giovedì 1 settembre 2016

De inutilitate lycei classici, oratio non confutatura

Kalendas septembres dies sunt, quo lycei classici fautores - doctores et alumni et aliqui seduli discipuli etiam - secretos timores fugant indulgentibus cum sermonibus in periodicis diarisque. Semel in anno nostri lycei immensa excellentia ac universalis utilitas confirmandae sunt, quasi imminens periculum ne obliviscamur sit; semel in anno repetere iuvat lyceum classicum "mentem aperire" - amplius quam quodvis lyceum, quamvis scholam ex mundo! Sic dicerent institutiones internationales, si ab lycei classici alumnis regerentur. Semel in anno studiarum humanitatis laudes celebrare necesse est, ingentiore voce: quasi dubii sonus fugandus acutius in animis nostris audiatur.

Perdiu de hoc disputavimus: canis suam caudam ibi mordet. Lyceum classicum magis amata schola ab lycei classici operatoribus manet. Nulla schola in orbe terrarum lycei classici alumnos profert quam italicum lyceum ipsum. Cum multi ex alumnis istis, quibus de primato studiorum humanitatis diu magistri persuaserant, lycei classici doctores iure fieri volent, ab eis aliis junioribus discipulis de excellentia utilitateque lycei persuadendum erit. Schema Pontii hoc videtur, forsitan iampridem corruens; et kalendis septembribus tamen quidam temptat, quidam temptatur. Tantum de hoc disputavimus, ut nihil nunc ascribere prosit. Singulam minimam rem hodie denuntiamus: omnis iste locorum communum thesaurus, pro graecorum antiquorum et praecipue latinorum sermonibus, in italico scribitur ac legitur.

Non in latino.

Quia sermonem latinum nemo scribit, nemo legit, nemo comprehendit. Nullus lycei classici gloriosus alumnus unam sententiam in lingua latina componere posse vel velle videtur. Sententiam, dixi? Ne "Facebook" nomen quidem Gramellinus recte latine convertit. Considerate. Si lyceum tam efficacem est, ubi sunt latinis litteris docti viri aetatis nostrae? Quinquaginta annis ante, Cicero Pindarusque proferebantur in "Gazzettae dello Sport" columnis. Humanae litterae patrimonium commune erant. Hodie in Facebook (qui "Facierum Liber" nominari potest) italici utentes mema in anglorum lingua comunicant, quam multi duo hores solum in septem diebus studuerunt in lyceo. Hic non Tacitum, non Sallustium invenis; non "irrumabo ego vos": omnes "fuck you" scribent et comprehendunt. Ubi sunt antiqua verba, et vetustae declinationes quas per infinitam aetatem edidicimus? Donec superbi lycei veterani, doctores renuntiati, laureae chartam ad parietem affigunt, Castiglioni-Mariotti librum in cistam claudent ut numquam aperiant. Aut illum nepotibus donant, longis sermonibus adiunctum de antiquarum litterarum novitate, de antiquorum laudatorum temporis acti praesente momento.

Iam pascuum quietum lyceum classicum esse declaravimus, sive paradisum ad delectandos optimatum filios (et filias) circonvallatum; iam latina lingua non logicior vel compositior quam aliae disciplinae studii dignae et utiles nobis visa est; iam strenue alumnorum classicorum excellentiam disputavimus (quod post hoc ergo propter hoc videtur: multi discipuli excellentes iam erant lyceo ante). Hodie solum lyceum classicum inutilis esse confirmamus, non quod latinam linguam docet, sed vice versa: quod eius alumni latinum non serbant. Et cum hoc in latina lingua scribamus, confutaturi facile non sumus.

Qui potest barbaritatem meam excuset, et errores inevitabiles; non in lyceo classico meum latinum fictum est (et in Arcadia, ego?)

33 commenti:

  1. μα βαττελαππἰα νδερ χυλο βα

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    1. Non l'avrà scritto volutamente in italiano? ;-)

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    2. C'è una caterva di errori, non semplicemente quel "non in latino".

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  3. Peraltro, in questi giorni, per fatti miei personali, rileggevo "miser Catulle desinas ineptire" con gli occhi pieni di lacrime, manco una sedicenne con Moccia. Mi spiace, ma gli alumni (atque alumnae) latinum serbant, eccome.
    Poi, la risposta alla domanda sull'UTILITà è sempre il prof. ebreo di Schindler's List che dice all'ufficiale nazista "ma come a cosa serve la storia? a cosa serve la letteratura?" - che ok, se non c'era Ben Kingsley a portargli in fretta e furia la tesserina falsa da tornitore specializzato il prof. non la raccontava, ma resta che la domanda la fa un ufficiale nazista...

