martedì 6 maggio 2014

Crepuscolo dell'antiberlusconi

È da più di vent'anni che voto; non ricordo di essere mai stato indeciso come stavolta. Vi scrive un tizio che, quand'è stato il momento, ha votato per Rutelli senza trattenere il fiato. Non è insomma un problema di identità, ci tengo a dirlo dopo anni passati a polemizzare con chi concepiva il voto come un modo di esprimere sé stesso nel chiuso della cabina elettorale; io quando ho voglia di esprimermi faccio altre cose, ad esempio scrivo qui. Non ho mai trovato così consolante l'idea che il mio voto non sia che un contributo minuscolo alla Storia, destinato a perdersi tra milioni di altri. Confido che questo mi assolverà da ogni difetto di ragionamento, visto che la ricerca del Meno Peggio (sempre di questo si tratta, alla fine) non ha mai richiesto un algoritmo così complesso.

Che cos'è successo poi di tanto epocale? A occhio, è la prima volta in vent'anni in cui la partita si gioca su un campo triangolare. Cresciuto in un Paese bipolare, ho serie difficoltà a interpretare correttamente il senso di una terza dimensione. Fino a due anni fa il "terzo" era sempre un incomodo, uno che cercava di barcamenarsi al centro (perdendo sempre) o si buttava nell'angolino cercando la solidarietà di chi ha a cuore le specie protette. Ora è tutto diverso: esistono davvero tre poli, quasi equidistanti. Tutti e tre ambiscono all'egemonia, anche se il polo berlusconiano è un po' ammaccato (ma conserva le sue potenzialità). Tutto questo non era facilmente prevedibile fino a due anni fa. Che Grillo potesse ottenere un buon risultato era plausibile; non che riuscisse a mantenere un'identità e un'equidistanza quasi perfetta. Dunque quello a cui abbiamo assistito negli ultimi due anni non è la fine di Berlusconi - che è ancora a galla, e ha probabilmente degli eredi - ma la fine dell'antiberlusconismo.

Quest'ultimo si può definire in tanti modi: in un certo senso è proprio questo il problema, oggi che scopriamo che si trattava di una miscela instabile di tante cose diverse destinate a esplodere e a ritrovarsi in punti molto lontani. All'indomani dell'esplosione mi è più facile capire cosa fosse almeno per me: un orizzonte, una speranza. L'antiberlusconismo era la mia personale risposta alla domanda che da un secolo tormenta i militanti di sinistra: come facciamo a cambiare la società se siamo una minoranza? Ogni generazione ha dato le sue risposte, che accostate possono dare un'impressione di schizofrenia: riformismo, massimalismo, egemonia culturale, fronte antifascista, compromesso storico, eccetera. Ognuno ha aspettato il suo sole, il mio era quello antiberlusconiano. Il ragionamento non mi sembra così campato in aria: se tutto prima o poi finisce, prima o poi sarebbe finito anche Berlusconi; e avrebbe lasciato molti italiani delusi e insoddisfatti. Il che tra l'altro è successo. E così come nel maggio del '45 improvvisamente tutti si ritrovarono antifascisti e partigiani, non mi aspettavo poi gran cosa dagli italiani immaginandomeli, al tramonto di Berlusconi, pronti a salire sul carro di chi B. l'aveva osteggiato sin dall'inizio, e aveva proseguito a osteggiarlo con coerenza. L'antiberlusconismo, nelle mie previsioni, sarebbe stato la molla che avrebbe permesso alla sinistra di raggiungere finalmente una posizione maggioritaria. Una parte cospicua di elettorato - non una fetta grandissima, ma sufficiente - avrebbe riconosciuto alla sinistra la lungimiranza e la coerenza di una decennale, quindecennale, ventennale opposizione a Berlusconi. Anche l'astensione avrebbe giocato una parte importante. Mi sbagliavo, d'accordo, ma perché?

