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domenica 12 ottobre 2025

Un ragazzo originale

12 ottobre: San Carlo Acutis (1991-2006)

Di Carlo avrete probabilmente sentito parlare, perché è stato canonizzato sulla fine dell'estate. Carlo, per farla breve (ma tanto lunga non è) era un bravo ragazzo, orgoglio dei suoi facoltosi genitori, appassionato di informatica e di miracoli eucaristici, forse tentato da una precoce vocazione sacerdotale, che un giorno d'autunno si mise a letto col mal di testa: sembrava un'influenza ma era una leucemia fulminante che lo uccise nel giro di pochi giorni. Aveva quindici anni. Sono maledette cose che succedono, ed è inutile chiedersi il perché – ma ce lo chiediamo lo stesso, non avremmo inventato le religioni altrimenti.

Quando morì il loro unico figlio, il senatore Paolino e la moglie Therasia ebbero l'idea di seppellirlo accanto alle ossa di due bambini, ritenuti martiri (Giusto e Pastore). Era la fine del IV secolo, l'oltretomba cristiano non era ancora stato minuziosamente codificato; ma se quei due bambini erano in paradiso, forse anche anche il figlio di Paolino e Therasia sarebbe andato incontro a un simile destino. Nel XXI secolo la procedura è più complessa; il dolore invece sembra mantenersi costante. Per includere il figlio nel canone dei santi, i coniugi Acutis si sono mossi in due direzioni precise. La prima, in cui mi pare si sia spesa soprattutto la madre, richiedeva che la vita di Carlo fosse raccontata come la storia di un santo contemporaneo. Il che poneva diverse difficoltà: come vive un santo contemporaneo, che non ha fatto nemmeno in tempo a terminare l'adolescenza? Bisognava ingegnarsi, e non si può negare lo zelo. Carlo aveva per esempio messo in line una bella ricerca su un argomento abbastanza curioso per la sua età – i miracoli eucaristici, ovvero quelli che dal Medioevo coinvolgono le ostie consacrate (nella maggior parte dei casi sanguinano un po', a Bolsena come in Venezuela). La ricerca, probabilmente abbellita e arricchita a posteriori, è diventata una "mostra itinerante", ovvero è stata stampata ed esposta in tante chiese del mondo. Anche il diario di Carlo è stato sviscerato, alla ricerca di pensieri profondi: uno in particolare è piaciuto molto ed è stato ripreso praticamente da chiunque abbia in seguito tenuto un discorso su Carlo Acutis, pontefici inclusi. Dice più o meno così: “Tutti nascono originali ma molti muoiono come fotocopie”, e per quanto ormai gli sia stato attribuito, è probabilmente una frase che Carlo aveva letto altrove – anche se potrebbe essere stata sua l'idea di trasformare "copies" in "fotocopie", che senz'altro ha reso la massima più giovanile (e tra qualche anno sarà invecchiata peggio dell'originale: già adesso chi le fa più, le fotocopie). Anche così, è una frase simpatica ma che ha la profondità di certi meme in cui sono tutti normaloni tranne te – però accidenti, aveva quindici anni, perché non avrebbe dovuto esprimersi coi meme? Vogliamo andare a vedere cosa scrivevamo noi a quindici anni? Probabilmente cose più stupide, eppure senza quelle cose stupide ce l'avremmo fatta ad arrivare fin qui? Senza esserci creduti così straordinari, così diversi dagli altri, ce l'avremmo fatta a reggere tutti i colpi che ci sono arrivati dopo? Io, per dire, se mi guardo indietro vedo solo un coglioncello straordinariamente megalomane, eppure devo ammettere che se ho fatto un minimo di cose nella vita è stato proprio a causa di quel credermi chissachì, a dispetto dalle evidenze. È anche vero che io non ero Carlo, anzi San Carlo, comunque alla fine è solo di me che potrei parlare.

L'altra direzione, per la quale erano fondamentali i capitali del padre bancario, è la creazione di una Fondazione che finanzia progetti di assistenza al Cairo, in Camerun, in Brasile, e presso l'Ospedale di Torino. Tanta beneficienza può realmente accorciare i tempi di un processo di canonizzazione perché, come spiega per esempio Roberto Paura su Lucy, il punto critico di questi processi sono, oggi più che mai, i miracoli. Per proclamare un santo ne serve almeno un paio; il problema è che con i progressi della scienza è sempre più difficile constatarli. Oggi più che mai l'osservazione di un miracolo è diventata un paradosso: deve trattarsi di una guarigione inspiegabile secondo la scienza, salvo che la scienza non funziona così; di fronte a un fenomeno inspiegabile non si mette a gridare "miracolo!", ma comincia a modificare i propri paradigmi per trovare una spiegazione. 

Se la ricerca scientifica ha ristretto i margini entro i quali si possa constatare un miracolo, la crescita demografica li ha in parte riallargati, perché se siamo otto miliardi prima o poi qualche guarigione inspiegabile può statisticamente avvenire: si tratta semplicemente di registrarla con tempestività, prima che qualche medico si metta a studiarla meglio per farci un paper che rovinerebbe l'incanto – e poi c'è questo passaggio, che qualcuno troverà discutibile e scabroso, in cui sul miracolo va messa la bandierina. Ovvero, il paziente miracolosamente guarito deve raccontare ai sacerdoti che prima di guarire ha invocato il tal Beato, il tale Testimone della Fede. Nel caso di Carlo Acutis, per esempio, un bambino brasiliano un giorno l'avrebbe invocato, ottenendone immediatamente la guarigione da una malformazione congenita al pancreas. La cosa più curiosa non è tanto che un pancreas guarisca all'improvviso: sono casi rari, ma su otto miliardi di pancreas può succedere. Ma perché il bambino invocò proprio il ragazzo italiano Carlo Acutis? Come faceva a conoscerlo? E la signora costaricana che andò a pregare sulla sua tomba dopo che la figlia era caduta dalla bicicletta a Firenze e si trovava in un coma apparentemente irreversibile? Perché, con tanti santuari a disposizione, decise di andare proprio sulla tomba di un ragazzo ancora non canonizzato?

Se per definizione i miracoli sono eventi rarissimi, può darsi che noi siamo vittima del bias del sopravvissuto. Facciamo caso all'unico pancreas guarito, non a tutti i pancreas che sono rimasti malformati. Alla ragazza che si è svegliata da un coma irreversibile, non a quelle che non ce l'hanno fatta. Ma il fatto che la memoria dello stesso ragazzo sia stata evocata prima di due guarigioni inspiegabili resta comunque una coincidenza interessante, che in parte può essere spiegata dagli sforzi della Fondazione Carlo Acutis per diffondere il nome del ragazzo. E voi, proprio voi che leggendo ora sbuffate, possiate non trovarvi mai nella situazione di provarci con tutti i santi del calendario e fuori, che di solito è una cosa che si fa quando si esauriscono le medicine e le altre opzioni. E se poi vostro figlio si salvasse, e qualcuno venisse a chiedervi non del denaro, nemmeno un grazie, ma soltanto un'informazione: non è per caso mentre pregavi hai invocato anche il tal ragazzo in corso di beatificazione? Voi che gli rispondereste: no, mi dispiace, per salvarlo ho tirato giù dagli altari Cristo, la madonna e tutti i santi da Abacuc a Zosimo, ma lui no? Vostro figlio si è salvato, il loro figlio non ce l'ha fatta: non gli volete negare un'umanissima consolazione? Poche ore prima avreste dato l'anima al diavolo, ora vi chiedono soltanto di mandare in cielo un ragazzino, e voi fate i difficili? Certo, è una cosa irrazionale, e forse è persino ingiusta, che chi è ricco possa lobbizzare pure per i posti in paradiso, ma volete sapere cosa è ingiusto davvero? La vita, tutta la vita è ingiusta, questo maledetto nascere originali, tutti con un destino diverso, nessuno uguale davanti a nessuna giustizia – tranne quella imperfetta ed eroica che prova a simulare l'uomo. Chi nasce ricco, chi povero, chi scemo, chi malato, è terribile questa cosa che non possiamo rimproverare a nessuno. Carlo nacque in un certo modo, e chissà cosa sarebbe poi diventato: forse un sacerdote, forse un ingegnere, forse una fotocopia come tanti, come voi e come me. Ma è morto all'improvviso: questa è stata l'unica sua originalità, questa è l'ingiustizia disumana. A quel punto l'unica cosa che poteva più fare era il santo; l'unico aiuto che potevano dargli i genitori era raccomandarlo per un posto in cielo: e i mezzi li avevano, non avrebbero dovuto? Non avreste fatto qualcosa del genere? È una pratica che si fa dai primi secoli, davvero, tutte le famiglie nobili hanno messo qualcuno in prima fila: molto spesso un ragazzo che non aveva fatto in tempo a realizzare qualcosa – o a diventare uno stronzo. È una cosa che vi può dare fastidio, lo capisco, ma col vostro fastidio non si finanziano gli ospedali in Brasile, per cui fatevene una ragione, e San Carlo Acutis preghi per voi. 


12 ottobre: Santa Vergine del Pilar, patrona dei popoli ispanici

Il giorno che scoprirono l'America, le ciurme di Cristoforo Colombo stavano festeggiando la Vergine del Pilar, prima Madonna di Spagna? Non ne siamo sicuri, ma non ci scommetterei. Tra i vari motivi, il santuario della Vergine del pilastro è a Saragozza, in Aragona; mentre i marinai di Colombo erano per lo più castigliani e un po' di frizione c'è persino oggi, figurarsi a fine quindicesimo secolo quando aragonesi e castigliani erano popoli diversi, con lingue diverse (non che adesso) e due sovrani che sì, si erano sposati, ma non avevano ancora unificato i loro territori. Non solo, ma sappiamo che il culto per la vergine del Pilar riprese vigore appunto quando la Spagna cominciò ad assumere una dimensione unitaria, sotto il regno di Filippo II, nella seconda metà del Cinquecento. Vero che il santuario esisteva anche prima della sua incarnazione barocca; e che probabilmente ne esisteva uno anche prima della dominazione araba, forse già nell'ottavo secolo. La leggenda addirittura pretende che quella del Pilar sia la prima apparizione della Madonna in assoluto, così precoce che Maria di Nazareth non era nemmeno morta quando apparve a San Giacomo maggiore per confortarlo sulla sua missione apostolica nelle terre iberiche, fino a quel momento abbastanza infruttuosa. Maria gli avrebbe chiesto di far costruire in quel luogo un santuario a Lei dedicato, esattamente intorno al pilastro di alabastro su cui era apparsa. Millenovecentottant'anni dopo il pilastro è ancora lì, anche se quasi completamente ricoperto di bronzo e oro. La vera popolarità della Vergine però arriva soltanto dopo il 1640, con un miracolo spettacolare; a un questuante, Miguel Juan Pellicer, ricresce una gamba amputata (ecco, questo è il tipo di miracoli che negli ultimi secoli non si riesce più a osservare). Nel Novecento la Vergine è diventata la patrona dei popoli ispanici, su entrambe le sponde dell'oceano attraversato da Colombo.


domenica 14 settembre 2025

Sette spade nel cuore

15 settembre: Beata Vergine Maria addolorata. 

