giovedì 26 dicembre 2013

5 film del 2013 che sono piaciuti solo a me

Quest'anno grazie a +eventi mi sono rimesso ad andare al cinema, dopo un periodo di astinenza più o meno forzata. All'inizio ogni film mi sembrava un capolavoro, poi lentamente l'adrenalina è tornata ai livelli di norma e se dovessi fare una classifica dei film migliori, questa sarebbe molto prevedibile (Gravity, Adèle, Django, No, le solite cose che avete già visto in classifiche più prestigiose) ed evidenzierebbe i film che non sono riuscito a vedere. Forse ha più senso tirar fuori qualche titolo che è passato inosservato, o che rischiate di non recuperare perché tutti ne hanno parlato male e invece secondo me ne vale la pena. Ecco quindi la molto eludibile classifica dei cinque film del 2013 che sono piaciuti soltanto a me (più uno che in realtà è piaciuto a un sacco di gente).

Oblivion. Se ne può senz'altro parlare molto male. Oblivion è un porno per architetti, e come in ogni porno la trama è un pretesto. Oblivion è la versione cinematografica di una graphic novel che nessuno ha pubblicato, e forse un motivo c'era. Oblivion è un film col twist che se non hai quindici anni lo indovini nei primi dieci secondi dello spiegone iniziale (buonasera sono Tom Cruise nel futuro, purtroppo mi hanno cancellato la memoria ma ora racconterò cosa mi hanno spiegato essere successo). Oblivion è un centone di citazioni fantascientifiche ricombinate assieme come ci piaceva fare negli anni Novanta (un albo di Nathan Never, in sostanza) salvo che siamo negli anni Duemilaedieci e c'è internet, e ti sgamano tutti subito, non è più divertente citarsi addosso così. Oblivion è un Moon coi soldi e con gli inseguimenti e le sparatorie e la, la, Olga Kurylenko. Però Oblivion è anche il film in cui Tom Cruise ci suggerisce con leggerezza che sì, lui potrebbe essere un clone di sé stesso. Un film il cui "buono" si rivela un'arma di sterminio, il nemico numero uno della razza umana. Un film in cui Andrea Riseborough è meravigliosa: un po' automa, un po' casalinga maniaca, un po' impiegata frustrata. Sotto le vostre residenze famigliari, è bene che si sappia, c'è un drone pronto ad attivarsi quando risponderete nel modo sbagliato alla domanda: "Siete ancora una squadra efficiente"?

http://htmlgiant.com/reviews/25-points-cloud-atlas/
Cloud Atlas. Se il 2013 è l'anno in cui la Germania ha coronato il sogno millenario di egemonia europea (ed è buffissimo che Angela Merkel sia riuscita dove né Hitler né Guglielmo eccetera), Cloud Atlas rappresenta una speranza per tutti: al culmine del loro potere, i tedeschi potrebbero pur sempre bersi il cervello e buttare via milioni di euro invitando i Wachowski e altri prestigiosi scarti americani in una baracconata sconclusionata e meravigliosa. Cloud Atlas è come quando da bambino leggevi i fumetti in piedi in libreria e ti mancava qualche episodio in mezzo, però con gli attori veri truccati malissimo. Cloud Atlas poteva anche durare il doppio e mi sarei divertito il doppio - ma non so cosa mi sarebbe costato in pistacchi.

Il grande Gatsby 3d. Il 2013 è stato l'anno dei tamarri, non so se ve ne siete resi conto. Orgogliosamente tamarro è Jamie Foxx nei panni vezzosi di Django; ironicamente tamarro l'alieno rapper inventato da James Franco per Spring Breakers, e così via. E il film più tamarro di tutti non poteva che farlo Baz Luhrmann. Se non lo avete visto in 3d su un grande schermo, non credo valga la pena recuperarlo su altri supporti: dovete fidarvi, Luhrmann stavolta ha preso un feticcio della cultura del Novecento e lo ha tradotto per immagini a un pubblico analfabeta, ma abituato a googlare ogni tre per due. Capita così che una vaga notazione topografica diventi un volo d'uccello come se lo immagina un utente di Google Maps. Ma in generale, la sensazione è quella di un enorme libro popup che alla lunga ovviamente stanca. Il giorno dopo ci si sveglia col mal di testa e un senso di colpa, come quando hai bevuto troppo a una festa di cui non conoscevi l'ospite.