Da una parte bisogna dire che la sinistra non fu proprio quel campione di lungimiranza e coerenza antiberlusconiana che avrei voluto che fosse. E in parte l'insorgenza di Grillo nasce proprio da una frustrazione di questo tipo, così come il Fatto nasce da una costola dell'Unità. Devo dire che per molto tempo ho continuato a considerare il successo di Travaglio come un fenomeno assolutamente accettabile, il giustizialismo come una normale reazione a un potere che depenalizzava il falso in bilancio. Che nella miscela covassero anche spiriti di destra mi sembrava comprensibile e persino promettente: significava che anche a destra qualcuno si rendeva conto di quanto avessimo ragione. È vero che negli ultimi anni intorno all'antiberlusconismo si annusava un'aria greve, si ridesse ostentatamente di vignette e freddure sempre meno divertenti: preferivo non farci caso, così come non mi appassiono ai numeri da circo che ogni partito allestisce in campagna elettorale. Parte della mia illusione nasce dall'ottimismo della volontà: come si può vivere immaginando che dopo Berlusconi possa arrivare persino qualcosa di peggio? Non può piovere sempre. È un po' lo stesso errore che rimprovero a molti militanti di sinistra: siccome il sole non può che sorgere sulle macerie e gli errori del passato, si finisce per tifare macerie e aiutare concretamente chi le produce. Lo stesso esempio del '45, se ci avessi riflettuto meglio, mi avrebbe potuto illustrare come le cose non vadano esattamente così: da un grande disastro non nasce una grande civiltà democratica; al massimo un regime un po' meno imperfetto, un po' più perfettibile. Nei fatti, la crisi di Berlusconi ha lasciato spazio a una formazione ancora più populista, che ha unito la retorica anti-casta a quella berlusconiana dell'oppressione fiscale e burocratica. Il grillismo è una sintesi di Berlusconi e anti-berlusconismo che appena due anni fa ci sembrava impossibile. E poi c'è Renzi.

Renzi non mi è tanto simpatico, ma fosse questo il problema - ripeto: ho votato Rutelli, e sono tuttora contento di averlo fatto; ho votato Veltroni e, se mi ritrovassi in quella stessa situazione, lo rivoterei. Renzi non mi è tanto simpatico, ma è soprattutto il renzismo un fenomeno inquietante. Esso peraltro nasce dalla stessa domanda di cui parlavamo sopra: come facciamo a cambiare la società se siamo una minoranza? Naturalmente possiamo sostenere che abbiamo una vocazione maggioritaria, ma questo non ci regala neanche un cinque per cento in più. E quindi?

E quindi abbassiamo il tetto al 35%. Ovvero: siccome la democrazia non ci premia, eliminiamo la democrazia. Appesi alla contingenza storica per cui i sondaggi, per una volta, ci danno in testa (e però il 50% è lontano), scriviamo una legge che distorca la volontà popolare al punto che è sufficiente spuntarla in una gara a tre per vincere tutto. Il fatto che una proposta del genere ci venga suggerita nientemeno che da Silvio Berlusconi in carne e ossa e pendenze giudiziarie non ci impensierisce: a questo punto dei giochi B. non è che la nostra coscienza sporca. E in effetti poi Renzi si rende conto di averla sparata veramente grossa e riesce a spuntare un 2% di garanzia democratica: il parlamento verrà regalato a chiunque si aggiudichi il 37%. E se nessuno ci arriva, referendum. Renzi è abbastanza sicuro di vincerlo perché ci ha messo in busta 80 euro. Può essere la mossa giusta, ma può anche rivelare una certa ingenuità: cosa sono 80 euro in confronto ai mari e ai monti che i suoi competitor possono promettere? 80 euro solidi in confronto all'abolizione di Equitalia (leggi: abolizione dei debiti) o al referendum sull'Euro (leggi: ci stampiamo i soldi in casa)? Per tacere di tutti gli antipatici intellettuali e rocker pronti a giurare che 80 euro sono una miseria. Dall'altra parte, tuttavia, c'è una folla di militanti e una discreta quantità di politici e intellettuali disposti a credere che 80 euro in busta e un premio di maggioranza al 37% siano una prospettiva democratica e progressista. Ora bisogna averne prese di sberle - e concedo che ne abbiamo prese - per scambiare il premio al 37% per un sole dell'avvenire. Bisogna essere veramente suonati per credere che di fronte alla scelta secca tra Renzi-80-euro e Grillo-aboliamo-Equitalia i berlusconiani sceglieranno gli 80 euro che si sono già spesi tra la pasquetta e il 25 aprile. Insomma non è solo una questione di democrazia; è anche una questione di strategia. Da un punto di vista democratico, la tua legge elettorale è immonda; da un punto di vista strategico, è un disastro. Rischi di perdere tutto anche se mantieni la maggioranza relativa (forse continua).