Palermo

Oh madonnina dei dolori,
quanti dolori avete voi...
Oh madonnina dei dolori,
adesso vi racconto i miei.

Siamo alla fine del Cinquecento, quasi Millesei, in un bosco di lecci in Abruzzo. Un pastore si volta e scopre, su una pietra, una raffigurazione della Madonna trafitta da sette spade. Il fatto che fino a quel momento nessuno ci avesse fatto caso fa già pensare al miracolo: comunque la pietra viene trasportata nella chiesa più vicina. Il mattino dopo, però, i pastori la trovano di nuovo lì. All'inizio pensano a uno scherzo, ma siccome la cosa continua a ripetersi, presto le autorità si arrendono al volere della Madonna, che evidentemente chiede che un santuario sia costruito proprio nel bosco. Questo tipo di miracoli non è affatto infrequente, e di solito viene elaborato per spiegare l'esistenza di un luogo di culto, in questo caso il santuario di Colli. Anche l'iconografia della Madonna trafitta non può più di tanto sorprendere: era già da  tempo una delle patrone di Pescara. Però mi sembra una storia che meglio di altre illustra la devozione per la Madonna dei dolori: una cosa che appare all'improvviso anche se sembra esserci sempre stata, senza che nessuno sappia esattamente da dove viene. Una donna trafitta da sette spade non è un'immagine così usuale: qualcuno deve essersela inventata, in un certo momento e in un certo luogo: ma quando, e chi? Non si capisce. Alcune celebrazioni mariane sono il risultato di lunghi dibattiti dottrinali che coinvolgono scuole di intellettuali, finché la gerarchia non decide di pronunciarsi ufficialmente: è il caso dell'Immacolata, o dell'Assunzione, o della Madre di Dio. In altri casi potremmo dire che succede quasi il contrario: ci sono celebrazioni che restano in sordina per secoli, confinate in ambiti locali, che piano piano prendono piede senza che i teologi sappiano cosa pensare al riguardo: finché non arriviamo ai giorni nostri e nessuno veramente sa chi ha cominciato a venerare la Beata Vergine Maria Addolorata. 

Le sette spade rappresentano sette momenti in cui Maria deve avere sperimentato un forte dolore. Sono tutte ferite morali, oggi diremmo psicologiche: del resto la questione del dolore della Madonna era teologicamente spinosa. Se consideriamo il dolore fisico come una conseguenza del peccato originale (Adamo ed Eva nell'Eden non lo provavano?), restava da stabilire se la Madonne fosse stata concepita col peccato originale o senza – una questione che si sarebbe trascinata fino al 1870. Ma mentre i teologi dibattevano, e le autorità esitavano a prendere una posizione, i pastori adoravano una Madonna trafitta già da secoli. Dei sette dolori si comincia in effetti a parlare a un certo punto del Basso Medioevo; all'inizio la spada è una sola, quella prevista dall'anziano profeta Simeone durante la presentazione di Gesù al Tempio. "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori", avverte Simeone prendendo in braccio il bambino: e rivolgendosi a Maria soggiunge: "Anche a te una spada trafiggerà l'anima". Dunque almeno di una spada si parla nel Vangelo, dei quattro, più attento alle vicende interiori di Maria. Le spade però diventano presto cinque nell'elaborazione dei misteri del Rosario (contrapposti a cinque "Gaudi", ovvero momenti in cui Maria era stata felice). Non è un caso che a diffondere questa preghiera siano soprattutto i domenicani, da sempre militanti nella fazione 'maculista', ovvero contrari al concetto di Immacolata Concezione, devoti a una Maria un po' più umana e sofferente di quella venerata ad esempio dai francescani. A investire maggiormente sull'icona di Maria sofferente sarà però il terzo grande ordine religioso nato nel XIII secolo, ovvero i Servi di Maria. Questi ultimi sarebbero stati fondati da un gruppo di devoti benestanti fiorentini, ritiratisi sul Monte Senario, che avrebbero ricevuto istruzioni in merito da un'apparizione della Madonna in lacrime (all'inizio si chiamavano  Compagnia di Maria Addolorata). Nel loro stemma compaiono sette gigli che somigliano già a sette else di sette spade. Questa iconografia potrebbe avere ispirato qualcuno ad aumentare i misteri da cinque a sette, ma potrebbe essere stato il contrario: ovvero l'insistenza sui Sette Dolori potrebbe aver portato i cronisti a modellare la storia dell'Ordine affinché i primi fondatori risultassero esattamente sette – di loro non è che si sappia un granché: la diffusione dei Servi deve molto all'attività di un predicatore che proveniva dai domenicani, Pietro da Verona

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Ma insomma, questi sette dolori, in cosa consistono? Il primo, già citato, è il dolore per la profezia di Simeone – immaginatevi la scena, un vecchio vi prende in braccio il bambino, gli fa un sacco di complimenti ma spiega anche che porterà caos e divisioni e che anche voi sarete trafitti da una spada. Poi c'è il dolore sperimentato durante la fuga in Egitto: sì, Maria di Nazareth è una profuga, ogni tanto vale la pena di ricordarlo. Il terzo dolore è quello sperimentato quando a dodici anni Gesù viene smarrito a Gerusalemme, e ritrovato soltanto dopo tre giorni, nel Tempio, in mezzo ai Dottori; se avete perso vostro figlio anche solo per cinque minuti al parco sapete bene che ci sono spade che bruciano meno. Seguono quattro momenti collegati alla Passione di Gesù, ma desunti dalle stesse tradizioni medievali da cui nasce la Via Crucis; poiché i vangeli dicono che Maria era presente alla Crocifissione, si dava per scontato che lo avesse visto sulla via del Calvario (quarto dolore), ai piedi della croce (quinto dolore), durante la deposizione (sesto) e la sepoltura (settimo). Anche qui, è impossibile capire se al numero di sette ci sia arrivati perché, contandoli accuratamente, i momenti in cui Maria sembrava soffrire erano proprio questi e non uno di meno, o se la sua vicenda sia stata stiracchiata perché la raffigurazione delle sette spade esisteva già e andava giustificata. Di solito, quando troviamo un'immagine diffusa e venerata in Paesi diversi, abbiamo la sensazione che sia molto antica, spesso più antica del cristianesimo. L'Addolorata, pure molto popolare, non dà la stessa sensazione. Ovvero: mentre molti altri avatar della Madonna sono evidenti rielaborazioni di miti pagani, da Iside ad Artemide, l'Addolorata è qualcosa di nuovo, secondo me; qualcosa che prima del cristianesimo non risultava (o forse era stato cancellato quasi del tutto, per rispuntare più tardi). 

L'idea di venerare una donna in quanto sofferente; di venerare la stessa sofferenza in forma di donna; se è esistito un culto del dolore nel mondo precristiano, è qualcosa che ha fatto perdere le sue tracce. Così questa festa un po' sottotraccia, che ai teologi secondo me non piace perché nasce dalla devozione popolare e confligge con dibattiti più importanti, è forse la festa mariana più originale, quella che ci spiega cos'è stato il cristianesimo per centinaia di generazioni di uomini e soprattutto di donne; una religione che metteva in primo piano il dolore, sia quello dell'uomo che quello della donna, su un piano quasi egualitario: a ogni ferita di Cristo ne corrisponde una nel cuore di Maria. È anche la celebrazione meno attuale, in un mondo dove il dolore è visto sempre di più come un errore da correggere – mentre alcune subculture che lo esaltano sono spesso portate avanti da donne


16 settembre: San Ninian (IV-V secolo), apostolo dei Pitti

A Whithorn, nel Galloway, insomma nella Scozia meridionale, c'è un rudere scoperchiato che potrebbe essere il primo edificio in muratura di tutta la Scozia. È quel che resta della Candida casa (in latino: "Bianca capanna"), un monastero sorto intorno alla prima chiesa scozzese, fatta costruire intorno al 397 dal protovescovo Ninian. Di lui ci parla Beda il Venerabile, vissuto quattro secoli dopo ma non era un contafrottole, prova ne è che non riferisce particolari miracoli: già solo avere eretto una chiesa in pietra in mezzo al Paese dei Pitti (chiamati così dai Romani per l'abitudine a dipingersi il volto e il corpo) era cosa encomiabile. Secondo Beda, Ninian era un britanno che aveva evangelizzato i Pitti, intitolando la prima diocesi scozzese al quasi coevo Martino di Tours; da questo asciutto resoconto gli agiografi successivi partiranno per ricamare una storia più elaborata in cui Ninian è figlio di un re cristiano che converte un re pagano, nonché discepolo di Martino che gli manda i suoi muratori di fiducia: si dà per scontato che i Pitti non sapessero mettere pietra su pietra. Gli storici però hanno la sensazione che questa primissima missione cristiana nelle terre oltre i valli romani abbia avuto un successo effimero; pesa sui Pitti la definizione che qualche decennio dopo affibbia loro San Patrizio d'Irlanda, ovvero "apostati". Il termine lascia intendere che qualcuno li avesse a un certo punto battezzati, ma che questa evangelizzazione fosse stata di breve durata. In ogni caso Ninian è riconosciuto e venerato come il primo vescovo scozzese; il monastero sorto intorno alla candida casa restò un importante centro culturale per tutto il medioevo e fu abbandonato soltanto dopo la riforma protestante.


