giovedì 17 maggio 2012

Perché sono omofobo

L'omosessualità è apparsa come una delle figure della sessualità quando è stata ricondotta dalla pratica della sodomia ad una specie di androginia interiore, un ermafroditismo dell'anima. Il sodomita era un recidivo, l'omosessuale ormai è una specie (Michel Foucault, La volontà di sapere, 1976).


Oggi è la giornata mondiale contro l'omofobia, dicono, e pensavo di celebrarla con un piccolo autodafé. Siccome ogni tanto mi viene rivolta l'accusa di essere io stesso omofobo, vorrei cercare di spiegare e spiegarmi il perché questo è successo, succede e succederà. Non è un pezzo polemico, in teoria; in pratica qualcuno con cui litigare lo trovi sempre; ma questo pezzo è da intendersi più come la fine di un litigio, quella parte noiosa che alcuni chiamano "spiegazioni", e che molti giustamente saltano: potete anche saltare questo, al massimo la prossima volta che mi date dell'omofobo ve lo linco e ci date un'occhiata. È anche parecchio autoreferenziale.

L'accusa di omofobia è meno scontata di quella di antisemitismo, socialmente meno pericolosa di quella di pedofilia; in ogni caso dà un po' fastidio. Io poi sono convinto, da molto tempo, che un gay dovrebbe avere gli stessi diritti che ho io, compreso quello di sposarsi e crescere figli; per quel poco che posso fare cerco di contrastare l'omofobia nel mio ambiente di lavoro; ho conosciuto e voluto bene a persone omosessuali, cosa un po' banale da dire ma pure è successo; ero cautamente favorevole a un testo di legge che riconoscesse l'aggravante per omofobia; e il video di Small Town Boy mi fa venire i lacrimoni. Per cui quando mi ritrovo iscritto tra gli omofobi mi sembra sempre un po' un'ingiustizia. All'inizio pensavo che si trattasse del mio attendismo, che è un tratto della mia personalità che ha sempre fatto arrabbiare molte persone, buoni ultimi i gay. In sostanza io ho sempre amato i compromessi e diffidato dei duri e dei puri, ce l'avevo con Bertinotti nel '98 e tutto quanto, e sono tuttora convinto che se nel 2007 fossero passati i Dico, oggi la qualità di vita di molte famiglie gay italiane sarebbe lievemente superiore - il solo fatto di aver uno status riconosciuto da una legge italiana accelererebbe anche il processo verso il definitivo riconoscimento della parità e del diritto al matrimonio, perlomeno io la penso così, e non credevo di essere omofobo per questo. E infatti questo in realtà c'entra in modo molto relativo. Ci ho messo un po' di tempo a capirlo: il mio attendismo è oggettivamente snervante per molti che mi leggono, ma non è il motivo per cui alcune conversazioni terminano con qualcuno che mi dà dell'omofobo. C'è qualcosa di più profondo.

"Omofobo" è un curioso portmanteau. Generalmente lo usiamo per intendere una "persona che odia gli omosessuali": però il suo significato letterale sarebbe: colui che ha paura di sé stesso. In questo senso io potrei essere effettivamente un po' omofobo, e mi domando chi non lo sia mai stato. Il nostro corpo è una fonte inesauribile di ansie e paure, molte delle quali coinvolgono la sfera sessuale e l'identità di genere. È un argomento fin banale: chi ha paura degli omosessuali teme soprattutto l'omosessuale che è in sé. Se vi soffermate sulle dichiarazioni omofobe di questo o quel politico o attivista vi accorgerete che implicano l'idea (folle) che tutti possiamo diventare omosessuali, se non stiamo attenti. C'è chi paventa l'estinzione del genere umano, e non dice una battuta: ci crede. L'omosessualità per costoro non è soltanto una malattia, ma è anche altamente contagiosa. Nel loro fanatismo, questi signori hanno capito una cosa che altri gay temo non afferrino: siamo tutti omosessuali. Potenzialmente. No, non è vero. Cioè, in realtà ne sappiamo poco, molto meno di quanto crediamo di saperne.

