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venerdì 20 maggio 2011

Simpatia per Lars Von Trier

Your own personal Führer

Avrete sentito dire in questi giorni come il famoso e controverso regista Lars Von Trier abbia affermato pubblicamente di provare simpatia per Hitler, ebbene, non è così vero. Il verbo inglese “to sympathize” non significa esattamente “simpatizzare”. Il suo significato è più aderente all'originale etimo greco, “patire assieme”: compatire, comprendere il dolore. Per un'affermazione del genere, Lars Von Trier è stato bandito dal Festival di Cannes. Pare che sia vietato affermare di poter compatire la sofferenza dell'uomo malvagio, che in quanto malvagio è radicalmente diverso da noi al punto da sfuggire a ogni nostra capacità di comprensione. Altrimenti ti cacciano dalle feste. E dire che fino a ieri avevamo riempito migliaia di pagine, miliardi di fotogrammi, nel tentativo di capire, di spiegare come una persona come noi possa diventare, in certe situazioni, a certe condizioni, un assassino di massa. Ma questo era ieri, appunto, quando ci interessavano le cause, le conseguenze, le nostre psicosi individuali e di massa: oggi abbiamo deciso che gli assassini sono sempre gli altri, che non parlano la nostra lingua e probabilmente non sono della nostra razza. Abbiamo tracciato una linea, chi la oltrepassa è il Male Assoluto e non può essere spiegato né compreso: o condanni pubblicamente il Maligno come fonte e origine di ogni male o sei evidentemente un po' parte del Maligno anche tu. Questa è l'Europa di oggi, un posto dove abbiamo risolto le psicosi ritornando ai tabù.

Credo di poter simpatizzare con Von Trier, intendo, capire un po' come si sente. Ci sono vari tipi di gaffe, o meglio di gaffeur. C'è il gaffeur tattico, come Vittorio Sgarbi, che a un certo punto si rende conto che la sfida con Santoro o Saviano è persa in partenza e allora calca la mano, in pratica si auto-boicotta, affossa il suo programma e dopo due ore corre a intascare gli stessi soldi che avrebbe dovuto guadagnare lavorando qualche mese (chiamalo fesso). C'è il gaffeur trionfante, senza secondi fini, il personaggio così pieno di sé da essere convinto di avere sempre qualcosa di intelligente da dire, anche se non sa ancora cosa (ma intanto ha già aperto la bocca e sta parlando di nazismo davanti a un eurodeputato tedesco). E poi c'è il gaffeur suicida, che ha una pessima opinione di sé stesso e parla a vanvera per distruggersi, come il tuo partner esausto di te che decide di farti una scenata in società. Basta avere sfogliato la Newton Compton di Freud ((c) Enzo) per riconoscere nel balbettante Von Trier un esempio di gaffeur del terzo tipo. L'uomo ha cose orribili da rimproverarsi – di non essere un buon regista, diranno molti. Ma molto prima di castrare i suoi attori era l'etica stessa di Dogma a essere autocastrante: Non avrai altra Soundtrack al di fuori di me; Non ti gioverai di cavalletto; Non girerai esterni, ecc.

Poi, in modo non molto dissimile da quel che accade nella Bibbia, dove il popolo di Dio non fa che disobbedire alle leggi di Dio (sennò la Bibbia sarebbe assai più corta e perfino meno divertente); allo stesso modo di Isaac Asimov (autore di origine ebraica!), che prima inventa tre leggi della Robotica e poi scrive dozzine di racconti in cui, sostanzialmente, i suoi robot non fanno che rivoltarsi alle leggi della robotica... tutto quello che ci ha reso interessante Von Trier probabilmente sta nel modo in cui ha aggirato le sue stesse autolimitazioni e ha girato musical o commedie dell'assurdo. Per cui a un certo punto ci siamo convinti che tutto l'affare dogmatico era semplicemente un esercizio per stimolare la propria creatività. Potrebbe darsi.

