giovedì 25 settembre 2008

Il veglio Reloaded

L'Eletto

E quando lo Veglio vuole fare uccidere neuno uomo, egli lo prende e dice: "Va' fa' cotale cosa; e questo ti fo perche' ti voglio fare tornare al paradiso". E li assesini vanno e fannolo molto volontieri. E in questa maniera non campa niuno uomo dinanzi al Veglio de la Montagna.

Si riparla di Bin Laden ultimamente – a propos, voi ci credete, in Bin Laden? Non il personaggio storico, no: ci credete in Bin Laden vivo, oggi 25/9/2008? Riuscite a immaginarlo respirare in questo esatto istante, in un bunker da qualche parte sotto il vostro stesso suolo? Perché io, con tutta la più buona volontà, non ce la faccio. Per anni mi avete raccontato che era braccato, bombardato, dializzato, scomparso, poi eccolo rispuntare con la barba più tinta di prima. Più che la fiducia, è il mio buon senso che vien messo a dura prova.

Si riparla di Bin Laden perché tra un mese si vota negli USA, e metti che lo prendano proprio adesso; oppure (più credibile) metti che l'abbiano preso già da un po' e decidano di levargli il cappuccio a dieci giorni dalle elezioni: per i Repubblicani sarebbe un bello spot. Ma sarebbe anche la fine della Guerra al Terrore: bisognerebbe reimpostare la politica estera, trovare nuovi nemici, e non è detto che McCain sia pronto. Forse conviene tenerlo in fresco ancora un po'.

O ancora: metti che Bin Laden sia (come ci raccontano) vivo e libero, e persino operativo: in questo caso i tempi sono maturi per un altro attentato, come quello di otto anni fa che fu sufficiente a impostare la politica estera per due mandati presidenziali. A quel punto ha poca importanza chi vincerà a novembre, così come aveva poca importanza chi vinse nel 2000: sia Obama che McCain per ora non vorrebbero ricalcare le orme di Bush, ma è un dettaglio. Anche Bush voleva preoccuparsi soprattutto di politica interna, fino al dieci settembre. Tu mandagli una mezza dozzina di kamikaze e vedrai quanto ci mette il futuro presidente Obama/McCain a infilarsi l'elmetto di Commander in Chief (conquistandosi anche un'opzione sicura sulle presidenziali del 2012). Forse ci siamo rimessi a parlare di Osama perché in tutti questi anni è stato il primo responsabile della politica estera di Bush, una specie di Ministro del Terrore, molto più influente di Cheney e della Rice, e siamo curiosi di sapere se avrà un posto nel nuovo gabinetto. O non sarà rimpiazzato da giovani promettenti, come Ahmanedinejad.

Da noi si riparla di Bin Laden anche perché ci manca. Dopo di lui, certe sensazioni non ce le ha fatte provare nessuno. Tra un po' ci ricorderemo di Riva del Garda 2008 soltanto perché durante un dibattito un creativo ha definito l'11 settembre come la campagna pubblicitaria meglio riuscita degli ultimi dieci anni. A prescindere da ogni considerazione morale, naturalmente. Ne è seguita una lunghissima polemica con alcuni astanti che di prescindere non se la sentivano proprio, certo, è comprensibile, però vi rendete conto? Finché Stockhausen lo considerava un artista, Osama rimaneva almeno nella sfera del sublime. Ma se addirittura nel 2008 lo abbiamo degradato ad art director, significa che l'occidente ha vinto! Lo abbiamo macinato, digerito, infilato nella stessa categoria di quelli che per mestiere s'inventano le avventure dello scoiattolino scoreggione.

Anche se.
Anche se in fondo Bin Laden è sempre stato più occidentale di quanto non apparisse. Certo, ai tempi di Tora Bora sembrava ormai trasformato in un archetipo medio-orientale, il Veglio della Montagna che trasforma i giovani in Assassini. Senonché, anche il Veglio della Montagna è leggenda occidentale, almeno da Marco Polo in poi. E cosa c'è di più occidentale di Mohammed Atta che aspetta l'undici settembre in un locale di lapdance? Un uomo che pensasse di andare in paradiso dopodomani, uno assolutamente convinto di entrare in possesso di 72 vergini nel giro di 48 ore, pensate che perderebbe tempo con le lapdancer? Un martire islamico no, Atta sì. Atta sembra un personaggio scritto in ascensore da uno screenplayer di Hollywood. Tutto l'11 settembre sembra il secondo tempo di un action movie anni Novanta: vi ricordate come ci siamo sentiti in quel pomeriggio? Cosa abbiamo provato esattamente: paura? Panico? Quel pizzicorino ai piedi, sospetto che alla fine fosse soprattutto euforia. Improvvisamente, quando non ce l'aspettavamo più, eravamo entrati in un film. Come comparse, ovviamente; nella solita scena di massa in cui qualcuno urla: “Moriremo tutti” e gli altri scappano; non importa, ce l'avevamo fatta. E se questo è un sogno, è un sogno tutto occidentale.

