’è da stupirsi di gente come te, che ha chiuso gli occhi davanti ai milioni di vittime dell’influenza Spagnola nel 1918”.
“Ma io nel 1918 non ero ancora nato…”
“Certo, certo. E il vaiolo? E la lebbra? Tu sai cosa può fare la lebbra al volto di un bambino? Anzi, ho giusto delle foto qui con me. Le vuoi vedere?”
“Ehm, preferirei di no”
“E invece io te le mostro. Guarda qui”.
“Oddio”
“Guarda, guarda”
“Sto per svenire”.
“Roba forte, eh? E tu non fai nulla per evitare tutto questo, non ti vergogni?”
“Un po’ sì. Però anche la leucemia…”
“E sentilo! Leucemia, leucemia, sai solo dire leucemia. Ma sai che mi stai facendo venire i nervi? E se mi venisse voglia di difenderla, questa leucemia? Di organizzare un leucemia day? Di esporre la bandiera della leucemia dai miei balconi?”
“Senta, mi dispiace averla importunata. Vada pure per la sua strada”.
“Vedete come siete, voialtri? Faziosi e arroganti”.
“Sì. Ci vediamo un’altra volta”.
“Non si può parlare con voi”.
“Già. Le auguro una buona domenica”.
“Anche a te. E ricordati la faccia del bimbo lebbroso”
“Non me la dimenticherò mai”.
“È anche colpa tua, ricordati”.
“Sì, mi ricordo. Addio”.
“Leucemia, leucemia, sempre a dare addosso alla leucemia. È tutta invidia, ecco cos’è”.

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