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  4. PROGRAM MAIN
    INTEGER N, X
    EXTERNAL SUB1
    COMMON /GLOBALS/ N
    X = 0
    PRINT *, 'Enter number of repeats'
    READ (*,*) N
    CALL SUB1(X,SUB1)
    END

    SUBROUTINE SUB1(X,DUMSUB)
    INTEGER N, X
    EXTERNAL DUMSUB
    COMMON /GLOBALS/ N
    IF(X .LT. N)THEN
    X = X + 1
    PRINT *, 'x = ', X
    CALL DUMSUB(X,DUMSUB)
    END IF
    END

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    1. Ho capito questa, non tutto il resto sopra, da geologo diplomato geometra. Siamo sempre il paese del barocco e del linguaggio delle élites.

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    2. Si parlava dell'utilità di linguaggi morti, ho provato a dare il mio contributo

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  6. per fortuna che google translate traduce anche il latino :)

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  7. Ad es. Mussolini si' che ci credeva, al Latino:
    http://www.bbc.com/news/world-europe-37230455
    (perche' aveva fatto le magistrali)

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  8. Ho fatto il classico e ho ritenuto a lungo una risibile favola quella dell'utilità, dell'aprire la mente... anni dopo, all'estero devo dire che mi fu utilissimo per il francese e poi per lo spagnolo. In ogni caso mi piacerebbe rilanciare l'esperanto.

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  9. Secondo me il problema non è il latino in quanto tale, ma il modo in cui esso viene insegnato. La colpa non è dei docenti, che si limitano a svolgere il programma, quanto del programma stesso.
    Il latino viene dimenticato dal 95% degli studenti in quanto non viene insegnato come lingua; scopo delle lingue è infatti comunicare e non si può comunicare con un qualcosa che ci vogliono dieci minuti per analizzarlo.
    La lingua tedesca ha una complessità paragonabile a quella del latino, ma chi studia tedesco a scuola poi... lo parla. Perché col latino non succede? Forse perché non viene insegnato per essere parlato? Una lingua da imparare senza parlarla, assurdo.
    In Finlandia, il latino è trattato come una qualunque altra favella e il risultato è che uno studente che l'ha fatto per un paio d'anni ci sa esprimere assai meglio di un italiano che l'avrebbe studiato per 5 h a settimana per 2 anni.
    Nulla contro lo studio della lingua latina, utilissima per chi vuole studiare francese, spagnolo, rumeno o portoghese, ma purché venga trattata come una lingua, con la conversazione, i livelli e tutte quelle cose che aiutano nello studio delle altre.

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    1. Una domanda che mi sono sempre fatto è appunto che cosa ci sia di tanto differente che studiare latino, o greco antico, rispetto ad una altra lingua straniera, oltretutto da quello che so le differenze tra greco antico e greco moderno non sono poi così tante se non nel lessico. Inoltre tutte le lingue naturali hanno delle difficoltà e delle complessità non indifferenti. Francese ed inglese non sono lingue così semplici, per motivi diversi, ed anche l'italiano presenta diverse difficoltà per chi viene da lingue non neolatine. Potrebbe essere una differenza di metodo di studio? Nel senso che la didattica nell'insegnamento delle lingue straniere è sempre in evoluzione, mentre per il latino nei licei italiani si continua ad usare didattiche antiche. Oppure semplicemente chi fa il classico proviene da uno strato sociale differente rispetto a ch fa una scuola professionale e quindi di per sé ha stimoli e possibilità differenti?

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    2. Non a caso il latino è definito "lingua morta". Accade per tutte le lingue, alcune scompaiono, altre si evolvono. Ma non mi è chiara la storia dello strato sociale: io ho frequentato il liceo classico e non sono di certo in una posizione agiata. Qual è il nesso?

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  10. Voto 4 per il contenuto (banale e facilmente confutabile) e voto 3 per il latinorum usato (zeppo di errori).

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    1. "facilmente confutabile"

      ah.

      ...beh, che c'è allora? non c'hai tempo? non vuoi abbassarti?

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    2. Sarebbe così gentile da darci un saggio di come Lei scriva in latino, e poi magari, se resta il tempo, da confutare ciò che è facilmente confutabile?
      Perché altrimenti, vede, il lettore sprovveduto rischia di convincersi che un'esposizione quotidiana agli esempi più illustri di virtù, alle architetture argomentative più possenti, alla sintassi più impervia, fallisca anche l'obiettivo minimo: formare un conversatore leale e gradevole.

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    3. Intellectus forsitan non sum: confutanda mea oratio est ab primo lycei veterano qui eam in latino sermone corrigerit.

      Sunt vere ibi errores multi, et horribiles. Sed egomet inveni, sine nullius alumni auxilio: quod erat demonstrandum.

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  11. Quindi, mentre scrivevo il commento di ieri sera che finiva con un'esortazione a parlare di Gramellini, tu stavi scrivendo il pezzo su Gramellini. Ti leggo da cosi` tanto tempo che qualche volta riesco persino a prevedere di cosa scriverai! Se non e` un fan questo... Se un giorno dovessi passare da Modena verro` a chiederti un autografo. Un abbraccio!