Di Al Quaeda, dopo anni, continuamo a saperne poco. Sappiamo che, a differenza di altre organizzazioni islamiche, non reclutava i suoi uomini tra i poveri delle campagne o delle periferie. Atta e compagni erano figli di quella classe media che è sotto pressione in tutto il mondo, e che nei Paesi islamici non ha avuto nemmeno molto tempo per svilupparsi. Gente che dopo anni di lavoro, o di studio (o di semplice vagabondaggio per il mondo) si rende conto di essere fuori dai giochi. Non ha potere, non ha rappresentanza. Tutto quello che la tv satellite e internet sembravano dare per scontato, il famoso “tenore di vita occidentale”, non sarà mai alla loro portata. È la stessa situazione in cui mi sono trovato io, e forse anche voi. A questo punto uno cosa fa? Voi cosa avete fatto?

Giochino. Vi racconto una storia che sapete già, e vediamo quanto ci mettete a riconoscerla.
C'è un giovane che vive la sua vita in una città al centro del mondo. O alla periferia: tanto ormai il mondo è tutto uguale. Le cose non gli vanno né troppo male né troppo bene, ma lui si annoia. Ha come la sensazione di non potersi esprimere per quello che è veramente. È una cosa difficile da spiegare, i suoi amici non capiscono. L'unico che gli dà retta è un tale misterioso che incontra su Internet, e che dopo una lunga attesa gli dà un appuntamento.
È una specie di sacerdote: nelle sue parole si sente un vago retroterra religioso, parole orecchiate nelle preghiere dell'infanzia. Al giovane che lo ha trovato spiega che il mondo in cui vive è pura apparenza, creatura di Satana che inganna gli uomini per succhiare energia tra loro: occorre trascendere, chiudere gli occhi e ritrovare la realtà. Che non è un nirvana, al contrario: la realtà è un mondo durissimo, dove gli Eletti combattono Satana e se necessario sacrificano la loro vita. Devo andare ancora avanti? Stasera daranno Matrix 3 in tv, fateci caso: Neo ha una mantellina nera da ayatollah. Non arriverò a dire che Bin Laden si è ispirato ai fratelli Wachowsky: lui è più vecchio, si dev'essere fermato a Die Hard 3. Ma dico che Al Quaeda e Matrix si sono sviluppati nello stesso brodo di cultura, che è 90% occidentale, con qualche spezia esotica: che l'impulso che ha portato molti musulmani di classe media nelle braccia di Al Quaeda è simile a quello che ha portato noi al cinema a guardare a bocca aperta una storia più sconclusionata di altre, che però in qualche modo ci toccava più di altre; che sapeva toccare corde che nemmeno noi sapevamo di possedere.

(Tutto questo avevo già provato a spiegarlo nel 2025, con risultati non proprio limpidi).

20 commenti:

  1. Due cose da menzionare:

    >Esistono già significative prese di posizione sul fatto che Bin Laden sia morto. Vedi Giulietto Chiesa che cita un'intervista della Bhutto.

    >L'idea del soggetto di Matrix è probabilmente copiata da un soggetto del vignettista Stefano Disegni

    RispondiElimina
  2. un piccolo lapsus qui:
    "Forse ci siamo rimessi a parlare di Obama perché in tutti questi anni è stato il primo responsabile della politica estera di Bush"

    e pensare che è con questi facili lapsus che i repubblicani hanno spinto l'idea che Obama fosse musulmano: "hanno il nome troppo simile! DEVONO essere della stessa religione"
    :)

    RispondiElimina
  3. Adoro il profumo di Leonardo la mattina...

    RispondiElimina
  4. La prima volta ho letto "Il Veglio Radiohead", significa qualcosa?

    RispondiElimina
  5. Sappiamo poco di Al-Qaeda perche' c'e' poco da sapere: e' sempre stato poco piu' che uno slogan dietro cui svariati gruppuscoli si sono posizionati. Quel poco che c'era di struttura "centrale" era gia' stata "profilata" dagli americani pre-2001, e praticamente debellata tra la guerra in Afghanistan e regolamenti di conti tra sauditi. Il problema e' che questo tipo di "avanguardie rivoluzionarie", una volta martirizzate, tendono a diventare mito e ad ispirare nuove generazioni... come successo circa 2000 anni fa con un'altra dozzina di pericolosi sovversivi mediorientali nemici di Roma.

    (E guardacaso, quelli erano anche la fonte originale per le fantasie "occidentali" menzionate nel post.)

    RispondiElimina
  6. Queste cose le dicevi gia' prima delle altre elezioni. Perche' dovresti essere piu' credibile tu di Bin Laden?
    Anche la tua barba sembra piu' rossiccia di prima, nelle foto dell'ultima blogfest.
    Secondo me sei un fake.

    RispondiElimina
  7. Ecco cosa combinano riforme pensionistiche fatte esclusivamente di tagli: a una così vetusta età ancora a doverti occupare di terrore da uno schifoso bunker.
    Ps: come al solito, illuminante.

    RispondiElimina
  8. "Di Al Quaeda, dopo anni, continuiamo a saperne poco."