Tra l'altro fu uno scout ad alto livello.
Do per scontato che chi legge qui conosca un po' la storia del rapporto Kinsey. La figura dell'entomologo che studia la sessualità degli americani in piano maccartismo, giungendo a conclusioni ancora oggi sorprendenti, è insieme modernissima e antica, come la serie classica di Star Trek: mostra un futuro radicalmente diverso da quello che poi c'è stato. È profondamente alieno, per esempio, l'approccio; per noi, qui nel 2012, la cosa più importante è definirsi: etero, omo, trans, eccetera. A Kinsey questo tipo di etichette non diceva nulla, lui partiva dalle esperienze: non chiedeva ai suoi campioni Chi sei?, Come ti definisci, ma Cosa hai fatto? E scopriva cose che ci sorprendono ancora: che il 37% dei maschi intervistati aveva avuto un'esperienza omosessuale; che il 46% degli stessi aveva provato attrazione per persone di ambo i sessi. Spesso nelle discussioni si tira in ballo Kinsey per ricordare una fantomatica stima della "popolazione omosessuale" tra il 5 e il 10% (è un errore che ho fatto anch'io): non è esattamente così, ma soprattutto non è il dato più interessante; perlomeno, mi pare più interessante il fatto che negli USA degli anni '50 un terzo della popolazione maschile avesse avuto almeno un'esperienza omosessuale e quasi la metà avesse provato attrazione per qualcuno del suo stesso sesso: se comunque accettiamo di prendere per buona la stima del 10% di omosessuali 'esclusivi' (il gradino 6 della scala Kinsey) ci rimane una fascia grigia del 40% che forse ci spiega meglio perché Giovanardi, se vede due gay baciarsi, può avere paura sul serio. Prendendo per buone le stime di Kinsey potremmo avere 4 possibilità su 10 che Giovanardi, un politico cattolico di centrodestra, un bacio così lo abbia trovato almeno in un periodo della sua vita desiderabile; un apostrofo roseo che un politico cattolico di centrodestra deve assolutamente cancellare con un vigoroso tratto nero (o un virgineo bianchetto), ne va della carriera politica nel centrodestra. Molti omofobi sono realmente omo-fobi. Non sono nati eterosessuali (gradino 1 Kinsey): ci sono arrivati rinunciando a qualcosa, che a volte può bussare e ripresentarsi, il che fa paura. Visto che si doveva parlare di me, ammetto che no, non ha mai bussato nessuno, per ora. Però i gradini di Kinsey qualche turbamento me lo danno. Non siamo tutti omosessuali; non siamo nemmeno tutti bisessuali; però non siamo neanche quasi mai eterosessuali grado 1; insomma cosa siamo? Non lo sappiamo, e questo ci rende diffidenti.

Mi capita molto spesso di pensare alle stime di Kinsey, quando discuto di omosessualità, e questo mi frega, perché davvero Kinsey è un altro mondo: persino il modo in cui usa le parole è diverso da quello con cui si usano oggi, e questo fa sì che non ci capiamo. Per esempio, io tendo a concepire l'omosessualità come una possibilità, mentre per molti interlocutori l'omosessualità è una comunità precisa. La comunità LGBT non è unita soltanto dagli orientamenti sessuali (che tra l'altro sono diversi, lo dice la sigla stessa), ma da un'ideologia. Ora magari qualcuno protesterà che non è vero. Capiamoci: ideologia non è una brutta parola. Non credo possano esistere comunità senza un'ideologia condivisa che le tiene insieme. Non sta a me definire quale sia l'ideologia gay-lesbica-bisessuale-transgender. Nel corso degli anni e dei litigi ho solo fatto caso a un paio di cose. Per esempio, l'innatismo. Non so quanto sia diffuso, ma mi capita sempre più spesso di discutere con gente convinta che gay si nasce. Non mi è difficile immaginare che molti gay o lesbiche si sentano tali "dalla nascita", però resto persuaso che tutt'intorno ci sia un'enorme fascia grigia di gente che nasce e cresce, come dire, confusa. Affermare questa cosa (con un po' di statistiche alle spalle) non implica che queste persone vadano rieducate o mandate dallo psicologo o quant'altro: non sto parlando di persone "confuse" perché sono nate gay e le voglio rieducare: sto dicendo che sono confuse perché stanno sul 2 o sul 3 o sul 4 della scala Kinsey, e se non fosse per le rigidità della società (di qualsiasi società), resterebbero lì: e invece a un certo punto devono scegliere una cosa e rinunciare all'altra. È quello che fanno. Milioni di persone in Italia, non saprei proprio dire quanti, scelgono la loro identità di genere, e non sempre scelgono la cosa giusta, e a volte hanno paura di essersi sbagliati, e questa paura possiamo anche chiamarla omofobia. (Mi accorgo che ho già scritto tantissimo ed è tardi, continuo un'altra volta)

