mercoledì 25 maggio 2016

I mutanti non muoiono mai (quasi)


X-Men: Apocalypse (2016, Bryan Singer)

I primissimi X-Men, quelli con la casacca
della Nocerina. Jean Grey sta già
battendo la fiacca.
Non è facile essere mutanti. Tutti ti odiano perché hai dei poteri incredibili che di solito non riesci a controllare. Ti verrebbe voglia di spaccare tutto - e invece di solito quella voglia è già venuta prima di te ai mutanti cattivi e tu sei nella squadra dei buoni. Il che significa, in linea di massima, che dopo esserti preso parecchie botte o fulmini in testa o raggi cosmici, riuscirai a trionfare sui cattivi ma arriverà l'esercito e ti darà la colpa di tutto il disastro e dovrai nasconderti da qualche parte in attesa del prossimo film. Ah, è facile che nel processo tu perda qualche amico/a che invariabilmente gli sceneggiatori faranno resuscitare, ma a quel punto magari sarai già morto tu. E non finirà mai. Finché i diritti ce li ha la Fox, e perché dovrebbe perderli? Basta fare un film ogni due o tre anni. Non c'è scritto da nessuna parte che debba essere un bel film.

Nei primi anni Sessanta, Stan Lee ottiene inconsapevolmente un dono da cui derivano grandi responsabilità: qualsiasi idea gli frulli per la testa, anche scema, si trasforma immediatamente in oro, tirature esaurite, ristampe, merchandising. E se Superman invece di essere uno solo fosse un gruppo, anzi una famiglia, ognuno con un potere specifico? Li potremmo chiamare... Fantastici Quattro! E se in ragazzino morso da un ragno radioattivo cominciasse ad arrampicarsi sui muri? E se uno scienziato durante un esperimento diventasse una belva irrefrenabile, grigia, anzi verde perché in quadricromia viene meglio? Sessant'anni dopo queste idee ancora funzionano, ancora ci tormentano, ancora macinano soldi. Ma nel 1963 Lee non lo sapeva. Poteva durare ancora pochi mesi, bisognava battere il ferro finché era caldo, la gente voleva leggere di teenagers trasformati in supereroi a causa di qualche incidente atomico o cosmico, ma Lee a un certo punto non sa più che incidenti inventarsi. Decide di buttarla in genetica, e si mette a inventare un gruppo di ragazzi che semplicemente coi poteri ci è nato. Mutati geneticamente, anzi, mutanti. È l'idea più inquietante che gli sia venuta, ma ci mette del tempo a ingranare: forse perché i primi costumini non erano un granché. Poi nel 1975 un giovane sceneggiatore (Chris Claremont) cambia i costumi e gran parte dei personaggi, ma soprattutto decide di dare ai suoi personaggi uno spessore emotivo.

La quintessenza di Claremont: perché
inventarsi dei nemici? I nemici siamo noi.
(Ho perso il conto di quante volte
Xavier ha ripreso l'uso delle gambe).
Scopriamo che tra una missione e l'altra sono tutti tormentati, tutti disperati, tutti innamorati quasi sempre della persona che o non li contraccambia o sta per perire eroicamente in un incidente cosmico. In sostanza i lettori dei giornaletti, in prevalenza maschi, cominciano a leggere telenovelas senza accorgersene: è la rivoluzione copernicana, da lì in poi tutti i supereroi dovranno avere una vita sentimentale tormentata. Gli X-Men, ex supereroi mutanti di serie B, trasformati in freak tormentati e vittime dell'intolleranza dei benpensanti, diventano i supereroi più popolari degli anni Ottanta. Poi Claremont viene sostituito da autori meno dotati e scrupolosi, che inevitabilmente ingarbugliano la novela a livelli insostenibili, ammazzando qualcuno dei personaggi più amati per resuscitarlo a turno. La situazione è già abbastanza compromessa, quando nel 1994 la Fox si compra i diritti, probabilmente al ribasso. Sono anni grami per il cinema di supereroi: anche Batman è finito nelle mani di Schumacher, che lo tratta con sufficienza, un deficiente in costume. Per arrivare al cinema i mutanti devono aspettare il 2000, e un nuovo approccio al genere, più affettuoso, inaugurato da Sam Raimi col primo Spider-Man. La loro prima trilogia non è altrettanto riuscita, né poteva andare altrimenti: troppi personaggi, troppi problemi; sono proprio i fans più affezionati, dopo aver chiesto di vedere in sala tutti i loro eroi e antieroi preferiti, a dichiararsi delusi da film che condensano in due ore saghe affollatissime di personaggi e sottotrame. La cosa più triste è che questo rapporto di amore-odio non si traduce in fallimento al botteghino, anzi il contrario: più sono brutti e confusi, meglio vanno (continua su +eventi!)

1 commento:

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