17 settembre: Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179), badessa, scrittrice, compositrice, mistica, teologa, botanica, diagnosta, naturopata, crittografa, mi sarò anche dimenticato qualcosa

Questo in realtà più che un pezzo su Santa Ildegarda è un appunto, lasciato qui perché è uno dei pochi posti dove non lo perderò, in pubblico affinché io mi senta più vincolato: prima o poi devo scrivere un pezzo vero su Santa Ildegarda. Devo rimediare a questa cosa piuttosto imbarazzante per cui avevo già un libro sui Santi a mio nome in libreria, quando una lettrice molto gentile mi chiese: ma non hai scritto niente su Santa Ildegarda, e io risposi eh? Santa Chi? Una monaca, del medioevo, molto apprezzata, ah no scusa, mai sentita nominare, sarà la classica visionaria dimenticata in qualche convento sperduto, aspetta che do un'occhiata e... sbraaang, è come se mi fosse piovuto in testa il Riesenkodex. 

Il Riesenkodex è un manoscritto in cui Santa Ildegarda, prima di morire all'augusta età di 81 anni, volle raccogliere tutto quello che aveva scritto: visioni, corali monofoniche, altre visioni, codici segreti, angelologie, senza risparmiare sulle miniature (non incluse però i trattati di erboristeria). Ne risultò un tomo di cm.45x30x15, dal peso di 15 kg, Santa Ildegarda non si risparmiava. In un certo senso è la Leonardo da Vinci del secolo XII: come Leonardo, non aveva fatto studi regolari (era entrata a 8 o 10 anni in un monastero benedettino femminile che non prevedeva l'istruzione accademica); come Leonardo, un po' se ne crucciava ma la cosa non le impediva di incuriosirsi e immischiarsi in ogni branca dello scibile umano. Rispetto a Leonardo non sapeva dipingere (in compenso era una compositrice di musica sacra notevolissima e innovatrice), per cui il rispetto del pubblico dovette guadagnarselo con le visioni mistiche. "Visione" è un termine che forse a lei non sarebbe piaciuto; perlomeno in una lettera molto tarda afferma di non essere mai caduta "in preda all'estasi", ma di aver sperimentato sin da bambina nella sua anima la visione del riflesso divino in tutte le anime del mondo: una specie di sesto senso con cui contemplava lucidamente ogni fenomeno dell'universo. La lucidità era indispensabile perché a mettere per iscritto le visioni si poteva anche rischiare processi per eresia, ma Ildegarda seppe muoversi bene, ottenendo abbastanza presto il favore di un papa al quale mandò il suo primo libro, nel quale non si riuscì a trovare nulla che contraddicesse le scritture: da lì in poi nessuno osò contrastarne gli interventi, e Ildegarda ne approfittò per fare a modo suo. Sin da giovane aveva dimostrato un carattere abbastanza caparbio; quando decise che doveva trasferire le sue monache in un altro monastero, e il vescovo non lo permetteva, si mise a letto e sfidò il vescovo a spostarla da lì. L'episodio è descritto come un miracolo, ma in controluce possiamo vederci un episodio di resistenza passiva: il vescovo poteva senz'altro ordinare a un paio di guardie di pigliarla per le gambe o i capelli, ma che figura ci avrebbe fatto con i fedeli che ormai la veneravano come santa? Un'altra volta riuscì a ottenere che un eretico restasse sepolto in terra consacrata, sostenendo che prima di morire si era riconciliato con Dio, e nessuno osò contraddirla. Ildegarda studiava, insegnava, addirittura predicava in giro per la Renania: non fece tantissimi tour, ma per una donna del XII secolo si trattava comunque di una situazione straordinaria. Dovunque la precedeva anche la fama di guaritrice, che si era guadagnata non invocando lo Spirito Santo a vanvera, ma studiando tutti i trattati di botanica e farmacopea che aveva potuto trovare, aggiungendoci l'esperienza maturata col tempo. Ildegarda, che a qualche femminista dà un po' fastidio perché nei suoi trattati accenna spesso all'inferiorità della sua condizione di donna non letterata (ma lo fa per dimostrare che lo Spirito parla anche attraverso gli umili), è invece diventata un personaggio di culto nell'area della medicina olistica e dell'erboristeria new age – un'area dalla quale cerco di tenermi il più lontano possibile, e questo spiega ma non scusa la mia ignoranza. È una cosa che mi dà un po' fastidio perché certo, senz'altro Ildegarda ragionava in termini di micro e macrocosmo, cercando nella natura i riflessi del corpo umano, praticando salassi e prescrivendo impacchi di pietre preziose che oggi sappiamo essere inutili se non dannosi. Lo faceva perché quella era la medicina più avanzata del tempo, ma se vivesse oggi sarebbe esperta di diagnostica e fisica delle particelle, non perderebbe tempo con i quattro stati delle materie – sì, mi rendo conto, è una proiezione che non ha senso. Ma prima o poi scriverò qualcosa di più sensato su Santa Ildegarda di Bingen, lo prometto. Se nel frattempo volesse pregare per me, ho un dolorino al ventre che non si spiega.

giovedì 12 settembre 2024

Un uomo chiamato Maria

12 settembre: Santissimo Nome di Maria 

Jan Punt copia Jan de Wit che copia Peter P. Rubens che aveva schizzato Quattro Angeli che celebrano il nome di Maria.


Ero ancora un ragazzino, stavo aiutando qualcuno a mettere un po' in ordine la canonica, quando inceppai nel registro battesimale della parrocchia. Quel che trovai mi sconvolse: Paolo, il mio carissimo amico, si chiamava anche Maria, Paolo Maria. E pure Giorgio, quello stronzo, non me l'aveva mai detto, ma come biasimarlo, che si chiamava Giorgio Maria. 

Cioè a guardare bene tutti i miei coetanei si chiamavano Maria... ma quindi anch'io? Sì, anch'io mi chiamavo Leonardo Maria. Ne chiesi conto ai miei genitori: non ne sapevano niente. Evidentemente il parroco di allora appioppava Maria come secondo o terzo nome a tutti i battezzati, maschi e femmine. Tanto mica bisognava informare l'anagrafe (all'anagrafe risulto solo Leonardo). 

Insomma, Maria è un nome veramente molto diffuso. Lasciando stare quelli che si chiamano Maria e non lo sanno (ehi, siete del tutto sicuri di non chiamarvi Maria? Perché anch'io fino a quel giorno mai avrei pensato...) Maria è il nome del 12% della popolazione italiana femminile (quindi, deduco, sei persone su 100 si chiamano Maria). Quando festeggiano l'onomastico? Continuamente. Non solo il calendario trabocca di feste mariane, ma anche molte altre sante si chiamano Maria. Ovviamente le Marie Assunte festeggiano il 15 agosto, le Marie Rosarie il 7 ottobre, le Marie Annunziate il 25 marzo, le Marie Maddalene il 22 luglio. Ma le Maria-e-Basta? 

Il giorno più indicato potrebbe essere proprio oggi, 12 settembre, quando il Martirologio romano celebra il "Santissimo Nome della beata Vergine Maria". Insomma se in certi giorni si festeggia qualcosa che a Maria è capitato (l'8 dicembre è stata concepita senza peccato originale, l'8 settembre è nata, il 25 marzo ha ricevuto l'Annunciazione), se in altri giorni se ne festeggia una caratteristica (il primo gennaio si festeggia il suo essere Madre di Dio, il 22 agosto il suo essere Regina della Chiesa), o un particolare santuario in cui è apparsa o comunque ha fatto miracoli  (Lourdes, Fatima, Guadalupe...), oggi si ricorda semplicemente il Suo nome.

Nel calendario cattolico soltanto due nomi sono degni di venerazione: si tratta ovviamente di "Gesù" e "Maria". Ma se il culto per il santissimo nome di Gesù è un'invenzione del predicatore Bernardino da Siena, che lo proponeva come simbolo e stendardo in un'Italia lancinata dalle tensioni con cui la civiltà comunale cedeva il passo all'epoca delle Signorie, il nome di Maria si è imposto all'attenzione dei credenti un po' più tardi, in modo quasi sotterraneo, dimostrando quel principio per cui a ogni nuova festa dedicata a Gesù, presto o tardi, viene fatta corrispondere una festa dedicata a Sua Madre. Così succede col Sacro Cuore di Gesù, che stimola l'ideazione del culto di un Sacro Cuore di Maria; con la festa di Cristo Re che porta all'introduzione di una festività alla Beata Vergine Regina, e così via. A parte qualche traccia medievale, si tratta di una festa di gusto tipicamente barocco, anche se in Ispagna si celebrava già nella prima metà del Cinquecento: nel 1512 papa Giulio II permise alla diocesi di Cuenca di festeggiarla il 15 settembre; ma perché fosse estesa a tutto il regno bisognò aspettare il 1671. 

Il 12 settembre del 1683 l'esercito austriaco, col decisivo aiuto dei polacchi, libera Vienna dall'assedio turco e papa Innocenzo XI decide di festeggiare l'evento istituendo una festa mariana, come era successo dopo la vittoria di Lepanto con la Madonna del Rosario. Il Santissimo Nome entra così nel Martirologio romano, e ci resta fino a tutto il Concilio Vaticano II, per sparire con Paolo VI. Giovanni Paolo II lo reintroduce nel 2002.  

Con tutto questo, non siamo nemmeno sicuri di cosa voglia dire, "Maria". Ovviamente deriva dall'ebraico, e benché solo un personaggio della Bibbia ebraica porti questo nome (la sorella di Mosè), Myriam era un nome diffusissimo ai tempi di Gesù: prova ne è che quasi tutti i personaggi femminili dei Vangeli che portano un nome si chiamano così. Basandosi sulle incisioni funerarie, gli archeologi hanno calcolato che il 25% della popolazione femminile portasse quel nome. Trattandosi di un nome molto semplice, peraltro in una lingua di cui per secoli si sono scritte soltanto le consonanti, l'etimo è abbastanza incerto: potrebbe venire da "altezza" ma anche da "amore", significare "amata da Dio" (ma il Dio in questione potrebbe essere l'egiziano Amon o l'aramaico Yam, insomma non il Dio biblicamente corretto) oppure "amarezza", e secondo Girolamo già nell'originale ebraico poteva essere contenuta l'idea del mare, tanto che lui ipotizzava che Maria significasse "mare di dolore" (o "goccia del mare"). 

