mercoledì 5 settembre 2007

l'invasione degli ultrabuoni

Contro i buoni (e i lazzaroni)
...vi si trovavano vagabondi, soldati in congedo, forzati usciti dal bagno, galeotti evasi, birbe, furfanti, lazzaroni, tagliaborse, ciurmatori, bari, ruffiani tenitori di postriboli, facchini, letterati, sonatori ambulanti, straccivendoli, arrotini, stagnini, accattoni, in una parola, tutta la massa confusa, decomposta, fluttuante…
Marx, Il 18 brumaio

Uno dei grandi misteri d’Italia è quello della scomparsa dei comunisti. Dopo aver affollato le piazze e le officine per quarant’anni e rotti, i comunisti italiani (senza lettere maiuscole) sono tutti scomparsi improvvisamente, nel giro di pochi mesi. Più o meno gli stessi mesi in cui comparivano agli incroci i lavavetri, ma probabilmente è una coincidenza.
Al loro posto, certo, sono rimasti i simulacri: due o tre Partiti nominalmente Comunisti, con falce e martello nel simbolo, e tutto un brulicare di magliette di Che Guevara che Togliatti difficilmente avrebbe autorizzato. Gente anche simpatica, per carità, ma… comunisti? Non scherziamo. I comunisti, quando esistevano, erano un partito dotato di una coscienza di classe. Prima ancora che comunisti, erano lavoratori. Proletari. Rivoluzionari? Sì, ma in prospettiva, con calma, senza sommosse o barricate che sono roba da cialtroni o avventurieri. Per farsi un’immagine bisogna pescare nell’inconscio collettivo pretelevisivo, per esempio nel Quarto Stato di Pelizza da Volpedo. La rivoluzione verrà e sarà una dignitosa passeggiata.

Avete mai notato quant’è elegante il Quarto Stato, il portamento con cui indossa i suoi quattro stracci? Nella folla non è dato vedere lavavetri, ma non c’è dubbio che se i signori in prima linea li avessero incrociati durante la marcia se li sarebbero lasciati indietro senza molti complimenti. I proletari sono barbuti, non barboni, la differenza è tutta qui. Persone dignitose che nel presente lavorano, nel futuro prendono il controllo dei mezzi di produzione, nel tempo libero leggono Marx o se lo fanno spiegare, e se hanno un parabrezza preferiscono tenerselo pulito da soli. Senza fare l’elemosina, che è un retaggio medioevale. Non dico che fossero bravi e buoni, anzi no, proprio non lo erano. Erano comunisti dotati di coscienza di classe. La loro classe: il proletariato. E la lotta di classe non era soltanto quella contro il Signor Padrone, ma anche quella quotidiana contro il sottoproletariato degli straccioni. Quelli che non lavorano per scelta, quelli che campano di pietismo: la carità è roba da preti, il proletariato difende i suoi interessi e non ha pietà di nessuno. Anche perché a dargli corda, finisce che questi che si alleano con la borghesia e mandano un parassita pari loro al potere: Marx aveva mostrato l’esempio di Napoleone III. Alle elementari m’insegnarono che non si regala un pesce a un vagabondo, ma gli si insegna a pescare: io non ero tanto d’accordo, ma alla fine mi adeguai. Più tardi scoprii con orrore che si trattava della dottrina di Mao (ancora più tardi scoprii che Mao scopiazzava Confucio).

Sono cresciuto così, in ogni caso: quindi, mentre voi forse rimpiangete i pittoreschi rumeni ai semafori, io rimpiango i comunisti. Se esistessero ancora probabilmente mi terrei un po’ sulle mie, frequenterei l’osteria e la festa dell’Unità con un certo spocchioso distacco da intellettuale, ma è tutto vano, perché tanto non ci sono più. Sono stati sostituiti da una manica di pietisti, pronti a commuoversi per il povero rumeno, la povera zingara, il povero pancabbestia: tutta gente che non voterà mai per loro (anzi, probabilmente quando sarà il momento farà le barricate per il Napoleone III di turno). Non so di chi sia stata la colpa, se di Pasolini o di Wojtyla, fatto sta che a un certo punto i dirigenti hanno totalmente perso il contatto con la loro classe di riferimento: che non erano gli insegnanti o gli intellettuali o i dipendenti pubblici, ma i lavoratori. Il popolo delle otto ore, che guarda caso è l’unico popolo che i lavavetri li incrocia due volte al giorno, e le monete le deve risparmiare per il parcheggio. La classe lavoratrice dignitosa e conformista, che priva di un serio partito di riferimento si butta sulla Lega: col risultato tragico di mandare nelle giunte dei lazzaroni non molto meno avidi o più capaci degli stessi lavavetri.

Ogni giorno ne scompare qualcuno, sostituito da un ultracorpo radical-chic di nessun interesse. La scorsa settimana se n’è andato Asor Rosa: perché quello che ha scritto la letterina al Corriere contro il conformismo dominante non può mica essere lui. Asor Rosa non può essersi dimenticato del conformismo massiccio e tetragono che teneva insieme il Partito di Togliatti, di Longo e Berlinguer. Il problema è proprio che non ce n’è più abbastanza, di conformismo: che tutti vogliono tentare la loro strada, nel disperato tentativo di intercettare qualche sacca di voti qua e là. Come Rutelli, che difendendo i privilegi feudali delle immobiliari del Clero spera magari di conquistarsi qualche chierichetto. La Chiesa, del resto, è da duemila anni che si fa sovvenzionare con il ricatto della Carità: e funziona. Fa anche del bene, a volte, non dico di no. Però il comunismo è un’altra cosa, e confondere queste due cose non ci sta portando alcun bene.

Forse bisognerebbe ripartire da un’idea forte: se il neoliberismo è un tentativo di riorganizzare la società intorno alla legge della jungla, la criminalità non è una falla del progetto, ma ne è la massima incarnazione: il sopruso al potere. Come sta succedendo in quei Paesi, come la Russia o l’Estremo Oriente, in cui si fa veramente fatica a capire dove finisce la mafia e comincia lo Stato o il Partito. Ma allora combattere contro la criminalità equivale a combattere contro il neoliberismo. Un problema da materialisti seri, da affrontare con razionalità, e da non lasciare ai pagliacci come Gentilini, decisamente.

Quando invece si critica il sindaco di Firenze (o quello di Bologna, dove però il discorso è un po’ diverso) perché se la prende con “gli ultimi”, si fa un discorso terribilmente cattolico. Io sono anche cattolico e quindi lo capisco, ma purtroppo, in materia di microcriminalità, prendersela con gli ultimi funziona, eccome. Il racket è un’idra a teste intercambiabili: se te la prendi coi vertici, se fai una retata nel Quartier Generale, stai soltanto preparando la successione per il prossimo gruppo dirigente (e infatti dietro l’arresto di un ras c’è spesso lo zampino del ras successivo). L’unica strategia vincente è il soffocamento: togliere progressivamente alla criminalità lo spazio in cui si organizza e prospera. A me sembra abbastanza chiaro, ora va spiegato agli ultracorpi. Con tutti i noir che si sono letti quest’estate, per loro non dovrebbe essere difficile capirlo. Ma forse certe cose le capisci solo quando ci sei in mezzo tu, con la tua utilitaria dignitosa, senza moneta davanti a un semaforo rosso: la zingara si avvicina e tu acceleri a vuoto, vorresti solo metterla sotto.

(L'argomento è talmente controverso che per le prima volta io e Cragno ci troviamo d'accordo).

45 commenti:

  1. Una volta un'anima candida mi chiese perché avevo deciso di uscire dal PCI (divenuto PDS).

    "Non é tanto per il muro di Berlino, e che non sopporto chi critica Stalin", risposi..

    Pesò ad una battuta, a poi quando vide che dicevo sul serio se ne ebbe a male.

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  2. La questione mi perplime... non era di Benjamin (che qualche anno fa citavi come tuo maestro di marxismo) e ripresa da Marcuse la frase "è solo a favore degli ultimi che ci è data la speranza"? Che non fossero comunisti? Certo l'odio per il sottoproletariato è una condizione portante della lotta di classe (UNA classe, come giustamente sottolinei), ma credo che la questione, nel tempo, si sia riarticolata in modo differente: il monolitismo intransigente è fin troppo schiacciato sull'idea di popolo, di Stato opposto alla malavita. Sistema che, certo, tu sai criticare e cogliere nelle forme più schifose (dici bene della Russia, ma perché non anche Israele?), ma che non vede certo gli "abusivi" come fonti e foraggiatori della malavita: questo risponde solo ad un razzismo latente nel centrosinistra, malcelato dall'aria da "difensori delle istituzioni" di cui si vestono i clero-comunisti italiani, di cui si sono sempre vestiti: adesso, come 20 anni fa quando votavano PCI, mandavano i "gasisti" a massacrare di botte i compagni e cantavano "viva Marx, viva Stalin, viva Mao Tze Tung" inneggiando ai vati come ad una religione e confondendo il materialismo storico con "il vangelo secondo Lenin" (tanto per restare in tema di citazioni ;-). Dico questo pur essendo tremendamente anticattolico ed antipietista, forse anche un filino nietzscheano: siamo sicuri che non fossero i vecchi "comunisti" (non a caso "all'italiana") ad essere ultrabuoni? Un consiglio (ma dubito fortissimamente che tu non l'abbia ascoltata mai): "Qualcuno era comunista" del compianto per quanto "socialsciovinista", Giorgio Gaber. E tanta stima. Ma quella sempre ;)

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  3. questo discorso, molto classico, andrebbe un po' aggiornato. Al posto del proletariato c'è la classe media, la dignitosa utilitaria può spingersi fino a un'accessoriata station wagon, la solidarietà di classe (quella che vedeva giustamente il sottoproletriato come una classe intrinsecamente reazionaria) facilmente può sconfinare nell'egoismo dei due terzi, e al comunismo è preferibile sostituire sistemi di welfare inclusivi (resta un po' il problema dello stato e della legge, che anche allora erano un buco nero pronto all'uso e all'abuso, in ciò non troppo diversamente da oggi).
    Se però lo intendi come risposta alle polemiche sulle ordinanze fiorentine, mi pare ci sia un assunto di partenza errato: cioè che il lavavetri rumeno, o il venditore senegalese di cianfrusaglie e accendini (o il "rom-in-quanto-rom" che alloggia abusivamente in un prato e non in quanto ladro dotato di responsabilità individuale circa i suoi eventuali atti criminosi), siano microcriminali, e quindi che le iniziative nei loro confronti siano dettate da una giusta lotta alla criminalità (non saprei dire del neoliberismo), e non semplicemente dal fastidio nei confronti dell'evidenza della disparità sociale. Tolta questa imperfezione, non proprio secondaria, il discorso ha una sua coerenza.

