mercoledì 10 maggio 2006

- se questo matrimonio s'ha da fare

Parlo adesso o taccio per sempre?

Naturalmente Napolitano andrà benissimo. Ha l'età e l'allure di un padre costituente, e non ha mai rubato la scena a nessuno. Un po' noioso, certo. Embè? È la somma carica rappresentativa, mica un piedistallo da circo. Gli unici che hanno reali motivo per tifare contro sono gli opinionisti politici, di qualsiasi risma e dimensione, a libro-paga o no, dai quirinalisti più stimati giù giù fino alla feccia di Leonardo blog, che più che del bene dell'Italia hanno a preoccuparsi di dover spremere commenti dall'attualità, tutti i santi i giorni, che i Presidenti siano persone interessanti o no. Sì, non c'è dubbio che un D'Alema al colle, nell'arco di un settennio, avrebbe fornito qualche migliaio di spunti in più.

Consoliamoci pensando che il volpone in libertà ha ancora infinite possibilità di far parlare di sé – c'è chi già plaude alla sua astuzia, e mi sembra il minimo: dopo aver perso la Camera, nel giro di dieci giorni è riuscito anche a perdere il Quirinale; probabilmente era tutta un'astuta manovra diversiva per poter succedere indisturbato a Kofi Annan – sempre che il fine ultimo non sia farsi eleggere presidente del Sistema Solare, un'incombenza non da poco per uno poco attaccato alle poltrone come lui.
Del resto con D'Alema è troppo facile: lo si sfotte se si fa avanti, e se si tira indietro lo si sfotte uguale. Sento che mi sto infeltrendo.

Uno spunto più originale forse ce l'ho. Avete notato che alla fine Napolitano andrà al Colle proprio perché è un (ex)comunista? Di nonnetti istituzionali come lui ce ne sarebbero parecchi – e forse anche più freschi: Amato, Monti, Padoa Schioppa, eccetera eccetera. Quello che ha reso Napolitano più papabile degli altri è proprio il difetto che fino a dieci anni fa pareva congenito: è stato comunista, e per quanto migliorista ha difeso i carri sovietici in Ungheria.

Com'è andata la storia lo sapete voi meglio di me (voi venite qui perché vi piace riascoltarla, come i bimbi con le fiabe): i diessini, contrariati per non aver ottenuto la presidenza di alcun ramo del Parlamento, si sono impuntati sul Quirinale. All'inizio la manovra sembrava finalizzata a trovare finalmente un posto di lavoro a D'Alema: ma quando D'A s'è tirato indietro, il puntiglio si è trasferito all'intero partito: il candidato unico del centrosinistra doveva essere un DS. A prima vista si tratta di un puntiglio perfino comprensibile: i DS sono il primo partito del centrosinistra.

E tuttavia a veder bene no, si tratta di un puntiglio assurdo, per un motivo molto semplice: i DS non esistono più.

Io non ce l'ho coi DS, non ce l'ho con Napolitano, non ho nessun problema a sentirmi rappresentato da un comunista-pidiessino-diessino al Quirinale (che probabilmente, come Pertini o Cossiga prima di lui, straccerà la tessera del suo partito appena insediato). Non voglio far polemica, ma semplicemente far notare un fatto sul quale mi sembra non si stia ragionando abbastanza: i DS non esistono praticamente più. Per esempio, non hanno un gruppo parlamentare né alla Camera né al Senato – alla Camera, peraltro, non si erano nemmeno presentati. Da alcuni mesi il partito già conosciuto come Democratici di Sinistra, con la storia lunga e controversa che tutti conosciamo, sta procedendo verso la fusione con altre forze politiche – tra cui la Margherita – e la creazione di un nuovo soggetto politico che forse si chiamerà Partito Democratico (e forse no). Questo processo, non rapidissimo – ma neppure lento – è dato ormai da tutti per irreversibile. Ergo, parlare dei DS oggi significa parlare di una crisalide ormai secca. E io volentieri rendo onore al bruco, e faccio i migliori auguri alla farfalla, ma non capisco le pretese della crisalide. Sul serio, non capisco perché Fassino sentisse la necessità di reclamare la presidenza di una Camera – non c'era già Marini Candidato unico al Senato? Ora, tra qualche mese Marini e Fassino saranno compagni di partito, è vero o no? Dovrebbero cominciare a pensarci seriamente.

Sul matrimonio tra DS e Margherita io ho un'opinione un poco delicata. Mi sembra di trovarmi al cospetto di due amici miei, che provano a mettersi insieme e dopo un po' ti mandano la partecipazione, e tu un po' sorridi un po' ti gratti la testa: secondo te non funzionerà, ma non hai nessuna voglia di dirlo. Non hai voglia perché rischi di passare per il solito pessimista menagramo e misantropo – ed è persino possibile che le tue obiezioni siano infondate, e che tu sia davvero il solito pessimista menagramo e misantropo, incapace di sperare nella felicità dei tuoi amici. Se il matrimonio funziona, perché non dovrei essere contento? Sono amici miei.

Però i giorni passano, e i cattivi presagi si accumulano. Per dire, non erano d'accordo nemmeno sulla lista di nozze. Uno voleva la Presidenza alla Camera e l'altro il Senato – impossibile accontentarli entrambi – e adesso uno vuole il Quirinale, ma tutto per sé, dice che spetta solo a lui per principio. Così non va, non va proprio. Insomma, questi due tra un po' si sposano, e non si sono ancora resi conto che dopo si dovrà vivere insieme, nella gioia e nel dolore e nelle puzze.

Probabilmente esagero, tutte le coppie hanno cominciato così. Il tempo smussa certi spigoli, e poi speriamo arrivino presto bambini, la famosa U-generazione. Ma che i DS conducano una campagna di bandiera sulle cariche istituzionali più prestigiose, mi sembra davvero un cattivo presagio. Non c'è niente di male in una bandiera, ma visto che avete deciso di seppellirla, per quale motivo Napolitano dovrebbe essere davvero preferibile ad Amato, o a Zagrebelsky? Tra sette anni, quando il suo mandato finirà, la Quercia sarà un ricordo quasi in bianco e nero. O no? Io a questo punto non so cosa augurarmi, francamente. Vorrei solo che gli amici – e i partiti – non si sposassero troppo a cuor leggero. È un passo importante, tutto qui.

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