In latino poi, com'è noto, "Maria" è il plurale di mare, nominativo e accusativo. Per cui io mi chiamo Cuore di Leone Oceani. O forse Cuore di Leone Amato, o Cuore di Leone Oceani di Amarezza, e se fossi cinese o sioux sareste già in sollucchero, wow, che bel nome, già, uno me l'hanno dato i genitori e l'altro un prete di nascosto. Che storia. (Di cognome mi chiamo "piccoli cerchi").

domenica 8 settembre 2024

La Madonna più importante che non avete mai sentito nominare

8 settembre: Nostra Signora di Velankanni


La Madonna più importante tra quelle di cui non avete mai sentito parlare è con tutta probabilità Nostra Signora di Velankanni, nell'India meridionale, "la Lourdes d'oriente", dicono. Oggi, natività della Madonna, termina la novena che attira decine di migliaia di pellegrini, al punto che le ferrovie indiane hanno istituito linee speciali. Magari decine di migliaia di pellegrini non sono un granché rispetto a Lourdes, né l'immagine di una Madonna hindi in un vestito regale ha il fascino e la storia enigmatica della vergine della Guadalupe, però è pur sempre la più importante Madonna indiana, e l'India è appena diventato il Paese più popolato del mondo. E benché il cattolicesimo sia una religione minoritaria, Velankanni potrebbe nei prossimi decenni surclassare le altre mete mariane anche solo grazie al tradizionale sincretismo indiano, per cui se nel tal paese c'è un'immagine di una semidivinità che ogni tanto fa i miracoli, non ha così tanta importanza che alcuni la chiamino Nostra Signora, Madre di Dio o Shantadurga: a Velankanni non ti controllano il certificato battesimale, non storcono il naso se in loco ti fori le orecchie o compi altri riti tipicamente indù, basta che rispetti la fila e preghi, ogni Dio riconoscerà i suoi. 

Shantadurga è un avatar di Durga (anche nota come Shakti?), dea madre che avrebbe fermato con le sue stesse mani Vishnu e Shiva quella volta che un loro diverbio stava per distruggere l'universo (per questo motivo viene a volte ritratta con quattro braccia); poi si sarebbe ritirata in un formicaio, il che può sembrare un dettaglio aggiunto da un'AI che non riesce a tradurre il sanscrito ma non è poi così strano per una divinità indù. 

Shantadurga

Mentre Durga è spesso vista come un'entità benigna ma feroce e inarrestabile, "Shanta" significa "pacifica"; l'episodio della rappacificazione tra Vishnu e Shiva potrebbe alludere alla pacificazione tra tribù che veneravano le due divinità. La Madonna ovviamente è arrivata secoli dopo, ma quando, e come? L'ipotesi più sensata è che siano stati i portoghesi. A tal proposito si racconta di una nave portoghese colta da una tempesta nel Mar del Bengala. L'equipaggio, dovendo decidere a che santo votarsi, consulta il calendario e siccome è l'otto settembre (di che anno non si sa), compleanno di Maria di Nazareth, comincia a macinare rosari a raffica. La tempesta si placa, marinai e mercanti arrivano a terra e scoprono che proprio lì esiste già una capannina dedicata alla Madonna. 

Sembra incredibile, e in effetti io non ci credo: mi sembra un tentativo di retrodatare il culto locale a un periodo precedente la colonizzazione portoghese, non diversamente da quel che è successo in Messico con la vergine di Guadalupe e la leggenda di Juan Diego – anche in quel caso, c'è un santuario francescano che vorrebbe essere un po' più antico di quel che è. A tal proposito, si riportano due miracoli che sarebbero avvenuti a metà e alla fine del XVI secolo ma che mostrano già quella Madonna un po' burlona, se mi è consentito, che appare senza presentarsi, scherza coi pastorelli e secondo me è un'evoluzione del personaggio già sette-ottocentesca, comunque nel primo episodio la Madonna appare a un ragazzo indù del posto (che ovviamente non la riconosce) chiedendole del latte per il bambino che ha in braccio; il ragazzo glielo offre, il bambino beve, ma in seguito il ragazzo scopre che il recipiente in cui teneva il latte è ancora pieno. Nel secondo episodio la Madonna chiede addirittura del burro, anche stavolta il ragazzo gliene dà e non solo il burro ricresce nel contenitore, ma il ragazzo smette miracolosamente di zoppicare, e decide pertanto di erigere una capannina alla Misteriosa signora che fa i miracoli senza neanche avvertire. Lì nei pressi c'è un laghetto, che come a Lourdes comincia ad attirare i malati, convinti che le acque abbiano miracolose proprietà curative. A dispetto di queste leggende, di Nostra Signora della Buona Salute di Velankanni si comincia a parlare soltanto nel Settecento, quando i portoghesi in zona sono ormai stanziali – e anche quando devono cedere la colonia agli olandesi, sia francescani che gesuiti riescono a mantenere una presenza nella piccola cittadina, il che fa pensare che il lago fosse già un luogo di pellegrinaggio importante.

Così, dopo la rivalità tra seguaci di Vishnù e di Shiva, è possibile che Shantadurga abbia dovuto mettere il dito anche tra due ordini religiosi cattolici che avevano costruito due santuari diversi intorno alla stessa fonte miracolosa. Alla fine hanno vinto i francescani: nel 1928 la chiesa gesuita del Sacro Cuore di Maria è stata demolita, cinque anni dopo il santuario di Nostra Signora della Buona Salute è stato ampliato con due navate laterali. Sui suoi gradini si sarebbe fermata l'onda anomala del grande tsunami del 2004 

mercoledì 8 maggio 2024

La Madonna che veniva dal letame

8 maggio: Madonna di Pompei, immagine miracolosa

Le Madonne in giro per il mondo potrebbero dividersi in due fondamentali insiemi: le apparizioni e le raffigurazioni. Può essere difficile distinguerle perché il culto tende a eliminare la differenza: dove appare una Madonna, presto o tardi viene prodotta un'immagine, la quale in certi casi si lega all'apparizione al punto che i fedeli danno la sensazione di attribuire i miracoli più all'immagine che all'apparizione. Però in certi casi l'apparizione proprio non c'è, o viene inventata a posteriori (probabilmente è il caso della Vergine della Guadalupe): quello che all'inizio stimola il culto è una raffigurazione alla quale vengono attribuite proprietà miracolose. Una caratteristica peculiare di quasi tutte queste raffigurazioni è che sono in un qualche modo rovinate: a volte si tratta di relitti rinvenuti dal mare (come la Madonna Candelaria delle Canarie, o la Vergine dell'isola di Barbana). Si tratta di manufatti che sorprendono chi li trova, scolpiti o dipinti in stili sconosciuti che alludono a luoghi lontani e inimmaginabili – una madonna nera in Polonia, una bianca in Giappone. Il loro stesso rinvenimento ha qualcosa di miracoloso, un segno di Maria dallo spazio profondo. Questo spiega anche perché nell'età moderne questa tipologia di Madonne sia diventata più rara (senza sparire del tutto): man mano che il mondo si faceva più piccolo e interconnesso, scoprire madonne diverse e sconosciute diventava più difficile, tant'è che a partire dall'Ottocento Maria comincia a sentire l'esigenza di apparire direttamente ai fedeli. E però ogni tanto qualche Raffigurazione miracolosa continua a spuntare qua e là, sempre grazie ad avvenimenti fortuiti che scatenano un corto circuito: ad esempio a Sant'Anastasia (NA) un'immagine non molto riuscita della vergine si impone al culto dopo essere stata ammaccata da un giocatore di pallamaglio: un caso che sembra suggerirci che l'imperizia di un artista non basti. Perché un'immagine s'imponga alla venerazione deve intervenire qualche forma di danneggiamento più o meno volontario. Ed eccoci al caso della Madonna di Pompei. 

Una delle più famose madonne dell'Italia (e quindi della cristianità), ma anche di quelle più documentate: proprio alle pendici del Vesuvio, che è il vulcano più studiato del mondo, troviamo questa raffigurazione miracolosa di cui sappiamo apparentemente tutto: quando arrivò in loco (13 novembre 1875) e chi ne fondò il culto: il possidente Bartolo Longo, benefattore dai trascorsi bizzarri. Da giovane, ci raccontano gli agiografi, avrebbe aderito a una vera e propria setta satanica (o almeno satanica gli era parsa dopo essersene allontanato), diventandone un sacerdote e rimediandone una depressione causata forse anche dalla dieta che gli adepti si autoimponevano – sì, di tutti i satanisti al mondo Longo era riuscito a trovare quelli che digiunavano invece di gozzovigliare: che senso ha, vi chiederete, e forse se l'era chiesto pure lui, prima di incontrare i domenicani che lo avevano rapidamente convertito. 

Dove scopriamo che il satanismo
faceva almeno dimagrire.
Anche le religioni si possono dividere in due fondamentali insiemi: quelle che ti apprezzano così come sei, e quelle che ti propongono un percorso di conversione. Ma cosa vuol dire convertirsi, chiede il fariseo Nicodemo a Gesù: devo forse rientrare nel grembo di mia madre e rinascere? (Giovanni 3,4). Gesù risponde tirando in ballo lo Spirito, per cui non è che sia molto chiaro, ma la parola "conversione" forse dice tutto: non si tratta di svegliarsi diversi, ma di cambiare direzione al getto di vita che portiamo con noi. Longo era stato un satanista spiritato (o uno spiritista assatanato), e nel Rosario forse trova la stessa fissità, la stessa ossessività: un mantra di 150 formule da ripetere sempre uguali. Mentre le reciti, la mente lascia il corpo e riflette sul suo destino. Cosa farà Longo ora che ha scoperto la Via, la Verità, la Vita, e inoltre ha ereditato una cospicua rendita? Si darà alla beneficienza: il napoletano è una terra feconda non solo di nobili esempi, ma anche di territori che di quegli esempi hanno ancora un disperato bisogno. Di lì a poco lo Spirito lo mette in contatto con una contessa appena rimasta vedova, Marianna Farnararo De Fusco, che condivide con lui la missione al punto che Longo la sposa: in questo modo evita di dare scandalo, ma si ritrova anche ad amministrare un latifondo ai bordi degli scavi pompeiani, di cui forse intuisce le potenzialità turistiche. Decide pertanto di costruirvi un santuario alla Madonna del Rosario, e l'intuizione è più che azzeccata:  il santuario diventa in breve una meta di pellegrini da tutt'Italia che possono avvalersi delle infrastrutture che stanno nascendo intorno al sito archeologico – o forse è il sito archeologico che aumenta il numero di visitatori grazie alle infrastrutture cresciute intorno al santuario? Insomma, nel 1901 a Pompei arriva una fermata della Circumvesuviana; non sono ancora così tanti i santuari religiosi raggiungibili in treno. Tutto qui, e forse è un po' poco, perché la Madonna di Pompei nasce proprio nel periodo più innovativo del marianesimo, il mezzo secolo tra Lourdes e Fatima in cui la Vergine si dà un sacco da fare, con apparizioni sparse per i pascoli di tutta l'Europa cattolica. Ma a Pompei no: rispetto alle altre Madonne coeve, quella pompeiana è molto più fedele al pattern delle raffigurazioni miracolose. Longo non assiste ad apparizioni mariane, bensì si imbatte in un quadro che si rivela ben presto in grado di effettuare prodigi. Ma perché ciò avvenga, occorre che sia stato rovinato e poi restaurato: almeno questa è la storia che gli agiografi raccontano. 

