mercoledì 15 febbraio 2006

- tutti pazzi per BB

50 anni senza Brecht
(non sono passati in fretta)

AVVERTENZA: paradossalmente, questa è una delle cose meno didattiche che ho scritto. Nel senso che chi non conosca Brecht (non è un reato) non troverà qui nessuna spiegazione utile. Questo è solo uno sfogo di un tale che non sa spiegarsi. Mi spiace.

Quando il mondo non ti capisce, un po' è anche colpa tua. Io sono convinto di questo.
Gran parte dell'incomprensione tra me e il mondo, in questi giorni, scaturisce da una concezione diversa dello strumento-blog: per me si tratta di un luogo dove si osservano le cose come stanno. Non è che mi metta ad attaccare adesivi o a protestare formalmente contro gli incendi alle ambasciate, perché le mie proteste formali non sono interessanti. Interessante è cercare di capire cosa porta a un incendio a un'ambasciata. Ma poi qualcuno pensa che voglio giustificare, che sono complice, che che che che. Io guardo alle cose come stanno, loro preferiscono immaginarsi le cose come dovrebbero essere. Non ci vuole molto tempo a ricostruire il pattern di questo mio modo di ragionare. È Marx, in effetti. E mi viene da chiedermi cosa sta succedendo, da quand'è che mi sono svegliato marxista? O sono sempre stato un agente della seconda internazionale in sonno? La cosa buffa è che ne ho letto veramente poco. Forse Marx per me è quel tipo di "cultura" che non si legge ma si respira, quella che meno cose sai più ti ci attacchi: come la Bibbia per i cristiani o Tocqueville per i neoconi.

Aspetta. Forse è Brecht. Io ho letto molto Brecht. Parecchio tempo fa (non ho neanche più i libri in casa).

L'altra sera ero a questo spettacolo, di Lisa Severo (amica) e Rocco Casino Papia, e mi stavo divertendo, ma mentre mi divertivo, pensavo (non ci posso fare niente): possibile che il giovane Brecht sia davvero questo simpatico giovinastro sesso-sigaro-e-chitarra? Andare a ripescare il Brecht giovane, non è un modo di addomesticarlo?
Probabilmente sì, ma non è che ci siano molte altre opzioni per parlare di Brecht oggi. Prima che l'anniversario entri nel vivo – e che tutti si mettano a parlare dell'eredità del grande drammaturgo – io qua vorrei sostenere senz'alcuna serietà un'idea antipatica e (spero) soltanto mia: non esiste nessuna eredità. Noi non riusciamo neanche a capirlo, Brecht. È un uomo di un'altra epoca, infinitamente più antico dei suoi contemporanei. È un pezzo di Storia a sé: il Novecento funzionerebbe benissimo anche cancellandolo; sarebbe un secolo più povero, ma non s'indovinerebbero i rami tagliati. È uno che non c'entra niente, né con quello che veniva prima, né con quello che è seguito dopo. (Con un sforzo senz'altro maggiore, forse si potrebbe ritagliare dal '900 anche l'Unione Sovietica).
Ogni volta che tentiamo di accostarci a Brecht, prendiamo cantonate. Gran parte delle nostre associazioni di idee (Strehler, Milva, Louis Armstrong, Jim Morrison…) sono semplicemente assurde. Pensiamo all'Opera da tre soldi e ci dimentichiamo quanto Brecht la odiasse. Facciamo finta che sia espressionismo – una delle famose avanguardie storiche – quella un po' più teutone, un po' più grottesca, con le voci in falsetto – e fraintendiamo tutto quanto. Non è del tutto colpa nostra.

Non riesco a spiegarmi che per metafore – necessariamente fuorvianti. Per esempio: Brecht è un sistema operativo per un tipo di computer che nessuno sa più progettare. Brecht è un Mac in un pianeta di PC, o viceversa (forse è meglio viceversa). Brecht è l'antimateria, che schizza via dal nostro universo repellente. Brecht è il Minitel francese, un'innovazione rifiutata dal successivo sviluppo tecnologico. Brecht è il motore a idrogeno; perché funzionasse bisognerebbe rivedere la civiltà dalle fondamenta, forse non vale la pena. Brecht è Brecht, sarei tentato di concludere. Per capirlo dobbiamo continuamente rifarci a cosa pensava lui di sé stesso – non è un buon segno. Persino Benjamin lo fraintendeva (e sicuramente noi fraintendiamo Benjamin).