    Neanche a scrivere il nome, si riesce. (al-Qaida)

    RispondiElimina
  9. ah, dunque matrix non è dunque un delirio berkeleyano, ma talebano...
    Hmmm... (mumble mumble)

    RispondiElimina
  10. Io non credo a tutta la architettura terrorifica americana messa in campo sulla questione. Troppo simile ad un action movie, ma molto meno ben fatto. Molti aspetti rimangono oscuri e correita' se non corresponsabilita' americane tendono a saltare fuori abbastanza nitidamente. Per esempio, il collasso delle torri che porta alla polverizzazione di tutta la massa, e cosi' rapido poi, no non ci credo. Come avvenimento e' stato utile agli USA per avviare una politica di guerre e potere col consenso della propria popolazione, ma a che prezzo.
    La vicenda, analizzata da persone serie con il cervello, non sta in piedi. Dagli attentatori, al collasso delle torri, fino all'invasione dell'Afghanistan e dell'Iraq (che cavolo c'entrasse l'Iraq, non si puo' umanamente comprendere), e' tutto un artefatto molto grossolano.
    Da che mondo e mondo i potenti hanno sempre cercato giustificazioni e consenso popolare per fare le guerre, basta rileggere Machiavelli.
    Ma si sa, i tritamburgher non si pongono certe domande.

    RispondiElimina
  11. Splendida chiusa. A proposito: di quante battute il periodo finale ;-)? (Ma è scorrevolissimo, va bene così).
    La dama del lago

    RispondiElimina
  12. "in questo caso i tempi sono maturi per un altro attentato, come quello di otto anni fa che fu sufficiente a impostare la politica estera per due mandati presidenziali."

    sbaglio o volevi scrivere SETTE anni fa?
    ciao

    RispondiElimina
  13. sette, otto, capirai.
    Invece ringrazio Domenico per la segnalazione del lapsus, che correggetti.

    RispondiElimina
  14. Guarda, io l'ho visto ieri a Brera (Milano), Bin è una brava persona.
    Istruito, colto, impegnato.
    Un pò eccentrico a volte, lo ammetto, ma Bin non è come lo dipingono.

    Leonardo, credo che sia vivo anche perchè gli appoggi internazionali che ha, e il denaro che possiede, anche personale, non sono pochissimi.
    Gli USA lo prenderanno a scusa per altri attacchi? Non te lo so dire ma non mi sorprenderebbe.
    Ciao, Dario.
    ITALY ITALIA
    Satira e Analisi Politica

    RispondiElimina
  15. Il punto non è Bin Laden, già agente della Cia pagato per far guerra ai russi in Afghanistan (cosa accertata che raramente si ricorda). Ma i 19 attentatori, che da soli, addestrandosi in scuole di volo della Cia sul suolo americano, avrebbero messo in atto il più grande attentato terroristico della storia in barba al più grande sistema di difesa aerea del mondo (fra lo schianto del primo e del quarto aereo passano 2h e mezza e nessuno dei 4 è stato intercettato), in barba alle leggi della fisica (sul pentagono il prato intonso e un buchino di pochi metri, le 2 torri che cadono quando il cherosene non può in nessun modo fondere l'acciaio, l'edificio 7 di 150 metri che cade da solo 7 ore dopo e nessuno manco se lo ricorda).
    Ciò per dire, liberiamoci dalle assunzioni, che inquinano il nostro modo di ragionare. Quello non è un attentato di Al-Qaeda (o di come si scrive), non sappiamo chi ne sia l'autore, ma sappiamo che l'unico soggetto in grado di organizzare tanto è uno Stato con un'organizzazione politica e militare fortissima...
    (Peraltro oggi su raitre l'ottimo Iacona ha mostrato come combattenti integralisti islamici albanesi presidino il Kosovo e favoriscano il transito della droga afghana sotto gli occhi di migliaia di soldati Nato).
    Non dovremmo pensare a Osama vivo o non vivo, ma a Bush e compagni ancora al governo del mondo.

    RispondiElimina
  16. oppure (più credibile) metti che l'abbiano preso già da un po' e decidano di levargli il cappuccio a dieci giorni dalle elezioni: per i Repubblicani sarebbe un bello spot. Ma sarebbe anche la fine della Guerra al Terrore:
    Madonna come si è malati di complottismo qui, e questo è proprio il paradigma del cospirazionismo: non potrai avere torto, perché sia che lo trovino prima del 9 novembre, sia che no, potrai dire «ve l'avevo detto!»

    RispondiElimina
  17. Oh Giovanni che senso dell'umorismo! Nuovo, scaltrito, inedito! Quando si vede il nemico si perde di vista tutto il resto, già.

    RispondiElimina
  18. Mi spiace, il veglio della montagna e la setta degli assassini sono una verita'. Li stermino' uno dei figli di Gengis quando tentarono di colpire e fuggire, e si accorsero che fuggire ai mongoli e' difficilino, perche' quelli dormivano a cavallo.

    La loro fortezza fu assediata, espugnata e gli assassini furono spellati vivi per poi rivestire le mura con le loro pelli.

    Uriel

    RispondiElimina

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza magari la cancello.

Dimmi.

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).