29 commenti:

  1. Ciao Leonardo, se posso aggiungo qui un dettaglio che forse molti in Italia non conoscono, e che in qualche modo ha a che fare con Kinsey. Nella lingua inglese (nei rapporti delle agenzie internazionali, nella letteratura scientifica, e ormai anche nei quotidiani) non si parla più, quando si parla di comportamenti sessuali maschili e loro conseguenze anche e soprattutto sanitarie (lì stanno le mie competenze), di gay, ma di uomini che fanno sesso con uomini, abbreviato MSM. Proprio perché si guarda a ciò che uno fa, non a ciò che è (o crede di essere, o ha scelto di essere, o è dalla nascita, o sarà per sempre: il problema non si pone). Il termine omosessuale, o lesbica, nella mia personale e non professionale esperienza, cioè per quel poco che ho capito dagli amici e dalle amiche che frequento, è riferito a un'identità e non a una pratica, ovvero: posso anche essere bisex, ma mi innamoro solo degli uomini (o delle donne, per le donne). Insomma, più che la pratica è il sentimento che fa la differenza, mentre l'attrazione è data per scontata ("a chi non è successo?").
    valentina

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  2. Se ho capito il succo, a prescindere da quale siano i tuoi orientamenti sessuali - perché non mi interessano, non perché voglia mettere in dubbio quelli che ti attribuisci - anche a me dà fastidio questo indentitarismo della comunità GLBT e penso che questo precluda spesso anche la possibilità di ingrossare le proprie fila, visto che si è ciò che si fa, ma questo non trasforma in etichette o portaetichette ambulanti. Ma non credo si possa imputare a loro, bisessuali inclusi, tutto ciò: le identità forti si creano talvolta per via di una inclinazione propria, ma spesso e molto in modo reattivo. Prendiamo il nazionalismo, talvolta è forte a prescindere, ma cosa ha fatto sì che gli ebrei continuassero a considerarsi tali, pur essendo oggi forse solo in parte relativamente ridotta i discendenti di quelli di 2 o 3000 anni fa, a differenza di assiri, cimmeri, egizi, romani, celti, ostro/visi/goti etc.? Il tutto pur cambiando spesso regione? I particolari vantaggi offerti dalla loro religione civile o le persecuzioni ricevute senza sosta? Certo, c'è la combinazione di monoteismo e religione nazionale, ma scommetto che, senza persecuzioni, la loro religione si sarebbe mescolata fino a confondersi con le altre. Se ti attaccano ti chiudi. Perdi i vantaggi dell'apertura, ma mica ti puoi aprire alle lame che ti puntano contro.
    Non si può dire che GBLT non siano stat@ perseguitat@ anche atrocemente e che oggi sia passato (senza contare che, a vedere Israele vien da pensare che, come il singolo che ha subito violenza da piccolo facilmente facendosi grande...). Dunque non si può pretendere che si liberino del loro identificarsi fortemente come tali, a maggior ragione finché la maggioranza di chi si riconosce etero non considererà ciò una contingenza, se non irrilevante (ché è molto rilevante nei fatti), priva di valenza intrinseca. E facilmente non basterà, ci vorrà tempo anche quando nessuno proverà più una reazione diversa a seconda della sessualità delle coppie che si manifestano pubblicamente il proprio affetto, sempre che ci si arrivi. Perché preferire le more ai mirtilli o amarli entrambi è meno rilevante, facilmente esclusivo e coinvolgente che riguardo ai sessi, così come cambiare gusti implica più conseguenze pratiche e così come è più diffusa la passione per la sessualità che quella per i frutti di bosco. Dunque temo che chi vorrà dividere e discriminare, cioè chi avrà potere da mantenere e alimentare, avrà molto più gioco facile a battere su questi tasti.

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  3. Typo: "piano maccartismo", suppongo fosse pieno.

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  4. bah... mio nonno, nato nel 1906, mi spiegò la faccenda facendo riferimento alla campana di Gauss. Ma, certo, lui era uno scienziato e -per sua serena ammissione- non temeva affatto l'omosessuale dentro di se.
    Chiarapetrucci

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  5. l'omofobia è un fatto culturale e di "apertura" alle cose che non si capiscono o delle quali si ha paura ...

