mercoledì 5 settembre 2018

I pazzi e il Pendolo

Tutto questo non potevamo aspettarcelo: ai posteri cercheremo di spiegarla così. Complottisti al governo, antivaccinisti alla sanità; sottosegretari che non credono alle missioni lunari. Si discute se possa presiedere la Rai un giornalista che ha diffuso notizie sul satanismo di Hilary Clinton. Tutta questa paranoia non l'abbiamo vista arrivare: come avremmo potuto? È troppo irrazionale, e tutto quello che è irrazionale non dovrebbe essere reale. Ai posteri cercheremo di spiegarla così, ma non è detto che ci cascheranno: ma certo che potevate aspettarvelo. Ci sarebbe bastato guardare meglio in giro, studiare con più attenzione i fenomeni, anche soltanto leggere i libri giusti. Ce n'era uno che prevedeva tutto questo con trent'anni d'anticipo, e non era un saggio di antropologia o di sociologia, macché: un romanzo. Un best-seller, addirittura – certo, non il più leggibile dei best-seller.
Solo per voi, figli della dottrina e della sapienza, abbiamo scritto quest'opera...
Si chiamava Il pendolo di Foucault, e trent'anni esatti fa era l'argomento più caldo dell'estate (bisogna dire che era un'estate dolce e pigra, Gimme Five di Jovanotti duellava con Nick Kamen in cima alle classifiche, Craxi aveva finalmente acconsentito a un governo De Mita che sarebbe durato un altro anno, gli Europei di calcio erano già finiti da un mese e le olimpiadi di Seoul sarebbero iniziate soltanto in settembre). In quell'agosto sostanzialmente tranquillo, sulla stampa italiana cominciarono ad apparire recensioni non autorizzate del secondo romanzo di Umberto Eco, che sarebbe uscito soltanto in autunno. Tutto questo malgrado le proteste dell'autore e del suo editore, Bompiani, che poi sarebbero stati accusati di avere occultamente orchestrato la fuga di notizie per vendere ancora più copie. Non che ne avessero la minima necessità: il primo romanzo di Eco, Il nome della rosa, era appena uscito dalle classifiche italiane di vendita dopo otto anni. Tradotto in più di 40 lingue, si stima che abbia venduto più di trenta milioni di copie: nel dicembre di quello stesso 1988 il film di Jean-Jacques Annaud con Sean Connery sarebbe stato visto su Rai1 da 17 milioni di telespettatori, il pubblico di una partita della nazionale.

"Quando uno tira in ballo i Templari è quasi sempre un matto"
[seguono centinaia di pagine sui templari].

Nel 1988 insomma Umberto Eco dava l'impressione di poter piazzare milioni di copie persino di un trattato di cabala babilonese. A qualcuno il Pendolo sembrò esattamente questo: un gioco esageratamente intellettualistico. A chi si aspettava un altro godibile giallo medievale, stavolta Eco infliggeva un labirinto narrativo articolato non solo nello spazio (Gerusalemme, Parigi, Milano, le Langhe) ma nel tempo (dal processo dei Templari agli intrighi massonici dell'Ottocento, dalla Resistenza al '68 alla Milano-da-bere contemporanea), affidato a due voci narranti – addirittura scritto in due font diversi.

Eppure il Pendolo, a rileggerlo trent'anni dopo, non sembra così complicato. C'è da dire che nel frattempo il best-seller postmoderno, il genere che Eco stava collaudando, è diventato un prodotto editoriale codificato: il citazionismo spinto e l'uso sistematico dei flashback non sorprendono più. Ma il sospetto è che già nel 1988 Eco li stesse usando soprattutto per mettere alla prova il lettore (come aveva dichiarato nelle Postille al Nome della rosa): gran parte delle difficoltà si concentrano nei primi capitoli. Proprio il più faticoso, il delirio iniziale di Casaubon al Conservatoire des Arts et Métiers, fu scelto per essere pubblicato in anteprima dall'Espresso. Più che a promuoversi, Eco sembrava deciso a sacrificare parte del pubblico che aveva conquistato. Poteva permetterselo (continua su TheVision).



domenica 2 settembre 2018

Novità in libreria! (settembre 2018)

Un'altra estate è andata, autunno è alle porte, le vetrine delle librerie sostituiscono i best-seller cartonati da leggere in spiaggia con... cosa? Secondo gli esperti del mercato in autunno la leggibilità passa in secondo piano; le classifiche di vendita premiano altri parametri. Ecco una breve incursione tra le più interessanti uscite del mese.