A Longo nel 1875 non mancava certo la liquidità, e a Napoli avrebbe sicuramente potuto trovare pittori in grado di produrre madonne di ottima fattura; persino a Pompei, dove la fame di souvenir dei turisti cominciava a richiamare artisti da tutto il regno, specializzati nel riprodurre gli affreschi antichi. Invece il domenicano padre Radente spinge Longo a bussare al Conservatorio del Rosario di Portamedina, dove suor Maria Concetta De Litala custodisce un vecchio dipinto che si rivela una crosta impresentabile: tarme, strappi, e inoltre la santa a cui la Madonna porge il rosario non è la domenicana Caterina da Siena, ma Rosa da Lima. Longo vorrebbe lasciarla lì, ma suor Maria Concetta insiste e così finisce per caricarla sul carretto. Questo carretto, gli agiografi ci tengono a ricordarlo, di solito trasportava letame: probabilmente trasportava qualsiasi cosa ci fosse da trasportare, ma in un qualche modo è importante ai fini della leggenda ricordare che la Madonna è arrivata a Pompei su un carretto del letame, quella cosa da cui nascono i fiori, comprese le rose (mentre dai diamanti non nasce niente). Una volta giunta a destinazione, Longo la fa restaurare da più specialisti: se ne avesse fatta fare una nuova gli sarebbe sicuramente costata meno, ma a questo punto abbiamo capito che è fondamentale che la Madonna venga da lontano, e abbia trascorsi misteriosi. Rosa da Lima diventa Caterina, e in breve la corona della Madonna comincia ad adornarsi di gioielli veri, donati dai pellegrini per grazia ricevuta. Nel secondo dopoguerra sono stati rimossi, perché contribuivano a deteriorare un dipinto che ormai è un palinsesto. Ma insomma: dal letame le rose, dalle rose i diamanti.

Intorno al volto incoronato della vergine compare un'aureola di dodici stelle, ripresa dal celebre passo dell'Apocalisse ("una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle"). Probabilmente l'autore dell'Apocalisse intendeva alludere alla Chiesa dei dodici apostoli o a Israele e alle sue dodici tribù; nel 1955 però una corona di dodici stelle viene proposta tra i bozzetti per il simbolo del Consiglio d'Europa: l'autore, Arsène Heitz, si dichiarerà in seguito fedele alla Madonna, ma probabilmente il richiamo alle dodici stelle era stato fortuito, se non pescato dall'inconscio. I membri del Consiglio d'Europa che approvarono il bozzetto ne ignoravano il riferimento mariano: e però per una coincidenza che delizia i commentatori cattolici, il bozzetto fu approvato proprio l'otto dicembre, festa dell'Immacolata Concezione. Invece domani è il 9 maggio, festa dell'Unione Europea, che dal Consiglio d'Europa riprese la bandiera.

mercoledì 17 aprile 2024

La madonna spallonata

 18 aprile: Madonna dell'Arco di Sant'Anastasia (NA).

Com'è che oggi non crediamo più nei miracoli? Di solito si dà la colpa all'illuminismo, ma è stato parecchi secoli fa e in generale non diamo l'impressione di essere così illuminati. Potremmo persino avere perso la nostra fede per il motivo contrario: non perché siamo diventati troppo razionali, ma perché di miracoli in giro ce ne sono troppi, siamo assuefatti, prendi le madonne che piangono sangue. Una madonna che piange sangue una volta sola è un evento eccezionale, che fa sensazione e orrore. Oggi però c'è questa necessità di produrre tutto in serie, ed ecco che abbiamo più madonne che piangono, alcune anche a intervalli regolari, al punto che prima o poi raccogliere un po' di quel materiale ematico e analizzarlo diventa inevitabile – ma molto prima che arrivino i risultati delle analisi, è la nostra capacità di meravigliarci che è se n'è andata per sempre. Una volta non era così, una volta bastava una sola goccia di sangue su un'immagine sacra per causare sbigottimento generale e devozione secolare, Prendi la Madonna dell'Arco. Ma prendila con cautela. Non è veramente il caso di scherzare, con la Madonna dell'Arco di Sant'Anastasia (NA). C'è chi ci ha rimesso i piedi, e peggio.

Non sappiamo esattamente chi l'abbia dipinta, non prima del Quattrocento. Non doveva trattarsi di un grande artista ma forse è proprio l'asimmetria del volto della vergine ad avere ispirato la leggenda. Quanto alla macchia scura sulla guancia sinistra, ecco, lì avrebbe pianto dopo essere stata colpita da una palla, quando ancora non si trovava al centro di un santuario dedicato al proprio culto, ma un'umile immaginetta in un'edicola votiva sotto l'arcata di un antico acquedotto romano. Era il lunedì di pasquetta del 1450. Bisogna considerare che la pallonata non fu accidentale, ma inferta da un giocatore di pallamaglio infuriato per aver perso una partita a causa di un rimbalzo fortuito su un tiglio lì nei pressi. La pallamaglio è l'antenato comune del croquet e del golf, che avrebbe avuto origine a Napoli o perlomeno i napoletani ci credono molto, e si gioca perlopiù con palle di legno che possono probabilmente lasciare un segno su un muro, se vi sono lanciate contro con una certa forza. Possiamo insomma supporre che la macchia sia il risultato dell'ammaccatura del quadro, ma l'idea che la vergine si sia presa una pallonata sulla guancia fa impressione. Durante il processo-lampo si appurò che il colpevole aveva anche bestemmiato la vergine, motivo per cui lo avrebbero impiccato a quello stesso tiglio. Il quale tiglio a sua volta si sarebbe seccato nel giro di un giorno – questo dettaglio oggi viene interpretato da alcuni come una presa di distanza della Madonna da una punizione tanto brutale, ma nel Cinquecento probabilmente serviva a sottolineare l'empietà del condannato.

Ancora più cruento è il secondo miracolo, avvenuto 139 anni dopo, sempre a pasquetta. Nella piazza non si giocava più a pallamaglio, ma evidentemente doveva esserci mercato. Marco Cennamo vuole accendere un cero alla Madonna, che lo ha salvato da una brutta malattia agli occhi. Lo accompagna la moglie, Aurelia Del Prete, che però si è appena comprata un maialino e non lo può mica lasciare in giro, e poi insomma è Sant'Anastasia, mica Lourdes (che ancora non esiste), ci sono le bancarelle, nessuno si formalizza se ti presenti davanti alla Madonna con un porcellino in braccio. Il porcellino però scappa, Aurelia si mette a rincorrerlo per tutta la piazza bestemmiando, probabilmente la gente ride, Aurelia è conosciuta in paese come un tipo nervoso e nell'occasione dà di matto sul serio: quando il marito cerca di calmarla, gli prende il cero e lo calpesta. Ma cosa fai, le dice Marco, ma guarda che ci rimetti i piedi. Aurelia non ci sente, è troppo arrabbiata. Torna a casa, si mette a letto, i piedi le fanno male. Li perderà l'anno dopo, sempre a Pasquetta. Le si staccheranno dal resto del corpo, e sono ancora custoditi nel santuario. Una versione della leggenda però sostiene che prima dell'orribile miracolo Aurelia avesse portato una copia in cera dei suoi piedi alla Madonna, per ringraziarla di averla guarita da una brutta ferita: i piedi custoditi nel santuario potrebbero essere appunto quelli di cera, un bizzarro ex voto (ma neanche così bizzarro, se uno ha presente certi santuari) che avrebbe ispirato la macabra leggenda. Il senso resta chiaro: una pallonata può scappare, un maialino può farti arrabbiare, ma se insisti e bestemmi per il gusto di bestemmiare, la Madonna dell'Arco non ti perdona.

giovedì 1 febbraio 2024

La festa della vergine, o anche no

2 febbraio:  Presentazione del Signore, già purificazione della Vergine, insomma Candelora


Candelora è una festa intrisa di misteri, o perlomeno così mi suggeriscono di cominciare il pezzo. Nessuno è veramente sicuro di quel che si dovrebbe festeggiare. Il popolo l'ha sempre chiamata così, dal rito della benedizione delle candele che si compie durante le celebrazioni, e che forse, dico forse, ha un'origine pre-cristiana, ma soprattutto pre-elettrica, ai tempi in cui le candele erano un oggetto diffusissimo e a tutti familiare. Nella Germania medievale era l'ultimo giorno in cui si accendevano per i lavori domestici: dal 3 febbraio ci si sarebbe dovuti arrangiare con la luce del sole, ancora bassa all'orizzonte ma ormai decisamente trionfante sulle tenebre. Forse la festa aveva un senso anche economico: così come a Pasqua ci si disfaceva degli agnelli di troppo, a Candelora si finivano i mozziconi di candela che non aveva senso conservare per l'anno seguente.  

A volte si collega candelora ai lupercalia, la festa del dio Luperco/Fauno, protettore delle greggi, che però cadeva a metà febbraio ed è già un rito di fecondità (che ha lasciato tracce in altre due feste: carnevale e San Valentino). Candelora somiglia più a un rito di purificazione. All'inizio di febbraio i Romani festeggiavano in effetti i februalia in onore di Giunone, che nell'occasione si sovrapponeva alla dea Febris o Februa, e assumeva una funzione purificatrice (februare = "purificare"). Questo ci fa sospettare che almeno in Occidente i cristiani abbiano sostituito Giunone con la solita Maria di Nazareth: per molto tempo in effetti Candelora fu ricordata nei calendari come la festa della Purificazione della Vergine. Oggi non più, ed è interessante cercare di capire il perché. 

