mercoledì 11 luglio 2007

Vizi italiani (2): pappagalli

Non scriverò tormentoni
Non scriverò tormentoni
Non scriverò tormentoni
– ops.

La ragazza automatica

Dopo tanto, il video originale di Frangetta non lo avevo ancora visto. È carino.
Per i non iniziati: il pezzo è stato diffuso su internet, mesi fa, col passaparola con i nuovi fenomenali mezzi di condivisione del web 2.0. L’intenzione degli autori viene subito intesa e apprezzata: si tratta di stigmatizzare le abitudini e i tic linguistici di un determinato tipo umano, la ragazza-con-frangetta che studia a Milano e passa lunghe serate appoggiata al muro dei locali, a togliere e mettere gli occhiali grossi. Il suo discorse è una semplice enumerazione di cose che si fanno e di persone che si incontrano; l’ironia è evidente, ma non viene mai esplicitata. Con voce d’automa la ragazza descrive un mondo di abitudini e passatempi che dovrebbero descrivere una personalità originale, e invece sono terribilmente omologati. Ottimo. Gran pezzo, tra i capolavori della misoginia contemporanea. Finché...


Scrivo-una-“Frangetta”
La-mando-a-Radio-DeeJay


...Finché non è piaciuto anche a Linus, di radio Dj, che lo ha trasformato in un tormentone del suo programma, ed è arrivato al punto di lanciare una simpatica iniziativa: “mandateci le vostre frangette. Come parlano le ragazze snob di Roma, Torino, Bologna, Catania, Castellamare di Stabia?”. Linus è simpatico, e quello che ha fatto è molto interessante, ancorché perverso. Da buon intrattenitore italiano, ha ragionato così: se una cosa è divertente, moltiplichiamola per cento e sarà divertente cento volte; non solo, ma occorre tener presente del localismo italiano, perché i romani non ridono come i milanesi o i fiorentini o i goriziani. Tutti si devono sentire protagonisti, tutti hanno una parlata divertente. E non va sottovalutato il risultato finale: un atlante d’Italia dei ritrovi delle ragazze snob.
Ne è nato un vero e proprio genere letterario, che se in realtà ha smesso subito di essere divertente, ha continuato a lungo ad essere interessante; vedasi per esempio questo intervento di Roberto Moroni che confrontando la versione originale con la copia romana, definisce i ritardi dell’ironia romanesca (ancorata al vernacolo) rispetto al cosmopolitismo milanese.

E allora che male c’è nella proliferazione di frangette? Beh, è un paradosso enorme. La canzoncina nasceva per irridere l’omologazione culturale di un gruppo di persone, e si è trasformata in un tormentone super-omologato, con tanto di bollino di radio dj e varianti regionali. Ora la ragazza automatica potrebbe concludere il pezzo così: Scrivo-una-frangetta. La-mando-a-radio-Dj.

Sarà che sono un ingenuo, che mi ostino a credere che la parola serva a cambiare le persone. Persino una canzoncina come questa, secondo me, avrebbe dovuto servire a smuovere la coscienza delle frangette. È la stessa folle idea che aveva Flaubert, mentre redigeva il dizionario dei luoghi comuni. Lui li enumerava tutti per consumarli, per impedire alla gente di usarli più. Ecco. Io credevo che la Frangetta originale servisse a far sì che le frangette smettessero di comprare Taschen come se fossero soprammobili. Ma in Italia non funziona così. In Italia le ragazze che ancora non si sentivano abbastanza frangette si sono messe ad ascoltare la canzone prendendo appunti sugli occhiali grossi e sui registi importanti da scaricare. Siamo un popolo di pappagalli. È sempre così.

Moretti-Ricci-De Beauvoir

Viene sempre in mente la stessa scena di Ecce Bombo: “Come campi?” “Faccio cose, vedo gente”. Il pubblico ride. Ma era una scena drammatica, di un film malinconico e moralista. La ragazza-automatica di quei tempi non portava la frangetta, viveva di espedienti e non aveva progetti per il futuro: Moretti la descriveva perché voleva consumarla, distruggere il modello, impedire che altre ragazze cominciassero a vivere così. E invece è stato ridotto a un tormentone, pure lui: ci siamo sorbiti trent’anni di ragazze divertenti che ti dicevano “faccio cose, vedo gente”, con la scusa dell’autoironia. L’autoironia. Ma essere autoironici a diciott’anni e un po’ come studiare sodo per diventare sfigati da grandi.