Però potrebbe anche trattarsi di psicosi maniaco-depressiva. Il giovane Lars è cresciuto in una famiglia danese comunistoide e antirepressiva, vacanze nudiste e tutto il resto: il tipo di ambiente in cui a un certo punto un adolescente può trovarsi a rimpiangere la totale assenza di regole (o a riconoscere le regole non scritte dietro il permissivismo genitoriale). Crescendo ha scoperto che il padre, benché ateo, era di origine ebraica: quindi da qualche parte c'era una Legge, anche se negletta dal padre. A un certo punto però il padre muore e la madre spiega a Lars che comunque non era il suo vero padre: quest'ultimo non era ebreo, bensì... tedesco. Così a 33 anni Von Trier si ritrova sbalzato, da membro di una perduta tribù di Israele a figlio dei volonterosi carnefici di Hitler. Qui avviene una sorta di sdoppiamento: può darsi che Von Trier si odi seriamente, e non per posa, può darsi che ci sia un Von Trier interiore che cospira contro tutto quello che Von Trier cerca di fare di buono nella vita, un Von Trier che boicotta attivamente la sua stessa carriera, che assiste alla prima del suo film e lo trova inguardabile (“Maybe it’s crap,” von Trier joked. “Of course, I hope not. But there is quite a big possibility that this might be, you know, really not worth seeing); poi si ritrova davanti ai giornalisti, circondato da due attrici brave e famose, e in un momento che potrebbe rappresentare uno dei due o tre possibili apici della sua carriera, e senza accorgersene – e senza che nessuno riesca a interromperlo – sente sé stesso parlare a vanvera di nazismo ed ebrei. Il modo più spiccio per rovinare una carriera, ormai lo sanno anche i fantasmi dell'inconscio. La trascrizione non rende il senso discorso: dalle pause, dalle esitazioni, emerge chiaramente che lo stesso Von Trier non chiedeva di meglio che essere interrotto, salvato dalle sue stesse chiacchiere. E invece i giornalisti lo lasciano parlare, fiutando la gaffe succulenta; la Dunst si mostra scioccata ma non lo interrompe, probabilmente spera che il regista riesca a spiegarsi meglio, a salvarsi in corner; la stessa cosa cerca di fare malamente Von Trier, ma il suo Doppelgänger autodistruttivo riesce a tenere la palla al piede, dribbla ogni tentativo di riportare la discussione alla ragionevolezza festivaliera, e continua ad ammucchiare gaffes sulla collega danese-ebraica che ha vinto un Oscar; su Hitler; su Israele che è “una rottura di coglioni” (“a pain in the ass”, mi pare che nessuno in Italia abbia osato tradurre), su Albert Speer che è un grande a cui piace fare le cose in grande, come i nazisti, come lui stesso. Nel frattempo il Von Trier ragionevole alza la bandiera bianca: “how can I get out of this sentence?"


Israel Von Trier
Nazi Von Trier
Ho pensato di essere ebreo a lungo, ed ero davvero contento di essere ebreo. Ma poi è arrivata Susanne Bier e non ero più così contento...
No, questa era una battuta, mi dispiace. Ma è saltato fuori che non ero un ebreo, ma anche se fossi un ebreo sarei un ebreo di seconda classe, perché c'è una specie di gerarchia nella popolazione ebrea.
Ma in ogni caso, volevo davvero essere un ebreo E poi ho scoperto di essere davvero un nazista, sapete, perché la mia famiglia era tedesca, Hartmann, il che mi ha dato comunque qualche piacere, eh, eh, così sono una specie di...
Io... io... cosa posso dire? Io capisco Hitler.
Ma... ma... penso che abbia fatto alcune cose sbagliate, sì, certamente Ma posso vederlo seduto nel suo bunker alla fine.
Ci sarà un senso alla fine di tutto questo. Ci sarà... No... stavo solo dicendo che... capisco l'uomo.
Non è quello che chiameresti un bravo ragazzo Ma... capisco molto di lui, e provo compassione per lui, un po', sì...
Ma insomma, non sono per la Seconda Guerra Mondiale! Non sono contro gli ebrei!
E Susanne Bier?