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  4. Mi viene in mente una vignetta di Bucchi su "Repubblica":
    "Il dramma non è il crollo del comunismo, sono quelli estratti vivi dalle macerie."

    Riso (almeno io) su ciò, quel che mi sembra cretino, ma probabilmente è ipocrisia, è tutto questo parlare da parte della dirigenza csx di "legalità", "racket", "sfruttamento di minori" ecc.
    Ma quando mai ! Quel che davvero vogliono loro e la grande maggioranza è eliminare le molestie ai semafori, obiettivo ragionevole ma che si scontra col turpe risultato che contemporaneamente a tanti poveracci verrà tolto un pur labile e disagiato mezzo di sussistenza.
    Ecco allora la necessità di ammantare la nostra semplice e umana insofferenza con nobili scopi di lotta alla microcriminalità.
    Vabbè, non potevano dire come Leonardo, la zingara mettetela sotto e non se ne parli più.

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  5. "E la lotta di classe non era soltanto quella contro il Signor Padrone, ma anche quella quotidiana contro il sottoproletariato degli straccioni. Quelli che non lavorano per scelta, quelli che campano di pietismo: la carità è roba da preti, il proletariato difende i suoi interessi e non ha pietà di nessuno"

    "Sono stati sostituiti da una manica di pietisti, pronti a commuoversi per il povero rumeno, la povera zingara, il povero pancabbestia: tutta gente che non voterà mai per loro (anzi, probabilmente quando sarà il momento farà le barricate per il Napoleone III di turno)."

    "L’unica strategia vincente è il soffocamento: togliere progressivamente alla criminalità lo spazio in cui si organizza e prospera. A me sembra abbastanza chiaro, ora va spiegato agli ultracorpi"

    questi passi spiegano il grande equivoco della nostra sinistra.
    Grazie per averlo scritto cosí chiaramente

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  6. non puoi cavartela mettendo tra parentesi il tuo "sono anche cattolico". tutto il comunismo italiano è stato (anche) cattolico. per fortuna, direbbe qualcuno di noi, o purtroppo: ma senza la sua dose di cattolicesimo, non credo che sarebbe stato forte e longevo come è stato

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  7. Sottoscrivo parola per parola il contenuto del post. Grazie per essere riuscito a scrivere in un post tutto ciò che io non riuscirò mai a scrivere così chiaramente.

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  8. Finalmente qualcuno che ha letto Marx. Il Comunismo vero era spietato. Duro. Altro che pacifista e tollerante. Figli dei fiori? Sai dove li avrebbe mandati Karl!

    Magari poi ti chiederei come si fa ad approvarlo, senza contare la tua confessione di uso d'oppiacei cattolici (ha ragione miic) e senza contare il vero paradosso marxista. Egli, il barbone, visse sempre da elemosinatore...

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  9. E? incredibile come, fra tutti i punti per cui vale la pena di minacciare (ma anche causare) una crisi di governo (devo citare i soldi da ridare alla class emediobassa?) ci si concentri su un problema che più amrginale non si puo'.
    Bastava usare il buonsenso da entrambe le parti, prendendosela con i lavavetri aggressivi.

    P.S. stamattina verso le 10.30 in piazza della Libertà a Firenze c'era uno a chiedere l'elemosina, senz alo spazzolone

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  10. Ho letto l'articolo di Asor Rosa. Non ha tutti i torti quando parla di conformismo . C’è maggiore conformismo di una volta, perché tutti aderiscono allo stesso conformismo. Una volta i conformismi erano in maggior numero: c’era il conformismo di sinistra, quello di centro, quello di destra, e questi conformismi erano distinti tra loro. E’ un altro modo di dire che le ideologie non ci sono più e tutti cercano di acchiappare voti ovunque.
    Quanto all’ordinanza dei sindaci, sbaglia Asor Rosa a criticarla dicendo che ci sono cose più importanti da fare. Si tratta di argomento solo suggestivo: il problema dei lavavetri non è certo il maggior problema italiano, ma ciò non significa che l’ordinanza sia sbagliata. La conclusione che Asor Rosa trae dalla sua lunga prolusione è incongura.
    C'è da dire che l'ordinanza dei Sindaci, ovviamente, non risolve alcun problema alla radice (da un lato, resta aperto il problema di come si guadagneranno da vivere i lavavetri che non possono più farlo, dall’altra non credo che il racket si fondi sugli introiti dei lavavetri). Ma ha ragione Leonardo quando considera legittimo combattere la criminalità a tutti i livelli, anche al livello dei lavavetri (se no, dovremmo dire che non ha senso arrestare il piccolo spacciatore, ultimo di una lunga catena).
    E a proposito di racket e soffocamento, quest'estate ho visto una trasmissione sulla diffusione della cocaina in occidente, e sui disastri ambientali che produce, in America Latina ,la coltivazione e raffinazione della pianta di coca.
    Poi ci sono stati gli articoli sulle cosche calabresi e sui profitti della droga.
    Non ho potuto fare a meno di avere il seguente ragionamento.
    1 è criminale non fare tutto il possibile per combattere la droga; 2 ci sono due modi per combattere la droga: a) quello di renderla illegale e combattere la criminalità che sul mercato della stessa fa affari; b) quello di legalizzarla e sottrarre il mercato ai criminali (anche questo è soffocamento);
    3. i fatti hanno dimostrato che non si riesce ad attuare il modo a), mentre non ci sono dati che sostengano la tesi secondo cui la legalizzazione (ovviamente purchè non attuata con lo scopo di fare profitti, magari lanciando il consumo con pubblicità tipo quella della ferrarelle, con la madre che sniffa e il feto che balla) provocherebbe un aumento dei drogati (unico argomento spendibile da chi si oppone alla liberalizzazione).
    4. chi non accetta la liberalizzazione è "criminale".
    C'è qualcosa di sbagliato?

    Luca

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  11. Sono da anni un ammiratore di questo blog, del suo stile, dei suoi argomenti. Soprattutto, della persona che c'è dietro.
    Per questo chiedo venia anticipatamente, se sarà lunga e noiosa la spiegazione della mia piccola delusione.

    Ammetto: in questo momento me ne frega nulla di cattolici, comunisti, dei Comunisti, di Cento, di Marx (da sempre il mio impegno è nella società -ispirato, pur distante, da valori cattolici o comunisti? probabile).
    Interessante, certo, ma mi pare una bella patina ideologica stesa senza troppa convinzione su un problema concreto e molto specifico, e che evidenzia segnali più generali e significativi.
    Ovvero il modello di società che traspare, dall'entusiasmo per il giro di vite (giusto? utile? perché tanti sono così privi di dubbi e si concentrano sul teatrino politico?) contro i poveracci. Si, i poveracci, quelli brutti ed incattiviti e talvolta aggressivi e violenti: che si vuole in galera come categoria, non come singoli personalmente responsabili di atti violenti e, questi si, illegali.

    Per i dettagli, rimando a questa discussione (ed agli interventi segnalati, soprattutto quelli di Mauro Biani)
    http://www.dotcoma.it/2007/09/03/anche_bertinotti_lavavetri.html

    Altro che legalità, queste mi sembra un grande "non rompetemi i coglioni" (e, volendo, qui tornino alla jungla neoliberista).
    Uno spot che cerca la reazione di pancia, non l'analisi e la soluzione del problema (ché maggior controllo del territorio ed interventi sociali costano e forse portano meno voti)

    Quel che più mi lascia l'amaro in bocca è la conclusione.
    Cioè, pensi (tu Leo)davvero che ci siano così tanti "tu" (generico) che desiderano prendere sotto l'elemosinante? Perché non ti rompa, che c'hai già i tuoi problemi cui pensare - e non avendone, fortunatamente, il coraggio, plaudi a chiunque proponga il manganello per toglierti il fastidio?

    In quanto a problemi, l'affitto, lo stipendio che basta a malapena per arrivare a fine mese, poche prospettive per la pensione (figuriamoci il metter su famiglia con la compagna cocopro) ce li ho pure io. Anche io dico spesso di no alla questua. Ma mi picco di conservare un minimo d'umanità, di senso delle proporzioni, di curiosità sul merito delle questioni.

    "Tutti" è il plurale di "tu", diceva Capitini.
    Ecco, oggi "tutti" è un insieme disordinato di simulacri di tu, che possibilmente stia dall'altra parte del muro di cinta.

    Gru'

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  12. Si tutto bello, logico, razionale , colto e con salto a sorpresa "allora combattere contro la criminalità equivale a combattere contro il neoliberismo".

    Sarebbe, quasi, se non si parlasse di lavavetri, di sfigati rompipalle. Ti sfugge in questo ragionamento qualcosa, il fatto che si chiacchiera molto di un problema inesistente, estivo, transitorio. Un colpo di scopa fa anche bene, ma pretendere di mantenere pulito il locale facendo la polvere e gabolarla come misura igienica definitiva, come gran cosa mi pare ridicolo. A sinistra come a destra.
    E' quel che accade, i rompiballe come problema ed emergenza mazionale. Ma quando mai ?