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  6. Tutti i tentativi tassonomici applicati agli umani sono velleitari, perché destinati a fallire miseramente, nonché dannosi, perché creano problemi nuovi di cui non c'è davvero bisogno.
    Si aggiunga che mi incazzo parecchio quando qualcuno mi vuole spiegare cosa sono io e perché.

    Ho sempre pensato alla battaglia contro la discriminazione in termini fortemente egoistici: anche se non mi è ancora successo di far sesso con uomini, non vedo perché dovrei a priori negarmi la possibilità che possa accadere domani e, in quel caso, non vorrei proprio essere discriminato.

    Ma non è solo questo, è di più: mettiamo che domani incontro uno e ci faccio sesso; non vedo perché dovrei essere diverso da oggi, o perché dovrei cambiare categoria ontologica.

    L'innatismo è secondo me principalmente un argomento contro gli ottusi che ti vogliono guarire da te stesso, e in effetti in questa chiave funziona. Semplicemente, credo che si possa sostituire l'argomento "appartengo, dalla nascita, a una fra tre o quattro categorie possibili" con il più giusto (imo) argomento "appartengo, dalla nascita, a una fra i sette miliardi e passa di categorie possibili".

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    1. condivido!!!!!!!!!!!!!...

      (scusami per prima...ho "peccato" di non averti cercato e letto prima di risponderti)...
      ehe,ehe!

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  7. mi incuriosisce molto e aspetto la prossima puntata.
    ovviamente il minimo che si può pensare è che appunto non esiste (come nei computer) 1 e 0, ma un sacco di altre sfumature.
    se esiste caldo, freddo, umido, ecc. a proposito del clima perché non dovrebbero esistere altrettante possibilità per gli orientamenti sessuali delle persone?
    anch'io penso che quelli omofobi per davvero hanno più che altro paura di sé, vogliono credere che il nemico sia fuori e invece
    discorso a parte per gli ipocriti, i paladini della famiglia e della cristianità (di giorno, perché la sera vanno a mignotte o a trans)...
    ma più che altro penso che l'orientamento sessuale è SOLO una delle componenti di una persona... io capisco che un gay veda le persone in base a quel che scopano, come un vegetariano vede le persone solo in relazione a quel che mangiano, uno scrittore vede le persone in base a quel che leggono, ecc.
    insomma, sarà l'età, sarà che ormai quelle due-tre cose mi pare di averle viste penso che certe posizioni super-ideologiche siano indice di stupidità o malafede

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  8. lo so che non volevi dire questo, ma sarebbe stato bello se tu fossi stato più chiaro parlando di quella categoria/gruppo/insieme (sempre inutile raggruppare quando si parla di essere umani) che è gay in quanto non ha saputo resistere come ha fatto giovanardi ("ci sono arrivati rinunciando a qualcosa"). te lo dice chi ha resistito per almeno 10 anni, e un pò di psicologi. per educazione famigliare e collocazione geografica. si, in Italia! chiunque parli ancora di scelta, di facilità a cedere perchè la cultura corrente lo facilita, di sperimentatori sessuali incontentabili, eccetera, dovrebbe solo pensare al fatto che in Iran sarebbe davvero idiota "scegliere" di essere omosessuale. e anche un pò in italia.

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  9. Sento odore di Priorato di Sodoma.

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  10. RIGUARDO TUTTO CIò SCRITTO, ARGOMENTATO, DISCUSSO E QUANT'ALTRO...
    NONCHè CON CRITERI ANCHE SCIENTIFICI EPPURE ETIMOLOGICI DEI TANTI CONCETTI E SOPRATTUTTO DELLA PAROLA "OMOFOBIA"...
    IO, COMUNQUE E NONOSTANTE RICORDO A TUTTI CHE:
    Oggi è la giornata mondiale contro l'omofobia!!!...

    E SECONDO ME, COME DOVERE CITTADINO, DOBBIAMMO DIFFONDERE E CONDIVIDERE OGNI INIZIATIVA AL RIGUARDO...
    DIRITTI CIVILI PER TUTTI!!!!!

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    1. E dobbiamo anche per forza usare il maiuscolo?

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    2. ...a volte mi esce cosi, mi è più semplice per scrivere ciò che mi viene in mente!!!. Capisci?????.

      In questo caso, chiarisco che: non è stato affatto pensato come un modo per evidenziare l'argomento scritto.

