lunedì 8 settembre 2014

I nostri piccoli assassini


I nostri ragazzi (Ivano De Matteo, 2014)

Capita in tutte le famiglie - ricche, o meno, perfette o meno. Capita, a un certo punto, che ci venga ad abitare un perfetto sconosciuto. Di solito si prende la stanza del piccolo, quello tanto carino che è scomparso all'improvviso senza neanche salutare. Si disfa dei giocattoli e si mette a tappezzare le pareti di cose incomprensibili. Non è chiaro chi sia, cosa faccia, cosa guardi sul monitor, cosa scriva sul cellulare; dove passi i pomeriggi e a volte le nottate. La mattina dice di andare a scuola, ma le versioni sue e degli insegnanti non coincidono mai. È fragilissimo, eppure hai la sensazione che potrebbe uccidere qualcuno a mani nude. Non ha affetto da mostrarti, solo favori da chiederti. Sa che non potresti rifiutarti. O potresti?


I nostri ragazzi comincia e finisce col botto, e nel mezzo fa quel che può per non perdersi. È un buon thriller psicologico senza esorbitanti pretese, che arriva nelle sale nel settembre 2014 scontando la sfortuna di assomigliare un po' troppo a un altro film, molto più ambizioso, di cui negli ultimi mesi si è parlato tantissimo: Il capitale umano. Il confronto è inevitabile: di nuovo un romanzo non italiano (stavolta è La cena del danese Herman Koch: per favore, continuate così, questi innesti stanno funzionando); di nuovo due famiglie a tavola e due adolescenti nei guai. Ma è un confronto terribilmente ingiusto, che serve soltanto a evidenziare quello che Virzì era disponibile ad aggiungere e che a De Matteo non interessava. Il primo non poteva rinunciare a fornire ai suoi personaggi coordinate politiche, sociali, geografiche, senza preoccuparsi di scadere nel macchiettismo e anzi aggiungendo siparietti satirici gratuiti (ma irresistibili); a De Matteo la politica non interessa, non interessa la geografia, né la satira dei costumi. Persino gli adolescenti, che da un certo punto in poi si prendono il film di Virzì e lo portano a conclusione: persino loro sembrano ai bordi dell'occhio di bue di De Matteo; animali incomprensibili dietro le cui azioni rituali (fumare - messaggiare - limonare alle feste) si nascondono pulsioni oscure su cui non sembra lecito indagare.

A De Matteo interessavano soltanto i quattro adulti (facciamo tre e mezzo, la Bobulova non ce ne voglia): il modo ovviamente imprevisto in cui reagiscono a uno choc che mette in discussione il loro sistema di valori eccetera. Il rischio di girare un film di tinelli è corso con consapevolezza, tanto più che De Matteo decide di demandare agli arredatori una buona parte della caratterizzazione dei personaggi. Intuiamo il progressismo della coppia Lo Cascio - Mezzogiorno dalla quantità di libri alle pareti (affastellati senza nessuna cura degli accostamenti cromatici); l'insensibilità di Gassman dalla luce gelida e ambulatoriale del lunghissimo corridoio che percorre tra studio e camera del bambino. E poi naturalmente ci sono gli attori, con tutto quello che non riescono a lasciarsi dietro tra un film e un altro, e ci fa immaginare una Mezzogiorno più imbronciata di quanto probabilmente non sia, e quanto a Lo Cascio... ecco, parliamo di Lo Cascio (ne parliamo su +eventi!)

11 commenti:

  1. Il libro è potentissimo, sono contenta che qualcuno (un italiano, evviva!) abbia avuto il coraggio di portarlo sullo schermo. Arrivare in fondo rispettando il racconto dev'essere stato difficile, anche solo per questo correrò a vederlo.

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  2. Temo che da quel punto di vista possa deludere; se ho ben capito il punto di forza del libro era l'unità di luogo e di tempo, che non è stata rispettata.

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  3. A me Lo Cascio, nel Capitale Umano, non è per niente dispiaciuto. Il personaggio era abbastanza consapevole della sua meschinità da fare simpatia (e poi i siciliani che quando si incazzano smanacciano e mandano a fanculo le vecchine fanno ridere, c'è poco da fare).

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  4. Leo, quando ci fai un pezzo bipartisan sulla moretti e giletti?

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    1. La birra e i rasoi è più un argomento estivo...se si vuole stare sull'attualità è meglio moretti giletti...comunque fate vobis

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  5. Wow. Ieri sera ho visto il film e, caspita, ci hai preso davvero! Ottima recensione: su Lo Cascio, Gassman e tutto il resto (credevo fosse impossibile rivalutare Gassman come attore, ma in questo film ne esce davvero bene).

    Solo, mi è parsa un po' inverosimile, oltreché ingenerosa, la rappresentazione dell'universo giovanile; quasi che in ogni adolescente introverso e smanettone al pc si nascondesse un killer potenziale; e come se non si riuscisse a costruire il personaggio dell'adolescente senza dare fondo agli innumerevoli stereotipi che rientrano nella categoria "giovani d'oggi". Da questo punto di vista il Capitale Umano era più completo

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  6. Certo se rivchetti fosse dei 5s sarebbe già partito il pistolotto sermone firmato dal parruccone...

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    1. Alle primarie chi votiamo: richetti o bonaccini...tanto valeva mantenere in sella vasco...

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  7. Herman Koch è olandese. Nel complesso, dopo un inizio che mi aveva entusiasmato, il romanzo mi ha un po' annoiato.

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  8. Esiste anche un film olandese (2013) tratto dal libro. In quel caso la trasposizione è stata molto fedele.

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