Poi mi viene in mente un altro italiano con la barba, Ricci. Lui secondo me ha cominciato con le migliori intenzioni. Voleva far ridere la gente sui fatti del giorno, non c’è missione migliore, anch’io ne sono convinto. Poi ha notato che la maggior parte del pubblico non rideva perché capiva le battute: rideva per simpatia, per imitare gli altri. La maggior parte in effetti non capiva nulla e rideva perché aveva paura che gli altri non se ne accorgessero. Al punto che rideva anche se lo sketch non era divertente, in effetti bastava una risata finta a farli scattare. Insomma, a un certo punto Ricci ha capito che gli italiani sono un popolo di pappagalli.

E ha tratto le sue conseguenze. Tormentoni facili da memorizzare e ripetere, e risate, risate finte ovunque. Se ogni tanto c’è anche una battuta, il comico te la spiega due volte. Se c’è una situazione buffa, te la ripete tre o quattro volte, perché è sicuro che la prima non ci arrivi. Se c’è una candid camera con un cane che salta per prendere un bastoncino e sbatte la testa contro un ramo, lui non si fida: qualcuno del pubblico potrebbe non capire che è divertente, meglio doppiare il cagnolino con una voce (dialettale, s’intende) che dice “Ahia che male”. Persino le tette devono essere molto evidenti, perché gli italiani fanno persino fatica ad arraparsi, e anche in quello si fidano molto del giudizio di chi hanno intorno. Persino il pupazzo è grosso, e di colore rosso acceso, perché i pappagalli reagiscono soprattutto ai colori.

Infine mi viene in mente qualcosa che non c’entrerebbe nulla con Ricci e Moretti; una vecchia prefazione a un romanzo della De Beauvoir che non ho in casa, e che diceva, se ricordo bene: state attenti. Voi questo romanzo lo leggete come una delle pietre miliari dell’esistenzialismo, e della questione femminile eccetera: ma al tempo serviva anche come manuale pratico sui locali da frequentare nel Quartiere Latino. Insomma, non c’è niente da fare. Ci sono persone – non necessariamente stupide – che leggono i libri, come noi. Che ascoltano la musica, come noi. Che vanno al cinema, magari con noi: ma tutto quello che ne tirano fuori è un campionario di vestiti da indossare, di locali da frequentare, di atteggiamenti da assumere. Esistono, queste persone. E molto spesso sono ragazze. Anche simpatiche. Ma un po' automatiche. Non so perché, ma accade, e me ne cruccio.

16 commenti:

  1. Caro Leo, mi pare che alle tue riflessioni sfugga un punto che, mi dicono, abbia molto a che fare con la postmodernità.
    Ed ecco, in quel "mi dicono" che ho buttato lì, quasi in automatico, c'è già quello che volevo dire, quella che è una cifra del tempo in cui viviamo: il non prendersi sul serio, lo smorzare le denunce, il rifiutare, per motivi estetici, il sentimento dell'indignazione. Il pezzo di dj frangetta non aveva intenti pedagogici, né era un'accorata messa alla berlina della condizione umana delle giovani fighette metropolitane: era un'autocitazione, un gioco interno allo stesso gruppo sociale che descriveva e prendeva in giro. E infatti, decine di blogger hanno scritto la loro frangetta, ognuno adattandola al proprio gruppo di riferimento, ognuno pensando un po' anche a sé stesso. Così, la stessa ragazza può mettere occhiali grossi e scaricare registi e comprare Taschen e contemporaneamente scrivere una frangetta che prende per il culo tutti questi atteggiamenti. Io non sono così sicuro che l'autoironia sia un atteggiamento così da sfigati, neanche a diciott'anni. Se penso a qualcuno che non è autoironico mi viene in mente, oggi come oggi, il tifoso di calcio, il comunista italiano, il teodem.
    Però lo ammetto, l'autoironia può essere sterile e autoconsolatoria. Io, per dire, prendo per il culo Veltroni spesso e volentieri, ma so di essere profondamente intriso di veltronismo, e quei due tre post bonariamente sfottenti non mi aiutano a sfuggirne, e nemmeno a capirci di più. E anche Moretti, quando fa quella battuta sul sentirsi parte di una minoranza: se ci pensi è una frase pesantissima, disperata, potenzialmente persino fascista o almeno antidemocratica; ma siccome Moretti la fa in un contesto autoironico, con l'automobilista che riparte mandandocelo, ecco che diventa una battuta da citare e ricitare, tra noi, un po' credendoci e un po' no. Mi dispiace, c'è forse da excruciarsene, ma è una cifra di questo tempo, o almeno della classe culturale di cui io e te facciamo parte; e non mi sembra nemmeno la peggiore.
    (scusa il commento eterno)