    Si spendono fiumi di parole oggi , ancora estate, come a ondate accadde nel 1986 per Venezia invasa dai saccopelisti, per la riviera romagnola "invasa" dai vuccumpra' nell' '86,via via poi nelle estati nel 95, nel 2003 un po' su tutte le spiagge. Tutto nacque gia' nel periodo della Milano da bere.
    I polacchi a Roma ci camparono in molti negli anni '70 come lavavetri, nessuno si sogno' di cacciarli, ma certo erano cattolici.

    Buona parte dell'immigrazione in Italia, come molte immigrazioni che si scaraventano su un paese, vive di espedienti e anche di criminalita', negli interstizi. Abbiamo almeno una citta', Napoli, dove l'emergenza e' perenne e mai si risolve, che e' poi un a citta' di antichi e perenni flussi migratori, in entrata e in uscita, un pozzo di trasferimenti e di cose insolute come lo smaltimento dei rifiuti. Io piuttosto mi chiedo come mai in 20 anni di amministrazione di sinistra non si sia riusciti a metterci una pezza.

    Questo gabolare l'emergenza travasandola su quattro poveri cristi (perche' quattro fastidiosi gatti sono), mi sembra proprio un eccesso estivo, un segno di impotenza, non una politica lungimirante o di qualche respiro. E' una emergenza preconfezionata, una bufala, come tante da un po' di tempo a questa parte. Si inseguono bufale.

    Il Nipote di suo Zio trovo' facile armata distribuendo qualche salciccia nei sobborghi di Parigi, ma non si puo' dire che la vita degli operai degli opifici migliorasse di molto successivamente, ne' che le questini fossero incasinate per colpa del sottoprelatariato urbano. Ci volle ben altro e solo nel '900.

    E' vero, come ben documenta il volume del governo sullo stato della sicurezza nel paese, che e' aumentata la microcriminalita', ma e' anche vero che c'e' un divario insensato tra la percezione della criminalita'(alta) e l'andamento della criminalita' classica (sempre piu' bassa).
    E noi che si fa ? le campagne contro i lavavetri , quando un normale , silenzioso provvedimento amministrativo sarebbe sufficiente per contrastare due "zecche" estive.

    Guardati in giro, leonardo, hai cantieri edili ovunque, dove credi stiano le mani sulla citta', dove pensi che si alimentino ?

    Dalle mie parti oltre che di calcio, griffe e automobili, si fa sempre piu' largo nella conversazione la lamentazione sull'aumento spropositato dei generi alimentari, sull'aumento del 40 % della rata del mutuo, sulle "mille rapine legali" di banche, assicurazioni e sugli stipendi e i salari che son pressoche' fermi da 4 anni, della difficolta' nel trovare lavoro dei figli.
    Poi c'e' chi, non pochi, se ne sbatte, problemi non ne ha gli manca solo Berlusconi e le tasse gli paiono son sempre troppe.

    Dei lavavetri parla nessuno qui, degli immigrati che appaiono minacciosi, alla fin fine un po' tutti; anche il buon uomo di sinistra che se va al Festival dell'Unita', per sentire una cinquantenne che parla a tutti sessantenni di Patto con i Giovani, si ritrova un recinto ordinato e separato per i senegalesi con le loro mercanzie; la cosa lo infastidisce ma non ci mette piede. Non ha soldi il nostro uomo comune di sinistra, che banchetta nell' asettico ristoranti della festa, e i senegalesi belli e colorati gli stanno sulle scatole con tutta quell'insistenza levantina nel volergli rifilare l'elefantino di mogano. Nuovo apartheit per finanziare il sostegno al partito che non c'e'.

    A me questo can can sui lavavetri, appare sproporzionato, una gabola estiva, un cazzeggiare in politichese per non agire politicamente. Con l'aggravante di poggiare su un terreno sdrucciolevole e inclinato, che offusca i nessi di causa ed effetto che vuole fare il vuoto ideologicamente contro le derive di destra, con il bel risultato di incoraggiare l'astio sociale in casa.

    Alla faccia del siamo diversi !

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  13. Secondo me però state aggirando il problema posto da Leo.

    Il Comunismo, quello vero. Diciamo il Marxismo và, non aveva (non avrebbe avuto) spazio per questi difetti sociali. Punto.

    Questo segnala Leo. L'ipocrisia della sinistra. Ed ha ragione.

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  14. Potrebbe anche essere un progresso, in buona parte :)

    La sinistra, per governare (o semplicemente per sopravvivere, in un mondo impostato prevalentemente da altri), si adegua agli slogan di una destra che ha indubbiamente il coltello dalla parte del manico.
    Questo ne è il classico esempio: lanciare lo slogan (esattamente: estivo) da sceriffo nascondendo (o non essendo più capace di fare?) le politiche serie di intervento.

    E si che di eredi di personaggi come Danilo Dolci e Pio La Torre non siamo sprovvisti. Eppure sono marginali, emarginati anche in quella che dovrebbe essere la loro "parte".

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  15. Mi spiace farti notare che Zucconi (si, tragicamente, proprio Zucconi) oggi ti da' dei punti.
    Leggi un po' che risposta:

    GLI ANTIITALIANI

    Caro Zucconi
    perché la sinistra massimalista (cioè comunista) è sempre contro qualsiasi iniziativa o legge che tuteli la sicurezza dei cittadini; che si possa avere fiducia in una giustizia efficiente e veloce che condanni giustamente e non giudichi con incomprensibile e disastroso buonismo; che ci sia la certezza di scontare la pena inflitta senza facili sconti e perdonismi; che la gente possa uscire di casa come è quando vuole senza essere scippata, molestata o peggio; che si possa vivere dove si vuole senza il rischio concreto di essere sgozzati e torturati.

    Questi desideri sono di destra? La sicurezza di tutti è ideologicamente di destra o di sinistra? Forse che i comunisti di oggi non ricordano che con legge ed ordine (e che legge, e che ordine!) i comunisti di ieri hanno "governato" due miliardi di persone (Cina compresa ancora oggi)?

    Quale è la vera ragione di questo atteggiamento (direi) di disprezzo nei confronti di tutti gli italiani che invocano e ancora sperano di vivere in città pulite e sicure? Insomma perché la sinistra che si dichiara orgogliosamente comunista difende Caino e disprezza Abele?

    Cordiali saluti
    Ernesto Menta

    Perché la sinistra comunista non pensa che il problema della sicurezza e della legalità possa essere risolto costruendo più carceri, allungando le pene e rastrellando stranieri, così come il vaiolo non si cura trattando le pustole. Lei ha il diritto di avere un'opinione diversa, ma non di sostenere che "disprezzano" gli italiani. Italiani sono anche loro, come lei, che disprezza loro.

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  16. da Wittgestein: Si liberano dei posti
    Oggi, al semaforo di Viale Papiniano, sommerso dal rombo del traffico, c'era un violinista

    Quindi, i lavavetri non erano gli "ultimi", gli ultimi erano quelli a cui i lavavetri impedivano di fermarsi ai semafori.

    I lavavetri erano i penultimi.

    Ma, a parte l'uso del termine, di matrice cattolica, "ultimi", siamo sicuri che sia pietismo quello di consentire agli immigrati di fare i lavavetri.

    Per me è impotenza; impotenza di fronte ad un problema insolubile, quello di una immigrazione superiore alla nostra capacità di assorbimento.

    L'unica soluzione a questi problemi sarebbe quella di impedire l'immigrazione (è il modo che ho in mente - pura utopia - che mi distingue dai leghisti e mi avvicina a quella dell'utopia dell'internazionale comunista).

    Fino ad allora ci saranno sempre lavavetri o violinisti ai semafori.
    Certo si potrebbe non dargli una lira, perchè dargliela potrebbe costiuire un alibi: la cosa più facile da fare.
    Ma in qualche modo la lira che gli neghiamo la troverebbero altrove.


    Luca

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  17. leo, anch'io oggi vivo una piccola delusione. leggere da te un elogio dell'investimento di una zingara, e da suzukimaruti l'esortazione ad espatriare ogni zingaro sorpreso a rubare e contestualmente sgombrare il suo campo nomadi, e per finire da dotcoma un'elogio della sedia elettrica (ma solo per gli sfruttatori dei lavavetri, bontà sua); boh, tutto questo mi lascia l'amaro in bocca. anche a me si chiude lo stomaco quando passo per la periferia di napoli e vedo cataste di auto e rifiuti abbandonati, ma poi vivaddio mi ricordo che sono di sinistra e che non posso permettermi di provare ribrezzo per la povertà - perché di questo in sostanza si parla.

    guarda, rifletti sul serio: ti ricordi quando suggerivi di stare attento alle parole, perché ad estrapolare una frase da un blog ci si mette niente e un eventuale lettore non ha il dovere di conoscere tutta la tua storia pregressa per farsi un'opinione? ecco. ora, rileggi queste frasi

    > Ma forse certe cose le capisci solo quando ci sei in mezzo tu, con la tua utilitaria dignitosa, senza moneta davanti a un semaforo rosso: la zingara si avvicina e tu acceleri a vuoto, vorresti solo metterla sotto.

    > mandiamo la polizia in borghese a prendere quelli che li scaricano in strada sul 'luogo di lavoro'. la prima volta, li avvertiamo, e alla seconda volta che li prendiamo, sedia elettrica.

    > E’ come la questione dei campi nomadi. Sono indifendibili e lo dico abitando a 400 metri da un loro campo. Nessuno di loro lavora. Come campano? Giusto, quindi, espellere dall’Italia chi non ha un lavoro perche’ e’ automatico che camperebbe violando la legge [...] se lo scippatore e’ zingaro, via il suo campo e via lui dall’Italia, dopo che si e’ fatto il suo periodo di galera.

    e dimmi qual è la grossa differenza con il sindaco di thiene che vuole erigere un muro attorno al parcheggio in cui di notte si va a copulare:
    > Non ce l'ho con i gay in generale [...] La nostra non è discriminazione, ma tutela della cittadinanza e del senso del pudore.

    e guarda che per decenza ho evitato di citare gentilini, ma i toni ultimamente sono simili.

