mercoledì 27 dicembre 2017

La CEI vuole i tuoi soldi per le sue scuole

Immagina di essere il sindaco di una città che ha qualche problema con il traffico. Una mattina irrompe nel tuo ufficio un tale, dicendo che ha un’idea che risolverà i tuoi problemi. Lo conosci, ha messo su un servizio di minibus in alcuni quartieri – è stato anche accusato di discriminazione perché assume solo determinate categorie di autisti. Ma insomma, che vuole? “I miei bus hanno qualche problema”, dice, “non sono abbastanza competitivi”. Come se fosse un tuo problema di sindaco. Gli suggerisci di abbassare le tariffe. “Non ce la faccio”, ammette lui, “ma ho un’altra idea. Perché non calare le tasse ai cittadini che scelgono di usare i miei bus invece che i vostri?” Tu ti domandi se hai capito bene. “Sì, hai capito bene! In questo modo darai ai cittadini il vero diritto di scegliere, e io riuscirò a riempire i miei veicoli.” Tu gli fai notare che se lui riempie i suoi, quelli del servizio pubblico si svuoteranno. “Meglio così, no? In questo modo potrai togliere alcune tratte, licenziare qualche autista e risparmiare un sacco di soldi! Ci stai?”

Se il tizio vi sembra un matto, spero che non siate devoti cattolici. Perché è più o meno quello che la Conferenza Episcopale Italiana sta chiedendo da anni: siccome la scuola statale ha dei problemi lo Stato dovrebbe finanziare le scuole paritarie cattoliche. Così finalmente potrebbero essere competitive – nel senso che potrebbero sottrarre alle scuole statali una maggiore fetta di utenti. In questo modo, secondo tanti vescovi e insigni personaggi, lo Stato risparmierebbe. E non poco: miliardi di euro! Proprio così. Chiedono soldi allo Stato per far risparmiare lo Stato. Paradossale, vero? Ma non potrebbero fare diversamente. L’articolo 33 della Costituzione parla chiaro: ai privati è garantito “il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione”, ma… “senza oneri per lo Stato”. Quindi l’unico sistema per scucire un po’ di soldi dal Ministero è dimostrare che buttandoli a pioggia sugli istituti paritari, lo Stato ne risparmierà. E per quanto possa essere difficile convincere qualcuno a risparmiare dei soldi regalandoteli, i cattolici non hanno mai smesso di provarci (continua su TheVision).


7 commenti:

  1. un post così tre anni fa avrebbe raccolto non meno di 50 esternazioni. dove sono tutti?

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    1. stanno leggendo l'autobiografia del cantante dei Jarabe de Palo

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    2. Marino, è vero. Tu come lo spieghi che ci siamo ridotti a 4 gatti?

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  2. Ovviamente è un "falso problema": anche se non fosse anticostituzionale, la soluzione non sarebbe "appaltare" l'istruzione ai privati, ma capire se (e come) si possono ridurre i costi.

    Detto questo, ci sono cose che non mi tornano nelle loro tabelle.. il MIUR spende circa 30 miliardi all'anno per gli stipendi degli insegnanti delle scuole di I e II grado; se poi aggiungi il resto (stipendi del personale ATA, dei DS, degli USR e del Ministero stesso; e spese di esercizio di vario genere), arrivi a 46 miliardi annui. Gli studenti di queste scuole sono circa 7,8 milioni, quindi facendo due divisioni, i soli docenti costano 3.850 euro/anno per studente, mentre se includi anche tutto il resto il costo è di 5.900 euro/anno per studente. E pure questi non basterebbero, visto che moltissimi edifici scolastici (che io sappia, tutte le scuole primarie e secondarie di I grado) sono in carico ai Comuni, che pagano manutenzione, riscaldamento ed altre spese di esercizio.
    Ora, magari le spese "amministrative" sono un po' troppe rispetto agli stipendi dei docenti (non lo so). Ma con le cifre che dicono costoro (3.200 euro/anno per studente all'infanzia, 3.400 alla primaria, 4.300 alle medie) non si arrivano a pagare gli stipendi dei docenti (per non parlare di tutte le spese "accessorie"!).

    Secondo me nei loro calcoli ci sono vari "trucchi" che abbassano (e di molto) i costi di una paritaria, e probabilmente li hanno usati nel calcolo dei costi standard:

    1) considerare che tutte le classi siano di 23-25 allievi, cosa che è facile da realizzare in una paritaria (generalmente basta un bel numero chiuso), mentre in una statale è quasi impossibile, specie in scuole piccole come quelle che costellano i nostri paesini. Ad es., nella media dove lavoro abbiamo in tutto 4 classi: una prima di 26 persone, una seconda di 20 persone e due terze di 15 persone ciascuna (non era proponibile avere una sola classe di 30 persone), per cui la media è di 19 persone per classe.

    2) Gli insegnanti di sostegno rappresentano il 17% dei docenti della scuola statale. Nelle paritarie (che spesso dicono ai genitori di non essere in grado di gestire bambini "problematici"), siamo molto sotto questa cifra.

    3) Il contratto degli insegnanti delle paritarie prevede stipendi più bassi di un 20% circa.

    4) Per via della differenza di stipendio, nelle paritarie tendono a lavorare persone con pochissima anzianità (appena possono, "migrano" nella scuola pubblica), cosa che abbassa ulteriormente la spesa per gli stipendi.

    Emanuele Ripamonti

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  3. Brr. Con il governo di destra populista o populista puro che si prospetta da marzo queste idee potrebbero passare per geniali.

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    1. La sinistra in questo momento è dilaniata perché troppo impegnata in regolamenti di conti che vengono da lontano e non ha quindi tempo per pensare al paese.
      Prevedo a marzo affluenza tra il 30% e il 35%

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