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  2. A' Catulleo! (ah ah ah - risate finte)

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  3. Uh, carina questa cosa... vivendo all'estero me l'ero persa. Mi sa che lo spettro è così ampio che ognuna di noi, a modo suo, è un po' frangetta :-) Adesso cosa faccio con tutti i miei Taschen? E io che li volevo metere su aNobii?! :-(

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  4. Questo post mi fa venire in mente una striscia di Disegni e Caviglia: si vedeva, ripetuto in una decina di vignette tutte uguali, un mezzobusto televisivo. Quel che cambiava erano le sue parole. Esordiva con:
    "Buonasera, sono uno scemo qualunque" e così continuava per un paio di vignette. Poi cambiava in:
    " Buonasera, sono uno scemo qualunque ma ora mi conoscete" e poi ancora:
    "Buona sera, sono uno scemo qualunque ma ora mi conoscete bene"
    Quindi, finalmente:
    "Buonasera, ora sono il vostro scemo qualunque preferito"
    Seguivano ulteriori progressi che non ricordo.
    Insomma, l'apparizione pubblica e poi la reiterazione già garantiscono il successo, di QUALUNQUE COSA O PERSONA.
    Sembra una legge di natura, non necessariamente italiana però.
    Se la frangetta ha usufruito di un congruo numero di ripetizioni inevitabile l'imitazione.
    Ho letto che i produttori americani, maestri nel confezionare film di cassetta, aborriscono dalle novità nelle trame, perchè il pubblico si aspetta sempre le stesse cose e se non gliele dai è un flop.
    Nei sequel badano bene a riprodurre esattamente la struttura che ha costituito il successo del primo film perchè il pubblico NON VUOL ESSERE SORPRESO, ma ama la ripetizione.
    Caro Leonardo, se semo fatti così che ce vuoi fà, come diceva di noi la buonanima: "Un popolo di pecore non puoi cambiarlo in vent'anni"
    Ora lui voleva trasformarci in eroi, effettivamente difficile, ma trasformarci in individui dotati d'indipendenza di pensiero è impossibile.

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  5. Rileggo.Orrore ! "Aborriscono LE novità.."
    Già che riscrivo per errata corrige continuo: lo scemo ddelle vignette trova una sua esemplificazione in quelle trasmissioni del dopo TG, quelle coi pacchi, mi pare. Prima Bonolis, venti milioni di spettatori, si grida al MIRACOLO ! Poi, disastro, se ne va e arriva Pupo. PUPO ! Ventun milioni ! Va Pupo(!) e arriva davvero uno scemo qualunque (nel senso che ancora non so nemmeno chi sia) Diventa famoso ! Lo intervistano tutti i giorni, gli chiedono dei massimi sistemi...

    Ah, Leona', quell'immagine di Totti madonna pellegrina è bellissima ! (ho notato che curi molto bene la scelta delle immagini) Ciao.

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  6. ho dovuto fare una ricerca su google per sapere che cosa erano i taschen e ciò non ho capito se più mi inquieta o mi tranquillizza. adesso che lo so me lo segno, poi magari un giorno chissà ... Riguardo alla presunta sterilità dell'autoironia la vedo come miic. Forse, a un certo livello, sarà inutile e controproducente, ma se ti guardi intorno oggi e vedi quanta ne manca viene da rabbrividire

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  7. Non ho capito la storia dell'autoironia a diciotto anni.
    C'è un'età in cui si può iniziare a essere autoironici? Prima, ciccia?