27 commenti:

  1. Io ho la tessera del Pd da quando ho potuto avere la tessera del Pd. A questo giro voterò Scelta Civica - tanto sono le europee, tanto SC non passa, tanto. Questa sinistra e questa destra non sono in grado di arginare il grillismo, che al momento mi sembra un pericolo serio, viscerale, potenzialmente distruttivo. Averli sottovalutati e blanditi, e continuare a farlo, sarà una colpa. Finché le alternative sono due fronti minoritari che provano a racimolare voti flirtando con gli impresentabili (schema Berlusconi) o facendo leggi elettorali degne di Giacomo Acerbo (schema Renzi), mi sembra che non si esca dal loop dell'antipolitica e dell'ingovernabilità. L'Italia ha dei problemi seri - economici, istituzionali e sociali. Il primo passo per risolverli dovrebbe essere uno schieramento di governo davvero maggioritario (lo schema Bersani: una sinistra vera temporaneamente alleata con dei centristi liberali raziocinanti veri). La cosa che mi turba è che forse Marina Berlusconi, Alfano e Casini ci arriveranno prima di Renzi.

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    1. Concordo sull'analisi, ma perché SC? Se si tratta di arginare il grillismo (che anche per me è l'obiettivo principale), mi sembrano i meno adatti. Per dire, Renzi per quanto non mi piaccia ha più possibilità di contrastarli sul loro stesso terreno (e infatti Grillo è evidentemente innervosito dalla sua presenza), mentre SC mi sembra proprio il tipo di partito contro cui Grillo ha gioco facile. Se non avessimo avuto un anno di governo Monti (che secondo me è stato necessario, eh. Non dico che ci fossero alternative), credo che i 5S sarebbero ancora al 5%. Non è una domanda retorica, chiedo davvero. Al momento penso che voterò per chi mi sembra più in grado di disinnescare la bomba grillino.

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    2. Perché in mancanza di meglio voto per chi mi assicura contro il collasso economico e per chi ha avuto il coraggio di prendersi gli insulti quando Pd e Pdl facevano melina.

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  2. Stessa tua storia politica, elettoralmente parlando (non fui contagiato dal tuo stesso entusiasmo per il movimento altermondista, pur condividendo la "scarsa simpatia" verso i Grandi della terra e le multinazionali): Rutelli 2001, Veltroni 2008, aggiungerei sommessamente Prodi (1996 e 2006), che certo è meglio degli altri due messi insieme, ma che solo un destino cinico e baro ha trasfigurato da ominicchio di De Mita a bandiera della sinistra italica.

    Nel merito, mai stato più d'accordo.
    Del resto il compromesso è il contrario della vera politica (salvo tornare repentinamente ad esserne il sale quando bisogna spiegare i perchè ed i percome della nuova legge truffa, "concepita" di comune accordo col berlusca) perchè io devo poter governare da solo senza ricattini e rotture di zebedei; chè poi tu, coi tuoi 3 milioni di voti mi rappresenti a stento "te e i tuoi familiari" (salvo in caso di primarie del PD: lì tremmilioni è la suprema investitura popolare, e poco conta se uno ha preferito altro sciagurato, io ho avuto tremmilioni di voti) per cui mi fai il favore di startene buonino fuori dal Parlamento (o dalla Camera, qualche dettaglio è ancora work in progress).

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  3. Provo ad offrire una prospettiva diversa, se non altro per età anagrafica. Sono un quasi-ventiduenne (non facciamo massa elettorale, in un paese in costante invecchiamento, ma ci siamo), nato due anni dopo la calata sulla politica di Berlusconi. Per me Berlusconi è stato la normalità, certo un'eccezione grottesca allungando il collo fuori dai confini nazionali, ma la normalità per l'Italia. L'antiberlusconismo militante l'ho sempre avvertito (confesso: non sempre, da qualche anno, diciamo dall'emancipazione dai genitori antiberlusconisti militanti) come una follia. Non lo capisco più. Se il berlusconismo è la mia normalità politica, il suo opposto non può essere una specie di sanfedismo. Mi sembra, ora, adesso, così ovvio. Il suo opposto è fare politica meglio di lui, proposte migliori, più convincenti, comunicare meglio, tutto qua. Mi rendo conto che la mia prospettiva dipenda anche dalla mia età: mi sono perso la calata dei barbari. Mi sembra, comunque, che l'antiberlusconismo isterico (protratto per vent'anni) sia stata una specie di malattia infantile della sinistra. Forse con Renzi questo è passato, del resto ci ha fatto un accordo insieme.

