venerdì 15 febbraio 2013

Кѷриллъ и Меѳодїи!


14 febbraio - Santi Cirillo (827-869) e Metodio (815-885), linguisti, missionari, disegnatori di alfabeti

Scusate il ritardo, ero in giro a bullarmi perché sono l'autore del blog che aveva previsto le dimissioni del Papa con 14 mesi d'anticipo. In realtà non ci voleva molto, secondo me lo sapevano un po' tutti, ma nel giornalismo moderno se non fai la faccia stupita non ti si fila nessuno, un Papa stanco, wow! ma com'è possibile! ha solo millanta anni e bypass dappertutto! Comunque come sapete ieri era San Valentino, e mentre tutto il mondo cattolico e no pensava a scambiarsi sciocchi e futili pegni d'amore, i linguisti ricordavano i loro Santi, i loro eroi. Cirillo e Metodio non inventarono, come dicono in tanti (e l'ho detto tante volte anch'io) l'alfabeto cirillico, il più usato da Belgrado a Vladivostok, il primo a lasciare la Terra con gli Sputnik. Più probabilmente l'alfabeto da loro disegnato è il Glagolitico, che nelle steli più antiche che ci sono rimaste è un bizzarro mosaico di aste e cerchiolini che avrebbe potuto inventarsi un Tolkien ubriaco di sidro. In ogni caso è stato il primo alfabeto slavo (prima forse c'erano delle rune di cui si è persa ogni traccia, scarabocchi da stregoni, niente che valesse veramente la pena). Se l'invenzione della scrittura è il discrimine tra Storia e preistoria, la Storia slava comincia tardissimo, con questi due fratelli linguisti che non erano nemmeno così slavi. Forse da parte di madre (si chiamava Maria). Il padre, Leo, era un graduato dell'esercito bizantino a Tessalonica, oggi Salonicco, Grecia. Non chiedetevi cosa ci facesse una slava a Salonicco. Già da qualche secolo gli slavi erano un po' dappertutto tra steppe e Balcani. Lo stesso nome, "slavi", era già un sinonimo per lavoratore di infimo grado, senza diritti, alla mercé del padrone (oggi si dice "precario"): allo stesso modo in cui chiamiamo "polacche" le badanti anche quando sono bielorusse, a quel tempo se la tua matrona si lamentava di non aver tempo per svuotare la fossa biologica le rispondevi "pigliati una sklava, una slava", poi in italiano è diventata schiava e in inglese slave.  Ora che lo sapete ogni volta che dite "slavo" vi sentirete in imbarazzo, e prima o poi bisognerà porsi il problema di quanto sia poco politically correct chiamarli così, invece di, boh, persone "diversamente europee"? No, ma pensiamoci.


Dei due il primo a far parlare di sé è il secondogenito, Cirillo. Pensate a lui come quel classico compagno di scuola che senza fatica prende tutti i dieci nelle lingue straniere, ogni volta che apre la bocca sembra che qualcuno abbia cambiato la lingua del film col telecomando, è un dono di natura. Cirillo parlava greco e slavo ma questo era il minimo, Cirillo parlava anche correntemente l'arabo e il samaritano. L'ebraico no perché ai suoi tempi era una lingua morta come oggi il latino, usata soltanto nei riti religiosi (nell'uso comune è risuscitata molto più tardi): sapeva comunque leggerlo. Il talento per le lingue gli consentì di viaggiare per una buona parte del mondo conosciuto. In un secolo in cui solo i militari mettevano il naso fuori dai confini del proprio feudo, Cirillo fu inviato dai bizantini presso il califfo al-Mutawakkil: scopo della missione, spiegare la trinità ai teologi islamici (e poi forse c'erano altre questioni diplomatiche che non sappiamo). Possiamo dedurre che fu un buco dell'acqua, da un punto di vista teologico perlomeno: l'Islam continuò a contrapporre il suo monoteismo radicale alle strane derive triangolari degli infedeli. Forse prima di spiegare la trinità ai musulmani avrebbero fatto meglio i teologi del tempo a spiegarsela tra loro, visto che stavano ancora litigando sulla posizione del Figlio rispetto allo Spirito Santo (lite che dura tuttora). In ogni caso Cirillo si difese bene, e qualche tempo dopo fu inviato presso i Khazari, quel popolo di cui nessuno vi ha mai parlato a scuola perché scappa da ridere anche agli insegnanti quando sarebbe ora di parlare dei Khazari; e dire che ci si potrebbe scrivere un post bellissimo solo sui Khazari, il cui khanato si estendeva dalla Crimea al Lago d'Aral: una potenza militare che i bizantini corteggiavano da più di un secolo. Poco tempo prima i clan della classe dirigente khazara avevano preso una decisione singolare: volendo abbandonare la vecchia religione del loro passato nomadico e passare a uno di quei monoteismi moderni che andavano così di moda, avevano optato per... l'ebraismo, il più sfigat diversamente fortunato dei tre. Cirillo era stato inviato forse per invitarli a desistere, a preferire il bel credo niceno-costantinopolitano: anche in questo caso niente da fare, tutti probabilmente lodarono il suo bell'accento khazaro, ma nessuno fece caso ai contenuti.

La conversione dell'ebraismo dei khazari è a tutt'oggi una questione molto controversa, perché anche se oggi sono una curiosità di eruditi, tra il settimo e il decimo secolo i khazari erano una nazione popolosa, o come si diceva nella zona, un'orda. Erano già il risultato di infinite mescolanze euroasiatiche, e tra loro vivevano ebrei sin dai tempi della diaspora e forse anche da prima. Ma è corretto affermare che a un certo punto l'ebraismo divenne la loro religione di Stato? Magari fu solo la mania passeggera di qualche ricca famiglia, come quando Madonna portava i braccialetti della kabbalah, chi lo sa (continua sul Post...)

5 commenti:

  1. Ho un caro amico che ha fatto un dottorato circa il Paleoslavo (Slavo Ecclesiastico lo chiama lui) ; ricordo il giorno in cui suo padre dette la notizia alla famiglia.
    -Ho una notizia buona e una cattiva: quella buona è che Marco ha vinto un dottorato senza borsa.
    -E ti sembra buona?
    -Ottima se confrontata con la seconda: l'argomento del suo dottorato è lo studio dello Slavo Ecclesiastico!

    Dopo lunghe traversie oggi Marco ha un lavoro (precario) correlato con le proprie abilità di poliglotta, ma la cosa interessante è che un paio di anni fa riuscì addirittura a mettere a frutto i propri studi dottorali: per il doppiaggio di un film ad ambientazione medioevale dovette curare una traduzione dal Latino (versione italiana) al Paleoslavo (versione russa).
    Purtroppo non ricordo che film fosse, ma sono pronto a scommettere che non abbia fatto molti incassi ;)

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  2. confessa, che per descrivere il talento linguistico di Cirillo ti sei ispirato a me, nel mio piccolo...;)

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  3. @Glaudio: comunque il paleoslavo è un sballo, che invidia l'amico tuo

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    1. @Castadiva
      Ieri gli ho scritto un mail invitandolo a scendere dalle montagne (sia fisiche che metaforiche) nelle quali si è rifugiato e a dare un'occhiatina al post: attendo sue notizie e commenti.

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