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  8. ciao...sono una lurker del tuo blog da un po' (ma essere lurker è da frangetta? secondo me un po' sì). non avevo ancora sentito il tormentone frangetta, l'ho letto per la prima volta sul tuo blog e sono andata a cercarmi su you tube quello della mia città, Padova, che è una città perfetta per una cosa del genere, in degrado, ma con carattere. quindi grazie per avermi dato l'occasione di riflettere. proprio per questo non trovo nulla di male nell'emulazione del progetto frangetta iniziale, perchè, a parte quello di roma che era proprio fatto male ed era troppo godereccio per essere veritiero, quelli che ho visto su altre città che conosco erano niente male, e per una volta vedo che abbiamo saputo sfruttare non male un filone senza usurarlo troppo, anzi facendo sorridere e riflettere. trovo positivo che il fenomeno frangetta si sia moltiplicato in maniera a mio parere quasi mai banale e fine alla sola emulazione. anzi, a volte trovo stupido proteggere troppo un prodotto se è buono, facendone una specie di perla e guai a darla ai porci. la frangetta di milano, col suo video ben fatto etc è quasi arte moderna, no? perchè non lasciare che altri ci provino? non saranno tutti artisti ma un prodotto fatto con un po' di cura può portare a riflettere lo stesso molto bene, anche se è nato per emulazione di un originale migliore. le idee buone e originali sono così poche al giorno d'pggi che un attaggiamento un po' chiuso e "protezionista" come il tuo non ce lo possiamo permettere.
    Baci e complimenti per il blog
    Lara

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  9. I Taschen sono libri d'arte economici, e molto democratici, e di solito le traduzioni italiane dei testi sono corrette, tranne nei pochissimi casi in cui le ho corrette io.

    Miic, Benty, diciamo che io mi ostino a concepire socraticamente la fase ironica come fase distruttiva: l'idea di fondo è che se prendi in giro gli atteggiamenti di una persona, la costringi per forza a cambiare atteggiamento. E' appunto l'idea di Flaubert quando ebbe l'idea incredibile di scrivere il dizionari dei luoghi comuni: non un pamphlet per ridersi addosso, ma un libro che amputasse la banalità dalla lingua dei lettori. "Dovrebbe essere fatto in modo che, una volta letto, non si osasse più parlarne, per la paura di farsi sfuggire una delle frasi contenute".

    Insomma l'ironia dovrebbe dovrebbe preludere a una fase successiva, in cui si rimettono insieme i pezzi e si crea qualcos'altro. Poi, è vero, arriva il postmoderno, che trasforma l'ironia nel fine ultimo del discorso: prenderti in giro non serve più a trasformarti in qualcosa di diverso, ma a identificarti come un soggetto, un target, un elemento prendibile in giro in un determinato modo. Lo stesso soggetto accetta di buon grado la presa in giro perché gli conferisce un'identità, e presto si passa a prendersi in giro al quadrato, al cubo, finché in tutti questi elementi si distillano nella Spocchia, che è l'approdo estremo dell'ironia contemporanea. La fase in cui hai elementi per prendere in giro chiunque (te stesso incluso), ma ne sei anche un po' stanco e preferisci startene zitto.

    Lara, non mi pare di avere avuto un atteggiamento protezionista: le frangette esistono, non mi metto certamente a fare una petizione per chiudere i siti che le contengono, però mi incuriosiscono come fenomeno di emulazione. Mi sembrava molto paradossale il fatto che una canzone anti-omologazione avesse dato vita a un fenomeno di emulazione: in effetti è molto postmoderno. Poi non c'è nulla di male nella proliferazione, anzi è divertente ascoltarne un po' e andare a cercare quella della propria città. La lieve sensazione fastidiosa che se ne trae è quella di avere una generazione di ragazze che dice Guardami, sono proprio omologata come piace a te.

    Poi io sono convinto che la maggior parte delle frangette siano state scritte da ragazzi cornuti e rancorosi - ma questo vale per il 50% della letteratura mondiale.