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    1. Ecco un commento su cui varrebbe la pena di riflettere...

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    2. Commento interessante. Per un ventenne gli antiberlusconisti devono sembrare un po' come i nostalgici della monarchia.

      Comunque il berlusconismo è cambiato molto dagli inizi a quando probabilmente lo hai conosciuto tu. Tu non hai vissuto il "vero" berlusconismo. Adesso probabilmente lo vedi come un nonnetto porcaccione, perso in un mondo fantastico e cinepanettonesco.

      Ma questo è solo la fase finale. Io ricordo i tempi di Genova e dell'editto bulgaro. Non era per niente piacevole, te lo assicuro.

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    3. Non è piacevole nemmeno adesso che è in declino e posso capire cosa debba essere stato quando era rampante e trionfante. In fondo, senza nemmeno cercare troppo, non è stato così difficile vedere le immagini di Berlusconi che dice "quell'altro, come si chiama...no, quell'altro...Luttazzi". Le ho viste, le ho vissute retrospettivamente. Non riesco a togliermi dalla testa, però, l'idea che si sia esagerato. Che quando si strillava alla dittatura non si avesse bene in mente cosa fosse una dittatura. Per inciso: gli strilloni di ieri sono gli stessi che ogge parlano della deriva autoritaria di Renzi (Non parlo di Tondelli, non so cosa dicesse su Berlusconi). Mi sembra avessero torto allora così come ce l'hanno adesso. Senza addentrarmi nella questione, vorrei solo dire che se Renzi ha un merito è quello di aver normalizzato la situazione. Eravamo arrivati al punto di avere un leader che si rivolgeva a Berlusconi chiamandolo formularmente "il principale esponente dello schieramento a me avverso". Se non è isteria questa...

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    4. Sono d'accordo con voi, non è stato per niente piacevole.

      Fortuna che la Sinistra ha lottato strenuamente per la Libertà di tutti noi.
      Se siamo qui e lo possiamo raccontare dobbiamo ringraziare Fassino, Bindi, Prodi, D'alema, Veltroni....

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    5. Solo per datare correttamente il berlusconismo, dato che la discussione sembra muoversi su piani formali e sostanziali davvero equilibrati e quindi approfittiamone per farla con tutti gli elementi posizionati correttamente:
      uno degli errori più comuni commessi dagli antiberlusconiani, errore che ne falsa non poco la lettura e quindi le successive analisi, è il far coincidere l'inizio del berlusconismo (e cons dell'anti) con la famosa discesa in campo a reti unificate.
      In realtà il berlusconismo iniziò quasi dieci anni prima, il giorno di quel 1986 in cui scese in elicottero sull'erba dell'arena di milano con la cavalcata delle valchirie in sottofondo per presentare il suo concetto di nuovo milan.
      Quel giorno cambiò il calcio, quindi la società, quindi la politica.
      Poi ciascuno se ne faccia l'idea che vuole, ma il 94 non fu altro che l'ovvia fase 2 resa possibile da ciò che cambiò negli 8 anni precedenti.
      Il berlusconismo è una metamorfosi sociale, non politica, ed è per quello che da 30 anni non conosce sconfitta e l'unico possibile termine è l'implosione.
      Ogni alternativa all'autocombustione, soprattutto se aaffrontata sul piano politico, è destinata a fallire.

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    6. Mi trovo d'accordo. Lo strisciante fenomeno avvenne poco a poco negli anni '80, con il progressivo abbassamento delle difese culturali ad opera della TV spazzatura.
      Non bisogna demonizzare la TV, che è solo uno strumento, ma il modo in cui fu usata: furono trasmissioni come "c'eravamo tanto amati" o "scherzi a parte" o "stranamore" che lentamente fecero passare una visione della società basata sull'apparenza e sul consumo; "la pupa e il secchione" non è che una fase avanzata di tale processo.
      Fahreneit 451 si sta poco a poco avverando con le notizie-spettacolo e coi reality show.

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    7. Propongo tre semplici fasi per la storiografia:
      0) Il proto-berlusconismo (?-1994) (da non considerare una fase)
      1) La fase "miracolo" (1994-2001)
      2) La fase "regime" (2001-2009) (fino agli scandali sessuali)
      3) La fase "cinepanettone" (2009-?)