Promised Land. Girato da Gus Van Sant senza troppa convinzione, portato sulle spalle da Matt Damon che non delude mai, Promised Land è un western senza pistole - ma con le concessioni minerarie. Capisco benissimo che sia passato inosservato, ma è il film che più di tutti mi ha parlato dell'oggi, e non di qualche ieri o domani più o meno remoti. C'è il fracking, c'è l'ambientalismo che degenera in populismo paranoico e pseudoscientifico, e c'è un colpo di scena buttato lì che secondo me vale il prezzo di molti biglietti. Come mai in un movimento di protesta le persone più ragionevoli sono eclissate dai paranoici? Promised Land ti propone una risposta - non immune da paranoia.

Nella casa. Forse perché tecnicamente è un film dell'anno scorso, Nella casa mi sembra assente da tutte le classifiche che ho visto in giro. Quanto a me, probabilmente pesa il fatto che sia la storia di un insegnante di letteratura che ha sepolto le sue velleità di scrittore - fatto sta che Nella casa è il film che mi è più piaciuto quest'anno, e dire che i film francesi raramente li sopporto. Ozon è in un momento di grazia, speriamo che duri; ma un grosso merito deve avercelo anche il testo teatrale di Juan Mayorga a cui è riuscito a dare una nuova vita cinematografica, senza stravolgerlo.

Bonus: un film che è piaciuto a molti, ma non a tutti: 

Pacific Rim. Speravo di poterlo includere nella rosa, ma purtroppo vedo che l'idea di épater i lettori con un film di robottoni che pigliano a pugni i dinosauri è venuta a molti. Pacific Rim in effetti è un film molto divertente, scritto con un amore e un rispetto per la materia che abbiamo visto di rado in film del genere. Pacific Rim poi riesce ad andare dritto al cuore di chi con i dinosauri o con i disastri naturali in genere ha un conto in sospeso, e che in realtà si accontenterebbe anche di effetti meno speciali, purché ogni tanto al cinema qualcuno si ricordi di salvare le bambine dai draghi e dire cose che vogliamo tutti sentire da papà, te la cancello io l'apocalisse, cose del genere. Però alcuni l'hanno trovato banale. Cioè non è che non volevano vedere un film di robottoni e dragoni i cui acari vengono venduti al mercato nero, no, l'idea li solleticava, ma volevano dialoghi meno scontati, una trama meno lineare, capite: ok prendersi a codate tra i grattacieli, però servirebbero pretesti più complessi, sennò quando crolla il grattacielo restiamo freddi. A costoro che dire: tenete duro. Magari tra dieci anni vi cagano una nuova puntatona di tre ore di neongenesisevangelion che vi spiegherà finalmente il senso del cosmo e della vostra posizione in esso. Nel frattempo forse è meglio non andare più al cinema quando proiettano cose per ragazzini.

6 commenti:

  1. Grazie. Ho visto Promised Land e mi è piaciuto molto. Prossimamente guarderò anche Nella casa, sembra intrigante.
    Marco

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  2. A proposito di Pacific Rim... sai cos'è, adesso ho 24 anni. Ma "le cose da ragazzini" me le ricordo, sono un appassionato, rivedo saltuariamente le serie anni Settanta e quelle anni Ottanta. Forse è una questione di ricordi. Nei miei ricordi ci sono robot giganti e piloti di robot giganti, che nelle produzioni giapponesi erano una buona metà del fascino della storia. E' proprio dai miei ricordi che viene la differenza tra i due piloti di Mazinga, l'entusiasta e inesperto Koji e il freddo, spietato, allenato fin da ragazzino e totalmente folle Tsurugi. Così come ricordo piacevolmente Rick Hunter e Amuro Ray.
    Ora, io sono fan di un genere narrativo.
    Non volevo Evangelion, che è un po' il Twin Peaks dei robot giganti. Volevo semplicemente una storia semplice quanto vuoi, ma che rendesse omaggio alla grandezza di quel genere narrativo.
    Nei film di supereroi hai i mutanti con tutte le loro storie personali, in quello di Batman hai tutti i tormenti di Bruce Wayne. Semplificati quanto vuoi per le esigenze nel cinema, ma RISPETTATI nel loro spessore narrativo, nella bontà delle idee di base, di questo parliamo.