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  10. (Scrivo-una-“Frangetta”, la-mando-a-Leonardo)

    FIRE IS BURNING (Tautological Mix)

    Accumulo massa.
    Vado avanti.
    Vado e torno.
    Occupo spazio.
    Perdo tempo.
    Sono vivo.
    Voglio prodotti.
    Compro prodotti.
    Faccio prodotti.
    Faccio cose.
    Facevo altre cose.
    Farò cose nuove.
    Poi morirò.
    Vado via.
    Mi muovo.
    Sto fermo.
    Dormo anzi no riposo.
    Sto cantando.
    ...
    Faccio elenchi.
    Faccio liste.
    Assorbo nozioni.
    Dico parole.
    Dico frasi.
    Sono un animale razionale.
    Faccio gesti.
    Ho dei peli.
    Ho la pelle.
    Sono nudo.
    Mi metto i vestiti.
    Mi tolgo i vestiti.
    Faccio la doccia.
    Mi lavo i denti.
    Mi faccio la barba.
    Uccido gli insetti.
    Morite bastardi.
    Faccio un lavoro.
    Guadagno denaro.
    Spendo denaro.
    Da capo.
    Faccio un lavoro.
    Guadagno denaro.
    Spendo denaro.
    Morite bastardi.
    ...
    Sono un organismo complesso.
    Sono un mammifero.
    Sono una quadrupede.
    Sono sapiens.
    Sono sapiens al cubo.
    Penso dunque sono.
    Sono, esisto.
    Ho degli orifizi.
    Respiro.
    Mangio cibo.
    Digerisco cibo.
    Bevo liquidi.
    Faccio la pipì.
    Faccio la cacca.
    Faccio tanta cacca.
    Uh il ciclo della vita.
    Ho un organo sessuale.
    Mi riprodurrò.
    La mia specie si evolve.
    La mia specie è eterna.
    La mia specie governa il mondo.
    Morite bastardi.
    ...
    Ho un'anima anzi no una psiche.
    Ho dei sentimenti.
    Ho dei valori.
    Ho dei pensieri.
    Ho dei ricordi.
    Dimentico i ricordi.
    Ho dei nuovi ricordi.
    Dimentico i nuovi ricordi.
    Mi scrivo le cose su foglietti.
    Perdo foglietti.
    Ricevo ordini.
    Ricevo disordini.
    Sono membro di una società.
    Sono membro di una gerarchia.
    Ho un presidente.
    Ho una padre.
    Ho una madre.
    Ho degli amici.
    Ho delle amiche.
    Incontro gli amici.
    Ho dei capelli.
    Lavo i capelli.
    Taglio i capelli.
    Ho una pettinatura.
    Perderò i capelli.
    L'acqua bagna.
    Il fuoco brucia.
    L'acqua bagna.
    Il fuoco brucia.
    L'acqua bagna.
    Il fuoco brucia.
    Ora smetto.
    Prometto che smetto.
    Dai smetto.
    Andate in pace.

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  11. leo, ma appunto: il dizionario dei luoghi comuni l'ha già fatto Flaubert, 150 anni fa. tutto l'ha già fatto qualcun altro, quindi rifarlo rifarlo e rifarlo non è peccato. di più: è peccato far finta/illudersi che quello che hai fatto non l'abbia già fatto qualcun altro.

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  12. Aggiungo soltanto che se fate partire il filmato di Ecce Bombo e, dopo qualche secondo, il video di Frangetta a un volume più basso, l'effetto è interessante.