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  4. I metodi politici e il modo di governare di Berlusconi e dei suoi hanno fatto sì che l'Italia rimanesse pesantemente indietro rispetto ad altri paesi europei. L'esempio più evidente è il confronto con Francia o Belgio, che sul finire degli anni '90 avevano una qualità della vita simile all'Italia e che adesso appaiono mete felici, dove lo stato sociale funziona, dove si investe in ricerca e sviluppo, dove esistono concorsi pubblici e gli insegnanti sono motivati (vedi: vita di Adèle), ecc...
    Ma Francia e Belgio non hanno fatto nulla di speciale, siamo solo noi che ci siamo messi a tagliare la ricerca, ad indebitare i comuni con le leggi di Tremonti, a concentraci su come salvare dai processi un privato cittadino e così via.

    L'egemonia culturale del "modello Berlusconi" (messaggi semplici, leaderismo, un nemico chiaro, soffiare sulle frustrazioni senza risolverle...) hanno poco a poco generato tanti partiti personali. L'unico partito che resisteva era il PD, ma adesso con Renzi è anche lui diventato un partito personale.
    Ora che la metamorfosi è compiuta, agli elettori non resta che scegliere a quale "condottiero" affidarsi, sperando che sia abbastanza magnanimo per regalare loro qualche briciola, qualche piccolo vantaggio alla loro categoria.

    Il problema è capire come se ne esce. Cicerone una volta ebbe a dire che la Res Publica(*) era costretta ad affidarsi a Pompeo per fermare le pretese dittatoriali di Cesare, ma così facendo si metteva in un vicolo cieco: chiunque avesse vinto, infatti, sarebbe divenuto dittatore.

    (*) a scanso di equivoci occorre precisare che si trattava di una repubblica ben diversa dal senso moderno attribuito a tale parola

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    1. Non se ne esce dal "leaderismo". La crisi della democrazia rappresentativa è un fenomeno globale, mica solo italiano. Il problema non è quindi leader o non leader, ma QUALE leader. Mica sono tutti uguali, eh.

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    2. I leader (in latino classico "imperatores") non sono tutti uguali, questo è vero e purtroppo il fenomeno del leaderismo si sta affermando in numerose realtà globali, però io continuo a non apprezzare il meccanismo. Ho trent'anni e già sono vecchio.
      Il mio battesimo della politica avvenne a cavallo del millennio e il meccanismo principe era quello della sintesi: ognuno presentava le proprie idee e si cercava di trovare una sintesi che raccogliesse le diverse istanze (qualora possibile). Poi naturalmente le idee senza le persone non camminano, quindi occorreva trovare delle teste che si facessero rappresentanti, ma al centro c'era l'idea.
      Oggi invece al centro ci sono le teste, noi scegliamo il leader e poi esso ci farà una proposta col meccanismo del prendere o lasciare.
      Siamo arrivati al paradosso che quando un parlamentare presenta una proposta che raccoglie consensi da esponenti di schieramenti differenti, viene denigrato come in cerca di protagonismo (ogni riferimento al ddl Chiti è volutamente causale) invece di essere elogiato per aver fatto il suo lavoro che è quello di discutere, appunto, di parlamentare, di trovare accordi che non siano di una sola parte.

      In Belgio il meccanismo della sintesi è noto come "compromis à la belge", ignorando che numerosi articoli della Costituzione Italiana furono scritti in tale modo. Mi dispiace, forse sto invecchiando ma vedo il leaderismo come una minaccia perché antepone una figura isolata al dibattito delle idee. E' per questo, fra l'altro, che sono parlamentarista e non presidenzialista.
      I leader non sono tutti uguali e questo è verissimo, ma un vecchio detto recitava che la principale differenza fra un capo rivoluzionario e un dittatore è che il capo rivoluzionario muore pochi secondi prima di diventare dittatore.

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    3. Il dibattito delle idee ci sarà sampre. In questo momento lo stiamo facendo. La differenza tra un leader e l'altro sta anche nella capacità di far proprie alcune delle idee che sorgono dal dibattito. Berlusconi non era capace di far propria nessuna idea. A volte perché non le capiva, altre volte perché era fortemente ideologizzato.