Una delle cose più curiose del calendario cattolico è che non esiste una festa di Maria in quanto vergine. Maria è festeggiata tutti i mesi, per tantissimi motivi, ma mai per la sua verginità. Al massimo come "Beata Vergine Maria Regina" (22 agosto), ma anche in quel caso l'enfasi è sul concetto di regalità, che condivide col figlio (San Cristo Re). Il primo gennaio la celebriamo come Madre di Dio, a ferragosto come Assunta in cielo, l'8 dicembre come Immacolata Concezione, ovviamente nove mesi prima il suo compleanno (8 settembre). Il 12 settembre festeggiamo il suo Santissimo Nome, mentre il secondo sabato dopo la Pentecoste è dedicato al suo Immacolato Cuore. Senza contare i tanti altri anniversari dei giorni in cui è apparsa in questo o quel santuario, o ha fatto questo o quel miracolo. Ad esempio in ottobre ha vinto contro i Turchi a Lepanto, da cui la Madonna del Rosario. E in dicembre è apparsa agli aztechi, da cui la Madonna della Guadalupe. Insomma le occasioni non mancano, ma una festa della vergine in quanto vergine non c'è. Vuoi vedere che fosse Candelora? E perché non la festeggiamo più? 

In effetti la Purificazione della Vergine è sempre stato un concetto problematico: una contraddizione in termini. Il significato di "vergine" è molto oscillato nei secoli – il che vedremo è parte del problema – ma credo siamo tutti d'accordo sul fatto che contenga in sé un'idea di purezza. Dunque che bisogno avrebbe avuto, una vergine, di essere purificata? Nessun bisogno. Le stesse Scritture non ne parlano – come del resto non parlano di tanti altri dettagli che all'inizio non sembravano importanti e su cui nei secoli si sono combattute battaglie teologiche che oggi osserviamo perplessi. L'unico appiglio era il vangelo di Luca, che nel secondo capitolo sembra voler rassicurare sul fatto che la Sacra Famiglia stesse osservando tutti i precetti della legge ebraica: all'ottavo giorno della nascita Gesù viene circonciso, e "quando venne il tempo della purificazione secondo la Legge di Mosè", portato a Gerusalemme per essere "offerto al Signore". 

Presentazione di Gesù al tempio, Giovanni Bellini

Luca non dice quando sia nato Gesù – tra parentesi, è curioso che un cronista così attento al dettaglio non sia riuscito ad accedere un'informazione del genere: forse era una data che non si accordava con nessuna profezia e quindi ha preferito lasciarla perdere. Però se si decide, come fecero i cristiani a un certo punto, di festeggiarne il compleanno il terzo giorno dopo il solstizio d'inverno, i conti sembrano miracolosamente tornare: non solo la circoncisione viene a cadere proprio alle calende di Gennaio, ma anche la presentazione di Gesù al tempio arriverebbe proprio il due febbraio (sappiamo però che la festa oscillò nel calendario, e che fino al VI secolo si sovrapponeva ai lupercalia più che ai februalia). La legge di Mosè, che Luca cita senza avventurarsi in dettagli, prescrive appunto un appuntamento al tempio dopo quaranta giorni dalla nascita, e trentatré dalla circoncisione. 

Luca utilizza l'episodio per raccontare l'incontro della Famiglia con due profeti, Simeone e Anna, che confermano la natura messianica del neonato. In Oriente sin dall'inizio Candelora veniva chiamata Hypapante, "incontro", ed era associata appunto all'incontro con Simeone e Anna. Sappiamo che era una festa molto importante già nel V secolo, dal resoconto della pellegrina Egeria, che racconta come a Gerusalemme "si accendano tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima". Il racconto di Luca però fa a pugni con quello di Matteo, secondo il quale la Famiglia sarebbe scappata immediatamente in Egitto dopo l'Epifania. Inoltre Luca, per quanto interessato a includere le liturgie ebraiche nella sua narrazione, non è che le conosca benissimo: la Famiglia doveva tornare al tempio non tanto per presentare il figlio, quanto perché la madre doveva sottoporsi a un rito di purificazione: nei quaranta giorni precedenti infatti era considerata impura, e sottoposta a una serie di limitazioni sociali (tra cui l'astensione dai rapporti). Maria non era però una madre come tutte le altre: di purificarsi non avrebbe avuto bisogno. O no? 

Vuoi vedere che in quei primi secoli Maria non fosse considerata una vergine 'vergine', e che 'vergine' fosse solo un modo iperbolico di alludere alla sua giovinezza, alla sua innocenza, così come se dico a una persona che è un angelo non intendo che gli sono spuntate le ali? Non sarebbe la prima volta che un'iperbole, un modo di dire, un errore, vengono male interpretati e diventano articoli di fede: sarebbe però il caso più spettacolare. L'errore qui lo avrebbero fatto i Settanta, leggendari traduttori della Bibbia dall'ebraico al Greco nel III secolo aC. La Lettera di Aristea racconta che fossero chiusi in settanta celle diverse, senza comunicazione; e nonostante ciò avrebbero prodotto settanta traduzioni assolutamente identiche. Se lo chiedete a me, faccio meno fatica a credere ad Adamo ed Eva e all'arca di Noè, comunque i Settanta traducendo una profezia di Isaia, scrivono che "una vergine (parthénos) concepirà e darà alla luce un figlio, e gli porrà il nome di Emanuele". Emanuele significa "Dio con noi": si tratta del Messia. Nell'originale greco però la vergine era "'almah", giovane donna: non necessariamente vergine. Da cui l'equivoco.

Ogni scusa è buona per rimettere questa foto

L'ossessione per la verginità fisica di Maria di Nazareth è in realtà un fenomeno relativamente moderno. Nei primi secoli la teologia era ancora abbastanza fluida, il che avrebbe consentito ai cristiani d'Occidente di immaginare un episodio in cui Maria viene purificata al tempio. Questo offriva un'occasione per riprendere la festa di Febris/Giunone purificatrice, cambiandone il significato, proprio come era successo il 25 dicembre con la festa del Sole Vincitore. È un'ipotesi. Quando poi cominciarono le guerre sulla natura del Cristo (solo umano, solo divino, più umano che divino, ecc.), a vincere fu un compromesso che, come molti compromessi, scontentava un po' tutti e soprattutto sfidava la verosimiglianza: Cristo era sia Dio sia uomo; in quanto uomo però era diverso da tutti gli altri, poiché privo di peccato originale. Nato da una donna, ma senza contributo dell'uomo, e soprattutto (ma questo nessuno osava metterlo nero su bianco) senza amplesso carnale: Maria non aveva avuto un rapporto sessuale con uno di quegli dei mascalzoni dell'Olimpo che si travestivano da uomini; in quel senso era da considerarsi vergine. Questo lasciava lo spazio ad altri interrogativi (ma era rimasta vergine anche dopo la nascita? Ed era nata con o senza il peccato originale?) che in millecinquecento anni poi i teologi si adoperarono a sbrigliare.

Nel frattempo non è che non ci siamo preoccupati di altre cose. In Francia hanno inventato le crêpes, il dolce tradizionale di Candelora. In Belgio i pancakes, un tipico caso di emulazione fallita ma comunque interessante. Da qualche parte in Germania si dava un'occhiata alla tana del riccio: se il sole era uscito da consentire all'erinaceida di proiettare la sua ombra, vi sarebbe stato un secondo inverno. Questa tradizione, trapiantata da immigrati tedeschi nel nuovo continente, avrebbe dato vita al Giorno della Marmotta: una celebrazione che ai miei coetanei è più familiare della Candelora.

La festa della purificazione della Vergine è resistita sul calendario fino al Concilio Vaticano II. La contraddizione in termini era risolta in modo abbastanza ragionevole: no, Maria non avrebbe avuto bisogno di purificarsi, ma c'era andata lo stesso perché la legge diceva così e le leggi vanno rispettate: non succede anche Gesù, pur concepito senza peccato originale, di farsi battezzare da Giovanni? Il catechismo di Pio X proponeva di leggere nell'episodio un "esempio di umiltà e obbedienza alla legge di Dio". La questione, come tutte quelle aventi a che fare col concetto di verginità della Madonna, a metà Novecento è stata insabbiata: nel Martirologio Romano non si legge più "Purificazione della Vergine", ma "Presentazione del Signore": insomma alla fine gli occidentali hanno dato ragione agli orientali, almeno su questo.

mercoledì 12 maggio 2021

Il terzo (o il quarto?) segreto di Fatima

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13 maggio - Madonna di Fatima.

[2012]. 31 anni fa oggi, a Piazza San Pietro Mehmet Ali Ağca sta per sparare il terzo colpo (o il quarto), quando una suora e un addetto alla sicurezza del Vaticano lo atterrano. Stacco. Dieci giorni prima, un monaco trappista dirotta un Boeing 737 in Normandia e minaccia di dar fuoco all'aeroplano se non gli viene rivelato il Terzo Segreto di Fatima. Stacco. Il Papa Buono dietro una scrivania tiene in mano una busta. C'è scritto, in portoghese: per ordine di Nostra Signora aprire nel 1960. La mano trema. Stacco. Una folla radunata in un villaggio: siamo nell'ottobre 1917, quindi le immagini sono in bianco e nero, tranne che all'improvviso il sole esplode in una supernova arcobaleno. Stacco. Karol Wojtyla parla dal balcone, la sua voce fuori campo annuncia: "gli oceani annegheranno intere sezioni della terra... da un momento all'altro milioni di persone periranno... però non abbiate paura". Dissolvenza incrociata: la statua della Madonna di Fatima, zoom sulla corona, una voce fuori campo: "Perché il Papa non ci volle consegnare la terza pallottola? Oggi magari sapremmo che Ağca non era il solo killer". Zoom sulla corona dorata, ehi, ma quella... sembra proprio una pallottola! Dissolvenza incrociata. Un uomo in bianco sale su una montagna cosparsa di cadaveri, dispensando benedizioni con fare allucinato. Una voce simile a quella di Joseph Ratzinger, fuori campo, dice: "Chi leggerà con attenzione... resterà presumibilmente deluso o meravigliato". Titolo: IL QUARTO SEGRETO DI FATIMA. PERCHÉ LA CHIESA NON VUOLE RIVELARLO? Ecco. Io una puntata di Voyager sulla Madonna di Fatima la lancerei così. E voi probabilmente avreste già cambiato canale da un pezzo. Va bene, ricominciamo.