      Disturba tanto il maiuscolo???...poi si vede bene, daje!!!
      ...ehe,ehe!

      p.s.: io invece, sarei interessata in sapere su cosa pensi al riguardo dell'articolo e sul mio commento????

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  11. aggiungo che:
    l'articolo in questione non serve affatto, soprattutto nel giorno della ricorrenza mondiale contro l'omofobia!!!.
    Quel che serve è ricordare in ogni momento, in ogni circostanza,
    il sacrosanto concetto del LIBERO ARBITRIO e, di lottare sempre...
    per L'UGUAGLIANZA, PER QUANTO TUTTI I DIRITTI CIVILI!!!!

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  12. "Milioni di persone in Italia, non saprei proprio dire quanti, scelgono la loro identità di genere, e non sempre scelgono la cosa giusta, e a volte hanno paura di essersi sbagliati"

    In effetti se ne parlava anche qui:

    "L'uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda. Ma in questo modo vive contro la verità, vive contro lo spirito creatore" (Joseph Ratzinger)

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    1. giusto. lui si che la sa la verità; lo abbiamo visto quando ha spiegato alla bambina giapponese cos'è il cancro...

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  13. Ma come, la comunità LGBT si batte per non parlare più di sesso, ma di genere di appartenenza, e tu vuoi far finta di essere originale? Mi pare che dici le loro stesse cose, e nessuno di loro ti definirebbe omofobo.
    Io invece non festeggierò oggi, anzi dirò che ritengo stupido coniare un termine come "omofobo" che può portare solo confusione, un termine buono per tutte le stagioni.
    In un altro blog, sono stato appunto qualificato come omofobo solo perchè avevo perplessità sui progetti di fecondazione artificiale delle coppie omosessuali. Ciò illustra l'uso che si tenterà di fare di questo termine, usato come corpo contundente verso chi non si allinea subito all'ultima cazzata affermata con grande vigore dall'ultimo libertario di turno.
    Se si riuscisse a limitare l'uso del termine omofobo a chi ha davvero paura dell'omosessualità, allora potrebbe essere un termine utile, ma il progetto è appunto quello di fare ocnfusione: a partire dal significato etimologico della parola che qualifica la persona a cui si riferisce come stupido e retrivo, si tenta di impedire ogni atteggiamento argomentativo, tutto deve procedere secondo novelli dogmi emessi da non so chi.

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  14. Mi sento di condividere questo post leonardiano, soprattutto quando cerca di mettere in luce le molteplici sfumature dell'esistente.
    Il dividere tutto in bianco e nero, di qua o di là dalla barricata è sempre stato strumento di chi le barricate ha voluto costruirle, non di chi ci passava attraverso ogni giorno.
    Sarebbe come dividere rigorosamente gli alimenti in dolci e salati e non vedere altre classificazioni che questa; quindi il berliner, il miele e la cassata da una parte, il pecorino, il bratwurst e la pasta alla norma dall'altra. E chi facesse notare che bratwurst e berliner fanno parte entrambi della cultura germanica mentre pasta alla norma e cassata di quella siciliana? E chi volesse mettere il miele sul pecorino? E chi non sapesse come classificare il bollito con mostarda? E poi i fagioli che in Italia sono usati nel salato, in Giappone sono usati per fare ottimi dolcetti...
    Se per i cibi appare evidente che una stretta diarchia dolce/salato è del tutto ridicola e riduttiva, analoghe considerazioni possono essere sviluppate per l'identità affettivo/sessuale dell'individuo, che è in continua evoluzione e che sarebbe sciocco confinare entro limiti precisi ed invalicabili.
    C'è chi ama le olive, chi odia i carciofi, chi apprezza il seno piccolo, chi il capello lungo, chi le polpette di Liège, chi ha trovato l'amore dove meno se lo aspettava... il Mondo è bello perché è vario ;)

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  15. Concordo con chi, qualche commento più in alto, sosteneva l'impraticabilità di molte delle tassonomie che negli anni sono state proposte per argomenti simili.
    Eppure, detto questo, a mio modo di vedere questo post ha un grande merito, quello di scardinare alcune convinzioni che spesso, quando si parla di gay (anche nella maniera più open-minded) sono date per scontate.
    Bel lavoro, Leonardo.