      La democrazia rappresentativa è in crisi non perché sono in crisi le "idee dal basso", ma perché è in crisi il presupposto:
      "Io voto il tal partito e questo poi sceglie un gruppo di parlamentari che mi rappresentano in parlamento."

      Ma figuriamoci. Fa acqua da tutte le parti. Nessuno si fida più dei rappresentanti. Tutti sanno come fa un gruppo a scegliere in esso quelli che fanno carriera. L'obiettivo principale sta nell'EVITARE POLEMICHE INTERNE. Quindi si sceglie in base all'anzianità e in base al far parte di una determinata sottocorrente di partito (rappresentata a sua volta da uno dei radicatissimi capetti storici). In tutto questo la capacità di governare o comunicare c'entra poco o nulla. Questo meccanismo genera invidie, arruffianamenti veri o immaginati, malelingue. Risultato: i "rappresentanti" si comportano come altrettante primedonne litigiose.

      Il "leaderismo" non elimina il fenomeno, ma toglie alle primedonne l'attenzione mediatica. La gente si fida molto di più del leader che di un gruppone di primedonne che dovrebbe scambiarsi idee e invece si scambia frecciatine. I parlamentari vengono relegati al ruolo di tecnici, e come tali SOSTITUIBILI. Solo il leader è politico.

      Ovviamente a lungo andare il meccanismo si scassa e il leader deve farsi da parte per far spazio ad altri. Questo in Italia avviene raramente (guarda Berlusconi).

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    4. @Heavymachinegun Posso almeno provare disagio per questo meccanismo? ;) Posso provare disagio nel vedere il parlamento ridotto ad una serie di gregari del capo? Lo so, col disagio si va poco lontano: occorre invece calarsi nel sistema e valutare i leaders uno per uno, scegliendo poi il migliore onde ottenere qualche risultato concreto positivo.
      In queste elezioni europee ho trovato elementi positivi in numerosi progetti e quello che mi rappresenta al meglio è il progetto dei socialdemocratici. Però in Italia i socialdemocratici sono appoggiati da un uomo che dice "o con me o contro di me, io non tratto: si deve fare come dico io senza discutere". Ma siccome al parlamento europeo occorre proprio trattare, discutere e trovare compromessi, questo atteggiamento intransigente corre il rischio di danneggiare la causa socialdemocratica in cui credo. Voterò quindi la lista Tsipras, che contiene molti nomi federalisti e che si è detta pronta a discutere ed eventualmente ad appoggiare Schulz contro Juncker, purché dopo una trattativa. Forse sto commettendo un errore, forse il mio modo di zavorrare i socialdemocratici da sinistra è ingenuo, però... faccio del mio meglio.

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    5. Ma guarda che la lista Tsipras è proprio quello che intendo per leaderismo. O almeno ne ha le caratteristiche di facciata: nome sul simbolo, attenzione mediatica sul leader, negare di essere un "partito", ricorso anche a metodi comunicativi frivoli (il bikini!), ecc.

      Se la lista Tsipras fosse un partito tradizionale si presenterebbe con un bel simbolo privo di nomi, a rappresentare solo l'ideologia ispiratrice.

      Vedo con piacere l'avventura politica di Tsipras. Fai bene a votarlo. Praticamente è il primo partito europeo moderno, con una proposta precisa e ben riconoscibile: far valere gli interessi degli stati del sud. Ma al tempo stesso raccoglie una tradizione "left". In bocca al lupo!