Il terzo segreto di Fatima è stata l'apocalisse Maya della mia generazione - il solo nominarlo causava a preadolescenti di educazione cattolica autentici brividi di terrore. Considerate le coincidenze: Ali Ağca (in seguito preferì accreditarsi come "Gesù Cristo il Messia") sceglie per sparare a Papa Wojtyla, di tutti i giorni possibili, il 13 maggio, anniversario della prima apparizione della Madonna ai bambini di Fatima. Un anno dopo (12/5/1982) il Papa, salvo per miracolo, si trova appunto a Fatima, quando il sacerdote spagnolo don Juan María Fernández y Krohn tenta di trafiggerlo con una baionetta. Per don Juan, Wojtyla era un agente di Mosca. Per molti ancora oggi l'uomo di Mosca era Ali Ağca - con o senza intermediazione bulgara. I russi, ma anche la CIA, i Lupi Grigi, i cardinali invidiosi, qualsiasi ente tirato in ballo da Cristo-Ağca nelle settecento versioni che ha fornito. Tutte dotate di qualche grammo di verosimiglianza: i Lupi Grigi erano terroristi laici, senza pregiudiziali, che per soldi potevano far lavoretti per chiunque. Per conto loro avevano messo su un fiorente traffico di stupefacenti che li aveva messi in contatto con tutte le criminalità organizzate d'Europa.


Suor Letizia, quella che ha buttato giù il Lupo Grigio. Alla grande, sorella.

La guerra fredda, nella sua fase finale: il rush della corsa agli armamenti, gli euromissili sepolti sotto le nostre biolche di onesti coltivatori padani, puntati anche verso la Bulgaria. Per chi cresceva negli anni Ottanta, l'apocalisse nucleare era un'opzione. Non dico che ci pensavi tutti i giorni, ma ci pensavi. A scuola ti mostravano The Day After. A catechismo ti parlavano della Madonna di Fatima. Dei meravigliosi doni che aveva fatto ai tre pastorelli portoghesi: per esempio, aveva mostrato loro l'inferno. E consegnato informazioni riservate sulla fine del mondo, con una speciale attenzione per l'Unione Sovietica. Poi li aveva richiamati a sé, due su tre, facendoli morire ancora bambini durante un'epidemia, in modo piuttosto doloroso. La terza viveva semisepolta in qualche convento iberico, e conservava l'immagine specchiata di cose di là da venire.


 Lucia dos Santos (dieci anni) tra Jacinta Marto (7) e Francisco Marto (10), al tempo delle apparizioni (1917). Francisco sarebbe morto di spagnola nel 1918, Jacinta due anni dopo.

Però la cosa che davvero mi agghiacciava era il matto che aveva dirottato il Boeing 737. Si era cosparso di benzina ed era andato a trovare i piloti con un accendino in mano. All'inizio aveva chiesto di farsi scaricare in Iran - era un volo Dublino-Londra, figuratevi, il posto più vicino all'Iran a disposizione era il primo aeroporto di qua dalla Manica. Quando atterra, ai negoziatori chiede che gli sia rivelato il Terzo Segreto, quello che solo pochi alti prelati conoscono. Dieci ore dopo i francesi mandano le teste di cuoio. È facile immaginare che nel frattempo fosse stata consultata la Santa Sede, la quale doveva aver risposto: meglio di no. Cosa c'era di così orribile in quelle quattro paginette scritte a mano, da rischiare piuttosto l'esplosione di un Boeing 737 pieno di passeggeri? È chiaro che un ragazzino di quell'età si fa subito venire in mente cose tremende. Poi crescendo uno all'apocalisse smette di pensarci tutto il tempo - si diventa razionali, direte voi - in realtà no, il contrario, a un certo punto gli ormoni cominciano a pompare e dei dieci anni successivi ho vaghi ricordi, mi sembra di aver pensato al sesso tutto il tempo. Quando hai 16, 17 anni, anche se ti dicono "fine del mondo", tu non pensi più agli euromissili e al segreto di Fatima, tu pensi Dai, è la volta che si scopa. Cioè, se non stavolta vuol proprio dire che mai.

Questa fase diciamo endocrinosofica della mia esistenza era già in gran parte terminata quando nel 2000 fu finalmente svelato il segreto che mi aveva terrorizzato da bimbo. Come aveva previsto Joseph Ratzinger (allora prefetto della Congregazione per la Difesa della Fede) rimasi deluso. Ma neanche tanto, in fondo è come vedere Belfagor da adulti, o ritrovare lo scivolo altissimo che ti terrorizzava all'asilo, in tutti i suoi due metri di orrido splendore. Tutti i brividi che hai provato ti lasciano giusto una punta di malinconia, come sentire il freddo sotto un'antica otturazione. Ormai sei grande, se ti dicono "fine del mondo" pensi Dai, allora stasera non correggo i compiti... Il terzo segreto di Fatima è il seguente.

Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l'Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco, “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c'era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo, con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c'erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio.

Chissà poi perché tanta paura.

Tutto qui? Tutto qui. Per carità, c'è di che stare in ansia: massacri, martiri, un Papa assassinato, innaffiatoi di sangue. E allora perché non fa più paura? Perché, dopo anni di speculazioni, appena lo abbiamo letto ce lo siamo dimenticato? Forse perché nel frattempo siamo cresciuti. O forse non fa più paura proprio perché adesso lo conosciamo; la cosa veramente terrorizzante era quella busta chiusa, quell'avvertimento: non aprire prima del 1960. Un segreto ben custodito fa paura, una profezia divulgata dopo pochi minuti suona già falsa come l'oroscopo di ieri. Fu Umberto Eco il primo a far notare che il "segreto" era un collage di immagini dall'Apocalisse di San Giovanni: e in fondo, notava lo stesso Eco, Ratzinger con molto tatto aveva scritto la stessa cosa. Sopra Ratzinger però c'era Wojtyla, e Wojtyla aveva fatto incastonare la terza pallottola di Ağca nella corona della Madonna di Fatima. Un modo per sottrarla alle attenzioni degli inquirenti? Forse, però se davvero avesse voluto occultarla, non avrebbe scelto una posizione così in vista. Prima o poi qualcuno andrà lì con qualche strumento di ultima generazione e riuscirà a capire se la pallottola è uscita o no dalla pistola di Ağca. E se avesse avuto un complice? Cambia qualcosa? C'è un mafioso che a Borsellino ha detto di aver seppellito la sera stessa un terrorista turco in un orto fuori Milano, che due compagni avevano prelevato a Roma per ordine di un mafioso bulgaro per fargli poi fare "la fine dell'asino", che "si usa fino a che serve, dopo, quando non serve più, si uccide!" Salvo che il cadavere non si è mai trovato. C'è che in cella ci si annoia e allora si leggono i classici, ognuno il suo: San Giovanni per suor Lucia, Mario Puzo per il mafioso, e fuori c'è sempre qualcuno vuole sapere se hai studiato e ogni tanto ti fa interrogare.

La pallottola è nella corona, dicono.

I tre segreti di Fatima sono in realtà un'unica rivelazione che suor Lucia ebbe il 13 luglio 1917, a dieci anni, durante il terzo degli incontri con la Signora di bianco vestita. Quando su invito dei superiori decise di metterli per iscritto ne aveva quasi quaranta. Il sole rotante e tutti i prodigi di quegli anni dovevano essere ormai un ricordo al di là della nostalgia, come lo scivolo dell'asilo o Belfagor, o la paura degli euromissili. È impossibile per me parlare di queste cose senza mescolare i labili ricordi originali con tutto quello che ho letto e ascoltato e visto negli anni successivi - tutta la cultura che ho ammucchiato sopra i miei choc d'infanzia. Belfagor, per dire, non sono nemmeno sicuro di averlo visto. Qualsiasi cosa suor Lucia vide veramente, non è rimasta indenne dal contatto dei libri che ha letto negli anni del convento - del resto era stata la stessa Signora a ordinarle di studiare. Suor Lucia infatti ha studiato, e si vede. Il primo segreto - la visione dell'inferno - è Teresa d'Avila. Il secondo segreto, col quale la Madonna di Fatima si dà alla politica internazionale prevedendo con tre mesi d'anticipo la rivoluzione d'Ottobre e chiedendo la consacrazione della Russia al suo Sacro Cuore - è Santa Margherita Maria Alacoque, roba da intenditori. La veggente francese nel Seicento aveva disperatamente tentato di raggiungere il Re Sole per chiedergli la consacrazione della Francia intera a una cosa che a quel tempo non si capiva ancora bene cosa fosse, una pompa cardiaca raffigurata in modo ormai anatomicamente corretto, sormontata da una croce e aggrovigliata da una corona di spine: il Sacro Cuore di Gesù che sanguina per i peccati dei francesi. Il Re Sole non aveva mai dato udienza e così Gesù dopo un secolo aveva mandato la Rivoluzione Francese. Sostituisci alla Francia la Russia zarista, il cuore di Maria al cuore di Gesù, e il Secondo Segreto si scrive da solo. Comunque:

Avete visto l'inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire; ma se non smetteranno di offendere Dio, durante il Pontificato di Pio XI ne comincerà un'altra ancora peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà che sta per castigare il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa.

Immaginare una guerra "ancora peggiore" della prima mondiale non doveva essere così difficile, nel 1941. La "notte illuminata da una luce sconosciuta", lo affermava Lucia stessa, era un riferimento all'eccezionale aurora boreale nella notte tra il 25 e il 26 gennaio 1938. Tuttavia la veggente, con tutto che s'impegna, non è un'esperta di geopolitica e commette un errore imbarazzante, che in seguito cercherà di emendare. Dal suo convento del profondo Portogallo salazarista probabilmente la guerra in corso le sembra davvero un'iniziativa della Russia demoniaca contro il mondo: la Storia però la scrivono i vincitori, e noi oggi abbiamo di quella guerra un'opinione ben diversa, che vorremmo condivisa anche dalla Madonna di Fatima. E infatti più tardi, molto più tardi, suor Lucia scriverà che il secondo segreto riguardava

lo scoppio di una guerra atea, contro la fede, contro Dio, contro il popolo di Dio. Una guerra che voleva sterminare il giudaismo da dove provenivano Gesù Cristo, la Madonna e gli Apostoli che ci hanno trasmesso la parola di Dio ed il dono della fede, della speranza e della carità, popolo eletto da Dio, scelto fin dal principio: "la salvezza viene dai giudei".