E dire che sembra l'autore più semplice del mondo. Cosa c'è di più lineare di Vita di Galileo? Scienza è bene e Chiesa è male, o no? Madre Coraggio? La guerra è brutta. Arturo Ui? Hitler è un gangster. Tutto qui? Sembra di stare a scuola. E infatti è lì che lo abbiamo conosciuto, sui libri di testo (comunisti!). Del resto anche la scuola è una scheggia di mondo in fuga libera. Educare i giovani, che ingenuità, nell'era dell'intrattenimento. Cosa c'è di più anti-attuale di un autore didattico? Certa sua poesia sembra guardarci da un promontorio di secoli; Libro del Siracide, Libro dei Proverbi, Poesie di Bertolt Brecht.
(A proposito, l'autore italiano più brechtiano secondo me è Calvino, un altro che si scriveva le introduzioni da solo. Scriveva "libri per le scuole medie". Addirittura ha fatto un'antologia scolastica. Poi non c'è da stupirsi se crescendo lo trovano antipatico. Gli adulti vogliono libri ggiovani, che li facciano sentire ggiovani. Sesso e parolacce. Calvino scriveva per i giovani veri, quelli che hanno voglia di crescere in fretta).

Brecht è un caso a sé non perché sia difficile da capire. Proprio per l'esatto contrario. Ti spiazza per quanto è ovvio. Tu pensi al teatro, ma il teatro è semplicemente quello che la sua epoca aveva da offrirgli. Se fosse nato oggi scriverebbe per cinema, tv, internet. Ma cosa scriverebbe? È immaginabile, oggi, un cinema brechtiano? Persino la recitazione sarebbe una cosa diversa. Brecht riprenderebbe gli attori mentre si preparano ad andare in scena, salve sono Cathrine Deneuve e in questa scena faccio la vivandiera alla Guerra dei Trent'anni – la mente vacilla. Mi ricorda un po' gli ultimi due film di Von Trier, ma forse nemmeno lui c'entra con Brecht.
Prima di scegliere la Germania Est, Brecht girò parecchio. Visse in California, ma non riuscì a lavorare per Hollywood. Non lo capivano e non capiva. Io naturalmente fantastico su cosa sarebbe successo, se fosse riuscito a sfondare laggiù (come il collega Weill). Di sicuro oggi i nostri canoni sarebbero diversi. Ma è un pensiero ozioso. Brecht non poteva farcela. Era una sfida epica, la sua, ma non nel senso che lui dava alla parola. Nel senso che aveva contro tutta la prassi dell'intrattenimento occidentale. È come quella scena di Goodbye Lenin (molto proiettato da noi) in cui il protagonista mostra alla madre la caduta del muro, ma in senso inverso: gli occidentali fanno la fila per entrare in Germania Est a comprare i cetriolini della Sprea e il surrogato di caffè della DDR. Ecco, pensare a Brecht oggi richiede il medesimo, titanico, sforzo d'immaginazione

In un libro del mio Professore (che incautamente ho prestato a qualcuno), c'è un capitolo titolato "Che fare dopo Brecht?" Mi ha sempre fatto impazzire. Quanto comunismo in appena quattro parole. Che fare dopo Brecht? Ce lo siamo sempre chiesto in pochi.
Qualche mese fa il mio Professore è andato in pensione. Al pranzo di addio ho conosciuto un altro suo discepolo, un poeta, che mi ha detto di adorare la poesia di Ardengo Soffici. La cosa avrebbe lasciato indifferenti i più, ma io mi sono laureato (tra gli altri) anche su Soffici. Non perché lo adorassi, ma perché lo detestavo, lo consideravo l'inventore del fascismo in letteratura, un profeta dello squadrismo quando ancora Mussolini era un pacifista senza se e senza ma; insomma, per me era l'archetipo del letterato stronzo del Novecento, e consideravo una missione morale laurearmi su quella gente.
A un certo punto del pranzo il professore ha detto: ma io come faccio ad avere avuto due studenti così diversi? Parlava di lui e di me. Uno opposto all'altro.
Io adesso sono qui. Il mio opposto è al Grande Fratello. Essendo il mio opposto, mi sta molto simpatico. E mi pare che se la stia cavando. In ogni caso, lui ha trovato la sua risposta: che fare dopo Brecht? Il Grande Fratello. C'è poco da scherzare: non escludo che abbia ragione lui. In ogni caso, a me tocca fare l'opposto, e cioè?
Prendiamo quello che sto facendo adesso. Un blog. Come si fa a brechtizzare un blog? Io a volte ci ho provato. Ma forse non ho capito niente. In ogni caso ringrazio Georg, che ha rimesso in giro quella che definisce "una delle dichiarazioni di poetica meno fortunate della storia della letteratura probabilmente". Ecco. Io provo a ripartire da lì. Forse sono sempre stato lì. In ogni caso, riparto. La forma epica del blog. Vediamo.


