martedì 4 aprile 2017

Caccia al profeta in patria

Il cittadino illustre (El ciudadano ilustre, Gastón Duprat, Mariano Cohn).

"Gli autori dovrebbero morire dopo aver pubblicato il libro", diceva un autore vivo e vegeto, ormai tanti anni fa. Infatti di solito sopravvivono e alla lunga diventa seccante, vederli aggirarsi tra le loro opere, sempre più grigi e meno interessanti, come se attendessero all'ingresso le interpretazioni: questa può passare, questa proprio no, diventano i buttafuori delle loro creazioni, ma non si vergognano? Bisognerebbe ammazzarli; purtroppo è vietato. Il sistema più educato che abbiamo trovato, per farglielo capire, sono le statue. Quando lo scrittore vede che gli stanno innalzando un monumento, ecco, se non è un deficiente dovrebbe arrivarci da solo: è l'ora di togliersi di mezzo. Funziona anche coi premi, ma solo quelli molto prestigiosi, ad esempio il Nobel.

Gli argentini non hanno mai vinto un Nobel per la letteratura. Se pensate che vabbe', Borges a parte non è così strano, in fondo sono soltanto 40 milioni, ecco, tenete conto che il Cile ne ha vinti due. Il Cile, come dire il gemello cattivo - e uno l'ha vinto pure il Perù, 30 milioni di abitanti (tra cui Vargas Llosa). In Columbia poi è nato García Márquez, come fai a non darlo a García Márquez? Però a Borges no. C'è che Borges, di tutti i più celebri scrittori latinoamericani, è il meno latinoamericano - non sarà un po' il problema dell'Argentina, troppo periferica per essere mainstream, troppo bianca per essere almeno esotica? Magari El ciudadano ilustre è nato così, un esercizio mentale della premiata coppia di cineasti: uno scrittore argentino da premio Nobel, come te lo immagini? Un po' schizzinoso, senz'altro (continua su +eventi!)

4 commenti:

  1. Questa recensione m'ha incuriosito assai. Spero vinca qualche premio a Cannes o almeno un oscar, così sky lo darà quando farà le rispettive rassegne in contemporanea con le premiazioni oppure nella categoria cult o world...
    mi sono talmente rotto di supereroi, polizieschi vari e commefie varie che vado guardando qualunque film cinese, iraniano, spagnolo...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Be', comunque il cinema argentino ha sempre avuto delle proposte interessanti, specialmente se si conosce abbastanza la storia del Paese da poter apprezzare i riferimenti. Solo che, appunto, ci vuole un premio come l'Oscar o la Palma d'oro perché la distribuzione internazionale se ne accorga: è quel che è successo nel 2010 con "El secreto de sus ojos", che fra l'altro forse non è neanche il film argentino più interessante degli ultimi dieci anni.

      Ma d'altronde, appunto, è un po' la stessa logica perversa del Nobel: si pensa solo a quello non assegnato a Borges (probabilmente per ragioni politiche, visto il suo iniziale appoggio alla junta di Videla) e ci si scorda di tutti quegli autori, da Arlt a Cortázar a Puig, che pure varrebbero più di una lettura. Chissà se Duprat e Cohn li hanno presi in considerazione per creare Mantovani, forse anche questa è una possibile interpretazione.

      Elimina
    2. È coprodotto dalla Rai, più facile che tra qualche mesi lo trovi su RaiMovie.

      Elimina
  2. Colombia, non Columbia (questo è un errore che di solito fanno gli americani).

    RispondiElimina

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza magari la cancello.

Dimmi.

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).