Sono parole commoventi, soprattutto nei confronti dei giudei, salutati come il popolo eletto. Magari se le avesse messe per iscritto nel 1941 - e non in un documento pubblicato postumo nel 2005 - Pio XII avrebbe avuto qualche motivazione in più per contrastare il genocidio in atto. Invece, purtroppo, il secondo segreto di Fatima racconta di una seconda guerra mondiale scatenata dalla Russia e non fa nessun cenno al genocidio degli ebrei. Il fatto è che con le profezie bisogna andarci piano, anche quando sono divulgate post eventum, e la Congregazione della Fede lo sa. Suor Lucia aveva già toppato col secondo segreto, quante possibilità c'erano che ci azzeccasse col terzo? Probabilmente la busta chiusa "da aprire solo dopo il 1960" se ne sarebbe rimasta in un archivio per sempre, e a parte qualche ufologo flippato tutti ce ne saremmo dimenticati presto - se Ali Ağca, di tutti i giorni del calendario, non avesse scelto proprio quel 13 maggio. Wojtyla era già devotissimo alla Madonna prima, dal 14 in poi fu Tutto Suo. Nel corso di pochi anni i due veggenti morti bambini furono canonizzati, la Russia fu consacrata al Sacro Cuore di Maria secondo le indicazioni di Suor Lucia; la corona della Madonna di Fatima si adornò di una pallottola; e Wojtyla divenne il papa più famoso di tutti i tempi, con uno slogan ("non abbiate paura") che a me a dire la verità ha sempre fatto un po' paura.

Non metto in discussione la trovata geniale: quando Wojtyla si mise a dire che bisognava Varcare la Soglia della Speranza, molta gente in giro per il mondo non si ricordava neanche più cosa fosse quel peso sullo stomaco, quella morsa alle tempie: ecco cos'era, finalmente qualcuno non aveva paura di ricordarcelo: avevamo paura. Vivevamo nella paura, e ci era così familiare che ormai la davamo per scontata come una tabe ereditaria, io da bambino guardavo il cielo e ogni scia chimica per me era un potenziale SS20 con testata innescata. Wojtyla non mi ha mai veramente convinto, però posso capire quanta forza potesse avere un messaggio del genere: non abbiate paura. Ma perché non dovevamo averne? Su questo il Santo Padre non era mica tanto chiaro, al punto da farmi pensare al genere di persone che gridano "niente panico" alla folla. Per esempio, il personale di volo durante un disastro. Forse il "non abbiate paura" di Wojtyla era esattamente questo, un professionale "niente panico" rivolto ai passeggeri di un mondo che stava precipitando nelle fiamme della terza guerra mondiale: non abbiate paura, tanto andrà così e non c'è nulla che possiate fare.

Il quadro raffigurante il Terzo Segreto approvato da suor Lucia.

C'è un'intervista tedesca, pubblicata nell'ottobre del 1981 (dopo l'attentato) ma che sarebbe stata rilasciata nel 1980 (prima dell'attentato): il perché ci sia voluto un anno a pubblicarla non lo so. Comunque in quest'intervista un Giovanni Paolo di fresca nomina commette un'imprudenza che in seguito non ripeterà più: richiesto di parlare del Terzo Segreto, spiega:  "Se c'è un messaggio in cui si dice che gli oceani annegheranno intere sezioni della terra, e che da un momento all'altro milioni di persone periranno... non c'è veramente nessun motivo di voler pubblicare questo messaggio. Molti vogliono conoscerlo per pura curiosità, o per il gusto del sensazionalismo, ma dimenticano che "sapere" implica anche per loro una responsabilità. È pericoloso soddisfare una curiosità se sei convinto che non possiamo fare nulla per una catastrofe che è stata predetta". La traduzione dall'inglese è mia, miei i corsivi: sono veramente contento di non aver mai letto a 12 anni questa intervista in cui il mio Papa, miracolosamente sopravvissuto a un attentato, diceva papale papale che se sei convinto che l'aereo è spacciato e non puoi farci nulla, è inutile mettersi a soddisfare le morbose curiosità dei passeggeri. Negli anni successivi anche il più prudente Ratzinger confermò il carattere apocalittico della rivelazione. Però quando nel 2000 Wojtyla decise di divulgarlo, Ratzinger lo scrisse: molti si sentiranno delusi. "Nessun grande mistero viene svelato; il velo del futuro non viene squarciato".

Alla fine è la stessa delusione che ti assale alla fine di un film horror: la locandina ti terrorizzava, pensavi che non avresti retto la visione... poi a un certo punto le luci si accendono, ti guardi intorno, hai perso un'ora e mezza per vedere cinque fotogrammi imbrattati di sangue finto e qualche maschera di gomma, e in tasca hai diecimila lire in meno. La delusione di vedere Belfagor da grandi: ma come faceva a far paura? E lo scivolo dell'asilo, eccetera. Molti non ci stanno. Non è vero. Questo non è il vero scivolo, è stato sostituito. Questo non è il vero film di paura che mi avevano detto gli amici, l'avrà censurato qualcuno, maledetta censura. Questo non è il vero Belfagor, andate a cercare negli archivi Rai perché quello vero mi faceva venire gli incubi. C'è un complotto, un'organizzazione segreta che modifica l'arredamento degli asili e censura i film e sostituisce gli sceneggiati francesi nelle teche Rai. E il terzo segreto di Fatima non è il vero terzo segreto. È stato censurato, sostituito. Quello vero fa ancora paura. Quello vero è davvero indicibile. Questo tipo di voci comincia a girare già nel 2000, facendo sdegnare un giornalista di provata fede come Antonio Socci. Però col tempo il dubbio di insinua in lui come un tarlo. Possibile che sia tutto qui, il terrore della mia infanzia? E come si spiega quella vecchia intervista a Wojtyla? E quella frase al termine del Secondo Segreto, "In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede, ecc.", che non è ripresa all'inizio del Terzo? E il foglietto originale, non era in quattro facciate? Perché quello pubblicato sembra un foglio solo. Eccetera. Tutto sembra portare verso una sola conclusione: Ratzinger e Wojtyla hanno truccato le carte. Esasperati dal dover sempre rispondere alle stesse domande sul Terzo Segreto, a un certo punto ne hanno "divulgato" una parte, ma non quella fondamentale. Così, insomma, il segreto della nostra infanzia è salvo! E possiamo anche cominciare a terrorizzare i nostri figli, se ne abbiamo.

Peraltro io sono abbastanza d'accordo - non su terrorizzare i nostri figli, no, ma sul fatto che il testo del terzo segreto abbia subito un robusto lavoro di editing. La frase con cui probabilmente iniziava, "in Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede", è lessicalmente infelice: la fede non è propriamente "un" dogma, e di "dogmi di fede" ne esistono tanti. Insomma, suor Lucia faceva quel che poteva, ma era una veggente, non una teologa omologata. Che gusto c'è a dirigere la Chiesa cattolica se non puoi rieditare le profezie dei tuoi fedeli? E c'è un'altra possibilità, alla quale Socci e i gli altri fatimiti complottardi non hanno pensato - probabilmente perché non sono programmati per farlo. Forse il terzo segreto autentico rimane indicibile per il semplice motivo che non si è realizzato - così come non si era realizzato il secondo. Mettiamo che fosse una profezia di fine di mondo, come ai veggenti piace fare. Mettiamo che Wojtyla, dopo tre pallottole e un attacco alla baionetta, fosse incline a crederci, mentre invece Ratzinger no. A me viene già in mente la data perfetta: il 13 maggio dell'anno che più di tutti da bambino mi terrorizzava: il 2000. Quei due a un certo punto si saran detti: se il mondo deve proprio finire nei termini verbalizzati da suor Lucia, non diciamolo a nessuno, tanto è inutile. Ma se quel giorno non succede niente, prepariamoci un piano B. Il 13/5/2000 il mondo non è effettivamente finito: lo stesso giorno però Wojtyla ha beatificato Francisco e Jacinta Marto, e ha divulgato il terzo segreto cattolicamente corretto.

Nella sua versione del 2000, il Segreto è inattaccabile: parla di una futura persecuzione del clero cattolico, forse in parte già iniziata. Nessuno pensa più alla terza guerra mondiale, ormai, tutti hanno in mente l'offensiva laica mondiale contro il diritto alla vita, la sana famiglia eterosessuale eccetera. Ratzinger stesso lascia intendere che la Chiesa potrebbe essere punita per i propri peccati, per la "sporcizia" che il pontefice ha esplicitamente stigmatizzato, alla terza o quarantesima accusa di coprire i preti pedofili. In sostanza il terzo segreto può significare qualsiasi cosa, come una quartina ben tornita di Nostradamus, o l'oroscopo di domani. E anche questa idea che non tutto sia stato detto, che da qualche parte ci sia un quarto segreto... a suo modo torna utile. Pensate quando saremo a gennaio 2013, e nessuno potrà più rivendersi la profezia Maya: l'industria della fine del mondo avrà bisogno di qualche nuovo spunto. Magari Giacobbo ci sta già lavorando. Ecco, magari tra sei mesi fateci caso, se su Voyager o Mistero non passa un filmato simile a quello che vi ho raccontato io all'inizio. E se lo vedete - se la mia profezia si avvera - voi non cambiate canale, ma ditelo subito ai vostri bambini, che il terzo o il quarto segreto di Fatima non vogliono dire nulla, che è solo una favola riciclata in mancanza di meglio da gente che vuole venderti un libro o un altro film sulla fine del mondo. Diteglielo subito, non aspettate che siano i bambini a chiedervelo, perché i bambini a volte si vergognano, non vi dicono niente, hanno degli incubi per anni, se li tengono per sé. Lo scivolo dell'asilo ci mette decenni a rimpicciolire, Belfagor è ancora da qualche parte nell'ombra dietro un comodino, e sotto le nostre case di onesti coltivatori, dormono pazienti gli euromissili, per svegliarli basterebbe premere un pulsante. Ma va tutto bene, non c'è nulla di cui aver paura. Accendete la luce, diteglielo, dategli un bacio.

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