No, neanche contro Susanne Bier... anche questa era una battuta, io naturalmente tengo molto agli ebrei No, non così tanto, perché Israele è una rottura di coglioni.
Come posso uscire da questo discorso?




Dopo che hai offeso gli ebrei, cosa puoi fare di peggio? Offendere le donne, probabilmente. Qualche minuto dopo riuscirà a disegnare per Kirsten Dust un futuro da aspirante pornostar. “Now she wants more. That’s how women are, and Charlotte is behind this. They want a really, really, really hardcore film this time, and I’m doing my best”.

Dunque: c'è un Von Trier che credeva di essere ebreo. Che voleva essere ebreo. L'aspirazione a voler far parte del popolo della Legge si lascia facilmente interpretare. A parte l'opportunità, per un regista, di trovarsi rampollo nella stessa schiatta di Kubrick, Polanski, Lubitsch, Allen, e ne ho senz'altro lasciato fuori qualcuno enorme, c'è anche la necessità dell'intellettuale di simpatizzare col perdente, con l'oppresso, con la minoranza. E allo stesso tempo c'è la necessità di una Legge scolpita sul marmo, di un Dio che ti fulmini se non lo rispetti. Però a un certo punto, magari guardando il film di una collega che ebrea lo è davvero, Von Trier capisce di essere qualcos'altro: non oppresso ma oppressore, non ebreo ma tedesco. Un nazista. Probabilmente la realtà è in mezzo, probabilmente Von Trier è l'ebreo e il nazi di sé stesso, ma è facile dirlo da fuori. Se Von Trier fosse riuscito a fare andare d'accordo le sue due identità, non si troverebbe davanti al disastro dell'altro ieri. Von Trier è il nazista di sé stesso per le regole inflessibili che continua a darsi, per le punizioni bizzarre e atroci che infligge a chi sgarra, cioè a Von Trier stesso. E allo stesso tempo non può che provare pietà per quel dittatore frustrato che non riesce ad autocontrollarsi, e che forse si ritrova già nel bunker interiore, pronto a spararsi un colpo. 'Però non sono un nazista vero', dice il Von Trier aspirante semita, facendo appello alla ragionevolezza dei giornalisti: guardatemi, mica dichiaro le seconde guerre mondiali, mica odio gli ebrei... Anche se Israele è un pain-in-the-ass”, replica il Von Trier sadico, e questo probabilmente è il vero tabù che un regista europeo non dovrebbe infrangere. Perché comprendere Hitler, via, non è questa gran novità: col mondo interiore del Führer si sono misurati registi anche meno scomodi di Von Trier; una delle sequenze di maggior successo del cinema degli ultimi vent'anni è quella in cui Bruno Ganz ci mostra un umanissimo Hitler impartire un umanissimo cazziatone ai suoi sottoposti. Non è un caso che lo spezzone della Caduta sia diventato un tormentone del web; non è un caso che migliaia di internauti abbiano voluto mettere in bocca al Führer le proprie esternazioni, in pratica abbiano voluto mettersi nei panni di Hitler “sitting in his bunker at the end”, senza che nessuno abbia perso tempo a misurare il potenziale antisemita del giochino. No, Hitler si può compatire – entro certi limiti. Ma offendere Israele, descriverlo come un fastidioso ospite conficcato nel retto della nostra sensibilità occidentale, ecco, questo era il tabù che il Von Trier sadico andava cercando, per inchiodarcisi sopra. Missione compiuta.

18 commenti:

  1. non mi viene in mente nulla di meglio di
    clap
    clap
    clap

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  2. finalmente aspettavo qualcuno che lo difendesse o almeno lo conprendesse

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  3. post notevole, e dopo tanti anni che non ti leggevo è sempre un piacere, poi non è neanche così lungo!