    (per inciso: non so cosa pensasse marx a proposito, ma per far avanzare il sottoproletariato le moderne socialdemocrazie non hanno il carcere come mezzo principale, ma il welfare. iniziamo a dare 200€/mese (piú le spese di alloggio) ad ogni residente in italia come si fa in germania (che pure è governato dai democristiani) e poi iniziamo a far tintinnare le manette, se ne abbiamo tanta voglia.

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  18. (e non sto a ricordarti di come tu stesso pochi mesi fa avessi irriso il buon padre di famiglia romano che aveva preso a sberle l'immigrata scortese).

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  19. Beh, ma il padre di famiglia mi sembrava il caso più eclatante di buonista pentito: prima aveva sposato in toto la strategia veltroniana sui nomadi, poi si era improvvisamente accorto che i nomadi sono sgarbati e rubacchiano sugli autobus e concludeva col classico "vogliamo dargli il voto, a questi qui?"

    Detto questo, anche se probabilmente ha ragione Zen Lento a considerare tutta questa polemica una bufala di fine estate, credo di non aver mai trovato tanti commenti e così densi: a riprova che le bufale nascono soltanto negli ambienti e nei momenti favorevoli. Da questo punto di vista tutto sommato non mi dispiace che la polemica generi discussioni a sinistra, visto che i programmi dei candidati del pd per ora non ci riescono.

    Rispondo un po' a casaccio, perdendo senza dubbio un po' di spunti. Per prima cosa, devo avverire che la mia nostalgia per i comunisti d'antan non significa che io sia un comunista: ripeto, se ci fossero ancora i comunisti veri io probabilmente li prenderei per il culo, ma mi mancano. E' un atteggiamento incoerente, ma del resto anche i nostalgici dei lavavetri non stanno ai semafori, a parte rare volte Paolo Cento.

    Georg pone un problema che non mi è chiaro: se tra i Lumpen e la borghesia il proletariato esista o no. Forse no, forse i comunisti si sono semplicemente dissolti nella borghesia. Poi però sento parlare di crisi della terza settimana, e cambio idea. Ma appunto, il problema del proletariato di oggi è che non ha coscienza di sé, si crede borghesia, delapida fortune per andare al mare in Sardegna e poi torna a casa e va in rosso con le bollette. Non è colpa dei lavavetri se stanno male, tante grazie. Però stanno male, e se i lavavetri li importunano quotidianamente, prima o poi scoppiano.

    Ci sono poi dei punti sui quali non ci capiamo. Un'ordinanza comunale non serve a mandare tutti i lavavetri in galera. Il punto non è questo. Un'ordinanza serve a dissuadere i lavavetri dal presentarsi ai semafori per svolgere un'attività illegale. Nessuno pretende che il mondo migliori di punto in bianco, o che spariscano le violenze o i soprusi o i mendicanti. Il violinista che compare al posto del lavavetri probabilmente infrange la stessa ordinanza, e se lo becca il vigile corre lo stesso rischio. Però a Modena una volta c'erano lavavetri organizzarti in tanti semafori, e adesso non mi pare ce ne siano più. Non credo siano morti di fame, e se sono passati ad attività più illegali, corrono ancora più rischi. Io non voglio interpretare il ruolo del filisteo che vuole soltanto togliergli dagli occhi della brava gente, e voi non siate i filistei convinti che finché sorridono e spugnano il parabrezza alla brava gente stiano passando una vita dignitosa e legale: è solo elemosina, ed è una vergogna.

    Io sono convinto che in Italia ci sia spazio per altri stranieri, perché lo dice il mercato del lavoro. Anche se lo spazio non è infinito (il che ci pone il problema immenso di capire quando finirà, quando dovremo dire Grazie basta). Penso anche che il lavoro debba essere il più possibilmente legale e sicuro, e che un governo di sinistra, solo di sinistra, debba impegnarsi per questo. Esisteranno sempre sacche di illegalità, però non devono diventare la regola. Gli stranieri dovrebbero imparare un po' d'italiano, almeno quel po' per sapere che la Repubblica è fondata sul lavoro e che il lavoro è un diritto costituzionale, ma anche un dovere (è scritto, più o meno, più o meno, nello stesso).

    Se pensate che il mercato del lavoro sia veramente agli sgoccioli, ok, legalizzate i lavavetri e organizzateli in cooperative: non è il massimo della vita, ma insomma. In fondo a Bologna è da anni che indossano una pettorina e vendono copie del Carlino. Poi mi dovete dimostrare che con un euro a parabrezza si pagano i contributi e le spese mediche che saranno necessarie per una vita spesa nel diossido di carbonio: perché nessuno lo ha ancora detto, mi pare, ma mentre gli facciamo la carità li stiamo ammazzando.

    E Zucconi? Zucconi mi sta simpatico, ma in questo caso non mi è sembrato così incisivo. Boh.

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  20. Ciao Delio, ti cito:

    "ma poi vivaddio mi ricordo che sono di sinistra e che non posso permettermi di provare ribrezzo per la povertà - perché di questo in sostanza si parla."

    Secondo me invece si parla di rompimento di coglioni.
    Personalmente non provo alcun ribrezzo per la povertà, e un piccolo aiuto e un sorriso ai lavavetri non l'ho mai negato.
    Ma non posso sopportare le prepotenze che da qualche tempo in qua, non molto, buona parte di loro esercitano. Molestie, insistenza esagerata, dileggio e a volte offese ai danni di donne sole o anziani. Ormai accostarsi a un semaforo per molti è diventato uno stress.
    Come sempre da noi si fanno le guerre sui grandi principi piuttosto che guardare la realtà, non considerare la fondamentale differenza che c'è fra il gentile nordafricano sorridente che è stato facile tollerare e i tangheri (Rumeni ? Rom ?)che oggi imperversano con aria minacciosa.
    Non è la stessa cosa. E il decreto fiorentino ne è la conseguenza, per esplicita dichiarazione dell'assessore.
    Se fan così, rompono i coglioni a tutti, destra, sinistra, centro, tolleranti e anime buone.
    La filosofia insomma non c'entra nulla.

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  21. nautilus, davvero non ti capisco. il rompimento di coglioni non è un reato, l'aria minacciosa non è un reato. lo sono le eventuali violenze. scusa, ma se accettiamo l'idea che il timore di una signora in suv (cit.) al semaforo sia sufficiente a bandire (con coscienza pulita) non solo lui, ma tutti i suoi colleghi piú o meno pacifici; se accettiamo questo, dicevo, poi non potremo piú dire niente quando un leghista si precipita a pulire una poltrona di treno prima occupata da una nigeriana; o se un ragazzino ben vestito cambia lato della strada all'approssimarsi di un povero cristo dalla qualsiasi pelle scura. del resto, se fan così, rompono i coglioni a tutti, destra, sinistra, centro, tolleranti e anime buone.

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  22. >Beh, ma il padre di famiglia
    >mi sembrava il caso più
    >eclatante di buonista pentito:
    >prima aveva sposato in toto la
    >strategia veltroniana sui
    >nomadi, poi si era
    >improvvisamente accorto che i
    >nomadi sono sgarbati e
    >rubacchiano sugli autobus e
    >concludeva col classico
    >"vogliamo dargli il voto, a
    >questi qui?"

    leonardo, è una delle prime volte in quattro anni che ti leggo che davvero non capisco dove tu voglia andare a parare - con la logica e con la retorica.

    quel padre di famiglia ti sembrava ridicolo o no? e ti sembrava ridicolo perché nel profondo era un razzista che aveva paura di scoprirlo e lo celava sotto altri abiti (quelli di boy-scout allevato ad essere gentile con le vecchiette); o piuttosto perché il suo pentimento da buonista (orrore!) è stato tardivo e non convincente?

    insomma, un tizio italiano che prende una tizia straniera a sberle perché questa ha mandato affanculo una vecchietta italiana che pretendeva un posto a sedere, un tizio del genere ti lascia perplesso (come io avevo capito mesi fa dal tuo post) o (come invece mi sembra di leggere oggi) ti accodi alla sua linea?

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  23. Bella domanda, delio. Sagacemente introdotta, sul filo del sillogismo immediato, nonché centrata e opportuna. Sarà tardi, eppure il cosiddetto "argomento controverso" appare rafforzato nella sua controversia dal tuo commento, caro Leonardo. Che è
    appunto è - ma guarda un po' – controverso (puoi, e posso, fare di meglio, ma stanotte ti seguo fino in fondo). Questo dimostra anche quanto sia perverso l'argomento: puoi ribaltarlo,sfiorarlo, saltargli addosso, fargli l'autopsia, prenderlo da una parte o dall'altra. Insomma, puoi giustificare oppure attaccare un provvedimento come quello fiorentino, firmato dall'effettivo sindaco.

    Chiamali, se vuoi, punti di vista. E quindi via d'uscita non c'è.
    Un aiuto potrebbe essere ripensare, tra una citazione e l'altra, visto che non ne fai a meno, anche al grande marxista de' 'noantri, uno che davvero è da rimpiangere: Antonio Gramsci con 'sta storia dello "storicizzare" qualsiasi questione (anzi, quistione) ci ha quasi sfiancato gli zebedei.
    Ma aveva le sue sante ragioni e marxianamente allora non mi torna (non mi torni). Proprio tu (singolare di tutti) che ogggi coltivi un punto di vista marxiano. Presunto.

    Stima (immutata)

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  24. Caro Leo (permettimi di chiamarti così anche se non è il tuo vero nome, ma è quello con cui ti ho conosciuto attraverso il blog), il violinista no: per mandare in galera i lavavetri l'ordinanza parla di motivi di salute pubblica (l'acqua sporca dei secchielli).

    Tornando a bomba: i comunisti nostalgici di Stalin sono oggi solo una curiosità storica. I partiti di ispirazione comunista si sono evoluti, han lasciato la dittatura del proletariato per abbracciare le lotte sociali, han capito forse che il precario, il lavavetri ed il sem terra sono sulla stessa barca.
    Han rinnegato le purghe ed il fascino della violenza (insomma, gli aspetti fascisti). Son diventati più civili.