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  5. Ho trovato quest'articolo tanto interessante che mi dispiace dover essere polemico.
    Dire che l'antiberlusconismo militante è stato un errore è metà della storia. C'è stato un momento in cui questo non era semplicemente l'esecrazione di Berlusconi, ma l'additare come connivente, illuso, o sciocco chiunque provasse ad uscire da quello schema. Qualcosa di più e di diverso dall'essere un po' greve.
    Non si trattava cioé semplicemente di odiare molto il solo Berlusconi, ma anche tutti quelli che, pur avversando Berlusconi, non volevano farne la propria nemesi, e tentavano di costruire altro.
    Non per caso: l'antiberlusconismo era a sinistra la foglia di fico su una povertà di progetti ed idee devastante. Povertà che non era una mancanza di ispirazione ma l'espressione di un conservatorismo ben radicato, per quanto perdente elettoralmente.
    In realtà, per fortuna, qualche cambiamento c'è stato, prima con un Ulivo segato anzitempo, poi con le ingenuità di Veltroni, infine con Renzi.
    Quel Renzi che ora è addirittura diventato un pericolo per la democrazia.
    A me questa sembra la nota stonata. Com'è possibile che si percepisca un pericolo così enorme da parte di un leader che, dopotutto, è venuto su nel momento in cui nel csx la gestione della politica non è mai stata così democratica?
    Renzi è entrato in rotta di collisione con il conservatorismo, semplicemente.
    La critica sulla soglia per il premio di maggioranza potrà anche avere qualche fondatezza (meglio sarebbe stato il 40-45% e andare praticamente sempre al ballottaggio), ma non è poi questo enorme pericolo per la democrazia. Non tale da abbandonarsi ora all'astensionismo, soprattutto se l'alternativa dovesse essere Grillo.
    Capito l'errore con Berlusconi, lo si ripete con Renzi, da altra angolazione ma con lo stesso spirito. Se ne banalizza la politica, si attribuiscono ai renziani caratteristiche grottesche, si paventa il diluvio. Esattamente come venti anni fa.
    Ma la mia critica non vuole ridursi a "non capite quant'è bravo Renzi". Magari mi sbaglio e Renzi è davvero un pericolo. O magari, banalmente, nella sinistra PD o altrove ci potrebbe essere qualcuno più bravo di Renzi e con proposte migliori.
    Ma c'è?
    No, non c'è. Non si ha nulla da opporre a Renzi. Dietro la critica feroce nei suoi confronti si scorge chiaramente lo stesso vuoto che animava l'antiberlusconismo ora ripudiato, e che nessuno, nella sinistra PD, sta cercando di riempire. Per cosa vincere le elezioni? Cosa costruire? Cosa fare? Non si sa, e infatti ci si sente sconfitti in partenza.
    In presenza di un'alternativa migliore, sarei il primo a volermi sbarazzare di Renzi. Ma lo sforzo titanico di avversarlo non sta lasciando tempo ed energie per costruire una politica alternativa seria. Si è semplicemente tornati in trincea, come con Berlusconi.

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    1. Se dici che non c'è forse è un problema tuo che non hai cercato bene; per me nel PD c'è sempre stata molta, davvero molta gente più brava di Renzi e con idee più interessanti.

      Del resto, anche nei momenti in cui parli di povertà di progetti ed idee devastanti, forse c'erano più idee e progetti di adesso; magari non erano le idee e i progetti che piacevano a te, e che sarebbero convenuti a te. Forse perché, semplicemente, le idee e i progetti che piacevano a te non piacevano alla maggior parte della sinistra, e forse chi ti accusava di berlusconismo non è che ti stesse accusando, ma ti faceva un consiglio sensato: se non trovi niente che ti piaccia in una proposta politica, provane un'altra.

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    2. La sinistra migliore come immagina la società italiana da qui a 10 anni? E quali progetti ha per arrivarci?
      Bersani era quello del "Un po' di lavoro per l'Italia". Poi?

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    3. Ma sul serio pensi che queste menate da marketing abbiano senso mentre si discute tra adulti? Immaginati tra dieci anni, cos'è, il liceo?

      Anche ammesso che Renzi abbia un piano decennale che non si riduca a "più matteorenzi per tutti", quali possibilità ha di vincere addirittura due elezioni, col cappio che si sta legando al collo da solo?

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    4. Riformulo: la sinistra alternativa a Renzi ha lungimiranza e capacità progettuali oppure no?

      Credo di esser stato gentile a riformulare. L'astio e la maleducazione da parte tua mi sembrano del tutto gratuiti.

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    5. Più che riformulare, dovresti distinguere tra slogan e realtà.

      Vent'anni fa un tizio aveva lungimiranza e capacità progettuali che gli consentirono di promettere un nuovo miracolo italiano. L'avresti votato? Avresti rinfacciato agli scettici di non avere una miranza altrettanto lunga e progettualità altrettanto capaci?

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    6. La sinistra ha da sempre idee e progetti geniali per la maggior parte delle persone...poi purtroppo per un destino cinico e baro la maggior parte delle persone vota b.

      Siam sempre lì.


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  6. @Leonardo

    Immaginati tra 10 anni una menata da liceo?
    Davvero non sai che si tratta di lungimirante visione politica?
    Continuiamo pure ad andare un tanto al chilo....



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