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  13. L'ironia a mio avviso è distruttiva sempre. E' la consapevolezza che ciò che si pensa che si fa che si crea si riveli a conti fatti sempre insufficiente rispetto agli obiettivi che ci si era preposti. L'ironia è una via biforca: può portare all'impegno o al disimpegno; a seconda che si sia deciso di metterla in gioco per necessità o per volontà.
    Il dizionario dei luoghi comuni di Flaubert ci parla della necessità dell'ironia, contro i mali inevitabili del prendersi troppo sul serio, dell'aver assorbito questa serietà senza "conflitto". Ai luoghi comuni, è risaputo, si accompagnano i mali comuni: dire chi viene prima chi viene dopo è come interrogarsi sulla famosa questione dell'uovo e della gallina.
    Oggidì va di moda la volontà di gabbarsi da sé, perché di tutto si può parlare (ma non di censura) ma fino a un certo punto. In televisione, si può fare intrattenimento "serio", ma basta che sia intrattenimento e che, soprattutto, il gioco valga la candela: se si deve far ridere, si faccia ridere; se si deve fare un quarantotto, si abbia quantomeno la certezza di farlo.
    Negli ambienti più colti, o più "alti", se vi piace di più, l'ironia si volge spesso contro i tesori di un tempo passato: tesori che sono o che dovrebbero essere alla portata di tutti; il romanzo storico, il cinema e la letteratura engagé ecc ecc. E' come se l'unica attività realmente appagante non fosse quella di andare a lanciare pietre contro i monumenti gloriosi, e che l'unica arte (nel senso etimologico del termine) non sia quella di lanciarne "in un certo modo" e "con un certo effetto".
    A metà strada fra questi due modi dell'ironia, serpeggia l'indignazione. Chi la pratica sa che si tratta di un vizio di pochi, dunque di un privilegio: il monito costante che si rivolge a se stessi e agli altri è quello di spegnere la televisione, di non andare o di non mandare in libreria a comprare e addirittura a leggere i libri che leggono "tutti" e che vincono i soliti premi.
    Poi, si sa come va a finire: mancano le alternative; quindi bisogna ripetere quello che hanno già scritto e detto altri. Ma ahinoi neppure questo è possibile: c'è infatti chi potrebbe criticarci, noi critici, per essere venuti a meno a quello che è il fine ultimo della nostra attività, nonché l'alimento della nostra indignazione: produrre conoscenza. Per uno che era partito dalle più nobili premesse, sentirsi dare del papagallo del retrogrado dell'accademico del fascista, è quanto di più indegno ci possa essere.

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  14. Santo Cielo.. Qui come al solito si parte con una chicca interessante e si finisce a lanciarsi sedie sull'immortalità dell'anima.

    Leonardo, sarai mica Savonarola?

    Dunque. Tanto per cambiare ti assecondo, perché poi non mi sembrava il tuo post così anti-eretico. Il contrario.
    La satira (che poi è paradosso) la comprendi così bene che noti il rovesciamento del fine frangettifero.

    L'omologazione di chi condanna l'omologazione. La divisa da anticonformista. Per dirla coi fratelli Marx: La divisa da poliziotto in borghese.

    Ebbene questa cosa, caro Leo, accade da sempre. Tu citi Flaubert, ma ancora oggi tutti lo leggono alla rovescia. Sarebbe davvero fuori dal coro colui (ma soprattutto colei) che difendesse Emma Bovary dal tribunale del lettore. Tanto che ci si mise Gustave...

    Ricordo quando facevo il militare. Il gioco dei nonni preferito era ancora fare il verso a FULL METAL JACKET (film che probabilmente non avevano mai visto per lo più) ma che fico costruire nuovi soldati "palla di lardo". Il film più antimilitaresco che si possa immaginare ha creato solo amore per la guerra e il nonnismo.
    Kubrick non è mai stato fortunato con i messaggi.

    Penso poi a tutte le varie opere di denuncia per le violenze sessuali, i crimini, la mafia, la droga (davvero crediamo cha roba come Alpha Dog riesca a condannarla?)

    Insomma come vedi, il campo dell'ironia è forse quello meno dannoso. Hai ragione, la gente ride per le risate degli altri. La solita ansia di essere accettati. Mi viene in mente l'episodio di J.K.J. in 3 uomini in barca (o era in quelli a zonzo). Quando un paio costringono a ridere tutta una platea fingendo di capire cosa stia suonando e cantando il vecchio austrungarico al piano (ovviamente una tragica storia).

    Accade così che il vero offeso sarà l'autore frainteso. Ma poi, se avrà tanto inaspettato successo, farà come il mitico Peter Sellers nella Pantera Rosa.

    "Primula...come ha fatto a fare tutti quei colpi?"

    E lui, arrestato e condannato da innocente, si guarda intorno in mezzo ai fans assiepati e urlanti ai finestrini del cellulare:

    "le dirò... non è stato facile"

    FINE

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  15. il mio orrendo vizio di non rileggere.

    scusate i vari orrori.

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  16. Oltre ai libri....

    http://images.google.it/images?q=Taschen&sourceid=navclient-ff&ie=UTF-8&rlz=1B2GGFB_itIT218IT218&oe=UTF-8&um=1&sa=N&tab=wi

    Salvo

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