    Benissimo. Era ora. Per fortuna. E se la svolta nonviolenta di Bertinotti di un paio d'anni fa era vera e non un operazione di marketing, e se non era condivisa da tutta la base (dico se, non lo so se e quanto sia così) è segno che talvolta i leader son più illuminati ed avanti di coloro che
    rappresentano. In fondo, son pagati per questo.

    Ma non è mica successo tutto pochi mesi fa, improvvisamente, senza avvisarci (che scortesi).
    Ne è passata di acqua sotto i ponti, dai carriarmati sovietici in Ungheria ed in Cecoslovacchia, passando per l'Afghanistan (quando i talebani erano buoni), gli anni di piombo, il 68, il 77, la nascita del Manifesto e l'infinito dibattito che, vivaddio, di progressi ne ha fatti fare. Se poi si passasse a studiare Dolci, La Torre, Fava, si portasse sul palco i "Maestri di strada" odierni ed i tanti eroi oscurati da Corone e veline, forse se ne farebbero altri.


    Però, detto questo, chi se ne frega? Siam persone serie, al teatrino dei partiti lasciamo lo spazio che merita, parliamo di cose
    serie e di fatti.

    L'argomento "tira" perchè non è solo una boutade estiva. Non è solo di lavavetri (o di "ultimi") che si parla. E' di chi siamo e cosa siamo diventati: appunto, del modello di società e dei suoi valori.
    Una società entusiasta di mandare in galera i rompicoglioni (e che se ne sbatte di chi rischia la vita lottando contro la mafia; non è benaltrismo: è proprio il nocciolo di ciò su cui ci stiamo appassionando), che non vuole fastidi, cosa che non ha nulla a che fare con la legalità e la compassione per la vecchietta al semaforo.
    Perchè l'amministrazione fiorentina non parla dei progetti di reinserimento, degli interventi seri, in sostanza, di politica (nel senso nobile)? Perchè tiene il profilo basso sulle cose concrete che pure fa e punta sull'immagine di sceriffo spietato?

    Perchè fa come Sarkosi con la castrazione chimica. Sente il vento che tira, sa chi controlla i media e chi indirizza e sfrutta la pancia della massa.
    Sa, in sostanza, che hanno vinto Bossi e Berlusconi, e si adegua.
    Io a questo punto sento un classico campanellino, profondo, che dice "pericolo!", "non è giusto!", "attenzione, che strada stiamo pigliando?" (Negli ultimi anni suona spesso)

    A me questa gran voglia di manganello, questo eccessivo entusiamo per la repressione e solo la repressione inquieta, non so a voi.
    Per questo, forse, dietro a questo episodio marginale, c'è una piccola lotta di civiltà, che ci dirà quale strada abbiamo imboccato.
    Per questo mi scaldo tanto, per questo tanti si scaldano.

    Mi sembra banale riaffermare che in galera dovrebbe andarci chi compie reati, che la repressione da sola ben che vada sposta il problema, mal che vada lo peggiora, che per togliere i lavavetri dagli incroci servono interventi legislativi che rimuovano gli ostacoli ad avere un'abitazione dignitosa e favoriscano l'inserimento lavorativo delle categorie disagiate, e risorse per gli interventi specifici (ma poi gli stessi che sbraitano a favore del manganello protesterebbero perchè si spende denaro pubblico per quei zozzoni). Purtroppo forse serve ribadirlo (non mi riferisco agli interventi in questo blog, ma all'aria che si respira in giro, ai commenti sull'autobus.. e su libero).

    Segnalo, per chi vuole approfondire:

    http://sogniebisogni.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1603894

    http://www.netdiap.polimi.it/lab/laqus/02-05-01Politiche%20sicurezza%20New%20York.htm

    http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=84218

    http://www.carta.org/rivista/settimanale/2007/31/sommario.htm

    Oltre -ovviamente- all'immancabile Mauro Biani


    Gru'

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  25. leo, nemmeno io ho le idee chiarissime, però mi pare che tu commetta lo stesso errore, anche nella replica, dell'assessore fiorentino: giustificare pubblicamente l'ordinanza con questioni inerenti alla legalità, alla microcriminalità e alla sicurezza (e non, come sarebbe più onesto, col decoro urbano). Ripeto cose già dette da molti:
    Primo: lavare vetri non è un reato (al limite un piccolo illecito non più grave del parcheggio in seconda fila). Secondo: il fondamento del diritto è la responsabilità individuale. Se uno fa violenza a un'altro, va perseguito lui, non un suo parente, amico, conterraneo o collega. Fare così significa pervertire il diritto (amato dice che questo ci salva dal fascismo: cioè, attribuire a una categoria un reato commesso da singoli appartenenti a quella categoria ci allontana dal fascismo? Interessante).
    Naturalmente la linea è sottile: nessuno può vietare a un sindaco di fare un'ordinanza contro i lavavetri o i chitarristi nel metrò o i parcheggiatori in doppia fila o chi butta la carta per terra, trattandosi dopotutto di (piccoli) illeciti. Ciò che rende scivoloso il tutto è proprio che venga ideologicamente associato questo illecito da un lato con la microcriminalità (e l'immigrazione) e dall'altro con la famosa "ggente che non ne può più", creando una zona grigia di ambiguità nelle motivazioni: il punto, si dice, non sono i lavavetri, ma i lavavetri aggressivi (sorvolo sulla comicità dell'affermazione). Ma così l'ordinanza si confuta da sola, come detto.

    Vorrei poi far notare che anche io sono ggente, e avere un'opinione diversa non mi rende di per sé un ricco radical chic che non va a lavorare e quindi è lontano dai problemi della ggente suddetta. Purtroppo. E purtroppo un simile argomento può magari provocare una forte dissenteria, ma non prova alcunché. Sulla classe media e la coscienza di sé, mi pare che tu faccia un discorso molto semplicistico e irrigidito - per dire, come si può identificare proletariato e comunismo, nel 2007? - ma non è questa la sede. Però idealizzi il lavoratore non diversamente da come il buonista idealizza il povero. Il povero non è buono, i suoi atti non sono giusti - semmai si spiegano in un contesto più ampio. Così, se il lavoratore sulla sua 1200 giapponese (o 1800 tedesca) a un certo punto scoppia e vuole metter sotto la zingara sgarbata, non è che siccome è un lavoratore allora ha ragione. Se ha la testa piena di merda, qualcuno dovrà pur dirglielo.

    Il resto del tuo discorso è condivisibilissimo: meglio un lavoro migliore di uno peggiore, la miseria fa schifo e bisogna lottare per eliminarla non per conservarla, con l'italiano vai dove vuoi, ecc. (poi ci vorrebbero i corsi per l'italiano e magari un welfare inclusivo su settori come l'accoglienza e l'avviamento al lavoro e l'alloggio e la disoccupazione e così via, giusto per renderlo credibile, quel discorso, innescando peraltro problemi a cascata). Il fatto è che tutto ciò non c'entra granché con le motivazioni dell'ordinanza. Queste si radicano piuttosto chiaramente nella "sicurezza", cioè a ben vedere, non essendoci veri reati, nel fastidio (il lavoratore scoppiato). Essere perplessi sull'ordinanza non significa certo accettare la miseria, o immaginarla buona, e lasciare tutto com'è. Significa solo non accettare la demagogia, non pensare che lo star male di qualcuno si allevia facendo star peggio chi sta già più male di lui.

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  26. Sarà anche semplicistico l'argomento di Leo, ma storicamente non fa una piega. Non è lui ad essere incoerente (se non per la questione cattolica).

    Io vorrei piuttosto capire come un comunista che abbia capito qualcosa di Comunismo (Marx, di lì non si scappa) possa accettare la piega buonista-pietista-pacifista-politically correct che più di cattolico (pochissimi lavavetri in Vaticano), sa tanto di matrigna america com le sue ipocrisie da campus e ghetto.

    Non dico che io non possa essere d'accordo con le vostre considerazioni. Ma per piacere (per rispetto del pensiero di chi voleva FAR FUORI LETTERALMENTE la borghesia e parlava di DITTATURA DEL PROLETARIATO) non vi dite comunisti o simpatizzanti del Comunismo.

    E diamine. Sembrate quei ragazzini che sfilano con la magliette del Che inneggiando alla Pace mondiale.

    Anche se atei, quelli si rovesciano nelle tombe...

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  27. Caro DELIO, intanto anche se non mi capisci mi piace il tuo tono civile.
    Poi vorrei rimandarti a un mio post all'inizio della discussione in cui affermo che nella questione lavavetri non si tratta di legalità o racket, quindi sono ben convinto che reati non ve ne siano, ma solo rompimento di coglioni.
    Tu in pratica rispondi: "e che sarà mai !(in confronto all'indigenza di questi disgraziati)"
    Secondo me non è cosa da poco quando è talmente reiterato da portarti all'esasperazione, a quel punto un fermo ci vuole.
    Guarda, proprio stamani un amico m'ha raccontato il seguente episodio: tre diciottenni, al suo rifiuto del lavaggio gli si sono seduti sul cofano, lui ha mosso la macchina e quelli gli hanno dato una pedata nella portiera.
    E' un reato ? (Forse l'ha commesso lui) Certamente non tale da sbatterli in galera o chiamare la polizia: è stato un GROSSO rompimento di coglioni. Ritrovandoli, ha preferito passare col rosso.
    Questi episodi secondo me NON C'ENTRANO NULLA col razzismo del leghista che pulisce dov'era la nigeriana, fossero pur stati svedesi biondi è L'ATTO che conta, non chi lo fa.
    Asor Rosa, come mi sembra te, sostiene che al fine di alleviare la condizione di certi sfortunati bisogna sopportare le molestie.
    A me questo sembra fuori dal mondo, un nobile fine può giustificare che tu mi chieda denaro, non di sopportare molestie quotidiane.
    Saluti.