    PS: Il segno del declino dell'Italia e` Gramellini a scrivere sulla Stampa invece che su blog, e Leonardo sul blog invece che sulla Stampa o sul Corriere.

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  12. Anche Jerry Calà ha fatto il classico. L'argomento definitivo ;-)

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    1. Hai ragione, questo mi fa rivalutare il classico

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  13. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  14. Anche da notare: il latino si studia altrettanto anche al liceo scientifico.

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  15. Io il latino non l'ho mai memorizzato neanche sotto minaccia materna -che l'ho studiato da privatista perché all'artistico non c'è - però è utile, obbiettivamente. Per es.,ve lo ricordate quando Ratzinger ha dato le dimissioni da Papa? Beh lo scoop lo fece una giornalista che CAPIVA il latino PARLATO e quindi mentre i suoi colleghi aspettavano la traduzione lei andava in stampa col botto!

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    1. Ne "omne ponteficis morte" quidem: omne ponteficis resignatio!

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  16. Mi sono per caso imbattuto in questo suo scritto. Sostenere che il liceo classico sia inutile perché il latino e il greco non rimangono nelle menti dei discenti una volta terminati gli studi (affermazione per altro non verificata, ma che scade in un becero luogo comune) equivale a dire che studiare algebra non serve a nulla perché nessuno si ricorderà come risolvere un’equazione di secondo grado, oppure che la fisica sia inutile perché nessuno a distanza di tempo avrà memoria della legge di Hooke. Come vede, questo ragionamento si può applicare a qualsiasi campo di studio affrontato al liceo, ma chissà perché la maggioranza si accanisce sempre e irrimediabilmente proprio sul latino e sul greco. Perché di gente che sostiene l'inutilità del greco e del latino ce n'è fin troppa. La crociata contro il liceo classico è diventata uno di quegli argomenti da tirare fuori come un jolly, sia che ci si trovi tra amici a fare due chiacchiere al bar, sia che se ne discuta in sedi di maggior peso. Non so perché, ma in tutta questa storia ci ho sempre rivisto una notissima favola di Esopo (guarda caso, un Greco) che magari molti dei poveri e sfortunati discepoli del liceo classico sono stati persino “costretti" a tradurre tra i banchi di scuola. La favola in questione è nota con il titolo de "La volpe e l'uva": l'astuta volpe tenta di afferrare l'uva dal tralcio, ma l'altezza del frutto glielo impedisce. Dopo vani tentativi l'animale sconfitto si allontana disprezzando l'uva, oggetto del suo desiderio, dicendo "è acerba”. E Fedro chiosa: "Qui, facere quae non possunt, verbis elevant, adscribere hoc debebunt exemplum sibi" (coloro che sminuiscono a parole ciò che non possono fare, debbono applicare a sé stessi questo paradigma).
    Il parallelo con i detrattori del latino e del greco è presto detto. Chi ai tempi del liceo era una capra (per rimanere in tema animale) in latino e greco, una volta fuori tende a minimizzare i propri insuccessi. Non ammetterà mai la sua inettitudine o la sua negligenza, preferendo disprezzare il latino e il greco definendole con l’appellativo di "lingue morte”, relitti, macerie su cui non vale la pena costruire nulla.
    "Colui per il quale il presente è l'unica cosa non sa nulla dell'epoca in cui vive”, scriveva il buon Oscar Wilde. Siamo troppo abituati a dare peso solo a ciò che sta in superficie (la famosa "punta dell’iceberg”), ma rappresenta una fatica immane per la maggioranza della gente calarsi al disotto dell’orpello e andare in cerca delle fondamenta. Il passato di quella che noi chiamiamo "la Civiltà Occidentale” affonda le sue radici nella storia di quei popoli che, come gli antichi Greci e Romani, hanno plasmato, nel bene o nel male, la nostra Cultura presente. Riconoscere la grandezza di Platone, Saffo, Catullo e Orazio e affermare l’inutilità della loro lingua significa vaneggiare come ubriachi. Ecco perché il latino e il greco antico, tanto bistrattati, sono materie di studio al liceo classico. Avere il privilegio di leggere e comprendere quello che è rimasto di questi ed altri antichi antenati (per altro nulla in confronto a tutto quello che hanno prodotto e che è andato perduto) presuppone una conoscenza critica della lingua che questi uomini e queste donne adoperavano, e che strascicando vive ancora nel nostro idioma. Fornire all’uomo gli strumenti per attingere a questa conoscenza in totale autonomia e libertà (per evitare di incappare nell'Azzeccagarbugli di turno) è compito della Scuola, nonché conquista inalienabile dell’Umanità. A noi la libertà e il coraggio di servirci o meno della nostra intelligenza.

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  17. Risposte
    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. Hoc intellegis? βαλ᾿ἐς κόρακας
      Vale

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