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  4. Non so. Come al solito questo è un post molto articolato e superiore alla media. Mi chiedo se tanto sforzo valga la candela. Istintivamente, forse perché non amo il regista in questione, ho pensato che queste esternazioni fossero un mix di gaffeur tattico (mi faccio un po' di pubblicità gratis, tanto il film fa cagare e non vincerà alcun premio) e di gaffeur trionfante (sono il più figo, come sempre, posso dire ciò che voglio). Mi aveva anche irritato l'oggetto dell'esternazione, perché il nazismo è uno strumento di provocazione molto abusato (istintivamente mi è venuto in mente Sid Vicious, che era, quello sì, davvero una persona "disturbata"). Poi, magari, hai ragione tu. Resta il fatto che io trovo i suoi film (a partire da "Dancing in the dark") falsi e irritanti: non vera tragedia, non vera partecipazione emotiva, meno che mai il distacco auspicato da un Brecht. Di conseguenza, ho attribuito anche a questa scenetta gli stessi moventi (cinica volontà di autoaffermazione, anche se in negativo) e la stessa disonestà di fondo. Poi, chissà, magari fra vent'anni scoprirò che lui era un genio e io un coglione...

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  5. http://www.freddynietzsche.com/2011/05/19/lars-o-non-lars/#more-9931
    un altro punto di vista .... interessante. Diverso ma mi pare di capire affine
    Kriss

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  6. Leo, non c'entra nulla col post ma ti volevo segnalare che la Cardella (quella di volevo i pantaloni) fa pubblicità all'associazione di Frassi Prometeo sulla sua pagina FaceBook. Ti giuro chenon ho la più pallida idea di come mai ho la Cardella tra i miei like su Facebook...

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  7. Il tema che svolgi mi sembra lo abbia già affrontato LvT in Europa (film del 1991, dopo la scoperta della verità sul padre).
    Quello che ho capito io è che ormai antinazismo = perbenismo. Se poi addirittura bestemmi il dio Israele vieni squalificato, come chi bestemmia il Dio della Bibbia al Grande Fratello. Malgrado tutti sappiano che von Trier non sia sospettabile di nazismo.
    E' così che ci si accorge che una religione non ha contenuto. La squalifica è l'ultimo argine, prima dello sdoganamento della blasfemia.

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  8. Poi c'è il gaffeur di quarto tipo, alla francese, o alla Leonardo, che deve per forza dire qualcosa di intelligente e "anticonformista" (tanto oggi tutto è anticonformismo) su una vicenda sulla quale sarebbe meglio solo tacere, per quanto è penosa. Ma ovviamente la distanza tra i bloggers esternatori e gli uomini dello spettacolo che fanno outing non è poi molto grande. Per questo they "sympathize". Certo, la razionalità e la serietà critica oggi non hanno buona stampa, un po' come la dignità, però speriamo che il fenomeno dei bloggers "trasgressivi" con il loro seguito di aficionados virtuali cominci presto a stroppiare e si ritorno a forme più alte ed efficaci di comunicazione tra gli esseri umani.

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  9. Poi ci sono i commentatori che hanno la strizza anche solo a usare un nick, virgolettano a casaccio perché non sanno pesare le parole, usano outing al posto di coming out, la prima persona plurale per sentirsi meno soli, e intanto invocano forme più alte ed efficaci di comunicazione.

    Hai provato con l'uniposca al cesso della stazione?

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  10. Patetico, sei già alla violenza verbale. Pensavo che il blog ti avesse compensato dalle frustrazioni dell'insegnamento (quello attuale e quello mancato). Comunque se lo scopo, come presumo, era di far venire fuori la feccia dei rigurgiti varii, hai raggiunto l'obiettivo. Perlomeno stando ai commenti, tipo antinazismo=perbenismo, magari con immancabile viratina finale su Israele, quasi che per poter criticare Israele sia per forza necesasrio riabilitare il nazismo, ops pardòn, "sympathize with it". Ma va a cagare va, e la prossima volta, cerca di riflettere prima di scrivere di queste cose. Intelligenza e brillantezza da blogger non vanno sempre necessariamente insieme, pensaci (se puoi).