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  28. ma in fatti io non mi dico (quasi mai) comunista e non ho citato marx, ma quanto si fa comunemente nelle moderne socialdemocrazie europee: quelle stesse socialdemocrazie che amato, d'alema e l'allegra combriccola di italianieuropei hanno studiato così a lungo che - minchia - mi sarei immaginato avessero imparato un po' meglio.

    in germania non ci sono lavavetri per strada, è vero: qualcuno si è mai fatto prendere dal dubbio che questo dipende anche dai sussidi sociali che vanno (anche) a tutti gli immigrati con permesso di soggiorno in regola? e che vengono integrati da corsi di lingua, aiuti all'inserimento nel mondo lavorativo ecc.

    poi non dico che in germania sia tutto oro che luccica, eh, è solo che mi piacerebbe chiudere velocemente il tema lavavetri e passare a quello corposo dei tempi e modi dell'integrazione (per esempio), che in tutta europa si è visto essere né facile né indolore. in italia arriveremo a parlarne nel 2017, probabilmente.

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  29. Io, per esempio, non mi sono mai definito comunista, perché mai lo sono stato. Altri (berlusconiani) lo hanno fatto, perché mi interessavo di giustizia e diritti umani (la confusione è molto, molto diffusa, si).
    Come ho spiegato meglio un paio di commenti più su, sono solo felice che gli eredi del comunismo (ammesso che ne siano in effetti gli eredi) siano molto progrediti, distaccandosi dagli aspetti autoritari e violenti ed ampliando i propri orizzonti rispetto ad una classe operaia che non esiste più, nella forma ottocentesca e nemmeno novecentesca.

    Per il resto, ribadisco i motivi per cui questa ordinanza ha suscitato tante reazioni.

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  30. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  31. nautilus,

    > Asor Rosa, come mi sembra te, sostiene che al fine di alleviare la condizione di certi sfortunati bisogna sopportare le molestie.

    non so asor rosa cosa pensi; di certo io non credo questo. io credo che chi rompe i coglioni oltre il lecito (e chi scassina le case d'estate, e chi crea ingorghi, e chi provvede al degrado di una città - qualunque cosa questo voglia dire) vada punito. ma vada punito INDIVIDUALMENTE, non spalando merda sulla sua categoria di appartenenza, e ancor meno sulla sua etnia o sulla sua religione, se no non se ne esce e si diventa davvero leghisti (e si dice che le zingare rapiscono i bambini, e che i turchi praticano gli omicidi d'onore, e che i musulmani sono terroristi). come dicevo, allo stato chiedo che la punizione sia individuale e non collettiva; poi sta a me, o a te, o ad asor rosa decidere se portare il livello di tolleranza una tacca oltre e magari riflettere sulle dinamiche sociali che hanno portato all'accattonaggio - ma questo non lo richiedo allo stato.

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  32. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  33. dopodiche:

    "sei contenta se un ladro muore, se si arresta una puttana, se la parrocchia del sacro cuore acquista una nuova campana.
    sei soddisfatta dei danni altrui, ti tieni stretti i denari tuoi, assillata dal grande tormento che un giorno se li riprenda il vento."

    la canzone è di 30 anni fa: come si vede, nessuno ha inventato niente, la borghesia c'è sempre stata e nessuno ormai piú la vorrebbe mettere al muro. però, appunto, si tratta di aspirazioni piccolo borghesi. riconoscerlo è solo un atto di onestà intellettuale, poi si può continuare a parlare persino del perché la sinistra perde. basta non presentarla come una rivalsa del proletariato sui lumpen, neanche fosse l'era di ladri di biciclette.

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  34. Una società ricca ma anche etica deve drammaticamente accettare di confinare le proprie briciole altrimenti i topi invadono (a buon diritto s'intende) tutta la casa. La stessa società deve poi creare delle autostrade per consentire il riscatto a chi lo cerca, perché è etico ma anche è utile poiché tra gli ultimi ci stanno i migliori. Ciò significa ghettizzare? Sì. Ma l'umanità è già ghettizzata. Il problema è rendere comunicanti e non permeabili le sacche di benessere e di miseria. Il resto è demagogia o pietismo.

    ... I Polacchi non morirono subito
    e inginocchiati agli ultimi semafori
    rifacevano il trucco alle troie di regime
    lanciate verso il mare...


    della lotta di classe è già stato cantato il de profundis.

    guido

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  35. Così aprono l'ultimo Giap i Wu Ming:

    "Non sappiamo se la sentenza dei posteri sarà "ardua". La nostra è molto semplice da emettere, eccola qui, chiara e risplendente:
    'Sto tossico compost di cetomediume vigliacco, eterna piccola borghesia razzista, massa omologata individualista annegata nell'abitudine, base sociale d'ogni fascismo e fascismetto, merda che olezza di merda... Questa ex-sinistra ormai sub-destra che, anziché muovere guerra alla povertà, muove guerra direttamente ai poveri e lo fa perché li odia, i poveri, li odia biliosamente, dal profondo delle budelle, prova ribrezzo per i poveri, perché puzzano, sono d'intralcio, sono pre-moderni, questa ex-sinistra dei vigili coi tonfa, questa ex-sinistra in piena "modenizzazione" (non è un refuso) che firma per aprire i CPT anziché per chiuderli, che rincorre e afferra al lazo gli istinti più ferini e prevaricatori, che fa l'apologia criminogena della roba, gli sghei, e in cambio di un voto "moderato" che non esiste (che significa essere "moderati"? Essere un po' contro le unioni civili? Essere moderatamente contro l'eutanasia? Essere al 50% come Schifani?) vende "sicurezza" a chi è già al sicuro, al contempo deturpando la vita e la dignità di chi campa appeso a un filo, questa ex-sinistra ormai sub-destra che ha trasformato la mediazione al ribasso in vera e propria masturbazione, vi si dedica gemendo di piacere, e ha come unico referente l'Homunculus, l'Homunculus che spia dalle persiane e teme, trema e teme, ha paura di tutto e di tutti, vive un terrore prefabbricato e media-stimolato come falso veder bestia quand'ombra (Inferno, canto II, 48)... Noi la disprezziamo, l'ex-sinistra ormai sub-destra, dello stesso disprezzo che essa riserva ai disperati. I lavavetri come emergenza nazionale, si scomodano i ministri, che la farsa sia con noi. Ipocrita idolatria della "legalità", Legalità con la Maiuscola, legalità placebo di ogni male, in un paese dove si iper-legifera per accontentare ogni lobby e cordata e non vi è norma che non sia in contrasto con mille altre. Questa ex-sinistra ormai sub-destra. Questa cofferateria diffusa. Fa male constatarle ma fa bene dirle, queste cose. Cazzo, sì, fa bene dirle. Tacendole s'intorbidano le acque. Tacendole si uccide la speranza che rimane."

    Sottoscriv i contenuti e la rabbia.

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  36. Vi porto un contributo tecnico alla discussione. Da quanto ho capito l'ordinanza sindacale si limita a vietare l'attività di lavavetri, richiamando l'art. 650 codice penale in caso di violazione.
    Peraltro il sindaco non può certo stabilire che la violazione di un suo ordine è reato contravvenzionale. Sarà il Giudice Penale, eventualmente investito della questione, a dover decidere se sussistono i requisiti di cui all'art. 650 c.p.

    Del che dubitereni nel caso di specie. La cassazione si è pronunciata una volta sui lavavetri, ritenendo non configurabile il reato di cui al 650 in quanto il sindaco non ha il potere di vietare detto "mestiere".

    Inoltre c'è il dubbio che il provvedimento emanato verso una generalità di soggetti, in via preventiva, sia idoneo a far scattare il divieto di cui al 650 c.p. (vedi l'altra sentenza).

    Infine, vi è da dubitare che il provvedimento sindacale risponda ad esigenze di sicurezza pubblica.



    Cass. pen., sez. I 05-11-2002 (02-10-2002), n. 37112 -Non integra il reato di cui all'art. 650 cod. pen. (inosservanza dei provvedimenti dell'autorità) l'inottemperanza all'ordinanza sindacale di interdizione allo svolgimento dell'attività di lavavetri, in quanto, non essendo quest'ultima soggetta ad autorizzazione, il sindaco è sprovvisto del potere di emettere provvedimenti al riguardo, rientranti nelle esclusive attribuzioni del questore, a norma dell'art. 17-ter, comma 1, R.D. 18 giugno 1931 n. 773 (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza).

    Cass. pen., sez. I 07-05-1999 Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 650 cod. pen. è necessario che: a) l'inosservanza riguardi un ordine specifico impartito ad un soggetto determinato, in occasione di eventi o circostanze tali da far ritenere necessario che proprio quel soggetto ponga in essere una certa condotta, ovvero si astenga da una certa condotta; e ciò per ragioni di sicurezza o di ordine pubblico, o di igiene o di giustizia; B) che l'inosservanza riguardi un provvedimento adottato in relazione a situazioni non prefigurate da alcuna specifica previsione normativa che comporti una specifica ed autonoma sanzione. Non ha le caratteristiche sopra indicate (e quindi la sua inosservanza non può integrare il reato di cui all'art. 650) una disposizione data in via preventiva ad una generalità di soggetti, ed a carattere regolamentare. (Fattispecie in tema di ordinanza della Capitaneria di porto, ove si imponeva, tra l'altro, a tutti, indistintamente, i titolari di concessioni di stabilimenti balneari di dotare gli stabilimenti stessi di un addetto alla assistenza bagnanti (bagnino) e di assicurarne la presenza. Rileva la Corte che tale prescrizione non era stata emanata in occasione di un evento né di una concreta situazione di emergenza o di pericolo, bensì in via del tutto generale ed astratta; in via regolamentare e non tramite un ordine specifico "ad personam").

    Quindi, se fossi un lavavetri, continuerei a esercitare la mia attività.

    RispondiElimina
  37. NOOO! Leonardo, no!
    Intervengo, contrariamente alle mie abitudini di mero lettore , perché questo post, infilato dopo un filotto di scritti gustosi e splendidi, mi ha davvero lasciato perplesso.
    Fortuna che altri, già prima di me (Delio, Gru, Zen lento e B George soprattutto) sono intervenuti, con argomenti cero migliori dei miei e mi hanno risollevato un poco l’animo. Qualcosa però, da leguleio e non solo, vorrei aggiungerla.