Forma drammatica del blog


Forma epica del blog

attiva
narrativa
involge il pubblico in un'azione scenica
fa dello spettatore un osservatore
ne esaurisce l'attività
però ne stimola l'attività
gli consente dei sentimenti
lo costringe a decisioni
delle emozioni
a una visione generale
lo spettatore viene immesso in qualcosa
lo spettatore viene posto di fronte a qualcosa
suggestioni
argomenti
le sensazioni vengono conservate
le sensazioni vengono spinte fino alla consapevolezza
lo spettatore sta nel bel mezzo, partecipa
lo spettatore sta di fronte, studia
l'uomo si presuppone noto
l'uomo è oggetto di indagine
l'uomo immutabile
l'uomo mutabile e modificatore
tensione riguardo all'esito
tensione riguardo all'andamento
una scena serve l'altra
ogni scena sta per sé
corso lineare degli accadimenti
a curve
natura non facit saltus
facit saltus
l'uomo come dato fisso
l'uomo come processo
ciò che l'uomo dovrebbe fare
ciò che l'uomo deve fare
il pensiero determina l'esistenza
l'esistenza sociale determina il pensiero
sentimento
ratio

14 commenti:

  1. Non posso che fare alcune considerazioni generali su quello che hai scritto.

    1. Quello di Brecket è sicuramente un teatro, in un certo senso, oggettivo. Là dove il teatro è considerato intrattenimento o messa in scena del sociale o di una morale o di un senso della storia rappresentata attraverso il coinvolgimento emotivo dello spettatore. Un teatro secondo cui prima rappresentare e poi presentare (ma è in un certo senso compito dello spettatore cogliere ciò) quello che è lo sfondo "morale" (nel senso di insegnamento di un qualcosa attraverso l'opera) da cui nasce l'opera teatrale. Almeno quando questo anelito didattico è presente nell'opera.
    Brecket opera uno straniamento di questa struttura. E non a caso il fine del suo teatro è quello di creare uno straniamento tale nello spettatore da rendere nuda l'opera da qualsiasi coinvolgimento emotivo e volgere verso un teatro oggettivo, che guarda a ciò che accade nella scena e non fa il verso a ciò che stà o dovrebbe stare dietro o davanti alla scena. Spoglio di questo coinvolgimento emotivo lo spettatore è costretto a volgere il suo sguardo non alla rappresentazione ma alla presentazione della storia. Che eridità può avere un autore che mette in dubbio l'idea di teatro come esaltazione di se stesso? (interpretazione mia, Leo)

    2. Trovo abbastanza rivelatore il fatto che difficilmente qualcuno tenti di mettere un suo commento su questo genere di post. E' triste, secondo me. (altra considerazione di tipo personale).

    Complimenti Leo. Ciao.

    Salvatore

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  2. Povero leo, non riesce a spiegare il povero Omar al pubblico.

    Io trovo leo, che ci sia una questione di metodo al fondo al tuo problema nello spiegarti. Questione che, guarda caso ricalca il problema più generale della sinistra contemporanea. Così come il tuo approccio ai problemi ricalca il loro.
    Ho provato, sebbene in termini provocatori, ad accennartene in un altro commento: tu fai post su post per spiegare il povero Omar. E dici che non lo vuoi giustificare, perché lui puzza, sbraita, tira sassi, incendia ambasciate, non ti piace. Tu lo vuoi solo capire.

    Bene, ma non ti ho mai visto spendere una parola per il povero Arik, colono incazzato che spara sui palestinesi. L’unica cosa che hai detto è che vorresti che il governo lo bastonasse per fargli lasciare la colonia, chiusa la questione.

    Bene, con lo stesso metodo, non certo io ma qualcun altro ti dirà che il governo di Omar deve bastonarlo per non fargli bruciare le ambasciate, tutto qui.
    Allo stesso modo non ti ho mai visto spendere una riga per capire il povero “Er Polpetta”, ultras laziale che va allo stadio con gli striscioni con la croce uncinata.

    Siccome da qualche giorno sei diventato marxista ti ricordo che tanto è lumpen-proletario il povero Omar quanto lo sono Arik e Polpetta.
    Il problema tuo e della sinistra contemporanea è che non avete un approccio sistematico alle cose. Scegliete alcune cause (l’arabo, il palestinese, il frate francescano, il poliziotto pasoliniano …) e le sposate. Senza un criterio che non sia la parola d’ordine della corrente sx dominante al momento. Marx era tutt’altra cosa.

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  3. Cragno, perché tanto odio?
    A parte che sei fuori tema di svariati parsec.

    Io sul povero Omar ho scritto un post, fine. Non mi sono sposato con lui, né con Arik, né col Polpetta. Per tutti e tre il problema è lo stesso: facciamo finta di vedere problemi identitari dove c'è soprattutto economia. Bisogna capirli tutti e tre. Se un giorno mi verrà di fare un post interessante su Arik o sul Polpetta, li farò. Nel frattempo falli tu, così dimostri di avere un approccio sistematico.