    Invece tu adesso mi dici che i miei sogni da ragazzino erano legati a stereotipi da filmetto filomilitarista in salsa USA, che mi sono sbagliato e non c'era nessun Amuro Ray e nessun Duke Fleed, c'erano solo stereotipi razziali e piloti americani sboroni.

    Hai ragione, al prossimo Pacific Rim me ne rimango fuori dal cinema, ma non certo per il rispetto che devo all'adulto di oggi... quanto a QUEL bambino e ai ricordi di quei capolavori.

    Troppo facile liquidare tutto come una storiella di adulti che rompono il cazzo su film destinati a risvegliare presunti fanciullini interiori.
    Nel mio caso quel tipo di fanciullino non è mai esistito, così come non ricordo stereotipi di cowboy alla guida di Mazinga Z.

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    1. Sarà che io non li ho più rivisti, ma ricordo soprattutto pugni d'acciaio, lame rotanti, eccetera.
      Il problema però credo che stia nel formato cinematografico, in cui non ti puoi permettere uno sviluppo narrativo più 'spesso' di tanto. Oppure prevedi un ciclo di dieci film come la Marvel; però Pacific Rim non aveva neanche una storia condivisa con gli spettatori a cui appoggiarsi.

      Lo spessore di Bruce Wayne si può rispettare (ma non è sempre andata così bene) perché si può dare per scontato che lo spettatore medio accetterà diverse convenzioni: qui bisognava spiegare tutta la situazione, introdurre i personaggi e farli lavorare. Il problema non è che ci sia poca trama: ce n'è troppa e ti costringe a svolte discutibili (il protagonista che nei primi 5 minuti decide che non combatterà più e poi cambia solennemente idea).

      Quanto al filomilitarismo: Del Toro ha fatto il possibile per togliere tutti i riferimenti militari; l'esercito si è ritirato e forse protegge le classi più abbienti; si parla di rangers e di resistenza. Più di così in un film di gladiatori giganti onestamente non si poteva pretendere.

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  3. Il problema di Pacific Rim sono i due scienziati, personaggi assolutamente stupidi e sopra le righe. Hanno rovinato l'intero film.

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    1. Sono i siparietti comici: li si digerisce meno perché negli ultimi vent'anni l'action è diventata sempre più adulta. Io sono un po' all'antica e gli scienziati (bambinoni e nerd con la fissa coi dinosauri, ovviamente) mi divertono.

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  4. >Quanto al filomilitarismo: Del Toro ha fatto il possibile per togliere tutti i >riferimenti militari; l'esercito si è ritirato e forse protegge le classi più abbienti;

    Scusami, ma quello che si vede nel film non è forse un conclave di militari a prescindere dal ruolo che ha l'esercito nella storia? A me sembra uno schemino visto decine di volte: il ribelle figo se ne frega delle regole ma porta a casa il risultato (è l'ideale tipo dei marines) finché il comandante e gli altri soldati lo rispettano. C'è il generale che fa discorsi motivazionali, c'è il rapporto soldato padre-soldato figlio stile armageddon, c'è la classica scena del minitorneo di lotta libera dove il ribelle di turno deve dimostrare ai compagni di camera che ci sa ancora fare...
    Più ci penso e più mi chiedo cosa diamine c'entri con gli anime tutto ciò.
    Per me Pacific Rim resta un ibrido tra il classico action movie all'americana e i kaiju giapponesi (che non sono gli anime, ma semplicemente i film di Godzilla).

    Va benissimo così, se c'è chi apprezza certe cose, ma allora non fatemi andare al cinema dicendo che è rivolto a chi si esaltava con Mazinga e compagnia. Non è che basta un pugno a razzo visto mezzo secondo per riassumere il genere robotico, che non è certamente un trattato di filosofia ma ha comunque alcune cose che lo rendono tale (come il western o i supereroi...).




    >si parla di rangers e di resistenza. Più di così in un film di gladiatori giganti >onestamente non si poteva pretendere.

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