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venerdì 7 dicembre 2012

Il Santo che sapeva leggere, persino

Ambrogio è uno dei pochi santi
dell'antichità di cui abbiamo la sensazione
di conoscere davvero il volto: il mosaico
nella sua basilica è quasi una fototessera
 (io me ne sarei fatta scattare un'altra
con le orecchie allineate, ma vabbe', vanità).
7 dicembre - Sant'Ambrogio, già Aurelius Ambrosius, 339-397, vescovo di Milano, dottore della Chiesa.

In certe giornate di giugno, non potendo fare diversamente, mia madre mi caricava in macchina e mi portava con sé al lavoro, nella scuola materna che pochi anni prima avevo frequentato anch'io. Ero già più alto e robusto dei suoi alunni, e disponevo di tutto il necessario per sbulleggiarli, tranne l'inclinazione. Me ne stavo per lo più seduto su una panca, o un gradino, o un'altalena, a leggere qualcosa - era incredibile quanti libri ci fossero in un istituto per non alfabetizzati, ed era tutta roba di qualità, i classici, Rodari Lodi Calvino. A volte leggevo ad alta voce ai bimbi che me lo chiedevano peffavore, altre volte uno di loro veniva a chiedermi cosa stessi facendo, senza nessuna ironia: perché me ne stavo impalato davanti a quelle pagine senza leggerle? Dopo il mio iniziale stupore, mi ero rassegnato a spiegare ogni volta l'arcano.

"Sto leggendo con gli occhi".
"Eh?"
"Non c'è bisogno di parlare quando si legge. Si può fare anche solo con gli occhi".
"Cioè tu stai leggendo?
"Eccerto".
"Non ci credo. Dimmi cosa c'è scritto qui".
"Schiaccia il piede Cipollone / al gran principe Limone".
"Ma come fai?"
"Ma niente, è facile, alle elementari lo insegnano anche a te vedrai".
"Ma la maestra..."
"Anche la maestra sa leggere con gli occhi se vuole. Usa la bocca solo per leggere le fiabe a voialtri analfabeti".
"MAESTRA! TONDELLI MI A DETTO ALFANABETA!"
Giuro, mi chiamavano Tondelli già all'asilo.

Quando penso ad Ambrogio mi vengono sempre in mente quelle giornate di giugno in cui per la prima volta mi sentivo un grande in mezzo ai piccoli; uno che sa fare senza difficoltà qualcosa che loro nemmeno riescono a immaginare. Forse Ambrogio si è sentito così tutta la vita, l'unico adulto di tutta Milano, di tutto l'impero. Nelle sue Confessioni Agostino riporta, sbalordito, un dettaglio illuminante: Ambrogio sapeva leggere senza parlare, senza nemmeno muovere le labbra! Ma perché faceva così? Forse, riflette Agostino (certo non l'ultimo arrivato, anzi un famoso docente di retorica, uno specialista della parola orale e scritta), forse era un modo per non affaticare le corde vocali, stressate dalle continue prediche e orazioni. Si direbbe che al più grande intellettuale e scrittore del quinto secolo sfugga la semplice evidenza che leggere con gli occhi è il modo più spiccio. Quindi, insomma, i contemporanei di Agostino e Ambrogio non sapevano leggere in silenzio. Forse non era sempre stato così, per esempio Plutarco rappresenta sia Alessandro Magno sia Giulio Cesare nell'atto di leggere in silenzio almeno dei brevi biglietti. Magari verso il quarto secolo la qualità delle scuole era calata drasticamente: non possiamo saperlo perché non c'erano ancora le ricerche Ocse o Invalsi (continua sul Post)

7 commenti:

  1. Pero` da quello che mi ricordo dalle Confessioni, lo stesso Agostino ipotizza che probabilmente Ambrogio preferisse leggere in silenzio per evitare che qualcuno dei molti ammiratori gli facesse domande sul significato di un brano. Insomma, un trucco per essere lasciato in pace.

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  2. La questione della lettura silenziosa nella tarda antichità e nel medioevo è oggetto di un annoso dibattito, ma basta avere presente un manoscritto dell'epoca per rendersi contro che la lettura ad alta voce è la spontanea soluzione (adottata anche oggi dagli studenti di paleografia) al problema della difficoltà di cavare un senso dalla scrittura continua, senza spazi di separazione tra le parole, senza punteggiatura e lettere maiuscole. Provare per credere! ;) Ambrogio doveva essere davvero molto dotato, e probabilmente aveva anche un motivo preciso per non leggere ad alta voce in quella e altre occasioni. Complimenti per il post, interessante oltre che divertente.

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  3. ma, ecco... non è che vorrei darti dello scansafatiche... anche perché mi sa che qualche volta devo aver detto: ora riscrivilo con metà parole
    oppure ci ho le premonizioni perché il pezzo il lo conosco già, non mi fraintendere: io sono favorevole al riciclaggio... anzi, mi disturba assai che i pezzi vengono sostituiti da quelli nuovi, senza neanche essere utilizzati per incartare il pesce
    più che altro volevo leggere una cosa nuova
    però l'ho letto lo stesso, volentieri

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  4. allora mi sa che hai usato concetti o pezzi di qualcosa già scritto su sant'ambrogio... (mica penserai che leggo robe su sant'ambrogio da altre parti?)
    non mi vorrai mica rimproverare perché ti leggo attentamente?
    ma tanto me lo sono letto tutto lo stesso e la cosa di leggere con gli occhi è davvero carina.
    io prendo il treno tutti i giorni e c'è un sacco di persone che legge o studia. alcune di esse le vedo muovere le labbra mentre leggono, evidentemente non tutti leggono con gli occhi

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    1. Leonardo aveva già parlato di Ambrogio nel post su Agostino, e anche lì si citava il fatto di leggere con gli occhi: forse ti era rimasto in mente qualche passo di tale post.

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  5. oh, be' io faccio continuamente delle gaffe.
    faccio persino più gaffe che errori di ortografia.
    sì, lo so, sembra impossibile.
    ochei, leona', la prima volta che passo di là ti offro un caffè così ne approfitto per vedere la piazza più grande del mondo, o almeno più grande tra quelle dove non ci ammazzano gli studenti

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