    L'"approccio sistematico alle cose" io credo di avercelo, ma non lo rovescio certo su un blog: di solito su un blog si approfondiscono solo alcuni argomenti per evitare di sembrare tuttologi. Io in realtà ho opinioni sistematiche su qualunque fenomeno esistente e no, ma la maggior parte le tengo per me, perché sono noiosissime.

    Il problema della sinistra contemporanea non lo so qual è. Il mio problema è che ho lasciato aperti i commenti. Adesso arriverà anche il Griso con le sue vacche, e sarà tutto un gran divertimento.

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  4. Scusa l'OT, Leo. Siccome mi sono chiesto perchè si interviene solo ed esclusivamente sulle questioni che possono mettere in risalto il nostro narcisismo culturale (quindi solo su questioni "scottanti) e sopratutto a destra e a manca e senza cognizione di causa...io ho cercato di darmi una risposta e volevo il tuo parere.

    Ancora, visto che non so come contattarti in privato (mi sarei preso questo arrogante diritto)e non voglio ancora postare oltre e fuori tema, ti invito a leggere una mia possibile risposta al problema. La trovi sul mio blog.

    Non mi interessandomi per nulla la visibilità del mio blog, ma sono costretto mio malgrado ad "evidenziarlo", ma al contrario mi interessa solo il tuo parere spero tanto tu voglia perdere un pò di tempo e darmi il tuo parere via mail. Se non chiedo troppo. Grazie.

    Salvatore

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  5. Cragno, perché tanto odio?
    A parte che sei fuori tema di svariati parsec.

    ma cosa vuoi, uno sfogo anche il mio. E poi su Brecht cazzo dico? non so niente

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  6. io penso, ma potrei sbagliare, che quando si arriva a non sapere più niente della lezine di Brecht, allora si è capita la lezione di Brecht.

    (ma siamo sicuri che questo post è di Brecht che parla?)

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  7. Triste, sì.
    Bertold Brecht?
    BB? E io che pensavo ti riferissi a Brigitte Bardot. O a Benedicta Boccoli.

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  8. Introvabile, ti consiglio di leggere, qualora non l'avessi fatto, il Me-ti, o libro delle svolte (Einaudi, 1972), di Bertolt. Lì dà il meglio di sé, tanto più se quello che affascina in B. è il pensiero dialettico. Per il resto, secondo me hai una visione un po' troppo romantica di Brecht.
    Io, dal canto mio, quando a Berlino ho visto Santa Giovanna dei Macelli ho praticamente pianto per due ore e mezzo di fila.
    Però è vero, se cerchi di guardare e di agire il mondo con gli occhi di brecht, il lavoro che hai di fronte facilmente sembra fuori portata, non solo a te piccolo individuo ma anche ad una collettività sgretolata che ha perso il coraggio di pensare e agire un cambiamento REALE.
    Però! quante cose produciamo di cui non ce ne facciamo niente...

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  9. quando leggo nel tuo blog pezzi come qs con cui, per una serie di motivi, trovo attinenza diretta al mio immaginario, la mia stima per te si conferma e rinnova; e posso dirti vistosamete di essere fiera del passato che ci unisce.

    firmato castadiva

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  10. caro leo ,si scrive BRECHT!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    l'hai scritto 2 volte.(Brecket)Prima impara a scrivere il nome,e poi vediamo che eredità lascia.

    Un'ammiratrice

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  11. Ahimè, non c'è niente da fare.

    Come si dovrebbe capire dal font (diverso), la persona che ha scritto Brecket non sono io, ma un commentatore.

    Brecket in effetti è stranissimo, una specie di ibrido tra Brecht e Beckett, ma purtroppo non l'ho inventato io.

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  12. Guarda un po': sono capitato sul tuo blog in seguito alla solita serendipità internettara (arrivavo da google images, pensa tu, e sinceramente non ricordo già più la fattispecie). Quello che ho visto mi è piaciuto, e mi sono fermato costì. Saltabeccando dal 2001 ad oggi, l'ho trovato, il tuo blog, quanto di meglio si possa leggere onlain [sic] in italiano, sia per forma che per contenuti.
    L'ho linkato — risalto assai raro — addirittura nella barra dei preferiti.
    In seguito, con tipica morbosità internettara, sono andato in cerca di affinità elettive buttando giù nel motore di ricerca interno le mie tre o quattro parole chiave (duole riconoscere come gli interessi di chicchessia, per quanto polimorfi possano sembrare al loro detentore, siano circoscrivibili entro una decina di sciatte parole chiave. va bene, riconosco che c'è chi arriva alla ventina), la seconda o prima delle quali è Brecht.
    Ed ecco che salta fuori quest'ottimo post, che non avrebbe fatto storcere il naso ad Heiner Müller (grande continuatore dissenziente del nostro BB).

    Quanto ad affinità elettive hai vinto un pesce rosso, insomma.
    (però non ti perdòno di aver abbandonato i tuoi libri di Brecht)

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