DJ CONTENTO: I canti e altre poesie di Giacomo Leopardi, Copycut editrice.

Si fa ancora chiamare Dj, ma i tempi di CRISTO-MIA-ZIA! sono ormai un ricordo lontano. Contento non è più il bimbominchia spiritato che movimentava la scena dei primi anni Zero copia-incollando pagine dei classici della letteratura senza neanche darsi la pena di leggerli. L'importante era il groove, amava ripetere mentre mescolava versi di Carducci alle memorie di Natalia Ginzburg; e per un po' le classifiche dei download gli diedero ragione. Chi avrebbe mai immaginato che Contento negli anni diventasse uno degli autori più interessanti della sua generazione? A partire da Le Satire di Montale ma anche un po' di Giovenale (2011), Contento ha iniziato a usare sempre meno forbici e sempre più colla - digitale, s'intende - scivolando più o meno consapevolmente dalla poetica del Remix a quella dadaista dell'Objét Trouvé, centrata in pieno con la sua opera più conosciuta, Le città invisibili di Italo Calvino. Se il successivo I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni pativa forse di un'eccessiva lunghezza, coi Canti e altre poesie di Giacomo Leopardi Contento ci offre forse il vertice della sua produzione. È straordinario come il suo copia-incolla riesca a trasformare composizioni ormai consunte da secoli di uggiosa consuetudine scolastica in qualcosa di nuovo: A SilviaIl Sabato del Villaggio, perfino L'Infinito, grazie all'intervento minimale di Contento, brillano di una luce contemporanea che finalmente ce le fa apprezzare, regalandoci tutte quelle sensazioni che simulavamo al liceo per fare buona impressione sull'insegnante. Ormai è settembre, credo di potermi sbilanciare: I canti e altre poesie di Giacomo Leopardi di Dj Contento è il miglior libro italiano del 2018.

ALEX BHUPAL: Gli abissi fluviali, edizioni Adelfi.

Per la stagione autunno-inverno le edizioni Adelfi ripropongono un classico: la copertina lillà scuro, impreziosita da un'illustrazione. che attinge al catalogo un po' abusato (ma di pubblico dominio) delle avanguardie storiche. Il prezzo, come sempre, è la caratteristica più interessante del prodotto. Le Adelfi si sono imposte negli ultimi anni come l'alternativa di fascia bassa all'Adelphi – una volta sistemate sulla mensola sembrano identiche, benché costino meno della metà. Il contenuto boh, ho provato a sfogliarne un paio di pagine ma si scollavano, ho la sensazione che sia un manuale di ittiologia copiato da internet e impaginato in un Baskerville molto aggraziato. Insomma il libro ideale per dare un senso a quella mensola in alto che non sapete come riempire, o da portare su una panchina quando si vuole far colpo sulla tizia con gli occhiali che passa tutti i pomeriggi a pisciare il cane.





E. L. JAMES: Cinquanta sfumature di viola, c'è scritto Mondadori ma è un fake.

La trilogia sado-soft di E. L. James è già oggi uno dei testi più parodiati di tutti i tempi. Cinquanta sfumature di viola va più in là della semplice presa in giro, collocandosi a metà tra 'geniale operazione situazionista' e 'abominevole truffa'. Sotto lo pseudonimo "E. L. James" stavolta si nasconde un collettivo di femministe dall'umorismo molto discutibile, che si aggirano per le migliori librerie italiane sistemando il loro volume (assolutamente simile ai tre ufficiali) in posizioni strategiche. Le sprovvedute lettrici che si porteranno a casa Cinquanta sfumature di viola convinte di leggere il quarto episodio della saga, resteranno fortemente scioccate: la trama del romanzo prevede infatti che Anastasia, rapita da un misterioso nemico del marito, sia orribilmente torturata dalla prima all'ultima pagina, mentre attende fiduciosa l'arrivo di Grey - solo per scoprire che quest'ultimo in realtà si sta godendo lo spettacolo via webcam. Facendo tesoro della lezione del Sade più narrativo e meno teorico, il collettivo E. L. James non chiude mai uno spiraglio di speranza sull'ingenua protagonista, riuscendo a mantenere l'attenzione del lettore orripilato fino al ributtante finale che non vi anticipo perché, mio dio, poveri criceti. E questa è roba che smerciano alle ragazzine. Un'amica di mia nipote l'altro giorno per sbaglio ha iniziato a leggerlo, adesso non esce più di casa e la notte urla i criceti i criceti. Le librerie dovrebbero essere chiuse, tutte, con gli scrittori dentro.

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