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  16. "Milioni di persone in Italia, non saprei proprio dire quanti, scelgono la loro identità di genere"
    Imho nessuno sceglie la propria identità di genere;ci si nasce uomo o donna,anche a prescindere dal sesso biologico di appartenenza come nel caso delle persone transgender.
    Come non è una scelta il proprio orientamento sessuale (omo , etero, bi).Ognuno di noi è il prodotto della sua storia di vita, anche nell'orientamento sessuale.
    E' importante non confondere l'orientamento sessuale con l'identità di genere,sono cose molto diverse.

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  17. Morale: non è importante ciò che si è ma quello che si fa. Il visual artist o l'interior designer per esempio.

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  18. Io penso che il problema centrale è l' eterosessismo imperante, questa cosa che tutti devono per forza essere ritenuti etero a priori, tutto è fatto per gli etero( quanti film gay o bisex o trans ci sono in tv? ) Non se ne può più, è una violenza terrificante fatta al genere umano. È da qui che nascono tutti i problemi. Il problema non è solo legale ( riconoscere o no i matrimoni gay) ma è prima di tutto culturale e siccome il più potente mezzo di comunicazione è ancora oggi la televisione io direi che è da lì che bisogna cominciare a cambiare le cose: più film gay, più programmi dove si parla di omosessualità, bisessualità, identità di genere, trav, trans e tutto ciò che non è etero-orientato! Io credo che la Tv sia la più grande plasmatrice della società, più ancora della scuola e della famiglia di origine.
    un altro grande problema oltre all' eterosessismo è la negazione dell' identità transgender: infatti anche se a livello legale le persone transgender o travestite sono cittadini/e come tutti/e nella realtà non possono esprimere liberamente la loro identità e per loro spesso è problematico anche andare a comprare il pane senza essere vittime di insulti, derisioni o anche violenze, non ne parliamo poi del mondo del lavoro, spesso un vero inferno per le persone transgender o travestite ( ma anche gay e lesbiche subiscono molte discriminazioni ).
    Chissà perchè le donne possono vestirsi da uomo mentre un uomo non può vestirsi da donna, questa è una vera e propria violenza e non è un capriccio quello di vestirsi da donna ma è spesso una necessità insopprimibile della propria identità di genere!
    Ne ho parlato sul mio blog.

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  19. Leona', ogni volta che tratti l'omosessualità t'impantati: credi a me, lascia perdere!

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  20. "Milioni di persone in Italia, non saprei proprio dire quanti, scelgono la loro identità di genere, e non sempre scelgono la cosa giusta"

    Senz'altro vero. Ma intendevi orientamento sessuale o proprio identità di genere?

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  21. Probabilmente mi prendi in giro, ma via, rendiamoci ridicole e caschiamoci:
    orientamento sessuale = gay/bisex/etero/quelchetipare,
    identità di genere = maschio/femmina/quelchetipare.

    La differenza è ovviamente enorme. Credo ci stesse di più l'orientamento, nel tuo contesto. :)

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  22. Bisognerebbe accettare la diversità, per poi rendersi conto che la diversità non esiste. Bisognerebbe smettere di cercare degli schemi che descrivano la sessualità o se proprio non se ne può fare a meno, almeno smettere di cercarli in maniera superficiale diffondendo idee sbagliate nella società. Perchè è questo ciò che è successo, l'uomo tende spontaneamente a schematizzare la realtà e l'ha fatto anche con la sessualità. Solo che per quanto riguarda quest'ambito, anche a causa delle restrizioni religiose, la ricerca è stata condizionata e la sessualità è stata vista ed è ancora oggi vista in maniera sbagliata, eterosessista, perciò ogni deviazione va estirpata. Invece la deviazione dallo schema non dovrebbe esistere, perchè non dovrebbe esistere lo schema stesso che la descrive. Non dovrebbe esistere una società eterosessista nè omosessualista! Va bene cercare dei modelli che descrivano la realtà ma non va bene imporli in maniera cosi coercitiva da impedire a persone che, per dirla con Kinsey, non sono sul grado 1 di eterosessualità e si trovano poi costrette a fare i conti son se stesse e capire cosa vogliono. NO! Se la società fosse tollerante sotto quest'aspetto, si risparmierebbero molti problemi a molte persone e tutti vivremmo la sessualità come andrebbbe vissuta. Ovvero come una sfera stupenda che ci caratterizza, che comprende l'affetto e comprende l'eccitazione, che se vissuta male come spesso viene vissuta oggi porta ad ansie, paure ed atti osceni inutili che spesso fanno vivere male e potrebbero essere evitati se questo tabu venisse eliminato.

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