    Primo punto:
    Non penso caro Leo che, in materia di micorcriminalità, prendersela con gli ultimi funzioni (in politica invece si, quasi sempre). Potrà dare l’idea di un’amministrazione impegnata e indaffarata a curare e difendere in nostri interessi ma, ed eviterò di citare barbosi sociologi e criminoli, come dice Caselli (il Procuratore di Torino, magistrato piuttosto rigido e talvolta anche amante delle vie spicce e dure..) prendersela con gli ultimi nella lotta alla criminalità di solito è indice o di insipienza ovvero (più spesso) di scarsa convinzione.

    Secondo punto:
    Non si tratta, a proposito dei lavavetri di criminalità, ne micro ne macro ne mediana. L'attività di lavavetri, a prescindere dagli aspetti fiscali (ovvero mancata corresponsione delle imposte sul reddito in tal modo percepito) NON è infatti vietata da alcuna legge né risulta soggetta a nulla osta o autorizzazione amministrativa di sorta. Non si tratta quindi ne di un illecito penale e nemmeno di un illecito amministrativo (es. il già citato parcheggio in doppia fila cui sopra ci si richiamava).
    Il comportamento di colui che si offre di lavare il vetro di un'auto, di per sè, non è minimamente lesivo né della sicurezza né dell'ordine pubblico, beni giuridici che l'autorità emanante afferma di voler tutelare. Se si vogliono reprimere comportamenti molesti o pericolosi, sono quei comportamenti in quanto tali a dover essere perseguiti con gli ordinari strumenti del codice penale, che prevede (e a iosa) le fattispecie di reato di molestie, ingiurie, violenza privata, minacce, estorsione, ecc.
    Non si può, in soldoni, punire penalmente un’attività per taluni (invoro sporadici) comportamenti di (questa sì micrissima) criminalità commessi da taluni in tale contesti.

    L’ordinanza comunale generale, adottata dal comune di Firenze e che a furor di popolo viene ora reclamata da uno stuolo di Sindaci, in un susseguirsi di grida invocanti nuovi provvedimenti all’insegna della tolleranza zero per ripulire le città cui la stessa ha dato la stura, stabilisce che l’attività di lavavetri costituisce ipso facto d’ora in poi violazione dell’art 650 c.p. e quindi è assurta al rango di reato penale. Essa, a mio avviso, costituisce: a) una cialtronata politica (richiamo la perfetta definizione data da Asor Rosa nella sua lettera che a me è piaciuta molto..), b) una dimostrazione di assoluta ignoranza giuridica , c) la prova di quanto siamo lontani da un ragionamento ponderato che distingua le persone dai comportamenti e, tra questi, tra le condotte penalmente illecite, quelli irregolari da un punto di vista amministrativo , da quelle meramente sgradevoli.

    Non mi dilungherò sugli aspetti giuridici (se interessa posso approfondire un po’ di più questo aspetto visto che , come associazione dei giuristi democratici, ci siamo presi l’impegno di predisporre perosnalmente il ricorso al Tar per chiedere l’annullamento di questa ordinanza) ma aggiungo come sia francamente assurdo che in un paese soffocato da circa 10.000 figure di reato un assessore decida di trasformare in illecito penale lo svolgimento di un'attività in sè lecita secondo il nostro ordinamento.

    L’insieme poi degli interventi che il Governo stà a tambur battente predisponendo per soccorrere con mezzi di legge i Sindaci Sceriffi ad oggi purtroppo (per loro) sprovvisti di stella e pistola dà l’idea di una classe politica davvero allo sbando, priva di progettualità politica e pertanto impegnato a (non solo inseguire ma addirittura) aizzare gli umori di quel basso ventre qualunquista che, ha ragione b.gerog nel suo ultimo intervento, anche se albergano nello stomaco di un onesto e vessato operaio non meritano comunque di essere elevati a criteri della politica penale.

    Questuanti fastidiosi e accattoni di ogni genere, prostitute, graffitari,
    zingari & co. sono viceversa diventati i nuovi nemici delle campagne di legalità che i nostri governanti (dismessi i novecenteschi confini che dividevano destra e sinistra) si sforzano di offrire in pasto al popolo. Il governo , non riuscendo ad affrontare i reali e spinosi temi sociali ed economici e non sapendo dire una parola che sia una di sinistra sulle questioni di fondo, fa quello che di solito e da tempo i governi peggiori fanno: cerca di distogliere l'attenzione dai risultati (non) conseguiti e solletica gli istinti peggiori, enfatizzando problemi secondari per guadagnare quel consenso facile che gli manca .

    Qui in Emilia, d'altronde, è più facile cogliere il senso di questi nuovi
    venti securitari: il "pericolo lavavetri" il buon Cofferati , già
    candidatosi al ruolo di Rudolph Giuliani del nuovo Partito Disciplinare, l'aveva già lanciato parecchio tempo fa, purtroppo per lui con meno clamore mediatico.

    Fausto Gianelli

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  38. Ben detto ultimo anonimo. E' proprio sulla possibilità di ritenere sussistente la commissione del reato di cui all'art.650 c.p. per il mancato rispetto di un'ordinanza generale del Sindaco che non si può che essere assolutamente critici.
    E' evidente che il Sindaco può emanare delibere generali di quel tipo (salvo il requisito dell'urgenza che nel caso di specie non ritengo nemmeno sussistente) ma è dicutubile che il mancato rispetto di ordinanze di quel genere possa comportare una sanzione penale.
    Non solo appare difficile superare il problema della conoscenza della norma(errore sulla legge extrapenale) ed infatti in quasi tutti i casi di applicazione concreta l'art.650 c.p. si applica a violazioni conseguenti a mancato rispetto di un ordine specifico.
    D'altronde se non fosse così, si trasformerebbe in reato ogni violazione di normativa comunale in materia di giustizia, sicurezza pubblica, ordine pubblico o di igiene, il che mi parrebbe rendere incostituzionale l'art.650 c.p. (sul quale già tanti dubbi al riguardo sussistono).
    Giova ricordare, perchè pochi sembrano ricordarsene, che il reato di mendicità è stato abrogato nel 1999 e non riesco a capire come possano i nuovi sindaci, sia pur con ambizione di sceriffi, reintrodurre un reato abolito dal Parlamento.
    Poi le mie perplessità e i miei filosofeggiamenti da giurista perditempo e garantista saranno, ovviamente, superati dall'efficienza del Ministro Amato e di questo Parlamento, che trasformerà immediatamente in legge l'ordinanza del Sindaco, dimostrando che anche la sinistra è per il rispetto della legalità, soprattutto quando si tratta di reintrodurre una bella norma del codice fascista.

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  39. Ok, onestamente credevo che mendicare fosse ancora illecito.

    Mi stupisce che non sia illecito, in generale, svolgere un'attività del tutto in nero.

    C'è un punto, secondo me, sul quale non ci capiamo. I lavavetri sono stati tolti dagli incroci, dove svolgevano un'attività *ai limiti* della legalità.

    Ma li hanno messi tutti in galera? Non mi pare. Forse mi sono perso la retata.

    Credo che lo spirito dell'ordinanza fosse dissuadere i lavavetri, non arrestarli. La loro attività non era regolata dalla legge ed era oggettivamente pericolosa (in primis per chi la esercita, ricordiamolo sempre: respirano carbone e pagano il pizzo per il territorio).

    Georg parlava di "piccolo illecito": esatto. Ma l'ordinanza serve appunto a dissuadere da un piccolo illecito. Nel mio paese se parcheggio in doppia fila mi portano via la macchina e mi fanno pagare il traino della gru a peso d'oro: ed è giusto. E' persino di sinistra, essendo i SUV in doppia fila quasi sempre di destra.

    Non ho certo la competenza per discutere con Fausto, per cui mi arrendo: probabilmente i sindaci hanno abusato dei loro poteri. Ma in sé non trovo nulla di sbagliato nel proibire un'attività irregolare e pericolosa.

    Infine: dove voi continuate a vedere il perbenismo della piccola borghesia, io comincio a vedere la rabbia repressa di un neoproletariato. Magari mi sbaglio, eh: ma ho sobbalzato leggendo quello che ha scritto molto più sopra Gru': "I partiti di ispirazione comunista si sono evoluti, han lasciato la dittatura del proletariato per abbracciare le lotte sociali, han capito forse che il precario, il lavavetri ed il sem terra sono sulla stessa barca".

    Ecco, se hanno capito così, hanno proprio capito male. Il precario e il lavavetri non sono sulla stessa barca. Il precario e il lavavetri sono i protagonisti della prossima guerra tra i poveri.

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  40. Beh, è solo una mia ipotesi. Non vedo questa estrema contraddizione tra stare sulla stessa barca e fare una guerra tra poveri. Proprio perché le risorse sulla barca son quelle che sono, e chi controlla dalla terraferma ci gode, nella guerra che impegna i poveri tra di loro.
    Forse, facce di una stessa medaglia suona meglio. Resta il fatto che rispetto al fascino per la violenza originario, oggi il tasso di civiltà sia molto più alto, e personalmente non posso che compiacermene.

    Permettimi di terminare con un puro esercizio di benaltrismo col botto, ed una provocazione gratuita, ché su sto blog persino la discussione controversa è molto più civile e di qualità superiore a milioni di altri luoghi.

    Sul sito di Libera (libera.it), (che riporta anche un intervista calzante a Caselli)
    http://www.libera.it/index.asp?idpagine=723
    si trova la notizia dell'attentato a Lirio Abbate (per il suo lavoro di giornalista sulla mafia).
    Se questa non ha enorme risalto, la notizia delle minacce mafiose a Tonino d'Agostino e famiglia è praticamente inesistente, salvo la segnalazione e le relative risposte in questa newlsetter, non indicizzata da google:
    http://lists.peacelink.it/nonviolenza/2007/09/msg00004.html
    notizie 4 e 5, e numeri successivi.