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  11. antinazismo = perbenismo.
    questa mi sembra una gran cazzata.
    Semmai filonazismo=conformismo, vista la quantità di artisti che hanno flirtato con il nazismo per scandalizzare. Poi c'è chi filonazista lo era veramente, ma cavolo, ha scritto uno dei 5 romanzi del 900 che bisogna assolutamente leggere (Voyage...).
    Io comunque sono contrario alla scelta di Cannes. Non avrei allontanato il regista. Sono contro ogni censura. Le sue parole non mi sembrano politica (neanche quelle su Isralele), mi sembrano solo cose sciocche dette per stupire. Il mio è un giudizio estetico: esteticamente, quella provocazione è una stupidaggine. Ma del resto, anche il mio giudizio estetico sui film di LVT è negativo: sono falsi, punto. Anche Fassbindere venne accusato di antisemitismo (per una sua opera, non per delle esternazioni): ma Fassbinder, pur con il suo gusto teatrale, i suoi fondali ecc. non era falso, o perlomeno, a me non faceva questa impressione.

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  12. Propongo un minuto di silenzio per l'Anonimo che si sente violentato verbalmente perché gli hanno risposto al commento.

    Carino quel varii con due i, molto raffinato. Però "va a cagare" si scrive con l'apostrofo, sennò non è più imperativo.

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  13. Condivido ogni singola parola scritta da leonardo sul tema odierno. Comprese quelle dirette all'anonimo bilioso.

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  14. Credo che Marco abbia centrato il problema (anche Anonimo, ma con troppa foga polemica). Per come si è sviluppata la vicenda sembra proprio un tentativo abbastanza maldestro e disperato di far parlare di sé da parte di un artista che sembra non avere più niente da dire. Un po' brutta, come cosa. E' anche vero che, appunto, tanti nel mondo dello spettacolo hanno amato e amano flirtare con le esperienze storiche aberranti, ne sono attratti. Questo ovviamente non li giustifica minimamente, serve forse però a mettere nella giusta prospettiva l'episodio e a ridimensionarlo (parecchio).
    PS: antinazismo=perbenismo è invece di una stupidità desolante. Anche qui forse per la voglia di "stupire" ad ogni costo?!?

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  15. era inevitabile che dopo l'attrazione con cloro cogliessi questo brillante lato di von trier, che immagino avrai studiato e citato approfonditamente anche nelle sue altre qualità. Mi dispiace che tu debba sopportare silente il tabù della rottura di coglioni di Israele. Non ti trattenere, dillo pure apertamente che ti sta sul gozzo anche a te, la chiarezza è una virtù. E poi, dato che le primavere arabe (sopratutto in egitto) sembrano essere decisamente primavere islamiche, è probabile che il futuro della "rottura di coglioni" entrerà in una fase critica, data la prospettiva di guerra santa che sembra organizzarsi. Cosa ci sia di buono in tutto ciò per i laici e illuministi europei, tra cui sei anche tu, io non so.
    Luca

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  16. "Brillante lato di Von Trier" - ho scritto che mi sembra un maniaco depressivo.

    "dillo pure apertamente che ti sta sul gozzo" - guarda, se vuoi c'è un tasto "cerca" qui di fianco, scrivi "israele" e trovi tutti i capi di imputazione che vuoi.

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  17. Condivido tutto dell'articolo e finalmente leggo qualcosa di acuto e sensato sulla vicenda. La frettolosa e pelosa decisione di estromettere Lars von Trier si è dimostrata ancora più patetica delle sue dichiarazioni, che per quanto sgradevoli e illogiche non meritavano tanta indignazione, tutt'al più uno sberleffo e, più avanti, forse anche un'analisi del perchè di questo suo suicidio mediatico. Ma si sa, chi tocca nazismo e sionismo muore...

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