    Visti i tanti accesi assertori della legalità immagino le manifestazioni d'indignazione e calorosa solidarietà per le vittime, in quest'ultimo caso una famiglia borghese come tante, e socialmente impegnata. (vabbeh, l'argomento non è controverso e c'è poco da discutere, però..)
    Così come, finalmente, la passione per la legalità e la riprovazione sociale generalizzata farà sparire le auto in doppia fila ed apparire un sacco di fatture e scontrini (parte dei quali all'interno delle auto suddette)

    Gru'

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  41. oibò, a me leonardo stavolta è piaciuto più nei commenti che nel post ...

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  42. Repubblica
    9 settembre 2007

    A che punto è la paura nella società vulnerabile
    di Ilvo Diamanti

    Un fatto sicuro è che siamo insicuri. Che l´insicurezza sta crescendo rapidamente, nella società. L´abbiamo rilevato qualche mese fa (Osservatorio Demos-coop, giugno 2007). L´83% delle persone pensa che oggi, rispetto agli ultimi anni, in Italia la criminalità sia aumentata. Il 44% ritiene che lo sia anche nella zona in cui vive.
    La sensazione del rischio, però, è aumentata soprattutto a livello locale (+ 10 punti percentuali negli ultimi due anni). Questa tendenza sta penalizzando, soprattutto, la maggioranza di governo. Non a caso, il 40% degli italiani ritiene il centrodestra maggiormente in grado di “combattere la criminalità”. Mentre solo il 18% considera più affidabile il centrosinistra.
    E´ per questo, probabilmente, che, da qualche tempo, leader di governo e amministratori di centrosinistra sono protagonisti di iniziative molto discusse, in tema di ordine pubblico. In alcune città (fra cui Bologna, Padova e Firenze) sono state avviate azioni decise contro l´illegalità urbana e contro la “microcriminalità”.
    Un termine riduttivo. Evoca reati “piccoli piccoli” commessi da “criminali piccoli piccoli. Li pesti a ogni passo”, ironizza Marco Paolini in una pièce. In effetti, si tratta di reati che suscitano grande inquietudine, perché “offendono la vita quotidiana dei cittadini”, come ha giustamente affermato Giuliano Amato, intervistato da Massimo Giannini. Il ministro dell´Interno, per questo, ha annunciato, anch´egli, “un pacchetto di misure urgenti contro la criminalità”. Mentre i sindaci Cofferati e Domenici hanno auspicato che vengano attribuiti loro “poteri di polizia”. Subendo le pesanti ironie di Giancarlo Gentilini, (pro)sindaco di Treviso. Il quale, a una recente “festa della Lega”, ha invitato a diffidare delle imitazioni; di “questi sceriffini di sinistra”. E ha scandito: “Lo Sceriffo sono io”. Ha inoltre chiarito quale uso farebbe dei poteri di polizia. Riguardo agli autori del sanguinario assalto alla villa nei pressi di Treviso, ha, infatti, detto, senza giri di parole: “L´unica pena certa è la pena di morte. Metto io il sapone sulla corda”.
    Naturalmente, non c´è parentela fra le posizioni di Gentilini e l´orientamento di Cofferati, Domenici e Zanonato (per non parlare di Amato). Lo “sceriffo di Treviso” è il primo a rifiutare l´accostamento con quelli che definisce “gli sceriffini bolscevichi”. Però, non è casuale se, quando si parla di “tolleranza zero”, in Italia, il pensiero non cada su Rudoph Giuliani, ma su Gentilini. Profeta della “tolleranza doppio zero”.
    Il fatto è che la sinistra, soprattutto negli ultimi vent´anni, ha sostenuto il tema della “giustizia” principalmente se esercitata dai magistrati contro i poteri e gli interessi forti (Berlusconi, grandi imprenditori, i politici di governo). Oppure contro le grandi organizzazioni criminali (mafia, camorra e ‘ndrangheta; in alcuni casi “colluse” con i poteri e con gli interessi forti). Mentre ha sempre mostrato disagio di fronte alla “microcriminalità”, perché composta, in larga parte, da figure socialmente marginali. Quasi che, come ha osservato Carlo Trigilia sul Sole 24ore, il principio di legalità si dovesse adattare alla condizione sociale dei responsabili di illeciti. Ma i cosiddetti reati “minori” meritano la massima attenzione, e suscitano grande reattività nell´opinione pubblica, proprio perché non solo gli artefici, ma anche le vittime appartengono, prevalentemente, ai ceti popolari e marginali.
    Tuttavia, è indubbio, e significativo, che il verbo “securitario”, in Italia, evochi, per riflesso pavloviano, Gentilini. Lo Sceriffo della “tolleranza doppio zero”. Il quale ha inaugurato, negli anni Novanta, un modello ispirato al motto “ordine e pulizia”. L´ordine: espresso da iniziative provocatorie, a chiaro contenuto simbolico (segare le panchine su cui stazionano gli immigrati), rafforzato da messaggi ancor più violenti (proponendo, fra l´altro, di mascherare i soliti immigrati da “leprotti”, per poi aprire la caccia, a colpi di doppiette). La pulizia: il centro storico trasformato nel “salotto di casa”, ripulito non solo dalle cartacce, ma anche da stranieri, accattoni e poveracci.
    Per sopire l´insicurezza della società, in altri termini, si ricorre a iniziative provocatorie, indirizzate contro bersagli “esemplari”. Una politica efficace, dal punto di vista dell´immagine. Che, tuttavia, non risolve l´insicurezza. Perché la asseconda e, quindi, la dilata. Come dimostra, di nuovo, il caso di Treviso. Dove la Lega governa in Comune e in Provincia. E agita, periodicamente, “la paura” della criminalità, ma soprattutto degli immigrati, per motivi di consenso politico. Tuttavia, (come dimostra il rapporto curato dalla Caritas per il Cnel) il grado di integrazione degli immigrati a Treviso è, da anni, fra i più alti d´Italia. Grazie alla capacità di assorbimento delle imprese, alla rete di solidarietà dell´associazionismo cattolico (e non). Ma anche alle politiche attuate dalle amministrazioni locali leghiste. Che, per propaganda, predicano male ma, per necessità, razzolano molto bene.
    Fa bene, allora, il centrosinistra ad affrontare, con decisione, il problema dell´insicurezza. Ma deve evitare di “imitare” questo modello. Non può, in particolare, accontentarsi della “politica dell´annuncio”. Perché, in questo caso, rischia di risultare poco credibile. Una “cattiva imitazione” della destra. Tanto più se promette ciò che poi non è in grado di mantenere. Giuseppe D´Avanzo, sulla Repubblica, ha sollevato il dubbio che il “pacchetto anticriminalità” possa effettivamente essere approvato entro l´anno. Perché mancherebbero non solo i “voti” (della sinistra radicale), ma anche i “tempi” tecnici.
    Occorre poi chiarire il rapporto fra criminalità comune e insicurezza. Spiegare perché, negli ultimi anni, l´insicurezza sociale sia cresciuta mentre la microcriminalità, da tempo, sta declinando. Come dimostrano le statistiche fornite dallo stesso ministero dell´Interno (giugno 2007). Negli ultimi dieci anni, ad esempio, i furti di auto sono calati (l´8% solo nell´ultimo anno). I furti in abitazione quasi dimezzati, al pari degli scippi. Sono cresciute, invece, le rapine. Quasi del 50%. Ma vanno catalogate, piuttosto, nei reati maggiori. L´Italia, peraltro, presenta tassi di episodi micro-criminali non dissimili dal resto d´Europa.
    Per affrontare il tema della sicurezza dei cittadini, dunque, occorre evitare “chimere”. Artifici ambigui, per impressionare l´opinione pubblica. Usare la lotta alla criminalità comune (obiettivo meritorio) come terapia all´inquietudine sociale. Altri fattori, ben noti, concorrono ad alimentare le paure dei cittadini. La società è insicura perché l´ambiente in cui vive è insicuro. Perché i legami sociali si sono indeboliti, perché le città sono diventate spesso invivibili e sempre meno vissute, perché il territorio si è degradato. Non è un caso che il massimo grado di insicurezza oggi investa proprio le grandi città. Che le categorie sociali più esposte siano gli anziani – i più soli. Ma anche i giovanissimi, che crescono in ambienti sempre più anomici; sempre più “violenti” (i quartieri periferici, il mondo della notte, le stesse scuole). La società è insicura perché le persone si sentono vulnerabili e isolate, in un mondo senza confini, che moltiplica tensioni e minacce. La società è insicura perché i media amplificano i fatti di violenza quotidiana. Per ragioni di spettacolo, oltre che di informazione. La società è insicura perché la politica invece di offrire certezze insegue e moltiplica l´insicurezza.
    Argomenti che il ministro Amato potrebbe considerare afflitti dal vizio tipico della sinistra, che fa filosofia invece di “misurare le politiche sulla loro efficacia”. Tuttavia, noi dubitiamo che la lotta ai microcriminali possa realisticamente abbassare la soglia della paura. E dubitiamo perfino della sua efficacia, se mira ad aumentare la “concentrazione” di forze dell´ordine senza incrementare la “densità sociale”; senza legare l´azione della polizia al contesto e alla comunità locale. Noi dubitiamo che la paura e la criminalità comune si possano contrastare.
    Fino a che, come avviene oggi, lo sviluppo dei quartieri e il disegno delle città verranno affidati (anzi: appaltati) alle imprese immobiliari. Fino a che lo spazio intorno a noi continuerà ad apparirci “ostile” e “straniero” (a prescindere dal numero di immigrati che lo popola). Fino a che il compito di garantire la sicurezza verrà affidato, se va bene, a una crescente presenza di polizia. Se va male, a surrogati folk: sceriffi e ronde padane. Oppure, come ormai avviene ovunque, a sistemi di videosorveglianza. Occhi liquidi, che monitorano un territorio sempre più deserto, attraversato da ombre.
    ::

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  43. Grazie b.georg, mi erano completamente sfuggite queste ottime argomentazioni, strettamente politiche, di Ilvo Diamanti, che ovviamente condivido.

    Buona settimana

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